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Pirati, robot e ragazze androidi: l’animazione giapponese di fantascienza di Elena Romanello (Anguana, 2018)

14 giugno 2018

copertina_stesa_pirati-robotHo deciso di continuare il mio viaggio nel mondo della cultura otaku e nerd occupandomi di uno dei generi più noti e amati ma di cui si è anche parlato più a sproposito dei manga e degli anime: la fantascienza.
Come ex bambina degli anni Settanta (e questo dice che sono ormai decisamente dalle parti dei ruderi) ricordo benissimo quando arrivò Goldrake o meglio Atlas Ufo Robot, robottone gigante e sorta di samurai mistico, che combatteva contro un impero malvagio di alieni che avevano già devastato il pianeta del suo pilota, tra crisi di coscienza e drammi.
L’idea del libro è infatti nata dal voler celebrare il quarantennale della prima messa in onda di questo anime e a ruota tutti gli altri anniversari analoghi, visto che il prossimo anno a ruota ci saranno quelli di Capitan Harlock, Il Grande Mazinga e Jeeg robot d’acciaio. Inoltre, quest’anno si festeggia un altro importante anniversario, il trentennale del film d’animazione Akira di Katsuhiro Otomo,  che ha sdoganato definitivamente manga ed anime come prodotti maturi, conquistando anche il mercato angloamericano e guadagnandosi l’interesse di mostri sacri come Spielberg e Lucas.
Quello che mi colpì negli anime di fantascienza e che continua a piacermi molto oggi è innanzitutto come abbiano saputo mescolare le suggestioni di una cultura millenaria come quella giapponese alla modernità più estrema, per come hanno saputo trattare per primi uno dei temi cardine di oggi, il rapporto uomo e macchina, per come hanno parlato di guerre del futuro ricordando quelle del passato, a cominciare dall’apocalisse atomica, per come hanno riletto con un occhio nuovo tutti i filoni della fantascienza, dalla space opera alla distopia, dal cyberpunk allo steampunk.
Un genere, quello fantascientifico, che continua ancora fino ad oggi, infatti la maggiore difficoltà che ho incontrato è stato ad un certo punto come chiudere: in questi ultimi anni sono uscite tante nuove opere con relativi eroi, ma sono tornati anche personaggi iconici del passato, in nuove versioni, come Mazinga Z Infinity Neon Genesis Evangelion, o in nuove storie dello stesso universo, come la saga infinita di Gundam.
Scrivere questo libro è stato un bel viaggio nel passato ma anche un capire oggi quanto manga ed anime abbiano contribuito a fare di me la persona che sono, e per l’ennesima volta ripeto che è assurdo averli accusati di incitare alla violenza: a me hanno fatto capire che esistono altre culture, di pari dignità con quella occidentale, hanno fatto riflettere sull’importanza dell’amicizia e della collaborazione e hanno colpito per la grande importanza che viene data ai personaggi femminili, perché finalmente la ragazza di turno non faceva la solita damigella in pericolo in attesa di essere salvata dall’eroe di turno, ma combatteva anche lei, persino una sfigatella come la non eccelsa Venusia di Goldrake.
Il mio non vuole essere un libro nostalgico,  ma un libro che parla di un filone fondamentale dell’immaginario, oggi riconosciuto,  comunque e presto o tardi tornerò sull’argomento, anche perché ci sono ancora tante cose da dire.
Di tutti gli anime di cui parlo nel mio libro, qual è il mio preferito? Difficile a dirsi, sono tanti i titoli interessanti, dal mio primo steampunk, Il mistero della pietra azzurra, all’universo di Ghost in the shell, ma in questo caso faccio la nostalgica e indico Goldrake appunto e Capitan Harlock, due storie e due personaggi rimasti nel mio cuore e che riescono ancora ad appassionarmi oggi, tanti e tanti anni dopo quei pomeriggi che non rimpiango degli anni Settanta, ma dove è iniziata una passione che oggi mi ha portata a fare tante cose interessanti e a conoscere tante bellissime persone.

