Archive for the ‘Recensioni’ Category

La leonessa di Dordona di Enrico Orlandi e Gaia Cardinali (Tunué, 2021) a cura di Elena Romanello

20 Maggio 2021

cover_la_leonessa_di_dordona-min-566x800Oggi il fantasy è uno dei generi più amati, eppure molti appassionati non si sono accorti di averne letto gli antenati a scuola nei poemi epici, spesso più una croce che una delizia, anche se c’è chi si ispira anche a loro per nuove storie, per libri e fumetti.
La graphic novel di Tunué La leonessa di Dordona recupera i personaggi dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, in particolare quello di Bradamente, donna guerriera nella tradizione romanzesca che ha prodotto poi in altri tempi Lady Oscar, Mulan, Xena, Buffy, Ripley, Arya Stark e tutte le super eroine.
Orlando e Angelica rimangono come personaggi sullo sfondo, e verrebbe da dire meno male perché non erano così eccelsi e coinvolgenti anche nell’originale: la storia de La leonessa di Dordona è incentrata su Bradamante, fanciulla ribelle ad un matrimonio imposto, che preferisce arruolarsi con i paladini di Carlo Magno, combattendo come un uomo, fino ad innamorarsi di Ruggero, soldato della parte avversa, un amore quindi votato ad una conclusione tragica, o almeno così parrebbe.
Nelle pagine colorate a pastello ma a tratti cupe di una saga trascinante, rivive quindi in una graphic novel ispirata alla letteratura, questa volta all’epica, raccontando uno degli episodi più interessanti e più moderni dell’Orlando Furioso, la storia di una ragazza ribelle e in anticipo sui suoi tempi, più simile alle eroine della modernità che non altri personaggi stereotipati. E tra l’altro, a differenza dell’altra celebre guerriera dell’epica rinascimentale, Clorinda de La Gerusalemme liberata, ha un lieto fine alla sua storia d’amore, anche se non è bello fare spoiler sul finale della graphic novel.
Bradamente è il personaggio centrale della storia, ma al suo fianco emerge un’altra importante figura femminile, la maga Armida, archetipo di un altro filone di protagoniste attualissime, da Melisandre de Il Trono di Spade alle sorelle Halliwell, restituito in un contesto di magia e incanto antico e moderno allo stesso tempo.
La leonessa di Dordona racconta quindi l’attualità ancora oggi dei poemi epici cavallereschi e di certi loro personaggi fuori dagli schemi e si rivolge sia ad un pubblico di appassionati in cerca degli archetipi delle figure eroiche di oggi sia a chi pensa che la letteratura sia sempre tale, disegnata o scritta che sia.
Bradamante, ricordo dei libri di scuola e non solo, rivive in una luce che riprende la sua forza originale ma la porta come icona femminista attuale, con il suo motto di Fiorire o morire per trovare una strada appassionante e unica oltre gli schemi, in una vicenda senza tempo che avvince dalla prima pagina all’ultimo, come ripasso dei tempi che furono ma anche come nuova scoperta.

Enrico Orlandi ha conseguito nel 2015 la laurea all’Accademia di Belle Arti. Ha esordito con il libro Il fiore della strega, pubblicato da Tunué nella collana Tipitondi.

Gaia Cardinali, nata ad Ancona nel 1992, si diploma in Arti Applicate all’ISA di Jesi nel 2010 e inizia il corso di Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Viktoria – pubblicato con Tunué – è stato il suo primo graphic novel.

Provenienza: libro del recensore.

:: da quassù di Cristina Caboni, disegni di Flavia Cuddemi (Edizione Noarte Paese Museo, 2021) a cura di Giulietta Iannone

20 Maggio 2021

San Sperate è un paese museo della Sardegna forse unico in Italia, famoso in tutto il mondo, in cui vengono artisti di tutti i paesi per dipingere e colorare i muri delle sue case, ed è questo che vedono le due simpatiche rondini protagoniste dell’albo per bambini da quassù con testi di Cristina Caboni e bellissimi acquarelli di Flavia Cuddemi edito da Edizione Noarte Paese Museo.

Anche l’albo è un’opera d’arte come il paese e ci racconta un mondo in cui la bellezza diventa patrimonio comune di una comunità coesa e solidale aperta ai visitatori piccoli e grandi.

Albo per bambini ma anche da collezionare, perchè no.

I testi sono tradotti anche in sardo e in inglese e nelle note dell’editore viene narrata la storia del Paese Museo di San Sperate, se mai un giorno voleste visitarlo come le simpatiche rondini che lo vedono da lassù, dal cielo.

Il messaggio custodito nell’albo è un messaggio prezioso, di solidarietà, di condivisione e di inclusione, in cui un’opera comune diventa patrimonio di tutti. Perchè la bellezza ha più valore se condivisa. E l’Italia è un paese di tesori spesso sconosciuti che meritano una più attenta valorizzazione. Traduzione in sardo di Salvatore Mossa. Traduzione in inglese di Ellen Pala e Davide Artizzu.

Cristina Caboni vive con il marito e i tre figli in provincia di Cagliari, dove si occupa dell’azienda apistica di famiglia. È l’autrice dei romanzi pubblicati da Garzanti Il sentiero dei profumi – bestseller venduto in tutto il mondo, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere – e il suo seguito, Il profumo sa chi sei, La custode del miele e delle api, Il giardino dei fiori segreti – Premio Selezione Bancarella 2017 – La rilegatrice di storie perdute e La stanza della tessitrice

Flavia Cuddemi nasce a Scicli, in Sicilia, nel 1988. Studia a Pisa ingegneria biomedica e finiti gli studi inizia a lavorare utilizzando la sua formazione. Dopo pochi anni e molte riflessioni lascia il suo lavoro per dedicarsi completamente alla vocazione per il disegno.
Si trasferisce a Roma per studiare illustrazione, e a Roma vive e lavora oggi. 

