:: Arco di Trionfo di Erich Maria Remarque (Neri Pozza 2022) a cura di Giulietta Iannone

17 novembre 2022 by

Parigi, 1938. Le ultime luci si stanno spegnendo, le ultime braci di un mondo destinato alla catastrofe. La Seconda Guerra Mondiale è alle porte e tra falsi proclami di pace e inconsapevolezza ci si incammina verso l’abisso. Tra tanti inconsapevoli c’è invece Ravic, un profugo tedesco, antinazista, sfuggito alla violenza della Gestapo. Lui avverte che presto arriverà la fine. Come profugo senza documenti vive ai margini, come tanti altri ospiti dell’Hotel International, squallido rifugio senza pretese.
E’ un chirurgo, un ottimo chiurgo, e questa sua abilità viene sfruttata da colleghi francesi non altrettanto competenti, per cui opera prendensosi misere percentuali sui profitti. Ma questo lo tiene vivo, non ha scelta, operare è la sua vita, la sua missione. Per arrotondare fa controlli alle prostitute nei bordelli, o passa il tempo nelle bettole a bere e fumare. Ha un amico Boris Morosow, esule russo, che per vivere accompagna i turisti davanti a un locale notturno lo Sharazade.
Poi nella sua vita capitano due cose, a loro modo diverse che però segnano il suo destino: conosce una donna Joan Madou, che salva impedendole di buttarsi nella Senna e intravede Haake, la sua nemesi, l’uomo della Gestapo che in Germania l’aveva torturato dando inizio al suo girone infernale.
Amore e vendetta, ecco questi sono alcuni dei temi di questo romanzo poderoso e tragico, di una bellezza struggente e poetica. Ecco credo che questo sia il secondo romanzo più bello letto in vita mia, subito dopo Anna Karenina, posiziono dunque Arco di Trionfo di Erich Maria Remarque, forse più celebre per Niente di nuovo sul fronte occidentale, per quanto sia lezioso fare classifiche, ma insomma terrò questo libro nella mia biblioteca privata, e probabilmente lo rileggerò, non subito, ma fra qualche anno. Quando i venti di guerra si saranno placati e tornerà la pace anche nella nostra Europa.
Strano che un libro simile arrivi nella mia vita proprio in questo momento, con temi così attuali e drammatici. La bellezza della scrittura è dolorosa, l’impegno etico e morale solido. E’ un romanzo contro la guerra, contro tutte le guerre nella misura in cui spiega un prima e lascia indistinto un dopo che si sa sarà ancora più drammatico e devastante, facendo diventare il presente con tutto il suo carico di dolore come una fiaba.
L’amore di Ravic e Joan Madou resta sullo sfondo, ed è autentico, con le sue debolezze e la sua fragilità. Che i due si amino davvero lo scopriremo solo alla fine, quando tutto sarà perduto, ma non la statura morale di Ravic, naturalmente non è il suo vero nome, e scopriremo anche quello. Se non l’avete mai letto fatelo, non dico che mi ha cambiato la vita ma ha cambiato sicuramente la mia percezione su diversi temi, mi ha reso più umana, in un certo senso. Dall’aborto, alla prostituzione, all’eutanasia, non si può restare indifferenti davanti a un’umanità che soffre, non si può spargere giudizi senza tenere conto di tutto questo carico di sofferenza.
La prostituzione non è un vizio, ma un riparo contro il degrado. L’aborto affidato a donne che magari operano con ferri non sterilizzati una barbarie. Quando non c’è più speranza vale la pena prolungare le sofferenze di un paziente? un altro dilemma che viene presentato in questo libro che non parla solo di guerra e di pace, di amore e vendetta, ma della vita. Uscì nel 1946 dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e ancor oggi si può dire di attualità. Ai vari interrogativi e dilemmi della vita non si possono dare risposte certe, ma ci si può fermare a riflettere, senza pregiudizi e meschinità. Ecco questa è una grande lezione.
Anche i personaggi minori hanno un ruolo centrale nel racconto, ognuno una sua funzione, un suo carattere, proprie sfumature, da Rolande, allo storpio che apre una latteria alla madre coi soldi della protesi pagata dall’assicurazione, dalla modista diventata prostituta, all’albergatrice, fino all’infermiera che denuncia Ravic, e la bellezza di questo romanzo risiede anche in questo, oltre all’uso non banale delle parole, alla ricchezza di un tessuto narrativo, forse anche complesso, ma profondo ed evocativo. Remarque era un grande scrittore, pochi scrittori possono eguagliarlo nella storia della letteratura, e questo libro è un degno esempio della sua arte.

Erich Maria Remarque, combattente nella prima guerra mondiale, fu più volte ferito. Giornalista a Berlino, lasciò la Germania all’avvento del nazismo e nel 1939 si stabilì a New York, dove prese la cittadinanza americana. Raggiunse un vasto successo con il romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues, 1929), radicale condanna della guerra e amara analisi delle sue spaventose distruzioni materiali e spirituali. Seguirono, sempre ispirati a ideali pacifisti e di solidarietà umana, Tre camerati (Drei Kameraden, 1938), Ama il prossimo tuo (Liebe deinen Nächsten, 1941), Arco di trionfo (Arc de Triomphe, 1947), Tempo di vivere, tempo di morire (Zeit zu leben und Zeit zu sterben, 1954), La notte di Lisbona (Die Nacht von Lissabon, 1963) e Ombre in paradiso (Schatten im Paradies, postumo, 1971). Numerosi romanzi di Remarque sono stati ridotti per il cinema.

Source: libro inviato dall’editore. Che ringraziamo.

