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:: Un’ intervista con Annalisa Dicataldo blogger di Nali’s shelter

10 novembre 2017

annalisa dicataldoBenvenuta Annalisa su Liberi di scrivere, e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo subito con le presentazioni. Parlaci di te. Dei tuoi studi, del tuo lavoro, della tua vita lontana dal blog.

Ciao Giulia e grazie per avermi invitata nel tuo piccolo angolino,è un piacere essere qui oggi!
Non sono molto brava con le presentazioni ma cercherò di farvi un quadro generale del disastro che sono…
Mi chiamo Annalisa, Nali per gli amici e sul blog, e ho 18 anni. Sono attualmente al quinto anno di liceo linguistico e studio Inglese, lingua che conosco molto bene, Spagnolo, anche qui sono abbastanza fluente e il Francese, lingua in cui ho qualche carenza…
Adoro studiare le lingue e penso di iscrivermi all’Orientale per continuare il mio percorso e allargare il mio curriculum con nuove e interessanti lingue come il Giapponese e il Coreano (si, lo so, sono strana).
Sono una persona abbastanza sbadata e dimentico molto spesso le cose (soprattutto i post da scrivere sul blog, mea culpa) ma cerco sempre di essere amichevole e gentile con tutti, anche con chi non mi va’ proprio a genio! Mi ritengo una persona abbastanza divertente, alcuni direbbero buffa, e mi piace intrattenere la gente che sia con una battuta (molte volte stupida) o con un argomento di conversazione pescato dal vasto repertorio di cavolate che ho da dire e diffondere…
Penso di aver detto un po’ tutto su di me, anche se ci sarebbe molto altro da raccontare (soprattutto gaffe…)

Come è nata l’idea di aprire Nali’s shelter? Da dove nasce il suo nome?

Ho aperto il mio blog due anni fa, in un periodo molto felice della mia vita nel quale ho sentito il bisogno di parlare della mia passione per i romanzi. Il tutto è partito partecipando ad un giveaway di un blog molto popolare, dopo aver vinto il giveaway ho deciso che volevo regalare la stessa gioia che avevo provato io ricevendo il libro a qualcun altro, così ho aperto il mio piccolo angolino.
Chi mi segue dall’inizio sa che il blog si chiamava Every Book has its Story ma, visto che volevo ampliare le tematiche affrontate anche al campo del lifestyle e del beauty, ho sentito la necessità di trovare un altro nome e, visto che quel blog è un po’ come un rifugio dove metto tutto ciò che amo e che voglio realizzare, ho deciso di chiamarlo Nali’s Shelter (il rifugio di Nali).

Come è nato il tuo amore per la lettura?

Sin da piccolina ho sempre letto molto. Non ricordo precisamente quando ho iniziato ma ricordo che è stato leggendo la saga di Moony Witcher che la mia passione per la lettura è divenuta concreta e da lì è iniziata la mia mania di collezionare e leggere valanghe di libri! (Male per il portafogli, bene per la mente).

Quale è il titolo del libro aperto sul tuo comodino?

Attualmente sto leggendo più di un romanzo perché preferisco ottimizzare e affiancare più letture così da avere sempre qualcosa di adatto da leggere in base all’umore. I due libri che ho sul comodino sono “L’equinozio di Xipe” di Giovanni Oro e “L’inganno delle tenebre” di Grangè, due romanzi di generi differenti (il primo è Xi-Fi mentre il secondo horror/thriller) che mi tengono compagnia nelle mie giornate!

Il tuo blog è aperto all’invio di libri da parte di autori o editori?

Certo, sin dall’inizio ho sempre accettato richieste di recensioni da entrambi, a patto che le richieste siano fatte a seguito di una lettura della mia bio. E’ ovvio che non accetto richieste da autori/editori che non si siano neanche presi la briga di leggere il mio nome.

Quali generi di libri leggi principalmente?

Leggo un po’ di tutti perché non voglio mettermi paletti nelle letture ma prediligo generi come il fantasy, il paranormal , la narrativa femminile e i romance (qualsiasi sottocategoria di romance è ben accetta).

Ti piace collaborare con le altre blogger? Hai attualmente dei progetti in corso?

Ho attualmente in corso due review party e un blogtour e nel complesso cerco sempre di collaborare con le mie colleghe blogger perché adoro scambiare opinioni e consigli e lo si può fare solo attraverso il confronto e la collaborazione.

Ti occupi di libri e Life style. Come è nata l’idea di abbinare le due cose, libri e lifestyle in un unico blog?

Il tutto è partito dal fatto che amo dare consigli, di qualsiasi genere essi siano. Quindi una volta preso “il volo” con i consigli libreschi ho deciso di dedicarmi anche ai consigli beauty e lifestyle, che si sposano alla grande con i libri, perché essi influenzano la nostra vita e ci danno spunti per viverla al meglio!

Commenti altri blog, ti piace interagire nei commenti con i tuoi lettori o con altri blogger ospiti?

Cerco sempre di tenermi aggiornata sui post delle colleghe e di leggere e commentare con assiduità ma non sempre ci riesco per via dei vari impegni scolastici e sul blog. Comunque mi sono riproposta di diventare più partecipe nella community dei book blogger perché voglio ampliare il mio giro di amicizie per scambiare consigli e pareri con più persone possibili!

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Ho tantissimi progetti per il futuro sia per il blog che per me stessa. Sono una persona a cui piace pensare al futuro e a pianificare quindi sto già provvedendo ad apportare diversi cambiamenti sia al blog che alla mia vita. Prima di tutto voglio organizzare meglio sia me che il blog, farmi un calendario e seguirlo rigorosamente!
Per quanto riguarda il blog ho già in mente alcuni progetti segreti che voglio proporre alle mie colleghe, ma di questo vi parlerò più in là. Voglio ricominciare a fare video per YT e voglio anche farli in inglese, come avevo già iniziato a fare, con scarso successo per mancanza di tempo.

Personalmente vorrei riuscire ad entrare all’Orientale di Venezia, quindi devo mettermi sotto con lo studio e trasferirmi lì per studiare. Ho tantissimi progetti dei quali spero di potervi rendere partecipi in futuro ma nel frattempo spero che mi sosterrete in questo viaggio che è appena iniziato!
Grazie ancora a Giulia per avermi invitato e grazie a voi che avete letto questa intervista molto prolissa fino alla fine. Ciao lettori, un bacio ❤

I suoi social:

Blog: https://nalisshelter.blogspot.com/
Facebook: https://www.facebook.com/Nalisshelter/?ref=bookmarks
Twitter: https://twitter.com/Nalisshelter
Istagram: https://www.instagram.com/nalisshelter/
Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCCBDU7UvakLvOV0g3JFO71g?view_as=subscriber

:: Un’ intervista con Graziella Ferrara – blogger di Libri e librai

23 ottobre 2017

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Benvenuta Graziella, su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Raccontaci qualcosa di te, dei tuoi studi, delle tue letture.

