Posts Tagged ‘Tempo di Libri’

:: A Milano è Tempo di Libri

8 marzo 2018

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Inizia oggi giovedì 8 marzo Tempo di Libri, seconda edizione della Fiera Internazionale dell’Editoria voluta dalla Associazione Italiana Editori e dalla Fiera di Milano. Tanti gli incontri, per chi non partecipa direttamente potete seguire l’hashtag ufficiale #tdl18 o  l’account Facebook di Alberto Forni (commentatore sempre divertente della manifestazione). Lo sciopero dei mezzi non aiuta, ma non essendo più a Rho ma in Milano città (Viale Lodovico Scarampo, 2) forse i disagi saranno minori. Aprirà alle 10, fra circa un’ ora e almeno per oggi non è prevista pioggia. La Fiera durerà fino a lunedì 12 marzo. Per tutte le iniziative vi rimando al sito ufficiale in lingua italiana: http://www.tempodilibri.it/it/.

:: Tempo di Libri 2017, qualche riflessione

24 aprile 2017

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Si è chiusa ieri, domenica 23 aprile, la prima edizione della fiera del libro di Milano, Tempo di Libri. Che dire? Ho seguito la manifestazione da Torino, vedendo foto, leggendo commenti di chi partecipava, traendo alcune conclusioni che non si discostano molto da cosa ho pensato a caldo nei giorni della nascita di questa fiera e del suo “divorzio” da Torino. Continuo a pensare che fare due fiere di tale importanza così ravvicinate nel tempo sia uno spreco di fondi ed energie,  ma queste sono le scelte fatte finora con cui bisogna conviverci. La scelta infelice dei giorni, a ridosso del week end di Pasqua e del 25 aprile,  che ha portato pochissimi visitatori mercoledì, giovedì, e venerdì (con un significativo incremento nel weekend, tanto da raggiungere in totale poco meno di 70,000 visitatori) forse non ci permette di analizzare approfonditamente la portata di questa iniziativa, ma ci dà l’idea abbastanza precisa che nessuno può agire da solo, ma bisogna interagire, giungere a compromessi, rinunciare a qualche campanilismo, (chiamiamolo egoismo in più) per il bene di un settore piuttosto affaticato, che è un errore considerare dal mero punto di vista economico. L’editoria, i libri, la cultura, sono uno spazio in cui si spendono tanti entusiasmi, tanta energia creativa, tanta voglia di fare, e vedere tanti giovani partecipare a Tempo di Libri, mi ha dato il senso di quanto ci sia ancora da fare, e quanto ancora si abbia voglia di farlo. Gli spazi alla fiera di Rho erano immensi, luminosi, mi piacerebbe sapere il numero di libri che materialmente erano esposti, tutto era nuovo, pulito, funzionale. La cura di chi ha organizzato il tutto era evidente. Da torinese certo ho vissuto la nascita di questa fiera non a cuor leggero, ma l’assenza di visitatori dei primi giorni non mi ha granchè fatto giubilare, la riproposizione di schemi collaudati mi ha anche un po’ deluso, (pensavo più a una italiana fiera di Francoforte, che a una riedizione milanese del Salone di Torino), ma c’era poco tempo, poca esperienza, insomma solo una sinergia vera tra Torino Milano potrebbe davvero fare la differenza e competere con realtà come la fiera del libro di Londra, Parigi, Francoforte appunto. Il punto forte di Torino è il suo essere internazionale, è la sua storia, i suoi monumenti, i suoi caffé ottocenteschi, il suo clima culturale vivace e multietnico. Adesso a maggio ci sarà il nuovo Salone, si festeggerà il 30° anno, spero senza polemiche e senza boicottaggi, anzi sono quasi sicura che non ce ne saranno, sarà una festa del libro e dei lettori, e il prossimo anno si vedrà. Augurandoci sempre che il buon senso prevalga.

:: Qualche riflessione sui due “Saloni”