:: I divini dell’Olimpo di Marilù Oliva (Solferino 2022) a cura di Patrizia Debicke

16 novembre 2022 by

Gli dei, l’Olimpo, ma chi di noi, soprattutto quelli più stagionati come me, non ha giocato, amato e vissuto idealmente e favolisticamente durante l’infanzia le loro storie, avventure, dispute, guerre. Niente film allora, né colorate immagini in technicolor. Nulla per noi che invece disponevamo soltanto di fantasia e immaginazione che ce li rendevano grandissimi, magari insegnandoci anche faticosamente a districarsi tra i loro nomi . Mamma mia la confusione con quelle differenze ma innegabili similitudini ne facevano gli stessi quei divini pur chiamati dai greci e dai latini in altro modo. E allora… ma certo Zeus è Giove, Era, sua moglie Giunone, Afrodite è Venere, Pallade Atena è Minerva, Poseidone Nettuno, Ade Plutone, Artemide Diana è Ares Marte ecc. ecc. E ci orizzontavamo lo stesso in qualche modo. Poi venne il primo impatto sui banchi dell’esistenza dei capolavori di Omero e della poetica di Virgilio volta a glorificare il divino Augusto e infine, al liceo la felice, o forse infelice per certuni, riscoperta dell’Iliade, l’Odissea visione grecizzante e infine ultima , ma non ultima, la latina. l’Eneide. Altri tempi, altre teste, altri e più conformistici e magari noiosetti modi di interpretare storie, bizze e perché no capricci di un ribollente litigioso ma spassosissimo Olimpo.
A rendere quel leggendario mondo, sempre grande nei secoli e reale agli occhi anche dei meno acculturati, avevano fortunatamente provveduto tanti pilastri del mondo dell’arte. In passato pittori, scultori, cesellatori avevano potuto esprimere al meglio la loro capacità raffigurativa e lavorare senza limiti fino allo stop imposto dal casto dilagare della religione. Inferno e diavoli si misero di mezzo e per tanti, troppi secoli li condizionarono, imprigionandoli in un’iconografia solo religiosa ed eccessivamente castigata. Unica scappatoia concessa piano, piano, goccia a goccia fu la mitologia della quale seppero servirsi con vivace intelligenza per esibire senza pudore nudità femminili e maschili , ovverosia soavi rotondità, orgogliose protuberanze solo talvolta castamente coperte da veli o foglie di fico.
E a tanti di loro, paladini dell’arte nei secoli ma anche di una rigogliosa e fertile interpretazione visiva proprio di questa opulenta mitologia, con il consueto colto sapere, fa riferimento Marilù Oliva.nelle pagine del suo I divini dell’Olimpo.
Compendio , diario, fiaba in cui ci narra di quattro incontri da vicino con gli dei, e ci mette davanti il top dei top, quattro big, insomma delle star vere e proprie: Zeus, Afrodite, Ade e Atena, che descrive a ragione come personaggi divini ma quasi reali, tangibili e tutti governati da istinti, desideri e reazioni spassionatamente umane tra le quali ohimè domina sempre la litigiosità. Controllata? Controllabile? Ohimè spesso no e frequente motivo di drammatiche diatribe. Senza poi dimenticare che quelli rappresentati come mitologicamente divini sono gli stessi istinti che potrebbero appartenere a ciascuno di noi ( con l’esclusione direi di alcuni savi, santi, superiori e pii personaggi quasi irreali benché realmente esistenti).
Ragion per cui Marilù Oliva oltre a ben descriverci questi cosiddetti esseri superiori che popolano l’Olimpo con divertita e sagace duttilità elenca gli innumerevoli pettegolezzi, leggende, voci e storie, talvolta in netta contraddizione ma collegabili a ciascuno di loro. Storie che oltre a rappresentare la molteplicità degli incontenibili impulsi umani: quali tanto per cominciare l’amore, il desiderio, l’amicizia, spaziano nella provocazione, nel dolore e danno sfogo alla rabbia.
E rifacendosi alle tante leggendarie mitologiche versioni a loro dedicate con indubbio senso dell’humour ci racconta tanto di loro e della loro infanzia. Per chi l’avuta, come fa giustamente notare, vedi quella paurosa, furtiva e sotto vasta protezione, di Zeus (Giove) agognata preda mancata del padre Crono (Saturno) che aveva il vizietto di divorare i figli. Certo un’ infanzia non troppo facile e che ai nostri tempi avrebbe sicuramente piazzato Zeus sulla poltrona dello psicanalista. Un’infanzia poco scontata anche per Ade Plutone, ingurgitato da Crono alla nascita e fatto risputare di forza già adulto, dal fratello, servendo al comune padre una potente bevanda emetica. Anche la bella e frivola Afrodite/Venere, pensate un po’, era venuta alla luce già adulta e formata, frutto della spuma creatasi attorno al fallo di Urano evirato dal figlio Crono. E una sorte simile era toccata persino a Pallade Atena, ingoiata con sua madre incinta dal padre Zeus timoroso di essere spodestato da un figlio più “grande” di lui. Ma il feto sopravvisse, anzi si istallò nella sua testa, e si sviluppò completamente, tanto da provocargli una mostruosa emicrania.. Solo l’intervento di Efesto/Vulcano che senza paura, con la sua ascia, squarciò il cranio del Signore dell’Olimpo, permise la nascita di Atena che venne fuori già cresciuta e come se non bastasse armata fino ai denti.
Avvalendosi dei suoi quattro incontri, Marilù Oliva ci apre una rapida carrellata su tutti i protagonisti dell’Olimpo, soffermandosi in particolare sul già citato, Zeus, incontenibile tombeur de femmes e perciò oltre che padre degli dèi, anche di una numerosa prole bastarda frutto di acrobatiche e leggendarie lussuriose avventure. Ci offre altre chicche sulla guerriera Atena e la bella Afrodite, tutte e due propense a mettere troppo il naso nelle vicende umane. E infine concede giusto spazio allo spesso a torto dimenticato Ade dal fascino discreto, al sovrano del regno delle ombre ma anche l’uomo innamorato della sua Core/Persefone e il marito fedele della sua regina dell’Oltretomba . Attorno a tutti loro scorrono e si intessono le miriadi di altre storie della complicata e stravagante mitologia olimpica. Quattro incontri, ricapitolando, dedicati a tutti quei ragazzi grandi, a coloro che sono cresciuti e hanno giocato con la mitologia, magari interpretando loro stessi i ruoli che preferivano e a quelli più piccoli, dei nostri giorni, che forse l’hanno amata e l’amano allo stesso modo, magari incontrandola e avvicinandola attraverso fumettistiche interpretazioni, saghe fantasy o azzardati e fantastici videogiochi da consolle.
Marilù Oliva riscrive i miti della Grecia antica tracciati e osannati sempre da scrittori e poeti in una moderna, comprensibile e stuzzicante modalità con un libro ricco di spunti interpretativi e di collegamenti storico artistici soprattutto dedicati a quel mondo culturale di tutti i tempi che tante volte li ha presi a insuperabili modelli.

Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi sposi e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Per Solferino ha pubblicato i titoli L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020), Biancaneve nel Novecento (2021), Le sultane (2021) e L’Eneide di Didone (2022).

:: Marsiglia 1937 di Shanmei

12 novembre 2022 by

La novella è ambientata nella Francia della fine degli anni ’30, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, in quel periodo molto particolare tra le due guerre mondiali, dove si guardava all’America con invidia e ammirazione, si importava la loro musica, le loro abitudini, e anche la criminalità, molto attiva specie a Marsiglia, “la Chicago francese”.

Le donne erano bellissime e pericolose, gli uomini spietati e violenti, la polizia vigliava sorniona e contava sulla classica spiata per sventare crimini e delitti. Marsiglia con i suoi vicoli, i suoi muri scrostati, il suo porto punto di attracco per ogni genere di contrabbando raccoglieva la criminalità di tutta la costa, molti venivano da fuori, corsi, spagnoli, italiani, portavano avanti traffici illegali sempre più redditizi e senza regole.

I protagonisti della novella si chiamano André e Marie, e vivranno una tormentata storia d’amore, lui proprietario di un ristorante di Marsiglia (covo di ladri e di imprese fuori legge) e lei una sua modesta dipendente che lavora al guardaroba, a dividerli l’ispettore Marchal che ha un conto in sospeso con André, e l’affascinante Jojo, celebre cantante che si esibisce nella sala da ballo adiacente al ristorante. La preparazione di un colpo cambia le carte in tavola per tutti…

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“Abbandono” Elisabeth Åsbrink, (Iperborea 2022) A cura di Viviana Filippini

11 novembre 2022 by

“Abbandono” è il nuovo libro di Elisabeth Åsbrink, una storia potente che porta il lettore dentro alla vicenda umana di una famiglia della quale scopriamo le caratteristiche grazie all’autrice. La Åsbrink, nata a Stoccolma, mescola, pagina dopo pagina, elementi della sua storia personale (infatti è lei che si cela dietro Katherine o K.) uniti a pezzi di storia che hanno a che fare con il mondo ebraico al quel l’autrice è legata. Questo libro è l’espressione di una necessità di conoscere il proprio passato, di scovare le proprie radici e di comprenderle per capire il proprio posto nel mondo. La giornalista scrittrice ha come un bisogno di scoprire il perché sente in lei un’identità multiprospettica e sfaccettata, tanto è vero che è nata a Stoccolma, ma osservando chi la circonda, ha la netta sensazione di non essere di quel mondo, e non solo perché non è bionda come gli svedesi, ma perché percepisce nel proprio animo qualcosa di diverso. K., capìta la sua diversità rispetto agli altri, decide di fare un lungo viaggio nel passato per ricostruire l’esistenza della mamma Sally e della nonna Rita/Rida, due donne fondamentali per lei, che hanno avuto un vissuto non facile. Per K. è importante capire chi sono, poiché solo riscoprendole riuscirà a dare un senso, e forse, anche a colmare quella sensazione di abbandono e di solitudine che da troppo tempo la attanagliano dandole il tormento. La storia di “Abbandono” si sviluppa in più luoghi e in diversi periodi storici. Il lettore si trova quindi a Londra, Stoccolma, Salonicco dato che è in questi posti che gli avi di K. hanno mosso i loro passi e vissuto i conflitti che ne hanno determinato il corso esistenziale e storico. Il libro è caratterizzato da un profondo viaggio introspettivo e fisico nei diversi ambienti e nei vissuti dei componenti della famiglia della protagonista, perché è in essi che si celano quegli avvenimenti che li hanno sconvolti emotivamente, portati a prendere scelte inaspettate le cui conseguenze hanno cambiato la loro vita. Un esempio? Ad un certo punto Sally, la mamma di K., quando vive a Londra scopre le sue origini ebraiche e comprende le ragioni per le quali i diversi fenomeni di antisemitismo che le accadono attorno la fanno stare male. Una situazione che crea un profondo disagio nella ragazza, la quale decide di partire per la Svezia con la speranza di una vita migliore. Non solo, perché seguendo K. nella ricerca, si scopre che la madre aveva origini inglesi, mentre il padre era un ebreo ungherese salvatosi dalla Shoah arrivato bambino in Svezia nel 1956. Che dire poi della nonna nata da genitori tedeschi cristiani giunti in Inghilterra a fine del XIX secolo, mentre il nonno era un ebreo di Salonicco molto legato ai principi della famiglia (che gli complicheranno non poco la relazione con la madre dei suoi figli) e all’ebraismo sefardita, quello stesso movimento religioso che venne cacciato dalla Spagna nel 1492. “Abbandono” della Åsbrink è un romanzo nel quale la protagonista, alter ego dell’autrice stessa, svolge una vera e propria indagine e ricerca sul suo passato, un percorso lungo, doloroso e profondo che le permetterà di ricostruire la vita della sua famiglia e il destino di un popolo in un libro che è una storia famigliare e di tre generazioni di donne narrate con emozione tra la dimensione personale e il grande affresco storico. Traduzione Alessandra Scali.

Elisabeth Åsbrink è una nota scrittrice e giornalista svedese, si è affermata in patria e all’estero con reportage letterari di argomento storico e sociale che fondono fascino narrativo, una ricerca minuziosa e una profonda sensibilità, ottenendo premi prestigiosi come l’August e il Kapuściński. Con 1947 (Iperborea 2018), il suo primo libro tradotto in Italia, Elisabeth Åsbrink scava nei retroscena degli eventi e compone un racconto poetico e documentatissimo di un anno emblematico per la sua identità personale e per quella collettiva. Nel 2021 Iperborea ha pubblicato Made in Sweden, dove l’autrice ci accompagna in un viaggio tra cinquanta parole, eventi, persone e personaggi che hanno fatto la Svezia.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa Iperborea.

