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:: Nazivegan Heidi – Alba Vegana di Don Alemanno e Boban Pesov (MagicPress Edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

12 settembre 2017

nzvh_coverDopo aver riletto in maniera molto alternativa la figura di Gesù in Jenus, Don Alemanno torna a firmare una nuova graphic novel per Magic Press, sempre all’insegna della dissacrazione e dell’ironia, e mettendo al centro di tutto un’icona dell’immaginario per ragazzi degli ultimi quarant’anni.
Nazivegan Heidi – Alba Vegana racconta, ad opera di Alemanno e dell’artista macedone e youtuber Boban Pesov una versione alternativa della storia della celeberrima eroina svizzera, inventata pare partendo da una storia vera da Johanna Spyri nell’Ottocento in un romanzo che oggi può sembrare un po’ pedante per l’eccessivo moralismo, ma riconsacrata come icona pop da due autori giapponesi Isao Takahata e Hayao Miyazaki nell’omonimo anime anni Settanta, ancora oggi conosciuto, replicato e amato.
Don Alemanno e Bonan Pesov riprendono in maniera pressoché filologica i bei disegni del cartone animato, uno degli apripisti dell’invasione animata dal Paese del Sol levante, ma i toni sono decisamente diversi: il nonno di Heidi è un criminale nazista invecchiato che si incavola perché la nipotina non impara il saluto al Fuhrer, la zia Dete è una escort, Peter se la spassa con le caprette in maniera non certo innocente, Clara fa l’attivista oltranzista vegana su Youtube e la signorina Rottermeier traffica in animali da pelliccia illegali e gestisce una casa chiusa.
Heidi cambia dopo due incontri fondamentali, quello con un dispositivo alieno caduto sulle Alpi che permette di dialogare con gli animali, e quello con Clara, che le fa scoprire l’attivismo animalista, con una presenza costante su Youtube a cui si unisce anche la bambina.
La storia quindi prende una piega diversa ma non per questo meno divertente di quella che si conosceva (anzi), con un attacco tra le risate ad ogni tipo di integralismo, con la presenza come guest star del giornalista Giuseppe Cruciani, famoso per i suoi attacchi provocatori al movimento animalista.
In un Paese dove lo spot di una merendina diventa un caso nazionale per presunte offese, non sono mancate le polemiche verso Nazivegan Heidi da parte di vari tipi di integralisti messi alla berlina. Del resto Don Alemanno ha dovuto già fare i conti con lo scarso senso dell’umorismo di certe persone, ma i suoi fumetti servono a questo, a far riflettere con arguzia sul nostro mondo partendo da un’icona dell’infanzia di molti dissacrata ma non per questo offesa.
Del resto l’autore e l’editore hanno espresso il perché di questa operazione, che si spera non resterà in volume unico: Una risata vi seppellirà perché di fronte al radicalismo di chiunque si consideri rappresentante assoluto della “verità”, l’ironia sfacciata e la critica, anche la più feroce, rappresentano sempre una preziosa ancora di salvezza, tra umorismo, irriverenza e provocazione.

Don Alemanno: Tutto ciò che riguarda Don Alemanno prima del 2012, è fumettisticamente insignificante. Nessuna pubblicazione, nessuno studio della materia, nessun corso, nessun desiderio, nemmeno per un attimo, di intraprendere una carriera di questo tipo. Detto in parole povere, Don Alemanno è un’enorme anomalia. Come uomo, proprio.Nato nel 1981 già dotato di enorme barba, l’ha abbandonata per un po’ fino a ripristinarla di recente in tutto il suo splendore. Nel 2012, per un mero divertimento personale, inventa il personaggio di Jenus di Nazareth, crea la pagina omonima e pubblica lì le sue Pillole. Il successo arriva quasi subito, tanto che la pagina passa in breve tempo da 0 a più di 400 mila seguaci. A seguito di un contratto editoriale con Magic Press Edizioni e una collaborazione con Mondadori Comics, Don Alemanno vanta attualmente 24 volumi pubblicati dal 2013 a oggi, senza abbandonare la sua verve mediatica in rete e numerose collaborazioni in altri ambiti con artisti e attori. Pare che sia etero poco convinto.

Boban Pesov Macedone di nascita, italiano d’adozione, artista per passione. Partendo da una formazione artistica e una laurea in Architettura, oggi disegno e satira sono il suo pane quotidiano. Dal 2013 YouTube è diventato il trampolino di lancio che l’ha fatto conoscere al grande pubblico. È apprezzato sul web per le sue vignette e in particolare per i suoi “Disastri d’Arte” in cui sperimenta nuove e strampalate tecniche artistiche, giocando con personaggi della cultura pop. Grazie al format ha partecipato anche a diversi eventi in giro per l’Italia, uscendo dall’ambito del video web. Ha pubblicato per Magic Press Edizioni Spermini alla riscossa e realizzato le illustrazioni de Il dizionario illustrato dei #giovanimerda di Amleto De Silva.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa.

