Archive for the ‘Rubriche’ Category

:: Mi manca il Novecento – Piero Chiara nella provincia della grande letteratura a cura di Nicola Vacca

8 gennaio 2018

chiara

Da Luino, sulle sponde del Lago Maggiore, uno dei più vivaci scrittori del dopoguerra ha narrato nei suoi romanzi e nei suoi racconti la piccolezza della vita di provincia e la mediocrità dei suoi personaggi con uno stile arguto, ironico senza mai essere banale.
Piero Chiara morì il 31 dicembre del 1986. A trentadue anni dalla sua scomparsa le numerose storie che ha raccontato conservano ancora un fascino irripetibile e l’umorismo che contengono è capace di cogliere nel quotidiano l’essenza della vita italiana.
Narrare la provincia, i suoi vizi e le sue virtù non è facile. Il rischio che si corre è quello di cadere nei luoghi comuni della letteratura. Sono pochi gli scrittori che sono riusciti a bandire dal loro stile quella leggerezza cronachistica che si limita a circoscrivere il tempo e i suoi fatti.
Per esempio il grande Piero Chiara nei suoi romanzi lacustri è riuscito a creare storie appassionanti e personaggi unici con un’ironia garbata dietro la quale si nascondeva il mistero della condizione umana. Il maestro di Luino nei suoi capolavori è andato sempre oltre il tempo.
Nel suo lago si sono specchiati intere generazioni di lettori. Riprendendo in mano oggi i suoi libri, scopriamo che quelle rive oggi sono ancora in grado di raccontare l’uomo alle prese con le fatalità della vita quotidiana.
I personaggi delle sue storie, grotteschi e scanzonati, danno vita ad avvenimenti esilaranti.
Nella narrativa di Chiara c’è tutta la poesia della piccola vita che scorre: nella provincia si consumano episodi che hanno il sapore di un tempo passato in cui erano i sentimenti e la semplicità a dettare le regole comportamentali della vita sociale.
Quando nel 1962 uscì Il piatto piange (nella collana del «Tornasole» diretta e curata da Vittorio Sereni e Niccolò Gallo presso Mondadori) fu subito un successo sorprendente.
Lo scrittore di Luino, fedele alla sua linea di narratore, in quel libro redige un ritratto spietato, drammatico e ironico della provincia italiana tra le due guerre cogliendo dalla prospettiva appartata di un paese di confine, affacciato sul lago, abitudini e mentalità del Ventennio.
Anche in tutti gli altri fortunati libri che seguiranno Piero Chiara ( Il balordo La spartizione, Il pretore di Cuvio. I giovedì della signora Giulia, La stanza del vescovo, Il cappotto di Astrakan, Una spina nel cuore, Vedro Singapore?) non rinuncerà mai alla sua vocazione di narratore autentico con il gusto diretto del racconto.
«Chiara è rimasto tra i pochissimi nostri scrittori  a possedere l’impareggiabile  grazia  del narratore puro, rendendo semplice e accessibile anche le cose apparentemente più complesse, tali  da incantare con garbo il lettore fin dall’inizio e  tenendo viva la sua attenzione intrattenendolo piacevolmente per tutta la durata della lettura». Questo e molto altro ancora è stato Piero Chiara insieme al teatro dei suoi personaggi tipicamente provinciali e quindi italiani.
Dalla provincia italiana sono arrivate le storie più belle della nostra narrativa. A quella contemporanea mancano moltissimo i racconti di Piero Chiara, di Nantas Salvataggio, Mario Soldati, tutti autori che, nei loro bellissimi romanzi, sono riusciti a rappresentare magnificamente la commedia umana immortalando sulla pagina intere comunità di personaggi indimenticabili, diventati, grazie alla loro abilità di narratori puri, metafore estemporanee di un’esistenza di cui tutti facciamo parte.

:: Mi manca il Novecento – Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi a cura di Nicola Vacca

3 gennaio 2018

Sostiene Pereira

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi è uno di quei romanzi che difficilmente dimenticheremo.
Il suo autore ne parla come di un libro esistenziale, incentrato su una presa di coscienza individuale. Questo non toglie, sempre secondo Tabucchi, che sia anche un libro politico, la cui lettura è stata influenzata dal momento storico in cui è stato pubblicato.
Nel riprenderlo oggi tra le mani, ci rendiamo conto che le bellissime pagine di Tabucchi parlano anche ai nostri tempi difficili in cui assistiamo alla morte della politica, delle idee e di ogni cosa che ha a che fare con la coscienza.
Sostiene Pereira è un grande romanzo civile che racconto appunto la presa di coscienza e il risveglio nell’estate calda di Lisbona nel 1938 di Pereira, una persona mite che di professione fa il giornalista e dirige la pagina culturale di un quotidiano allineato al regime.
Le giornate di Pereira trascorrono tranquille tra i pomeriggi vuoti in redazione e le chiacchierate domestiche con il ritratto della moglie defunta.
Ma la sua esistenza cambia quando si imbatte in Monteiro Rossi, un giovane che Pereira stesso assume per redigere necrologi di scrittori famosi.
Inizia per il mite Pereira un periodo di forti conflitti interiori e l’amicizia con il giovane giornalista mette in discussione il suo modello di esistenza.
Il giovane è un oppositore del regime di Salazar e l’anziano giornalista si sente all’inizio turbato dalle sue idee. Quando poi sarà direttamente coinvolto da Monteiro Rossi in vicende che hanno a che fare con la lotta al dittatore portoghese, Pereira avrà un forte sussulto di coscienza e si mostrerà sensibile alle idee di libertà e democrazia, abbracciando alla fine la causa di coloro che vogliono riportare la libertà e la democrazia in Portogallo.
Tabucchi racconta il risveglio di coscienza di un uomo e di un giornalista che decide di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di lottare con la sua penna contro l’appiattimento delle coscienze imposto dalla dittatura.
Con Sostiene Pereira Antonio Tabucchi ci dice che è arrivato il tempo in cui dobbiamo chiedere anche alla letteratura di dire la verità.
Ancora oggi questo meraviglioso libro destinato a durare nel tempo urla al mondo, dilaniato dalla prepotenza, dalla violenza e dagli abusi, la sua drammatica attualità: oggi c’è bisogno di intellettuali, di scrittori e di uomini che abbiano il coraggio di offrire la propria «irresponsabilità» al potere o la propria «responsabilità a tutti», come giustamente scriveva Leonardo Sciascia.