:: Il noir più bello di tutti i tempi

10 novembre 2022 by

I candidati:

L’ ultimo vero bacio di James di Crumley

Día de los muertos di Kent di Harrington

Tarantola di Thierry di Jonquet

Il bosco morto di James Sallis

La trilogia marsigliese di Jean-Claude Izzo

Aprile è il più crudele dei mesi  di Derek Raymond

Pericle il Nero di Giuseppe Ferrandino

Le colpe dei padri di Alessandro Perissinotto

Nel nome di Ishmael, Giuseppe Genna

Le anime grigie e Il rapporto di Philippe Claudel

Trilogia della città di K di Agota Kristof

Colpo di spugna, di Jim Thompson

Posizione di tiro, J.P. Manchette

La morte non sa leggere, Ruth Rendell

Il treno della notte di Martin Amis

L’abito da sposo, Lemaitre

Venere privata, Scerbanenco

In cerca, di Geoff Dyer

Scompartimento omicidi, di Sebastien Japrisot

Pazza da uccidere, di Manchette

Il burattino di Jim Nisbet

Le strade di Montreal, di Trevanian.

Arrivederci amore ciao di Carlotto

Traditori di tutti di Scerbanenco

Il grande sonno di Chandler

La morte paga doppio di James M. Cain

Non sparate sul pianista di David Goodis

Piombo e sangue di Hammet

Il postino suona sempre due volte di James M. Cain

Frankenstein o il Prometeo moderno di Mary Shelley

La neve era sporca, Simenon

L’uomo che guardava passare i treni, Simenon

I milanesi ammazzano il sabato, Serbanenco

Il ricettatore, Helena

Il bacio della vedova, Helena

La notte alle mie spalle di Giampaolo Simi.

Si vota nei commenti, un voto solo!

:: Il verso dell’assiolo di Davide Pappalardo (Pendragon) a cura di Paola Rambaldi

9 novembre 2022 by

Davide Pappalardo – Bologna – ha pubblicato i romanzi: Buonasera signorina e Che fine ha fatto Sandra Poggi? e decine di racconti in riviste e antologie ottenendo premi e riconoscimenti.

“Mario fuggiva, seguendo gli altri due. Ogni tanto si tastava la gamba destra: il sangue fluiva e aveva ricoperto i pantaloni da trekking, una patina rossastra che si andava via via rattrappendo.

Sentì un grido a un centinaio di metri da lui. Come allora. Tante immagini precipitarono nei suoi occhi azzurri. La stradina nei pressi di piazza San Biagio inondata d’acqua, il cortile zeppo di grandine bianca, il cielo giallo, i passi affrettati, l’affanno. Poi sentì una scossa nella gamba, una fitta di dolore.

Doveva fuggire. Presente e passato si sovrapposero.

Il tetto basso era parzialmente crollato sotto il peso dell’acqua. Dalla portafinestra verde, dai vetri sottili, nonostante il battere della pioggia, i tuoni, e mescolato a questi, proveniva un crudele uggiolare. Sembrava quello di un cane, ma la vecchietta non aveva cani.” Pag. 133

Fino allo scorso settembre non avevo mai sentito nominare l’assiolo ma da una certa notte in poi, coi vicini, abbiamo cominciato a sentire un verso perforante e ripetitivo. Per capire cosa fosse abbiamo confrontato su Google tutti i versi dei rapaci notturni e l’abbiamo individuato. Era proprio un assiolo, il simpatico gufetto che per due mesi ha scandito le nostre notti dalle ventitre in poi, puntuale come un orologio svizzero, prima di sparire nel nulla. Ma eccolo rispuntare nel romanzo di Davide Pappalardo a cadenzare le nottate dei suoi protagonisti.

Nell’estate del 2019, alle tre di notte, la guardia giurata Alvaro sta pattugliando un Bancomat quando vede parcheggiare una Ford Fiesta con la targa infangata. Scendono due uomini mascherati da Donald Trump. Sono Antonio e Nicola, il terzo uomo, Marcello, li aspetta in macchina. La guardia non sa che quei tre hanno già all’attivo tre bancomat esplosi, finora per loro rubare è stato un gioco da ragazzi. Fanno deflagrare le casse, riempiono di soldi i sacchi e se vanno. Ma se fino a quel momento la complicazione più grande era respirare sotto a quelle stupide maschere, stavolta c’è una complicazione in più, la guardia giurata.

Ed è un attimo che Marcello, preso dal panico, scenda dall’auto e spari.

Ecco una scena che mi ha riportato alla mente i rapinatori di Point Break del 1991 che agivano con le maschere di altri presidenti americani, il bel film interpretato da Keanu Reeves e Patrick Swayze.

Ma torniamo a noi.

Non troppo lontano altri tre amici: Mario, Nino e Simone sono fuori per festeggiare un addio al celibato. Hanno quarant’anni. Manca una settimana al matrimonio di uno di loro. Si sono ritrovati dopo tanto tempo e hanno una gran voglia di far baldoria e di esagerare. Negli ultimi anni si sono visti davvero poco. Fuori piove a dirotto e decidono di divertirsi in un locale facendo la bella pensata di indossare tre maschere di Donald Trump. Quella sera sono particolarmente alticci e molesti, litigano con altri clienti e si fanno buttar fuori dal locale. Ridono.

Se solo sapessero che tre rapinatori, camuffati con le stesse maschere, hanno appena ucciso una guardia giurata, riderebbero meno.

E poi c’è quella pioggia implacabile che sembra non finire mai, che li riporta con la mente all’alluvione di Acireale del marzo del 1995 dove è successo qualcosa che non riescono a dimenticare. Da allora sono passati vent’anni ma ancora ci pensano.

Quando Mario, Simone e Nino apprendono della rapina e dell’uccisione della guardia per mano dei tre tizi con le stesse maschere che hanno indossato al bar intuiscono di essere nei guai.

Sei destini che si incrociano che sfoceranno in una fuga drammatica.

“Quando saremo grandi” di Antonella Caputo, Les Flâneurs Edizioni a cura di Valeria Gatti

7 novembre 2022 by

Crescendo comunque Laura gli fu grata per averle svelato il linguaggio delle onde. Le onde si allungano e si innalzano, portando con sé quello che sfiorano, lambiscono i pensieri, li attraversano, li ammorbidiscono. Le piaceva il mare in burrasca. Ogni volta, dopo la risacca, si sentiva più buona.”

Il mare è uno sfondo che crea spesso una gradevole atmosfera, in letteratura. Sarà per il suo fascino naturale, o per quei colori che, una volta abitati, difficilmente si possono scordare. Lo si considera un paesaggio ambito anche per il contesto ambientale che detta i ritmi quotidiani, e anche per quel linguaggio speciale che cita Laura, una delle protagoniste di “Quando saremo grandi” di Antonella Caputo, Les Flâneurs Edizioni.