Source: albo inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

:: Ghosting di Alessandro Perissinotto e Fabrizio Fulio Bragoni (Giunti, 2021) a cura di Giulietta Iannone

19 Maggio 2021

Alla voce ghosting la Treccani dice:

ghosting (Ghosting) s. m. inv. Comportamento di chi decide di interrompere bruscamente una relazione sentimentale e di scomparire dalla vita del partner, rendendosi irreperibile. ◆  La tecnica del ghosting, del diventare fantasmi di se stessi agli occhi dell’ex pare andare per la maggiore sia nella vita reale sia tra i vip. Di solito per “sparire” si inizia dai social network: via l’amicizia daFacebook, via le foto da Instagram e via ogni tweet che riconduca all’ormai ex. (Barbara Massaro, Panorama.it, 2 luglio 2015, ‘Società’)  La finissima arte del dileguarsi si chiama Ghosting: la persona che ami a un certo punto sparisce, fa perdere le tracce, non risponde alle chiamate, praticamente si smaterializza e con lei anche la fiducia nel rapporto. (Valentina Maran, Elle.it, 10 settembre 2015, blog Sesso).
Dall’ingl. (to) ghost (‘muoversi come un fantasma’).

A chi non è capitato di fare o subire ghosting nella sua vita? È un’esperienza molto dolorosa legata all’immaturità psicologica di chi la pratica, all’autostima, al senso di perdita e di abbandono senza una spiegazione, senza una motivazione con cui venire a patti, per chi ne è vittima.
Chi fa ghosting semplicemente scompare all’improvviso senza dare una spiegazione, dai social, smette di rispondere al telefono, a volte scompare non solo dal mondo virtuale ma anche nel mondo reale, rendendosi irreperibile e lasciando l’abbandonato afflitto da mille dubbi e sensi di colpa.
Fenomeno diffuso tra gli adulti ma anche soprattutto tra i giovani, magari alle prese con le prime esperienze sentimentali, e chi ne è vittima non prova solo dolore psicologico, ma anche fisico. Non potere contestualizzare un abbandono, sia in un rapporto amoroso che di amicizia, rende la perdita molto più ingestibile e traumatizzante.
E proprio di ghosting parla il romanzo dall’omonimo titolo scritto a quattro mani da Alessandro Perissinotto e Fabrizio Fulio Bragoni ed edito da Arya Giunti.
Un young adult contemporaneo ambientato a Torino capace di portarci in un mondo molto spesso sommerso e di difficile decifrazione.
Il “fantasma” della situazione è Khaled, un giovane tunisino a Torino per frequentare l’università, esperto informatico, intelligente, brillante che a una festa di universitari conosce Michela, un po’ più giovane, all’ultimo anno di liceo, e dall’incontro nasce una bella storia d’amore interrotta bruscamente dalla scomparsa del ragazzo.
Michela non sa darsene una ragione, una spiegazione razionale e può solo preoccuparsi temendo che gli sia successo qualcosa. Così aiutata dalla sua migliore amica Carola, e da Nicola il suo ragazzo iniziano a cercare Khaled e più indagano più i segnali sono preoccupanti.
Anche quando decidono di chiedere aiuto alla polizia sembra che finiscano in un vicolo cieco: la scomparsa viene catalogata come volontaria e ai tre amici non resta altro che continuare a seguire da soli le labili tracce che Khaled ha lasciato dietro di sé.
In una Torino labirintica, ormai molto diversa dalla Torino della Fiat delle passate generazioni, che ha imparato a diventare multietnica forse molto prima di altre città italiane, si dipana una trama gialla tra il romanzo avventuroso e la storia di formazione. Le dinamiche giovanili vengono seguite con sensibilità e attenzione rendendo la lettura utile anche agli adulti che vogliono conoscere meglio il mondo dei loro figli.
Non vi anticipo il finale né vi do indizi sulle cause della sparizione di Khaled ma posso dirvi che sarà il forte legame tra i ragazzi a portarli sulla giusta strada, perché spesso le apparenze ingannano e la realtà supera di gran lungo quello che proiettiamo con la nostra immaginazione. Valore aggiunto del romanzo i numerosi rimandi (spiegati in appendice, ma cercate di divertirvi arrivandoci da soli, io mi sono accorta che c’erano dalla anatre a Central Park di pagina n°26) a film, libri canzoni, di stampo postmodernista. E c’è anche la playlist con brani musicali da ascoltare durante la lettura.

Alessnadro Perissinotto è docente di Teorie e tecniche delle scritture all’Università di Torino. È autore di 16 romanzi tradotti in una decina di lingue e vincitori di numerosi premi letterari.

Fabrizio Fulio Bragoni appassionato di noir e di thriller, gestisce “Non solo noir”, uno dei più attivi blog sul genere poliziesco. 

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio stampa Giunti e gli autori. 

