Timeless Diego e i Ranger del Vastatlantico di Armand Baltazar (Il Castoro, 2019) a cura di Elena Romanello

28 novembre 2019 by

1540558492_Timeless_coverArmand Baltazar, già concept artist e disegnatore per varie case di produzione, oltre che grande protagonista di una delle mostre di punta dell’ultimo Lucca Comics & Games, svela anche in italiano il suo nuovo volto di scrittore, con quello che è il primo romanzo di una nuova saga, Timeless, dal titolo Diego e i Ranger del Vastatlantico.
In un mondo del futuro, la distruzione è arrivata con una Collisione Temporale, che ha cambiato la Terra, i continenti si sono rimodellati e i mari uniti nel Vastatlantico, un unico grande oceano, ma non è bastato. Il tempo di tutte le epoche si è frantumato, i dinosauri vivono sulla Terra, insieme a civiltà considerate perdute, e sulle acque navigano robot e battelli a vapore. Non esistono più passato, presente e futuro, esiste Timeless.
Diego Ribera ha 13 anni e vive a New Chicago, da cui parte per ritrovare suo padre, capo ingegnere della città, che viene rapito dal gruppo di ribelli Aeternum, che vogliono creare una seconda Collisione per ripristinare l’ordine del tempo e dello spazio. Insieme a Diego ci saranno il suo amico inseparabile Petey, Paige una ragazza nera del popolo del vapore e la bionda Lucy che arriva da un’epoca vittoriana alternativa. Insieme, vivranno avventure incredibili, tra sommergibili, androidi, giganteschi dinosauri, legionari romani e mille altri imprevisti.
Il romanzo, incalzante e capace di superare gli steccati tra i vari filoni della fantascienza, vede il testo alternato da preziose e bellissime tavole a colori, che raccontano la storia, un po’ come avveniva nei vecchi libri illustrati per ragazzi. Tutto è stato ovviamente realizzato dall’autore, sia la parte scritta che quella per immagini.
Timeless è un libro per ragazzi di ogni età, che omaggia Jules Verne e Miyazaki, che ricorda a tratti cult come I Goonies, Il mistero della pietra azzurra La storia infinita: un romanzo per avvicinare i bambini di oggi all’amore per la lettura, ma una storia che non sfigura in mano di chi è cresciuto con storie di avventure fantastiche, che è sempre bello ritrovare, anche e soprattutto in libreria.
Armand Baltazar ha lavorato tanto al cinema, e con questo libro il cerchio si chiude, visto che Ridley Scott produrrà un film tratto da questo cartone animato su carta, da questo romanzo illustrato che finisce con un finale aperto e che dovrebbe avere, presto si spera, dei seguiti, almeno diventare una trilogia.

Armand Baltazar, nato nel 1967 a Chicago, è stato Artist & Senior Designer per Dreamworks, Walt Disney e Pixar. Per anni ha lavorato a film d’animazione celeberrimi come Il Principe d’EgittoCars 2Spirit–Cavallo selvaggioGiù per il tuboSinbad–La leggenda dei sette mari e A Christmas Carol. In seguito, ha lasciato la Pixar per dedicarsi alla creazione diTimeless, un progetto editoriale che diventerà una trilogia, e a cui ora si dedica a tempo pieno.  Sarà in Italia con Diego, suo figlio, che ha ispirato il protagonista di Timeless.

Provenienza: libro del recensore.

Il principe e la sarta di Jen Wang (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

27 novembre 2019 by

unnamedTutti conoscono le storie di principi azzurri, e forse hanno anche un po’ stufato, alla lunga, visto che sono sempre uguali e vagamente sessiste. Per questo motivo non si può non accogliere con curiosità e gioia la graphic novel controcorrente Il principe e la sarta, capace di andare oltre a stereotipi e luoghi comuni in una maniera insolita e fresca.
In una Belle Epoque fuori dal tempo il principe del Belgio Sebastian non ama la vita che altri hanno scelto per lui, promessa sposa compresa: lui ha altri sogni, tipo diventare uno stilista di abiti bellissimi femminili, che per primo vuole indossare. Per questo motivo assume Frances, una giovane sarta, perché realizzi per lui questi modelli, che vuole indossare in gran segreto e in occasioni non ufficiali, anche perché lo scandalo sarebbe troppo forte.
Una fiaba insolita, realizzata con uno stile tra manga e fumetto occidentale, che tratta con ironia e leggerezza ma non con superficialità e banalità le tematiche cosiddette gender, che tanto scalpore continuano a suscitare negli ambienti più retrivi e che non capiscono la loro vera portata e il loro vero significato.
Sebastian stravolge ogni regola sui principi ed è davvero simpatico, Frances sembra uscita da un romanzo di formazione ottocentesco ma rivela un piglio da eroina moderna: entrambi raccontano come non debbano esistere stereotipi, ruoli vietati, luoghi comuni e come ognuno/a debba essere libero di costruire una propria identità, da cui dipende la propria felicità.
Un fumetto per tutte le età: dallo stile di disegno potrebbe sembrare per i più giovani, a cui comunque è anche rivolto, ma alla fine ci sono spunti su cui riflettere per tutti e tutte, sia se si conoscono da tempo i fumetti in cui si sono trattate queste tematiche, sia per chi è nuovo sia nel giro del fumetto che in quello di capire come sia importante accettarsi perché gli altri ti accettino.
Il principe e la sarta è una fiaba sulla diversità, sulla bellezza di scoprire nuove strade, sul come si può vivere davvero felici e contenti, partendo da se stessi, con cui ci si diverte e ci si commuove.