:: Elia il camminatore, Guia Risari (San Paolo edizioni 2018) a cura di Viviana Filippini

16 maggio 2018

Guia Risari torna in libreria con la storia di Elia il camminatore, edito da San Paolo.  EliaLa storia di Elia racchiude in sé timidezza, amore per una vita sana, bisogno di amicizia e anche un pizzico di timore che, pian piano, il piccolo protagonista riuscirà a superare. Elia infatti è un bambino che ama molto camminare, spesso però lo fa da solo, perché è timido e ha vergogna di chiedere a qualcuno di andare con lui. Teme di essere respinto e non capito nel suo bisogno di fare lunghe, lunghissime passeggiate. Elia allora domanda ai suoi genitori di prendergli un animaletto che lo accompagni nelle sue camminate e così il piccolo si trova con un piccolo porcellino d’India. L’animaletto si stanca presto viste le sue corte zampette e allora arriva un gatto che si carica sul dorso il porcellino. Animali su animali si aggiungo a fare compagnia al protagonista, fino a che Elia si trova a camminare con al guinzaglio un elefante, con sopra un asino, con sopra un bue, con sopra un cane, con sopra un gatto e su, in cima alla piramide, eccolo là il porcellino d’India. Una situazione un pochetto difficile da gestire per il piccolo podista che troverà una soluzione per tutti gli animali, in modo tale da non avere uno zoo al seguito durante le sue passeggiate, ma un’altra piacevole compagnia. Il libro di Guia Risari è un testo per bambine che evidenzia, attraverso il piccolo protagonista, l’amore per lo sport, perché Elia macina chilometri su chilometri camminando, e camminare non è solo uno spostamento attraverso un luogo, ma è anche un modo per osservare e scoprire al meglio la realtà che lo circonda. Da Elia il camminatore emerge anche un profondo amore e rispetto per gli animali, ai quali Elia darà la giusta casa. Elia però è un bambino timido, e il suo andare a zonzo a piedi lo aiuterà a superare questo suo aspetto del carattere e a trovare il coraggio di chiedere a chi gli sta vicino (una ragazzina) di camminare con lui. La storia del piccole Elia è un avventuroso cammino di educazione alla vita sana e al rispetto per il prossimo simile e diverso dal proprio io. Elia il camminatore Guia Risari è da leggere in compagnia, magari proprio passeggiando. A dar forma visiva alla bella storia di coraggio e amicizia scritta da Guia Risari ci sono le illustrazione di Giulia Rossi. Età di lettura: da 6 anni.

Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale con una tesi su Jean Améry, lavorando come educatrice e giornalista per “L’Unità”. Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University. Ha vissuto in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in socio-critica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni.
Ha tenuto conferenze in varie università sulla filosofia morale, la letteratura concentrazionaria e delle migrazioni. Ha tradotto saggi e romanzi dal francese e dall’inglese per Feltrinelli, e/o, Alet, Giuntina, White Star. Ha curato testi di poesia ed ecologia. È autrice di racconti, pubblicati su riviste e antologie. Per l’infanzia, e non solo, ha pubblicato diversi libri che potete trovare al seguente https://www.guiarisari.com/ITALIANO/pubblicazioni.html

Giulia Rossi è Nata a Rimini nel 1987. Dopo la laurea in architettura presso l’Università di Ferrara e il master in illustrazione editoriale all’Accademia di Belle Arti di Macerata, ha collaborato con i più importanti editori italiani realizzando copertine e albi illustrati. Le sue illustrazioni sono state selezionate in occasione di diverse mostre e concorsi a livello nazionale e internazionale. Curiosità, ricerca e sperimentazione sono alla base del suo lavoro. Nelle sue immagini è sempre volta a cercare nuovi linguaggi espressivi, facendo interagire tecniche artistiche tradizionali con elaborazioni digitali. http://giuliarossiart.tumblr.com

Source: richiesto all’editore.

:: Earl Grey Lady Blue Tè nero e Macbeth di Jo Nesbø

9 aprile 2018

Gentili lettori questo è l’ultimo tè del secondo cofanetto di campioni ricevuto da PETER’S TeaHouse. E’ un tè nero, molto intenso, adatto a chi ama degustare tè decisi. Earl Grey Lady Blue Tè nero è un tè profumatissimo, dal sentore floreale, composto da una miscela di tè nero Earl Grey e fiori di fiordaliso. E’ un tè indiano, proveninete dal Darjeeling, con la particolarità di essere prodotto dal primo raccolto. E’ un tè molto elegante e semplice. Asciutto, amaro e secco. Costa € 6,20 all’etto. Nella foto sotto potete vedere come si presenta il tè sfuso. Diversamente dagli altri tè lo sconsiglio se non zuccherato.
Earl Grey Lady Blue Tè nero
Preparazione, tempi e dosi

Per la preparazione del Earl Grey Lady Blue Tè nero è consigliato portare l’acqua a una temperatura di 95 °. (Spegnete il fuoco un attimo prima della piena bollitura). Assolutamente non fate bollire l’acqua a lungo perderebbe di ossigeno, e la qualità del sapore del tè ne risentirebbe.

Dosi consigliate: 1 cucchiaino di tè per tazza, uno per la teiera.