Ciao e grazie per avermi dedicato uno spazio sul tuo blog, grazie a quest’ intervista.
Generalmente non amo parlare di me, ma chi segue il mio blog, non sa praticamente nulla, visto che lì sono Ella con una passione per i libri e per la fotografia.
Sono Graziella, sono una ragazza timida, di poche parole e con il naso tra le pagine di un libro quando mi è possibile. Insieme all’ amore per i libri, nato solo alcuni anni fa, adoro preparare dolci ho frequentando un Istituto Professionale Statale per i Servizi alberghieri e la ristorazione, dove mi sono diplomata in “ Accoglienza turistica “, ma ahimè, in seconda – quando hai la possibilità di scegliere la tua qualifica per il terzo anno, invece di intraprendere la mia vera passione, ho scelto questo l’ accoglienza turistica -, ma dopo il diploma mi sono resa conto che non era questa la mia vera strada.
Dopo il diploma quinquennale ho intrapreso la carriera Università, ma interrotta dopo un anno, quando ho capito che il campo da me scelto non mi entusiasmava.
Tra qualche mese ritornerò a studiare per un corso con rilascio di diploma per diventare pasticcera.

Come è nato il tuo amore per i libri?

Il mio amore per i libri, nasce solamente un paio di anni fa, durante gli anni della scuola e dell’ Università mi sono approcciata a vari generi, classici, narrativa etc, da quel momento leggo tutto ciò che mi piace, m’incuriosisce.
Mi piace leggere, troppo, ma non è possibile farlo 24h su 24h, dico spesso che ci vorrebbero giornate da più ore, per fortuna che c’è il caffè a darmi l’ energia per poter leggere la notte, quando non crollo per la stanchezza.

Quali generi leggi principalmente?

Romance e narrativa italiana/ straniera.

Come è nata l’idea di aprire un blog letterario? Da quanto sei online?

Il blog è online dal Gennaio 2016.
Il blog nasce in un momento di stallo nella mia vita, quando le giornate non passavano mai e il tempo non mi era amico, al contrario, da qui l’ idea di aprire un blog letterario.
Ammetto che ai primi mesi era molto semplice, avevo trovato un ritmo per il blog, ma durante il periodo estivo i ritmi cambiano perché lavoro, ma nei mesi invernali ho più tempo per leggere e per il blog.

Quali sono i blog letterari non solo che ami leggere di più, o leggi più spesso?

Ci sono vari blog che seguo, come Atelier dei libri, Crazy for romance per citarne alcuni…
Altri nati nel mio medesimo periodo, altri veterani, altri ancora più giovani del mio blog, altri ancora che sono messi in stand by dai propri proprietari. Da ogni blog cerco qualcosa di differente, le rubriche curiose e simpatiche, di altre ancora mi piacciono i contenuti, generi opposto a quelli trattati nel mio blog.

Tracciaci un tuo primo bilancio, cosa vorresti migliorasse, cosa è bello così come è?

Un primo bilancio per il blog è : la passione non è mai mancata, certamente ho ancora parecchia strada dinanzi a me, la voglia di crescere e d’ imparare altre cose su questo “ mondo “.
Per il blog mi piacerebbe migliorare il mio rapporto con i lettori, dedicandogli una rubrica tutta per loro, vorrei migliorare il mio modo di scrivere, mentre la cosa più bella cosi com’è la voglia di imparare sempre di più.
Per la mia vita, ho tante cose da imparare e tante cose da voler fare.

Leggi libri anche in lingua straniera?

Leggo anche in lingua ma sono molto lenta durante la lettura, impiego anche dieci giorni per terminare un libro, leggo quando mi è possibile, ovvero la notte, prima di cadere tra le braccia di Morfeo XD!

Quale autore, o autrice sogni di incontrare a una presentazione, a un incontro coi blogger?

Bella domanda.
Ho vari autori che mi piacerebbe incontrare a una presentazione, tra cui Nicholas Sparks o Diego Galdino, un autore che ho scoperto solamente questo anno, mentre il primo l’ho scoperto anni fa, grazie al suo romanzo “ I passi dell’ amore “.
Accanto a questi autori, mi piacerebbe incontrare Amy Harmon e Colleen Hoover, entrambe sono le mie autrici preferite nei loro generi.

Hai rapporti di collaborazione con altre blogger? Che progetti ci sono?

No, al momento non ho rapporti di collaborazione con altre blogger, ma un giorno mi piacerebbe molto.

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Sicuramente, ci sarà il blog, ormai è parte della mia vita reale, è un hobby , l’ho faccio con dedizione e passione, fino a quando ci sarà quest’ ultima il blog resterà online.
Per il blog avrei molti progetti, vorrei incrementare le recensioni e aggiungere molti altri progetti che ho in mente.
Ho in corso una storia da terminare ma non vedrà mai la luce, è più una mia “ sfida personale “ riuscirla a terminarla, come ho detto in precedenza nei prossimi mesi ritornerò a studiare e mi piacerebbe aprire poi una mia pasticceria più avanti.
Insomma di progetti e buoni propositi in quantità, la pazienza c’è e incrociamo le dita per il futuro.

Grazie ancora per l’ intervista =)!

Blog: http://librielibrai.blogspot.it/
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:: Un’ intervista con Chiara Rametta – blogger di Living among the books

16 ottobre 2017

chiaraBenvenuta Chiara, su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Sei giovanissima, parlaci di te, dei tuoi studi, della tua infanzia. Vivi davvero a Parigi?

Ciao cara, innanzitutto ti ringrazio per avermi ospitata, sono onorata. Ho 17 anni e frequento l’ultimo anno di liceo delle scienze umane. Ho scelto questo indirizzo poiché mi ha sempre affascinato studiare la mente umane e scoprire il perché di determinati comportamenti. Ammetto che io e la matematica non andiamo d’accordo, quindi son contenta che il mio indirizzo abbracci più discipline umanistiche e scientifiche! La mia infanzia è stata nella norma, credo. Ma posso dirti per certo che ero una bambina felice. All’asilo ho legato solo con un’amichetta e soffrivo quando non si presentava, non riuscivo proprio ad allargare la mia cerchia di conoscenze, ero timida. Alle elementari ero capitata in una bella classe. Poi sai, i bambini qualche volta possono essere cattivi, mi è capitato di essere presa in giro, ma ammetto che anche io non ho avuto comportamenti esemplari con le mie amichette di allora. Sono cose che ti segnano.
Non chiedermi come sia saltata fuori la storia di Parigi ahah. No, abito vicino Siracusa

Come è nato il tuo amore per i libri?

Ho sempre amato la lettura, merito anche di mio papà che è riuscito a trasmettermi questa sua grande passione. Scrivevo poesie, mi piaceva cimentarmi con l’interpretazione dei testi, a scuola e prendevo parte a qualsiasi recita. Credo non ci sia stato un momento esatto in cui mi sono approcciata alla lettura, ha sempre fatto parte di me. Però ricordo che, alle medie, la lettura di “Alice e i giorni della droga” mi ha fatto avvicinare a un tipo di lettura più profonda e impegnativa.