Jen Wang è una sceneggiatrice, fumettista e illustratrice di origini asiatiche naturalizzata americana. È conosciuta principalmente per essere co-fondatrice e organizzatrice del festival di fumetti di Los Angeles “Comic Arts LA”. Tra i suoi lavori, i disegni per Adventure Time e i suoi graphic novel Koko Be Good, In Real Life e Il principe e la sarta, pubblicato in Italia da BAO Publishing.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Æternum di Gianluca Taliani (Oakmond Publishing 2019)

27 novembre 2019 by

TalianiLo avevano predetto i tarocchi di Marsiglia: quando il gallo canta a mezzanotte, qualcuno morirà presto. Di morte violenta. E accadrà prima della successiva luna.»

Natale a Parigi – Due sconosciuti, Gil e Arnaud, s’incontrano alla cassa di un supermercato. Lei è una donna dal fascino discreto insoddisfatta del suo matrimonio, lui un donnaiolo impenitente che tende ad annoiarsi rapidamente di tutto e tutti. L’approccio è brillante e sono entrambi attratti da subito.

“Mi permetterebbe di assaggiare una costola del suo sedano? Immagino che si sposi bene con un Pastis.» «Apprezzo la sua gentilezza e la ringrazio. Ma sono in grave ritardo. E non posso accettare.»
«Allora mi inviti a cena, a casa sua.»
«La prego …»
«Oppure organizziamo da me. Rientrerò nel supermercato per acquistare un libro di gastronomia».
«Non credo che ci sarà un’occasione successiva.».
«Le lascerò il numero del mio cellulare. E domani, se lo vorrà, potrà inviarmi un messaggio”…

Arnaud lascia un biglietto da visita e Gil, vinta dalla curiosità, manda un SMS a cui lui risponde di proposito con qualche giorno di ritardo.
Le feste trascorrono noiose per entrambi, soprattutto per Gil tra reiterate schermaglie tra marito e suocera.

«La trovo benissimo, signora, così, vestita tutta di bianco.»
«Anche tu, cara, sei elegantissima. È molto bello il tuo tailleur. È tornato di moda?»
Gil finse di non cogliere l’ennesima frecciata della suocera e si indurì in un sorriso teso «Vede? Sono già tutti seduti. Prego, signora, si accomodi: per lei il posto d’onore. Qui sederà suo figlio e lei starà tra lui e me.» «Come vuoi tu, cara, come da sempre.»

Quando Gil accetta finalmente di vedere Arnaud lo fa solo in luoghi pubblici tenendolo a distanza.

“Mia cara Gil, non vedi anche tu che non possiamo continuare così? Brevi momenti, qualche sguardo rubato, uno sfiorarsi di mani e di anime. E nulla più. L’amore, per decollare, ha bisogno di concretezza, non solo di desideri inappagati.»

L’amore divampa cedendo presto il passo all’erotismo.
E la passione è tale da far desiderare a Gil di abbandonare tutto per Arnaud, che invece si accontenta del presente e non vorrebbe prendersi responsabilità.
All’improvviso, gli si para innanzi una certezza: quella sua storia con Gil deve finire. La passione è giunta al capolinea. Dovrà restare un ricordo, doloroso come gli amori finiti, rimpianto sempre come perfetto perché non consumato fino all’esaurimento dei sentimenti.

Ma in questa storia influirà un improvviso colpo di scena che cambierà tutto.

«Il desiderio è la vera violenza interiore, invece. L’impulso animale, umano ne distrugge l’essenza più pura.» «Quindi, mi dai ragione: il desiderio può vivere in eterno soltanto se non si realizza.»
«No, Gil cara. È solo il desiderio impossibile che si trasforma in violenza e tragica follia.»
«Forse lo confondi con l’omicidio»…

I due amanti si lasceranno e si riprenderanno in un continuo né con te, né senza di te che spingerà inevitalmente al dramma e a un giallo finale.

Æternum è un romanzo elegante, erotico ed ironico che a tratti riporta alla memoria la cocente passione di Luna di Fiele dell’ormai introvabile romanzo di Pascal Bruckner.
Per gustarlo meglio la Oakmond Publishing suggerisce ai lettori un vino da abbinare a ognuno dei suoi libri.
Con Æternum consiglia un Franciacorta Satèn dal perlage finissimo, dal bouquet di frutta matura e fiori bianchi e dall’innata morbidezza setosa.