:: Motel Chronicles – Sam Shepard (Il Saggiatore 2016) a cura di Nicola Vacca

11 settembre 2017

motel sam shepardLo scorso luglio è scomparso Sam Shepard. Scrittore, commediografo, attore e drammaturgo. Un artista geniale e poliedrico, un alto e raro esempio di grande intelligenza. Nel 1972 ha ricevuto il Premio Pulitzer per Il bambino sepolto. Dopo una lunga esperienza teatrale si innamora del cinema. Siamo alla metà degli anni Settanta quando con la sua interpretazione nel film I giorni del cielo di Terrence Malick gli era valsa una candidatura all’ Oscar come migliore attore non protagonista.
Ha partecipato a molti film, spesso diretto da grandi registi, da Robert Altman (Fool for love, 1985) a Herbert Ross (Steel magnolias, 1989), da Volker Schlöndorff (Passioni violente,1991) a Michael Apted, Peter Yates, Ridley Scott, Nick Cassavetes, Wim Wenders, Lawrence Kasdan. Al cinema si ricordano le sue interpretazioni in Frances (1983) di Graeme Clifford; Crimini del cuore (1986) di Bruce Beresford; Voyager (1991) di Schlöndorff, Snow Falling on Cedras (1999) di Scott Hicks, The Pledge (2001) di Sean Penn, Black Hawk Down (2001) di Ridley Scott, Le pagine della nostra vita (2004) di Nick Cassavetes, Non bussare alla mia porta (2005) di Wenders
Quando nel 1983 pubblica la raccolta di racconti Motel Chronicles, Sam Shepard è già un geniale interprete del teatro e del cinema contemporaneo.
In quel libro, attraverso frammenti, storie brevi, poesie e divagazioni crudeli e ironiche, Shepard entra nel cuore disincantato del sogno americano e ne racconta «on the road» la caduta nell’insensatezza e nell’assurdo.
Wim Wenders sì innamorò dei racconti di «Motel Chronicles» e realizzò Paris Texas, uno dei film fondamentali della storia del cinema a cui lo scrittore parteciperà come sceneggiatore.
Era il 1985 quando Feltrinelli pubblicò Motel Chronicles. Poi negli anni di questo libro non si seppe più nulla.
Nel 2016 il Saggiatore riporta in libreria questa opera straordinaria che ha influenzato una generazione.
Nella rilettura a distanza di trentuno anni si conferma un capolavoro autentico perché il suo autore era a sua volta un capolavoro vivente.
Grande e immenso Sam Shepard.
Il vagabondare per le strade deserte e polverose degli States, l’abbandonarsi ai paesaggi desolati senza mai avere una meta.
Shepard nei suoi racconti fa del vagabondaggio l’arte in cui perdersi in non luoghi che sono la desolazione e il deserto dell’anima nel totale abbandono di un tutto che scorre e che non va da nessuna parte.
Shepard con una crudele ironia mette in scena storie di vita americana, attraversando strade e vagabondando in cerca di mete che non esistono. Un vagabondaggio che somiglia a una fuga e in cui ci si imbatte in paesaggi e persone che non hanno niente a che fare con l’America tradizionale.
Fuori da ogni convenzione e canone, la scrittura di Sam Shepard lacera la pagina e l’inchiostro diventa sangue che realizza una mappa di desolazione in cui si resta inghiottiti senza alcuna via di scampo.
Fuori da ogni convenzione e canone, la scrittura di Sam Shepard (di cui Motel Chronicles rappresenta il vertice) lacera la pagina e l’inchiostro diventa sangue che realizza una mappa di desolazione in cui si resta inghiottiti senza alcuna via di scampo.
Motel Chronicles e gli altri suoi libri raccolgono cose, parole e frammenti sparsi per raccontare con disillusione, caricando di una tragica invenzione una realtà storpia, un’America disumana e deturpata, il paradigma di un Occidente che non riesce a salvarsi da una decadenza letale.
Autostrade periferiche, terre desolate, città metafisiche, sono queste le mete che Sam Shepard raggiunge a bordo della sua auto, sempre dedito all’arte perduta del vagabondaggio da cui emerge la consapevolezza di una consolidata visione apocalittica da cui il pianeta intero non si salverà.
Lo scrittore, in preda a un’anatomia dell’irrequietezza che somiglia molto a quella di Bruce Chatwin, nei suoi racconti fa i conti con un mondo che è già svanito.
E come se fossimo definitivamente finiti in un quadro di Hopper. Il sogno americano si è infranto, insieme alla fine dell’Occidente e davanti a noi vediamo i piedi bianchi sulla moquette sintetica e verde, le nostre mani vuote, le mostre facce senza padre.
Lo scorso anno esce per i tipi di Playground Diario di lavorazione che è il suo ultimo libro. Da leggere la galleria di storie e ritratti di questo altro capitolo straordinario del genio di Sam Shepard: continua il viaggio attraverso il paese depresso sempre sulle highways da cui si vedono le lande polverose che fanno da sfondo alle vite estreme di uomini soli che sono gli stessi di Motel Chronicles.
Nei suoi libri si trova sempre la fotografia di un’ America che cambiava mentre stava tradendo se stessa, di cui Shepard è stato lucido testimone.

Sam Shepard, nato nel 1943, è attore, commediografo e scrittore. Nel 1972 ha ricevuto il Premio Pulitzer per Il bambino sepolto. È apparso in film come I giorni del cielo (1978), Uomini veri (1983) e Black Hawk Down (2001) e ha collaborato alla sceneggiatura di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni (1970) e Paris, Texas di Wim Wenders (1984).

Source: inviato dall’editore al recensore.

:: Liberi junior – Io dico no! Storie di eroica disobbedienza – Daniele Aristarco (Einaudi ragazzi 2017) a cura di Viviana Filippini

11 settembre 2017

io dico noQuante volte siamo stati rimproverati da grandi e da bambini per aver detto no? A me è successo una marea di volte, però “Io dico no! Storie di eroica disobbedienza” di Daniele Aristarco, è la dimostrazione che nel corso della millenaria storia del mondo certi “No” sono stati fondamentali. Nel libro edito da Einaudi ragazzi, Aristarco presenta le vicende umane di persone che, durante il loro vivere, hanno detto con forza no. Scelte che hanno scatenato cambiamenti di portata mondiale o che hanno dato il via a piccole trasformazioni civili, diventate certezze col passare del tempo. 35 sono i personaggi scelti da Aristarco, 35 vicende che, nonostante l’esito in alcuni casi non sia stato purtroppo positivo, sono la dimostrazione di come sia possibile agire per cambiare il mondo. Ogni storia può essere letta in relazione alla altre o come episodio a se stante e questo permetterà al piccolo lettore di conoscere anche un po’ delle esistenze di coloro che dissero “no”. Ecco profilarsi tra le pagine Prometeo con il suo no all’obbedienza, o Orfeo con il no alla morte e all’ignoranza. Si arriva poi a Socrate con il suo no all’ingiustizia o all’incoerenza, a Spartaco con il no alla schiavitù e alla matematica Ipazia con il suo no al fanatismo. Il libro di Aristarco fa davvero attraversare i secoli al lettore, dimostrando quanti sono coloro i quali, in nome di una giusta causa, sacrificarono la loro vita per il bene di tutti. Qualche altro no lo possiamo di certo ricordare in tempi a noi più vicini con Abramo Lincoln e il suo no alla schiavitù, Emile Zola con il famoso “J’accuse” e il no all’antisemitismo. Il no delle Suffragette alla discriminazione di genere, quello di Simon Wiesenthal all’impunità dei criminali nazisti. Anche il musicista Arturo Toscanini disse no, e lo affermò con forza in nome di un arte libera, che non si ponesse al servizio del potere. Come non citare Martin Luther King e il suo no al razzismo o Rosa Parks e il no alla disuguaglianza, con loro Nelson Mandela e il no all’apartheid. Tanti no, diversi tra loro, che hanno toccato le varie sfere del vissuto e allora ecco Charles Darwin col suo no all’antropocentrismo, il Dalai Lama con il no alla violenza, l’italiana Franca Viola con il no al matrimonio riparatore, o Anna Politovskaja con il no alla propaganda. Poi si arriva ai recenti casi di Malala Yousafzai e il suo no all’ignoranza o il no, ancora in atto, della poetessa iraniana Mahvash Sabet. I contenuti nel libro di Aristarco “Io dico no!” sono riferiti a coloro che hanno lottato in nome della libertà, perché a volte dire “no” non è essere capricciosi, ma opporsi alle ingiustizie. Illustrazioni di Nicolò Pellizzon. Età 10+.

Daniele Aristarco è nato a Napoli nel 1977. All’età di otto anni si è trasferito a Roma con la sua famiglia dove ancora oggi vive. Sin da piccolo ha sempre amato raccontare storie e ascoltarne, disegnarne, metterne in scena, musicarne. E così, da quando ha appreso a leggere e scrivere, si è occupato principalmente di questo: conoscere, inventare e raccontare storie. Ha svolto molti mestieri (magazziniere e libraio, attore e organizzatore culturale, speaker radiofonico e regista teatrale, ha persino insegnato Lettere alle scuole Medie). Ha scritto testi teatrali, programmi radiofonici, trasmissioni televisive. Ora scrive romanzi, racconti e saggi divulgativi di storia e cinema sia per gli adulti che per i giovani e i giovanissimi lettori. Con questi ultimi, prova a condividere i suoi giochi preferiti: le storie e la Storia. Si occupa inoltre di laboratori di scrittura creativa presso scuole, biblioteche e associazioni culturali. Ha pubblicato con le edizioni EL “Lucy, la prima donna”; “Cose dell’altro secolo” e “Shakespeare in shorts”, che a settembre 2016 è stato votato dai radioascoltatori della trasmissione «Fahrenheit» come libro del mese. Prossime uscite: “La nascita dell’uomo”.