Antonio Tabucchi – Scrittore italiano (Pisa 1943 – Lisbona 2012); prof. di letteratura portoghese nell’univ. di Siena. Nel suo primo romanzo Piazza d’Italia (1975), presentato come “favola popolare”, ha coniugato una scanzonata inventiva con un’appassionata ispirazione civile. Ha poi pubblicato volumi di racconti (Il gioco del rovescio, 1981; Piccoli equivoci senza importanza, 1985; L’angelo nero, 1991) e romanzi (Notturno indiano, 1984; Il filo dell’orizzonte, 1986; Requiem, scritto in portoghese, 1991, trad. it. 1992; Sostiene Pereira, 1994; La testa perduta di Damasceno Monteiro, 1997) nei quali è riuscito a condensare sempre meglio storia e fantasia in una sigla inconfondibile di nitore costruttivo e finezza intellettuale. Per il teatro ha scritto I dialoghi mancati (1988). Ha curato un’antologia dell’opera di F. Pessoa (Una sola moltitudine, 2 voll., 197984), autore al quale ha dedicato gran parte della propria attività di studioso. Tra le opere successive si ricordano: Gli zingari e il Rinascimento (1999); Si sta facendo sempre più tardi. Romanzo in forma di lettere (2001); Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori (2003); Tristano muore. Una vita (2004); Racconti (2005); L’oca al passo (2006); Il tempo invecchia in fretta (2009); Viaggi e altri viaggi (2010); Racconti con figure (2011). Postumi sono stati pubblicati: il volume Una giornata con Tabucchi (2012), che raccoglie tra gli altri i testi di D. Maraini, U. Riccarelli e P. Di Paolo in ricordo dello scrittore; entrambi nel 2013, Di tutto resta un poco. Letteratura e cinema, raccolta di scritti cui T. lavorava al momento della morte, e il romanzo inedito Per Isabel. Un mandala; L’automobile, la nostalgia e l’infinito (2015), raccolta delle conferenze tenute da T. a Parigi nel 1994 su aspetti fondamentali e inediti della poetica pessoana; l’inedito saggio breve La fine del mito (2016), scritto nel 2011 su ispirazione di un quadro della pittrice portoghese G. Morais. (Enciclopedia Treccani online).

Source: libro del recensore.

:: Mi manca il Novecento: nuova rubrica su Liberi di scrivere a cura del poeta e critico Nicola Vacca

2 gennaio 2018

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Da gennaio parte su Liberi di scrivere una nuova rubrica curata dal poeta e critico Nicola Vacca: Mi manca il Novecento. Voci e luci del Novecento, libri e autori significativi di un’ epoca che ha delineato il nostro presente, a volte ingiustamente dimenticati o proprio banditi. Verranno alternati profili di scrittori a romanzi di quel grande e irripetibile periodo. Si inizia domani con Sostiene pererira di Antonio Tabucchi. Un modo per ricordare la grande letteratura e diffonderla tra i giovani e gli adulti che hanno ancora voglia di conoscere e apprezzare la bellezza dell’arte e della letteratura.

:: Letture natalizie a cura di Lucrezia Romussi

21 dicembre 2017

Christmas

Gentili lettori, siete ancora alle prese coi regali natalizi? Niente paura E per Natale regalate un libro è certo una fonte di validi consigli. Se non bastasse Lucrezia Romussi ci parlerà delle sue letture natalizie. Colgo l’occasione di augurare a tutti uno splendido e luminoso Natale ricordandoci di chi è più fragile e più debole. Buone Feste!

