:: L’isola di Sachalin – Anton Čechov (Adelphi 2017) a cura di Nicola Vacca

21 settembre 2017 by

isolaDall’ aprile al dicembre del 1890 Čechov viaggia per le terre estreme della Siberia.
Ha intenzione soprattutto di raccontare quella terribile periferia dell’impero zarista e soprattutto scrivere quello che nessun intellettuale aveva ancora visto: le condizioni di vita nella colonia penale sull’isola di Sachalin.
Egli tornò da quel viaggio con un libro che fu pubblicato per la prima volta in volume nel 1895.
L’ isola di Sachalin esce adesso per Adelphi ( curato da Valentina Parisi)
Lo scrittore sbarcherà ai confini del mondo e sulla sua strada troverà numerosi impedimenti. Ma non si lascia intimidire dai boicottaggi indigeni e in quei mesi porta a termine la sua impresa e scrive pagine dettagliate e precise in cui racconta l’inferno siberiano che si è trovato davanti.
Racconta della terra che si gela e delle strade coperte di fango. Annota ogni cosa della sua avventura siberiana, con precisione descrive le condizioni di vita dei deportati, gli incontri con le anime morte del posto e il tessuto economico e sociale del territorio.
L’isola di Sachalin è un lavoro meticoloso che il suo autore aveva da tempo intenzione di scrivere. Valentina Paraisi nella postfazione scrive che Sachalin aveva fatto la sua comparsa nell’opera di Čechov un paio di anni prima, esattamente nel 1888 nel racconto Fuochi.
Con questo libro il grande scrittore russo riuscirà in maniera convincente a penetrare con una denuncia efficacia nell’orrore concetrazionario del regime zarista, a raccontare la crudeltà dell’uomo che infligge umiliazione e violenza agli altri uomini ponendo soprattutto l’accento sul fallimento di un sistema interessato soprattutto dalla corruzione.
Il resoconto di Anton Čechov è spietato nel raccontare l’inferno nei suoi dettagli più amari. Lui è consapevole di affrontare un’esperienza unica e devastante. Immagina cosa troverà in Siberia e la sua penna è pronta a fare il suo dovere.
«Ho come l’impressione di andare in guerra» aveva confidato una settimana prima di partire a Suvorin.
L’isola di Sachalin occupa un posto a parte nella produzione letteraria di Anton Čechov.
L’avventura siberiana lo segnerà. E lui è riuscito in queste pagine a dare conto di tutto l’inferno che ha dentro di sé l’essere umano.
Queste sue memorie arrivano, come fu per Dostoevskij, da una casa di morti in cui il giovane Čechov abiterà per otto mesi. Lo scrittore confesserà che dall’inferno di quella casa di morti tornerà annichilito e provato. Tra le mani il racconto e la testimonianza di tutto l’orrore che aveva visto e la consapevolezza di non avere una soluzione da offrire al lettore.

Anton Čechov nacque a Taganrog nel 1860, crebbe in una famiglia economicamente disagiata: il nonno era stato servo della gleba. Frequentò il liceo nella città natale.
Nel 1879 Čechov si trasferì a Mosca dove si iscrisse alla facoltà di medicina. Laureatosi nel 1884, esercitò solo saltuariamente, in occasione di epidemie e carestie, la professione, dedicandosi invece esclusivamente all’attività letteraria. Nel 1890 raggiunse attraverso la Siberia la lontana isola di Sachalin, sede di una colonia penale, e sulle disumane condizioni di vita dei forzati scrisse un libro-inchiesta, L’isola di Sachalin (1895). Minato dalla tubercolosi, Čechov passò vari anni nella sua tenuta di Melichovo [Mosca], cercando di migliorare la condizione materiale e morale dei contadini. Nel 1895 conobbe Tolstoj, cui rimase legato da amicizia per tutta la vita. Nel 1900 fu eletto membro onorario dell’Accademia russa delle scienze, ma si dimise due anni dopo per protesta contro l’espulsione di Gor’kij.
Soggiornò varie volte, per curarsi, a Biarritz, Nizza, Jalta [Crimea]. Nel 1901 sposò Olga L. Knipper, attrice del Teatro d’arte di Mosca.
In un estremo tentativo di combattere il male, si recò a Badenweiler, una località della Foresta Nera.
Morì qui, nel 1904, assistito dalla moglie. Aveva 44 anni

Source: libro inviato all’editore al recensore.

:: Atlante leggendario delle strade d’Islanda a cura di Jón R. Hjálmarsson (Iperborea 2017) a cura di Viviana Filippini

