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:: Fantasmi di Paolo Panzacchi (Clown Bianco Editore) a cura di Paola Rambaldi

2 novembre 2022

Paolo Panzacchi – Ferrara – è al suo quinto romanzo dopo: L’ultima intervista, Drammi quotidiani, Il pranzo della domenica e Dove nasce l’odio e la pubblicazione di decine di racconti in riviste e antologie.

“Lui dovrebbe pensare meno al lavoro, lei meno alla gravidanza, entrambi dovrebbero dedicarsi con maggior costrutto alla coppia, alla loro vita di relazione. Tutto questo può essere molto facile e impossibile al tempo stesso, sta nelle motivazioni che due persone riescono a darsi per tenere in piedi la loro storia. Il dialogo, anche all’interno di una coppia che litiga, che discute, che si azzuffa, è fondamentale. Non è un paradosso il parlare anche in momenti di tensione; certo, la cosa più facile è vomitarsi addosso ogni ansia, paura, motivo di rabbia, di risentimento. C’è anche chi si trincera dietro una sciatta scena muta. Sviscerare i concetti alla base della discussione può sembrare accanimento terapeutico, in realtà è bisogno di approfondire, comprendere a fondo le ragioni che hanno portato due persone che si amano fino a quel punto.” Pag, 20

Di Fantasmi colpisce l’accurata analisi psicologica dei personaggi.

I fantasmi del libro sono i sensi di colpa. E qui ognuno ha il suo.

La svolta per Giulio, il protagonista, arriva il 20 settembre del 2004 con un incidente che manda in coma lui e uccide Mario, il suo migliore amico. Una tragedia che lo segnerà per sempre.

Ubriachi, su un Porsche, scendono a tutta velocità le colline bolognesi. Giulio guida.Mario chiede di andare piano. Mario vuole che lasci Carlotta. A lui, Carlotta, non è mai piaciuta. Giulio non ascolta. Eppure Mario parla per il suo bene e ha ragione. Conosce entrambi fin dalle elementari. Sono come fratelli. Giulio ignora le sue raccomandazioni, non vede una curva, e finisce contro un muro. L’amico muore e Giulio resta in coma per tre giorni.

Da allora, Giulio, non ha più smesso di piangere per l’amico, per Carlotta e per se stesso.

Ogni volta che socchiude gli occhi rivede Mario morire.

Si può vivere senza morire di paura?

Dopo la laurea in Inghilterra, Giulio, torna a Bologna, sposa Carlotta, trova un ottimo lavoro, conducono una vita invidiabile, ma il senso di colpa per Mario è sempre lì, incontrollabile, e Giulio finisce per bere anche durante l’orario di lavoro.

È infelice. Ha il vomito, vorrebbe solo fumare e dormire e decide di non decidere.

Ma Carlotta è convinta che con un figlio tutto si risolva. Non sopporta l’autodistruzione di lui, l’incomunicabilità senza ritorno della loro relazione e lo tradisce con Diego.

Mario ci aveva visto giusto sul rapporto con Carlotta, era una storia sbagliata.

Dal 20 settembre 2004 sono passati quindici anni, Giulio ora ne ha trentacinque, ed è come non fosse mai sceso da quel Porsche, sceglie di non far niente per cambiare e di far del male a se stesso.

È stanco e privo di forze e non ha nessuno con cui condividere il suo malessere. Riprende a guidare veloce. Tira avanti bevendo fino a che non conosce Greta.

Il primo incontro positivo dopo tanto tempo.

Una donna che finalmente lo ascolta senza dare giudizi.

Giulio ha perso il cellulare in un locale e Greta gliel’ha ritrovato. Non si conoscono anche se lei lo riempie di domande e lo chiama Giulietto, proprio come lo chiamava Mario. E quel Giulietto gli fa uno strano effetto.

Giulio può finalmente spiegare a Greta e a se stesso come sono andate davvero le cose.

Finora non l’ha mai ascoltato nessuno.

La vita, dopo quindici anni, gli offre ancora una grande opportunità, ma lui sarà pronto a coglierla?

Fantasmi è un romanzo sulle seconde occasioni.

Paolo Panzacchi nato a Sassuolo per puro caso, una vita a Bologna, ora vive a Ferrara.
Scrittore (dicono), fotografo (dice lui), blogger (quel che è).
Fazzoletto da tasca colorato, occhiale sulla punta del naso per darsi un tono, centomila idee nelle tasche.
Ogni tanto un’idea scappa e diventa realtà.
Se ho omesso qualcosa, se volete sapere di più, non siate timidi, chiedete, se avrà voglia risponderà.

Source: libro del recensore.

