Patrizia Rinaldi è tornata in libreria con un romanzo per ragazzi pubblicato da Sinnos intitolato “Hai la mia parola”. La storia è ambientata in un mondo che sembra difficile da collocare a livello temporale e che assume le atmosfere di una fiaba con netti collegamenti alla realtà per i temi che emergono durante la lettura. Protagoniste delle storia, dove ci imbattiamo in castelli e immense campagne, sono due sorelle: la bella Mariagabriela e la zoppa Nera. Le due sono orfane di madre, certo hanno un padre, ma lui non le sa difendere dalle angherie della matrigna. La situazione già non felice, si complica quando il vedovo Visconte della Contea vuole Mariagabriela come domestica. L’uomo ha un progetto preciso, vuole avere un figlio dalla ragazza e poi lo affiderà alla nuova moglie. La giovane non vuole sottostare alle volontà del Visconte, e il suo sarà un atto di ribellione che le costerà caro, perché ad un certo punto della storia Mariagabriela sparirà. Sulle sue tracce, proprio per il profondo e sincero legame affettivo che le unisce, arriverà Nera, la sorella zoppa da tutti guardata a distanza proprio per il suo modo di muoversi e essere. Nera non sarà sola, con lei ci sarà Michelino, un ragazzino che il padre le ha dato come aiutante per il pascolo, dopo che Mariagabriela era finita dal Visconte. Il libro di Patrizia Rinaldi porta il lettore bambino, ma anche adulto, in un libro nel quale ci sono i tradizionali elementi strutturali della fiaba: l’eroe, la vittima, l’antagonista, uno o più aiutanti, una sparizione, una missione da compiere, supence e un traguardo da raggiungere. L’autrice crea una storia che assomiglia ad un’antica fiaba ad ambientazione medievale ma, i temi che vengono messi in campo sono attuali ancora al giorno d’oggi. Pensiamo al Visconte e al suo agire che incarna la tipica rappresentazione del più forte che si impone e sottomette il più debole. È l’individuo singolo, potente e prepotente che maltratta il prossimo per ottenere i suoi interessi. Mariagabriela è la giovane che non accetta di essere vessata e trattata come un oggetto, e si ribella, anche se questo gesto avrà delle conseguenze inaspettate e impreviste. Nera invece è vista come la “diversa”, in quanto la sua menomazione fisica è quella che la rende differente da tutti gli altri. Lei però se la caverà bene con le parole e questo le permetterà di avere una possibilità di riscatto agli occhi di tutti. Come vuole la tradizione, la modalità di scrittura della Rinaldi rende “Hai la mia parola” un libro ben costruito, dal ritmo serrato e con colpi di scena inaspettati che stupiscono sia il lettore bambino che quello adulto. Nella storia di Mariagabriela e Nera ritorna anche uno dei temi costanti della produzione della scrittrice napoletana: il mondo femminile. “Hai la mia parola” di Patrizia Rinaldi è un’avventurosa storia di azione dall’atmosfera fiabesca, nella quale la dimensione femminile è al centro del racconto come mondo sociale maltratto e sfruttato ma mai sconfitto, poichè animato da una tenace forza che induce alla resistenza e alla lotta per un riscatto sociale e per la giustizia.
Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e si è specializzata in scrittura teatrale. Ha partecipato per diversi anni a progetti letterari presso l’Istituto penale minorile di Nisida. Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Miglior Scrittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La compagnia dei soli, illustrato da Marco Paci, (Sinnos 2017), vincitore del Premio Andersen Miglior Fumetto 2017, Un grande spettacolo (Lapis 2017), Federico il pazzo, vincitore del premio Leggimi Forte 2015 e finalista al premio Andersen 2015 (Sinnos 2014), Mare giallo (Sinnos 2012), Rock sentimentale (El 2011), Piano Forte (Sinnos 2009). Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, numero imperfetto (tradotto negli Stati Uniti e in Germania), Blanca, Rosso caldo, Ma già prima di giugno (Premio Alghero 2015) e La figlia maschio (2017).
Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos e a Emanuela Casavecchi.
Io e il Minotauro, edito da Giazira Scritture, è il nuovo romanzo di Elena Bibolotti, già autrice di Justine 2.0., Pioggia dorata e Conversazioni sentimentali in metropolitana.
Anna Maria D’Ambrosio, scrittrice di raccolte poetiche come ‘’Di fiori e di foglie’’ Interlinea e di romanzi dall’indiscusso successo, in primis ‘’Devi solo cadere con me’’ Interlinea, e della raccolta di racconti “Le parole del pettirosso” Giovane Holden, vincitrice di diversi premi nonché riconoscimenti letterari tra i quali il Premio Rhegium Julii 2011 per l’inedito di poesia, Premio F. Kafka 2015 e Premio Giuria della Città di Pontremoli 2017, è tornata a emozionare con ‘’Attorno a un giardino’’.
Melania G. Mazzucco torna al romanzo storico e alle vicende legate all’arte con L’architettrice, storia della prima donna architetto della Storia: mentre di donne pittrici si è parlato e si continua a parlare diffusamente, di architette o architettrici no, e il libro è dedicato a sua madre, che ancora negli anni Cinquanta lasciò la facoltà di architettura perché era ritenuta poco femminile.