21 settembre 2017 by

strade d' IslandaL’Islanda sta lassù verso il Polo nord. L’Islanda è sì una terra lontana e ancora un po’ troppo sconosciuta, ma molto affascinante. Per saperne di più vi consiglio la lettura de “Atlante leggendario delle strade d’Islanda” a cura di Jón R. Hjálmarsson, edito da Iperborea. Il curatore, esperto in cultura e storia islandese, ci porta a compiere un viaggio fisico e mentale lungo la statale n. 1, una delle principali vie di comunicazione della terra nordica dislocata nell’oceano Atlantico. Lungo la via ci sono una serie di località nelle quali il lettore potrà conoscere le diverse e tante storie popolari che animano la cultura e la tradizione del popolo islandese. Questo libro è la testimonianza di quanto siano numerose le leggende e i miti che la popolazione dell’isola si è tramandata nel corso dei secoli e che, ancora oggi, tali narrazioni sono molto vive nell’immaginario popolare. Non a caso addentrandoci nelle pagine di storie narrate (ideali da leggere davanti al camino con copertina di lana e un tè caldo) si scoprono storie di creature più o meno mostruose dalle quali, in molti casi, hanno preso i nomi alcune delle cittadine presenti nell’isola. Per rendere ancora più coinvolgente la scoperte di queste storie, il testo è corredato da apposite mappe e illustrazioni di Felix Petruska con raffigurate – a seconda della zona dell’isola dove ci si sposta- le misteriose creature che in quei posti presero forma. Ed ecco allora la storia di Testarossa, la crudele balena del Havlafiördur, o ancora le vicende sul serpente del lago Lagarfljótm, sullo spettro marino di Hvammnsnúpur, alternate alla leggenda dell’impronta dello zoccolo di Ásbyrgi o a quella del contadino di Grímsey e l’orsa polare. Il volumetto curato da Hjalmarsson è un vero e proprio muoversi tra elfi, troll, stregoni, spettri, banditi ed eroi che, nel corso dei secoli, sono andati a formare il background tradizionale, popolare e folcloristico islandese. L’ “Atlante leggendario delle strade d’Islanda” è un libro interessante, una sorta di guida di viaggio alternativa e innovativa, perché permette a chi legge di muoversi nell’immaginazione popolare islandese alla scoperta di una cultura diversa dalla nostra. Allo stesso tempo, il testo pubblicato da Iperborea, aiuta il lettore a scoprire le caratteristiche dell’ambiente, degli usi e dei costumi diffusi in Islanda. L’ “Atlante leggendario delle strade d’Islanda” è caratterizzato da un’atmosfera di magia, nella quale il sacro e il profano si mescolano alla perfezione, dimostrando lo stato di impotenza e mancanza di spiegazioni del genere umano davanti ai misteri della vita e della grandiosa forza della natura. Traduzione Silvia Cosimini.

Jón R. Hjálmarsson, nato nel 1922, dopo gli studi in Storia all’Università di Oslo, è stato preside nelle scuole di Skógar e Selfoss e direttore didattico della circoscrizione dell’Islanda meridionale. Nel 1983 è stato insignito della croce dell’Ordine del Falcone islandese. Dall’approfondimento della storia e della cultura del proprio paese è nato il progetto di questo libro.

Source: libro inviato all’editore al recensore. Grazie a Silvio Bernardi dell’ Ufficio stampa.

:: Guest post: Disegni e parole a misura di bambino – I libri di Hervé Tullet di Emanuela Brumana

20 settembre 2017 by

Giocare con i colori e le forme attraverso le pagine di un libro. Questa è l’arte di Hervé Tullet, autore e illustratore francese. Classe 1958, Tullet ha studiato arti plastiche e decorative e vanta un passato lavorativo nel campo pubblicitario. Il suo primo per l’infanzia è stato pubblicato nel 1994 e da allora non si è più fermato, viaggiando per il mondo per promuovere i suoi lavori e tenendo spesso laboratori tematici con i bambini.
Nei suoi libri, il lettore, sia esso un bambino o un adulto che non può fare a meno di divertirsi coi libri, viene trasportato in una dimensione di gioco, dove ogni pagina svela un mondo nuovo e diverso.

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Ci sono libri che, grazie a un buco nella pagina, spiegano i conetti opposti. “Giorno e notte” e “Non ti confondere”, per esempio, insegnano al bambino i contrari, in maniera semplice e divertente. Il buco è al centro della pagina e le illustrazioni di Tullet, dirette e colorate, accompagnano le poche righe di testo, per aiutare i più piccoli a capire la differenza fra divertito e irritato o fra estate e inverno. Prima di girare la pagina si può giocare a indovinare quale sarà l’immagine che Tullet avrà scelto come opposto, e che cosa diventerà la porzione di disegno che si intravede nel buco. Per esempio, il pallone rosso con cui un bagnante gioca nel mare estivo si trasforma nel pon pon di un cappello di lana in pieno inverno. E ancora, per non confondere nuvole e fumo, Tullet trasforma l’interno candido di una nuvola nel fumo di una ciminiera. Questo gioco stimola i bambini, insegna loro a rapportarsi alle immagini, perché impareranno a ricercare gli elementi che collegano le varie illustrazioni: ad esempio, per differenziare l’uomo dalla scimmia, Tullet ci mostra un turista con al collo la sua macchina fotografica e, nella pagina successiva, una scimmia birichina che gliela ha rubata. Questi piccoli elementi di raccordo fra le illustrazioni aiutano i bambini a interagire con le immagini, a saperle leggere e osservare. Perché anche nei giochi più semplici si nasconde un progetto istruttivo ed educativo.

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Lo stesso avviene nella serie di libri sui colori, come “Un libro” e “Colori”. Qui il libro è una sorta di gioco: a ogni pagina, Tullet chiede al bambino di interagire con una macchia di colore. A volte deve semplicemente premerla, altre volte battere le mani, altre ancora intingere il dito in un’altra macchia di colore e mischiarle, per vedere che cosa succede. Con questo semplice, ma geniale meccanismo Tullet spiega ai bambini la teoria del colore: i colori primari e secondari, ma anche le diverse tonalità più scure o più chiare. Insomma, un vero e proprio libro gioco che, senza sporcare pennelli (e mani e vestiti) insegna ai bambini a divertirsi con i colori. I toni scanzonati danno l’impressione che si tratti di un gioco, non di un testo didattico e questo facilita l’approccio dei più piccoli con l’oggetto libro, troppo spesso visto come un’imposizione noiosa. Non a caso, Tullet è conosciuto come “il re dei libri prescolari”.

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Se siete dei lettori grandi, ma anche dei grandi lettori, insomma, se siete degli adulti che amano il mondo dei bambini e, per lavoro o per diletto, tenete dei laboratori, non potete non leggere “La fabbrica dei colori”, edito da Pahidon. Si tratta di una guida ai laboratori che lo stesso Tullet ha portato in giro per il mondo: c’è l’elenco dei materiali necessari, ci sono delle foto che documentano lo svolgimento dei laboratori e tutti i passaggi perché l’attività riesca bene. La grafica dinamica, fantasiosa e ricca di immagini basterà da sola a ispirarvi!