:: Dalle nove a mezzanotte di Paola Rambaldi (Clown Bianco Edizioni 2022) a cura di Giulietta Iannone

15 ottobre 2022

Torna Brisa, (è un rafforzativo dialettale del parlare comune della bassa ferrarese che equivale a “Non farlo!”) curioso soprannome da cui prende titolo il precedente romanzo (Brisa, Edizioni del Gattaccio, 2018), romanzo che vi consiglio di leggere prima di questo per capire tutti gli antefetti e seguire meglio i destini dei personaggi. Brisa, la stria, l’intoccabile, brutta come i debiti, con un occhio di un colore e l’altro di un altro, e un naso importante, ma dotata di un fisico alto e slanciato (che risalta tra le donne basse e tracagnotte dell’Italia di allora) da modella, è la protagonista indiscussa di questa saga corale, giunta al secondo episodio, dal titolo Dalle nove a mezzanotte, Clown Bianco Edizioni, con cui Paola Rambaldi ricrea il mondo di provincia delle terre tra Bologna e Gorino. Se nel romanzo precedente eravamo nella seconda metà degli anni ’50, in questa nuova storia siamo nel 1963 e troviamo una Brisa più autonoma e indipendente (sogna di risparmiare abbastanza per comprarsi l’auto), che dopo aver lasciato zia e cugine (con le quali la convivenza si era fatta difficile) va a vivere ospite di Desdemona, sua collega di uno studio dentistico di Bologna dove ha trovato lavoro come tuttofare. Studio sui generis che per aumentare il giro di pazienti integra con la lettura dei tarocchi e la predizione del futuro, predizioni che devono essere sempre positive e ottimistiche. I pazienti si sa devono essere blanditi e rassicurati, non spaventati, ne va degli affari. Solo che i poteri di Brisa sono veri, se lei passa le ciocche dei suoi lunghi e setosi capelli neri sulle foto di persone scomparse, o dei divi del momento, può vedere davvero cose che esulano dal consueto. Come Brisa anche il seguito Dalle nove a mezzanotte è un romanzo poliedrico e sfaccettato, che come ogni noir rispetta sì canoni e stilemi del genere, anche se li rinnova e li trascende con incursioni nel realismo magico, non sudamericano, ma di autori come Buzzati o Calvino, se vogliamo orientarci sui classici italiani, declinati verso un gotico rurale all’Eraldo Baldini, per riferimenti più contemporanei. Il dialetto (che se fossi nella Rambaldi utilizzerei ancora più diffusamente come mia propria cifra stilistica), l’uso dei soprannomi, le abitudini, i vezzi, le meschinità, le perversioni dei piccoli borghi (che non ci risparmiano incesti, pedofilia, e tutto quel corollario nerissimo che può risultare anche disturbante), sono la cifra distintiva di una scrittura matura e personalissima, che si impone nel panorama odierno per originalità e talento narrativo. L’ambientazione è provinciale, siamo nella bassa ferrarese, nel delta del Po, con incursioni in diversi altri paesi e paesini e nella Bologna del boom degli anni ’60, resi vividi e vitali dalle pubblicità dell’epoca, dalle canzoni alla radio o in TV, dalle foto dei divi nei rotocalchi. E quel mondo rivive sotto i nostri occhi dai pettegolezzi delle comari, o di chi sparla dal punto di osservazione del bar del paese, fino alle più remote pieghe dell’anima dove si nascondono le tragedie e gli orrori più crudeli e inconfessabili. La Rambaldi con tocchi sapienti crea personaggi, ambientazioni, dipana matasse aggrovigliate e svela i segreti più reconditi dell’animo umano trovando parole appropriate per ogni sfumatura. Seguendo un percorso narrativo coerente che trae origine anche da personaggi reali, debitamente drammatizzati, e da qui quel sapore acre di realtà e vita vissuta, la Rambaldi approda a un genere non facile da scrivere, in cui l’equilibrio e la sintesi determinano l’alchimia necessaria per creare uno spaccato molto credibile di quel periodo storico e della condizione della donna in quel periodo. Certo Brisa è un’eroina speciale ma segue le tappe dell’emancipazione femminile portandoci a tifare per lei e per il suo amore per Primino, che ritroviamo anche in questa storia. Dolente il rapporto con il padre con il quale ha finalmente una sorta di riappacificazione, dopo che lui con un gesto di generosità contribuisce a questa nuova Brisa più emancipata e determinata. Ormai i suoi poteri si sono affinati basta un lieve contatto fisico per vedere cose che forse non vorrebbe vedere (per capirci anticipa la tragedia del Vajont). Non sempre i suoi poteri l’aiutano a salvare vite (forse solo Jolanda fa eccezione, giusto all’inizio del libro) ma il suo sesto senso certamente la toglie da molti guai a la induce a scappare quando è il caso (intravedendo realtà molto diverse da quelle ufficiali). Per quanto riguarda la trama gialla e investigativa ci sono diverse trame e sottotrame come la sparizione (o la morte) di anziane donne del posto, o la morte di alcuni bambini a cui manca una scarpa, ma questa volta a differenza dell’episodio precedente i carabinieri svolgono un ruolo più fattivo nelle indagini anche se il classico “farsi giustizia da sè” sarà utilizzato da diversi personaggi. Naturalmente è una saga, un romanzo corale come ho affermato precedentemente, una storia che continua, attendiamo dunque il terzo episodio, i semi sono stati piantati per il dipanarsi della storia. Buona lettura!