Il mare salentino – quello fuori stagione, però, ben lontano dalla sfarzosità dell’estate – è lo sfondo che accompagna la storia di Laura e Riccardo, due amici di vecchia data, divisi fisicamente da mezza Italia (lui è a Bologna, in via temporanea, ma il cuore è rimasto in Puglia). Lei è la classica brava ragazza, studiosa e responsabile, che, tuttavia, sta vivendo una fase della sua vita in cui tutte le sue certezze stanno vacillando: ha abbandonato lo studio, è in cerca di un lavoro e di sé stessa. Riccardo vive la vita con la leggerezza tipica della giovane età e anche lui ha qualche dubbio, ma non ha ancora deciso se ammetterlo. I due ragazzi si cercano e si trovano, entrambi hanno bisogno l’uno dell’altra.

Il romanzo è diviso in tre parti. La prima di queste è una sorta di presentazione dei personaggi, del contesto, di ciò che sta per accadere. Nelle sezioni seguenti, si avverte un cambio di marcia: il lettore si trova catapultato in una vicenda che cambia totalmente l’approccio alla lettura. La trama diventa più articolata, ha contorni torbidi, è densa di disagio personale, di paure e abbandoni, di famiglie che devono affrontare dolori e solitudini, di aspettative tradite, di bugie, ma anche di determinazione e coraggio.

Quando nella vita di Laura arrivano Stefano, la piccola Gaia e l’ombra di Elisa – la mamma di Gaia, una delle figure più enigmatiche dell’opera – inizia il viaggio a cui partecipa anche Riccardo e altri amici. È un viaggio lungo l’Italia, fisico e metaforico, che espone il gruppo a una tempesta emotiva travolgente. A tratti, infatti, questo viaggio ha le sembianze di una battaglia. E come tutte le battaglie è spietata, senza ritorno, dolorosa.

L’amore, l’amicizia, la maternità, i rapporti familiari sono temi che ricorrono spesso, durante la narrazione. Una narrazione che riesce a mantenere uno stile fresco, mai opprimente. Il tono di voce del narratore resta costante, amichevole, leggero, anche quando la trama affronta drammi e sofferenze psicologiche. L’autrice ci è riuscita anche grazie a una particolare tecnica di scrittura: pensieri, intercalari e parti di dialoghi sono talvolta inseriti direttamente nella narrazione, creando così un momento di lettura continuo.

“Quando saremo grandi” è un romanzo che racconta la fatica di vivere, di trovare il proprio posto nel mondo e nella società, di incomprensioni, di legami che si spezzano, e soprattutto, di quelli che restano. Nonostante tutto.

:: Blogtour: A cena con l’assassino di Alexandra Benedict

7 novembre 2022 by

֎ La trama ֎

Lily Armitage ha deciso che non metterà mai più piede a Endgame House, la grande dimora di famiglia in cui sua madre è morta ventuno anni prima. I suoi propositi, però, vacillano quando riceve una lettera dalla zia, che la invita alla sfida tradizionale che si tiene ogni anno: il Gioco di Natale. In cosa consiste? I partecipanti dovranno trovare dodici chiavi con i dodici indizi a disposizione. Quest’anno c’è un premio speciale: l’atto di proprietà di Endgame House.
A Lily non interessa nulla della casa, ma nel biglietto c’è un dettaglio che basta da solo a convincerla: durante i giochi verranno rivelati gli indizi per scoprire finalmente la verità sulla morte di sua madre. Ma è davvero così o si tratta di uno scherzo di pessimo gusto?
Per scoprirlo, Lily deve trascorrere dodici giorni nella grande casa insieme ai cugini, risolvendo enigmi e indovinelli per rivelare, uno a uno, i segreti più oscuri della famiglia Armitage.
Quando una tempesta di neve isola la casa da ogni contatto con l’esterno, tutto può succedere…

֎ L’autore ֎

È un’autrice pluripremiata di ro­manzi, racconti e sceneggiature. Ha composto musica per film, TV e radio, e, più recentemente, per produzioni BBC Sounds e Audible. Tiene corsi di Scrittura creativa di genere crime e thriller alla City University. Il suo primo libro è rimasto per mesi ai primi posti delle classifiche.

֎ Il commento ֎

E’ novembre, poco più di un mese e mezzo al Natale, ed è bene prepararci per tempo, tra i regali sotto l’albero perchè non mettere un thriller a enigma come A cena con l’assassino di Alexandra Benedict (titolo originale The Christmas Murder Game)?: una magione avita in palio, una ragazza simpatica e sveglia come protagonista, una riunione di Natale coi parenti (i temibili parenti), un enigma da risolvere molto doloroso per la protagonista. E soprattutto se non si gioca solo per risolvere indovinelli ed enigmi, ma c’è dell’altro?
Lily Armitage riceve una lettera della zia, madre adottiva, appena defunta e non sa cosa fare. Si era ripromessa che a Endgame House non ci evrebbe mai rimesso piede dopo la morte della madre, Mariana. E invece ora l’invito per il tradizionale gioco natalizio la tenta, la zia le promette di svelargli gli indizi per capire una volta per tutte come è davvero morta sua madre. E Lily pur riluttante sa che non può perdere questo appuntamento, essendo l’ultimo desiderio dell’amata zia, così torna a Endgame House. L’accoglie il sorriso dolce e rassicurante di Isabelle, figlia di Martha avvocato degli Armitage e amica di Liliana sua zia e le conferma che la donna pensava che sua mamma fosse stata assassinata e non si fosse suicidata. Basteranno 12 giorni per scoprire la verità? E soprattutto la vita è davvero un gioco? Bisogna prendere tutto con questa filosofia, la vita e la morte? Sa che non è vero che sua madre morì a causa sua, che la maternità la distrusse come pensano i parenti, sa che c’è dell’altro ed è intenzionata a scoprirlo…
Se amate i romanzi di Agatha Christie, e i gialli ambientati nelle magioni di campagna inglese troverete questa lettura piacevole e interessante. Ben scritta, ironica, con risvolti anche seri, la storia si dipana tra indovinelli e giochi portando a galla i segreti di una famiglia e si sa tutte le famiglie hanno segreti e non tutti si vuole che vengano a galla. Per passare un Natale diverso in compagnia, o da soli davanti al caminetto, mentre i ciocchi ardono scoppiettanti. Buona lettura!