Tempo di infusione: dai 3 ai 4 minuti (un segreto, se lo volete più carico non aumentate i tempi di infusione, ma maggiorate la quantità di tè).

Per la preparazione di un’ ottimo tè e la conservazione del tè rimando a questo post precedente: qui

Per l’acquisto, troverete qui la pagina dedicata da PETER’S TeaHouse a questo tè.

Curiosità musicali

Tra i tanti nomi con cui fu conosciuta Billie Holiday (Filadelfia, 7 aprile 1915 – New York, 17 luglio 1959) c’era anche quello di Lady Blue. Non credo che questo tè sia direttamente ispirato a lei, ma mi consente il pretesto di questo omaggio a una delle più grandi voci del jazz e del blues, di cui proprio sabato si è festeggiato il compleanno.

Billie Holiday

Consiglio goloso

Earl Grey Lady Blue Tè nero lo consiglio con semplicissimi e friabili biscottini al cardamomo. Qui una ricetta gustosa e davvero facile.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Earl Grey Lady Blue Tè nero è perfetto leggendo Macbeth di Jo Nesbø, disponibile dal 17 aprile. Buona lettura!

E un ultimo consiglio, non abbiate fretta, sorseggiate il tè lentamente in compagnia di felici pensieri.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: Che libri state leggendo?

6 aprile 2018

I libri più venduti

Tutti mi dicono che è importante costruire una community intorno a un blog, specie se letterario, e invitare i lettori a commentare, a partecipare, a creare insomma tutti assieme il blog che amiamo leggere. E quindi cosa c’è di più interessante di sapere cosa state leggendo. Sì, in questo momento. Quale libro avete aperto sul comodino? Allora ditemi. Sono molto curiosa.

:: Noce Oolong Tè Oolong e Il pittore fulminato di César Aira

3 aprile 2018

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Oggi della collezione di tè di PETER’S TeaHouse ho deciso di parlarvi di Noce Oolong Tè Oolong.

E’ un tè cinese, coltivato nella regione di Fujian, provincia della Cina situata a sud-est lungo la costa, piuttosto ricco e vivace. “Oolong” significa letteralmente “drago nero”. In questa miscela fruttata troverete croccante di Nocciola, pezzetti di cocco, ananas candito, pezzetti di noce, scaglie di mandorla e aromi naturali.

L’aroma prevalente è la nocciola. E’ un tè piuttosto dolce e chiaro. Finora vi ho parlato di tè neri, questo appartiene alla famiglia dei tè Oolong, meno forte e intenso ma altrettanto piacevole.

Valore nutrizionale 100ml: En. 6 kJ/ 2kcal, grassi <0,5 g (saturi <0,1g), carb. <0,5g (zuccheri <0,5g), prot. <0,5g, sale <0,01g.

tè oolong

Costa 6,10 Euro all’etto. Se volete provarlo lo trovate a questo link. Dei pregiati tè Oolong è forse il meno caro, esitono qualità dai 20 Euro all’etto.

Per una preparazione ottimale

vi rimando agli articoli precedenti qui:

Consigliati:

Un cucchiaio di tè per persona.
Temperatura dell’acqua di 95 °.
Tempo di infusione da 1 ai 3 minuti.

Consiglio goloso

Consiglio di accompagnare Noce Oolong Tè Oolong con una fetta di plumcake alla zucca, poco zuccherato. Io ho seguito questa ricetta. Dimezzando le quantità di zucchero.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura

Consiglio di sorseggiare Noce Oolong Tè Oolong leggendo Il pittore fulminato di César Aira, con introduzione di Roberto Bolaño, edito da Fazi Editore. Libro ricco e sontuoso, dalla scrittura preziosa.

Source libro: libro inviato dall’editore, si ringrazia Cristina dell’ Ufficio Stampa Fazi.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: China Yunnan Pu Erh Tè nero e Lo Straordinario di Eva Clesis

26 febbraio 2018

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È arrivata la neve! Disagi permettendo, questo è il periodo perfetto per bersi un buon tè. Scalda le mani, il cuore, lo stomaco e i pensieri, e si può prendere a tutte le ore del giorno. Per accompagnarlo a un buon libro aspetteremo stasera, di ritorno dal lavoro.

Oggi della collezione di tè di PETER’S TeaHouse ho deciso di parlarvi di China Yunnan Pu Erh Tè nero.