:: 30 aprile 1993 Bettino Craxi. L’ultimo giorno di una Repubblica e la fine della politica di Filippo Facci (Marsilio 2021) a cura di Nicola Vacca

19 Maggio 2021

È una giornata di aprile del 1993. Una folla inferocita, istigata dal tintinnare delle manette scatenata dal circo mediatico – giudiziario di Mani Pulite, aspetta Bettino Craxi davanti all’ Hotel Raphaël, per scagliarli contro insulti e monetine. La Seconda Repubblica inizia con un altro Piazzale Loreto quel momento di barbarie decretò per sempre la fine della politica e l’avvento dell’antipolitica con cui oggi stiamo facendo i conti.
Filippo Facci, scrittore e giornalista, con 30 aprile 1993. Bettino Craxi. L’ultimo giorno di una Repubblica e la fine della politica ricostruisce nei minimi dettagli quei giorni infelici del nostro Paese in cui i lanciatori rossi e neri di monetine, rappresentanti dell’italico popolo bue, inferociti dalla gogna giustizialista disonorarono la democrazia.
Le inchieste giudiziarie del Pool milanese, iniziate ufficialmente nel 1992, che dovevano riguardare la corruzione nel mondo politico italiano sono infine servite a criminalizzare e a cancellare dalla scena parlamentare alcuni partiti, quelli di ispirazione moderata , e garantire un salvacondotto per la sinistra comunista e postcomunista, che ha ricambiato il favore dando sempre e comunque il suo appoggio ai pubblici ministeri politicizzati, fautori del teorema di Tangentopoli che si sono specializzati nell’amministrazione della giustizia dei due pesi e delle due misure.
La giustizia politica e il giustizialismo hanno sempre caratterizzato, fino ai nostri giorni, attraverso il meccanismo del circo mediatico giudiziario, il pericoloso intreccio tra una parte della magistratura e la politica (quella del Pci-Pds-Ds).
Una vera e propria strategia del ragno che ha visto alcuni “magistrati di partito” costituirsi, nel vuoto politico causato dalla loro azione, in “partito di magistrati” è al centro dell’inchiesta di Mani Pulite. Quella stagione, violando le regole sacrosante dello Stato di Diritto ha imposto per un decennio il protagonismo di alcuni Pm che si erano messi in testa, abusando della carcerazione preventiva con il facile tintinnio delle manette, di “rivoltare l’Italia come un calzino”
Facci fotogramma per fotogramma da eccellente cronista torna sui luoghi terribili di quel misfatto e rilegge attraverso la scena del lancio delle monetine tutte le scene di quella falsa rivoluzione che ha cambiato in peggio l’Italia, assassinando lo Stato di diritto.
L’autore ricostruisce il clima del Paese degli inizi degli anni ’90 che annaspava sotto le grinfie della giustizia politica e il clima infernale di Mani Pulite, dove una cultura del sospetto prevaleva sul buon senso della legge: il circo mediatico- giudiziario che calpestava le regole più elementari di vita civile: le sentenze continuavano ad essere comminate, prima che nelle aule di un tribunale, da giornalisti senza scrupoli armati da alcune procure.
Giustizia sommaria e giustizia spettacolo, questi i capisaldi del cosiddetto rito ambrosiano in un tempo in cui il pregiudizio morale assunse valenza politica e il disprezzo morale diventò elemento costitutivo del giudizio sui politici, come dimostra la folla inferocita che si riunì davanti all’Hotel Raphaël per linciare Bettino Craxi.
Il Pool aveva le idee chiare: abbattere la democrazia dei partiti con lo strumento antidemocratico del giustizialismo. Napoleone Colajanni in un libro dedicato a quella stagione (Mani Pulite? Giustizia e politica in Italia, Mondadori, 1996) affermò che tra le cause dell’attuale stato d’incertezza, non solo politica, in cui versa il nostro Paese si debba annoverare anche il modo in cui ha operato la magistratura. È illuminante quanto scrive a proposito dei giudici di Tangentopoli.

Questi uomini avevano però alcune caratteristiche comuni: l’avversione per il sistema dei partiti, che di fatto diveniva avversione per la democrazia così come esiste in Italia; la consapevolezza di disporre di uno strumento formidabile, qualora lo si fosse potuto usare, per operare il cambiamento; un orientamento, che si potrebbe definire fondamentalista, per cui la giustizia è una sorta di macchina inesorabile al cui centro è l’obbligo dell’azione penale, da portare avanti in ogni circostanza, qualunque essa sia”.

Filippo Facci ricostruendo quella stagione maledetta e la grande illusione rivoluzionaria delle toghe rosse di Mani pulite non ha dubbi: in quei giorni era morto il meglio e avanzava il peggio.
Il linciaggio di Bettino Craxi all’Hotel Raphaël resterà per sempre l’emblema del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.
Un passaggio crudele e violento che ha aperto la strada al baratro istituzionale e alla morte definitiva del primato della politica.

Filippo Facci (Milano, 1967), giornalista e scrittore, inizia la sua attività professionale da giovanissimo, collaborando con «L’Unità» e «La Repubblica», e poi approdando all’«Avanti!». Editorialista del «Giornale», collabora con «Il Foglio» e tiene per anni una rubrica su «Grazia». Lavora a «Libero» e, dal 1999 al 2009, a Mediaset. È autore di numerosi libri, tra cui Di Pietro. La storia vera (2009) e Uomini che amano troppo (2015).

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa Marsilio.