TulletCome vedete, l’universo di Tullet tocca grandi e piccini, non lascia insensibile nessun lettore che apre un suo libro, ma anzi, con poche, semplici mosse, riesce a stimolare la creatività di ognuno di noi. Una figura geniale, che mantiene un tono giocherellone e uno sguardo curioso, che riescono a tradurre la realtà nel linguaggio dei bambini: quello dello stupore.

Guest blogger:

Sono Emanuela Brumana.
Sono una redattrice e copywriter.
E sono anche molto di più…

Da piccola passavo le giornate inventando storie e leggendo quelle create da altri.
Oggi, dopo una maturità artistica, due lauree in Filosofia con indirizzo Estetica e diversi anni di esperienza lavorativa nel mondo che ho sempre amato, quello editoriale, lavoro come freelance.

Per scoprire che cosa faccio e le ultime novità, seguitemi sul sito: emanuelabrumana.wordpress.com

:: Corso di letteratura femminile a Brescia – docente: Viviana Filippini

19 settembre 2017 by

centro san clementeIl Centro Linguistico e Culturale San Clemente, che ogni anno organizza oltre 250 corsi su misura per privati e aziende, quest’anno ha in programma un Corso di letteratura femminile, tenuto da una docente speciale, la nostra Viviana Filippini, giornalista e operatrice culturale che i nostri lettori conoscono ormai da anni, sempre distintasi per bravura e serietà. Il corso si terrà dal 10 ottobre 2017 al 28 novembre 2017,  a Brescia in Via Cremona 99. Il martedì dalle 18,30 alle 20. In tutto 12 ore per un costo contenuto di 185 €.

Il corso verterà sull’analisi della vita e delle opere di alcune delle scrittrici più significative della letteratura del Nocecento e non solo. Un libro a lezione.  Tra le scrittrici: Sibilla Aleramo, Iréne Nèmirovsky, le sorelle Bronte, Dacia Maraini, Laura Morante, Sof’ja Tolstaja, Matilde Serao, Selma Lagerlof.

Una serata di presentazione gratuita del corso sarà tenuta dalla docente Viviana Filippini in data 3 ottobre 2017 alle ore 18.30, sempre presso la sede di Via Cremona 99 a Brescia.

Ma noi, curiosi, ne abbiamo voluto sapere di più per cui abbiamo chiesto maggiori informazioni direttamente a Viviana. Ecco cosa ci ha detto:

Come è nata l’idea, il progetto per questo corso?

Il corso dedicato alla Letteratura al femminile è nato dall’amore per la lettura e dal fatto che spesso nel corso della Storia, certe attività erano ritenute esclusivamente  maschili. Era difficile nei secoli scorsi accettare il fatto che una donna potesse fare la pittrice, la scrittrice, il medico, la musicista, la regista e tanto altro. Con il passare dei secoli, molti ostacoli furono abbattuti, ma ancora nel XX secolo certe scrittrici incontrarono ancora difficoltà nel farsi accettare per quello che facevano. Nel corso delle lezioni cercherò di far conoscere e riscoprire alcune donne che fecero dello scrivere il mestiere di una vita. Alcune di loro saranno Sibilla Aleramo, Iréne Nèmirovsky, Dacia Maraini, Elsa Morante, Sof’ja Tolstaja, Selma Lagerlof, Toni Morrison, Ella Maillart o Annemarie Schwarzenbach. Alcune sono note, altre magari un po’ meno, ma molto attive nella scrittura. inoltre tengo a ricordare che tutto sarà possibile grazie alla collaborazione che c’è con il Centro Linguistico Culturale San Clemente di Brescia, dove il corso si svolgerà, e dove ho già avuto modo di tenere un corso dedicato alla città di Brescia, tra Storia e arte.

Come ti sei preparata per le lezioni?

Leggendo e scegliendo i libri delle autrici che saranno protagoniste delle lezioni, il tutto cercando di individuare elementi che legano, come un sottile filo, le autrici le une alle altre. Ogni serata sarà un incontro e un confronto tra autrici che hanno qualcosa in comune e no. Ho cercato donne scrittrici che possono essere messe in relazione tra loro perché, per esempio, si sono occupate di mettere nel libro il conflitto giovani adulti, o hanno preso in considerazione le condizioni dei neri d’America, oppure hanno convissuto con la malattia mentale, o hanno fatto del viaggio, della scrittura e della fotografia il principale strumento per documentare e raccontare la realtà. Temi che potrebbero sembrare lontani nel tempo ma, che in realtà sono ancora molto attuali.

Come è strutturato il corso e che materiale devono procurarsi gli allievi?

Il corso sarà caratterizzato da una lezione di presentazione gratuita che si terrà a Brescia, presso il Centro Linguistico Culturale San Clemente. In quell’incontro racconterò ai presenti la struttura del corso che partirà il 10 ottobre, per 8 martedì, fino al 28 novembre. In ogni lezione le protagoniste saranno due, a volte tre, autrici donne. Tengo a precisare che non sarà necessario aver letto i libri raccontati, anzi quelli saranno un po’ la sorpresa, perché l’intento del cammino in questi romanzi è quello di fare una sorta di storytelling dei alcuni romanzi per stuzzicare la curiosità dei partecipanti, spingendoli, spero, alla lettura del romanzo che presenterò alla lezione e degli altri che caratterizzano la produzione letteraria delle scrittrici. I partecipanti potranno prendere appunti se lo riterranno opportuno e poi, potranno proseguire la scoperta delle scrittrici e come donne che spesso hanno lottato per affermarsi come tali.

Se volete iscrivervi, (si può fare direttamente online) o chiedere maggiori informazioni, potete farlo a questo link: qui.

:: Messia – Guido Ceronetti (Adelphi 2017) a cura di Nicola Vacca

19 settembre 2017 by

ceronetti messiaGuido Ceronetti compie novanta anni e quando scrive è ancora lucido sulla catastrofe. Per il suo compleanno a noi suoi lettori affezionati regala un nuovo libro. Ed ecco che Adelphi pubblica Messia in cui lo scrittore torinese si cimenta con il tema del Messia e della sua eterna attesa in un tempo come il nostro da cui davvero non c’è da aspettarsi nulla.

