:: Ferite nella memoria di Giuseppe Battaglia (LArgoLibro, 2021) a cura di Giulietta Iannone

10 giugno 2021 by

La vita è fatta di memoria, se così non fosse non proveremo quel tale senso di vuoto perdendola. La memoria è linfa e nutrimento di cosa di più intimo, prezioso e profondo l’essere umano possiede: la sua coscienza. La poesia serve a tramandare memoria e a vivificare la coscienza perché non si rattrappisca, inaridisca e muoia. Ecco questo è il testamento morale che Giuseppe Battaglia ci ha voluto lasciare con la sua ultima opera dal titolo emblematico Ferite nella memoria. Una raccolta poetica di rara sensibilità, accorata, graffiante, pudica, in un mondo dove il pudore è sempre raro. I versi sono rarefatti, quasi epigrammi orientali che raccolgono quel grumo aspro che è il senso della vita come noi lo percepiamo, iridescente e remoto. Anche chi non ama la poesia troverà in questi versi nutrimento e un po’ di tregua dagli affanni, dal tran tran quotidiano. Sopra/ il respiro/ senza bagliori/ polvere antica/ pensieri vaghi, ecco cosa differenzia la coscienza dall’incoscienza, e dalla mancanza di senso: il respiro e il pensiero. I versi di questo poeta portano a compimento questo senso con apparente leggerezza e senza sforzo. La vita è respiro e memoria, è ciò che diamo agli altri e cosa riceviamo, tutto della stessa importanza, del medesimo valore. Con generosità Giuseppe Battaglia ci ricorda che il bene e accanto al male (di cui vede consapevolmente tutte le ombre dal dolore al tradimento) ma non lo sovrasta. Chiuderei questo commento alla silloge con alcuni suoi versi presagi dell’imminente destino che ci accomuna tutti: Ritagli/ d’infanzia/ rompono/ il sonno/ sotto/ il legno/ della crocifissione. Versi scarni che per intensità mi sono rimasti in mente e mi hanno portato alla mente versi di altri grandi poeti e mistici che hanno riflettuto sull’assenza e sulla morte. Epigrammi che per il loro significato etimologico hanno il precipuo scopo poetico di lasciare il ricordo d’una vita.

Giuseppe Battaglia nasce a Ragusa il 27 settembre del 1953. Laureato in Sociologia presso l’Università di Urbino, ha conseguito specifiche formazioni professionali in Psicoterapia, Psicanalisi individuale e di gruppo e Psicoterapia analitica. Ha pubblicato opere poetiche in dialetto siciliano e con Manni Editore Respiro dello Sciamano. Con l’Edizioni L’ArgoLibro ha pubblicato Rumore del tempo nella memoria e Sotto una montagna di carte titolo d’esordio della collana Agorà diretta da Nicola Vacca.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio stampa L’ArgoLibro.   

:: I bastardi vanno all’inferno di Frédéric Dard (Rizzoli 2021) a cura di Giulietta Iannone

10 giugno 2021 by

Teso e violento Les salauds vont en enfer è un dramma poliziesco criminale di Frederic Dard, in parte di ambiente carcerario, nato come piece teatrale e poi passato sul grande schermo, grazie a Robert Hossein come regista, nel 1955. Solo dopo Dard decise di pubblicare con lo stesso titolo anche il romanzo, percorso anomalo sicuramente determinato dal grande successo sia teatrale (fu portato in scena a Parigi e all’estero per più di 500 volte) che dopo cinematografico. Nella sua meritoria impresa di portare in Italia le opere di Dard, Rizzoli nella collana Nero Rizzoli, ce lo presenta nell’edizione tradotta da Elena Cappellini. Dopo Gli Scellerati e Il Montacarichi, ecco dunque I bastardi vanno all’inferno (Les salauds vont en enfer, 1956). Una storia nerissima che ha per protagonista una coppia anomala di personaggi: una spia e un poliziotto sotto copertura, e per tutto il romanzo non sapremo chi dei due tra Hal e Frank sia l’uno o l’altro, lo sapremo solo alla fine, prima del tragico, inevitabile, finale. Tutto è giocato sul filo dell’ambiguità, davvero è impossibile distinguere il poliziotto dal criminale, e questa in fin dei conti è la morale del libro, non esistono i bastardi, ma tutti si trovano a recitare un ruolo restando fondamentalmente uomini con pregi e difetti. Il linguaggio è secco, tagliente, lo scambio di battute tra i protagonisti è ambiguo e realistico, insomma è una storia scritta e ambientata negli anni ’50 ma conserva un’impronta di vita vera, e vissuta. E cosa sorprendente non è la violenza o l’atto criminoso in sé la cifra distintiva del romanzo ma l’amicizia che inaspettatamente nasce tra i due personaggi, e che Dard approfondisce con grande acume psicologico e spessore morale. Dunque siamo nel Midi de la France, negli anni ‘50, in un carcere in cui le condizioni di vita dei prigionieri non sono tanto diverse da quelle del secolo precedente: guardie carcerarie sadiche e violente, periodi di isolamento in segrete infestate dai topi, esecuzioni tramite la ghigliottina, negli anni ‘50 in Francia la pena di morte veniva somministrata con queste modalità. Hal e Frank si trovano reclusi nella stessa cella, assieme ad un altro prigioniero sordomuto che ha ucciso la moglie. Sin dall’inizio il rapporto tra i due e di diffidenza e di paura. Giungono persino alle mani, tanto da finire in isolamento. Poi una strana solidarietà e complicità si instaura tra i due personaggi tanto che decidono di evadere e fuggire insieme aiutandosi l’un l’altro. Il romanzo è breve non anticipo altro della trama, ma da questo momento in poi l’azione si fa convulsa e frenetica e entrerà in scena anche un altro personaggio, Dora, una donna bellissima dagli occhi viola che causerà una rottura degli equilibri e se vogliamo porterà la storia verso l’inevitabile epilogo. Dunque un noir, forse tra i più famosi di Dard che se vogliamo analizza e approfondisce le dinamiche dell’animo umano di personaggi che non hanno nulla da perdere e lottano per la propria sopravvivenza pur conservando un barlume di umanità che li rende essere umani prima che poliziotti o criminali. Il personaggio di Dora, poi la classica dark lady, creerà quella tensione sessuale priva di sentimentalismo capace di accrescere le ombre di una storia già tragica e violenta di suo. Per chi ama Dard e i noir anni ’50.