È un tè forte, deciso, molto scuro (in tazza arriva a una colorazione marrone), prevalentemente maschile, per chi ama i tè dal gusto deciso e amarognolo sul finale. Caratteristica principale di questo tè è il suo aroma prevalente di tabacco, sia fresco che una volta in tazza. Il profumo è terroso, corposo, caldo. Il sapore è molto particolare, ricco di sfumature, per cui ci vuole attenzione per coglierle. Non credo possa piacere a tutti, se amate i tè più delicati, forse non è indicato, ma io vi conisglio di abituarvici gradualmente, io l’ho trovato subito ottimo e adatto alla prima colazione, accompagnato sia a tartine salate che a dolci.

È un tè nero cinese della provincia dello Yunnan e scopro sul loro sito che ha una particolarità davvero notevole: grazie alla post fermentazione sotto terra ha proprietà anticolesterolo. Inoltre svolge un’azione a favore del funzionamento epatico. Ne comprerò una bustina per mio fratello qui al PETER’S TeaHouse di Torino in Via Giuseppe Mazzini. Ma le sue particolarità benefiche non si fermano qui, ha effetti salutari sul tratto digestivo e riduce inoltre l’assimilazione di cibi grassi e di zuccheri, quindi è anche indicato se tenete al peso o siete a dieta.

È dunque un vero e proprio tè curativo, e se amate i rimedi naturali è davvero prezioso. Per giunta, in effetti, dopo averlo bevuto si acquista davvero una certa sensazione di benessere. Sarà stata una mia impressione, ma provate se non ci credete.

China Yunnan

Costa un po’ di più 6,60 all’etto. Ma credo li valga tutti. Se volete provarlo lo trovate a questo link.

Per una preparazione ottimale

vi rimando agli articoli precedenti qui:

Consigliati:

Un cucchiaio di tè per persona.
Temperatura dell’acqua di 95 °.
Tempo di infusione dai 3 ai 4 minuti.

Consiglio goloso

Consiglio di non accompagnare China Yunnan Pu Erh Tè nero a niente, di berlo come un rito spirituale e di salute. Altrimenti accompagnatelo a tartine di formaggio e speck.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura

Consiglio di sorseggiare China Yunnan Pu Erh Tè nero leggendo Lo Strordinario di Eva Clesis edito da Las Vegas Edizioni. Ho voluto abbinare questo tè a un libro che parla di tè, dalle proprietà davvero stupefacenti.

Source libro: libro inviato dall’editore, si ringrazia Carlotta dell’ Ufficio Stampa Las Vegas Edizioni.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: Bosco d’Estate Tè nero e Il lato oscuro dell’ addio di Michael Connelly

12 febbraio 2018

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Il Carnevale sta finendo, San Valentino di avvicina e cosa c’è di meglio che sorseggiare una buona tazza di tè soli o in compagnia? Grazie alla collaborazione con PETER’S TeaHouse ho ricevuto cinque nuovi tè in degustazione, di cui di uno vi ho già parlato la scorsa settimana il Tè della Principessa Sissi. Se l’avete assaggiato avrete potuto constatare con mano quanto siano buoni questi tè. Oggi invece vi parlo del mio tè preferito di questa tornata Bosco d’Estate Tè nero.

E’ un tè sontuoso, ottimamente bilanciato, sempre nero, quindi piuttosto intenso, deliziosamente fruttato, molto profumato sia fresco, che in tazza una volta preparato. E’ composto da pregiato tè nero proveniente da Ceylon, India e Cina, impreziosito da un tocco di sambuco (sapore che io adoro è che si distingue chiaramente durante la degustazione) più fragola, mora e lampone, a cui viene aggiunto un intenso aroma naturale di frutti di bosco. Costa 5, 60 e all’etto. Costa meno di Magia invernale Tè nero, ma vi assicuro che se avete amato questo troverete ottimo anche Bosco d’estete.

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Mi piacciono i tè ricchi dall’intenso bouquet, anche se speziati o fruttati, Bosco d’Estate Tè nero è adatto a chi ama questo tipo di tè e non è allergico alla fragola e ai frutti di bosco. L’ho fatto assaggiare anche a mia madre, che di solito ha gusti difficilissimi da indovinare (e mai mi vuole dare soddisfazione) e mi ha detto: questo è buono!

Zuccherarlo o non zuccherarlo?, essendo a base di frutta si può anche non dolcificarlo, ma io l’ho degustato con un cucchiano di zucchero di canna naturale.

Se volete provarlo lo trovate a questo link.

Per una preparazione ottimale

vi rimando agli articoli precedenti qui:

Consigliati:

Un cucchiaio di tè per persona.
Temperatura dell’acqua di 95 °.
Tempo di infusione dai 3 ai 4 minuti.