Visto che non c’è altro che il nulla, tanto vale uccidersi nell’illusione di aspettare qualcosa o qualcuno che non verrà.

Ceronetti, che il Messia non l’ha mai aspettato, in questo libro mette insieme alcune poesie che ha dedicato al Messia (siamo felici che in queste pagine torni a parlare anche il suo Angelo sterminatore) e soprattutto nella seconda parte riporta le testimonianze messianiche degli autori che nella sua vita ha amato e tradotto: Eraclito, Isaia, Rimbaud, Kafka e molti altri ancora.

Il filosofo ignoto prende in prestito le parole dei suoi scrittori preferiti per parlarci come sempre del brutto mondo di oggi in cui ci si riduce in maniera consolatoria a pensare messianicamente nella speranza (cieca e delusa) di trovare una via di scampo al nulla che tutto opprime.

«Non l’aspetto, non mi pare di averlo già aspettato. – scrive Ceronetti nella premessa –Resta però nell’armadio delle speranze cieche, le sole che valgano e mai ne butterò via la chiave. Si è nel messianico finché si è nell’umano».

Nell’era del cretinismo assoluto molta gente inebetita aspetta di vederlo comparire.
L’umanità è sull’orlo della disperazione e come reazione non fa altro che scoprire la propria dimensione new age. Ma, scrive Ceronetti, un Messia venuto non trasformato in immediatamente e intemporalmente in venturo è un Meessia bruciato e tradito, votato ad esserlo.

Pensare messianicamente trattiene la mente dal precipitare nell’incretinimento generale oppure serve a formare un esercito numeroso di imbecilli dell’utopia?
Guido Ceronetti da studioso del tragico afferma che se la gente applaude alla parola Messia vuol dire forse che rifiuta di essere morta nei corridoi ciechi dell’obitorio dell’anima.

Morire di attesa, morire all’attesa è il peggior morire, avverte con il suo cinismo intelligente il grande maestro della disillusione Guido Ceronetti.
Siamo sempre in attesa della venuta del Messia. L’illusione che prima o poi venga in mezzo noi ci uccide, ma alla verità preferiamo una consolazione che ogni minuto ci uccide, ma noi facciamo finta di essere felici.

Guido Ceronetti, poeta, filosofo, giornalista, scrittore, traduttore e drammaturgo italiano. Nato a Torino nell’agosto del 1927, Ceronetti, intellettuale di vastissima cultura, cominciò a collaborare con La Stampa nel 1972. Di rilievo la sua opera di traduttore sia dal latino che dall’ ebraico. Nel 1981 Ceronetti introdusse in Italia E.M. Cioran, definendo lo scrittore rumeno-francese “squartatore misericordioso”; a sua volta Cioran dedicò a Ceronetti uno dei suoi Esercizi di ammirazione. Tra le sue opere di narrativa e saggistica ricordiamo La carta è stanca, Pensieri del tè, La lanterna del filosofo. Tra le opere di poesia Compassioni e disperazioni. Tutte le poesie 1946-1986 e Le ballate dell’angelo ferito. Tra le traduzioni Constantinos Kavafis, Un’ombra fuggitiva di piacere, Adelphi 2004 e Cantico dei Cantici, Alberto Tallone Editore, 2011.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa Adelphi.

:: Il fioraio di Monteriggioni – Cristina Katia Panepinto (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

19 settembre 2017 by

Il fioraio di monteriggioniFirenze, oggi: il PM Amedeo Cantini viene condotto a fare un sopralluogo doveroso dopo il ritrovamento del cadavere di una giovane modella assassinata in un cassonetto nei pressi del Parco delle Cascine.
Amedeo Cantini non conosce la ragazza, ma conosceva la madre di lei, Emma Aldori, suo grande amore di quanto era ragazzo e decide di trovare il colpevole dell’omicidio non tanto perché suo dovere per il ruolo che riveste, ma in ricordo di una storia che ancora a distanza di anni lo condiziona e ossessiona.
Per avere un valido aiuto in quello che si presenta come un caso intricato e complesso, Amedeo Cantini chiede aiuto all’ex moglie, la psicoterapeuta Violetta Salmoiraghi, che lo affianca nelle indagini su un mondo frivolo e a tratti pericoloso, come quello del jet-set e dell’ambiente della moda, dove emergono dettagli man mano sempre più inquietanti sugli ultimi mesi di vita della ragazza, tra tradimenti, bugie, intrighi. Ma dietro all’omicidio c’è qualcosa di più, fatti che risalgono ad anni prima, ad un serial killer chiamato dai giornali Fioraio di Monteriggioni, che ha segnato con i suoi omicidi l’infanzia di Violetta, negli ormai lontani anni Settanta.
Un giallo italiano in salsa toscana, o meglio fiorentina, con sullo sfondo una città e un territorio tra i più amati a livello internazionale, ma dove negli anni si è anche insinuata l’ombra del più famoso serial killer italiano, il mostro di Firenze, che ancora oggi ha ispirato serial e libri.
Un libro che si sviluppa su più piani narrativi, nel presente con l’indagine e nel passato, con il ricordo di un amore mai sopito e mai superato e di omicidi che gettano la loro ombra mai risolta anche sull’oggi. Il tutto senza dimenticare l’approfondimento psicologico di una strana e insolita coppia, due persone che non si mettono insieme come capita di solito nei romanzi anche gialli, ma che collaborano per cercare di superare due passati diversi ma che sono tornati a tormentare il loro presente, legati ad un passato che in un modo o nell’altro non riescono a dimenticare.
Un thriller certo, con al centro di tutto il tema eterno della ricerca della verità e della giustizia, ma anche una storia psicologica, sulla necessità di non dimenticare il passato ma di non esserne schiavi, per poter trovare non la felicità ma la serenità.