A Natale i ritmi frenetici del quotidiano sembrano sparire per qualche giorno, l’atmosfera è allegra e gioiosa, i cuori più sereni, vengono dimenticati anche i problemi e le insoddisfazioni sperando di conoscere un Babbo Natale così buono che possa risolverli tutti; le famiglie si riuniscono e le distanze perdono il loro significato, un abbraccio vale più di un insulto e un gesto altruista sembra essere scontato: questa è la magia del Natale. Per le letture natalizie ho deciso di proporvi testi ambientati proprio in questo periodo dell’anno. Così, guardando attraverso la finestra le luci e le decorazioni potrete riconoscere la stessa ambientazione anche nel romanzo che state leggendo come se foste davvero voi i personaggi della storia. I libri descritti sono tendenzialmente brevi, pensati appositamente per essere apprezzati nel periodo di festa e aggiungere magia dentro la magia del Natale. Il Canto di Natale scritto da Charles Dickens è un romanzo breve di genere fantastico. Dickens nasce a Portsmouth mentre correva l’anno 1812. A causa del padre, incarcerato, per debiti lo scrittore è costretto a interrompere gli studi. Lavora, prima, in un’azienda di lucido per scarpe, poi, in uno studio legale e, infine è impiegato come cronista parlamentare e collaboratore di riviste umoristiche. Questa fase della vita durante la quale regnano povertà, miseria e umiliazione lo segna profondamente sia da un lato personale che artistico. A 26 anni, pubblica “Il circolo Pickwick”, romanzo d’esordio, considerato una tra le opere più importanti della letteratura britannica. A questo seguiranno capolavori come ‘’Le avventure di Oliver Twist’’, ‘’Grandi speranze’’ e ‘’David Copperfield’’. La sua popolarità, quindi, diventa molto estesa. Quel bambino sfortunato e povero era diventato grazie alla sua bravura uno scrittore famoso. La celebrità di Dickens è collegata anche alla consuetudine di emettere sul mercato i testi in dispense mensili, con le conferenze, gli spettacoli teatrali da lui stesso organizzati. Nel 1846 Charles Dickens fonda il quotidiano “Daily News”, dal quale si ispira anche l’odierno ‘’Daily News’’ uno tra i periodici più letti d’ America fondato nel 1919 da Joseph Medill Patterson e Robert R. McDonald. Quasi cinquantenne Charles si innamora perdutamente di Ellen Ternan, attrice con una scarsa vocazione artistica. La relazione occulta tra i due rimane segreta fino al 1934: la notizia è stata per molti scandalosa, il cantore della probità familiare non può aver tradito la moglie per un semplice attricetta, in realtà così è stato. Infine, Charles Dickens muore nel 1870. ‘’Il Canto di Natale’’ racconta di Scrooge, un uomo d’affari, avaro, egoista, ricco senza moglie e figli, trasandato, magro e gobbo. Non tutti sanno che a questo personaggio poco raccomandabile si ispira Barks per il suo ‘’Paperon de’ Paperoni’’ e che la rivista ‘’Forbes’’ famosa rivista americana d’ economia lo pone al 6º posto nella classifica dei personaggi di fantasia più ricchi del mondo con un patrimonio di 8 miliardi di dollari. Durante la notte di Natale, quando le famiglie si riuniscono attorno a una tavola imbandita, i bambini attendono Babbo Natale dalle finestre, i biscotti alla cannella sono i veri protagonisti, e quado il dolce profumo di neve traspare dall’aria, ad Ebenezer Scrooge appare il volto del defunto socio Marley. Il fantasma gli consiglia di cambiare vita se non vuole vagare per l’eternità, portando il macigno della sua aridità come lui. Nella stessa notte, Scrooge incontra tre spiriti: lo Spirito del Natale Passato, Presente e Futuro. Il Natale passato fa rivivere al protagonista la sua infanzia, riportandolo agli anni del collegio, dopo la morte prematura della madre. Il Natale passato a questo punto, cambia scena e mostra un Ebenezer apprendista contabile presso l’anziano e benevolo Fezziwig. Ora, Scrooge, adulto e ricco, è di fronte a Bella, la fidanzata, una ragazza povera che decide di lasciarlo perché la ricchezza lo ha molto cambiato. Lo Spirito del Natale Presente lo risveglia dal sonno tormentato mostrandogli la gioia e l’atmosfera felice del Natale. Concludendo gli incontri metafisici ‘’Lo Spirito del Natale Futuro’’ mostra al protagonista la drammatica morte di un signore ricco che rimane solo, senza né cari nè affetti. Lo spirito personifica, quindi, la morte quando gli sfoggia la sua tomba, nell’ anno successivo. Ebenezer Scrooge è davvero molto turbato. ‘’Luci di Natale’’ scritto da Maria Grazia Deledda è un saggio breve. Grazia Deledda nasce da una famiglia benestante a Nuoro nel 1871. Grazia frequenta le elementari fino alla quarta, poi è seguita privatamente da un maestro che le impartisce lezioni di italiano, latino e francese. In seguito con audacia e determinatezza continua il suo viaggio culturale da autodidatta. Non ancora diciassettenne spedisce a Edoardo Perino, uno tra i rappresentanti più autorevoli dell’editoria di quel periodo, alcuni racconti, ‘’Sangue sardo’’ e ‘’Remigia Helder’’. Pirino apprezzandoli significativamente li fa pubblicare sulla rivista ‘’Ultima moda’’. Grazia, inizia, quindi la sua prolifera carriera letteraria, nascono così ‘’Memorie di Fernanda’’ pubblicato a puntate sullo stesso giornale, ‘’Cenere’’ dal quale è tratto il film con protagonista la dannunziana Eleonora Duse, e molti altri strabilianti romanzi. Grazia nel ‘’99 si trasferisce a Cagliari e qui conosce il marito, funzionario del ministero delle finanze prima e, agente letterario della moglie, poi. Il 1927 è l’anno della svolta: Maria Grazia Deledda riceve il premio Nobel per la letteratura, dimostrando come attraverso caparbietà e capacità nonostante non si abbia avuto l’opportunità di frequentare scuole rinomate si possa arrivare all’apice di un certo settore. Trasformandosi, così, da persona che non ha potuto studiare a materia di studio per i posteri. Nel 1936, la scrittrice muore. ‘’Luci di Natale’’ è ambientato nella terra natale di Grazia. I protagonisti sono Felle e Lia, bambini, vicini di casa e umili d’origine. Durante la Vigilia, a casa di Felle c’è attesa di conoscere il ricco fidanzato della figlia che, insieme al nonno, si unirà a loro per la cena. Felle e i fratelli, usciti dall’ovile per festeggiare il Natale con i parenti, sono trepidanti di conoscere l’uomo che ha rubato il cuore all’unica sorella. Nella casa accanto, invece, è descritta l’atmosfera nell’abitazione di Lia. La famiglia intera sta aspettando un grande dono e, proprio grazie a Felle, essi saranno in grado di riceverlo. Nel saggio il tema dominante è l’attesa: l’attesa del Natale, l’attesa di un futuro marito, l’attesa di un regalo prezioso, l’attesa la vera felicità, ancor più del momento atteso. ‘’Poesie di Natale’’ scritto da Aleksandrovič Brodskij è una raccolta di poesie. Aleksandrovič Brodskij nasce a Leningrado nel 1940 da una famiglia ebraica. Inizia la sua vita in una fase molto turbolenta della storia. In Russia, infatti, è in corso la seconda guerra mondiale: Leningrado è assediata. La famiglia, quindi, si trasferisce nella lontana Čerepovec per poi far ritorno in patria a guerra finita. A sedici anni Brodskij abbandona definitivamente la scuola per aiutare economicamente la famiglia. Lavora come apprendista tornitore, sezionatore dei cadaveri, fuochista, guardiano di un faro, esploratore geologico. Inizia, così da autodidatta a studiare inglese e polacco. Partecipa al ‘’Torneo dei poeti’’ a Leningrado, leggendo la poesia ‘’Cimitero ebreo’’, inaugura, perciò, la composizione poetica. Successivamente, conosce Marianna Pavlovna Basmanova pittrice e sua futura moglie. Nel 1964 dopo un tentato suicidio, il letterato viene arrestato e poi condannato alla pena massima per parassitismo: 5 anni di lavori forzati in esilio nel distretto di Konoša. Tuttavia, il periodo al confino non è stato triste per Brodskij anzi quelli sono stati per lui anni di estrema felicità. In seguito riesce a entrare nella sezione dei traduttori dell’Unione degli scrittori dell’URSS, evitando, così altre accuse di parassitismo. Nel luglio 1972 Brodskij parte per gli Stati Uniti: insegna storia della letteratura russa e teoria del verso alle Università di Michigan, New York e Columbia. Nel 1973 appare anche la prima raccolta di versi in inglese autorizzata dal poeta, ‘’Selected Poems’’. Nel 1987 i capolavori di Aleksandrovič Brodskij sono ufficializzati dal riconoscimento del Premio Nobel. Nel ’96 del secolo scorso muore e viene sepolto in Italia, a Venezia secondo la sua volontà. ‘’Poesie di Natale’’ contiene 18 poesie comunate tutte dal tema natalizio. Tuttavia esse sono molto diverse tra loro, alcune malinconiche, altre scherzose talune rabbiose ulteriori disperate, né un esempio la prima che si ispira a un’adorazione dei magi. Aleksandrovič Brodskij attraverso questa raccolta racconta svariati modi di vivere il Natale attraverso la poesia. ‘’Fuga dal Natale’’ scritto da John Ray Grisham Jr. è un giallo giudiziario. John Ray Grisham Jr. nato nel 1955 a Jonesboro, in USA, da una modesta famiglia, conseguita la laurea in legge, diventa avvocato. Durante gli anni successivi è eletto per i Democratici alla Camera dei Rappresentanti del Mississippi. A latere di quelle che sono già due impegnative professioni, Jonh riesce a trovare il tempo di scrivere romanzi. Escono così sul mercato ‘’Il momento di uccidere’’, opera d’esordio, ‘’Il rapporto Pelican’’, ‘’Il cliente’’, ‘’ Il professionista’’ ambientato a Parma, attraverso le sue opere colleziona oltre 60 milioni di copie vendute. ‘’Fuga dal Natale’’ è ambientato durante le festività natalizie. Quel periodo nel quale ci sono feste, cenoni, scambi di doni, visite di parenti ma anche quel periodo nel quale il consumismo sembra essere l’unico e vero protagonista. La famiglia Krank che ha da poco subito un esoso esborso di 6100 dollari, proprio per tale tendenza consumistica. Per il primo Natale, però, i Krank devono festeggiare il Natale senza la figlia neolaureata partita per il Perù in missione umanitaria. Il signor Luther Krank allora decide di investire più o meno la somma spesa l’anno precedente per una crociera ai Caraibi, fuggendo, dunque, da addobbi, regali, decorazioni e banchetti. L’impresa risulterà più difficile del previsto: i falsi moralismi e le vere falsità della gente sembreranno prendere il sopravvento, ma il finale sarà davvero inaspettato. ‘’La notte di Natale’’ scritto da Selma Lagerlöf è una raccolta di racconti. Selma Lagerlöf nasce a Mårbacka in Svezia. Terminati gli studi, diventata presto maestra elementare. Scrive successivamente diverse opere di straordinaria bellezza e incanto come la ‘’Saga di Gösta Berling’’ in un primo tempo censurata dalla critica, ‘’Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson’’ grande successo letterario mondiale e ‘’I miracoli dell’Anticristo’’ ambientato in Sicilia. Selma, nel 1909 diventa la prima donna Premio Nobel e, inoltre, diviene la prima donna a essere nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914. Per questo motivo, nel 1958 il regista svedese Hasse Lagerkvist decide di girare un film sulla sua vita, raccontando aneddoti e curiosità riguardo a una tra le tante donne che non solo hanno contribuito in maniera fondamentale alla letteratura internazionale ma che hanno anche fornito un contributo essenziale per l’emancipazione femminile odierna. Selma Lagerlöf nel 1940, agli inizi del secondo conflitto mondiale. ‘’La notte di Natale’’ Contiene undici storie in cui le protagoniste implicite sono semplicità, umiltà, freschezza e bontà d’animo. Esse interpretano poeticamente, proprio in occasione del S. Natale, le leggende legate a Cristo Gesù. Le storie custodiscono in sé importanti messaggi di fratellanza, amore e religione.
Buon Natale e buona lettura.