Nicolò Pellizzon è nato a Verona nel 1985, è fumettista e illustratore. Il suo primo libro a fumetti ha vinto il premio al Treviso Comic Book Festival come miglior fumetto dell’anno. A partire dal 2014 ha iniziato a pubblicare i suoi libri con i migliori editori italiani di fumetti e a collaborare come illustratore con molti editori.

Source: inviato dall’editore al recensore, grazie ad Anna De Giovanni dell’ufficio stampa.

:: Liebster Award 2017

9 settembre 2017

Forse i blog seriosi non partecipano a questo premio, ma noi non siamo un blog serioso, serio sì, ma non serioso. Ci piace giocare. Per cui accettiamo con vivo piacere di essere stati nominati dal blog La campana di vetro per il Liebster Award 2017.

liebster award

REGOLE

1. Ringraziare chi ti ha premiato.
2. Scrivere qualche riga (max 300 parole) per promuovere un blog interessante che seguite.
3. Rispondere alle 11 domande poste dal blog o dai blogger che ti hanno nominato.
4. Scrivere a piacere 11 cose di te.
5. Premiare a tua volta 11 blog.
6. Formulare 11 domande per i blogger che si nomineranno.
7. Informare i blogger del premio assegnato.

Promuovi un blog 

Non è prettamente un blog letterario (parla di cinema) ma a volte anche di libri è Il giorno degli zombi di Lucia. Tutte le volte che lo leggo mi sento meglio. Ha uno stile molto personale e irriverente.

Rispondi alle domande

  1. Cosa ti spinge a seguire un blog? Una sensazione, un colore, un’ idea, se mi innamoro di un blog di solito sono molto fedele, lo seguo negli anni.
  2. Cosa invece, immediatamente, ti fa chiudere il sito? La banalità, l’invadenza, i pop up che si aprono senza controllo, soprattutto.
  3. Ti senti in colpa quando, per noia o per scarso interesse, non riesci a terminare un libro? No, assolutamente, è una delle libertà del lettore abbandonare un libro che non piace.
  4. Team inverno o team estate? Importantissimo. Inverno.
  5. Ci sono periodi in cui senti maggiormente il bisogno di comprare libri? Io per esempio divento compulsiva quando sono triste. No, tutto l’anno, è più una questione economica.
  6. Preferisci acquistare i libri nelle librerie indipendenti o nelle grandi catene? Per motivi di praticità negli store online.
  7. Sottolinei i libri? Matita, evidenziatore, quel che sia. Di solito no.
  8. Qual è il libro che senti ti abbia “iniziato” al mondo della letteratura? Sono tanti, forse da ragazzina Jane Eyre.
  9. Ricordi, invece, il tuo primissimo libro? Sì, non il titolo, ma parlava di due fratellini rinchiusi in una torre per colpa di uno zio cattivissimo.
  10. Dolce o salato? Salato.
  11. Per quale motivo hai deciso di aprire un blog? In origine per raccogliere le interviste che facevo a scrittori stranieri, il primo in assoluto che intervistai fu James Lee Burke.

Undici cose su di me

  1. Amo la Cina e più in generale l’Oriente.
  2. Cucino un ottimo arrosto.
  3. Ho gli occhi verdi.
  4. Cammino tra la natura quasi tutti i giorni.
  5. Amo la natura e gli animali.
  6. Sono stonata.
  7. Non sopporto vedere maltrattare gli anziani.
  8. Adoro Parigi.
  9. Amo la pioggia.
  10. La mia stagione preferita è l’autunno.
  11. Non amo essere fotografata.

Nomino

  1. La lettrice rampante
  2. Mr Ink Diario di una dipendenza
  3. La libridinosa
  4. Giacomo Verri
  5. Bookshighway
  6. Come un killer sotto il sole
  7. Leggere in silenzio
  8. Contorni di noir
  9. L’Oeil de Lucien
  10. La biblioteca di Eliza
  11. Il piacere della lettura

Domande 

  1. Preferisci leggere di giorno o di sera?
  2. Cosa scatta dentro di te quando decidi di iniziare a leggere un libro?
  3. L’autore più trascurato, ma che tu da sempre adori.
  4. Un motivo per cambiare opinione.
  5. Narrativa o Saggistica?
  6. Il più grande scrittore di tutti i tempi.
  7. Ascolti musica mentre leggi, o preferisci il silenzio?
  8. Cosa non sopporti di leggere in un libro?
  9. Hai mai pianto leggendo un libro?
  10. Il film più bello tratto da un romanzo.
  11. La poesia più bella che hai letto. (Citami alcuni versi).

:: Intervista a Qiu Xiaolong a cura di Giulietta Iannone

8 settembre 2017

1Bentornato Xiaolong su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa nuova intervista. Ci ho messo un po’ a mandarti le domande perché prima volevo finire il tuo ultimo libro Il poliziotto di Shanghai (Becoming Inspector Chen) e poi perché ho voluto riflettere su che domande farti. Inizierei col chiederti un bilancio della tua carriera di scrittore fino a oggi. Da ragazzo mentre studiavi letteratura, leggevi le poesie di Thomas Stearns Eliot, o Il Conte di Montescristo, immaginavi o anche solo sognavi che una volta adulto avresti fatto lo scrittore? Che i tuoi libri sarebbero stati letti da così tante persone in tutto il mondo, anche fuori dalla Cina?

Prima voglio dire che ti ringrazio per l’occasione di un’altra intervista e per il tuo interesse per i miei libri durante tutti questi anni. Lo apprezzo molto. Ora per la tua domanda per quanto riguarda l’inizio della mia carriera di scrittore. Mentre ero ancora un ragazzo, sognavo di scrivere qualcosa in futuro, ma non in modo professionale. Nell’ ambiente politico di quegli anni un giovane in Cina era incoraggiato a diventare lavoratore, agricoltore, soldato, ma non uno scrittore, che poteva essere condannato per qualsiasi cosa non fosse allineata alla propaganda del partito. Così divenire l’autore della serie dell’ Ispettore Chen era al di là del mio sogno più selvaggio all’epoca, per non parlare di essere letto da tante persone fuori dalla Cina, in diverse lingue del mondo. Un esempio posso fartelo subito. Mia figlia sta viaggiando in Italia e mi ha appena inviato una foto dei miei libri nella vetrina di una libreria italiana. Anzi, sono così grato dell’accoglienza sempre calorosa e incoraggiante dei miei lettori italiani.

Il poliziotto di Shanghai è un romanzo particolare. Diviso si può dire in tre parti: nella prima Chen Cao parla in prima persona e ricorda il periodo precedente della sua vita, prima di diventare poliziotto; nella parte centrale c’è la prima indagine di Chen Cao, in terza persona; e nella terza parte parli tu e ricordi un tuo caro amico, Lu Tonghao, il Cinese d’oltre mare, che non avrà, anche se trasfigurato, un ruolo marginale nei tuoi romanzi. Come è nata l’idea della struttura di questo romanzo?