Buona lettura e buona degustazione.

Giuanluca Taliani è un medico, un agopuntore e uno scrittore poliedrico di rara sensibilità che per la Oakmond ha pubblicato un romanzo noir erotico.

Source: libro del recensore.

321 cose intelligenti da sapere sugli animali di Matilda Masters e Louize Perdieus (Rizzoli, 2019) a cura di Elena Romanello

27 novembre 2019 by

4541366-9788817142304-285x354Torna in libreria il duo Matilda Masters e Louize Perdieus, con una nuova storia di curiosità scientifiche, come strenna per i regali di Natale per ragazzi e magari non solo per loro, visto che l’argomento è sempre intrigante, a qualsiasi età.
Dopo aver raccontato le 321 cose intelligenti da sapere prima di diventare grandi spaziando su vari rami dello scibile, questa volta le due autrici si confrontano con quello che è da sempre uno dei campi di maggiore interesse per tutte le generazioni, il regno animale, con 321 cose intelligenti da sapere sugli animali.
Nelle illustrate e colorate pagine del libro si scoprono curiosità e modi di vivere di animali di tutte le specie, insetti, uccelli, rettili, anfibi, mammiferi, alcuni vicini a noi, come cani e gatti, altri decisamente insoliti o comunque poco amati.
I vari capitoletti sono organizzati in sezioni più ampie: Animali super intelligenti, dove si scoprono cose davvero particolari, come l’abilità dei procioni per aprire scatole e contenitori, Gli animali e l’amore, con come per esempio è pericoloso innamorarsi per il ragno maschio, Animali (in)soliti, con scoperte forse poco note sui gatti, Gli animali e il galateo, con il comportamento degli orsi.
E poi ancora si scoprono Animali con comportamenti bizzarri, per esempio con il serpente più vecchio dei dinosauri, Animali famosi, dove rivivono le storie non liete dei cani mandati nello spazio, Animali pericolosi, per capire che è meglio stare alla larga da  bruchi e meduse, Gli animali e i loro capi, con le nonne comandanti degli elefanti, Gli animali e la famiglia, ed è meglio non tenere un panda in casa, Animali che amano il buio, per ritrovare il mitico Kraken.
Il libro prosegue con Gli animali e la casa, con le tane di castori e termiti,  Extra small a extra large, dagli acari al mammuth, Come si difendono gli animali, scorpioni, falene, okapi e le loro tattiche, Animali super veloci e molto lenti, dal bradipo alla libellula, Domande curiose sugli animali, a cominciare da chi è stato il primo di loro a comparire sulla Terra.
Un libro pieno di curiosità, per approfondire il mondo animale, riscoprirlo e confrontarsi con le sue specie, da quelle più vicine a noi a quelle più lontane.

Mathilda Masters, belga, è un’esploratrice che ha viaggiato in tutto il mondo alla scoperta di Paesi e culture lontane. Le sue esperienze e avventure sono diventate le protagoniste dei suoi libri. Mathilda sa tutto su quasi tutti gli argomenti: animali, piante, storia, scienze, lingue e altro ancora.

Louize Perdieus è un’artista che riesce a esprimere nei disegni il suo grande senso dell’umorismo e la sua passione per la natura. Ha vinto il premio “Push” della gara degli illustratori Picturale 2015.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il caso del collare dei Savoia di Annamaria Bonavoglia (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

27 novembre 2019 by

casocollareLa collana Fiaschette di Buendia Books si arricchisce di un nuovo titolo, una novella intrigante di un nome noto ai cultori del thriller e della fantascienza, Annamaria Bonavoglia, che ne Il caso del collare dei Savoia porta i suoi lettori nella grigia, cupa e nebbiosa Torino del 1892.
Nelle strade della città sabauda, da non molto non più capitale d’Italia, si consumano delitti efferati, che non sembrano legati alla comunque alta criminalità, che si concentra in particolare nel Casermone, in pieno Quadrilatero romano, un palazzo immenso pieno di sotterranei che si immergono nelle viscere della terra, bordelli, osterie e sbandati, in cui la polizia ha paura di entrare e dove si mormora e si sa che in tanti non sono usciti vivi.
Sulle tracce dell’assassino, che si dimostrerà ben diverso e più inquietante di chi si pensava che fosse, si metterà un misterioso inglese dal passato indefinito che vive da qualche tempo a Torino, il solitario Siger, che si troverà a dover risolvere un mistero che ha a che fare con un segreto legato ad un collare prezioso dei Savoia che risale al Medio Evo.
Annamaria Bonavoglia omaggia in queste pagine uno dei personaggi più amati e iconici dell’immaginario letterario di tutti i tempi, Sherlock Holmes: nel 1892 l’investigatore creato da Conan Doyle era stato dato per morto l’anno prima in Svizzera, salvo poi tornare nel 1894 quando il suo autore si rese conto che aveva perso una miniera d’oro e che non riusciva più ad ottenere lo stesso successo con altre opere.
In questi tre anni Sherlock Holmes avrebbe vissuto sotto mentite spoglie in vari Paesi, tra cui l’Italia, ed ecco che qui si inserisce questa sua avventura inedita e appassionante, con una spolverata di paranormale basata su una tradizione comunque esistente, quella del collare di Amedeo di Savoia e dell’ordine di cavalieri ad esso legato.
La grande protagonista di questa novella è però Torino, città d’adozione dell’autrice, raccontata in una veste insolita, attraverso cose poco note ai più, come le chiese che esistono davvero sotto il Duomo, o il famigerato Casermone, che fece paura per secoli e che fu distrutto all’inizio del Novecento. Al suo posto sorge oggi il palazzo dell’ENEL in via Stampatori, vicino ai giardini La Marmora.
Il caso del collare dei Savoia è una storia per tutti coloro che amano Sherlock Holmes, sia attraverso le storie originali che le riletture che si sono succedute negli anni, come il serial cult Sherlock, ma anche per chi conosce, abita o comunque ama Torino con i suoi misteri e la sua storia vicina o lontana.

