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:: Stormy Weather – Enrico Gregori

8 settembre 2017

stormy

Era il dolciastro del mio sangue, che inghiottivo insieme a scaglie di pelle e al succo di una caramella. Ma il sapore di sangue non se ne andava. E comunque non riuscivo a fare a meno di mordermi le labbra e l’interno delle guance.
Ti stai scarnificando, mi disse. Ti cola il sangue dagli angoli della bocca, sembri un vampiro. Hai ancora la paura addosso?
Invece era rabbia. Perché ormai quella storia che non avevo potuto cambiare, potevo solo raccontarla. Nero su bianco su un arido verbale, come fosse il furto di un’autoradio.
Questo dobbiamo fare, mi disse. E’ il nostro dovere.
Fallo tu quel cazzo di verbale, risposi. Io la storia te la racconto a modo mio.
Sì okay…”c’era un volta…”, disse per sfottere.
No, c’era sempre il sottofondo di Stormy Weather…
Di cosa?!?!

…o almeno c’era da quando lui era andato a lavorare in quella fabbrica.
Aveva 10 anni, Minù. E almeno due li aveva passati ad arrivare fino a lì da Chiang Mai.
Che poi Minù non era il suo nome… no. Il suo nome era lungo e difficile. Nemmeno lui lo sapeva dire bene. Figurarsi i padroni della fabbrica.
Sentirono una cantilena debole, ma capirono solo Minù.
Lì ce lo aveva accompagnato un connazionale più grande, uno esperto che sistemava tutti.
Avrai un tetto e da mangiare, gli aveva detto, basta che alla fabbrica ci lavori sodo.
Minù aveva il suo banchetto tra polvere e puzza.
Sei giovane, gli dicevano i padroni, e se non lavori tu…
E lui lavorava sì, col sottofondo di Stormy Weather. Che mette allegria, dicevano i padroni.
Nella mezz’ora di pausa, Minù guardava sempre il cielo.
Il cielo è il cielo, pensava. E’ uguale per tutti. E’ lo stesso cielo che vedono mamma e papà dove li ho lasciati. Perché lì c’è la fame, qui invece…
Qui mangi e hai un tetto, dicevano i padroni, basta che lavori. Poi c’è anche la musica, e ci puoi cantare sopra.
Stormy Weather, la polvere e la puzza.
Che poi Minù quando arrivò alla stazione quasi finì con la faccia sul mazzo di rose del fioraio ambulante.
Sarà tutto così il profumo di questo paese, pensò. Invece dove stanno mamma e papà…
Non sudava mai, Minù. E allora lo caricavano di cose da fare. Perché se non lavori tu che sei così giovane…
E la solita mezz’ora a guardare il cielo. Quello di mamma e papà, morti di fame.
Per lui invece un tetto e da mangiare. E Stormy Weather.
Ma di notte restava solo, Minù. La fabbrica era tutta sua, solo sua. Era guardiano e proprietario.
Meglio di un cane Minù, dicevano i padroni, perché mangia pure meno. Pane, riso, carne in scatola. E se succede qualcosa, altro che abbaiare! Gli abbiamo insegnato a telefonare col cellulare. Chiamaci Minù, ma abbassa la musica, perché Stormy Weather a noi rompe i coglioni. Dobbiamo dormire, noi.
Era il padrone di notte, Minù. Padrone della polvere, della puzza e di Stormy Weather.
Ma niente cielo da guardare, di notte. A montare la guardia, lui, meglio di un cane. Che mangiava troppo.
E una notte Minù la vide quella piccola scintilla nella fabbrica. Un minuscolo lapillo mentre andava Storrmy Weather.
C’era il telefonino, bastava correre e chiamare. Lui era il guardiano, meglio di un cane.
Ma non aveva mai visto il firmamento, di notte.
Però stavolta le vedrò le stelle, pensò Minù.
E lasciò andare la scintilla. Che diventò tante scintille. E poi un fuoco a catena.
Finché il boato della fabbrica di fuochi artificiali coprì Stormy Weather.
Minù volò in cielo insieme ai bengala colorati.
Mamma adesso arrivo, pensò.
E Minù fu l’unica luce che rimase in cielo.
Mentre tutti i razzi ricadevano a pioggia. Sulle note di Stormy Weather.

Enrico Gregori è nato a Roma nel 1954. Giornalista professionista dal 1983, si è sempre occupato di cronaca nera. Caposervizio per anni a Il Messaggero di Roma, ora collabora al sito on line del quotidiano. E’ autore di romanzi, memoriali di cronaca nera e di due biografie del cantautore Rino Gaetano : Un tè prima di morire (Bietti Media, 2007), Doppio squeeze (Bietti Media, 2008), Le mille facce della morte (Historica Edizioni, 2010), Cinque verticale (Senzapatria, 2010), Il percorso degli incubi (Azimut, 2011), “Quando il cielo era sempre più blu: Rino Gaetano raccontato da un amico” (Historica edizioni, 2012), “E io ci sto ancora, Rino Gaetano raccontato da un amico” (Historica edizioni, 2013), “Roma in nero” (Historica Edizioni, 2014) scritto insieme con la collega Paola Vuolo, “Le identità di Cleo” (Historica edizioni 2016), “Le ultime preghiere” (Historica edizioni 2017). Ha scritto inoltre alcuni racconti per varie antologie.

:: Intervista a Enrico Gregori

21 agosto 2009

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Sei un giornalista, esperto di cronaca nera. Parlami del tuo lavoro.