Curiosità musicali

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Eilif Peterssen-Edvard Grieg 1891

Se la scorsa settimana vi ho parlato di una curiosità storica, oggi vi parlo di musica, e dei compositori e musicisti classici che hanno scritto pezzi musicali ispirandosi alla magia dei boschi. Sono davvero tanti, da Johann Strauss figlio con il valzer le Storielle del bosco viennese (Geschichten aus dem Wienerwald) op. 325, a Debussy con Reflets Dans L`eau, a Robert Schumann con Waldszenen Op. 82 (Forest Scenes), all’amatissimo da me Edvard Grieg autore di una dolcissima musica per pianoforte dal titolo Skogstillhet (Peace in the woods) tratto da i Pezzi lirici. Tutte musiche che facilmente trovate su Youtube, eseguite dai maggiori musicisti, c’è pure una esecuzione d’epoca di Reflets Dans L`eau di Debussy eseguita da Arturo Michelangeli.

Simbolo di spiritualità e di vita, il bosco ispirò non solo musicisti ma anche pittori e poeti, celebre è il poema Stopping by Woods on a Snowy Evening di Robert Frost. Ma tornando alla musica mi piacerebbe approfondire la figura di Edvard Grieg. Nacque a Bergen, in Norvegia, nel 1843. E’ stato sia un compositore, che un pianista celebre per aver composto la musica del Peer Gynt, di Henrik Ibsen, famosissima la Solveig’s Song nell’atto terzo. Peace in the woods è tratto da i Pezzi lirici (in norvegese Lyriske stykker), che sono una collezione di 66 composizioni per pianoforte. La musica fu composta nel 1901, Opera 71 N°4. Grieg morì a Bergen, il 4 settembre 1907. Al suo funerale fu eseguita la commovente e solenne marcia funebre di Fryderyk Chopin. Grieg e sua moglie Nina furono sepolti in una cripta ricavata su una parete rocciosa che scende verso il mare. Buon ascolto!

Consiglio goloso

Consiglio di accompagnare Bosco d’Estate Tè nero con dei piccoli biscottini al sambuco, che richiamano l’aroma già presente nel tè, questa ricetta è facilissima e molto veloce: qui.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura

Consiglio di sorseggiare il Bosco d’Estate Tè nero leggendo Il lato oscuro dell’ addio di Michael Connelly, edito da Piemme e tradotto da Alfredo Colitto, ho voluto abbinare un tè che amo con uno dei miei autori americani preferiti di thriller.

Source libro: libro inviato dall’editore, si ringrazia Federica dell’ Ufficio Stampa Piemme.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: Tè della principessa Sissi e Arabesque di Alessia Gazzola

5 febbraio 2018

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Continua la mia collaborazione con Peter’s TeaHouse, l’azienda mi ha dato fiducia nella persona di Mattia responsabile vendite e marketing, che qui pubblicamente ringrazio, e ho così ricevuto i campioni di cinque nuovi tè (sempre neri, come da mia preferenza, ma non escludo in futuro, se continuerò la collaborazione, di provare anche i verdi e le tisane).

L’azienda produce tè di qualità superiore, quindi tutto dipende dai vostri gusti personali quali scegliere per una piacevole pausa di relax. Cercherò così di esporre le varie particolarità di ciascun tè, e già vi anticipo che il mio preferito di questa tornata è Bosco d’estate tè nero (e sì li ho già assaggiati tutti, ma farò degustazioni più approfondite man mano che scriverò gli articoli, la quantità di tè presente in ogni bustina, questa volta non trasparente ma verde, con un gancetto dorato per chiuderla e preservarne l’aroma, lo permette), per aiutarvi ad effettuare la scelta.

Oggi ho deciso di iniziare con Principessa Sissi Tè nero.

E’ un tè nero delicatissimo, vellutato, dolce e femminile, di colore rosso intenso, dall’aroma fruttato, lievemente profumato in tazza, composto da una miscela di tè nero proveniente da Ceylon e dalla Cina, con pezzetti essiccati di albicocca e fiori di girasole.

Tè della principessa Sissi

Tra le sue particolarità, una curiosità storica, si tramanda che fosse il tè preferito della Principessa Sissi. Poco importa che mai la chiamarono davvero Sissi, è un soprannome che prese piede grazie alla popolare interpretazione di Romy Schneider nel ciclo di film dedicati alla sfortunata imperatrice d’ Austria. Così oggi è conosciuta e questo tè prende il suo nome.

Valore nutrizionale 100 ml:

energia 2kj = cal

grassi =g (saturi 0 gr)

Carboidrati 0 gr

zuccheri 0 gr

proteine 0,1 gr.

Data di scadenza del mio lotto 09 /09/ 2020

Costa € 5,30 all’etto. Potete acquistarlo qui

Per una preparazione ottimale

vi rimando agli articoli precedenti qui:

https://liberidiscrivere.com/tag/peters-teahouse/

Consigliati:

Un cucchiaio di tè per persona.