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Il dietro le quinte di Diario vittoriano di Laura Costantini

18 dicembre 2017

È iniziato tutto con Sandokan, quello televisivo di Sergio Sollima e Kabir Bedi. Di mezzo ci si sono messi quasi quarant’anni di vita. Poi c’è stato Sherlock, quello della BBC e una specie di forzato esilio in Molise dove, nel 2014, mi sono trasferita per lavoro. Ah, senza dimenticare la splendida serie Victorian Solstice (sono sei volumi) di Federica Soprani e Vittoria Corella. Ecco, questi sono gli elementi, direi gli ingredienti di base del mio ”Diario vittoriano”. Quattordici mesi di lavoro e di studio partendo da un romanzo molto salgariano iniziato nell’adolescenza e lasciato incompiuto per manifesta inferiorità rispetto all’idea che mi frullava in testa: non avevo la perizia di scrittura e l’esperienza di vita necessarie a portarla avanti. Perché la storia che mi frullava in testa era una storia di amicizia, inizialmente, poi quei due ragazzini avevano cominciato a guardarsi in un modo che… insomma, avete capito, no? Solo che il 1978 non era maturo per una storia lgbt. Di sicuro non lo ero io che, da adolescente, avevo ancora qualche perplessità riguardo un amore omosex. E se vi state chiedendo che ci azzecca Sherlock della BBC, allora non lo avete visto. Perché se aveste presenti certi sguardi e certe espressioni dei due strepitosi protagonisti, sapreste a cosa mi riferisco. La scintilla si accese durante un viaggio in auto tra Roma e Campobasso. Ero lì che ascoltavo la radio, passava “Take me to church” di Ozier, e mi venne in mente una situazione – un processo – e la deposizione di un uomo che iniziava con queste parole: ”Voi mi chiedete se lo amavo…”. Una confessione, una sicura condanna. Un’epoca ipocrita e bigotta, eppure affascinante. Ne avevo avuta la prova appassionandomi ai volumi di Victorian Solstice. Quando arrivai a Campobasso, in un’estate assurda, quella del 2015, ho cominciato a studiare. Usi, costumi, colonie, la vita della regina Victoria, la vita dei nobili dell’epoca. Vi dovessi dire perché la vicenda inizia nel 1881, non lo so. Ma che avrebbe coperto vent’anni era già deciso da tempo. Quindi fino al 1901. Solo dopo mi sono resa conto che è l’anno in cui muore la regina Vittoria. La fine di un’epoca, il momento in cui tutto cambia. Aveva senso. Tutto sembrava collimare. Non so se questa sensazione è nota agli autori che eventualmente leggeranno questo “dietro le quinte”, ma mi capita spesso, anche quando scrivo insieme alla mia socia Loredana Falcone. Le storie si incasellano in un modo misterioso, in cui tutto sembra stabilito prima. E non si sa bene da chi. Comunque è andata così. Ho cominciato a scrivere sul tablet, come se non fossi certa di fare sul serio. La mia scrittura viaggia sempre in coppia, anzi, in simbiosi, con quella di Loredana. Quindi un romanzo solitario, e della mole del “Diario vittoriano”, non era previsto. Ma facevo sul serio. L’ho capito quando raccontare la storia di Robert e Kiran è diventato un appuntamento fisso, un modo per superare la solitudine di Campobasso. E per esorcizzare lo stravolgimento della mia vita. Per questo ho dedicato al Molise il secondo volume, appena uscito. Mentre il primo l’ho dedicato a mia sorella che, all’epoca della prima stesura, si appassionò a questa storia, incoraggiandomi a continuare a scrivere. In tutto i volumi saranno quattro, perché pubblicarlo in un unico libro avrebbe significato un tomo formato vocabolario. Ma è molto meno noioso, così mi dicono.