Sì, è un romanzo insolito. Come tu sai, non ho iniziato scrivendo mystery, quindi ho sempre voluto sperimentare all’interno del genere. Una delle domande più comuni che mi fanno i miei lettori è: “quanto c’è in te dell’ispettore Chen?”. Inizialmente rispondevo che condivido la passione di Chen per la poesia e il buon cibo, ma non sono mai stato un membro del partito o un poliziotto. Ma poi mi è venuto in mente che le cose potrebbero non essere così semplici. Il lungo cammino come sono diventato uno scrittore internazionale da un “cucciolo nero” durante la Rivoluzione Culturale, in parallelo a quello in cui Chen diventa un esperto ispettore da un giovane ragazzo di lettere, può essere come ho scritto nel prologo di Becoming Inspector Chen, “Parlando in termini di postmodernismo, l’essere e il divenire individuali si materializzano tramite una ramificata interrelazione e interazione con gli altri individui. Invece di realizzarsi come una metamorfosi che avviene in un determinato momento, sono il risultato di un lungo processo caratterizzato da un gran numero di accadimenti che sono in apparenza irrilevanti fintanto che non vengono analizzati a posteriori[1]“. Ecco perché ho progettato una struttura molto speciale per il romanzo. In altre parole, cerco di rispondere alle due domande correlate: cosa è successo a me e alle persone intorno a me (direttamente collegate o meno), per farmi scrivere la serie dell’ispettore Chen così? E cosa è successo a Chen e alle persone intorno a lui (direttamente collegate o meno), per farlo diventare così?

Il personaggio di Chen Cao e te stesso si sovrappongono, si confondono. Scrivere i tuoi romanzi ti ha aiutato a fare chiarezza su periodi difficili come la Rivoluzione Culturale, la tristezza di dover abbandonare un paese amato, la separazione dai tuoi cari? (Sebbene torni spesso in Cina, e il tuo successo internazionale ti ha aiutato, a mantenere la tua indipendenza creativa, nonostante la censura).

Sì, hai davvero ragione a proposito di questo. Ci sono aspetti che si sovrappongono tra me e l’ispettore Chen. In una certa misura, scrivere il romanzo dell’ispettore Chen è stato il mio modo di affrontare le difficoltà che ho fronteggiato lasciando il mio paese natale, lasciando soprattutto la mia famiglia e gli amici. Non era quello che avevo previsto di fare. Per contemplare attraverso il personaggio di Chen, ironicamente come può sembrare, come una redenzione dell’ immaginazione: cosa avrei potuto fare se fossi restato in Cina dopo la strage di Tiananmen nell’estate del 1989. Come lui, sognavo di lavorare e scrivere in Cina e fare la differenza per il mio paese, anche se in modo limitato. Quindi scrivere questi libri fuori dalla Cina è per certi versi un tentativo di espiazione personale. Rispetto ai miei colleghi scrittori cinesi che sono costantemente preoccupati per la censura, mi considero una persona veramente fortunata, libera di scrivere tutto quello che vuole. Quindi è normale che molti lati si sovrappongano e si mescolino tra l’ispettore Chen e me.

Leggendo il tuo libro citi tanti classici della letteratura Occidentale, che leggevi da ragazzo, contrabbandandoli, superando la paura di essere sorpreso e punito. Libri come Tempi difficili di Dickens, Il Conte di Montecristo, l’ Amleto, Bel Ami. Come hanno influenzato la tua vita, prima che la tua scrittura? Da noi i ragazzi non leggono, vedono i libri come un nemico, o perlomeno una cosa noiosa, vedendo cosa rischiavate voi per potere avvicinare questi classici, non ti sembra paradossale?

Come Chen, quei libri sono stati importantissimi per me in quegli anni, con le scuole e le biblioteche chiuse durante la Rivoluzione Culturale, senza nient’altro da leggere che il libro “rosso” di Mao disponibile per il lavaggio dei cervelli maoista. I classici letterari occidentali hanno aperto un nuovo mondo per giovani come me. Non è troppo esagerato dire che siamo stati formati da quelle narrazioni alternative. Diversi anni fa, un libro intitolato Balzac and the Little Chinese Seamstress può vividamente illustrare l’influenza dei classici occidentali sui giovani lettori cinesi. Per quanto riguarda i dettagli della mia storia “Lu cinese d’ Oltremare”, posso assicurarti che sono tutti basati sulle mie esperienze personali. Ecco perché sono sempre debitore a lui e ai suoi libri. Considerando i rischi che abbiamo corso per ottenere questi libri ai nostri tempi, è ironico e paradossale rilevare che, mentre i giovani cinesi oggi non rischiano più come allora per potere avere questi libri, in realtà non leggono tanto. Forse perché sono troppo impegnati a fare soldi nella società sempre più materialistica, o perché trascorrono più tempo on-line. Detto questo, voglio aggiungere che durante la lettura e la pubblicazione on-line, c’è anche il rischio di incontrare i “poliziotti della rete”.

Impreziosisci al tua scrittura con tante citazioni di poeti classici cinesi antichi. Citami i versi della poesia cinese più bella che hai letto e magari tradotto.

Mentre crescevo durante la Rivoluzione Culturale, i miei genitori erano preoccupati che potessi avere problemi leggendo libri diversi da quello di Mao, ma con una sola eccezione, una copia di 100 Tang Dynasty Poems. Un giorno mio padre mi sorprese a leggere in segreto, ma invece di rimproverarmi o di chiedermi di restituire il libro, egli stesso inizio a leggerlo anche lui, copiando le righe su un quaderno e citandomi un vecchio cinese: “Se tu leggi Three Hundred Tang Poems bene, allora potrai scrivere con stile”. Dopo la Rivoluzione Culturale, io stesso ho iniziato a scrivere poesie, sotto l’influenza dei classici cinesi. Quando ho lavorato al primo romanzo dell’ Ispettore Chen, alcuni dei versi dei classici della dinastia Tang e Song mi sono tornati naturalmente in mente, e in qualche modo diventano parte del personaggio poeta/ispettore e forniscono una prospettiva diversa e storica per ciò che sta succedendo oggi in Cina. Successivamente ho tradotto e pubblicato diverse collezioni di poesie cinesi classiche negli Stati Uniti. E ho ancora due libri di traduzioni poetiche da finire per quest’anno.

La cultura tradizionale nel tuo paese sta svanendo sempre più travolta da una sorta di materialismo spirituale, o meglio capitalismo socialista. Leggere i poeti classici, citare proverbi, massime filosofiche antiche, è la tua forma di difesa da tutto ciò? Pensi che i giovani comprendano l’importanza del passato, delle proprie radici?