Frederic Dard (1921-2000) ha iniziato a pubblicare romanzi negli anni Quaranta. Il grande successo sarebbe arrivato però più tardi, con lo pseudonimo San-Antonio. È in atto una riscoperta internazionale della sua opera, vastissima, inaugurata in Italia da Rizzoli con Gli scellerati (2018), Il montacarichi (20219) e I bastardi vanno all’inferno (2021).

Elena Cappellini, dopo la laurea in Lettere moderne presso l’Università di Bologna, ha studiato a Siena, dove ha conseguito il dottorato in Letteratura comparata e Traduzione del testo letterario. Ha partecipato a convegni e pubblicato saggi su Michel Tournier, sul fantastico, sull’immaginario radiofonico, fotografico e radiologico. Dal 2002, a Cremona, è stata curatrice del festival Pensare la differenza, percorsi, incontri e spettacoli sulla cultura di genere.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore. Ringraziamo Giulia e Claudia dell’ Ufficio stampa Rizzoli.

Alla scoperta di “Area riservata”, con Roberto Van Heugten (Homo Scrivens)

8 giugno 2021 by

Gianluca Vanetti, l’investigatore per caso nato dalla penna di Roberto Van Heugten torna in libreria con “Area riservata”, intrigante romanzo edito da Homo Scrivens. Questa volta il protagonista dovrà fare ci conti con l’universo delle communities digitale e con eventi drammatici che accadono dove vive. Per scoprire qualcosa in più su Vanetti, abbiamo parlato con il suo inventore: Roberto Van Heugten.

Da dove arriva l’idea di fondo di “Area Riservata”? Area Riservata ha preso forma componendo un collage di diversi temi, nel quale hanno trovato posto gli episodi thriller che contribuiscono a rendere vivace la lettura del libro. Per questo e altri motivi è un progetto che ha subito nel tempo – già, qualche anno – diverse revisioni e lunghi momenti di pausa. Intanto diventavano grandi i romanzi e racconti pubblicati prima di lui!

Come è stato mettere a confronto le nuove tecnologie con quelle tradizionali che hanno radici storiche? Ecco, questo è uno degli elementi arrivato tra gli ultimi. Mi serviva un forte elemento di contrasto che aiutasse il lettore a capire perché il protagonista doveva accompagnarlo al cospetto di una civiltà antichissima senza perdere il contatto con gli avvenimenti del nostro tempo. È stato divertente mescolare l’uso di strumenti antiquati con la potenza del computer e delle reti interconnesse. Il capitolo della famosa “Asta Vanetti” è utile sì per divertire, ma nel contempo per creare un ulteriore alone di mistero sullo svolgimento della sezione criminale del romanzo e una connessione tra i diversi attori della storia.

Come è stato affrontare l’argomento delle communities digitali, tanto presenti al giorno d’oggi? Dal punto di vista tecnico, facile, visto che nelle comunità digitali distribuite ci lavoro e faccio esperienze. Dal punto di vista descrittivo, ho cercato di rendere più “digeribili” possibile argomenti che per un lettore meno preparato sul digitale potrebbero apparire piuttosto criptici. Credo di essere riuscito in questo intento.

Lei definisce il suo protagonista un “investigatore suo malgrado”, continua ad esserlo anche in questa nuova avventura? Questa volta è un po’ meno “suo malgrado”, perché forte della promozione conseguita con Asia, il romanzo precedente, oggi espone addirittura una targhetta “Gianluca Vanetti scrittore e investigatore” sul cancello di casa. In effetti, in Area Riservata definisce ancor meglio peculiarità investigative che nei precedenti romanzi aveva appena accennato, esprimendo più improvvisazioni e colpi di fortuna che non indagini strutturate. E poi viene da un episodio investigativo difficilissimo, quello sul passato, raccontato in Mille miglia 1951, ebook disponibile sul sito dell’editore homoscrivens.it.  Con quel romanzo breve, Vanetti definisce finalmente chi è e ci regala parecchie spiegazioni sulle sue origini.

All’interno del libro accadono anche fatti tremendi che colpiscono i ristoranti gestiti soprattutto da stranieri. Come è stato trattare il tema dell’integrazione e del rifiuto? È purtroppo la versione romanzata di una cronaca, che presenta due chiavi di lettura a seconda di dove ci poniamo: lato vittima o lato aguzzino. Per assurdo, entrambi possono dimostrare le loro ragioni. Il grande assente in questo dibattito è la politica che non è in grado, non solo in Italia, di gestire in armonia i fenomeni migratori. L’integrazione del giorno d’oggi è una bella parola, per la messa in pratica ci vorrà ancora molto tempo e tanta cultura, su ogni lato del poligono.