Cristina Katia Panepinto è nata a Milano nel 1967. Ha insegnato Italiano per stranieri a Berlino e nel 2003 si è trasferita a Firenze, dove ha collaborato a lungo con la Società Dante Alighieri. Attualmente vive a Lecce.
Il suo racconto Arma a doppio taglio si è classificato tra i primi dieci finalisti del concorso Dieci Lune 2016. Il racconto Delitto al multisala si è classificato tra i primi dodici finalisti del concorso Giallo Fiorentino 2016.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’ Ufficio stampa Golem.

:: Lo spirito della flânerie: Flâneur: L’arte di vagabondare per Parigi di Federico Castigliano (CreateSpace 2017)

18 settembre 2017 by

flânerieCi sono due tipi di viaggiatori: quelli che seguono percorsi tracciati da altri, e quelli che inventano i propri. A questa seconda categoria appartengono i flâneur. Amano passeggiare, vagabondare senza meta, perdendosi per strade sconosciute (state tranquilli che alla fine si orientano sempre). Non seguono comitive guidate, non viaggiano in gruppo in viaggi organizzati. Vagano, perlopiù da soli, e ascoltano il rumore della strada, dei parchi, dei giardini. Annusano i profumi, percepiscono i colori. Fanno della loro esperienza di viaggiatori nomadi qualcosa di mistico se vogliamo, una riscoperta di sè.

Di questo viaggio dell’anima ci parla Federico Castigliano, docente di letteratura italiana e francese all’ Universitá degli Studi Internazionali di Pechino, nel suo Flâneur: L’arte di vagabondare per Parigi. Una produzione indipendente, curata dalla copertina, di Isaia Pruneddu, all’impaginazione, alla bibliografia fino al Memorandum per il flâneur, 10 punti che condensano tutta la sua filosofia.

Questo libro l’ho letto quest’estate, mentre ero in montagna, e ripensavo ai miei viaggi a Parigi. Anche io più che una turista sono una flâneur (inconsapevole). Se volete sapere come essere un vero flâneur, che rischi si corrono, come è la giornata di un flâneur, dove perdersi, dove vagabondare tra i boulevard, potete seguire questo libro come traccia, ma poi farvi il vostro percorso. Uscire dalla porta di casa, dell’albergo in cui risiedete, senza cartine, atlanti, piante, e vedere dove vi troverete a vagare (io proprio scelte così radicali non le ho fatte, o perlomeno le ho fatte per brevi tratti, ma sicuramente i percorsi li sceglievo io, non seguendo comitive guidate). Vi lascio qualche foto dei miei viaggi a Parigi. E vi consiglio la lettura di questo libro. Potrebbe cambiarvi la vita, o perlomeno trasformarvi da turisti in viaggiatori.

Source: inviato dall’ autore.

:: Riforestiamo il pianeta: grazie a un motore di ricerca si può

18 settembre 2017 by

unnamedSempre grazie a un nostro lettore (non sono fantastici i nostri lettori) ho scoperto un nuovo motore di ricerca (insomma è del 2009 ma io non ne avevo mai sentito parlare) molto speciale. Usa l’ 80% dei suoi ricavi pubblicitari per fare una cosa straordinaria: piantare alberi.

Christian Kroll, il simpatico ragazzo della foto qui sotto, è il presidente e fondatore di questo motore di ricerca eco friendly. Rosita Rijtano di Repubblica l’ha intervistato a febbraio e se amate la natura, l’ecologia, l’ambiente e un futuro più sostenibile (anzi proprio solo un futuro) vi consiglio di fare qualche ricerca e vedere come Ecosia funziona.

ckTroppo bello per essere vero? Forse, non so dire, so solo che l’idea è grandiosa. Di quelle che cambiano davvero la storia, e la vita delle persone. Il ricavato viene rinvestito per piantare alberi, per dare lavoro ai contadini dei paesi più poveri che riforestano terre dove ce ne è bisogno. Più alberi, più aria pulita, meno frane e smottamenti, maggiore biodiversità. Cioè una idea così semplice e uno strumento così efficace sono un connubio davvero incredibile.

Ho provato a usarlo, si appoggia a Bing, e a ogni ricerca fatta, mi segnala un conta alberelli. Obiettivo: piantare un miliardo di alberi entro il 2020. Se credete al fatto che i cambiamenti climatici non esistano, (ma ormai pure Trump credo abbia seri dubbi) prendete questa notizia come una bizzarria, altrimenti informatevi, cercate notizie sulla rete, sui giornali, nei libri.

Per saperne di più dalla parte di Ecosia seguite questo link qui. Altrimenti c’è una voce su Wikipedia, e altri articoli sul web. Lo so non è Google, ma io salvo il link e qualche ricerca la farò sicuramente da loro.

:: Chi è che fa arrabbiare il lupo? di Jean Leroy e Laurent Simon (Gallucci 2017)

18 settembre 2017 by

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Oggi vi parlo di un libro per bebè da 0 a 3 anni molto divertente, si intitola Chi è che fa arrabbiare il lupo (Les bisous du grand mechant loup, 2017) edito in belgio da Casterman, Bruxelles, e distribuito in Italia da Gallucci editore, con traduzione di Ada D’Adamo. I testi sono di Jean Leroy, e i disegni di Laurent Simon.

Allora è un libro gioco, vedete il burattino in stoffa al centro, è possibile animarlo in modo buffo. (Cercherò di pubblicare un video per farvelo vedere, ma non vi prometto niente, con le nuove tecnologie sono un po’ un distastro).

Le pagine sono a colori, di cartonato spesso con disegni molto belli che vedono il lupo alle prese con gli inconvenienti della vita. E’ un lupo brontolone, si lamenta in continuazione, ma è divertente seguire la sua giornata. I testi sono brevi, utili comunque per avvicinare i bambini alle lettere dell’ alfabeto e alla scrittura.