:: Indian Chai Tè nero e L’amica sbagliata di Cass Green

15 dicembre 2017

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Gentili lettori questo è l’ultimo tè del cofanetto di campioni ricevuto da PETER’S TeaHouse. E’ come gli altri un tè nero, molto intenso adatto a chi ama degustare tè decisi. Indian Chai Tè nero è un tè classico molto speziato composto da una miscela di tè nero proveniente dall’Assam, con zenzero, cardamomo, chiodi di garofano, cannella, finocchio, anice. Un tè molto ricco. Costa € 6,40 all’etto. 8941_46807_TEE-00116Nella foto a destra potete vedere come si presenta il tè sfuso. Diversamente dagli altri tè lo sconsiglio se non zuccherato.

Preparazione, tempi e dosi

Per la preparazione del Indian Chai Tè nero è consigliato portare l’acqua a una temperatura di 95 °. (Spegnete il fuoco un  attimo prima della piena bollitura). Assolutamente non fate bollire l’acqua a lungo perderebbe di ossigeno, e la qualità del sapore del tè ne risentirebbe.

Dosi consigliate: 1 cucchiaino di tè per tazza, uno per la teiera.

Tempo di infusione: dai 3 ai 4 minuti (un segreto, se lo volete più carico non aumentate i tempi di infusione, ma maggiorate la quantità di tè).

Per la preparazione di un’ ottimo tè e la conservazione del tè rimando al post precedente: qui

Per l’acquisto, troverete qui la pagina dedicata da PETER’S TeaHouse a questo tè.

Consiglio goloso

Indian Chai Tè nero lo consiglio con i biscottini alla vaniglia. Qui una ricetta gustosa e davvero semplice.

Curiosità letteraria:

Si beve tè anche nei libri, molti scrittori sono insospettabili cultori di questo piccolo rito, oggi vi parlo di Oscar Wilde, e del suo Il ritratto di Dorian Gray:

Bussarono alla porta e il cameriere entrò con il vassoio del tè e lo posò sul tavolino giapponese. Si udì un tintinnire di tazze e di piattini e il sibilo flautato di un samovar georgiano. Un paggio portava due coppe cinesi. Dorian Gray si alzò e si versò il tè. I due uomini si avvicinarono lentamente alla tavola e alzarono i coprivivande.
“Andiamo a teatro, stasera, – disse lord Henry.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Indian Chai Tè nero è perfetto leggendo L’ amica sbagliata di Cass Green. Buona lettura!

E un ultimo consiglio, non abbiate fretta, sorseggiate il tè lentamente in compagnia di felici pensieri.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Federica dell’ Ufficio stampa Piemme.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Il Professionista – Legione straniera di Stefano Di Marino alias Stephen Gunn

15 dicembre 2017

COP_segretissimo_1638_coverEd eccola qui la mia copia del Segretissimo 1638 Il Professionista – Legione straniera. Una tappa importante nel cammino personale e lavorativo di quest’anno, che ha anche avuto qualche momento difficile sul piano privato, ma che mi ha regalato grandissime soddisfazioni. Prima tra tutte aver pubblicato tra ristampe originali e racconti dodici storie del Professionista che si sono accompagnate con il mio ritorno al giallo (La Torre degli Scarlatti), un’incursione nel fantahorror (L’Uomo della Nebbia) e La Guida al cinema bellico lavorato con il mio collega e amico Michele Tetro. Ma veniamo a Chance. È una storia cui tengo molto questa, una di quelle che Chance racconta in prima persona perché l’argomento si fa più scottante e la distanza tra l’avventura e le sue esperienze umane si assottiglia. Una vicenda lunga e articolata che dovrebbe piacere anche a chi il Professionista non lo conosce. Il personaggio si presenta, mette subito le carte in tavola, senza sconti. Lo so cosa pensate. No, Chance Renard non sono io. Il narratore tiene sempre una certa distanza dai suoi personaggi. ‘Il barista è sempre pallido’ scriveva Ferruccio Parazzoli che era editor e ‘scrittore’ letterario vero e mi ha insegnato parecchio con l’esempio e la parola scritta molti anni fa. Però questa volta anche il narratore si abbronza un po’. Vi rivela trasfigurandole alcune cose di sé. Legione Straniera è una storia di spionaggio e di guerra. Una storia di attualità e fantasia, mi piace pensare che abbia il respiro della Grande Avventura e sappia riprodurre quegli intrighi spionistici che tanto hanno affascinato me e, penso, anche voi. È una vicenda che ha il suo fulcro in Congo che è una terra disastrata, dove si combatte ancora alla ricerca di una libertà, un equilibrio che forse i danni del colonialismo, del post colonialismo, del tribalismo, della superstizione e dell’avidità non permetteranno mai di trovare. È un luogo ideale, magico come il cuore di tenebra di Conrad, la foresta del dottor Livingston e di Mungo Park, ma anche degli Affreux, i mercenari delle guerre degli anni ’60. Ma è anche un paese dimenticato oggi, nel 2017, ricchissimo di minerali come il coltan-tantalio, indispensabile per i cellulari di cui non sappiamo fare più a meno. Una terra dove Chance si ritrova a pensare al passato alla Legione che è da sola l’emblema dello spirito di avventura. Non è un caso che lo richiamino a comandare una missione attribuendogli il grado di comandante, lui che è stato persino cacciato dagli ex commilitoni. Ma dopo un flashback in Norvegia, in un ambiente gelido in cui incontriamo i protagonisti principali, la vicenda si dirama in Europa da Bruxelles all’Italia, qui fotografata in un paio di ambientazioni inedite che mi rimendano a tempi passati, mettendo a nudo complotti, interessi, giochi di guerra tra multinazionali potenti come stati. L’attualità, ma con tutti i trucchi e le astuzie della spy story classica. Con ritmo e vigore, naturalmente, perché è questo il modo in cui credo che oggi vadano raccontate queste storie, soprattutto su Segretissimo la cui regola d’ingaggio è sempre stata prendere il lettore per la gola. Sam Durell, OSS117, il Principe Malko, Phil Sherman e, sì, anche il buon vecchio Bond mi guardano da lontano, vigili e severi. Ma a loro si affiancano nuovi eroi e riferimenti che hanno lasciato traccia nella mia memoria, Nick Stone, Mitch Rapp, Jack Ryan e, perché no?, Jason Bourne. Un po’ mi piace ricordare Ian Vam Hamme, creatore di Largo Winch e XIII, che considero il mio maestro ideale. Ma tutto ciò, questi volti, questi modi di raccontare passano attraverso un filtro personale. M’illudo che il Professionista sia una persona unica, con le sue esperienze e una caratterizzazione. Caratterizzazione perché siamo nella narrativa popolare, dove tempo per parlarsi addossi e creare ‘memoir’ non ce n’è. Meglio così. I personaggi sono quello che fanno e quello che dicono. Poi se ci volete vedere qualcosa in più, tanto meglio. Ma l’importante è la storia. La spy story italiana ha una identità, una storia ormai, della quale mi ritengo onorato di essere una piccola parte. Con gli anni varia, trova agganci nuovi e ripesca tradizioni classiche. Si contamina con il reportage, ma solo quel che è giusto, perché il lettore va accompagnato nei luoghi, ma poi credo lo si debba lasciare in balia della corrente, del ritmo della storia. Certo il ritratto dell’Africa in guerra è crudo, contraddittorio, feroce con le sue città composite, degradate e al tempo stesso echeggianti di tempi coloniali, con i bambini soldato, i lebbrosi, gli invasati della magia, i massacri. Ma sono scenari che servono la vicenda, non il contrario. E naturalmente ci sono le donne. Diverse in questa storia. Forti, sensuali (alcune), terribili altre. Sempre protagoniste in qualche modo. Olga, spero, la ricorderete. Poi c’è la squadra, il gruppo, i legionari ma anche gli altri. Comprimari ma importanti. E tra i molti nemici ne emerge uno che davvero mi sono divertito a mettere in scena. Lo scoprirete. Davvero sono soddisfatto di questo lavoro che ho programmato con letture, ricordi, schemi narrativi con la speranza di accontentare tutti. Me soprattutto, perché quando una storia ti piace, la senti viva, allora c’è una possibilità che piaccia al pubblico. Al tuo, quantomeno.