Qualche tempo fa su Liberi di scrivere ho recensito l’interessante romanzo
Chiara Marchelli è nata ad Aosta e si è laureata in Lingue Orientali a Venezia. È autrice di quattro romanzi, una raccolta di racconti e un saggio su New York, la città dove vive. Insegna Letteratura Contemporanea, Traduzione e Scrittura Creativa alla New York University. Nel 2017 ha pubblicato Le notti blu (Giulio Perrone Editore), selezionato tra i dodici finalisti del Premio Strega.
Una storia in apparenza come tante, quasi scontata. Una storia di violenza che raggiunge però un epilogo inatteso e non funzionale alla trama classica di una storia del genere, ma semmai alla comprensione profonda dei protagonisti.
“Decamerock. Ribellioni, amori, eccessi dal lato oscuro della musica” edito da Marsilio è il nuovo libro di Massimo Cotto. Nel titolo, oltre al rock, riecheggia il “Decamerone” di Boccaccio (citato all’inizio di ogni nottata), e questo ci fa capire che il lettore farà un viaggio in una sorta di metaforica peste (vita di eccessi estremi) la quale, nel corso del tempo, ha colpito il mondo del rock. Vero, qui non ci sono un gruppo di ragazzi che si ritira in un luogo protetto per salvarsi dall’epidemia, ma ci sono storie su storie, grazie alle quali Cotto ci intrattiene. Lo speaker ci accompagna un viaggio nelle vite dissolute e sregolate di molti artisti della musica rock, organizzando i contenuti del libro in Dieci nottate, più un momento intitolato “Prima dell’alba”, alternati a frammenti narrativi nei quali lui racconta la sua infanzia e adolescenza a Genova. “Decamerock” ti porta nelle vite vissute all’estremo, che sono sì un po’ maledette, ma che hanno anche tante fragilità e un fascino travolgente e appassionante. Per esempio c’è il Club del 27 dove si trovano quei cantanti che morirono, per una strana coincidenza, tutti a 27 anni. Qualche nome? Brian Jones, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Amy Winehouse e tanti altri con alle spalle una vita breve, fatta di eccessi, dove la musica era però il cuore che li animava. Tanti nomi, tanti cantanti e musicisti che sono passati alla storia per ciò che suonavano o per la band dove militavano, ma anche per dei retroscena non sempre noti. Un esempio? Avete mai sentito la musica di Moondog? Lui, all’anagrafe Louis Thomas Hardin, era un compositore e musicista americano, non vedente, e nonostante questo compose musiche eccellenti, scrisse poesie e inventò pure strumenti musicali. Lo si notava subitoperché, oltre a vivere come un homeless, girava sempre con un lungo mantello e un cappello in stile vichingo. Che dire poi di John Bonham, che non sapeva suonare strumenti musicali e che diventò il batterista ufficiale dei Led Zeppelin di Jimmy Page e Robert Plant. Bonham suonò in ben nove album della band, prima di morire a soli 32 anni, dopo aver bevuto litri su litri di alcolici e super alcolici. La cosa interessante del libro di Massimo Cotto è che l’autore non si limita a narrarci le vite del mondo del rock e del jazz, perché lo scrittore ad un certo punto tra i lunghi viaggi, le stanze di albergo, le bottiglie di alcool , ci infila la musica classica con Mozart e Paganini. Mozart con la sua morte ammantata da un’atmosfera misteriosa e con quel “Requiem” che compose poco prima della sua scomparsa e prima di finire in una fossa comune. Accanto a lui, la figura istrionica di Paganini, che conquistò tutti per la sua bravura così fuori dalla norma, tanto che i suoi coevi pensavano avesse fatto un patto col diavolo per suonare in quel modo. “Decamerock” di Massimo Cotto è una lettura davvero piacevole, perché se da un lato, ti fa conoscere la dimensione umana e nascosta degli eccessi esistenziali di molte icone della musica, dall’altro, ad ogni storia letta, si sente l’irrefrenabile bisogno di andare ad ascoltare quella musica del passato che ti conquista anche nel presente.
Un aereo dal Brasile fino all’Italia: è un viaggio di ritorno alle origini quello che compie un giovane uomo per raggiungere un paesino di cui non conosciamo il nome, situato vicino alla costa tra la Toscana e la Liguria. Lì lo attende la casa di famiglia, pronta per essere finalmente venduta.
Ritengo questo romanzo davvero completo. Racchiude argomenti d’attualità come il bullismo e la prepotenza, il mondo dei giovani così difficile da comprendere, la diversità quando si appartiene a un altro popolo e si arranca per essere accettati, la disabilità che isola e incuriosisce allo stesso tempo, la storia del nostro paese che nessuno dovrebbe mai dimenticare.
Massimo Carlotto torna in libreria con un romanzo completo, ricco e come sempre molto attuale. Una storia legata a personaggi speciali e al mestiere di vivere. Ma vivere cosa? Una vita diversa, forse. Una vita migliore, si spera. Una vita dove non vengano presi in giro, additati, costretti a mentire a se stessi e agli altri. Perché non è facile essere un porno attore che deve salutare per sempre la scena. Non è facile essere una donna etichettata come assassina e puttana. Non lo è sentirsi femmina nel corpo di un uomo. Non è semplice nascondersi dietro un’ora di sesso senza coinvolgere i sentimenti.
