First Lady, Dario Salvatori, (Oltre edizioni 2021) A cura di Viviana Filippini

18 Maggio 2021

Sono 46 i Presidenti che si sono alternati alla giuda degli Stati Uniti d’America dal 1789 ad oggi.  46 uomini che hanno portato avanti il Paese a stelle e strisce nel corso del tempo, attraversando guerre interne (come non ricordare quella di Secessione dal 1861 al 1865) e mondiali. Questi uomini, in realtà non erano soli e a narrare le esistenze delle loro compagne di vita ci ha pensato Dario Salvatori con “First Lady”, edito da Oltre edizioni. Il volume è un interessante saggio biografico che racconta il vissuto delle mogli di tutti i capi di stato americani, da Martha Washington fino a Jill Biden, moglie dell’ultimo presidente eletto.  Sì, ma nel mezzo ci sono anche Eleanor Roosevelt, Bess Truman, Jackie Kennedy, Nancy Reagan, Michelle Obama e Hillary Rodham Clinton, in quello che, leggendo, è un vero e proprio viaggio nelle vite di donne che forse hanno incarnato e incarnano il lato meno noto del potere americano, ma che sono state e sono ancora le co-protagoniste dello sviluppo della vita degli U.S.A. Per esempio c’è la storia di Florence Harding, first lady dal 1921 al 1923, che venne definita “Nuova donna dell’era progressista” e fu la prima a introdurre la musica Jazz nella Casa Bianca e alla radio, riaprendo poi le porte della “Casa della gente” chiuse con lo scoppio della Prima guerra mondiale. Bird Johnson, first lady dal 1963 al 1969, fu molto attenta all’ambito ambientalistico e alimentare e nonostante le infedeltà del marito, acquistò una stazione radiofonica e divenne una geniale imprenditrice e “la prima donna miliardaria ad aver fatto tutto da sola” e tante altre figure femminili nei panni di first lady che con il loro agire portarono qualcosa di più o meno rivoluzionario per il popolo americano. Un esempio Betty Ford (first lady dal 1974 al 1977) raccontò pubblicamente la sua malattia (cancro al senso) e la tossicodipendenza, portando tutti gli americani a rivalutare le modalità in cui queste due tematiche venivano affrontate. Il libro di Dario Salvatori non si limita a racconta le vite di queste donne che hanno vissuto accanto ai mariti presidenti, ma riesce a far conoscere dettagli, particolarità, interessi e qualità intellettive che evidenziano come queste figure femminili, in passato magari più in disparte rispetto ai mariti, ebbero un ruolo importante nella vita politica americana. Certo è che in “First Lady”, Salvatori dimostra come ognuna di queste donne, in modo maggiore o minore, furono davvero presenti e lasciarono un segno nella vita politica americana nazionale e mondiale.

Dario Salvatori, giornalista, scrittore, conduttore radio-tv. Nel cast di molti programmi di Renzo Arbore (“L’Altra Domenica”, 1976; “Quelli della notte”, 1985; “Meno siamo, meglio stiamo”, 2005). Fra i suoi programmi: “Famosi per 15 minuti”, “Swing!” (con Maurizio Costanzo), “Diario TV”. Ha pubblicato oltre quaranta libri. È al suo terzo libro a carattere americanistico.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: L’uomo del bosco di Mirko Zilahy (Longanesi, 2021) a cura di Federica Belleri

17 Maggio 2021

L’attesa per il nuovo libro di Mirko Zilahy ha dato i suoi frutti. Come buoni frutti li ha dati l’Italia centrale, protagonista di questa storia. Con Civita di Bagnoregio, Viterbo, Roma, il lago di Bolsena, per esempio. Ma andiamo con ordine. Zilahy ci propone una narrazione particolare, una scrittura capace di intensità e corpo. La trama è da scoprire pagina dopo pagina. I protagonisti hanno un passato ingombrante, che li trascinerà in un presente difficile. Hanno un lutto incomprensibile da gestire e un desiderio altalenante “voglio capire-mi rifiuto” che farà perdere loro l’orientamento. Cosa voglio dire? Voglio dire che la Terra ha un valore, respira, vive. La sua voce chiama i personaggi per aiutarli a superare l’orrore e trovare finalmente la verità. Intendo, che questo romanzo si affaccia sul baratro dentro ognuno di noi, sempre in bilico tra realtà e immaginazione, studi scientifici e fantasia. L’uomo del bosco non lascia via d’uscita e i protagonisti lo sanno bene. Ecco perché sono spaventati. L’uomo del bosco costringe a sprofondare dentro se stessi, attraversando ossessioni e fragilità enormi. Porta alla follia, una follia primitiva. La storia fa tremare, inghiotte e devasta. Allo stesso modo si comporta l’anima dei personaggi, che vacilla, subisce e crolla. Perché si deve crollare per poter risalire e sopravvivere. L’uomo del bosco è una sequenza di immagini, un intreccio di vita e di morte. È un groviglio di paure orribili e di dubbi che logorano. È un insieme di suggestioni che riportano al “Club dei Perdenti” di Stephen King, al “Ponte per Terabithia“, a “I Guardiani della Galassia“, per arrivare a “Viaggio al centro della terra“. L’uomo del bosco ricorda le morti sul lavoro, l’abuso edilizio, le condizioni disumane vissute in carcere, le torture subite negli ex ospedali psichiatrici. E ancora, la precarietà della vita, stravolta da eventi imprevedibili. O forse no …Entrare un passo dopo l’altro nella vita del professor John Glynn non sarà difficile. Scienziato riconosciuto a livello mondiale, studioso di Geologia, conoscitore della Terra ma attratto e intrappolato nei ricordi e negli incubi che non sa come allontanare.”Se ti metti a scavare, prima o poi trovi qualcosa”. Lettura assolutamente consigliata.

Mirko Zilahy, nato a Roma nel 1974, ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato Lingua e letteratura italiana. Collabora con il Corriere della Sera ed è stato editor per minimum fax, nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt e il celebre bestseller Mystic River di Dennis Lehane). È così che si uccide, il romanzo con cui ha esordito nel 2016 facendo conoscere ai lettori il personaggio di Enrico Mancini, è stato un grande successo di pubblico e critica. Sono seguiti La forma del buio (2017) e Così crudele è la fine (2018) tutti editi da Longanesi. 

I suoi account social sono: TwitterFacebookInstagram

Fonte: acquisto personale del recensore.

:: Il ritorno del Samaritano di Michele Venanzi (Marna 2021) a cura di Giulietta Iannone

14 Maggio 2021

Chi non conosce la parabola del Buon Samaritano narrata nel Vangelo di Luca 10, 30-35 (se avete un Vangelo sottomano vi consiglio di rileggerla)? Forse tra le parabole usate da Gesù per farsi capire dagli uomini del suo tempo, ma anche da noi oggi, è una delle più radicali e se vogliamo emozionanti, perché ci parla della carità in azione, dei pregiudizi, di cosa possiamo fare noi concretamente nelle nostre vite per essere e non solo apparire buoni, degni dell’amore di Dio e del prossimo e della stima di noi stessi.