Quanto inciderà su Gianluca Vanetti questa sua ennesima indagine, più complessa e con colpi di scena imprevedibili? Area riservata alza molto l’asticella, in effetti. È possibile che il prossimo Vanetti possa essere un uomo profondamente cambiato. I colpi di scena spiazzano e stupiscono il lettore, immaginiamo cosa possano combinare al protagonista!

È già al lavoro con una nuova indagine e se dovessero fare un film tratto dai suoi romanzi chi vedrebbe nei panni di Vanetti? Non su una nuova indagine ma sullo sviluppo di un capitolo delle precedenti. Sto componendo un romanzo breve, anch’esso a scopo promozionale in versione digitale, dove Vanetti contribuirà a chiudere una questione lasciata aperta proprio in Area riservata. Quale? Work in progress… In un film, forse meglio in una serie che racconti per immagini i libri di Vanetti, chiederei al casting di convocare Lino Guanciale, Alessandro Borghi e Giorgio Tirabassi. Li porterei al golf di Vanetti e li farei provare, in modo da selezionarli in base alla capacità di praticare la più grande passione dell’investigatore. Poi dovrebbero fare un breve tirocinio a tavola, per vedere come si difendono tra pietanze e bevande. Il più resistente passerebbe l’esame, a quel punto avrei l’attore giusto per vestire i panni dell’ormai ex “investigatore suo malgrado”!

Arrivano i manga inediti di Leiji Matsumoto a cura di Elena Romanello

7 giugno 2021 by

L’Associazione culturale Leiji Matsumoto, riconosciuta dal maestro dei manga, presenta a partire dal mese di giugno varie opere inedite dell’autore, a testimonianza di una creatività e di una visione del mondo completa e affascinante.
Tanti, tantissimi conoscono sue opere iconiche come La corazzata spaziale YamatoGalaxy Express 999, opera di una vita a cui l’autore sta ancora lavorando, e soprattutto l’iconico Capitan Harlock, tra i personaggi più popolari e amati di manga ed anime.
Ora è l’occasione di conoscere nuove storie e universi, partendo dalla sua opera di esordio, che inaugura la collana, Le avventure di un’ape, ideato da Matsumoto a 15 anni come opera da presentare ad un concorso per fumettista, dove si parla già di ecologia, ambiente, libertà, l’importanza della vita.
In seguito, usciranno i tre volumi del fantascientifico Sexaroid, che catapultano nel 2022, nella futuribile Megalopolis Tokyo, dove opera una misteriosa agenzia governativa, il Dipartimento G. Il riluttante agente segreto Shima deve incaricarsi di un’importante missione, insieme a Yuki numero 7, una donna bellissima ma in realtà un’androide, anche se capace di provare sentimenti, una delle tante, bellissime, figure femminili del maestro.
Tra gli altri titoli in programma, si segnala l’interessante I cinque della vendetta, omaggio di Matsumoto al western, partendo dall’omonimo spaghetti western di Aldo Florio, per scoprire l’epopea di un reduce della guerra civile, che cerca di riportare giustizia, e dei cinque suoi amici che si uniranno per vendicarlo.
Un’iniziativa interessante, all’interno di un grande entusiasmo per i manga che sta investendo il nostro Paese, dove il mercato è in crescita costante, tra nuove uscite e classici senza tempo, in un interesse che ormai unisce più generazioni.
I manga di Leiji Matsumoto, editati dall’Associazione culturale che amplia così le sue attività, saranno disponibili in fumetteria.

Il ritorno della Storia del rock e del metal a fumetti per Edizioni NPE a cura di Elena Romanello

7 giugno 2021 by

9788836270194_0_0_626_75Edizioni NPE mette insieme due suoi long-seller di sempre, con La grande storia del rock e del metal a fumetti, di Enzo Rizzi, in versione riveduta, corretta e aggiornata.
Nelle pagine di questa graphic novel che unisce due mondi amatissimi ma a volte visti come antitetici, i fumetti e la musica, il demone Heavy Bone guida i lettori a scoprire la storia di oltre 100 tra star singole e gruppi musicali, a partire da quando incominciò tutto, ottant’anni fa in un incrocio tra le rive del Missisippi. Nelle pagine riemergono brani cult e aneddoti intriganti di chi ha fatto la storia della cosiddetta musica del Diavolo, che ha unito generazioni, culture diverse, Paesi lontani, facendo da colonna sonora alla vita delle persone per decenni.
Storia del Rock a fumetti Storia del Metal a fumetti sono stati campioni di vendita ad ogni fiera per le Edizioni NPE, anche da parte di chi non aveva mai letto un fumetto in vita sua.
Sfogliando le pagine si trovano tantissime icone di due correnti capaci davvero di cambiare le vite, da Elvis Presley e Jimi Hendrix a Bruce Springsteen, dai Beatles ai Red Hot Chili Peppers, dai Pink Floyd ai Queen, dai Black Sabbath agli Iron Maiden e ai Metallica, dai The Doors ai Dire Straits.  Ogni artista o band viene analizzato in due pagine ricche di aneddoti insoliti e bizzarri caratterizzanti la carriera di ogni singola leggenda musicale.
Questa nuova edizione presenta una nuova impaginazione e veste grafica, e ha sedici nuove schede, e cioè quelle di Lacuna Coil, Testament, Korn, Sepultura, Strana Officina, Vanadium, Saxon, Kansas, Green Day, Oasis, Ozzy Osbourne, Accept, Mott the Hoople, King Crimson, Yes, Tool. Inoltre, sono state ridisegnate le biografie di Kiss, Alice Cooper, Death SS e Iron Maiden.
Tutti i contenuti sono aggiornati al 2020, con un totale di 122 profili, dentro cui ogni fan troverà quello o quelli a cui è più affezionato, ma anche nuovi spunti di ascolto e di scoperta, con artisti magari che non si conoscono e di cui sarà bello leggere la storia e sentire la musica.