Da cronista mi sono occupato di banda della magliana, terrorismo, criminalità organizzata, omicidi. anadavo sui posti e scrivevo. Ora, in quanto responsabile del settore, coordino il lavoro altrui e ogni tanto scrivo più che altro retroscena e approfondimenti

Il talento per te è un dono o duro lavoro?

Credo che il talento possa essere innato, ma se non lo si coltiva è del tutto inutile

Quali scrittori italiani preferisci?

Non è facile. Diciamo Tiziano Scarpa e Andrea Camilleri

Parlami dei tuoi primi libri che hai scritto.

“Un tè prima di morire” è una specie di pentola a pressione esplosa in maniera violenta. “Doppio squeeze” è più ragionato e metodico. Comunque non amo le sorprese e mi piace dare indicazioni affinché il lettore possa anche divertirsi a indovinare il finale. un-te-prima-di-morire

E i primi libri che hai letto?

Ho cominciato da ragazzino a leggere Salgari, Kipling, Verne e Dumas. Per me sono capolavori indimenticabili.

Leggi Shakespeare?

Ho letto moltissimo di lui. Che dire? Tra lui e Dante Alighieri mi pare una lotta tra titani

E’ più difficile per te delineare i personaggi o le ambientazioni?

Non so. Diciamo che a delineare i personaggi mi diverto di più

Leggi poesia?

Poche cose. Non ho strumenti per valutarla. Se mi colpisce ne deduco che mi piace

Che consigli daresti ad autori esordienti che vorrebbero pubblicare i loro scritti?

Di essere umili e, prima di pensare di essere incompresi, pensare di dover migliorare

Hai mai fatto il ghostwriter?

Ma per carità

Pensi che Faletti scriva da solo i suoi libri?

Posso dire quello che ho sentito. Ossia che il primo sia stato pesantemente editato e che gli altri li abbia scritti lui. Ma c’è anche una teoria esattamente opposta. Dove sia la verità non lo so. Magari son tutte chiacchiere. Io ho letto “Io uccido” e non mi ha entusiasmato. Poi ho letto “Fuori da un evidente destino” e mi è piaciuto molto.

Agatha Christie in che modo ha influenzato la letteratura gialla?

Credo che sia stata una maestra nell’equilibrio tra storia e descrizione di uomini e cose

Ti piace James Ellroy? Se dovessi fargli una domanda quale sarebbe?

Per me “Le strade dell’innocenza” è un capolavoro. Quindi vorrei domandargli come gli è venuta fuori una boiata come “Scasso e stupro”.

Ti piace Scerbanenco?

Abbastanza. Ma per me è sopravvalutato. Non credo che abbia rivoluzionato alcunché.

Quali sono i libri più belli che hai letto?

Buonanotte! L’Iliade, tutto Shakespeare, i fratelli Karamazov, la Divina Commedia, i promessi sposi, i Malavoglia, tutto Ed McBain, tutto Cormac McCarthy. Basta?

A chi ti ispiri nei tuoi libri a fatti di cronaca o storie di fantasia?

Per le tecniche investigative e qualche dettaglio, ai fatti di cronaca. Il resto, ossia il grosso, è pura fantasia.

In che città vivi? La usi come sfondo per le tue storie?

Non sempre, ma sto pensando di farlo più spesso

Parlaci del tuo blog, credi che internet abbia rivoluzionato il mondo della scrittura?

Il mio blog è una specie di bacheca cronistica nella quale metto anche dei miei racconti. Non credo però molto alla scrittura in rete se rimane imprigionata in internet

Che mezzo di scrittura preferisci: bic, computer,?

Ormai computer

Stai scrivendo attualmente un libro?

Ne sto revisionando uno. Una storia ambientata a Roma nel 1920. Forse potrebbe essere la mia prossima pubblicazione

Che studi hai fatto hanno influenzato la tua vita professionale?

La laurea in giurisprudenza una mano me l’ha data certamente, soprattutto per capire meglio la fase processuale di un avvenimento.

Ti piace Camilleri, il suo commissario Montalbano è molto popolare ti piacerebbe se trasformassero i tuoi libri in film?

Confermo il mio grande apprezzamento su Camilleri. Per il resto, in molti mi hanno detto che i miei libri si presterebbero a sceneggiature. Direi che mi piacerebbe, sì..

I book trailers li consiglieresti ai nuovi autori?

E’ una pubblicità come un’altra. Per me dipende tutto dalla visibilità che poi il booktrailer avrebbe.

Sofocle, Euripide ti piace la letteratura greca antica?

Moltissimo. Sono convinto che nei classici ci sia già tutto ciò che oggi scriviamo. Per questo credo sia importante trovare uno stile, una voce popria.

Arthur Miller diceva che se la libertà non è bilanciata dalla giustizia sociale qualsiasi economia crolla cosa ne pensi?

Forse lui ne aveva le prove. Io no.

Ti piace la letteratura sudamericana?

Frequento poco. Magari ci saranno delle cose meravigliose e se non le conosco è colpa mia. Ma non si può leggere tutto.

Enrico Gregori
è nato a Roma il 12 dicembre 1954. Giornalista professionista dal 1983, attualmente è caposervizio per la cronaca nera presso “Il Messaggero” di Roma. Ha pubblicato per Bietti Media due romanzi: “Un tè prima di morire” e “Doppio squeeze”.