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto.”

Così inizia, nella sua essenzialità e drammaticità ci parla della condizione umana, della sua fragilità, di quanto siamo in balia degli altri che possono assalirci e depredarci o tenderci una mano e aiutarci. Ma non solo, quest’uomo si trova ferito, sanguinante, prossimo alla morte in una landa deserta (senza aiuto la morte è certa), prossimo dunque a non perdere solo i beni materiali ma pure la cosa più preziosa, la vita, e cosa succede? Passa un sacerdote, un uomo probo, stimato, un uomo che dovrebbe essere un esempio di rettitudine e di misericordia per la sua comunità e passa oltre. Poi passa un levita, un maestro della legge e anche lui passa oltre.

Chi si ferma invece? Un Samaritano. E qui è bene aprire una parentesi. Al tempo di Gesù i Samaritani erano gente di cattiva fama, disprezzati, giudicati impuri, reietti ai margini della società. Quindi le ultime persone al mondo da cui ci si aspetterebbe qualcosa, tanto meno un atto di misericordia.

E proprio lui invece che fa? Inaspettatamente oltre a fermarsi presta soccorso, si carica in spalle l’uomo ferito, lo cura, lo porta al sicuro nella prima locanda e paga di tasca sua l’assistenza.

Fa insomma un gesto rivoluzionario, si fa garante del suo prossimo, di un estraneo incontrato per strada che può essere un ladro, un assassino, lui non lo conosce appunto, e infatti Gesù alla fine chiede, consapevole che non è una risposta così scontata, chi dei tre si è comportato rettamente, è stato prossimo per l’altro essere umano in difficoltà?

La nostra sensibilità moderna ci fa giungere subito alla giusta risposta, ma allora i pregiudizi erano molto radicati, per cui oggi al Samaritano dovremmo sostituire un drogato, un mafioso, un infedele, un eretico, per dare forte il senso dell’esclusione sociale in cui era relegato il Samaritano della parabola.

E proprio per attualizzare una parabola senza tempo e renderla più fruibile all’uomo di oggi Michele Venanzi ha scritto un racconto dal titolo Il ritorno del Samaritano, edito con Marna edizione, nella collana i Sentieri. Venanzi non è uno scrittore professionista, fa altro di professione, ma proprio la sua vicinanza alla sofferenza e alle problematiche dell’uomo di oggi, il suo interesse a unire psicologia e spiritualità, l’hanno portato ad approfondire questi temi e ad attualizzare la parabola parlandoci di Andrea, Tobia, e Taddeo, perché anche l’oste della locanda merita un posto speciale in questa storia di salvezza, il male ha fatto i suoi danni ma la solidarietà il tendere una mano al prossimo ha prevalso.

La scrittura è piana, semplice, essenziale, come il rimando e l’originale biblico, si legge in un’oretta, fermandosi a meditare e riflettere. È un bel racconto, edificante in senso buono non pedante, se avete modo ve ne consiglio la lettura.

Michele Venanzi è nato a Milano, vive oggi con la famiglia in provincia di Como. Formatosi a partire da studi classici presso i Salesiani, ha approfondito tematiche spirituali e religiose. Psicologo e psicoterapeuta, oggi si interessa di integrare psicologia e spiritualità.

Source: libro inviato dall’autore che ringraziamo.

:: L’Antonia, Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti (Ponte alle Grazie 2021) a cura di Nicola Vacca

14 Maggio 2021

L’esperienza poetica di Antonia Pozzi è tutta nella sua breve vicenda esistenziale.
Antonia attraversa il suo mondo ponendosi in ascolto della solitudine della sua stessa vita.
Scrive i suoi versi cadendo nella forza e nei sentimenti delle parole:

«Vivo nella poesia come le vene vivono nel sangue».

Così esplora il giardino della propria anima chiedendo alla parola un riscatto dall’infelicità.
La sua è una delle più radicali esperienze poetiche del Novecento: Antonia Pozzi cade nelle parole, ci precipita dentro perché vuole ascoltare il loro terribile silenzio.
Così finisce per sfidare il silenzio delle parole. Una partita terribile che si gioca a viso aperto, senza maschere.
Fare poesia, per Antonia Pozzi, è appartenere ugualmente alla morte e alla vita.
La sua stessa poesia diventa una lama affilata che ferisce a morte la vita.

«Forse l’età delle parole è finita per sempre»,

scrive a Vittorio Sereni nell’imminenza del silenzio definitivo.
Antonia Pozzi muore suicida la sera del 3 dicembre 1938. Resta, a parlare di lei, la sua poesia, vocazione e impegno di tutta la sua breve vita.
Paolo Cognetti ripercorre le orme della poetessa dedicando al suo mondo un libro particolare.
L’Antonia è un viaggio nelle passioni della Pozzi: Milano, la montagna e la scrittura.
Cognetti mescola nelle pagine del libro la sua voce con quella di Antonia, una ragazza milanese innamorata ella montagna.
La poesia incontra le lettere che la giovane poetessa inviava ai suoi interlocutori .
Nella solitudine e nel tormento della sua poesia la Pozzi specchia la sua anima, si mostra nuda e fragile davanti al terribile vuoto che non riesce a colmare.
Soltanto tra le sue montagne, la Grigna, le Dolomiti e il Cervino, trovava rifugio e calma e la forza di scrivere.
Tutto quel silenzio la portava a cercare le parole perché, come giustamente osserva Cognetti, scrivere è stato così urgente per lei, così connaturato al suo sentire e pensare.
Attraverso i diari, lettere, poesie e foto e grazie al commovente racconto di Paolo Cognetti, Antonia Pozzi rivive in queste pagine con la sua poesia colma di grazia e di ferite.

