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:: Dalle nove a mezzanotte di Paola Rambaldi (Clown Bianco Edizioni 2022) a cura di Giulietta Iannone

15 ottobre 2022

Torna Brisa, (è un rafforzativo dialettale del parlare comune della bassa ferrarese che equivale a “Non farlo!”) curioso soprannome da cui prende titolo il precedente romanzo (Brisa, Edizioni del Gattaccio, 2018), romanzo che vi consiglio di leggere prima di questo per capire tutti gli antefetti e seguire meglio i destini dei personaggi. Brisa, la stria, l’intoccabile, brutta come i debiti, con un occhio di un colore e l’altro di un altro, e un naso importante, ma dotata di un fisico alto e slanciato (che risalta tra le donne basse e tracagnotte dell’Italia di allora) da modella, è la protagonista indiscussa di questa saga corale, giunta al secondo episodio, dal titolo Dalle nove a mezzanotte, Clown Bianco Edizioni, con cui Paola Rambaldi ricrea il mondo di provincia delle terre tra Bologna e Gorino. Se nel romanzo precedente eravamo nella seconda metà degli anni ’50, in questa nuova storia siamo nel 1963 e troviamo una Brisa più autonoma e indipendente (sogna di risparmiare abbastanza per comprarsi l’auto), che dopo aver lasciato zia e cugine (con le quali la convivenza si era fatta difficile) va a vivere ospite di Desdemona, sua collega di uno studio dentistico di Bologna dove ha trovato lavoro come tuttofare. Studio sui generis che per aumentare il giro di pazienti integra con la lettura dei tarocchi e la predizione del futuro, predizioni che devono essere sempre positive e ottimistiche. I pazienti si sa devono essere blanditi e rassicurati, non spaventati, ne va degli affari. Solo che i poteri di Brisa sono veri, se lei passa le ciocche dei suoi lunghi e setosi capelli neri sulle foto di persone scomparse, o dei divi del momento, può vedere davvero cose che esulano dal consueto. Come Brisa anche il seguito Dalle nove a mezzanotte è un romanzo poliedrico e sfaccettato, che come ogni noir rispetta sì canoni e stilemi del genere, anche se li rinnova e li trascende con incursioni nel realismo magico, non sudamericano, ma di autori come Buzzati o Calvino, se vogliamo orientarci sui classici italiani, declinati verso un gotico rurale all’Eraldo Baldini, per riferimenti più contemporanei. Il dialetto (che se fossi nella Rambaldi utilizzerei ancora più diffusamente come mia propria cifra stilistica), l’uso dei soprannomi, le abitudini, i vezzi, le meschinità, le perversioni dei piccoli borghi (che non ci risparmiano incesti, pedofilia, e tutto quel corollario nerissimo che può risultare anche disturbante), sono la cifra distintiva di una scrittura matura e personalissima, che si impone nel panorama odierno per originalità e talento narrativo. L’ambientazione è provinciale, siamo nella bassa ferrarese, nel delta del Po, con incursioni in diversi altri paesi e paesini e nella Bologna del boom degli anni ’60, resi vividi e vitali dalle pubblicità dell’epoca, dalle canzoni alla radio o in TV, dalle foto dei divi nei rotocalchi. E quel mondo rivive sotto i nostri occhi dai pettegolezzi delle comari, o di chi sparla dal punto di osservazione del bar del paese, fino alle più remote pieghe dell’anima dove si nascondono le tragedie e gli orrori più crudeli e inconfessabili. La Rambaldi con tocchi sapienti crea personaggi, ambientazioni, dipana matasse aggrovigliate e svela i segreti più reconditi dell’animo umano trovando parole appropriate per ogni sfumatura. Seguendo un percorso narrativo coerente che trae origine anche da personaggi reali, debitamente drammatizzati, e da qui quel sapore acre di realtà e vita vissuta, la Rambaldi approda a un genere non facile da scrivere, in cui l’equilibrio e la sintesi determinano l’alchimia necessaria per creare uno spaccato molto credibile di quel periodo storico e della condizione della donna in quel periodo. Certo Brisa è un’eroina speciale ma segue le tappe dell’emancipazione femminile portandoci a tifare per lei e per il suo amore per Primino, che ritroviamo anche in questa storia. Dolente il rapporto con il padre con il quale ha finalmente una sorta di riappacificazione, dopo che lui con un gesto di generosità contribuisce a questa nuova Brisa più emancipata e determinata. Ormai i suoi poteri si sono affinati basta un lieve contatto fisico per vedere cose che forse non vorrebbe vedere (per capirci anticipa la tragedia del Vajont). Non sempre i suoi poteri l’aiutano a salvare vite (forse solo Jolanda fa eccezione, giusto all’inizio del libro) ma il suo sesto senso certamente la toglie da molti guai a la induce a scappare quando è il caso (intravedendo realtà molto diverse da quelle ufficiali). Per quanto riguarda la trama gialla e investigativa ci sono diverse trame e sottotrame come la sparizione (o la morte) di anziane donne del posto, o la morte di alcuni bambini a cui manca una scarpa, ma questa volta a differenza dell’episodio precedente i carabinieri svolgono un ruolo più fattivo nelle indagini anche se il classico “farsi giustizia da sè” sarà utilizzato da diversi personaggi. Naturalmente è una saga, un romanzo corale come ho affermato precedentemente, una storia che continua, attendiamo dunque il terzo episodio, i semi sono stati piantati per il dipanarsi della storia. Buona lettura!

Paola Rambaldi, Originaria di Argenta (FE), attualmente vive a Castello di Serravalle (BO). Ha iniziato a scrivere racconti casualmente partecipando a concorsi letterari e vincendone una sessantina in quattro anni.
Ha pubblicato: Tredici storie di Adriatico (Edizioni del Gattaccio, 2014), Bassa e nera (Pontegobbo), La fudréra (REM) e decine di racconti in riviste e antologie (Elliot, Pendragon, MobyDick, Sperling & Kupfer, Laurum, Zona, Felici, Stampa alternativa, Echos, Edizioni della Sera e molti altri).
Scrive di cinema nella rubrica “La schermitrice” su Thriller Magazine e di libri su “Libroguerriero”.
Brisa è il suo primo romanzo. Dalle nove a mezzanotte il secondo.

Source: libro inviato dall”editore al recensore. Ringraziamo l’ Ufficio Stampa.