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:: Che razza di libro! Jason Mott (NN editore, 2022)A cura di Viviana Filippini

21 giugno 2022

“Che razza di libo!” Un titolo, ma anche l’esclamazione che ogni tanto ti balza per la testa leggendo appunto “Che razza di libro!” di Jason Mott, edito da NN editore. Il lettore segue passo passo le vicende di questo scrittore americano dalla pelle nera che ha appena pubblicato un libro di grande successo e che sta girando gli Stati Uniti d’America per presentarlo. Durante il tour promozionale il protagonista non si fa mancare nulla: scappatelle amorose, interviste, sbronze pazzesche, situazioni che evidenziano un progressivo andare verso la sregolatezza. A mettere un po’ un freno alla dissolutezza del noto scrittore compare dal nulla, così sembra, questo ragazzino con la pelle scura, ma così scura da essere vista come una peculiarità sua ed esclusiva. Lo scrittore ascolta questo giovanotto che ha scelto di essere invisibile ai più, ma che ad ogni comparsata gli racconta un pezzo della sua vita  e getta nel panico l’affermato autore perché lui, conoscendosi bene, si domanda se quello che sta vivendo sia un sogno o realtà e se quel ragazzino che parla lo sente solo lui o anche gli altri che gli stanno attorno. Lo scrittore protagonista della storia si tormenta con tali domande per il semplice fatto che è conscio di essere affetto da una strana sindrome che gli impedisce di capire dove finisce il confine tra realtà e fantasia, ed è convito che forse quel ragazzino dalla vita non tanto facile sia reale, ma il dubbio che lo tormenta lo spinge di continuo a chiedersi se lo è davvero. Vero è che questa storia dal ritmo serrato porta chi legge a zonzo per gli Stati Uniti d’America in situazioni a volte davvero a limite del surreale e Mott mette in campo diversi temi come la diversità, il razzismo del passato radicato ancora nel presente e rivolto verso coloro che sono identificati come i diversi, unito agli effetti che tale pregiudizio scatena in chi li subisce e sulla società. Il lettore immerso nelle pagine potrebbe quindi davvero trovarsi ad esclamare: “Che razza di libro!”, perché durante la lettura si ha come la sensazione che lo scrittore, alle prese con quel ragazzino con la pelle scura e con un passato di sofferenza alle spalle, stia facendo i conti con il suo io bambino. Mettendo assieme le caratteristiche dei protagonisti della storia e di chi l’ha scritta nella realtà, non è difficile pensare che lo scrittore del libro sia lo stesso Mott e allora sì che ci sta l’esclamazione: “Che razza di libro!” (detta in senso buono e positivo), perché la geniale struttura narrativa creata da Mott porta chi legge  a scoprire una storia nella storia, un libro che racconta come è nato lo stesso libro in lettura. Ecco che quello scrittore tra le pagine, impegnato in un serrato faccia a faccia con quel misterioso bambino senza un nome preciso, mi ha dato la sensazione di un adulto alla prese con la sua coscienza più pura, libera da paletti e pregiudizi che richiama l’autore protagonista nel libro, l’autore del libro (Mott) e anche il lettore odierno diventato uomo adulto a ritrovarsi e a non scordarsi del proprio passato e delle proprie radici.  

Jason Mott è uno scrittore americano, autore di romanzi e poesie. Che razza di libro! è stato selezionato in diversi premi, tra cui il Carnegie Medals for Excellence in Fiction, l’Aspen Words Literary Prize, il Joyce Carol Oates Prize. Ha vinto il Sir Walter Raleigh Prize for Fiction e il National Book Award for Fiction 2021. “Che razza di libro!” Romanzo vincitore del National Book Award 2021. Questo libro è per chi ha inventato un pianeta senza nome, un luogo felice dove riconoscersi e sentirsi finalmente a casa.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa NNeditore

First Lady, Dario Salvatori, (Oltre edizioni 2021) A cura di Viviana Filippini

18 Maggio 2021

Sono 46 i Presidenti che si sono alternati alla giuda degli Stati Uniti d’America dal 1789 ad oggi.  46 uomini che hanno portato avanti il Paese a stelle e strisce nel corso del tempo, attraversando guerre interne (come non ricordare quella di Secessione dal 1861 al 1865) e mondiali. Questi uomini, in realtà non erano soli e a narrare le esistenze delle loro compagne di vita ci ha pensato Dario Salvatori con “First Lady”, edito da Oltre edizioni. Il volume è un interessante saggio biografico che racconta il vissuto delle mogli di tutti i capi di stato americani, da Martha Washington fino a Jill Biden, moglie dell’ultimo presidente eletto.  Sì, ma nel mezzo ci sono anche Eleanor Roosevelt, Bess Truman, Jackie Kennedy, Nancy Reagan, Michelle Obama e Hillary Rodham Clinton, in quello che, leggendo, è un vero e proprio viaggio nelle vite di donne che forse hanno incarnato e incarnano il lato meno noto del potere americano, ma che sono state e sono ancora le co-protagoniste dello sviluppo della vita degli U.S.A. Per esempio c’è la storia di Florence Harding, first lady dal 1921 al 1923, che venne definita “Nuova donna dell’era progressista” e fu la prima a introdurre la musica Jazz nella Casa Bianca e alla radio, riaprendo poi le porte della “Casa della gente” chiuse con lo scoppio della Prima guerra mondiale. Bird Johnson, first lady dal 1963 al 1969, fu molto attenta all’ambito ambientalistico e alimentare e nonostante le infedeltà del marito, acquistò una stazione radiofonica e divenne una geniale imprenditrice e “la prima donna miliardaria ad aver fatto tutto da sola” e tante altre figure femminili nei panni di first lady che con il loro agire portarono qualcosa di più o meno rivoluzionario per il popolo americano. Un esempio Betty Ford (first lady dal 1974 al 1977) raccontò pubblicamente la sua malattia (cancro al senso) e la tossicodipendenza, portando tutti gli americani a rivalutare le modalità in cui queste due tematiche venivano affrontate. Il libro di Dario Salvatori non si limita a racconta le vite di queste donne che hanno vissuto accanto ai mariti presidenti, ma riesce a far conoscere dettagli, particolarità, interessi e qualità intellettive che evidenziano come queste figure femminili, in passato magari più in disparte rispetto ai mariti, ebbero un ruolo importante nella vita politica americana. Certo è che in “First Lady”, Salvatori dimostra come ognuna di queste donne, in modo maggiore o minore, furono davvero presenti e lasciarono un segno nella vita politica americana nazionale e mondiale.

Dario Salvatori, giornalista, scrittore, conduttore radio-tv. Nel cast di molti programmi di Renzo Arbore (“L’Altra Domenica”, 1976; “Quelli della notte”, 1985; “Meno siamo, meglio stiamo”, 2005). Fra i suoi programmi: “Famosi per 15 minuti”, “Swing!” (con Maurizio Costanzo), “Diario TV”. Ha pubblicato oltre quaranta libri. È al suo terzo libro a carattere americanistico.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.