Ancora una volta, hai ragione. Per l’ispettore Chen, la lettura di poesie classiche, citare le antiche massime filosofiche e la loro traduzione, diventano tutti un modo per mantenersi un po’ distanziato dal materialismo e dalla corruzione pervasivi sotto il regime autoritario del partito. Per anni il governo del Partito ha demolito i templi taoisti, buddisti e confuciani, e ha vietato o bruciato quei libri in un frenetico tentativo di far dimenticare la tradizione, ma più tardi, c’è stato qualcosa come un ritorno da parte delle autorità a interessarsi della letteratura classica, pensate agli Istituti Confuciani che avete visto in Italia. È ovviamente solo un passato selettivo attraverso la reinterpretazione e la manipolazione nell’interesse del governo del partito.

Gli echi della Rivoluzione Culturale sono ancora presenti nel tuo vissuto, il grido “Spazzare i quattro vecchiumi”: vecchie idee, culture, convenzioni e abitudini dei capitalisti, credo delle Guardie Rosse, resta un ricordo che ti porterai per tutta la vita. Ora che vivi in Occidente, e conosci il capitalismo da vicino, con le sue luci e le sue ombre, c’è qualcosa che rimpiangi della società comunista?

Questa è una domanda molto interessante. Dopo aver vissuto nella “società comunista” per tanti anni, a volte non posso fare a meno di confrontare le cose che accadono sia qua che là. Per esempio, mentre stavo con mia figlia a San Francisco diversi anni fa, ho notato il processo difficile e prolungato di discussione, approvazione, pianificazione e costruzione di un sistema di trasporto (almeno una parte di esso è ancora in costruzione con la data di completamento sconosciuta) , ma dall’ altro lato ci sono circa quindici subways costruite negli ultimi venti anni a Shanghai, che hanno portato enorme utilità alle persone. Con potere assoluto e nessuna opposizione (nessun partito di opposizione nel sistema intendo), i funzionari del partito danno l’ordine e il progetto deve essere completato in tempo a qualsiasi costo. La velocità di esecuzione è inimmaginabile nelle luci e nelle ombre di un sistema democratico. Ma, pur avendo detto questo, mi piace ancora la citazione di Churchill: “In effetti è stato detto che la democrazia è la forma peggiore di governo, eccezion fatta per tutte le altre “. Riguardo alla citazione sopra fatta, posso aggiungere che il ministro cinese del sistema ferroviario è stato condannato come funzionario corrotto del Partito poichè aveva preso duecentocinquanta milioni di dollari in tangenti insieme a 387 appartamenti per se stesso e le sue amanti durante la costruzione del sistema ferroviario in Cina.

Che ricordo hai di Mao? Pensi che per alcuni giovani cinesi sia ancora una figura di riferimento, un padre del tuo paese, aldilà della propaganda o degli slogan ufficiali?

No, non credo che sia una pietra angolare o un padre del paese. È molto lontano da questo. Era un dittatore spietato, responsabile di molti disastrosi movimenti politici, tra cui le Three Red Flags (più di trenta milioni di persone sono morte a causa della fame) e la Rivoluzione Culturale (ancora più persone sono morte). All’inizio della Rivoluzione Culturale è il grido di Mao di “porre fine ai Quattro Vecchiumi: vecchie idee, culture, convenzioni e abitudini capitalistiche” che ha portato le Guardie Rosse dalla mia famiglia, strappandoci molte cose preziose nel nome di essa, e mia madre subì un tracollo nervoso. Nella propaganda ufficiale, naturalmente, Mao è ancora chiamato “grande leader” con il suo ritratto appeso in alto sulla Porta di Tiananmen, e c’è un gran numero di Maoisti che ancora innalzano inni e piangono sullo sfondo, questo è qualcosa di preoccupante sia per l’ ispettore Chen che per me.

Stai lavorando a una nuova storia di Chen Cao, puoi anticiparci qualcosa? Poi chiuderei questa intervista con la stessa domanda che ti fece tuo fratello “Come mai hai iniziato a scrivere romanzi polizieschi”?

In realtà sto lavorando su due di loro. Mentre ero nel bel mezzo di un libro dell’ ispettore Chen, temporaneamente intitolato In the Shadow of Judge Dee, un caso nella Cina contemporanea in parallelo con il giudice Dee nella dinastia Tang, in cui l’ispettore Chen sta riscrivendo la storia del giudice Dee in modo decostruzionale, ma in realtà come copertura per la sua indagine contro le dispute politiche, un amico italiano mi ha mandato un’immagine mentre indossa una maschera grottesca nell’aria piena di smog di Pechino. Di conseguenza, ho riposto il testo dell’ispettore Chen / Judge Dee per il momento e ho iniziato ad espandere una breve storia sull’ inquinamento ambientale cinese in qualcosa di simile a un sequel di Don’t Cry, Tai Lake. È temporaneamente intitolato Do not Breathe, Cina, in cui Chen deve trovare un modo per proteggere la sua ex-girlfriend nelle sue nuove attività ambientali in mezzo a un’indagine di omicidio seriale correlato condotta dal detective Yu e dall’ ispettore Chen. E lo finirò in estate.

[1] Traduzione di Fabio Zucchella pag. 232

:: I fantasmi dell’impero, Marco Consentino – Domenico Dodaro – Luigi Panella (Sellerio editore 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

8 settembre 2017

fantasmi imperoQuesto libro nasce da una chiacchierata a cena. Luigi Panella, che per passione trascorre il tempo libero tra biblioteche ed archivi, racconta a Marco Cosentino e Domenico Dodaro una storia che ha dell’incredibile. (pag. 539)

Come si legge nelle ultime pagine del libro, Panella ha ritrovato nei fascicoli dell’ex Ministero dell’Africa Italiana un’inchiesta segreta in Etiopia, risalente al 1938. Questa documentazione e la sterminata collezione fotografica di Panella stesso, costituita da ben 20.000 scatti dell’epoca, sono state la fonte di acqua viva che ha irrigato le pagine di questo romanzo storico.
Il microlivello delle battaglie, delle esecuzioni e delle dinamiche politico-strategiche in Etiopia si fonde con il macrolivello della storia mondiale, sempre più vicina alla catastrofe della seconda grande guerra. Questo romanzo spolvera la coscienza italiana dallo strato di oblio e di dimenticanza, persino di disinteresse, con cui è stata coperta e ricorda i terribili mezzi utilizzati dall’esercito italiano di Mussolini durante la conquista e il governo dell’Etiopia: stermini, stupri, esecuzioni sommarie, armi chimiche, violenza gratuita su ribelli e civili. Il colonnello Vincenzo Bernardi e il sottotenente Vittorio Valeri cercano la verità tra tradimenti, sciumbasci e rastrellamenti dei ribelli; la rincorrono in mezzo a battaglie, rapimenti e belle abissine; noi la troviamo nelle foto che Valeri ha scattato con la sua Leica III. Infatti, i volti e quasi sempre i nomi in questo libro sono quelli di uomini e donne realmente vissuti (in primis, quelli di Valeri e di Bernardi); i telegrammi ritrovati sono interamente e fedelmente riportati in queste pagine; gli scontri e le esecuzioni sono davvero accaduti.
Panella, Cosentino e Dodaro colorano magistralmente di finzione la Storia e la raccontano con i tratti della cronaca giornalistica attraverso una polifonia di voci amiche e nemiche, italiane e locali, di uomini e di donne. I fantasmi dell’impero è decisamente un esordio riuscito, un romanzo avvincente, sincero nei fatti e nei sentimenti, spesso crudo e commovente: un altro libro blu Sellerio da non perdere.