29 luglio 2016

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Ha senso organizzare due Saloni del libro in concomitanza, negli stessi giorni? Lascio a voi lettori la risposta pur considerando che noi guardiamo il problema da fuori, senza conoscere i dettagli, a quanto pare neanche tanto resi chiari ai dieci editori indipendenti che per protestare sui “metodi”, si sono dimessi dall’ AIE. L’impressione, sempre esterna, è che invece di unirsi e sodalizzare l’editoria italiana sia frammentata da due forze contrapposte: i grandi contro i piccoli. Dinamiche simili le viviamo anche nel mondo dei blogger, anche se in proporzione circolano molto meno soldi. Uno spreco di tempo, di forze, di ingegni, in un’ Italia che legge sempre meno e sicuramente è assillata da problemi ben più bravi che toccano la sussistenza stessa delle persone. L’editoria muove tuttavia ancora milioni di Euro, forse concentrati in alcuni poli imprenditoriali, la Mondadori su tutti, e questa guerra di “Saloni” rientra senz’altro in queste dinamiche di gestione. Ha dunque senso spostare a Milano la Fiera del libro più importante d’Italia, da trent’anni? La ricaduta economica su Torino è significativa in termini di investimenti, turismo, pubblicità, circa 50 milioni di euro lo scorso anno. Il Salone del Libro è per Torino insomma una delle ancora poche attività che rendono, non ostante gli scandali, la mala amministrazione, la poca limpida gestione del Salone, (ma ricordo che neanche l’Expo di Milano ha brillato per correttezza) quindi non è detto che una manifestazione simile sia per forza gestita meglio tolta ai torinesi. Che appunto è piuttosto ingenuo pensare che stiano con le mani in mano, o addirittura rinuncino alla loro in favore di Milano, che ricordiamo ha già Bookcity e Bookpride e altre fiere minori legate ai libri d’antiquariato. Ma Milano vuole il primato, vuole essere la città dell’Editoria, e giusto il Salone le mancava. Sono anni che ci prova a ottenerlo, non è una questione di questi giorni. Invece di gemellarsi, Torino e Milano si fanno la guerra e questo non giova a nessuno, tanto meno agli editori coinvolti. Soprattutto perché non si capiscono le peculiarità delle due città. Milano hai i capitali, ma Torino ha la tradizione, il lavoro nel sociale, l’attenzione per la cultura d’impegno. Se la parte sana del Salone funzionava era anche per queste peculiarità che non si comprano con i soldi. Ben venga dunque una Fiera del libro di Milano, sul modello della Fiera del libro di Francoforte, più simile a un mercato che a un Festival, e bene venga il Salone del Libro di Torino, una festa per i lettori. In date diverse, in mesi diversi. I milanesi facciano quello che sanno fare meglio, i torinesi lo stesso. Per il bene dell’editoria tutta, insomma. E non diano questo brutto spettacolo di sé a chi è fuori. Non giova a nessuno.

:: Milano avrà la sua Fiera del libro

27 luglio 2016

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Dopo Bookcity e Bookpride si terrà a Milano anche la Fiera del Libro di Milano. Così ha deciso dopo una sofferta votazione (17 voti favorevoli, 7 contrari e  8 astenuti) l’AIE, Associazione Italiana Editori. Tra gli editori che hanno votato contro: Feltrinelli, Marcos y Marcos, Gallucci, Polillo, Manni e due editori scolastici, uno dei quali è Principato. Nei giorni scorsi una serie di piccoli e medi editori si erano già pronunciati negativamente al trasferimento a Milano tra cui E/O, Sellerio, Iperborea, Fazi, Nottetempo, SUR e miminumfax – preoccupati che gli interessi dei grandi editori avrebbero schiacciato l’editoria indipendente. Comunque il Salone del Libro di Torino a maggio si terrà, festeggerà il suo trentesimo anno, ma ciò non toglie che un evento similare nello stesso mese, a pochi km di distanza, specie se si porrà uno spiacevole diktat agli editori (o Milano o Torino) costituirà un notevole danno per la città all’ombra della Mole. Sembrano non essere queste le intenzioni dell’ AIE, che sembra decisa a dare alla Fiera un taglio più internazionale, e per addetti ai lavori, sul modello della Fiera del Libro di Francoforte. Riusciranno nella scommessa? E’ presto per dirlo. Quello che è certo il titolo se vogliamo di città del libro e dell’editoria sono anni che le due città se lo contendono. Se Milano è la sede di alcune delle maggiori realtà editoriali, pensiamo solo a Mondadori, Torino per lo meno ha sempre difeso il ruolo onorario di città del libro e della cultura. E il Salone del libro era il centro di questo sforzo condiviso di competere con meno mezzi ma con più creatività e fantasia, lasciando anche largo spazio ai piccoli e medi editori. Nonostante a caldo la notizia possa scaldare gli animi, a mente lucida si può giungere alla conclusione che i due avvenimenti saranno diversi e quindi si spera almeno posti in mesi diversi, lasciando il tempo a chi vi interverrà di organizzarsi e partecipare a entrambi. Nei prossimi giorni si vedrà se l’interesse per il bene comune prevarrà su gli interessi di parte. Basta solo che il Salone del Libro di Torino non diventi il Salone degli editori a pagamento. L’unico modo davvero perchè una trentennale esperienza, più positiva che negativa, finisca.