:: E per Natale regalate un libro – 2017

30 novembre 2017

regali nataleCome tradizione del blog ecco il post in cui i collaboratori di Liberi consigliano 5 libri da regalare a Natale. Ce ne per tutti i gusti dalle ultime uscite ai classici, regalando un libro non si sbaglia mai. E si spende relativamente poco, certo se non ci si orienta sui libri rari.  A mio fratello ho comprato un libro sulla Juventus appena edito da Newton Compton (che vi devo dire è tifoso di quella squadra), alla mia più cara amica un thriller italiano, La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, abbiamo visto il film e “litigato” sul finale, così vedremo chi ha ragione, alla peggio telefoniamo ad Alessio Boni, poi ho preso l’ultimo di King e figlio Sleeping Beauties, e Il grande sonno in lingua originale, un regalo che volevo farmi da anni che incarterò e metterò sotto l’albero. E se avessi un fidanzato gli regalerei senz’altro La Giusta Mezura, bellissima graphic novel virata al blu di Flavia Biondi.

Daniela Distefano

Santi di tutti i giorni dell’Archimandrita Tichon Sevkunov (Rubbettino).
Uno scrittore in guerra di Vasilij Grossman (Adelphi).
Red Notice. Scacco al Cremlino di Bill Browder  (Baldini&Castoldi).
Lunedì o martedì. Tutti i racconti di Virginia Woolf (Bompiani).
Il mondo di Steve McCurry di Steve McCurry e Gianni Riotta (Mondadori  Electa).

Valeria Gatti

The hate u give di Angie Thomas (Giunti)
Debutto e caso editoriale negli Stati Uniti è una storia talmente bella da togliere il fiato. Da regalare a chi vuole ridere, piangere, riflettere.
L‘imperfetta meraviglia di Andrea De Carlo (Giunti)
A chi crede che l’amore vinca su tutto.
Quando sarai più grande capirai di Virginie Grimaldi (Mondadori)
Un romanzo che profuma di mare e di voglia di vivere.  Da regalare a chi ha bisogno di riprovarci.
Non ditelo allo scrittore di Alice Basso (Garzanti)
Per tutti, indistintamente. Alice Basso è una certezza.
La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone (Longanesi)
Una storia speciale, divertente, avvincente. Per chi deve crescere e imparare a guardare avanti.

Federica Belleri

La ragazza scomparsa di Angela Marsons (Newton Compton).
La donna silenziosa di Debbie Howells (Newton Compton).
Le vite parallele di Antonio Fusco (Giunti).
La vincita di Ida Ferrari (Golem Edizioni).
Intrigo a Ischia di Piera Carlomagno (Centauria).

Irma Loredana Galgano

Gli impostori. Inchiesta sul potere di Emiliano Fittipaldi (Feltrinelli, 2017).
Il collasso della modernizzazione di Robert Kurz (Mimesis, 2017).
Bellissime. Baby Miss, giovani modelli e aspiranti lolite di Flavia Piccinni (Fandango, 2017).
L’inganno della mafia. Quando i criminali diventano eroi di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (RaiEri, 2017).
Guardare la mafia negli occhi di Elia Minari (Rizzoli, 2017).