Temperatura dell’acqua di 95 °.

Tempo di infusione dai 3 ai 4 minuti.

Una zolletta di zucchero.

Curiosità storica

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Personaggio affascinante quello della principessa Sissi, Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, dopo le nozze con Francesco Giuseppe imperatrice d’Austria, donna bellissima (e non è un’ esagerazione, o un modo di dire, molti dipinti e fotografie lo testimoniano), dalla chioma leggendaria, sensibile e di estrema intelligenza. Visse una vita sacrificata, tra gli agi, i balli e viaggi sì, ma anche tra gli stretti dettami di corte, che limitavano il suo spirito libero, anticonformista e indipendente. E su queste caratteristiche del suo carattere molto incise l’educazione assai moderna e liberale per i tempi che le diede suo padre l’ altezza reale il duca Massimiliano Giuseppe in Baviera, (personaggio altrettanto avventuroso e affascinante).

Tra i suoi molteplici interessi l’essoterismo, la natura, i cavalli, la scherma, e la fotografia.

Tante le tragedie che costellarono la sua vita, la più grande fu certamente la morte dell’adorato figlio Rodolfo, morto suicida insieme all’amante, la baronessa Maria Vetsera, a Mayerling nel 1889. E la sua, fu uccisa il 10 settembre 1898 a Ginevra, in Svizzera, dall’anarchico italiano Luigi Lucheni, colpita al cuore con una lima. Ironia della sorte volle che seppure simbolo dell’ impero asburgico, mai nessuno come lei, perlomeno all’interno della corte, operò per l’indipendenza dei regni soggetti all’Austria, e per la giustizia sociale.

Tuttavia questi fatti drammatici non offuscarono la luce che emanò questa donna, ancora oggi al centro di romanzi, biografie, film, programmi televisivi e studi storici.

Mentre lo bevete, pensate che lo beveva anche lei!

Consiglio goloso

Per ravvivare un tè decisamente morbido e delicato consiglio di abbinarlo a dei piccoli biscottini di zenzero e cannella, cosparsi di zucchero a velo. Il sapore speziato dei biscotti costituisce un piacevole contrasto, e saprà soddisfare anche i palati più raffinati. Tra le ricette consiglio quella del blog La cucina italiana ricetta facile e veloce mandata dalla loro lettrice Clelia. Oltre che buoni sono di grande impatto coreografico e visivo. Insomma se dovete servire un tè elegante con teiere d’argento e tazze e piattini di finissima porcellana smaltata, il successo è assicurato. Ma anche per tè più rustici, perchè no. E soprattutto è indicato l’ abbinamento per i bambini. In questo caso le forme dei biscotti possono essere quelle di allegri e divertenti pupazzetti.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura

Consiglio di sorseggiare il tè Principessa Sissi Tè nero leggendo “Arabesque” di Alessia Gazzola, edito da Longanesi.

Source libro: libro inviato dall’editore, si ringrazia Tommaso, Gaia e Jacopo dell’ Ufficio Stampa Longanesi.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: Il più bel libro di Graham Greene

23 gennaio 2018

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Graham Greene nacque in Inghilterra a Berkhamsted il 2 ottobre del 1904 ed è un autore che adoro, non credo ci sia un suo libro che non mi piaccia. Quindi sarà molto difficile per la nostra rubrica Il più bel libro di decidere quale era il suo libro più bello.  Ma confido in voi, quindi se conoscete questo autore, e avete letto i suoi libri, scrivete nei commenti qual è il vostro preferito. Sarà interessante.

Romanzi:

  • L’uomo dentro di me (The Man Within), 1929
  • The Name of Action, 1930
  • Rumour at Nightfall, 1931
  • Il treno d’Istanbul (Stamboul Train, nell’ed. americana Orient Express), 1932 VOTI 1
  • Un campo di battaglia (It’s a Battlefield), 1934
  • I naufraghi (England Made Me), 1935
  • Una pistola in vendita (A Gun for Sale, nell’ed. statunitense This Gun for Hire), 1936 VOTI 5
  • La roccia di Brighton (Brighton Rock), 1938
  • Missione confidenziale (The Confidential Agent), 1939
  • Il potere e la gloria (The Power and the Glory, nell’ed. statunitense The Labyrinthine Ways), 1940 VOTI 8
  • Quinta colonna (The Ministry of Fear), 1943
  • Il nocciolo della questione (The Heart of the Matter), 1948 VOTO 1
  • Il terzo uomo (The Third Man), nell’ed. inglese pubblicato insieme a L’idolo infranto (The Fallen Idol), 1950 VOTO 5
  • Fine di una storia (The End of the Affair), 1951 VOTI 3
  • Vince chi perde (Loser Takes All), 1955
  • Un americano tranquillo (The Quiet American), 1955 VOTO 7
  • Il nostro agente all’Avana (Our Man in Havana), 1958 VOTO 10
  • Un caso bruciato (A Burnt-Out Case), 1960
  • I commedianti (The Comedians), 1966 VOTI 1
  • In viaggio con la zia (Travels with My Aunt), 1969 VOTO 1
  • Il console onorario (The Honorary Consul), 1973 VOTI 3
  • Il fattore umano (The Human Factor), 1978 VOTI 5
  • Il Dottor Fisher a Ginevra, ovvero la cena delle bombe (Doctor Fisher of Geneva or the Bomb Party), 1980
  • Monsignor Chisciotte (Monsignor Quixote), 1982
  • Il decimo uomo (The Tenth Man), 1985 (ma scritto nel 1944) VOTI 1
  • L’uomo dai molti nomi (The Captain and the Enemy), 1988 VOTO 1

Allora, aspetto i vostri commenti. Si avrà tutta la settimana per votare, lunedì si stabilirà il vincitore. Piccolo omaggio estratto tra i partecipanti. Tra chi vota estrarrò un vincitore a cui spedirò gli esclusivissimissimi adesivi di Liberi.

Vince piuttosto a sorpresa e a grande maggioranza: Il nostro agente all’ Avana, che rileggerò per l’occasione, chissà che non ci scappi una recensione.

E gli adesivi: Isabella.

:: VersOriente – La sostanza del cambiamento in Un artista del mondo fluttuante di Kazuo Ishiguro (Einaudi 2006) a cura di Andrea D’Angelo

22 gennaio 2018
Fluttuante

Clicca sulla cover per l’acquisto

Che cosa è rimasto del Giappone bellico dopo la guerra? Agli occhi di Masuji Ono, protagonista di Un artista del mondo fluttuante, non sembra essere rimasto molto. L’autore, Kazuo Ishiguro, premio Nobel 2017, che nel 1986, anno della pubblicazione, non aveva ancora raggiunto la fama, infonde in questo romanzo una grande varietà di letture.
È la storia di un pittore famoso che, ormai alla vecchiaia, si ritrova in un Giappone sconfitto e devastato. Il suo occhio guarda, nella tranquillità della pensione, ai cambiamenti che la fine della guerra ha portato nell’animo dei suoi connazionali. Cerca quindi di scrutare tra i comportamenti delle figlie e degli amici di vecchia data i segnali di un nuovo modo di intendere, che fa da spartiacque tra ciò che il Giappone era una volta e ciò che è diventato.
Tutta l’opera d’altronde sembra essere stata costruita sulla mediazione culturale. Il testo, scritto originariamente in inglese, lascia intravedere l’intenzione di rivolgersi all’Occidente, come a voler spiegare qualcosa sulla storia giapponese a chi sembra non averne capito molto. Questa mediazione alterna passaggi in cui Kazuo Ishiguro immerge il lettore in un contesto esplicitamente estraniante, quasi da percepire la distanza culturale al tatto, a momenti di simbolismo criptico – che ritroviamo già nel titolo.
Il mondo fluttuante a cui si fa riferimento, infatti, non è solo la metafora di un mondo effimero, ma ha bensì un chiaro inquadramento nella storia e nella cultura giapponesi. L’Ukiyo (浮世, il mondo fluttuante) muove i suoi passi dalla cultura buddhista del XVII secolo e dai cicli di reincarnazione. Rappresenta l’inconsistenza della realtà umana e la limitatezza della percezione. L’Ukiyo non è però un concetto unicamente filosofico, ma si declina in molte espressioni concrete, identificando uno stile di vita, quello dei quartieri del piacere, e spaziando in tutte le forme dell’arte.
Masuji Ono conosce bene tutto questo. Con tutta la sua esperienza da pittore sa bene cosa significa rappresentare la realtà e i limiti invalicabili di questa azione. E allora, se torniamo a chiederci cos’è rimasto del Giappone dopo la guerra e ci affidiamo ai suoi occhi esperti, ci sembrerà forse per un attimo di intravedere che il Giappone che descrive non ha perso la sua essenza. È ciò che la realtà mostra di sé che ha cambiato forma, fluttuando. Ma l’invisibile essenza, come il ciclo della reincarnazione, non cambierà mai.