Come è nata l’idea di aprire un blog letterario? Da quanto sei online?

Sono online da un anno e devo dire che sono soddisfatta del traguardo raggiunto! Come ti ho confidato scrivo per diletto, ad Agosto 216 mi capita per caso, sulla sezione esplora di instagram, il romanzo di Ginevra Tomas. Per fartela breve le scrivo, scambiamo due chiacchiere sul suo libro e sulla mia storia. Compro il suo romanzo e lo divoro in nemmeno due giorni. Così le mando un e-mail, scrivendo brevemente quelle che erano le mie considerazioni. Lei si commuove e mi consiglia di aprire un blog. Io non ci avevo mai pensato prima di allora… nonostante sia molto tecnologica. Mi da i nomi di alcune bookstagram cosicché potessero darmi una mano e da lì è iniziato tutto!

Quali generi leggi principalmente?

Urban fantasy e Young Adults.

Come sono i tuoi rapporti con gli editori? Hai già avviato delle collaborazioni? Con quale editore ti piacerebbe collaborare?

Una collaborazione che mi piacerebbe avviare è quella con Piemme. Ho collaborato con Garzanti, Newton, Mondadori ragazzi, Kimerik, Salani, Abeditore. Ma soprattutto sono gli autori, emergenti e non, a spedirmi i loro romanzi.

Ti occupi di libri e ma hai anche una rubrica su make up e beauty. Sei una fashion blogger? O vorresti diventarlo?

La parola fashion blogger mi mette a disagio ahahah, ho aperto questa rubrica, devo ancora approfondire meglio questo mondo, aprire delle collaborazioni. Mi piace parlare di benessere e make-up, più che altro sono delle confidenze amicali le mie. Ma questa tua domanda mi ha fatto venire una voglia matta di approfondire meglio questa rubrica che, ultimamente, ho trascurato.

Leggi libri anche in lingua straniera?

Ho letto “A series of unfortunate events” purtroppo l’inglese lo studio solo a scuola, vorrei intraprendere dei corsi per perfezionarlo ancora di più ed essere in grado di cimentarmi in letture più complesse.

Quale è il libro più bello che hai letto, e quale è il tuo autore preferito?

Per ora il mio libro preferito è “Il ritratto di Dorian Grey” amo Oscar Wilde e penso che sia questo l’argomento che porterò alla maturità (se troverò argomenti sul Blog, sceglierò quello). Il discorso sull’estetismo e decadentismo mi affascina.

Hai rapporti di collaborazione con altre blogger? Che progetti ci sono?

Si, mi piace conoscere, anche se virtualmente, le mie “colleghe”. Al momento c’è in cantiere un progetto dedicato alla lettura per i bambini nelle scuola, una rubrica mensile sui preferiti e una video intervista a un autore Garzanti.

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Dopo il liceo mi piacerebbe frequentare l’università di giornalismo ed editoria. Lavorare in una casa editrice sarebbe un sogno. Sono del parere che bisogna trovare un lavoro solido e sicuro, ma bisogna anche inseguire le proprie passioni, altrimenti quel lavoro diventerebbe una tortura. Amo scrivere, ho già abbozzato due storie. Il mio sogno più grande è pubblicarle e farmi conoscere, dimostrando che anche io valgo, dando una risposta a chi non ha creduto in me. Purtroppo, vedendo l’andazzo editoriale, è davvero difficile emergere. Ma ho questo sogno e voglio realizzarlo, quindi ce la metterò tutta. Infine vorrei ringraziarti per le tue domande, interessanti e anche personali e ti faccio un in bocca al lupo per il tuo splendido blog!

Blog: https://livingamongthebookspage.blogspot.it/
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:: Un’ intervista con Ella Gai – blogger di Ella Gai

25 settembre 2017

ella gaiBenvenuta Ella, su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Parlaci di te. Dei tuoi studi, del tuo lavoro, della tua vita lontana dal blog.

Grazie per questa intervista.
Da dove iniziare… Mi chiamo Ella Gai, uno pseudonimo insito nel mio nome, che mi ha subito conquistata. Ho “inventato” questo nome diversi anni fa prima di autopubblicarmi, e da allora non mi ha più lasciato. Sono laureata in cinema e ho una specializzazione in tecniche digitali, sempre inerente al campo dei multimedia. Ovviamente sono una appassionata di cinema. Amo tutti i film, un po’ meno quelli horror, ma anche quelli fanno parte del mondo del cinema, ahimé! Inutile dire che questo tipo di laurea mi ha dato l’opportunità di poter lavorare con alcune produzioni cinematografiche, realizzando delle sceneggiature, che, però, sono firmate con il mio nome completo e quindi non come Ella Gai. Da poco meno di 24 ore ho superato un altro anno di vita. Non dirò quanti anni ho, perché ho stabilito che dopo i trenta, non l’avrei più detto. ^_^ Quando non lavoro, o scrivo, viaggio, se posso. Negli ultimi anni mi è capitata l’occasione di andare all’estero più di un paio di volte l’anno, grazie a un gruppo di amici formidabili. Adoro vedere posti nuovi, scoprire usanze a me lontane, inspirare l’odore di cibo dei posti che visito, e immergermi nella cultura di questi paesi. Fino ad oggi ho visto molto poco, ma non vedo l’ora di preparare la valigia e partire per una nuova metà. Se potessi vivrei nei gate di tutti gli aeroporti del mondo.

Come è nata l’idea di aprire un blog letterario? Sei tu la fondatrice di Ella Gai?

Sì, il blog è il mio. In realtà lo avevo aperto per parlare solo dei miei romanzi, eccop erché porta il mio nome, ma dopo circa un anno, mi sono resa conto che io sono una persona con dei tempi lunghissimi nella scrittura di romanzi; perciò avere questo spazio aperto senza però aggiornarlo mi dispiaceva moltissimo. Così ho deciso di iniziare a parlare dei libri che leggevo, esprimendo sempre il mio pensiero con la massima onestà ed educazione. Una delle mie regole, ancora tutt’ora vigenti, è quella di non lasciare mai voti ai romanzi, come di consueto fanno i blog letterari. Questa regola oggi l’ho imposta anche alle mie collaboratrici. Credo che un conto sia dare il proprio parere, un conto sia dare un voto che influenzerebbe il lettore. Sono dell’idea che se un libro a noi del blog non piace, non vuole dire che non possa piacere al lettore, così come il contrario. Per i primi tempi ho aggiornato il blog quando ne avevo il tempo, poi ho chiesto a un mia lettrice, diventata prima amica e poi collaboratrice se le andava di leggere qualche romanzo e darmi la sua opinione. E così… piano piano sono arrivate le altre collaborazioni. Ci tengo a dire, che tutte le persone che collaborano con me, hanno massima visibilità sul mio sito e ogni loro recensione porta il loro nome, come è giusto che sia.