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Il lupo si sveglia, il lupo si lava, il lupo accende un fuoco… In tutto sono 6 tavole composte da due pagine più la copertina e il retro. Insegna ai bambini di non avere paura del lupo, e a prenderlo un po’ in giro.

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Ha marchio CE con Conformità Europea, progettato in Europa e fabbricato in Cina.

Source: inviato dall’editore, si ringrazia Marina dell’ Ufficio stampa Gallucci.

:: Solo sabbia tranne il nome, Paolo Fiore (Manni 2017) a cura di Nicola Vacca

18 settembre 2017 by

solo sabbia tranne il nomeAbbiamo lasciato Paolo Fiore cinque anni fa quando dava alle stampe Fu chiaro appena oltre lo zenith, il romanzo storico e filosofico ambientato nel cuore dell’intolleranza del Seicento. Intorno alla figura di Giordano Bruno l’autore affronta il tema del rapporto tra conoscenza e libero pensiero alla luce di tutte le eresie asistematiche messe al rogo da una Santa Inquisizione, che in nessun modo tollerava i punti di visti diverso dal suo. E sappiamo come è andata a finire.
Oggi Fiore, sempre per i tipi di Manni, pubblica Solo sabbia tranne il nome. Apax legomena, un altro romanzo filosofico in cui il medico scrittore decide di misurarsi con la contemporaneità. Qui lo scrittore attraversa le narrazioni del Novecento e le supera, mettendo al centro della sua storia Walter Benjamin, un altro pensatore asistematico che privilegia la forma del saggio e dell’aforisma per prendere posizione e negare l’ordine esistente.
Il Benjamin ossessionato dall’Angelus Novus di Paul Klee. Per il filosofo questo è l’angelo della storia che appare in un momento ben preciso e introduce una questione sola :«cosa fare delle rovine?».
Al centro della storia raccontata da Paolo Fiore c’è Marco, studente universitario che sta preparando una tesi su questi temi, e una serie di personaggi contemporanei al dramma della narrazione che ruotano intorno all’Angelus Novus di Paul Klee e alle riflessioni di Benjamin
Solo sabbia tranne il nome non è solo un romanzo di formazione del suo protagonista che si perde nel labirinto della conoscenza per ritrovare la dimensione di sapere che sappia scavare nelle rovine del tempo, ma è il romanzo di formazione di un’epoca intera, la nostra e soprattutto di quel Novecento che ha visto l’angelo della storia volare sulle macerie.
Per Benjamin il dipinto di Klee rappresentò un’ossessione. Nel 1921, infatti, il filosofo lo acquistò e nel 1940 scrisse Tesi della filosofia della storia in cui definì Angelus Novus una rappresentazione dell’angelo della storia che tanto turbava la sua speculazione.

«C’è un quadro di Klee che s’ intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, al bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta».

Paolo Fiore scrive un romanzo – ideario in cui tra narrazione e pensiero filosofico cerca di rubricare per voci tutta l’incertezza della nostra epoca seguendo il percorso di formazione di Marco, studente mosso da una curiosità enciclopedica che si sente uomo spacciato del proprio tempo su cui l’angelo della storia continua a volare sulle catastrofi.
Marco, cittadino globale di questo liquido terzo millennio, non si sottrae ai nuovi disastri della contemporaneità (Paolo Fiore al suo protagonista fa fare i conti con tutte le questioni aperte del proprio tempo che in un certo senso hanno a che fare con la violenza immanente della Storia) e diventa esegeta delle macerie su cui cammina.

«Testo colto, ironico –scrive Alessandro Vergari nella prefazione – avvolto nelle stesse fascinazioni che racconta Solo sabbia tranne il nome assorbe linfa vitale da molteplici vene di pensiero. Paolo Fiore, medico di professione (non omeopata) e scrittore per talento, si spinge alla ricerca di una sacralità immanente, sottesa alle cose, e stimola il lettore ad interrogarsi sul mistero che è in lui, a porsi domande sul senso dell’identità in questi tempi di grande incertezza».

L’autore di questo libro continua a frequentare il pensiero asistematico e inattuale, questa volta per attraversare la contemporaneità e le sue rovine. Accanto a Giordano Bruno, ci mette Walter Benjamin ma anche Cioran e Ceronetti, perché oggi come ieri andare verso il futuro è inevitabile, ma a patto che gli occhi appunto siano incollati sul passato, tutto è stato già detto una volta sola nelle nostre radici, perfettamente e per sempre. Apax legomena, appunto.
Se alziamo gli occhi al cielo lo vediamo ancora l’angelo della storia che a occhi aperti plana sulle macerie apocalittiche di oggi.

Paolo Fiore è nato nel 1965 a Fondi dove vive ed è medico.
La passione per la lettura e la scrittura lo accompagna da sempre e ha dato il via ad opere creative che gli hanno già procurato in Italia significativi riconoscimenti.

Source: inviato dall’ autore al recensore.

:: Chi tutela questi bambini? Bellissime – Baby Miss giovani modelli e aspiranti lolite – l’inchiesta-faro di Flavia Piccinni (Fandango 2017) a cura di Irma Loredana Galgano

18 settembre 2017 by

bellissimeStendhal affermava che «la bellezza non è che una promessa di felicità». Già, semplicemente una promessa.

Con le parole del noto scrittore francese si apre al lettore il libro di Flavia Piccinni Bellissime. Baby Miss, giovani modelli e aspiranti lolite, edito quest’anno da Fandango Libri. Un “documentario” di parole che racchiude più di quanto ci si aspetti, che racconta più di quello che si vorrebbe sapere e vedere, che lascia poco spazio a fraintendimenti e ipocrisie. Insomma, un libro necessario.

La Piccinni condensa nelle pagine di Bellissime il risultato delle sue ricerche sul campo, delle sue ricerche documentarie, delle sue esperienze dirette, il racconto di testimoni e testimonianze varie nonché i suoi personali ricordi d’infanzia… al punto da conferire all’intero testo un’impostazione che non è quella del saggio tecnico in senso stretto, piuttosto di un dettagliato reportage giornalistico. La scrittura rimane sempre semplice, lineare, quasi colloquiale.