Kazuo Ishiguro è nato a Nagasaki nel 1954 e si è trasferito con la famiglia in Inghilterra nel 1960. Tutti i suoi romanzi sono tradotti in italia da Einaudi: Un pallido orizzonte di colline (1982), Un artista del mondo fluttuante (1986), Quel che resta del giorno (ultima edizione Super ET 2016), Gli inconsolabili (1995 e 2012), Quando eravamo orfani (2000), Non lasciarmi (ultima edizione Super ET 2016) e Il gigante sepolto (2015, ultima edizione Super ET 2016). Per Einaudi ha pubblicato anche la raccolta di racconti Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo (2009 e 2010). Da Quel che resta del giorno (Man Booker Prize 1989) è stato tratto un famoso film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson. Nel 2008 il «Times» l’ha incluso fra i 50 più grandi autori britannici dal 1945. Nel 2017 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.

Source: pdf inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Carla Polzot dell’ Ufficio stampa Einaudi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Mi manca il Novecento – Piero Chiara nella provincia della grande letteratura a cura di Nicola Vacca

8 gennaio 2018

chiara

Da Luino, sulle sponde del Lago Maggiore, uno dei più vivaci scrittori del dopoguerra ha narrato nei suoi romanzi e nei suoi racconti la piccolezza della vita di provincia e la mediocrità dei suoi personaggi con uno stile arguto, ironico senza mai essere banale.
Piero Chiara morì il 31 dicembre del 1986. A trentadue anni dalla sua scomparsa le numerose storie che ha raccontato conservano ancora un fascino irripetibile e l’umorismo che contengono è capace di cogliere nel quotidiano l’essenza della vita italiana.
Narrare la provincia, i suoi vizi e le sue virtù non è facile. Il rischio che si corre è quello di cadere nei luoghi comuni della letteratura. Sono pochi gli scrittori che sono riusciti a bandire dal loro stile quella leggerezza cronachistica che si limita a circoscrivere il tempo e i suoi fatti.
Per esempio il grande Piero Chiara nei suoi romanzi lacustri è riuscito a creare storie appassionanti e personaggi unici con un’ironia garbata dietro la quale si nascondeva il mistero della condizione umana. Il maestro di Luino nei suoi capolavori è andato sempre oltre il tempo.
Nel suo lago si sono specchiati intere generazioni di lettori. Riprendendo in mano oggi i suoi libri, scopriamo che quelle rive oggi sono ancora in grado di raccontare l’uomo alle prese con le fatalità della vita quotidiana.
I personaggi delle sue storie, grotteschi e scanzonati, danno vita ad avvenimenti esilaranti.
Nella narrativa di Chiara c’è tutta la poesia della piccola vita che scorre: nella provincia si consumano episodi che hanno il sapore di un tempo passato in cui erano i sentimenti e la semplicità a dettare le regole comportamentali della vita sociale.
Quando nel 1962 uscì Il piatto piange (nella collana del «Tornasole» diretta e curata da Vittorio Sereni e Niccolò Gallo presso Mondadori) fu subito un successo sorprendente.
Lo scrittore di Luino, fedele alla sua linea di narratore, in quel libro redige un ritratto spietato, drammatico e ironico della provincia italiana tra le due guerre cogliendo dalla prospettiva appartata di un paese di confine, affacciato sul lago, abitudini e mentalità del Ventennio.
Anche in tutti gli altri fortunati libri che seguiranno Piero Chiara ( Il balordo La spartizione, Il pretore di Cuvio. I giovedì della signora Giulia, La stanza del vescovo, Il cappotto di Astrakan, Una spina nel cuore, Vedro Singapore?) non rinuncerà mai alla sua vocazione di narratore autentico con il gusto diretto del racconto.
«Chiara è rimasto tra i pochissimi nostri scrittori  a possedere l’impareggiabile  grazia  del narratore puro, rendendo semplice e accessibile anche le cose apparentemente più complesse, tali  da incantare con garbo il lettore fin dall’inizio e  tenendo viva la sua attenzione intrattenendolo piacevolmente per tutta la durata della lettura». Questo e molto altro ancora è stato Piero Chiara insieme al teatro dei suoi personaggi tipicamente provinciali e quindi italiani.
Dalla provincia italiana sono arrivate le storie più belle della nostra narrativa. A quella contemporanea mancano moltissimo i racconti di Piero Chiara, di Nantas Salvataggio, Mario Soldati, tutti autori che, nei loro bellissimi romanzi, sono riusciti a rappresentare magnificamente la commedia umana immortalando sulla pagina intere comunità di personaggi indimenticabili, diventati, grazie alla loro abilità di narratori puri, metafore estemporanee di un’esistenza di cui tutti facciamo parte.