E’ un blog collettivo, multiautore. Da quanto siete online?

Sì, è un blog multiautore, ma solo per le recensioni ai romanzi. In realtà sto cercando collaborazioni anche per altri tipi di post, ma è molto più difficile di quello che può sembrare. Non tutte sono disposte a scrivere, molte preferiscono solo leggere.

Come è nato il tuo amore per i libri?

Ho iniziato a leggere perché spronata dalla scuola, ma solo quando mi sono diplomata mi sono avvicinata alla lettura in modo diverso. Ho iniziato a scegliere da me i libri, catturata dalle trame e dalle copertine, ovviamente, e poi, dalle librerie che mi tenevano ostaggio per ore. ^_^ Se dipendesse da me, vivrei a metà tra i gate degli aeroporti e le librerie di tutto il mondo. Mi lascio incantare dall’odore della carta e dalle mille immagini che vedo.

Quali generi leggi principalmente?

Romance, Thriller, qualche volta, e spesso i classici. Ma questi ultimi solo quando ne ho proprio una voglia disperata. Ultimamente mi sto avvicinando a un nuovo sottogenere del romance, che è il dark, e devo dire che mi sta piacendo molto. E’ un genere però, che non è per tutti i palati.

Ti occupi di libri e Life style. Come è nata l’idea di abbinare le due cose?

L’idea di parlare di lifie style è nata perché spesso sul mio profilo facebook, carico foto di vestiti, luoghi, oggetti strani che vedo. Così un giorno mi sono detta: “e se ne parlassi sul blog?” In questo modo darei a tutte le persone di poter vedere gli scatti strani che realizzo e non solo agli amici di facebook. Così ho iniziato… Una cosa di cui vado fiera è parlare del mondo curvy. Io sono una ragazza dal fisico mediterraneo, quindi parlare di qualcosa che mi è molto familiare mi rende felice. Spesso le ragazze curvy non sanno cosa indossare e come indossarlo, soprattutto le teeangers, che vivono la loro esperienza curvy, più come un disagio che una particolarità. Io ci sono passata quindi so cosa vuol dire. Ci tengo a precisare che per curvy io intendo tutte le ragazze che hanno dei chili in più e non la classica bona con il fisico a Clessidra.

Parlaci del progetto legato al blog. E’ solo un hobby o vorresti che diventasse qualcosa di più?

Mi piacerebbe che diventasse “qualcosa di più”. Di sicuro, non potrò parlare di tutto, anche se mi piacerebbe che fosse così, ma credo che parlare delle cose che si conoscono più da vicino sia la scelta migliore. Quindi per il momento mi fermo a libri: life style e cinema.

Cosa hai pensato quando ti ho proposto questa intervista?

Che bello! Rilasciare questa intervista che parla di me, ma soprattutto del mio blog mi ha reso e mi rende molto felice.

Ascolti musica mentre leggi?

Quando leggo no. Preferisco il silenzio, mentre quando scrivo sì. Sia che si tratti di post per il blog, che per me stessa o il mio lavoro. E’ come se la musica mi estraniasse dal mondo e mi permettesse di ascoltare le mie parole. Questo pensiero nasce forse dal fatto che sono mancina, e come saprai, i mancini quando scrivono non leggono ciò che scrivono, perché la mano copre le parole. E se ci fai caso, balbettano con la bocca le parole che stanno scrivendo. La musica, mi aiuta a restare concentrata, mi aiuta a ripetere le parole che scrivo, perché altrimenti perderei il filo del discorso.

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Idee per il blog? Un’infinita. Peccato solo per il tempo che è sempre molto limitato. Vorrei incrementare le mie video recensioni ai film e telefilm che pubblico sul mio canale youtube, vorrei andare più spesso al cinema per poter poi parlarne nel blog, e vorrei altri mille cose, ma so che saranno irraggiungibili. Nel mio futuro ci sarà forse un nuovo libro con la Newton Compton e poi altri romanzi che mi piacerebbe scrivere. Tutto quello che verrà grazie al blog sarà sicuramente bello.
Grazie mille per questa intervista.

I suoi social:

Blog: http://www.ellagai.com
Facebook: https://www.facebook.com/ellagaiautrice
Twitter: https://twitter.com/ellagai
Istagram: @ellagaiautrice

:: Un’ intervista con Riccardo Esposito – Web writer freelance e blogger di My Social Web

15 settembre 2017
riccardo esposito

Photo Credits Davide Esposito

D: Ciao Riccardo, benvenuto su Liberi di scrivere e grazie per aver accettato questa intervista.
Iniziamo con le presentazioni, nell’ambiente dei web writer e dei copywriter sei una celebrità, ma per chi ancora non ti conoscesse, presentati, parlaci di te, è vero che vivi a Capri?

R: Ciao! Allora, mi chiamo Riccardo Esposito e sono un web writer. Ovvero una persona con un obiettivo semplice: scrivere. O meglio, scrivere nel miglior modo possibile. Ho lavorato in agenzie stampa e in web agency, poi ho deciso di aprire partita IVA e propormi come freelance. Prima ancora ho frequentato la facoltà di scienze della comunicazione a Roma, dove ho collaborato con la cattedra di Antropologia e Comunicazione Mediata dal Computer. Qui è nata la mia passione per la scrittura. E per la relazione con le persone che si trovano dall’altro lato del monitor.

D: Ti ho conosciuto, perlomeno virtualmente, leggendo il tuo blog My Social Web, ricco di spunti sia per i professionisti che per coloro che da blogger amatoriali, per hobby insomma, vogliono diventare professionisti. Come hai iniziato tu, quando hai capito che questo mondo faceva davvero per te?

R: Come ho già detto, nel corso degli anni universitari è nata la mia passione per la scrittura e per il blogging. In realtà c’è stato un episodio interessante che racconto sempre per capire e far capire l’importanza della specializzazione nel mondo della scrittura.
Frequentavo ancora la facoltà, quando un professore chiese di portare un lavoro scritto per integrare l’esame orale. Una sorta di tesina, un articolo scientifico. Io ero fiducioso, avevo fatto un buon lavoro. Almeno dal punto di vista dei contenuti. Ma il professore rimandò indietro il lavoro. Non perché scarso dal punto di vista dei contenuti ma illeggibile.
Era un muro di parole, giustificato, senza grassetto e spazi. Un’impresa leggere quelle pagine, e giustamente il professore ha valutato il concetto di qualità prendendo in considerazione anche l’esperienza utente. Ho chiesto spiegazioni, ho avuto informazioni sulle quali lavorare. E oggi eccomi qua, a ringraziare l’università italiana per avermi dato una traccia da seguire.

D: La gavetta si deve fare sempre in qualsiasi lavoro. Indicativamente, quanto dovrebbe durare?