Paola Rambaldi, Originaria di Argenta (FE), attualmente vive a Castello di Serravalle (BO). Ha iniziato a scrivere racconti casualmente partecipando a concorsi letterari e vincendone una sessantina in quattro anni.
Ha pubblicato: Tredici storie di Adriatico (Edizioni del Gattaccio, 2014), Bassa e nera (Pontegobbo), La fudréra (REM) e decine di racconti in riviste e antologie (Elliot, Pendragon, MobyDick, Sperling & Kupfer, Laurum, Zona, Felici, Stampa alternativa, Echos, Edizioni della Sera e molti altri).
Scrive di cinema nella rubrica “La schermitrice” su Thriller Magazine e di libri su “Libroguerriero”.
Brisa è il suo primo romanzo. Dalle nove a mezzanotte il secondo.

Source: libro inviato dall”editore al recensore. Ringraziamo l’ Ufficio Stampa.

:: La cagna di Mattia Cuelli (Clown Bianco Edizioni 2017) a cura di Federica Belleri

20 novembre 2017

La-cagna-di-Mattia-CuelliAndrea Negri ha i capelli corvini e gli occhi verde smeraldo. È Appuntato dei Carabinieri a Brescia. Donna bellissima, dal fisico tonico e preparato. I suoi turni di pattuglia scorrono uno dopo l’altro, fino al giorno maledetto nel quale un’aggressione brutale le cambia completamente la vita. Il suo fascino subisce la distorsione dettata dal male, le sue sicurezze crollano per lasciare spazio alla pura crudeltà. La sua lucidità subisce un duro colpo e si ritrova scaraventata contro il muro dell’illegalità. Scavalcarlo è un attimo, un breve istante per cambiare rotta e non voltarsi più indietro. Da quel momento il tempo scorre in maniera diversa, i minuti si susseguono fra continue scariche di adrenalina, la sua personale giustizia calpesta quella del popolo. Andrea si circonda di amici particolari, unici e originali. Scopre se stessa e il suo lato buio attraverso un’oscura presenza che la segue ovunque, costringendola a buttare fuori il peggio di sé o il meglio. Dipende dal punto di osservazione. Andrea soffre e sembra alimentare il proprio dolore ogni volta che uccide. Cosa ci si può aspettare da una donna che ha perso tutto, e che ha soltanto bisogno di un po’ di sano calore umano?
Brescia e provincia sono invase da un vortice di violenza incontrollabile, la mafia russa padroneggia e controlla prostituzione e nuove droghe da immettere sul mercato. Non ci si può fidare di nessuno e bisogna per forza imparare a proteggersi le spalle. Dove sta la verità? Qual è il suo prezzo?
La cagna è la storia di una guerra, dal ritmo serrato, dai toni pulp. Andrea è un’eroina moderna e intuitiva. Ma è pur sempre una donna, dalla sensibilità celata. Una femmina che vorrebbe amare e proteggere, senza riuscirci. La cagna è una lotta contro il tempo, maledetto e inesorabile. La cagna è un thriller che ci inchioda di fronte alla realtà, alla morte, all’odore del sangue. Non lascia scampo al lettore, che prova empatia immediata con i personaggi creati dall’autore, nel bene e nel male. Le scene descritte si visualizzano con chiarezza e lasciano spiazzati. La lettura scorre e le pagine vengono voltate una dopo l’altra fino all’epilogo. Senza scampo, senza tregua.
Immergetevi nella vita di Andrea Negri. Buona lettura.

Mattia Cuelli nasce a Leno (Brescia) il 26/01/1976. Si diploma nel 1995 al Liceo Scientifico statale di Ghedi (brescia), per poi entrare nell’azienda di famiglia dove tutt’ora è impiegato. La passione per la lettura la scopre in giovane età, quando inizia a divorare in particolare gli scritti di Terry Brooks e Stephen King. E’ amante del cinema, della Harley-Davidson e è un convinto animalista. Vive con la moglie Francesca. con la quale è sposato dal 2009, e con piccolo cagnolino di nome Banny a Montichiari, in provincia di Brescia.

Source: inviato al recensore dall’autore.