Marco Consentino, esperto di relazioni istituzionali, Domenico Dodaro, business lawyer, e Luigi Panella, avvocato penalista, vivono a Roma e sono amici da anni. I fantasmi dell’impero è il loro primo romanzo.

Source: Copia inviata al recensore dalla Casa Editrice. Ringraziamo Maurizio dell’ Ufficio Stampa Sellerio.

:: Stormy Weather – Enrico Gregori

8 settembre 2017

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Era il dolciastro del mio sangue, che inghiottivo insieme a scaglie di pelle e al succo di una caramella. Ma il sapore di sangue non se ne andava. E comunque non riuscivo a fare a meno di mordermi le labbra e l’interno delle guance.
Ti stai scarnificando, mi disse. Ti cola il sangue dagli angoli della bocca, sembri un vampiro. Hai ancora la paura addosso?
Invece era rabbia. Perché ormai quella storia che non avevo potuto cambiare, potevo solo raccontarla. Nero su bianco su un arido verbale, come fosse il furto di un’autoradio.
Questo dobbiamo fare, mi disse. E’ il nostro dovere.
Fallo tu quel cazzo di verbale, risposi. Io la storia te la racconto a modo mio.
Sì okay…”c’era un volta…”, disse per sfottere.
No, c’era sempre il sottofondo di Stormy Weather…
Di cosa?!?!

…o almeno c’era da quando lui era andato a lavorare in quella fabbrica.
Aveva 10 anni, Minù. E almeno due li aveva passati ad arrivare fino a lì da Chiang Mai.
Che poi Minù non era il suo nome… no. Il suo nome era lungo e difficile. Nemmeno lui lo sapeva dire bene. Figurarsi i padroni della fabbrica.
Sentirono una cantilena debole, ma capirono solo Minù.
Lì ce lo aveva accompagnato un connazionale più grande, uno esperto che sistemava tutti.
Avrai un tetto e da mangiare, gli aveva detto, basta che alla fabbrica ci lavori sodo.
Minù aveva il suo banchetto tra polvere e puzza.
Sei giovane, gli dicevano i padroni, e se non lavori tu…
E lui lavorava sì, col sottofondo di Stormy Weather. Che mette allegria, dicevano i padroni.
Nella mezz’ora di pausa, Minù guardava sempre il cielo.
Il cielo è il cielo, pensava. E’ uguale per tutti. E’ lo stesso cielo che vedono mamma e papà dove li ho lasciati. Perché lì c’è la fame, qui invece…
Qui mangi e hai un tetto, dicevano i padroni, basta che lavori. Poi c’è anche la musica, e ci puoi cantare sopra.
Stormy Weather, la polvere e la puzza.
Che poi Minù quando arrivò alla stazione quasi finì con la faccia sul mazzo di rose del fioraio ambulante.
Sarà tutto così il profumo di questo paese, pensò. Invece dove stanno mamma e papà…
Non sudava mai, Minù. E allora lo caricavano di cose da fare. Perché se non lavori tu che sei così giovane…
E la solita mezz’ora a guardare il cielo. Quello di mamma e papà, morti di fame.
Per lui invece un tetto e da mangiare. E Stormy Weather.
Ma di notte restava solo, Minù. La fabbrica era tutta sua, solo sua. Era guardiano e proprietario.
Meglio di un cane Minù, dicevano i padroni, perché mangia pure meno. Pane, riso, carne in scatola. E se succede qualcosa, altro che abbaiare! Gli abbiamo insegnato a telefonare col cellulare. Chiamaci Minù, ma abbassa la musica, perché Stormy Weather a noi rompe i coglioni. Dobbiamo dormire, noi.
Era il padrone di notte, Minù. Padrone della polvere, della puzza e di Stormy Weather.
Ma niente cielo da guardare, di notte. A montare la guardia, lui, meglio di un cane. Che mangiava troppo.
E una notte Minù la vide quella piccola scintilla nella fabbrica. Un minuscolo lapillo mentre andava Storrmy Weather.
C’era il telefonino, bastava correre e chiamare. Lui era il guardiano, meglio di un cane.
Ma non aveva mai visto il firmamento, di notte.
Però stavolta le vedrò le stelle, pensò Minù.
E lasciò andare la scintilla. Che diventò tante scintille. E poi un fuoco a catena.
Finché il boato della fabbrica di fuochi artificiali coprì Stormy Weather.
Minù volò in cielo insieme ai bengala colorati.
Mamma adesso arrivo, pensò.
E Minù fu l’unica luce che rimase in cielo.
Mentre tutti i razzi ricadevano a pioggia. Sulle note di Stormy Weather.

Enrico Gregori è nato a Roma nel 1954. Giornalista professionista dal 1983, si è sempre occupato di cronaca nera. Caposervizio per anni a Il Messaggero di Roma, ora collabora al sito on line del quotidiano. E’ autore di romanzi, memoriali di cronaca nera e di due biografie del cantautore Rino Gaetano : Un tè prima di morire (Bietti Media, 2007), Doppio squeeze (Bietti Media, 2008), Le mille facce della morte (Historica Edizioni, 2010), Cinque verticale (Senzapatria, 2010), Il percorso degli incubi (Azimut, 2011), “Quando il cielo era sempre più blu: Rino Gaetano raccontato da un amico” (Historica edizioni, 2012), “E io ci sto ancora, Rino Gaetano raccontato da un amico” (Historica edizioni, 2013), “Roma in nero” (Historica Edizioni, 2014) scritto insieme con la collega Paola Vuolo, “Le identità di Cleo” (Historica edizioni 2016), “Le ultime preghiere” (Historica edizioni 2017). Ha scritto inoltre alcuni racconti per varie antologie.

:: Free Book #GiveawaysforKids – Gli impermealibri: Un bel tuffo e Il bagnetto

7 settembre 2017

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Buongiorno lettori, questo è il primo giveaway ufficiale di Liberi ed è un giveaway molto speciale, dedicato ai bambini. Naturalmente possono partecipare solo gli adulti: genitori e nonni, zii e amici, ma il premio finale andrà ai più piccoli. Dai 3 mesi in poi.

Sono due impermealibri (libro impermeabile + guanto impermeabile) del valore commerciale ognuno di Euro 13, 90. Il vincitore potrà scegliere quale dei due ricevere, a cui io spedirò il premio, gentilmente messo a disposizione dall’editore Gallucci.

Come si partecipa?

E’ semplice: commentando questo post con i motivi per cui questi libri vi piacciono e spiegando il perchè volete riceverli. Vincerà la risposta più originale e divertente, a mio insindacabile giudizio. Quindi niente estrazione.