R: Non esiste una fine, ma una consapevolezza. Adesso sai fare questo lavoro fino a un certo punto e puoi proporti come un professionista. In realtà la gavetta esiste sempre, cambia solo il livello ambito. Appena esci dall’università puoi muovere i primi passi, poi diventi un bravo professionista del tuo settore, poi inizi a fare formazione. Quindi devi imparare a muoverti in questo settore e fai la gavetta per diventare un bravo formatore. Non si finisce ma, solo se usi tutto questo percorso per migliorare.

D: La scrittura per il web ha regole ferree e peculiari, che ogni blogger professionista deve conoscere. Quali sono (perlomeno le principali) e quale è la più disattesa?

R: La buona scrittura online deve puntare alla semplicità. La regola principale coincide con quella più maltrattata: scrivere per farsi capire. Molti professionisti vedono la scrittura online come un esercizio, come un modo per gonfiare le pagine con testo più o meno utile. E si perde di vista l’obiettivo ultimo: comunicare. Sfruttando però il dono della sintesi, la capacità di raggiungere – con il minor sforzo possibile – l’obiettivo. Ovvero informare e/o emozionare, in base agli obiettivi.

D: Sei anche un docente e formatore, tieni corsi e offri consulenze a chi vuole migliorarsi e crescere. Come ti si può raggiungere? Ci sono moduli anche per le blogger più giovani, ma interessate al professionismo?

R: Ti confido un segreto: ho trovato la soluzione. La formazione costa, nel senso che un professionista deve far pagare al cliente una certa somma per trasferire le conoscenze. Conoscenze maturate, oggi, in 10 anni di esperienza sul campo. Però sto pensando a un corso di blogging video da vendere a un prezzo accessibile, soprattutto per chi inizia a lavorare in questo settore. In ogni caso la soluzione migliore è sempre quella di avere il professionista faccia a faccia, al proprio fianco: mysocialweb.it/corso-di-blogging

D: Cosa ne pensi del blogging prettamente letterario. Ci sono qualcosa come 300 (forse di più) piccoli blog, perlopiù amatoriali, tenuti in prevalenza da ragazze, ma ci sono anche ragazzi. Li leggi? Quali, perlomeno per modalità, apprezzi di più?

R: Non seguo questo genere ma posso solo dire questo: ben venga la scrittura sul blog. A prescindere dall’argomento, per me è decisivo fare in modo che un appassionato di letteratura usi il blog per scambiare idee e informazioni.

D: Sei autore di due manuali disponibili anche negli store online: Fare blogging: Il mio metodo per scrivere contenuti vincenti e Etno blogging per tribù digitali trasforma il tuo pubblico in una community: Sfrutta blog e social per diventare un punto di riferimento, ce ne vuoi parlare?

R: Sono due libri che si completano. Il primo (Fare Blogging) spiega cosa fare prima di pubblicare un progetto. Racconta come sfruttare al meglio il piano editoriale. Mentre il secondo (Etno Blogging) sottolinea l’importanza della community: trasformare il pubblico in una tribù, un insieme coeso e attento alle tue pubblicazioni. Ma soprattutto fedele. Sulla scrittura online non ho scritto niente di tecnico e specifico, ma non serve: ci sono i manuali di Luisa Carrada che svolgono al meglio questo lavoro.

D: La professione di blogger per molto tempo, almeno in Italia, non è stata presa sul serio. Oggi, grazie anche a persone serie come te, le cose stanno cambiando e sono cambiate. Dire di essere un blogger non ti classifica più come un ragazzo poco cresciuto che smanetta sul computer. I blogger vengono presi sul serio, vengono assunti dalle grandi aziende per curare i loro portali, blogger freelance lavorano in modo indipendente o per agenzie con contratti di tutto rispetto. In soli 10 anni insomma tutto è cambiato. Quale pensi sarà il futuro?

R: Continua specializzazione. Fin quando Google premierà i contenuti di qualità ci sarà sempre bisogno dei blogger. Prima bastava saper scrivere, oggi devi conoscere le tecniche del SEO copywriting, le dinamiche che si nascondono dietro ai social e le soluzioni per lavorare al meglio con l’email marketing.
Domani l’attenzione sarà per la creazione di contenuti diversi: già oggi l’attenzione sui video è alta, magari un giorno ogni blogger dovrà essere anche SEO expert o video maker. Non so, sto ipotizzando ma il futuro lo vedo proteso verso l’ampliamento delle conoscenze.

D: Avrei mille altre domande da farti, ma non voglio approfittare del tuo tempo. Per cui ti ringrazio e ti auguro di conseguire i traguardi professionali che ti sei prefissato.

R: Grazie. Un altro consiglio: non lasciare che siano gli altri a gestire la tua vita professionale. Trattati con rispetto, ammettere i propri sbagli è giusto ma non puoi continuare a considerare te stesso come l’ultima ruota del carro. Studia, impara e poi porta avanti i tuoi diritti.

:: Intervista a Andrea Pelfini boss di Pegasus Descending

18 giugno 2011

Benvenuto Andrea su Liberidiscrivere. Nei rapporti di buon vicinato tra blog letterari è d’obbligo segnalare gli amici e i colleghi di cui si segue assiduamente il lavoro. Dunque facciamo le presentazioni, ti chiami Andrea Pelfini sei il curatore poco convenzionale di Pegasus Descending. Parlaci un po’ di te, uomo per certi versi misterioso, descriviti anche fisicamente ai nostri lettori, non tralasciando studi, background, pregi e difetti.

Beh, prima di tutto grazie per il tuo essere una lettrice di Pegasus Descending. Sai, una delle tante balle che si raccontano nel mondo della letteratura – e di quello che intorno a questa arte ci gira intorno – da sedicenti intellettuali con in brandy in mano è che la gente scriva per se stessa. Cazzate. Tutti scrivono per gli altri, scrivono per essere letti da altre persone, alla ricerca di fama e immortalità o, più semplicemente, per sbarcare il lunario. Chi dice il contrario mente, perché esiste solo quello che si percepisce e uno scrittore o un blogger non letto non esiste. Quindi grazie per farmi esistere! Venendo alle presentazioni, bah, non è che ci sia molto da dire: sì, il nome è giusto, presente. Ho iniziato la mia carriera scolastica tre il 1985 e il 1986 in un asilo di suore – ho ancora gli incubi a pensarci – e non ho ancora finito. Ho studiato medicina e scienze politiche, ora mi sto specializzando in scienze cognitive. Non so se serva, ma studiare è una cosa che mi appaga e, nonostante tutto, a volte, riesce a sedare un poco la mia curiosità. Intanto lavoro in una casa editrice di enigmistica, dopo aver passato cinque anni in un Blockbuster a noleggiare film e vendere videogiochi e aver fatto due figli. Non al Blockbuster, quelli, ma a casa. Fisicamente credo di non essere particolarmente originale, qualche milione di anni di evoluzione mi hanno forgiato con due braccia, due gambe e un naso, oltre a tutto il solito corredo di attrezzi che ci portiamo addosso: milza, intestino, cervello, stomaco etc. Ah, se può interessare i tuoi lettori, e a differenza di alcuni di loro, non ho più l’appendice. Credo sia interessante saperlo.