«Non so: non ho mai provato forte come in questi giorni il senso di essere trasportata da una corrente violenta, ad una tensione altissima. E, nello stesso tempo, mai avuto così solido il senso della personalità e della responsabilità. Mi sento un destino».

Così scrive Antonia il 10 settembre 1937, la donna e la poetessa che si sente destino prima della caduta nell’eternità del buio.

ANTONIA POZZI è nata a Milano nel 1912. È stata poetessa, fotografa e alpinista. Ha frequentato la facoltà di Lettere e si è laureata in Estetica con Antonio Banfi, ha girato l’Europa ma ha amato soprattutto Pasturo, ai piedi della Grigna, dove suo padre aveva comprato una casa. È lì che ha messo la prima volta le mani sulle rocce, è lì che ha scritto molti dei suoi versi, è lì che ha trascorso il tempo straordinario delle sue poche estati. Ha amato molto anche le Dolomiti e il Cervino, la musica classica, la lingua tedesca, i bambini. Ha messo fine alla sua vita nel dicembre del 1938, in un fosso a Chiaravalle, nella periferia sud di Milano. Le sue poesie sono state pubblicate postume e solo allora è stata riconosciuta tra i grandi poeti italiani del Novecento.

PAOLO COGNETTI è nato a Milano nel 1978. Ha cominciato a scrivere giovanissimo, nel frattempo ha provato a fare molte altre cose: il matematico, il documentarista, il cuoco in un ristorante di montagna. A ventisei anni, l’età a cui Antonia Pozzi moriva, ha esordito con la sua prima raccolta di racconti. Con Le otto montagne (Einaudi, 2016) ha vinto il Premio Strega ed è stato tradotto in tutto il mondo, mentre l’ultimo libro è Senza mai arrivare in cima (Einaudi, 2018). La sua montagna è la Valle d’Aosta, in particolare le valli del Monte Rosa, dove ha aperto un rifugio.

:: Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery a cura di Angela Ricci, illustrazioni di Elisa Bellotti (Gallucci Editore 2021) a cura di Giulietta Iannone

9 Maggio 2021

Ecco un nuovo libro per bambini, dai 6 anni in su, nella collana Prime letture Stelle Polari – Grandi storie per i primi lettori di Gallucci editore: Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery, un capolavoro della letteratura per l’infanzia celebre anche per l’anime giapponese prodotto dalla Nippon Animation nel 1979 da cui fu tratto. Anna dai capelli rossi, qui raccontato da Angela Ricci e illustrato da Elisa Bellotti, è un’ottima lettura propedeutica per i più piccini in stampatello maiuscolo per i primi progressi, con il carattere ad alta leggibilità EasyReading. Narra la storia di Anna, una simpatica e vispa ragazzina di undici anni dai lunghi capelli rossi legati in due trecce, che arriva a Avonlea, paesino su un’isola davanti alla costa del Canada. Matthew e Marilla, fratello e sorella ormai anziani, decidono di adottare un ragazzo dall’orfanotrofio che li aiuti nella loro fattoria Green Gables, e quando si vedono arrivare Anna sulle prime sono un po’ perplessi, ma Anna è troppo simpatica e sa farsi volere bene così decidono di non mandarla indietro. Sarà l’inizio di una grande avventura, di nuove amicizie, della scuola, e dell’incontro con Gilbert Blythe, sulle prime visto da Anna come presuntuoso e antipatico, ma poi… Interamente a colori, nelle ultime pagine troviamo anche Gioca con la storia, dove il bambino può scrivere, disegnare e seguire i semplici e divertenti esercizi di comprensione del testo.

Lucy Maud Montgomery nacque a New London, in Canada, nel 1874 e morì a Toronto nel 1942. Nella sua vita pubblicò numerosi libri per ragazzi, raggiungendo l’apice del successo nel 1908 con Anna dai capelli rossi, primo di una serie di otto volumi. Le vicende dell’orfanella erano in parte ispirate all’infanzia dell’autrice, che da piccola aveva perso la madre ed era stata allevata dai nonni. Tradotte in decine di lingue, le storie di Anna hanno continuato ad avere grande seguito fino a oggi, grazie anche alla celebre serie animata giapponese che la tv italiana ha trasmesso a partire dal 1980 e alla recentissima fiction distribuita da Netflix in tutto il mondo.

Angela Ricci ha ritradotto per Gallucci editore gli otto romanzi della saga di Anna dai capelli rossi. Vive e lavora a Roma.

Elisa Bellotti è un un’accanita lettrice di libri e manga, una fan del mondo fantasy e una cat lover. Ma soprattutto è un’illustratrice, dal momento che non sa fare altro che disegnare. Dalla nebbiosa Pavia collabora con importanti case editrici italiane ed estere e ha ottenuto numerosi premi a livello nazionale.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Marina dell’ufficio stampa Gallucci editore.