:: L’ossessione di Wulf Dorn (Corbaccio 2021) a cura di Giulietta Iannone – spoiler free

5 giugno 2021 by

A dieci anni dall’uscita de La psichiatra, e per chi conosce tutta la serie dei libri di Wulf Dorn dopo Phobia, torna il personaggio di Mark Behrendt: ex psichiatra sospeso dalla professione, provato dalla morte della compagna Tanja, recluso in un condominio fatiscente, e sobrio da circa un anno dopo un lungo periodo di buio alcolismo.
Insomma una vita in pezzi, combattuto tra la tentazione di cercare e uccidere l’assassino della sua compagna (che gli appare ancora in sogni inquietanti e dai risvolti horror) e quella di porre fine alla sua vita per trovare la pace.
Proprio quando, arrivato al limite, sta per usare la sua Glock contro di sé, la telefonata di un’amica, Doreen, gli salva letteralmente la vita e gli ricorda di un appuntamento a cena dalla donna anche lei ex alcolista. Dopo alcuni scambi di battute e una dolorosa confessione della donna sul suo doloroso passato qualcuno suona alla porta.
Da questo momento in poi sarà l’inizio di un incubo ancora più oscuro di quanto già non sia la vita di Mark Behrendt: entrambi vengono drogati e la donna rapita proprio dall’assassino di Tanja che dà a Mark uno stretto lasso di tempo per trovare qualcuno senza dare altre indicazioni. Se non esegue il compito, Doreen morirà.
E così da questo momento inizia una vertiginosa lotta contro il tempo per scoprire come fare a liberare la donna.
Non dirò altro della trama per non svelare intrecci e colpi di scena e soprattutto perché come al solito Wulf Dorn ci conduce nei meandri più oscuri della mente umana e alla radice stessa dei meccanismi che generano la paura e l’ossessione e sarebbe sleale anticipare troppo.
L’ossessione è appunto il titolo italiano del romanzo, tradotto da Alessandra Petrelli ed edito da Corbaccio, storico editore italiano di Dorn. Se vogliamo questo romanzo annoda molti fili, e dà compimento a cose lasciate in sospeso nei precedenti romanzi. Lasciando tuttavia aperte alcune porticine per un eventuale seguito.
Ma il mondo narrativo di Dorn è fatto così personaggi ricorrenti, scenari abituali e fintamente rassicuranti, un universo insomma coeso e coerente che dà la sensazione di leggere un unico romanzo in tante puntate, sebbene ogni libro naturalmente sia perfettamente autonomo e autoconclusivo.
Questa volta i temi principali che Dorn analizza sono la vendetta e la colpa, costruendo una storia labirintica e vagamente onirica, con una spruzzatina di horror come ci ha abituati negli anni.
Un buon thriller insomma, ben congegnato, con un colpo di scena più incisivo di tutti gli altri che ribalta davvero la situazione (e che non avevo affatto intuito). E non era facile trovare nuove strade narrative e un finale spiazzante altrettanto di impatto come per La psichiatra.
Naturalmente sono passati dieci anni, il pubblico dei lettori è anche più smaliziato e stiamo uscendo a fatica da una pandemia, molte circostanze sono oggettivamente cambiate dal 2010, ma Dorn resta il migliore in circolazione quando si tratta di sondare gli abissi della mente umana che portano alla perdizione, meccanismo che non tocca solo i villain della situazione ma anche i personaggi positivi per cui facciamo il tifo. Buona lettura!

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato La psichiatra, che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, Il superstite, Follia profonda (tutti anche in edizione TEA) e Il mio cuore cattivo.  http://www.wulfdorn.net

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Valentina dell’ufficio stampa Corbaccio.

:: Premio NebbiaGialla per la letteratura noir e poliziesca 2021: i semifinalisti

4 giugno 2021 by

Annunciati i 16 semifinalisti
della XII edizione del
Premio NebbiaGialla
per la letteratura noir e poliziesca 2021

Elisabetta Cametti – Muori per me – Piemme
Roberto Cimpanelli – La pazienza del diavolo – Marsilio
Dario Ferrari – La quarta Versione di Giuda – Mondadori
Vito Franchini – Predatore di anime – Giunti
Luisa Gasbarri – Il male degli angeli – Baldini Castoldi
Gabriella Genisi – I quattro cantoni – Sonzogno
Leonardo Gori – Il ragazzo inglese – Tea
Emilio Martini – Il caso Mariuz – Corbaccio
Bruno Morchio – Voci nel silenzio – Garzanti
Paolo Nelli – Il terzo giorno – La Nave di Teseo
Giorgio Nisini – Il tempo umano – Harper Collins
Paolo Nori – Che dispiacere – Salani
Rosa Teruzzi – La memoria del lago – Sonzogno
Linda Tugnoli – Le colpe degli altri – Edizioni Nord
Fausto Vitaliano – La mezzaluna di sabbia – Bompiani
Maurizio Zottarelli – Confini – Morellini

A fine giugno sapremo i nomi dei 4 finalisti, la premiazione si terrà sabato 18 settembre 2021 a Suzzara (MN).