Pegasus Descending un blog che segnalo tra i più interessanti in circolazione dedicato alla narrativa e al cinema di genere pulp, thriller, hard boiled, noir. Un blog tosto insomma. Come è nato?

È nato per caso. Prima di Pegasus Descending avevo fondato una piccola rivista online di cultura e politica, L’Idea, in cui cercavo di parlare di questi temi con ragione e pacatezza, non rinunciando alla dialettica, ma sempre mediata dall’argomentazione oltre gli steccati ideologici che incatenano le menti (cavolo, mi sembra di parlare come Vendola…). Voleva essere un punto di incontro collettivo per giovani e meno giovani che avessero voglia di scrivere e confrontarsi, condividendo quello che uno sa con il prossimo e garantendo, così, un giovamento reciproco. Beh, la cosa non ha funzionato, non aveva accessi e nessuno sembrava avere una gran voglia di scrivere, dovevo pregare le persone per un pezzo da dieci righe etc. Sono stato fermo per un po’, poi, però, la voglia di scrivere e parlare di quello che vedevo e leggevo era troppo forte. Collegato alla rivista avevo un blog, L’Ideablog, e un giorno in cui non ero particolarmente impegnato ho postato una recensione su un film di Fausto Brizzi, Ex, che avevo appena visto al cinema. Qualche tempo dopo ho comprato, ancora una volta per caso, Un sudario non ha tasche di Horace McCoy e ne ho scritto una recensione. È anche grazie a quel libro che ho conosciuto Luca Conti, leggendo una sua postfazione e poi cercando il suo blog su internet. Mi sono detto: perché non provare a tenere un blog sul thriller, noir, pulp e affini? Poi la cosa ha preso piede e da un post ogni tanto sono diventati due, poi tre, infine cinque alla settimana. Hanno cominciato a contattarmi autori più o meno noti e uffici stampa, ho iniziato a fare interviste a scrittori italiani e stranieri o ad andare a presentazioni di libri a Milano. Il nome del blog, ancora una volta, è nato per caso: stavo leggendo Prima che l’uragano arrivi di James Lee Burke, il cui titolo originale è proprio Pegasus Descending. Mi piacque subito e decisi di intitolare così il blog.

Nel tuo blog si danno appuntamento semplici lettori e traduttori, editori. Sei diventato una sorta di punto di riferimento. Come vivi questo ruolo di maestro di cerimonie?

La cosa mi fa piacere, soprattutto perché è un riconoscimento del mio lavoro, del fatto che qualcosa di buono c’è. Poi credo molto nel creare un punto di contatto tra lettori, editori e tutte quelle altre persone che lavorano nel mondo dell’editoria, traduttori in primis. Credo che, a maggior ragione in questo periodo non splendente per l’editoria, sia fondamentale per gli editori coltivare un proprio pubblico, prestare particolare attenzione alla sua voce e alle sue esigenze che, permettimi di dirlo, sono sempre e solo legate alla qualità del prodotto che viene messo in vendita. Puoi fare una megacampagna pubblicitaria, ma se il libro non è buono lo freghi solo una volta, il lettore. E alla fine io non cerco di fare altro che quello, dire: attenzione, quel libro è buono e quell’altro no, per questo motivo o per quello. Ovviamente sempre e solo secondo me, una recensione è per definizione soggettiva. Ho un gran rispetto per i soldi di chi legge Pegasus Descending – perché, già, i libri sono un prodotto che si paga – e analogamente a quanto detto per gli editori, li potrei fregare una volta sola. Perché tutto si gioca su sincerità e autorevolezza. Nient’altro.

Hai la fama di uno che non le manda a dire, di uno senza peli sulla lingua. Capacissimo di spaccare il culo ai passeri. Iniziamo quindi con le domande difficili. Sei un profondo conoscitore della materia quindi vado sul sicuro. Nel panorama odierno c’è per te un autore sottovalutato, italiano o straniero non importa, chessò perché gli editori non lo promuovono abbastanza, perché è troppo politicamente scorretto per calamitare il grande pubblico, che ti piacerebbe avesse più visibilità e che ne venissero finalmente riconosciuti i meriti?

Una premessa: sono un grande amante dei passeri e non potrei mai fare loro del male. Figurati che quando vivevo in Ossola avevo pure una mangiatoia tutta per loro in giardino, per l’inverno. Era una sorta di Caritas passeriforme. Detto questo veniamo a noi: i sottovalutati sono molti, anche se non sempre per colpa degli editori, a volte ci sono autori straordinari e ben sponsorizzati e promossi che, però, non trovano un analogo riscontro da parte del pubblico. La cosa mi dispiace molto. Se leggi Pegasus Descending sai già di chi parlo: Jim Nisbet, James Lee Burke, Dave Zeltserman sono tre grandi che temo avremo qualche difficoltà a leggere ancora in Italia. La Fanucci aveva fatto un buon lavoro su questi autori, ma evidentemente hanno venduto poco e la loro pubblicazione continua a essere rimandata. Figurati che un lavoro di Zeltserman, Pariah, se non ricordo male, è già anche stato tradotto, la sua pubblicazione era prevista per febbraio 2011 ma se ne sono perse le tracce. Invece si continuano a sfornare thriller nordici solo perché fanno figo, anche se la cosa che non smette di stupirmi è come questi libri vendano più della gente detta sopra. Proprio non capisco. Boh. Per questo, forse, faccio un altro lavoro, invece dell’editor! Eh eh.

Che cosa ti piace e non ti piace dell’editoria italiana?

Non mi piace che è paracula, cioè, va bene fare soldi e chiudere il bilancio in attivo, ci mancherebbe, e però si potrebbe anche fare, ogni tanto, un lavoro di tipo culturale, puntare su qualche autore e promuoverlo, sbattersi, investire su di lui anche se non vende 50.000 al primo romanzo, ma è in grado di reggere nel tempo e di lasciare qualcosa ai suoi lettori. Poi, sai, parlare di editoria, così, generalizzando, è anche profondamente sbagliato, perché ci sono realtà come la Meridiano Zero – guarda caso realtà medio-piccole – che invece cercano vie alternative, per sfangare il bilancio puntano sulle idee. La necessità, è proprio vero, aguzza l’ingegno. Mi piace che c’è gente come Fazi che ripubblica Caldwell. Comunque non è tutta e solo colpa dell’editoria, ma anche dei lettori. Siamo sempre lì, alle due curve: una della domanda e una dell’offerta.

Quale è la recensione più difficile che hai scritto? Ti è mai capitato di destreggiarti con uno scrittore scontento dopo una tua stroncatura?