Teoria e pratica di pane e pomodoro, Leopoldo Pomés (Graphe.it) A cura di Viviana Filippini

9 Maggio 2021

Una fetta di pane fragrante, con il succoso e rosso pomodoro e olio a condire il tutto. Tre semplici ingredienti che creano uno spuntino gustoso e sfizioso per bambini e adulti. Per qualcuno pane e pomodoro fu così importante da dedicargli addirittura un libro, come fece Leopoldo Pomés, in “Teoria e pratica di pane e pomodoro” edito in Italia da Graphe.it. Pomés fu un grande fotografo spagnolo scomparso a Girona nel 2019 che però, allo stesso tempo, amava molto la cucina, la buona tavola e la sua passione era così grande che lo portò ad aprire una serie di ristoranti a Barcellona. “Teoria e pratica del pomodoro” potrebbe far pensare a un libro di ricette, ma in realtà è un piccolo saggio, o forse, sarebbe meglio definirlo una lunga riflessione su uno dei piatti più amati dall’autore e diffusi e in Catalogna: pane e pomodoro. Il testo è caratterizzato da un tono ironico, grazie al quale Pomés cerca di ricostruire la nascita dell’abbinamento culinario tra pane, pomodoro e olio nel corso della storia e nel corso della sua vita. Tanto è vero che Pomés va a ripescare nei suoi ricordi quello che è stato pane e pomodoro per lui, compresi i momenti quando da bambino non aspettava altro che il momento della merenda per mangiare lo sfizioso pane e pomodoro e soddisfare il suo palato. In realtà nel libro l’autore descrive come il piatto sia diventato per lui e per la sua famiglia un qualcosa di irrinunciabile, che veniva e viene preparato secondo un preciso rituale, con un certo tipo di pane, tagliato in un certo modo, con olio e con i pomodori che vanno trattati con cura e amore, perché secondo Pomés, pane e pomodoro è un piatto del quale non si può più fare a meno, una volta che lo si è assaggiato. Inoltre è una pietanza economica, veloce da preparare e versatile, ottima da mangiare da sola, ma anche da abbinare ad altri piatti. Unico rammarico evidenziato da Pomés è il fatto che quel pane e pomodoro tanto amato in Catalogna, sia un piatto solo a diffusione locale, perché nessuno, fino ad ora, sembra essere riuscito ed essere stato in grado di renderlo famoso a livello mondiale, cosa che invece, secondo l‘autore forse sarebbe accaduta, se fosse capitato altrove. Certo è che “Teoria e pratica di pane e pomodoro” è un vero e proprio elogio, una lode al semplice, sano e sfizioso pane e pomodoro. Il libro ha la prefazione di Juliet Pomés Leiz, figlia di Leopoldo Pomés e testi di Nicola Santini, appassionato di cucina e esperto di bon ton. Traduzione di Roberto Russo.

Leopoldo Pomés (Barcellona 1931-Girona 2019) è stato fotografo e scrittore. Molto giovane scoprì la fotografia come mezzo di espressione. Nel 1961 fondò lo Studio Pomés insieme a Karin Leiz, madre dei suoi quattro figli, diventando fin da subito un punto di riferimento per il mondo della pubblicità. La sua dedizione alla gastronomia e la sua natura curiosa in molti campi lo portarono a fondare i ristoranti “Flash Flash” e “Il giardinetto”, ancora oggi in attività. Nell’ultimo decennio della vita si dedicò al proprio archivio fotografico ottenendo meritati riconoscimenti per la sua carriera con numerose mostre e premi. Nel giugno 2019 presentò le sue memorie, “No era pecado” (Tusquets Editores/Edicions 62).

La carta del fuoco di Himorta (Mondadori Electa, 2021) a cura di Elena Romanello

8 Maggio 2021

2899d14d0bdc5d8cb5271d0c5b3c087fGli appassionati di fumetti e cultura nerd sentono ogni giorno che passa sempre di più la mancanza delle fiere e delle convention: in attesa che possano finalmente tornare è possibile leggere un fumetto che parte dalle figure carismatiche dei cosplayer per costruire un’avventura fantastica, tra realtà e immaginazione.
Antonella vive a Napoli, è tifosa della squadra della sua città, ma soprattutto è una cosplayer attiva e famosa, che gira le fiere e si è fatta conoscere insieme ai suoi due cani.
Un giorno, tra i regali che riceve dai suoi fan ce ne è uno che la colpisce, molto semplice in realtà, con dentro una carta da gioco con il simbolo del fuoco e la scritta Fanne buon uso
Presto Antonella scoprirà che quella carta dà poteri fantastici e permette di prendere i panni di una super eroina, ma suscita anche l’interesse di una misteriosa veggente, forse una creatura sovraumana, e del suo inquietante e bellissimo gatto, durante quell’evento iconico e bramato da molti nella vita reale che è Lucca Comics. 
Il primo albo a fumetti sulle avventure di Antonella, in arte Himorta, racconta una storia tra realtà e fantasia, in cui molti si riconosceranno, in tavole a colori con uno stile manga, realizzate da Stefania Macera in arte Chocoartist, primo capitolo di una saga con una nuova super eroina.
I fan del made in Japan riconosceranno non pochi echi della celebre opera delle Clamp Card Captor Sakura, che proprio in questi giorni festeggia i venticinque anni dalla sua realizzazione, ma La carta del fuoco è una storia comunque originale, che racconta tra le righe l’importanza del mondo otaku e nerd dal punto di vista culturale e come fenomeno di costume sulle giovani generazioni.
Una graphic novel che racconta il mondo degli appassionati di fumetti e di tutto quello che gira loro intorno, partita da un personaggio reale e amato, la influencer cosplayer più seguita in Europa. In attesa di poter riprendere a girare le fiere e conoscere magari Himorta, è senz’altro un modo per sentirsi meno soli con la propria passione. Tra l’altro l’autrice, dopo aver vestito i panni di tanti personaggi, questa volta racconta, sia pure con il filtro del fantastico, se stessa, con le sue passioni, come il calcio e gli adorati cani. 
La carta del fuoco è dedicato a Minou, la cagnolina di Antonella, presente nella storia e che nella vita reale è volata da un’altra parte.