Va riconosciuto anche all’autrice il merito di essere riuscita, nonostante la costante personalizzazione del racconto, a far rimanere le sue opinioni e le sue esperienze marginali rispetto al racconto principale del testo. E così Bellissime permette al lettore di «guardare oltre la superficie» glitterata e “sorridente” del mondo della moda-bimbi, emblema e simbolo, come il campo della moda in generale, del «culto della grazia e della necessità di piacere». Il che non sarebbe neanche così tanto da recriminare se la bellezza fosse «fine a se stessa», invece «diventa espediente per arrivare a qualcosa».

Questo, associato al fatto che parliamo di minori, di piccoli che non superano il metro e venti di altezza e i dodici anni di età, inizia già a rendere chiaro quanto pericoloso sia il quadro che si delinea in questo “universo” nel quale scarsissima importanza viene data al «labirinto emotivo» della «necessità di piacere agli altri» e alle conseguenza cui vanno o possono andare incontro questi cuccioli, necessari e sacrificabili a quanto pare in nome del marketing e della pubblicità.

Leggendo Bellissime si viene catapultati in un mondo pressoché sconosciuto a chi non segue molto la moda, le sfilate, le tendenze, gli eventi… un mondo di finzione, come il cinema, i film e le serie tv, dove i “modelli” e le “modelle” vengono travestiti per apparire altro rispetto a quello che sono fuori dai set e dalle passerelle. Dove questa finzione però arriva finanche a prendere il sopravvento sulla realtà e sulla reale necessità dei bambini a cui, a volte, viene negato anche di bere e andare in bagno. Per rispettare i tempi. Non si può non chiedersi: ma di cosa stiamo parlando?!

Il lettore più volte si chiede, insieme alla Piccinni, quando i genitori hanno «smesso di fantasticare su figli medici o avvocati, per cominciare a vaneggiare sullo showbiz».

La situazione è molto più complessa, è vero, e l’autrice la analizza da svariate angolazioni portando avanti un gran bel lavoro di ricerca e sintesi, entrando in punta di piedi in questo mondo pieno di paillettes e lustrini, mossa forse da un innato e assolutamente motivato rispetto per l’infanzia che accompagna e vigila sulla scrittura dell’intero libro. Un rispetto che mai andrebbe calpestato o messo in discussione, figuriamoci poi per il mero tornaconto economico di un brand di moda o dell’etichetta sponsorizzata in pubblicità.

Bellissime è un pugno nello stomaco del lettore, il quale all’improvviso realizza, o meglio rammenta, di essere troppo spesso spettatore, osservatore o telespettatore di immagini, video, spot, serie tv, film o spettacoli di vario genere in cui “protagonisti” sono dei minori… e tutto appare sempre talmente normale, ordinario da passare quasi inosservato. La Piccinni ci ricorda tutto quello che c’è dietro. Il delirio. La «retorica dell’apparenza» di questo «mondo adulto miniaturizzato», dove, soprattutto le bambine, subiscono una precocissima sessualizzazione, «giovanissima carne addobbata da donna» e incitata a imitarne gli atteggiamenti più sensuali.

E allora ci si chiede perché in un mondo, quello vero, martoriato dalla piaga della pedofilia, si invogliano giovani ragazze e bambine ad attirare l’attenzione su una versione sexi e provocante di se stesse?

Bellissime. Baby Miss, giovani modelli e aspiranti lolite si rivela fin dalle prime pagine una lettura interessante, necessaria che illumina, come un faro, i lati bui di un mondo scintillante ma dal verso sbagliato e che invoglia il lettore a riflettere sui molteplici aspetti di questo fenomeno sociale, come di tutti gli altri ad esso direttamente o indirettamente collegati. A metabolizzare il concetto che la bellezza oggi altro non è che «l’eredità di un mondo fallito».

Flavia Piccinni: Nata a Taranto, è una scrittrice e giornalista italiana. Ha pubblicato numerosi romanzi e un saggio sulla ‘ndrangheta. Collabora con diversi giornali, è autrice di documentari per Rai1 e Radio3 e coordinatrice editoriale della casa editrice Atlantide.

Source: pdf inviato al recensore, da parte di Simonetta Simonini per conto di Fandango Libri, che ringraziamo.

:: Un’ intervista con Riccardo Esposito – Web writer freelance e blogger di My Social Web

15 settembre 2017 by
riccardo esposito

Photo Credits Davide Esposito

D: Ciao Riccardo, benvenuto su Liberi di scrivere e grazie per aver accettato questa intervista.
Iniziamo con le presentazioni, nell’ambiente dei web writer e dei copywriter sei una celebrità, ma per chi ancora non ti conoscesse, presentati, parlaci di te, è vero che vivi a Capri?

R: Ciao! Allora, mi chiamo Riccardo Esposito e sono un web writer. Ovvero una persona con un obiettivo semplice: scrivere. O meglio, scrivere nel miglior modo possibile. Ho lavorato in agenzie stampa e in web agency, poi ho deciso di aprire partita IVA e propormi come freelance. Prima ancora ho frequentato la facoltà di scienze della comunicazione a Roma, dove ho collaborato con la cattedra di Antropologia e Comunicazione Mediata dal Computer. Qui è nata la mia passione per la scrittura. E per la relazione con le persone che si trovano dall’altro lato del monitor.

D: Ti ho conosciuto, perlomeno virtualmente, leggendo il tuo blog My Social Web, ricco di spunti sia per i professionisti che per coloro che da blogger amatoriali, per hobby insomma, vogliono diventare professionisti. Come hai iniziato tu, quando hai capito che questo mondo faceva davvero per te?