Lorenzo Mazzoni

Arabia Felix di Thorkild Hansen (Iperborea)
Il colore della memoria di Geoff Dyer (Il Saggiatore)
Il bar dei giostrai di Cristiano Mazzoni (Autodafé)
Borgo lenin di Cinzia Romagnoli (Koi Press)
I rifugiati di Van Thien Nguyen (Neri Pozza)

Elena Romanello

The Disney Book, edito da Giunti, un viaggio in uno degli immaginari fantastici più amati di sempre.
Guida al cinema fantasy di Walter Catalano – Andrea Lazzeretti – Gian Filippo Pizzo, edito da Odoya per tirare le fila di un genere amatissimo.
La graphic novel Monstress di Sana Takeda e Marjorie Liu (Mondadori)
Il distopico The last girl di Joe Hart edito da La Corte editore
Il romanzo di Labyrinth edito da Kappalab.

Viviana Filippini

Colazioni d’autore di Petunia Ollister (Slow Food)
Umami di Laja Jufresa (Sur)
La cura di Arno Kamenisch (Keller)
L’arte della fuga di Fredrik Sjöberg (Iperborea, 2017)
I fili invisibili della natura di Gianumberto Accinelli (Lapis)

Floriana Ciccaglioni

Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte di Igiaba Scego (Rrose Sélavy).
Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio di Amara Lakhous (EO).
Madre piccola di Cristina Ali Farah (Frassinelli).
Cristo fra i muratori di Pietro di Donato (Textus)
Dago Red di John Fante (Einaudi).

Sono tutti libri figli di una cultura migrante, che viaggia nel tempo e attraverso i luoghi. Quelli fisici e della memoria. Che sotto l’albero possa esserci spazio per una riflessione sul presente.

Matilde Zubani

Nidi di rondine di Kim Thúy (Nottetempo)
Damasco di Suad Amiry (Feltrinelli)
La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo (Neri Pozza)
Il libro del mare di Morten A. Strøksnes (Iperborea)
Atlante delle isole remote: cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò di Judith Schalansky (Bompiani)

Marcello Caccialanza

Non ci resta che correre di Biagio D’angelo (Rizzoli)
Ci vediamo un giorno di questi di Federica Bosco (Garzanti)
Il caffè dei piccoli miracoli di Nicolas Barreau (Feltrinelli)
La gloria di Vladimir Nabokov (Adelphi)
L’amico ritrovato di Fred Uhlman (Feltrinelli)

Maria Anna Cingolo

La strada di Jella. Prima fermata Monaco di Jella Lepman, (Sinnos)
Thornhill di Pam Smy (uovonero)
I canti di Catullo (Rizzoli- BUR)
Sai fischiare Johanna? di Ulf Stark (Iperborea)
Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese (Einaudi)

Andrea D’Angelo

Le intermittenze della morte Josè Saramago (Feltrinelli)
Il libro dei piaceri di Clarice Lispector, (Feltrinelli)
Sulla scrittura di Stephen King, (Frassinelli)
Momo di Michael Ende, (Longanesi)
Piccolo viaggio nell’anima tedesca di Francesca Predazzi e Vanna Vannuccini (Feltrinelli)

Ippolita Luzzo

Eclissi di Ezio Sinigaglia (Nutrimenti)
Lo spregio di Alessandro Zaccuri (Marsilio)
La resistenza del maschio di Elisabetta Bucciarelli (NN Editore)
Le prime quindici vite di Harry August di Catherine Webb (NN Editore)
La notte che ci viene incontro Claudio Grattacaso (Manni)

Giulia Gabrielli

La stanza profonda di Vanni Santoni (Laterza)
La bussola d’oro di Philip Pulman, ma tutta la trilogia di Queste oscure materie sarebbe ancora meglio (Salani)
Dal tuo terrazzo si vede casa mia di Elvis Malaj (Racconti edizioni)
Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov (Voland)
L’eroe di David Rubin (Tunuè)

Nicola Vacca

Se mi tornassi questa sera accanto di Carmen Pellegrino (Giunti)
Nella perfida terra di Dio di Omar Di Monopoli (Adelphi)
Propizio è ove recarsi di Emmanuel Carrère (Adelphi)
Cacciatori nel buio di Lawrence Osborne (Adelphi)
Respira di Robero Saporito (Miraggi edizioni)

Lucilla Parisi

What happened Miss Simone? Alan Light (Il Saggiatore)
L’uccello che girava le viti del mondo Murakami Haruki (Einaudi)
33 artisti in 3 atti Sarah Thornton (Feltrinelli)
Il muggito di Sarajevo Lorenzo Mazzoni (Spartaco)
Confesso che ho vissuto Pablo Neruda (Mondadori)

#Libriinarrivo #Novità #InLettura #N°4

29 novembre 2017

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#Libriinarrivo #Novità #InLettura #N°3

22 novembre 2017

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:: China Keemun Tè nero & Fuori da Gaza di Selma Dabbagh

20 novembre 2017

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Oggi vi parlerò di un tè davvero speciale, che ho avuto modo di degustare sempre grazie ai sample di PETER’S TeaHouse. Anche se non è un tè prezioso, (gli intenditori sanno che ci sono tè rarissimi con prezzi da Cartier), è considerato uno tra i cinque migliori tè del mondo. E a ragione. E’ un tè nero, intenso, dal gusto deciso. Uno dei miei preferiti e potete berlo sia amaro, sia col miele (il sapore si adatta benissimo). Di colore rosso intenso, tendente al marrone una volta in infusione, ha un profumo gradevole e delicato. Il sapore è ottimo, asciutto, persistente. Resta sul palato per alcuni minuti dopo la degustazione. Ha grandi capacità digestive, lo consiglio a fine pasto o colazione.

China KeemunE’ il classico tè nero cinese, dalla Provincia di Anhui, anche chiamato “Tè dell’orchidea”. Mediamente corposo, dal sapore leggermente affumicato ma tipicamente dolce sul finale. Costa € 6,00 all’etto. Nella foto a destra potete vedere come si presenta il tè sfuso.

Esiste anche una voce su Wikipedia che ne descrive origine, storia e varietà.

Preparazione, tempi e dosi

Per la preparazione del China Keemun Tè nero è consigliato portare l’acqua a una temperatura di 95 °. (Spegnete il fuoco un  attimo prima della piena bollitura). Assolutamente non fate bollire l’acqua a lungo perderebbe di ossigeno, e la qualità del sapore del tè ne risentirebbe.

Dosi consigliate: 1 cucchiaino di tè per tazza, uno per la teiera.

Tempo di infusione: dai 3 ai 4 minuti (un segreto, se lo volete più carico non aumentate i tempi di infusione, ma maggiorate la quantità di tè).