Annamaria Bonavoglia ha nel cuore due città, Taranto, dov’è nata, e Torino, dove vive e lavora. Ha scritto due romanzi, pubblicato racconti di genere giallo e fantascientifico, sul Giallo Mondadori e su Urania.
Non ama molto parlare di sé, un po’ perché non si ricorda proprio tutto quello che ha scritto (sta invecchiando, anche se non lo ammetterebbe mai) e un po’ perché preferisce che siano i suoi scritti a parlare per lei.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

8° Anniversario su WordPress

27 novembre 2019 by

8 compleanno

:: Non dare la corda ai giocattoli di Nicola Vacca (Marco Saya Edizioni 2019) a cura di Giulietta Iannone

24 novembre 2019 by

Nicola Vacca (Marco Saya Edizioni 2019)Oltre che fine critico Nicola Vacca è un apprezzato poeta, erede delle storiche e nobili avanguardie poetiche pugliesi del Novecento tese a un rinnovamento profondo della lingua, a una rottura con il passato e la tradizione fossilizzata e pigra, vivificate da una ideologia politica vissuta come vera espressione di più alti ideali sociali e comunitari.
Non scrive in dialetto, Vacca, ma in italiano e questa scelta infonde una più netta universalità ai suoi versi che possono essere letti e compresi dalla Val D’Aosta alla Sicilia.
Non credo la nostra amicizia personale inficia l’alta stima che ho per il suo lavoro e la sua coerenza, in tempi difficili dove l’opportunismo e il cambio di casacca sembrano prevalere alle convinzioni profonde e al costo da pagare per poterle mantenere ed esprimere.
Non dare la corda ai giocattoli (Marco Saya Edizioni) è una raccolta poetica che nasce come atto di rivolta, e si collega alle sue raccolte precedenti anch’esse definibili come “canti di rivolta”.
Nicola Vacca è un poeta rivoluzionario, in lotta contro la mediocrità, la passività, l’apatia, l’incapacità di affrontare il reale con coraggio e determinazione, perché il mistero del male ci circonda, ma esistono ancora armi per difendersi e Vacca le usa tutte, con rabbia e ostinazione.
La trasgressione del linguaggio è trasgressione morale come scrive Vacca in esergo citando Carmelo Bene, e la poesia è la più alta e nobile forma del linguaggio per cui se ne deduce che la poesia è un atto morale, una scelta civile, e più è sincera e vissuta e più la poesia è autentica.
La poesia disvela la verità, tramite l’intuizione, l’assonanza di pensieri e ideali, la compartecipazione e la fraternità.
E c’è fraternità in questi versi, sono morali nel senso che avvisano, risvegliano le coscienze contro le utopie, il materialismo più stolido, l’incapacità di vedere la realtà nuda, e per ciò bellissima e unica.
Se una certa crudezza acuisce e aggrava il verso, non è mai per ostentare o deridere, ma appunto per trasmettere quello spirito di rivolta che ci dovrebbe contagiare tutti, facendoci ribellare e opporre al male di vivere e di pensare.
La crisi economica e soprattutto etica e culturale, la fine delle ideologie storiche che hanno infiammato i dibattiti del Novecento, pur con tutte le derive che ben conosciamo, sembrano aver dato spazio al nulla, a un vuoto esistenziale e morale agghiacciante, e di questo Nicola Vacca non si dà pace, il giocattolaio che ci deride tutti vendendoci le sue utopie a buon prezzo non smette di tormentarlo, nell’indifferenza generale, nel silenzio più generalizzato delle coscienze.
Versi come:

Attendere anzitempo nelle stazioni vuote
quando non c’è l’ombra di un treno.