Alcune regole:

  • Possono partecipare a questo giveaway tutti i lettori di Liberi (maggiorenni) residenti in Italia (non effettuerò spedizioni all’estero).
  • Si partecipa commentando questo post secondo le modalità sopra riportate.
  • Nessun acquisto è necessario. Ogni persona può partecipare con un solo commento.
  • L’editore è lo sponsor del giveaway, ma io mi occuperò della spedizione.
  • Il vincitore non è obbligato a recensire il libro. Ma se poi vuole lasciare un commento, sempre a questo post sarà molto gradito, come una foto che dimostra che l’ ha ricevuto. Se lo recensite sul vostro blog, segnalate che l’avete ricevuto gratuitamente tramite il blog Liberi di scrivere.
  • Il giveaway apre oggi giovedì 7 settembre e termina sabato 23 settembre. Il vincitore sarà avvertito per email domenica 24 settembre e dovrà fornire un indirizzo valido per la spedizione, oltre a scegliere quale dei due libri ricevere.

Ecco è tutto! Partecipate numerosi ed è educhiamo i ragazzi alla lettura già da piccoli, è un dono che li accompagnerà per tutta la vita.

Contest chiuso.

La vincitrice è: Alessia.

I vincitori avranno una settimana di tempo per rispondere alla mail di vincita. Oltre il premio si riterrà rifiutato.

A Torino Giorni Selvaggi – a cura di Elena Romanello

7 settembre 2017

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La nuova stagione letteraria inizia sotto la Mole con Giorni selvaggi, progetto del Circolo dei Lettori e del Salone del libro, che porta a Torino alcuni dei nomi più celebri dell’ultima stagione letteraria, con tra gli altri tre Premi Pulitzer, un National Book Award, un maestro dell’Europa orientale, un inglese di culto.

Giorni selvaggi vuole essere un’importante occasione di crescita, con il coinvolgimento del Salone OFF 365, del Circolo dei lettori, dei gruppi di lettura delle Biblioteche civiche, delle scuole superiori, della Scuola Holden e i librai del Colti, il Consorzio delle librerie torinesi indipendenti.

Si apre con Richard Mason, nato a Johannesburg nel 1978, diventato un caso editoriale con Anime alla deriva uscito quando aveva solo 22 anni, giovedì 7 settembre alle 21, in dialogo con Francesco Pacifico a parlare de Il respiro della notte, sua ultima fatica.

Lunedì 11 settembre, ore 18 è la volta di Fernando Aramburu, con Michela Murgia di nuovo al Circolo dei lettori, autore di Patria (Guanda), salutato da alcuni come il Guerra e pace iberico, bestseller in Spagna con quasi 500 mila copie, incentrato sulle vicende legate all’Eta, il gruppo terroristico spagnolo.

Sempre l’11 alle 21 e di nuovo al Circolo dei lettori spazio a William Finnegan, vincitore del premio Pulitzer con Giorni selvaggi, libro che dà il titolo alla manifestazione e che l’ha rivelato come una delle voci più interessanti degli Stati Uniti di oggi. Finnegan dialogherà con Massimo Vincenzi, vice direttore La Stampa.

Il 12 settembre alle 18 e 30 spazio per Elizabeth Strout, reduce dal successo della sua raccolta di racconti Olive Kitteridge, diventata una serie tv prodotta dalla Hbo, che parlerà del suo nuovo libro Tutto è possibile con Elena Varvello.

Yu Hua è il quinto autore protagonista di Giorni Selvaggi: un’occasione per scoprire uno dei migliori scrittori contemporanei cinesi, feroce critico del capitalismo socialista in salsa orientali, che alla Biblioteca Civica Centrale mercoledì 13 settembre alle 18 presenterà Il settimo giorno.

Sabato 16 settembre alle 18 di nuovo al Circolo dei lettori interverrà il romeno Norman Manea, che ha conosciuto il regime stalinista del dopoguerra e la dittatura di Ceausescu e da trent’anni vive negli Stati Uniti. L’autore presenterà con lo scrittore Andrea Bajani e con il filosofo Edward Kanterian Corriere dell’Est, la sua biografia definitiva.

Dopo quasi un mese, un nuovo appuntamento alla Scuola Holden il 21 ottobre alle 21 con Colson Whitehead e La ferrovia sotterranea, libro amato da Oprah Winfrey e Barack Obama: con uno stile che ricorda quello cinematografico di Tarantino, Whitehead è vincitore sia del National Book Award che del Premio Pulitzer.

L’ultimo incontro previsto con data è quello con Geoff Dyer, uno dei più importanti scrittori inglesi, appassionato di letteratura, musica e fotografia, che parlerà del suo Sabbie bianche, un misto tra romanzo, raccolta i racconti e saggi, che sarà presentato al Circolo dei lettori martedì 21 novembre, ore 21.

La rassegna non finisce qui: nei prossimi mesi arriveranno anche Patrick McGrath, con il nuovo thriller La costumista che descrive una Londra del dopoguerra cupa e violenta e Andrew Sean Greer, autore bestseller con Storia di un matrimonio, con il suo nuovo libro Less, entrambi al Circolo dei lettori.

:: La felicità vuole essere vissuta – Loredana Limone (Salani 2017) a cura di Viviana Filippini

7 settembre 2017

la felicità vuole essere vissutaViene sempre il momento in cui bisogna rendere ciò che si è preso...”

Nell penultimo romanzo con protagonista Borgo propizio (Un terremoto a Borgo propizio, ed Salani) la piccola comunità era sconvolta dal sisma. Di certo il destino della popolazione del paesino nato dalla penna di Loredana Limone non poteva restare sconosciuto e, non a caso, l’autrice napoletana di nascita, ma milanese d’adozione, è tornata con un quarto volume dedicato al magico borgo. “La felicità vuole essere vissuta” è il titolo del romanzo edito da Salani, nel quale la popolazione del borgo è raccontata mentre sta cercando di tornare alla vita quotidiana dopo la distruzione causata dall’evento sismico. Loredana Limone non tradisce gli appassionati lettori delle vicissitudini del simpatico borgo medievale, e così, accanto all’arrivo di turisti stranieri, alla squadra di calcio locale che sale sempre più nelle classifiche, passando per l’apertura di nuovi negozi- compresi i parrucchieri cinesi e la boutique alternativa Amandissima- si scopre che tutti gli abitanti sono in fermento, perché presto arriverà una troupe cinematografica pronta a girare un film su Borgo Propizio e su Aldighiero il Cortese, suo fondatore. Questo evento crea curiosità, ma non impedisce alla scrittrice di trascinarci in un trama, come sempre ben costruita, dove le storie personali dei diversi personaggi si intrecciano le une alle altre con situazioni quotidiani velate a volte da ironia e altre da comicità, a dimostrazione di come un piccolo borgo possa essere considerato un mondo in miniatura dalle infinite sfumature. Pagina dopo pagina ritroviamo i personaggi di sempre, quelli che conosciamo e che, nel corso del tempo, sono diventati amici di noi lettori. C’è Belinda, moglie e mamma della piccola Letizia, non possono mancare le simpatiche Mariolina e Marietta alle prese con una terza sorella sbucata da chissà dove. Non è finita, perché ci sono anche Claudia e Cesare, alle prese con un matrimonio dalla crisi conclamata e Antonia con il suo travagliato amore per Rocco Rubino. Come sempre Loredana Limone, con la sua scrittura scorrevole, crea situazioni di vita quotidiana nelle quale gli imprevisti, i doppi sensi nascosti e momenti di riflessione sul senso dell’esistere sono sempre presenti. Loredana Limone ci fa sì sorridere, ma il suo scrivere è curato e mai banale, ci fa pensare a quello che succede nella vita di ogni giorno. Questo suo modo di raccontare ci trascina dentro ad un mondo fatto di personaggi di fantasia che rispecchiano tanti caratteri e comportamenti di noi umani, impegnati – come le creature letterarie della Limone- nelle piccole lotte del quotidiano per trovare un po’ di sana felicità da vivere e condividere. “La felicità vuole essere vissuta” della Limone ha un altro personaggio importante, lo stesso Borgo Propizio stesso, non solo set di ambientazione delle diverse vicissitudini dei propiziani, ma parte attiva e fondamentale di una storia dalla quale si impara che, a volte, nella quotidianità si devono riconoscere anche i propri errori, e non solo quelli degli altri, per trovare serenità.