Per la preparazione di un’ ottimo tè e la conservazione del tè rimando al post precedente: qui

Per l’acquisto, troverete qui la pagina dedicata da PETER’S TeaHouse a questo tè.

Consiglio goloso

China Keemun Tè nero lo consiglio con i biscottini al cioccolato e melograno. Qui una gustosa e semplice ricetta. Che oltre che buoni sono anche benaugurali. Il melograno è simbolo di ricchezza e fertilità.

Curiosità letteraria

Si beve tè anche nei libri, molti scrittori sono insospettabili cultori di questo piccolo rito, oggi vi parlo dell‘ incipit di Ritratto di signora di Henry James.

«Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda il tè o no – c’è della gente che non ne vuol sapere – quel momento è in sé delizioso. Le condizioni alle quali io penso, incominciando a scrivere questa semplice storia, offrivano un assetto mirabile per l’innocente passatempo. Gli oggetti necessari alla piccola cerimonia erano stati disposti sulla prateria di una vecchia casa di campagna inglese, nel cuore di uno splendido pomeriggio estivo. Una parte del quale era già trascorsa, ma ancor molta ne rimaneva, ch’era della più bella e fine qualità

L’incipit di Ritratto di signora, uscito a puntate in The Atlantic Monthly e Macmillan’s Magazine nel 1880–81 e poi come libro nel 1881.

Tè del mondo

Anche in Russia la cerimonia del tè fa parte della tradizione. Una tradizione antichissima e molto diffusa in tutti gli strati sociali. Simbolo di accoglienza e ospitalità. Adatto a risaldare gli ospiti anche nei climi più rigidi. Il tè arrivò in Russia dalla Cina, attraverso le vie carovaniere e si diffuse in modo più pervasivo all’inizio del Seicento. Tipico componente della tradizione russa è il samovar, tipico contenitore di metallo nel quale si bolliva l’acqua per il tè che veniva preparato molto forte in una teiera a parte e poi si allungava con l’acqua bollente del samovar a seconda dei gusti. Il tè viene sempre zuccherato. Tradizionalmente lo zucchero non si metteva nella tazza ma direttamente in bocca, di solito in zollette. In Russia il tè si beve dopo pranzo insieme al dolce o alla frutta. Ma può anche essere servito lontano dai pasti principali, in questo caso viene accompagnato da stuzzichini sia dolci che salati. Tra questi ci sono senz’altro i blinis.

Per la ricetta dei blinis vi rimando al blog di Natasha Stefanenko.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

China Keemun Tè nero è perfetto leggendo Fuori da Gaza dell’autrice anglo-palestinese Selma Dabbagh.

Source libro: libro inviato dall’editore, si ringrazia Chiarastella dell’ ufficio stampa Il Sirente.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: A proposito di Un giorno di festa di Enrico Pandiani

8 novembre 2017

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Ho cominciato a pensare a questo sesto romanzo di Mordenti il giorno dopo la strage del Bataclan. In quella nefasta occasione, nefasta per i parigini, per l’Europa, per chi ci vive e per coloro che vengono a cercare un futuro qui, arrivando da fuori, in quell’occasione, dicevo, mi trovavo a Parigi e ancora adesso ricordo la doccia fredda delle notizie in televisione. Il giorno seguente, un’amica che vive lì da trentacinque anni, mi ha chiamato per chiedermi di andare a bere un bicchiere. Era evidentemente sconvolta e aveva bisogno di parlare.
Per farla breve, ci siamo trovati entrambi seduti a un tavolino fuori dalla Bonne Bière, uno dei due locali davanti ai quali gli assassini avevano ucciso le prime sei persone. Alle nostre spalle i vetri erano forati dai proiettili e davanti a noi alcune transenne coperte di foto e di fiori erano un segno eloquente del tipo di atmosfera che si respirava in città. Poco più in là, un locale crivellato di colpi era chiuso dai sigilli della Polizia.
In quel momento, mi sono messo a pensare a chi potesse giovare che noi si debba vivere in questo modo. Qui da noi ancora non è successo nulla, ma in Francia, in Germania, in Inghilterra, in Belgio e in Spagna, cose simili te le puoi aspettare da un momento all’altro. A Parigi, per entrare in un qualsiasi negozio di medie dimensioni, devi passare le forche caudine dei metal detector e quelle dei sorveglianti che ti frugano nella borsa. Non parliamo dei musei, dove ormai sono in vigore le stesse procedure degli aeroporti. E tutto questo lo accettiamo supinamente, senza farci alcuna domanda in proposito.
Quindi, a chi giova che la gente debba vivere così? A chi fa gioco che tutte le nostre libertà personali abbiano subito una stretta bestiale? Non ho una risposta certa, ma so che qualcuno tutto questo lo cavalca e lo fa per ottenere attenzione, voti, potere e denaro. O per impedire che le persone possano convivere, raccontarsi le proprie storie e integrarsi fra loro.
Da questi pensieri frustrati, è nato Un giorno di festa. Ciò che succede nel romanzo è naturalmente una metafora, ma tenta in qualche modo di dare una possibile risposta. C’è una sola parte della società che può avere dei benefici da questa situazione e non sono certo i cittadini.
Il romanzo parte da un’uccisione, che coinvolge Leila, una delle donne de les italiens, e prosegue con una corsa contro il tempo che Mordenti e compagni dovranno fare per cercare di impedire una strage.
La sensazione che volevo dare è quella dell’incertezza, la frustrazione in cui ci si può trovare quando non puoi sapere chi siano i tuoi nemici. Quando ogni soluzione potrebbe essere quella giusta, ma, nel contempo, essere sbagliata e chi ti dovrebbe aiutare, ti mette invece i bastoni tra le ruote.
E poi ci sono i luoghi e spesso è ciò che vedi a farti venire in mente storie e situazioni. A volte basta descriverle, altre volte bisogna renderle paradossali. Scrivere Un giorno di festa, come tutte le volte che ho dovuto dar voce a Mordenti, è stato divertente e coinvolgente. Non riesco mai a capire se in lui ci sia una parte di me o se sia piuttosto il contrario. Ma una cosa è certa questa sua corsa forsennata, la sua incertezza, la paura che qualcuno potesse farsi male, sono anche le mie.
Del resto, come dice Pierre a un certo punto, “Il tempo se ne sbatte di te e dei tuoi morti, o gli stai dietro oppure ti attacchi. Tanto, presto o tardi, con lui perdiamo tutti.”