Danno un senso e una misura a questo vuoto pneumatico. Come i seguenti bellissimi versi:

Palazzi di vetro enormi sorgono nelle periferie
sono le nuove città di una città che si è arresa.
Non luoghi infiniti
gabbie dorate di illusioni
dove estranei si sfiorano
senza toccarsi l’anima.
È morto per sempre il tempo del contatto
su e giù per gli ascensori ci si uccide consumando
l’utopia del dio denaro.

Che ci riportano alla drammaticità di aver fatto diventare i centri commerciali, di per sè utili e necessari, le nuove cattedrali di questa società post industriale e di transizione verso un futuro ancora non concepibile, tra pericoli e incognite difficilmente governabili.
Nicola Vacca trasforma la poesia in un canale di percezione e avvisa i suoi compagni di viaggio, i suoi fratelli dei pericoli e delle incognite, un po’ come i profeti maggiori dell’Antico Testamento, accolti perlopiù dai contemporanei con cardi e verdura marcia, perché a molti la verità non piace ascoltarla, preferiscono essere blanditi, ingannati e anestetizzati dall’ovvio e dal banale. Ma Vacca profeta laico di rivolta non si arrende, e se questa è la sua ultima raccolta di versi, come è stato detto, è un vero peccato. In copertina l’opera di Roberto Fatiguso.

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista Satisfiction Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Schena,1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani, 2002), Serena musica segreta (Manni, 2003), Civiltà delle anime (Book editore, 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007) Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008) Esperienza degli affanni (Edizioni il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio, 2011), Mattanza dell’incanto ( prefazione di Gian Ruggero Manzoni Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (Galaad edizioni 2014) Luce nera (Marco Saya edizioni 2015, Premio Camaiore 2016), Vite colme di versi (Galaad edizioni 2016), Commedia Ubriaca (Marco Saya 2017).

Source: libro invitato dall’autore che ringraziamo.

:: Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2019 a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari (Bordeaux 2019) a cura di Giulietta Iannone

24 novembre 2019 by

Atlante 2019È in libreria l’Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2019 a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari, appuntamento fisso, ormai dal 2013, per tutti coloro. addetti ai lavori o semplici cultori della materia, che vogliono avere strumenti validi per analizzare e approfondire le problematiche che toccano l’area del Mediterraneo, mai come in questi anni al centro delle più delicate questioni geopolitiche, trovandosi infatti sulla rotta delle migrazioni da sud, come vera e propria porta per l’Europa. Se l’argomento migrazioni è stato approfondito l’anno scorso, rimando all’Atlante del 2018, due sono i temi caldi di quest’anno: L’azione delle Authorities per l’integrazione energetica del bacino del Mediterraneo saggio scritto da Fabio Tambone e La presenza cinese nel Mar Mediterraneo saggio di Francesca Manenti. La necessità di una sempre maggiore integrazione energetica tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo è, secondo chi scrive, sicuramente il tema più delicato e il meno noto e dibattuto se vogliamo, e questo merita senz’altro una nota di apprezzamento per i coordinatori del volume che l’hanno scelto per quest’anno. Il ruolo del Mediterraneo di ponte tra tanti Stati e nazioni con culture, lingue, religioni diverse acquista una rilevanza strategica e geopolitica di prim’ordine alla luce della sempre più stringente necessità di coordinare la cooperazione e gli investimenti per la transizione energetica dei prossimi decenni. Per l’Unione europea i vicini della sponda nordafricana e dell’est europeo che si affaccia sul Mediterraneo costituiscono dei partner naturali con cui sarà sempre più importante interagire e coordinare le scelte e decisioni. Sottovalutare questo sarebbe un grave errore, e Tambone sottolinea bene la necessità, si può dire vitale, di un mercato integrato. Ne consiglio un’attenta lettura. L’altro tema, approfondito da Francesca Manenti, ci porta all’attenzione il ruolo sempre più attivo della Cina, che ha capito bene l’importanza del nostro mare come crocevia di traffici e di merci, oltre che idee, da cui dipende la neccessità di potenziare le infrastrutture, i luoghi di scalo (consiglio di notare l’importanza degli accordi tra Cina e Italia legati al porto di Trieste, da sempre ponte tra l’Europa e l’Oriente), non dimenticando anche oltre i lati economici anche quelli politici.

Il mar Mediterraneo, infatti, è stato inserito dal governo cinese all’interno della Belt and Road Initiative (BRI). L’ambizioso progetto di interconnessione, lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, che si propone la realizzazione di una rete capillare di infrastrutture di trasporto, energetiche e digitali per incentivare gli scambi materiali e immateriali tra la Cina e il resto del mondo.