:: H.P. Lovecraft. Edizione annotata (Mondadori 2022) Recensione a cura di Emilio Patavini

4 novembre 2022 by

«Non è morto ciò che può vivere in eterno,

e in strani eoni anche la morte può morire»

(H.P. Lovecraft, La città senza nome)

Scrittore, poeta, saggista ed epistolografo – autore, si stima, di un centinaio di migliaia di lettere. Nativo del New England e uomo del Rhode Island, tanto da aver fatto incidere sulla propria lapide I am Providence (“Io sono Providence”). Figura chiave della narrativa fantastica e capostipite della weird fiction. Scrittore pulp e al tempo stesso continuatore della tradizione gotica americana inaugurata da Edgar Allan Poe. Arcaista nello stile e grande innovatore del suo genere, che mischia orrore e fantascienza. Narratore di quella che definì «la più antica e potente emozione umana», la paura dell’ignoto. Maestro nel creare mondi di orrore cosmico e universi alieni e indifferenti spalancati su abissi indicibili. H.P. Lovecraft è tutto questo: è «il Copernico dell’horror», per usare una felice espressione di Fritz Leiber, è il gigante sulle cui spalle stanno intere «generazioni di scrittori di horror fiction» (Joyce Carol Oates), da Robert Bloch a Stephen King. Questa splendida e curatissima edizione Mondadori annotata da Leslie S. Klinger e introdotta da Alan Moore è un degno omaggio al Solitario di Providence. L’edizione italiana dell’opera di Klinger, curata da Massimo Scorsone e targata Oscar Draghi, contiene un migliaio di note che approfondiscono numerosi aspetti della vita e delle opere di Lovecraft, oltre a quasi trecento illustrazioni, tra cui alcune sgargianti copertine dei pulp magazines d’epoca, come Weird Tales e Astounding Stories. Viene antologizzato in questo volume il meglio della produzione narrativa lovecraftiana: ventidue opere tra romanzi brevi e racconti, tra cui Dagon, Il richiamo di Cthulhu, Il colore venuto dallo spazio, L’orrore di Dunwich, Le montagne della follia, La maschera di Innsmouth e molti altri. Le traduzioni dei racconti sono tratte dal volume Tutti i racconti (Mondadori 2017) curato da Giuseppe Lippi, ma il curatore ha ritradotto alcuni passaggi laddove richiesto dal commento di Klinger. Dopo l’introduzione di Alan Moore segue la corposa ed esaustiva prefazione di Leslie S. Klinger, essenziale punto di partenza per conoscere Lovecraft. La prefazione si apre con una accurata storia del genere horror, dall’antichità fino all’epoca d’oro dei pulp magazines, passando naturalmente per gli ispiratori di Lovecraft: Edgar Allan Poe, Ambrose Bierce, Robert W. Chambers e i suoi quattro «maestri moderni» – Arthur Machen, Lord Dunsany, Algernon Blackwood e M.R. James. Segue un breve profilo biografico in cui, tra le altre cose, Klinger ci presenta il ritratto di un lettore onnivoro (scopriamo essere divoratore dei pulp), mente curiosa attratta dalla chimica, dall’astronomia e dai classici greci e latini. In seguito viene presa in esame la carriera letteraria di Lovecraft, dai suoi esordi come autore di articoli scientifici amatoriali (compresa una sua lettera pubblicata su Scientific American) fino alla produzione narrativa, oltre naturalmente alla sua attività prolifica e quasi compulsiva di epistolografo. Mi sarei aspettato anche qualche cenno alla sua vasta opera poetica, tuttavia non presente in questa sezione. Analizzando la ricezione critica di Lovecraft, Klinger cita la stroncatura da parte del critico di The New Yorker, Edmund Wilson, tristemente noto per aver definito Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien «juvenile trash» (“robaccia per bambini”). Inutile dire che a Wilson non piacesse neanche Lovecraft: definì infatti «ciarpame» i suoi racconti e ironizzò che l’unico orrore suscitato dai suoi scritti è «l’orrore suscitato dal cattivo gusto e dalla pessima scrittura». Viene quindi analizzato il pensiero filosofico dell’autore (il “cosmicismo”) e ripercorsa la storia dei cosiddetti Cthulhu Mythos, definizione coniata da August Derleth per designare la mitologia personale di H.P. Lovecraft (da lui chiamata «ciclo di Arkham» in una lettera a Clark Ashton Smith), che si differenzia dal legendarium tolkieniano «visto e considerato che nessuna orditura linguistica e mitologica accuratamente elaborata appare sottesa alle sue invenzioni narrative» (p. LXIV). I racconti sono preceduti da alcune righe di presentazione e corredati da illustrazioni comparse sulle riviste (una sua tutte, Weird Tales), fotografie di luoghi citati o che hanno ispirato l’autore, locandine di film, pagine manoscritte e schizzi autografi di Lovecraft, copertine dei suoi libri, mappe e molto altro. In fondo al volume troviamo le appendici: una tavola cronologica degli eventi narrati nelle opere di Lovecraft, il personale docenti della Miskatonic University, uno scritto di Lovecraft sulla Storia del «Necronomicon», la genealogia degli Antichi, una cronologia della produzione narrativa lovecraftiana compilata da S.T. Joshi, una cronologia dei racconti scritti in collaborazione con altri autori o come ghostwriter, un interessante rassegna delle principali influenze lovecraftiane sulla cultura popolare (dai giochi di ruolo alla band rock H.P. Lovecraft fino ai fumetti EC Comics), una tabella dei lungometraggi cinematografici basati sulle sue opere, una lista degli adattamenti audio e radiofonici e infine una nutrita bibliografia contenente i testi consultati e le edizioni di riferimento dell’opera lovecraftiana. Non siete ancora convinti? Sentite cosa hanno detto di questo Lovecraft annotato: Joyce Carol Oates lo ha definito «un tesoro per tutti i fan di Lovecraft», Harlan Ellison «una pietra miliare degli studi sulla moderna letteratura gotica», S.T. Joshi «una magnifica festa per la mente per ogni appassionato di Lovecraft e della weird fiction». Insomma, questa miniera di informazioni sulla vita e le opere del Solitario di Providence non può mancare nelle librerie di studiosi e appassionati.