:: IL SEME DELLA SPERANZA di Emiliano Reali, prefazione di Alessandro Cecchi Paone

4 giugno 2021 by

Si tratta infatti di testi che liberano la fantasia di giovani e adulti senza li-mite alcuno. Irrompono miti, creature fantastiche, archetipi, mostri e spiriti benefici. Ma c’è qualcosa di più, come dimostra proprio questo testo. Al fondo della struttura fantastica anche di questo racconto, soggiace non solo l’eterna disputa fra bene e male. Ma qualcosa anche di più specifico e attuale. Il rischio cioè di un collasso del nostro mondo per ragioni ambientali, a causa della mancata applicazione delle direttive dello sviluppo sostenibile.

È in uscita una nuova edizione del fantasy per ragazzi “Il seme della speranza” Scatole Parlanti editore, con la prefazione di Alessandro Cecchi Paone, ci sono dei progetti con le scuole (avvenuti e futuri) e verrà realizzato l’audio libro per l’Unione ciechi e ipovedenti. Buona lettura!

Eres vive in un universo dove la dicotomia tra il rispetto per la natura e per l’individuo da un lato e l’arroganza e il delirio d’onnipotenza dall’altro portano allo scontro Il Mondo degli Spiriti e delle Divinità e il Pianeta Terra. Ma nulla è incorruttibile e i due mondi finiscono per influenzarsi a vicenda, arrivando a corrompere anche Spyria, la Divina Generatrice, e lo stesso Eres. L’unica possibilità di salvezza è rappresentata da un magico talismano: il Seme della Speranza. Tra incantesimi e invocazioni, pozzi di petrolio e violenza, si dipanerà il contrasto che ogni giorno l’uomo vive nel proprio essere: abbando-nare la speranza e i propri sogni per omologarsi a ciò che la società gli impone o lottare per far germogliare quello che c’è di buono in ognuno di noi. Già adottato da alcune scuole medie e da alcuni istituti superiori, Il seme della speranza è un fantasy moderno, per ragazzi e adulti, che analizza gli aspetti più candidi dell’animo umano mettendoli in con-trapposizione con la bramosia di potere e di denaro.

Emiliano Reali scrive per il cinema e collabora con la pagina Cultura de “Il Mattino”, con “Il Riformista” e cura una rubrica di libri su “HuffPost Italia”. Nel 2004 pubblica il suo romanzo d’esordio Ordinary (Serarcangeli), dive-nuto nel 2008 uno spettacolo teatrale patrocinato dal Comune di Roma, ripubblicato nel 2013 per Ded’A come prima opera che utilizza la realtà aumentata e nel 2014 in versione a fumetti con il titolo Ordinary graphic novel. Per Edigiò pubblica due favole illustrate, Il cristallo del cuore (2008) e La reggia di luce (2009), utilizzate come testi nelle scuole elementari. Nel 2011 pubblica la prima edizione di Il seme della speranza (Diamond), testo adottato nelle scuole medie e superiori. Nel 2012 pubblica Sul ciglio del di-rupo (Ded’A), con prefazione del principe Jonathan Doria Pamphilj, opera che ha ottenuto per la sua valenza sociale il patrocinio di Roma Capitale e pubblicata anche in doppia lingua italiano/inglese per il mercato ame-ricano col titolo On the edge (DeBooks, 2014) e presentata tra gli altri alla New York University e all’Ambasciata Italiana di Washington. È autore del cortometraggio Santallegria (MKM, 2011) con protagoniste Serena Grandi e Monica Scattini.

Abbiamo intervistato Emiliano: qui.

Anime nere. Due destini nella Roma Nazista, Anna Foa e Lucetta Scaraffia (Marsilio 2021) A cura di Viviana Filippini

3 giugno 2021 by

Elena Hoehn e Celeste Di Porto. Una nata in Slesia, l’altra in Italia. Entrambe presenti a Roma durante la Seconda guerra mondiale. I loro destini si incrociarono perché tutte e due le donne furono accusate di essere delle collaborazioniste dei tedeschi. In particolare la giovane Celeste Di Porto, bellissima e spregiudicata amante di un fascista, dopo lo scoppio della bomba di via Rasella nel marzo del 1944 cominciò ad aiutare i tedeschi trovare gli ebrei che abitavano o si nascondevano nel ghetto, alcuni dei quali (compreso il pugile Lazzaro Anticoli soprannominato “Bucefalo”) finirono poi nelle Fosse Ardeatine. Questo suo agire ambiguo la portò ad essere guardata con sospetto da tutti e a venire soprannominata la “Pantera Nera”. Elena Hoehn polacca, residente in Italia perché sposata con un italiano (il loro matrimonio celebrato con rito civile ebbe vita breve) finì nel ciclone della giustizia con l’accusa di aver nascosto Giovanni Frignani (suo amante), l’ufficiale dei Carabinieri che arrestò Mussolini e che poi fu inserito nella lista di coloro che persero la vita nelle Ardeatine. Due figure femminili da subito ambigue, dai destini separati fino a quando Celeste e Elena si incontrarono nel carcere delle Mantellate, dove nacque un rapporto che le portò a diventare amiche e ad avvicinarsi a Chiara Lubich e al nascente Movimento dei Focolari. Leggendo il libro di Anna Foa e Lucetta Scaraffia si ha la netta sensazione che la maggior parte della narrazione sia incentrata sulla figura della Hoehn e, effettivamente, è molto dettagliata la parte del saggio nella quale sono raccolte tante testimonianze attorno alla donna e alla sue relazioni, utili per comprendere quanto fosse fondata l’accusa di spionaggio per aver dato riparo al carabiniere ricercato per aver arrestato Mussolini dopo la sua rimozione. Elena e Celeste, due donne diverse tra loro, ma con relazioni e intrecci di vita che portarono i loro destini ad incrociarsi e a influenzarsi, tanto è vero che fu proprio durante la detenzione che la Di Porto si convertì al cattolicesimo (madrina al suo battesimo fu la Hoehn) evidenziando la volontà di prendere i voti, anche se poi il passo completo non lo fece. Messe alle strette dall’evidenza dei fatti Elena e Celeste cercarono di dare una svolta decisiva rivolta al cambiamento totale per quanto riguarda le loro esistenze. Dalla lettura del saggio sembra proprio che la Hoehn ebbe un ruolo fondamentale nella conversione della Di Porto. Resta sempre un dubbio e qualche domanda: le due donne cambiarono veramente, o nel loro io più profondo rimasero sempre quelle persecutrici che con il loro agire portarono la fine nella vita di molte persone nel marzo del 1944? Certo è che quello che le due autrici riescono a compiere nel loro libro ricostruendo le vite della Hoehn e della Di Porto è dare voce a storie umane per troppo tempo nascoste e rimaste sconosciute. Grazie alla Anna Foa e a Lucetta Scaraffia in “Anime nere. Due destini nella Roma Nazista” il lettore di oggi riesce a conoscere un nuovo frammento degli eventi bellici in Italia e le vite di due donne tra loro diverse, ma forse simili, che con il loro agire influenzarono il corso e gli eventi della Storia.