Oltre alla capacità di controllo della portualità e della logistica è rilevante sottolineare la rilevanza di una sempre più stretta interconnessione del più innovativo settore delle telecomunicazioni. Altrettanto significativo infatti è l’investimento cinese nelle costruzioni delle reti di cavi sottomarini per la trasmissione di segnali. Ciò ci fa capire a tutto tondo l’importanza che il Mediterraneo riveste per la Cina, per gli obbiettivi di crescita nazionale e internazionale, da raggiungere entro il 2050. Di contro, non sembra che i paesi dell’Europa mediterranea siano interessati a iniziare formule di dialogo con la Cina, che tuttavia continua a volere una via privilegiata con Bruxelles.
Ai due saggi di approfondimento seguono le consuete 11 schede paese, di cui consiglio, come l’anno scorso, la lettura approfondita delle schede Libia, Siria e Turchia. Da non tralasciare la postfazione di Stefano Polli che focalizza in modo puntuale e essenziale le tematiche principali da cui dipende il nostro futuro.
Di questo testo come sempre colpisce la chiarezza espositiva e la capacità di rendere semplici, immediate e fruibili anche tematiche complesse. Leggendolo ci si sente sempre arricchiti, in più l’ampia bibliografia da spazio all’approfondimento personale. Buona lettura.

Francesco Anghelone Coordinatore scientifico dell’Area di ricerca storico-politica dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, è dottore di ricerca in Storia d’Europa presso la “Sapienza” di Roma e collabora con «Aspenia online». È autore di numerose pubblicazioni su Grecia, Turchia, Cipro e l’intero Mediterraneo sud-orientale.

Andrea Ungari Professore associato di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi e docente di Teoria e Storia dei Partiti e dei Movimenti politici presso l’Università Luiss-Guido Carli. I suoi studi si sono concentrati sulla storia politica dell’Italia liberale e di quella repubblicana e sulla storia militare, con una particolare attenzione al ruolo dell’Esercito e dell’Aeronautica nella Prima guerra mondiale. Recentemente, ha collaborato con lo Stato Maggiore dell’Esercito all’elaborazione del volume Prospecta, sulle linee evolutive dell’Esercito italiano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Bordeaux.

Fiabe norvegesi, a cura di Bruno Berni (Iperborea 2019) A cura di Viviana Filippini

24 novembre 2019 by

20190925151600_314_cover_altaLe fiabe nordiche sono una delle cellule della casa editrice Iperborea, grazie alla quale noi lettori italiani abbiamo la possibilità di addentrarci dentro il fascino che caratterizza la letteratura e la cultura dei Paesi del Nord Europa. Di recente è uscito, a cura di Bruno Berni, il tomo “Fiabe Norvegesi”, il sesto della serie dedicata alle fiabe nordiche. La raccolta ha per protagoniste narrazioni di origine antica, nelle quali gli esseri umani si muovono al fianco di creature come i troll, gli orchi e, perché no, anche animali  parlanti che non solo aiutano i protagonisti, ma nascondono, in certi casi, la loro vera natura sotto la veste animalesca. Da subito si è catapultati in un mondo misterioso, un po’ fantastico, munito di elementi con richiamo netto e preciso alla realtà. Nelle fiabe ci sono giganti che celano il cuore e solo chi avrà il giusto animo gentile e arguto riuscirà a trovarlo. Ci sono fratelli maggiori cha maltrattano e ingannano i minori, i quali si trovano coinvolti in mirabolanti avventure per ottenere, si spera, il giusto riscatto. Ci sono giovani principesse promesse in spose a principi meschini, imbroglioni e umili contadini dall’intelligenza acuta. Pagina dopo pagina, ci si addentra in un mondo quotidiano, nel quale, accanto alla presenza umana non mancano creature fantastiche e animali parlanti o elementi del mondo naturale (piante e fiori) che stupiscono il lettore con i loro poteri e improvvisi colpi di scena. Come per i volumi precedenti dedicati alle fiabe, anche in questo con al centro quelle norvegesi, c’è un’interessante postfazione che permette ai lettori di avere informazioni sulle fiabe presenti nel patrimonio folklorico norvegese. Per esempio si scopre che i testi, per abitudine trasmessi oralmente, vennero raccolti e scritti per la prima volta nell’Ottocento, da Asbjørnsen e Moe. La trascrizione fu importante, poiché permise a queste storie raccontate per un tempo incalcolabile a voce, di essere fissate in una forma precisa. Ciò che affascina, leggendo le fiabe norvegesi è che in esse ci sono elementi  noti, perché se andiamo a cercare nella memoria ci accorgiamo che ritornano anche nelle classiche fiabe che ci hanno raccontato da piccoli. Alcuni esempi concreti? Ci sono ragazze poverelle che indossano e perdono scarpette preziose proprio come Cenerentola. Gatti parlanti che hanno gli stivali, in questo caso, delle sette leghe. Principi trasformati in animali pronti a tornare umani quando l’incantesimo verrà sciolto. Non solo. In queste fiabe norvegesi ci sono anche personaggi che ritornano in modo costante un po’ in tutta la produzione fiabistica nordica, come accade per la figura di Ceneraccio, presente anche nella fiabe islandesi e faroesi, un segno evidente del ruolo consolidato che la tipologia di figura letteraria ha nella narrazione nordica. Le “Fiabe norvegesi” sono una raccolta di storie antiche, dove una morale c’è sempre. Esse sono ideali per un pubblico bambino e adulto che, da un parte, ha la possibilità di viaggiare in mirabolanti avventure nei boschi e nei paesaggi norvegesi e, dall’altro, soprattutto per il lettore adulto, ha la speranza di recuperare il proprio animo fanciullo volando sulle ali della fantasia. Le fiabe sono corredate dalle illustrazioni di Vincenzo Del Vecchio. Traduzione Bruno Berni.