R: Come ho già detto, nel corso degli anni universitari è nata la mia passione per la scrittura e per il blogging. In realtà c’è stato un episodio interessante che racconto sempre per capire e far capire l’importanza della specializzazione nel mondo della scrittura.
Frequentavo ancora la facoltà, quando un professore chiese di portare un lavoro scritto per integrare l’esame orale. Una sorta di tesina, un articolo scientifico. Io ero fiducioso, avevo fatto un buon lavoro. Almeno dal punto di vista dei contenuti. Ma il professore rimandò indietro il lavoro. Non perché scarso dal punto di vista dei contenuti ma illeggibile.
Era un muro di parole, giustificato, senza grassetto e spazi. Un’impresa leggere quelle pagine, e giustamente il professore ha valutato il concetto di qualità prendendo in considerazione anche l’esperienza utente. Ho chiesto spiegazioni, ho avuto informazioni sulle quali lavorare. E oggi eccomi qua, a ringraziare l’università italiana per avermi dato una traccia da seguire.

D: La gavetta si deve fare sempre in qualsiasi lavoro. Indicativamente, quanto dovrebbe durare?

R: Non esiste una fine, ma una consapevolezza. Adesso sai fare questo lavoro fino a un certo punto e puoi proporti come un professionista. In realtà la gavetta esiste sempre, cambia solo il livello ambito. Appena esci dall’università puoi muovere i primi passi, poi diventi un bravo professionista del tuo settore, poi inizi a fare formazione. Quindi devi imparare a muoverti in questo settore e fai la gavetta per diventare un bravo formatore. Non si finisce ma, solo se usi tutto questo percorso per migliorare.

D: La scrittura per il web ha regole ferree e peculiari, che ogni blogger professionista deve conoscere. Quali sono (perlomeno le principali) e quale è la più disattesa?

R: La buona scrittura online deve puntare alla semplicità. La regola principale coincide con quella più maltrattata: scrivere per farsi capire. Molti professionisti vedono la scrittura online come un esercizio, come un modo per gonfiare le pagine con testo più o meno utile. E si perde di vista l’obiettivo ultimo: comunicare. Sfruttando però il dono della sintesi, la capacità di raggiungere – con il minor sforzo possibile – l’obiettivo. Ovvero informare e/o emozionare, in base agli obiettivi.

D: Sei anche un docente e formatore, tieni corsi e offri consulenze a chi vuole migliorarsi e crescere. Come ti si può raggiungere? Ci sono moduli anche per le blogger più giovani, ma interessate al professionismo?

R: Ti confido un segreto: ho trovato la soluzione. La formazione costa, nel senso che un professionista deve far pagare al cliente una certa somma per trasferire le conoscenze. Conoscenze maturate, oggi, in 10 anni di esperienza sul campo. Però sto pensando a un corso di blogging video da vendere a un prezzo accessibile, soprattutto per chi inizia a lavorare in questo settore. In ogni caso la soluzione migliore è sempre quella di avere il professionista faccia a faccia, al proprio fianco: mysocialweb.it/corso-di-blogging

D: Cosa ne pensi del blogging prettamente letterario. Ci sono qualcosa come 300 (forse di più) piccoli blog, perlopiù amatoriali, tenuti in prevalenza da ragazze, ma ci sono anche ragazzi. Li leggi? Quali, perlomeno per modalità, apprezzi di più?

R: Non seguo questo genere ma posso solo dire questo: ben venga la scrittura sul blog. A prescindere dall’argomento, per me è decisivo fare in modo che un appassionato di letteratura usi il blog per scambiare idee e informazioni.

D: Sei autore di due manuali disponibili anche negli store online: Fare blogging: Il mio metodo per scrivere contenuti vincenti e Etno blogging per tribù digitali trasforma il tuo pubblico in una community: Sfrutta blog e social per diventare un punto di riferimento, ce ne vuoi parlare?

R: Sono due libri che si completano. Il primo (Fare Blogging) spiega cosa fare prima di pubblicare un progetto. Racconta come sfruttare al meglio il piano editoriale. Mentre il secondo (Etno Blogging) sottolinea l’importanza della community: trasformare il pubblico in una tribù, un insieme coeso e attento alle tue pubblicazioni. Ma soprattutto fedele. Sulla scrittura online non ho scritto niente di tecnico e specifico, ma non serve: ci sono i manuali di Luisa Carrada che svolgono al meglio questo lavoro.

D: La professione di blogger per molto tempo, almeno in Italia, non è stata presa sul serio. Oggi, grazie anche a persone serie come te, le cose stanno cambiando e sono cambiate. Dire di essere un blogger non ti classifica più come un ragazzo poco cresciuto che smanetta sul computer. I blogger vengono presi sul serio, vengono assunti dalle grandi aziende per curare i loro portali, blogger freelance lavorano in modo indipendente o per agenzie con contratti di tutto rispetto. In soli 10 anni insomma tutto è cambiato. Quale pensi sarà il futuro?

R: Continua specializzazione. Fin quando Google premierà i contenuti di qualità ci sarà sempre bisogno dei blogger. Prima bastava saper scrivere, oggi devi conoscere le tecniche del SEO copywriting, le dinamiche che si nascondono dietro ai social e le soluzioni per lavorare al meglio con l’email marketing.
Domani l’attenzione sarà per la creazione di contenuti diversi: già oggi l’attenzione sui video è alta, magari un giorno ogni blogger dovrà essere anche SEO expert o video maker. Non so, sto ipotizzando ma il futuro lo vedo proteso verso l’ampliamento delle conoscenze.

D: Avrei mille altre domande da farti, ma non voglio approfittare del tuo tempo. Per cui ti ringrazio e ti auguro di conseguire i traguardi professionali che ti sei prefissato.

R: Grazie. Un altro consiglio: non lasciare che siano gli altri a gestire la tua vita professionale. Trattati con rispetto, ammettere i propri sbagli è giusto ma non puoi continuare a considerare te stesso come l’ultima ruota del carro. Studia, impara e poi porta avanti i tuoi diritti.