Nessuna recensione è mai difficile o, all’opposto, lo sono tutte. Alla fine non sono un recensore o un critico, figuriamoci, sono solo uno a cui piace leggere e scrivere e, allo stesso tempo, discutere con altri appassionati delle cose che legge e scrive. Quindi prendo un libro e ne parlo, cercando di dire perché mi è piaciuto o perché no, motivando quello che dico. Poi, certo, ci sono libri più impegnativi e altri più da cazzeggio e, come forse ti sarai accorta, anche il mio tono, il mio stile – chiamiamolo così – si adegua alla lettura fatta, diventando più o meno seriosa, anche se il mio riferimento stilistico è e rimane Hunter S. Thompson e il suo gonzo journalism, un misto di narrativa, cronaca e impressioni personali. Per quel che riguarda la seconda parte della tua domanda: no, non è mai capitato o, almeno, non sono mai stato insultato. E questo è già un successo. Magari perché scrivo su Pegasus Descending e non sul Corriere della Sera, non sposto migliaia di copie e non decreto il successo o l’insuccesso di nessuno. A me, comunque, piace pensare che gli scrittori siano persone sufficientemente intelligenti da comprendere che le opinioni altrui, quando educate e motivate, anche se negative, sono pur sempre un arricchimento, un guardare la stessa cosa – il proprio lavoro – da un punto di vista diverso. Certo, alcuni autori, con cui sono stato più o meno critico, non mi hanno più chiesto di recensire i loro lavori o con Valerio Varesi  ho avuto uno scambio di mail dopo aver tacciato come “banalità” le sue idee sulla montagna e sul suo sviluppo. Sai, da montagnino mi sono sentito toccato nel vivo su un argomento in cui ho sentito, da ormai quasi trent’anni, una marea di puttanate. E le cose, poi, sono rimaste sempre le stesse e i problemi insoluti. Quindi, quando sento dire che la montagna dovrebbe rimanere territorio da solitudine new age per filosofi in pensione, beh, mi parte l’embolo!

Pensi ci sia in questo momento un serio tentativo di imbavagliare la stampa e limitare il potere di critica? Ti è mai capitato di ricevere pressioni?

No, non credo ci sia questo tentativo e ti spiego il perché: i giornali, anche quelli, sono pieni di paraculi, nani e ballerine che elogiano e stroncano per tutta una serie di motivi che esulano la critica e qualità letteraria. Le case editrici, magari, fanno pure pressione, ma sono i salotti il vero cancro della libertà di pensiero, le chiese e la teoria del partigiano. Il noi e il voi. L’ingroup e l’outgroup. Non c’è un elemento esterno, a mio avviso, che prema per imbavagliare qualcuno, ma sono gli stessi recensori, giornalisti e scrittori a imbavagliarsi da soli, per i motivi appena espressi. Però c’è la rete, ci sono i blog, quelli che non piacciono alla Mastrocola ma che sono la frontiera dell’impegno sociale e culturale del nostro Paese. io, per me, prendo spunto per le mie letture, ormai, solo dai blog e dai blogger di cui mi fido, che so dire pane al pane e vino al vino. Ecco, spero che anche in questa frontiera, però, non entrino i salottini, gli amichetti del quartierino, ma, all’opposto, che i blogger rimangano essenzialmente lettori che sanno anche scrivere e hanno voglia di far risparmiare soldi ad altri lettori o spendere tempo ed energie per invitare a leggere questo o quell’autore. Anche questo è impegno civico. Mi è capitato di ricevere pressioni, sì, anche se nella grande maggioranza dei casi, in questi due anni e più di attività, ho avuto la fortuna oltre che di incontrare scrittori in grado di accettare le critiche, anche uffici stampa e responsabili di case editrici consci che se un libro non piace non equivale a insultare la loro mamma. Però, certo, alcuni non mi hanno più invitato a leggere cose da loro edite. E vabbè, ce ne faremo una ragione, no?

Cosa ne pensi della critica letteraria italiana istituzionale e clandestina (per clandestina intendo quella fatta da noi umili blogger)?

In parte ho già risposto sopra: i blogger sono la frontiera della critica indipendente e credo che la gente, piano piano, se ne stia sempre più accorgendo. Forse non i lettori occasionali, quelli che andando a sbattere contro una pila alta due metri di copie di un romanzo lo comprano quasi per inerzia, ma i lettori forti, quelli che realmente mandano avanti l’industria libraria in Italia, sì. O, almeno, questa è la mia sensazione, anche dai commenti che vengono lasciati su Pegasus Descending o nelle mail che ricevo. L’importante, ribadisco, è che tutti noi blogger continuiamo a essere dei lettori, senza prenderci troppo sul serio ma lavorando seriamente.

Quali sono i siti letterari che segui più spesso?

Tutti quelli che sono nel blogroll di Pegasus Descending. Non sono uno smanettone, uno che passa ore e ore a leggere in mille siti ogni giorno. Ho pochissimo tempo e lo impiego per leggere – altrimenti di che scrivo? – e per scrivere, oltre che a rispondere a chi mi contatta, pubblicamente o in privato. Come potrai vedere scorrendo la breve lista, sono tutti blog o siti personali, di indipendenti, per il discorso fatto pocanzi.

Mi ha molto colpito la tua recensione di Così si muore a God’s Pocket di Pete Dexter. In poche parole cosa diresti per consigliarne la lettura?

Intanto ti ringrazio. Dexter era uno scrittore che non avevo mai letto, nonostante avessi già da anni suoi libri in casa. Come tutti i lettori forti compro dieci e leggo due. Ma se un libro non lo hai, come fai a leggerlo? Su Così si muore a God’s Pocket: beh, per una analisi un po’ più approfondita rimando alla mia recensione su Pegasus Descending. Pete Dexter è un po’ come James Lee Burke: uno che scrive talmente bene da farti venir voglia di piangere.

Un discorso a parte meritano i traduttori. Ancora molto sottovalutati, ma se ci si pensa bene molti autori stranieri sono amati solo grazie al lavoro di questi preziosi più che traduttori, interpreti del pensiero. Quali sono i tuoi traduttori preferiti? Quale è la traduzione più sensazionale che ti viene in mente?

Risposta facile: Luca Conti. E non solo perché con lui credo si sia consolidato un rapporto anche personale, seppur solo via blog. Ho letto decine di lavori da lui tradotti e la sua conoscenza della lingue inglese – e italiana – non ha, al momento, paragoni. Un fuoriclasse. Inoltre Conti traduce una materia, la letteratura di genere e non solo, che destreggia con una competenza eccezionale. Penso che sia realmente uno dei maggiori conoscitori di giallo e affini che abbiamo in Italia. E questa conoscenza si trasmette nelle sue traduzioni, nella voce che è capace di imprimere ai suoi lavori. Se autori di lingua anglosassone come Elmore Leonard – per me un Maestro – possono vantare una nuova giovinezza nel nostro Paese lo si deve anche all’eccezionale lavoro che sta facendo Conti. Basta prendere una vecchia edizione di Leonard e poi una tradotta da Conti per accorgersi della differenza. Ma finché non si fa questo sforzo, vincendo anche una naturale pigrizia, non si capirà mai fino in fondo l’importanza dei traduttori e della loro competenza. E citando Leonard credo anche di aver risposto alla seconda parte della tua domanda. Infine permettimi di citare Giuseppe Manuel Brescia, traduttore di Nic Pizzolatto.