Leslie S. Klinger (1946) è uno dei massimi esperti di Sherlock Holmes, Dracula, Frankenstein e H.P. Lovecraft. È il Tesoriere della Horror Writers Association. Laureato in inglese all’University of California e in legge all’University of California School of Law, vive a Malibu, California, e pratica la professione legale a Westwood, California. Ha curato le edizioni annotate di Sherlock Holmes, American Gods e Sandman di Neil Gaiman e Watchmen di Alan Moore.

Source: inviato dall’editore. Si ringrazia l’Ufficio Stampa Oscar Mondadori.

:: Dal 7 al 12 novembre a Roma IL FASCISMO, UN VENTENNIO DI IMMAGINI

3 novembre 2022 by

Sesta edizione per il Progetto e le forme di un cinema politico, la manifestazione ideata e organizzata dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e dalla Fondazione Gramsci, che quest’anno volge il suo sguardo sul centenario della marcia su Roma attraverso una serie di appuntamenti culturali che mirano ad approfondire l’eco e gli effetti di un segmento della storia italiana del Novecento – la presa di potere da parte di Mussolini e il delinearsi della categoria politica di fascismo – sul resto dell’Europa e del mondo. In particolare, ad essere investigata sarà la sfera cinematografica nella sua dimensione politica di un uso propagandistico in cui il regime fascista si distinse, alimentando un’industria che pose alcune premesse per la successiva affermazione del cinema italiano e che generò un immaginario collettivo che investì non solo il cinema ma tutte le arti.

Oggetto della manifestazione Il Fascismo: un ventennio di immagini, in programma dal 7 al 12 novembre a Roma in diversi luoghi – Casa del Cinema, Università Roma Tre (Dams), Sapienza Università di Roma e Libreria Spazio Sette –  non sarà solo la documentazione audiovisiva della marcia su Roma e il cinema, di propaganda e non, prodotto sotto il regime fascista, ma anche il cinema, non necessariamente italiano, che si è interrogato sui caratteri del fascismo o ha proposto, fino ai nostri giorni, riusi originali delle immagini del periodo fascista, alimentando la rielaborazione della sua memoria storica e del suo immaginario.

Il programma vuole prendere altresì in considerazione le teorie del cinema e le estetiche dell’immagine che hanno trovato nell’ideologia fascista un referente ideale o polemico, ma anche quelle teorie ed estetiche che hanno incrociato l’emergere di un’industria cinematografica italiana negli anni del regime (esempio ne sono gli scritti di Rudolf Arnheim nel suo soggiorno in Italia) e quelle che invece hanno tentato un’interpretazione del posto occupato dal fascismo nell’immaginario novecentesco e contemporaneo.

Ad integrazione della classica formula espressa nelle precedenti edizioni – una cospicua rassegna cinematografica introdotta da esperti e una giornata di studi, con la presentazione di un nuovo volume sull’argomento, saranno organizzati, in sedi universitarie, lezioni seminariali di approfondimento, con proiezioni di documenti dell’epoca, tratti sia dal cinema documentario che da quello di finzione. Un’occasione, dunque, per offrire a un pubblico multigenerazionale – ed in particolar modo ai giovani – una conoscenza trasversale tra storia, ideologia e arte cinematografica, del Fascismo sotto la duplice macchina da presa realistica e di finzione. L’ingresso ai film e agli incontri è libero a tutti.

L’iniziativa, realizzata grazie al sostegno del MIC Divisione Cinema e Audiovisivo, è in collaborazione con il CSC – Cineteca Nazionale, Istituto Luce Cinecittà, la Casa del Cinema, l’Università degli Studi Roma Tre, Sapienza Università di Roma e Libreria Spazio Sette. Media partner: “Il Manifesto” e Radio Radicale.

Il gruppo di studio e lavoro del progetto è composto da: Dario Cecchi, Damiano Garofalo, Maria Chiara Giorgi, Marco Maria Gazzano (in memoria), Alma Mileto, Pietro Montani, Claudio Olivieri, Ivelise Perniola, Giacomo Ravesi, Paola Scarnati (coordinamento), Giovanni Spagnoletti, Ermanno Taviani, Vincenzo Vita (presidente AAMOD), Maurizio Zinni. 

Scarica il programma completo qui.

:: Le ricette di Gessica di Gessica Runcio (De Agostini Libri 2022) a cura di Giulietta Iannone

2 novembre 2022 by

Coloratissimo, semplice, divertente Le ricette di Gessica di Gessica Runcio è un manuale di cucina che ha attirato subito la mia attenzione. Gessica Runcio è una blogger di cucina italiana, nata in provincia di Messina, che fa della cucina siciliana il cuore della sua attività ai fornelli. Famosissima, gestisce una pagina Istagram molto frequentata e un sito Le ricette di Gessica sul blog di cucina credo più visitato d’Italia, Giallo zafferano. Gessica è depositaria di una cucina semplice e gustosa, ricca dei colori della sua terra di origine che porta sulla tavola dei tanti che seguono le sue ricette e hanno imparato a cucinare proprio grazie a lei. Oltre a ricette tipiche della cucina siciliana sul suo manuale troverete anche tante ricette della cucina classica italiana, altre per quando avrete fretta e dovrete imbandire una cena o un pranzo in pochi minuti. Oltre a tanti consigli pratici, anzi segreti, che si passavano da generazioni le donne della sua famiglia come il trucchetto su come togliere la punta di acido dal sugo di pomodoro. Chi non si è lamentato perchè il sugo di pomodoro in lattina (la passata conservata) è troppo acido e magari ci aggiunge un pizzico di zucchero? Beh, lei ci spiega come fare senza alterare il sapore delle pietanze. E questo è solo uno dei tanti che scoprirete sul suo manuale. Primi, secondi, dolci, antipasti, ce ne è per tutti i gusti, e il tutto è spiegato in modo chiaro ed esauriente, con dosi (reali) da usare nella preparazione dei cibi di tutti i giorni e simbologie per chi adotta una cucina vegetariana o vegana. Come si giudica un manuale di cucina? Sperimentando le sue ricette, partendo dalle più semplici (l’arrosto e lo spezzatino) alle più elaborate (dalla pasta alla Norma, alla caponata, agli arancini). Ogni cuoca ha i suoi segreti, per esempio mio padre aveva un ristorante e cucinava divinamente, ma mai ha voluto neanche con noi figli svelare le sue ricette. Dovevamo imparare guardandolo e vi assicuro che non è stato così facile. I tempi, l’alternanza e l’ordine con cui miscelare degli ingredienti, la qualità degli ingredienti stessi, le dosi fanno la differenza e rendono un piatto speciale o solamente commestibile. Gessica Runcio non spodesterà la regina indiscussa dei manuali di cucina italiani Benedetta Rossi, ma è molto brava e seguendo le sue indicazioni si cucinano davvero piatti molto molto buoni, seguendo la tradizione e con un poco di fantasia. Poi tutti sanno che i dolci siciliani sono i più buoni del mondo, imparerete a fare la cassata e i cannoli, rendendo i vostri pranzi di famiglia un vero successo. Un po’ la invidio Gessica Runcio è riuscita a fare del suo hobby il suo lavoro, è riuscita a diventare un’imprenditrice in un mondo competitivo e ricco di talenti come quello dei foodblogger, ma bisogna solo ammirarla e cercare di carpirle i suoi segreti, che dispendia anche molto generosamente, per diventare cuochi migliori anche nella vita di ogni giorno.