Anna Foa (Torino, 1944) ha insegnato Storia moderna all’Università La Sapienza di Roma. Autrice di numerosi volumi sulla storia degli ebrei in Europa e in Italia, recentemente ha pubblicato Portico d’Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del ’43 (2016) e La famiglia F. (2018).

Lucetta Scaraffia (Torino, 1948), storica e giornalista, docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è stata editorialista dell’«Osservatore Romano», di cui ha fondato e diretto dal 2012 al 2019 il mensile «Donne Chiesa Mondo». Con Marsilio ha pubblicato Dall’ultimo banco. La Chiesa, le donne, il sinodo (2016), Tra terra e cielo. Vita di Francesca Cabrini (2017), Storia della liberazione sessuale (2019) e il giallo La donna cardinale (2020)

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa Marsilio.

:: MAMMA, CUCINO DA SOLO! Preparare dolci deliziosi in autonomia secondo il metodo Montessori di Katia Casprini e Roberta Guidotti (RED Edizioni 2021) a cura di Giulietta Iannone

2 giugno 2021 by

Ci sono tanti manuali di cucina dedicati agli adulti, ma questo Mamma, cucino da solo! è forse il primo che leggo dedicato esclusivamente ai bambini, dai 3 anni in su. Katia Casprini e Roberta Guidotti, seguendo il metodo Montesori, hanno infatti scritto un libro la cui particolarità è seguire passo passo i più piccoli (anche quelli che non sanno ancora leggere, basta sapere contare fino a 5), attraverso immagini e disegni intuitivi e divertenti, nella preparazione di alcuni dolci facilissimi da fare e buonissimi da gustare (anche belli da un punto di vista estetico). Dolci che gli daranno la soddisfazione e l’automia di potere dire “li ho fatti da solo” tanto importante per potere crescere. Certo la supervisione di un adulto è indispensabile ma seguendo le istruzioni il bambino potrà davvero scegliere gli ingredienti, misurarli, e impastarli, tutto senza bisogno della bilancia, basta un vasetto di yogurth o un cucchiaio da minestra. Oltre ad avvicinarli al cibo in modo equlibrato questa attività aumenterà sia il controllo dei movimenti che la capacità di concentrazione. Seguendo il metodo Montessori infatti cucinare da soli genera numerosi effetti benefici sui bambini e tutto sotto forma di gioco. La cottura poi, sia al forno o sui fornelli, spetta sempre agli adulti! Simpatiche etichette serviranno per riconoscere gli ingredienti. Dai pancakes golosi, alla soffice torta allo yogurt, dai muffin al cioccolato alla simpaticissima torta zebra, non avranno che bizzarrirsi nella scelta del dolce, e potranno per esempio preparare il loro dolce di compleanno da dividere con gli amici. Davvero tanti sono gli utilizzi di queste sfiziose ricette dalla colazione alla mattina, ai dessert di fine pasto. Forse sporcheranno un po’ la cucina ma volete mettere il contributo anche da un punto di vista educativo. Ogni ricetta poi può essere personalizzata con fantasia una volta che saranno pratici. E poi soprattutto, buon divertimento e buon appetito!

Katia Casprini e Roberta Guidotti sono due graphic designer che vivono e lavorano in Toscana, appassionate da sempre di attività manuali e creative. Hanno coniugato la loro esperienza professionale con quella di mamme ideando un percorso visivo che fa tesoro dei momenti di gioco passati in cucina con i propri bambini.

Source: libro inviato dall’editore.