Di’ una cattiveria terribile verso uno scrittore mediocre che si crede Dostoevsky. Puoi anche non fare nomi non vorrei che poi ti trovassi i cortei sottocasa.

Guarda, credo di essere una persona estremamente buona o, comunque, mi impegno ogni giorno per esserlo. Uno dei miei difetti, per esempio o tornando alla tua prima domanda, è che faccio molta fatica a dire “no”, magari caricando di troppo lavoro pur di non voltare le spalle a chi chiede una mano. Mi risulta difficile dire una cattiveria, a maggior ragione su uno scrittore, visto che interpreto la letteratura, lo ribadisco, in una maniera estremamente laica e non personalistica. Però… pensandoci… ihihihi… qualcosa mi sta venendo in mente… Ecco: Omar Di Monopoli assomiglia a Giuliano Ferrara. Tiè. Lo detta!

Secondo te gli scrittori italiani sono penalizzati nel nostro mercato, rispetto agli stranieri rispetto ai generi che segui più assiduamente. O il pulp, il thriller, l’ hard boiled, il noir sono generi poco adatti allo scrittore italico medio?

Bah, Giulia, la storia del fenomeno che viene rifiutato da mille case editrici è un po’ una leggenda metropolitana, secondo me. Se uno non riesce a pubblicare è perché, probabilmente, deve impegnarsi ancora di più, limare, modificare, scrivere e scrivere, riprovare. Invece di lamentarsi e ululare alla luna dovrebbe darsi da dare e giù d’impegno. L’ha detto lo stesso Victor Gischler in un recente incontro milanese: quando sei un esordiente la cosa più difficile è credere che ce la puoi fare, credere nel tuo lavoro. È una salita dietro l’altra. Uno può anche gettare la spugna, ma così non combinerà mai un cazzo nella vita e non solo nel mondo dell’editoria o della letteratura. I nostri scrittori pubblicano e pure tanto, anche se non so quanti hanno una statura internazionale, soprattutto perché vincolati a troppi clichè, troppe seghe mentali, lo scrittore italiano – ma anche il regista – non riesce mai a lavorare rilassato, a raccontare una storia e basta, no, deve sempre insegnarti qualcosa, fare politica, sbraitare contro Berlusconi o fare sociologismo da quattro soldi. E che palle! Per fortuna gente come Al Custerlina, Omar Di Monopoli, Gabriele Reggi, Michael Gregorio, Elisabetta Bucciarelli o Mauro Marcialis, tanto per fare qualche esempio, dimostrano che altre strade sono percorribili. Poi, personalmente, amo moltissimo gli americani, cinematografia compresa, credo che spesso abbiano una marcia in più, una freschezza che ti fa dire cose importanti e serie in modo piacevole, senza mai salire sulla cattedra. Ciò non toglie che pure loro, gli americani, le loro belle cagate le scrivono. Ma hanno pure gente come Elmore Leonard, Pete Dexter, il Premio Nobel in pectore Cormac McCarthy, Philip Roth, James Lee Burke. Poi, certo, purtroppo per loro hanno pure Jonathan Franzen. Ma noi abbiamo Alessandro Baricco. Insomma, non so chi se la passa meglio o peggio. Anzi, no. Lo so.

Un libro imprescindibile che consiglieresti di leggere a tutti non solo agli amanti del thriller?

I tre moschettieri di Alexandre Dumas. È diventato pure il motto di Pegasus Descending: beato colui che deve ancora leggere I tre moschettieri. Anche se forse non ho risposto alla tua domanda: tu mi chiedevi di un libro, io ti ho risposto con la Letteratura!

E ora parlami dei tuoi gusti letterari. Parlami dei tuoi autori preferiti, dei libri che ami di più, di quelli che proprio non ti sono piaciuti.

E già, così andiamo avanti per settimane! Su quelli che mi sono piaciuti ho già parlato a sufficienza, ma ti cito solo Cormac McCarthy, perché il Premio Nobel per la letteratura non avrà valore finchè non lo vincerà questo straordinario scrittore. Che non mi sono piaciuti, beh, ce ne sono centinaia. Te ne dico uno, anzi, tre, che mi attirerà gli strali di tutti gli appassionati di noir e affini: la Trilogia USA Underground di James Ellroy, anche se con vari gradi tra un e l’altro. Il peggiore è Sei pezzi da mille. Per quanto riguarda i gusti sono abbastanza onnivoro. Da quando curo Pegasus Descending, necessariamente, leggo quasi solo letteratura di genere, anche se con continue incursioni al di fuori di esso, vedi Erskine Caldwell, tanto per citare il primo che mi viene in mente. Poi leggo molta saggistica, in particolare afferente ai miei interessi culturali e accademici: scienze politiche, biologia, medicina, anche se ultimamente sono concentrato su lavori inerenti le scienze cognitive, la neurologia e la neurobiologia.

Raccontami l’episodio più bizzarro o divertente che ti è successo legato a Pegasus Descending.

Forse quella volta in cui una tizia, o un tizio, neanche mi ricordo più, mi scrisse una mail in cui mi proponeva un suo libro chiedendo la mia parcella per una recensione. Cioè, la recensione on demand! Ringraziai declinando la cosa. Però, ripensandoci, forse non è poi così divertente… per niente proprio… perché la cosa mi fa pensare… non trovi?

Quale è il segreto per una buona recensione alla Pegasus Descending?

Non fare recensioni on demand! Bisogna sempre scrivere quello che si pensa, avendo come principale cura i soldi di chi ti legge e che si spacca la schiena per guadagnarli. Poi non possiamo stare qui a lamentarci se la gente non legge! Se la si prende per il culo, se si spacciano mediocrità per capolavori perché l’ha scritto l’amico dell’amico o perché pubblica per Einaudi ed è andato da Alain Elkan, beh, la capisco. Bisogna leggere, tanto, non perché rende migliori o peggiori, ma perché è divertente ed essere umani significa riflettere, non sfuggire alla complessità del mondo ma cercare di capirla. Leggere significa fare questo. Fine della predica.

Progetti per il futuro?

Impegnarmi affinché i miei figli siano prima dei bambini, poi degli adolescenti e infine degli adulti curiosi e felici. E poi continuare a lavorare su una serie di miei progetti: dalla crescita del blog, ai miei tentativi di scrittura, fino al mio desiderio di poter fare ricerca nei campi di mia competenza. Insomma, continuare a farsi il culo senza mai mollare! Altrimenti, che gusto ci sarebbe?