Bruno Berni è nato a Roma nel 1959. Ha insegnato letteratura danese alle università di Urbino e Pisa. Dal 1993 dirige la biblioteca dell’Istituto Italiano di studi Germanici, dove è ricercatore. Ha scritto saggi e volumi sulle letterature nordiche e pubblicato diverse traduzioni di autori scandinavi: Andersen, Karen Blixen, Ludvig Holberg, August Strindberg e Peter Høeg. Lavori che gli hanno permesso di ottenere il premio Hans Chritsina Andersen nel 2004, il Dansk Oversaetterpris nel 2009, il Premio Nazionale per la Traduzione del 2013 del ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Iperborea.

La trilogia di Nevernight di Jay Kristoff (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

24 novembre 2019 by

E’ uscita tutta insieme l’attesa trilogia di Nevernight scritta dall’autore australiano Jay Kristoff, già autore della saga di fantascienza di The Illuminae Files, ma che nel mondo degli intrighi di Illuminotte ha ottenuto uno dei suoi migliori risultati, costruendo un mondo fantasy evocativo e spietato, che piacerà ai fan di Martin ma anche alle nuove generazioni, in cerca di storie inedite tutte da scoprire.
Certo, i tre libri Mai dimenticare, I grandi giochi Alba oscura, possono sembrare a prima vista titoli young adult, ma non lo sono: lo stile è nuovo, diretto, alterna flash back in corsivo al momento presente in carattere normale, ci sono scelte stilistiche nella disposizione del testo a sottolineare i momenti di maggiore pathos e suspense, ma i contenuti sono decisamente adulti, in un microcosmo fantasy in città che ricordano, per volere dell’autore, Venezia e Roma nel Rinascimento.
Più che di young adult, c’è chi ha parlato per The Nevernight Chronicles di New Adult, con un intreccio in cui abbondano, ma senza mai essere gratuite e stonare, scene splatter, di sesso, esecuzioni e dove su tutto fin dall’inizio aleggia che non ci sarà un lieto fine per personaggi a cui comunque ci si affeziona, pur con tutti i loro difetti.
La vicenda presenta una nuova figura femminile forte e politicamente scorretta, Mia Corvere, una specie di Arya Stark più cattiva, figlia di un rivoluzionario che vede massacrare la sua famiglia a soli dieci anni e si trova ad avere come unica compagnia quello che forse è il fantasma magico del suo gatto. Negli anni Mia vive una vita in fuga, in cui il suo unico potere è quello di parlare con le ombre dei morti e per questo arriva alla porta di un assassino in pensione, diventando l’apprendista del gruppo di sicari la Chiesa rossa, che hanno giurato morte agli stessi potenti che hanno distrutto la vita di Mia. La ragazza batte tutti gli apprendisti e entra nel gruppo ristretto delle  Lame della Lady of the Blessed Murder, ma questo sarà solo l’inizio di una serie di avventure, agnizioni, pericoli, da cui non ci sarà quasi sicuramente via d’uscita.
Una trilogia appassionante, capace di saltare tra passato e presente per ricordare che ciascuno anche nel mondo reale è l’insieme di queste due dimensioni, evocativa di un universo spietato ma che non può non affascinare e agli appassionati verranno in mente altre opere, oltre a quelle di Martin, tipo la serie de La spada della verità e il manga Berserk di Kentaro Miura.
Mia, personaggio politicamente scorretto, spietato, a cui tocca una storia d’amore controcorrente che piacerà a chi lotta per il riconoscimento di ogni tipo d’amore, sa comunque conquistare, in una nuova versione, contro corrente e contro anche stereotipi e luoghi comuni, di archetipi sempre eterni, come la ricerca di sé, di un senso da dare alla vita, di affetti e di voler essere qualcosa di più che un mero numero in una città brulicante di assassini e potenti.
Da segnalare anche il bel progetto grafico, realizzato da Cherie Chapman con le immagini di Kerby Rosanes, evocativo e originale.

Jay Kristoff è l’autore delle serie pluripremiate The Illuminae Files, Aurora Cycle e Nevernight.
Ha vinto cinque Aurealis Awards e un ABIA, è stato finalista ai premi David Gemmell Morningstar e Legend ed è attualmente pubblicato in oltre 25 paesi (ma nella maggior parte di questi non ha mai messo piede). È esterrefatto da tutto ciò, tanto quanto voi. È alto più di due metri e gli mancano circa 13.030 giorni da vivere. Dimora a Melbourne con la moglie, agente segreto e assassina esperta di kung fu, e il Jack Russell più pigro del mondo. Non crede nel lieto fine.