Loredana Limone, napoletana di adozione milanese, dopo una decina di libri tra fiabe e gastronomia, ha esordito nella narrativa con Borgo Propizio, premiato con la menzione speciale al Premio Fellini 2012, tradotto in Spagna, Germania e Bulgaria. Gli altri libri sul borgo sono “Borgo Propizio”, “E le stelle non stanno a guardare” e “Un terremoto a Borgo Propizio”, è in arrivo il quarto capitolo dell’amatissima saga: La felicità vuole essere vissuta.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Il sorcio – Georges Simenon (Adelphi, 2017) a cura di Nicola Vacca

6 settembre 2017

sorcioMosselbach, detto il sorcio, è un chlochard alsaziano che vive sotto i ponti di Parigi da molti anni. Una sera mentre è impegnato nei suoi soliti vagabondaggi nei pressi dell’ Opéra trova un portafogli gonfio di dollari e non solo. Architetta un piano infallibile per venire in possesso di quei soldi senza trovarsi nei guai con la polizia che lo conosce.
Ma ancora non sa che quel portafogli e il suo proprietario defunto gli procureranno un mare di guai.
Inizia così, Il Sorcio (Adelphi, pagine 155, euro 18), il romanzo di Georges Simenon che Adelphi ha pubblicato questa estate
La casa editrice milanese continua a scavare nell’opera del grande scrittore belga e bene ha fatto a dare alle stampe questo romanzo che mancava da molto tempo. Simenon lo scrive nel 1937 e arrivo nelle librerie nel 1938.
In una Parigi che non è mai abbandonata dalla pioggia battente, Georges Simenon costruisce un intreccio ricco e intrigante in cui ritroviamo alcuni dei personaggi vicini al commissario Maigret come il commissario Lucas e lo sfigato ispettore Lognon.
Ma è il Sorcio il re di questa storia. L’anziano barbone alsaziano è forse il personaggio più accattivante che Simenon abbia creato.
Ugo Mosselbach che sogna di comprarsi una canonica a Bischwiller – sur Moder si troverà al centro di peripezie e di complotti. Lui non crede che aver trovato un portafogli accanto a un cadavere lo porti a essere il protagonista di una vicenda intrigata che ha a che fare con la finanza internazionale e molti altri affari sporchi. È troppo preso dall’organizzazione del suo piano per rendersi conto del pericolo in cui è precipitato.
Quando scompare un importante finanziere si accorge di essere stato il testimone inconsapevole di qualcosa di molto più grande di lui quando ha trovato tutti quei soldi. Lognon e Lucas lo pedinano perché sospettano che lui sappia qualcosa e non hanno torto.
Sullo sfondo di una Parigi dei quartieri alti, Simenon ci conduce in una storia da commedia poliziesca che sarebbe piaciuta molto al commissario Maigret.
Infatti quando Il Sorcio uscì fu immediatamente definito «un Maigret senza Maigret».
Mosselbach è «un ometto, magro con due occhi eccezionali, vivaci e maliziosi, una peluria rossiccia che tendeva al bianco sporco e un modo personalissimo di portare stracci troppo grandi per lui con una dignità che rasentava l’eleganza» Così come è descritto da Simenon, il Sorcio è uno dei più riusciti tra i numerosi personaggi indimenticabili partoriti dalla sua straordinaria fantasia.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) – Wikipedia

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Adelphi”.

:: Un interminabile inverno – Alex Boschetti (Edizioni Alpha Beta Verlag 2017) a cura di Federica Belleri

6 settembre 2017

interminabile invernoSecondo romanzo per Alex Boschetti. Un interminabile inverno, che tocca il Trentino, Bologna e New York. Tre luoghi diversi per tradizione, cultura e dimensioni. Luoghi che permettono di respirare aria pulita, ma anche umidità e caos. Strade dove è possibile sentirsi anonimi o vivi, a seconda delle esigenze. Proprio questo sta cercando Albert Kleim, ex professore universitario e noto volto della tv. Lui, che ha ancora voglia di leggerezza ma si chiude troppo spesso nella solitudine e nel silenzio. Ha un matrimonio fallito alle spalle, una carriera distrutta e un difficile rapporto con la figlia adolescente. È intrappolato in un immenso dolore, che lo soffoca. La scomparsa di suo figlio Nicola, un bambino, solo due anni prima. Un dolore muto, che in famiglia ognuno ha vissuto a modo suo, senza condividerlo.
Nasce così, con Albert, un personaggio ben costruito, anche se discutibile in alcuni atteggiamenti egoistici e fin troppo schietti. Il lettore riesce ad immedesimarsi nella sua muta sofferenza, grazie alle parole utilizzate dall’autore, profonde e sensibili dove serve. Questo noir intreccia in modo perfetto passato e presente del professor Kleim, fra amicizia, promesse, patti pericolosi, tradimenti e segreti. Il suo male di vivere si mescola a terribili eventi, mai sradicati dalla sua memoria. Come cambiano gli amici di sempre nel corso del tempo? Cosa significa per Albert piangere? Ha paura della morte? Questi sono alcuni degli interrogativi che Kleim si pone e sui quali anche il lettore è invitato a riflettere. Albert Kleim, una vita passata a cercare uno spiraglio. Il quotidiano trascorso cercando di evitare la negatività.
Un interminabile inverno. Quando l’orrore dell’anima supera ogni limite. Quando la vendetta è marcia e distorta. Noir splendido, feroce. Terribile ma efficace. Le frasi sono essenziali. I capitoli, brevi. Le parole lasciano un diffuso senso di inadeguatezza e di malessere. Così deve essere.
Editing praticamente perfetto, complimenti alla ab edizioni Alphabeta Verlag di Merano. Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Alex Boschetti (1977) ha al suo attivo diverse sceneggiature per fumetti e graphic novel, tra cui La strage di Bologna (Becco Giallo, 2006) e La scomparsa di Emanuela Orlandi (Becco Giallo/Fandango 2013). Nel 2017 è prevista l’uscita del suo nuovo lavoro, sempre per Becco Giallo, dal titolo Mani Pulite. Ha scritto anche sceneggiature per cortometraggi in animazione e videoclip. Ha inoltre pubblicato racconti in diverse antologie e il romanzo Nera Neve (ENS, 2003).
Un Interminabile Inverno è il suo secondo romanzo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia Silvia di Manzoni22 ufficio stampa Edizione Alpha Beta Verlag.