Gessica Runcio è nata in provincia di Messina. Ai fornelli fin da quando era piccolissima, ha sempre amato cucinare. Dopo aver lavorato nel negozio di famiglia, dodici anni fa ha aperto il blog di cucina Le ricette di Gessica, che insieme alle sue pagine Facebook e Instagram considera il suo “quaderno digitale delle ricette” che ama condividere con chi la segue. Con il tempo è diventata top blogger e content creator di Giallo Zafferano. Vive a Milano con la sua famiglia.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Silvia Ufficio Stampa De Agostini Libri.

:: Fantasmi di Paolo Panzacchi (Clown Bianco Editore) a cura di Paola Rambaldi

2 novembre 2022 by

Paolo Panzacchi – Ferrara – è al suo quinto romanzo dopo: L’ultima intervista, Drammi quotidiani, Il pranzo della domenica e Dove nasce l’odio e la pubblicazione di decine di racconti in riviste e antologie.

“Lui dovrebbe pensare meno al lavoro, lei meno alla gravidanza, entrambi dovrebbero dedicarsi con maggior costrutto alla coppia, alla loro vita di relazione. Tutto questo può essere molto facile e impossibile al tempo stesso, sta nelle motivazioni che due persone riescono a darsi per tenere in piedi la loro storia. Il dialogo, anche all’interno di una coppia che litiga, che discute, che si azzuffa, è fondamentale. Non è un paradosso il parlare anche in momenti di tensione; certo, la cosa più facile è vomitarsi addosso ogni ansia, paura, motivo di rabbia, di risentimento. C’è anche chi si trincera dietro una sciatta scena muta. Sviscerare i concetti alla base della discussione può sembrare accanimento terapeutico, in realtà è bisogno di approfondire, comprendere a fondo le ragioni che hanno portato due persone che si amano fino a quel punto.” Pag, 20

Di Fantasmi colpisce l’accurata analisi psicologica dei personaggi.

I fantasmi del libro sono i sensi di colpa. E qui ognuno ha il suo.

La svolta per Giulio, il protagonista, arriva il 20 settembre del 2004 con un incidente che manda in coma lui e uccide Mario, il suo migliore amico. Una tragedia che lo segnerà per sempre.

Ubriachi, su un Porsche, scendono a tutta velocità le colline bolognesi. Giulio guida.Mario chiede di andare piano. Mario vuole che lasci Carlotta. A lui, Carlotta, non è mai piaciuta. Giulio non ascolta. Eppure Mario parla per il suo bene e ha ragione. Conosce entrambi fin dalle elementari. Sono come fratelli. Giulio ignora le sue raccomandazioni, non vede una curva, e finisce contro un muro. L’amico muore e Giulio resta in coma per tre giorni.

Da allora, Giulio, non ha più smesso di piangere per l’amico, per Carlotta e per se stesso.

Ogni volta che socchiude gli occhi rivede Mario morire.

Si può vivere senza morire di paura?

Dopo la laurea in Inghilterra, Giulio, torna a Bologna, sposa Carlotta, trova un ottimo lavoro, conducono una vita invidiabile, ma il senso di colpa per Mario è sempre lì, incontrollabile, e Giulio finisce per bere anche durante l’orario di lavoro.

È infelice. Ha il vomito, vorrebbe solo fumare e dormire e decide di non decidere.

Ma Carlotta è convinta che con un figlio tutto si risolva. Non sopporta l’autodistruzione di lui, l’incomunicabilità senza ritorno della loro relazione e lo tradisce con Diego.

Mario ci aveva visto giusto sul rapporto con Carlotta, era una storia sbagliata.

Dal 20 settembre 2004 sono passati quindici anni, Giulio ora ne ha trentacinque, ed è come non fosse mai sceso da quel Porsche, sceglie di non far niente per cambiare e di far del male a se stesso.

È stanco e privo di forze e non ha nessuno con cui condividere il suo malessere. Riprende a guidare veloce. Tira avanti bevendo fino a che non conosce Greta.

Il primo incontro positivo dopo tanto tempo.

Una donna che finalmente lo ascolta senza dare giudizi.

Giulio ha perso il cellulare in un locale e Greta gliel’ha ritrovato. Non si conoscono anche se lei lo riempie di domande e lo chiama Giulietto, proprio come lo chiamava Mario. E quel Giulietto gli fa uno strano effetto.

Giulio può finalmente spiegare a Greta e a se stesso come sono andate davvero le cose.

Finora non l’ha mai ascoltato nessuno.

La vita, dopo quindici anni, gli offre ancora una grande opportunità, ma lui sarà pronto a coglierla?

Fantasmi è un romanzo sulle seconde occasioni.

Paolo Panzacchi nato a Sassuolo per puro caso, una vita a Bologna, ora vive a Ferrara.
Scrittore (dicono), fotografo (dice lui), blogger (quel che è).
Fazzoletto da tasca colorato, occhiale sulla punta del naso per darsi un tono, centomila idee nelle tasche.
Ogni tanto un’idea scappa e diventa realtà.
Se ho omesso qualcosa, se volete sapere di più, non siate timidi, chiedete, se avrà voglia risponderà.

Source: libro del recensore.