Provenienza: primo volume dono dell’Ufficio stampa, che ringraziamo, secondo e terzo volume presi in prestito nelle Biblioteche del Circuito SBAM della provincia di Torino.

Circe di Madeline Miller (Sonzogno, 2019) a cura di Elena Romanello

24 novembre 2019 by

4540034Dopo aver raccontato la vicenda d’amore e di guerra di Achille e Patroclo ne La canzone di Achille, Madeline Miller torna sulla mitologia greca, argomento capace di offrire in fondo da millenni tutti i canovacci possibili alla base di ogni storia moderna, a cominciare da quelle di genere fantastico, raccontando questa volta la storia della maga Circe.
Circe è per tutti la maga dell’Odissea, che trasformava i compagni di Odisseo o Ulisse in maiali e che diventò la sua amante, consigliandolo su alcuni accorgimenti da seguire prima di tornare a casa, guidandolo anche verso il mondo dei morti, ma è anche molto altro, prima e dopo gli eventi che tutti conoscono da sempre.
Circe è la figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma fin da bambina non si sente una dea, si sente più vicina agli esseri umani con i quali i suoi parenti giocano come con marionette, distruggendoli a loro piacere: sua sorella è Pasifae, la futura moglie adulterina di Minosse e madre del Minotauro, il suo primo amore è Glauco e, per gelosia verso la ninfa Scilla, Circe lancia una maledizione su quest’ultima trasformandola in un mostro marino: questo sarà il suo più grande rimorso  e cercherà di rimediare per tutta la vita, scoprendo poi che non è stata solo colpa sua, anche se per questo è stata esiliata sull’isola di Eea, dove è diventata esperta di magie, erbe, trasformazioni e incantesimi.
Attraverso Circe si rivivono le storie di Dedalo, suo grande amore infelice, e il figlio Icaro, si incontra Medea, sua parente vendicativa pronta a distruggere tutto e tutti, si ricordano le imprese di Teseo e Giasone, fino all’incontro con Odisseo, che cambia la vita della maga rendendola madre, un altro motivo di ribellione contro gli dei, Atena in particolare, che vorrebbe far morire il piccolo Telegono perché su di lui c’è una profezia che si avvererà, anche se in maniera diversa da come si pensava.
Circe è una maga, ma è anche una donna a cui l’immortalità sta stretta, che si ribella cercando una sua strada, scegliendo alla fine il mondo dei mortali, in una conclusione inedita in cui si capovolgono antichi miti legati a personaggi non poi così eroici perché provati da anni di guerre e morte e si scopre l’umanità e la capacità di fare famiglia con Penelope, e Telemaco, in un destino che alla fine è scelto dalla protagonista, contro tutto e tutti, in nome di quell’umanità che lei ama e di cui vuole fare parte, a costo di invecchiare e morire.
Come accadeva già ne La canzone di Achille anche qui si riscoprono storie eterne in una luce nuova, basata comunque su vari fonti, da Ovidio a Omero passando per Euripide e Virgilio per citare alcuni nomi, per ricostruire la storia di una ribelle, di una maga, di un archetipo di donna capace di appassionare e commuovere.

Madeline Miller è nata a Boston, ha un dottorato in lettere classiche alla Brown University e ha insegnato drammaturgia e adattamento teatrale dei testi antichi a Yale. Attualmente vive a Narberth, Pennsylvania, con il marito e due figli. Il suo primo romanzo, La canzone di Achille (Sonzogno 2013), è stato un successo internazionale, ha vinto l’Orange Prize ed è stato tradotto in venticinque lingue. Pubblicato negli Stati Uniti e nel Regno Unito nel 2018, Circe ha scalato le classifiche dei libri più venduti del New York Times e del Sunday Times ed è stato “libro dell’anno” per le principali riviste letterarie americane.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche dello SBAM.

:: Presentazione del volume: “CRAXI, LE RIFORME E LA GOVERNABILITA’ (1976 – 1993)”

23 novembre 2019 by

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ll Circolo Edmondo De Amicis di Milano, in via De Amicis 17, ospita sabato 30 novembre alle ore 11 la presentazione di «Craxi, le riforme e la governabilità (1976 – 1993)». Il libro è un’antologia di scritti e discorsi di Craxi opportunamente inquadrati attraverso un saggio introduttivo di ampio respiro e in puntuali contestualizzazioni individuali. Costituisce la terza uscita della Piccola Biblioteca del Riformismo socialista, iniziativa editoriale promossa dalla Fondazione Filippo Turati.

Intervengono Carlo Tognoli, Ugo Finetti e Maurizio Punzo, oltre a Nicola Cariglia (presidente Fondazione Turati Onlus) e ai due autori, Edoardo Tabasso e Zeffiro Ciuffoletti. Presiede il dibattito Mario Artali, presidente del Circolo E. De Amicis.