:: Il segreto di Lazzaro di Letizia Vicidomini (Homo Scrivens 2021) a cura di Federica Belleri

2 giugno 2021 by

Lazzaro torna dall’Argentina nella sua amata Puglia. Torna dopo molti anni e respira profondamente i profumi e gli odori di tutto ciò che gli è mancato. Torna osservando il cielo e guardando le nuvole, come ha sempre fatto. Torna per farsi avvolgere dai ricordi, non sempre positivi e lasciarsi scaraventare a terra.Ha bisogno di ristabilire un ordine che non ha mai considerato. Ha necessità di mantenere una promessa e di una giustizia che sente nella pancia. E poi c’è la casa dei suoi genitori da riaprire e la sorella da stringere forte a sé. E i nipoti da conoscere …Perché se n’è andato? Cosa lo ha spinto a fuggire?Letizia Vicidomini scrive una storia intensa, emozionante, nostalgica. Ci parla di rapporti famigliari, di assurde violenze e di orrori da tacere. Di vuoti affettivi da riempire, attraverso sofferenze e incertezze. Ci racconta di una terra rigogliosa e complicata, dove la buona tavola si contrappone alle imprese di loschi personaggi. Dove i legami sono indissolubili ma spesso ingestibili.Bellissimo libro, empatico e ricco. Bellissima lettura, che cattura e coinvolge. Ve lo consiglio. Appendice compresa.

Letizia Vicidomini è nata a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, ma è cittadina onoraria di Napoli che raggiunge da vent’anni per lavoro e che è diventata scenario privilegiato delle sue storie. E’ speaker per le maggiori emittenti nazionali e regionali (RTL 102.5, Kiss Kiss, Radio Marte, Radio Punto Nuovo), attrice per passione e voce pubblicitaria. La prima pubblicazione è del 2006, il romanzo Nella memoria del cuore edito da Akkuaria, così come Angel, del 2007. Nel 2012 è la volta della storia ambientata tra la Puglia e l’Argentina, Il segreto di Lazzaro, edito da CentoAutori e impreziosito dalla prefazione di Maurizio de Giovanni. Nel 2014 per Homo Scrivens pubblica La poltrona di seta rossa, saga familiare che ripercorre cento anni di storia italiana e l’anno successivo, sempre con la stessa casa editrice, passa con successo al genere noir con Nero. Diario di una ballerina. Il romanzo è nella sestina dei finalisti del premio Garfagnana in giallo 2015. La “trilogia dei colori” si completa con Notte in bianco (2017). Suoi racconti sono inclusi in numerose antologie. Tra le principali Una mano sul volto e Diversamente amici, curate da Maurizio de Giovanni (Ed. A est dell’Equatore),  Napoli in cento parole e Napoli a tavola in cento parole (Perrone Editore), Free Zone (Echos).

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa.

:: Un’intervista con Fabrizio Borgio a cura di Giulietta Iannone

1 giugno 2021 by

Benvenuto Fabrizio su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa nuova intervista. Già hai partecipato sul nostro blog a una puntata di Interviste imperfette, con domande anche dei lettori. Questa si può dire è la prima nostra intervista diretta, grazie a Barbara che me l’ha proposta. Parleremo più che altro di Panni sporchi per Martinengo: Un nuovo caso per l’investigatore privato delle Langhe che pubblichi con Fratelli Frilli, che sta avendo un ottimo successo, come molti titoli Frilli sempre tra i primi posti delle classifiche noir e crime. Dunque continua la serie Martinengo, come ti trovi nella serialità, ti è congeniale ritornare sempre sullo stesso personaggio?

È a suo modo confortante come indossare una vecchia giacca alla quale ci si è affezionati in maniera particolare, la serialità permette di sviluppare un personaggio a tutto tondo, indagarne le pieghe intime e osservarne i lati inediti. L’approfondimento di un personaggio attraverso una serie di libri quindi crea una multidimensionalità dell’individuo che un simbolo libro difficilmente eguaglia. È altresì vero che entrare in questa sorta di comfort zone presenta anche i difetti della routine, con il rischio che l’autore stesso si stufi del personaggio con le ovvie ripercussioni sulla qualità dei suoi libri. Non saprei dire in quante storie si ritroverà ancora Giorgio Martinengo ma sento che ha ancora delle cose da dire.

E a proposito di regionalità, la Frilli ne fa un punto di merito delle sue collane poliziesche. Il tuo Piemonte quanto influisce nella stesura dei tuoi romanzi. Usare forme dialettali, parlare di luoghi che conosci sebbene traslati dall’immaginazione, ti viene spontaneo, o è frutto di ricerca, di studio?

La piemontesità influisce in maniera preponderante nei miei romanzi, è la lente attraverso la quale osservo il mondo e lo interpreto. L’uso del dialetto, premettendo che il piemontese scritto è abbastanza ostico, mi viene spontaneo in quando il mio rapporto con questa lingua è quello di un uomo bilingue. Pavese stesso aveva costruito il suo linguaggio commistionando un italiano alto con il piemontese quindi non posso certo parlare di operazione inedita. Alla stessa maniera, ricerca e studio sono sempre presenti vista la natura complessa del Piemonte come realtà culturale.

Panni sporchi per Martinengo: Un nuovo caso per l’investigatore privato delle Langhe è un romanzo per certi versi più tradizionalista rispetto ad altre tue opere più sperimentali. Come ti poni di fronte alle aspettative dei lettori? Pensi che da te si aspettino un certo tipo di narrativa?

Ho sempre cercato di proporre sempre libri diversi ai miei lettori. Non credo che ci sia un solo mio romanzo che ricordi uno precedente e proprio per il rispetto che ho verso il lettore che non voglio presentargli qualcosa di solito. Panni Sporchi rimane comunque narrativa di genere ed è inevitabile ritrovare una parte delle dinamiche e della trama che ripercorrono topoi noti. Si può scrivere una storia con trama semplice e con spunto classico, tutti i gialli infine tendono a essere così, la differenza la fa la scrittura, il come si racconta, con che occhio si guarda a tutto questo. Mi piace pensare che chi segue la mia produzione narrativa voglia sempre trovare la mia voce qualunque sia la storia che propongo senza essere ripetitivo.