Himorta, al secolo Antonella Arpa ha vestito in occasione di fiere e eventi i panni di oltre 200 personaggi tra videogames, manga, serie tv, cartoni animati e personaggi cinematografici e dei fumetti. Dal 2016 è infatti la Manga di Avanti un altro, game show in onda su Canale 5 condotto da Paolo Bonolis, dove interroga i concorrenti proprio sul mondo fumettistico. E’ testimonial di Maxim al festival del cinema di Roma e ha collaborato tra gli altri con DC Comics, Adidas, Warner Bros, Sony. Il suo canale Twitch è il primo per crescita in Italia.

Provenienza: libro del recensore.

:: Review Party: Dante Enigma di Matteo Strukul (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

6 Maggio 2021

Firenze 1288. Una città cupa, fosca, nelle mani di Corso Donati, capo dei guelfi, assetato del sangue dei nemici, quei ghibellini che hanno appena sterminato i senesi – alleati dei fiorentini – nelle Giostre di Pieve al Toppo. In questo teatro d’apocalisse si muove il giovane Dante Alighieri: coraggioso, innamorato dell’amore e consacrato a Beatrice, ma costretto a convivere con la moglie, Gemma Donati; amico di Guido Cavalcanti e di Giotto, amante della poesia e dell’arte ma chiamato dal dovere sul campo di battaglia. Firenze infatti si prepara a un ultimo, decisivo scontro, e Dante dovrà dar prova del proprio coraggio impugnando le armi a Campaldino. Quando Ugolino della Gherardesca, schierato coi guelfi e imprigionato nella Torre della Muda a Pisa, morirà di fame fra atroci tormenti, Corso si deciderà a muovere guerra ai ghibellini. Il giovane Dante si unirà allora ai feditori di Firenze, affrontando il proprio destino in una sanguinosa giornata che ha segnato il corso della storia d’Italia. E che segnerà necessariamente anche lui, come uomo e come poeta. Guerriero, appassionato, avventuroso. Un Dante inedito.

Matteo Strukul È nato a Padova nel 1973. È laureato in Giurisprudenza, dottore di ricerca in Diritto europeo e membro della Historical Novel Society. Le sue opere sono in corso di pubblicazione in quaranta Paesi e opzionate per il cinema. Per la Newton Compton ha esordito con la saga sui Medici, che comprende Una dinastia al potere (vincitore del Premio Bancarella 2017), Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia. Successivamente ha pubblicato Inquisizione Michelangelo, Le sette dinastie, La corona del potere e Dante enigma. Per essere informati sul suo lavoro: matteostrukul.com 

Dante Alighieri morì a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321, e proprio quest’anno ricade il 700mo anniversario. Tra le tante celebrazioni Newton Compton fa uscire il romanzo storico Dante Enigma, di Matteo Strukul il più pulp tra gli autori italiani che coniugano storia, avventura, e sfumature noir.

Di cosa parla questo romanzo? Della gioventù turbolenta di Dante, che non fu solo il sommo poeta che noi tutti conosciamo, ma qui lo vediamo in una veste inedita per molti, sul campo di battaglia di Campaldino, la più cruenta e sanguinosa battaglia del Medioevo, che vide contrapposti i guelfi di Firenze e i ghibellini di Arezzo.

Facciamo fatica a immaginarci un Dante guerriero, ma proprio l’orrore di quel campo di battaglia se vogliamo è stato fonte di ispirazione per l’Inferno della sua Commedia.

Nelle ore convulse che ne erano seguite, Dante aveva preparato il proprio equipaggiamento di feditore che era riuscito a comprare, in quell’ultimo periodo, grazie all’appoggio di Vieri de’ Cerchi e della famiglia di sua sorella Tana. Sapeva di dover prendersene cura ed era orgoglioso e spaventato al tempo stesso nel veder luccicare sul tavolo della cucina la cotta di maglia, le maniberghe e le pediberghe, il camaglio e l’elmo. Le fiamme del camino si riflettevano sul ferro scintillante dell’armatura leggera, disegnando rossi arabeschi.

E quindi per capire Dante è anche utile immergerci in quel clima di lotta e di violenza, di cui Strukul sottolinea il lato avventuroso.

Sia chiaro non è un saggio storico, Strukul ha voluto scrivere un romanzo avventuroso, ma si è documentato seriamente facendo un grande lavoro di ricerca e consegnandoci una descrizione romanzata dei fatti credibile e interessante.

Anche il lato sentimentale della vita di Dante e il suo amore puro per Beatrice, diventerà poi combustibile per il suo genio letterario, e qui vi compare.

Ciò che componeva era il suo unico rifugio. Che cosa avrebbe pensato Gemma di quello che scriveva sulle donne, della sua idea d’amore affidata a fanciulle che non erano lei? E quanto lo avrebbe odiato se avesse scoperto di Beatrice? Perché lei incarnava l’amore perfetto, la salvezza, la promessa di una vita anche per ciò che vita non era: era forse tale l’obbligo di sposarsi? Di dover appartenere a un’arte, di guadagnare con un lavoro manuale? Lui non era fatto per quello, era insofferente alle regole, voleva librarsi nei cieli della meraviglia e delle passioni, voleva conoscere la bellezza assoluta, planare su luoghi sconosciuti e ghermire il cuore di donne magnifiche e irraggiungibili!

Il ritratto che ne emerge di Dante è il ritratto di un uomo coraggioso, sanguigno, innamorato dell’amore, capace di grande audacia e di forza, intelligente e amante della bellezza, dell’arte e della poesia. Una personalità molto sfaccettata amica di Guido Cavalcanti e persino di Giotto, (quest’ultima amicizia non è testimoniata, ma non ci sono neanche dati certi che la neghino, per cui Strukul gioca seguendo la sua intuizione).

Dante Enigma è insomma un moderno libro di avventura, in cui storia e fantasia si coniugano sul filo dell’azione portando il lettore in un mondo lontano con l’abilità dei grandi narratori dei romanzi di appendice ottocenteschi.

Source: pdf inviato dall’editore scopo Review Party.