Non eccedi con il turpiloquio, i tuoi gialli hanno venature noir ma sempre nei canoni della correttezza, dell’educazione. Credi che queste tue caratteristiche, che fanno parte di te, della tua personalità, siano apprezzate?

Spero di sì. Un certo rigore sabaudo emerge sempre nei miei personaggi anche se questo non deve voler dire ingessarsi nella maniera. Il turpiloquio come le scene di sesso sono ingredienti delicati, spezie che se non vengono attentamente dosate possono rovinare l’intero piatto, usando una metafora culinaria. A volte sono espedienti facili e ritengo sia un attimo scadere nella facile via dell’effettaccio. Non mi pongo autocensure, si può dire qualsiasi cosa in narrativa ma rimane il come a fare la differenza.

Come ti trovi nel mondo letterario italiano? Hai amici scrittori? Partecipi a premi, presentazioni, festival, manifestazioni regionali, sempre nel rispetto delle disposizioni anti Covid?

È un mondo difficile, parafrasando Renato Carotone. Sono sempre stato molto critico verso il modello, lo stile dello scrittore come viene venduto nel nostro paese. Percepisco l’ambiente come un piccolo pollaio affollato di galli ma questo non mi ha impedito di stringere belle amicizie con alcuni dei colleghi che si muovono in questo mondo. Partecipo  appena possibile e sempre volentieri a festival ed eventi che, per un piccolo autore del mio calibro sono pur sempre preziose occasioni di visibilità e promozione. Prossimamente, sabato 5 giugno tornerò a presentare dal vivo, assieme a Maurizio Blini, Mirko Giacchetti e Luisa Ferrari, ospite della libreria Belgravia di Torino per esempio e sarà la prima volta dall’emergenza COVID. Sarà bello e interessante vedere come questa esperienza influirà sugli eventi in presenza.

Parlaci della tua routine di scrittura. So che hai uno studio bellissimo con un’ampia vetrata sul verde. Quando scrivi, in che orari della giornata? Ogni tanto stacchi per fare una passeggiata?

Non ho il tempo materiale di mantenere alte medie di parole giornaliere, o almeno non in maniera così costante, sono però costante nella stesura: tutti i giorni, anche poche centinaia di parole ma tutti i giorni strappando tempo a ogni occasione: pausa pranzo sul lavoro, il tardo pomeriggio finiti i miei turni e i momenti liberi dove mi chiudo in studio, che è la mia personale fortezza della solitudine, e proseguo quello che considero un secondo, amato, lavoro. Gli stacchi sono fondamentali, d’altronde vivo apposta in mezzo ai bricchi e mi basta mettere un piede fuori porta per essere immerso nella natura. L’eccessiva sedentarietà è dannosa alla salute e nel mio caso, che soffro problemi di schiena è un’autentica dannazione.

Ami la narrativa breve? I racconti, la cosiddetta flash fiction? L’hai mai scritta?

Amo la narrativa breve anche se non mi considero abile nella nobile arte del racconto. Invidio gli autori che scrivono flash fiction e comunque mi capita di cimentarmi. Annualmente la Fratelli Frilli fa uscire un’antologia in memoria di Marco Frilli, patron e fondatore della casa, tutti noi membri della scuderia siamo chiamati a contribuire con un breve noir in suo onore ed è sempre una sfida. Altri esperimenti hanno visto la luce attraverso collaborazioni con collettivi di autori del fantastico e l’autopubblicazione di racconti e novelle su Amazon.

Per quanto riguarda la narrativa crime straniera, c’è qualche autore che ami particolarmente, che consigli ai nostri lettori di tenere d’occhio?

Michael Chabon è l’ultima scoperta. Un autore geniale che sposa noir, hard boiled e ucronie in maniera mirabile. Sconfiniamo quindi nella fantascienza ma il suo Il sindacato dei poliziotti Yddish non può lasciare indifferenti.

Cosa stai scrivendo in questi giorni, quale sarà la tua prossima opera? E la pubblicherai da indipendente o in modo tradizionale con editore?

Ho da poco ultimato la stesura di un romanzo slegato dalle mie serie. Una spy story ambientata nella Libia contemporanea, con tutta la difficoltà documentale del caso. Dovrebbe essere l’esordio di un nuovo personaggio anche, un agente segreto dell’ AISE impegnato negli scenari più complessi della nostra contemporaneità. Non so ancora come uscirà, l’auspicio è di attirare l’attenzione e l’interesse di qualche editore per poterlo far uscire il prossimo anno. Sto anche preparando il sesto di Martinengo, ritardato proprio della mia storia di spie che ha fagocitato tutta l’attenzione di questi mesi. Incrociamo le dita per entrambi.

Grazie della tua disponibilità e del tuo tempo, come ultima domanda mi piacerebbe che ci raccontassi un episodio divertente successo durante una tua presentazione, che ti ha messo in imbarazzo, che ti ha divertito, che è restato nella tua memoria.

Grazie a te della squisita ospitalità. Ricordo la primissima presentazione di Masche, ospite di un’associazione culturale di Refrancore. Proprio mentre avevo iniziato a parlare della Masche mi si era smontata la sedia da sotto le terga. Si sa che le Masche sono dispettose e maligne quando vogliono e da quello scherzetto (tra l’altro eravamo sotto Halloween) ero riuscito ad approfondire ulteriormente l’annedotica riguardante queste nostre figure folkloristiche così misteriose e presenti. Le radici alla fine emergono sempre.