:: Intervista a Andrea Pelfini boss di Pegasus Descending

Benvenuto Andrea su Liberidiscrivere. Nei rapporti di buon vicinato tra blog letterari è d’obbligo segnalare gli amici e i colleghi di cui si segue assiduamente il lavoro. Dunque facciamo le presentazioni, ti chiami Andrea Pelfini sei il curatore poco convenzionale di Pegasus Descending. Parlaci un po’ di te, uomo per certi versi misterioso, descriviti anche fisicamente ai nostri lettori, non tralasciando studi, background, pregi e difetti.

Beh, prima di tutto grazie per il tuo essere una lettrice di Pegasus Descending. Sai, una delle tante balle che si raccontano nel mondo della letteratura – e di quello che intorno a questa arte ci gira intorno – da sedicenti intellettuali con in brandy in mano è che la gente scriva per se stessa. Cazzate. Tutti scrivono per gli altri, scrivono per essere letti da altre persone, alla ricerca di fama e immortalità o, più semplicemente, per sbarcare il lunario. Chi dice il contrario mente, perché esiste solo quello che si percepisce e uno scrittore o un blogger non letto non esiste. Quindi grazie per farmi esistere! Venendo alle presentazioni, bah, non è che ci sia molto da dire: sì, il nome è giusto, presente. Ho iniziato la mia carriera scolastica tre il 1985 e il 1986 in un asilo di suore – ho ancora gli incubi a pensarci – e non ho ancora finito. Ho studiato medicina e scienze politiche, ora mi sto specializzando in scienze cognitive. Non so se serva, ma studiare è una cosa che mi appaga e, nonostante tutto, a volte, riesce a sedare un poco la mia curiosità. Intanto lavoro in una casa editrice di enigmistica, dopo aver passato cinque anni in un Blockbuster a noleggiare film e vendere videogiochi e aver fatto due figli. Non al Blockbuster, quelli, ma a casa. Fisicamente credo di non essere particolarmente originale, qualche milione di anni di evoluzione mi hanno forgiato con due braccia, due gambe e un naso, oltre a tutto il solito corredo di attrezzi che ci portiamo addosso: milza, intestino, cervello, stomaco etc. Ah, se può interessare i tuoi lettori, e a differenza di alcuni di loro, non ho più l’appendice. Credo sia interessante saperlo.

Pegasus Descending un blog che segnalo tra i più interessanti in circolazione dedicato alla narrativa e al cinema di genere pulp, thriller, hard boiled, noir. Un blog tosto insomma. Come è nato?

È nato per caso. Prima di Pegasus Descending avevo fondato una piccola rivista online di cultura e politica, L’Idea, in cui cercavo di parlare di questi temi con ragione e pacatezza, non rinunciando alla dialettica, ma sempre mediata dall’argomentazione oltre gli steccati ideologici che incatenano le menti (cavolo, mi sembra di parlare come Vendola…). Voleva essere un punto di incontro collettivo per giovani e meno giovani che avessero voglia di scrivere e confrontarsi, condividendo quello che uno sa con il prossimo e garantendo, così, un giovamento reciproco. Beh, la cosa non ha funzionato, non aveva accessi e nessuno sembrava avere una gran voglia di scrivere, dovevo pregare le persone per un pezzo da dieci righe etc. Sono stato fermo per un po’, poi, però, la voglia di scrivere e parlare di quello che vedevo e leggevo era troppo forte. Collegato alla rivista avevo un blog, L’Ideablog, e un giorno in cui non ero particolarmente impegnato ho postato una recensione su un film di Fausto Brizzi, Ex, che avevo appena visto al cinema. Qualche tempo dopo ho comprato, ancora una volta per caso, Un sudario non ha tasche di Horace McCoy e ne ho scritto una recensione. È anche grazie a quel libro che ho conosciuto Luca Conti, leggendo una sua postfazione e poi cercando il suo blog su internet. Mi sono detto: perché non provare a tenere un blog sul thriller, noir, pulp e affini? Poi la cosa ha preso piede e da un post ogni tanto sono diventati due, poi tre, infine cinque alla settimana. Hanno cominciato a contattarmi autori più o meno noti e uffici stampa, ho iniziato a fare interviste a scrittori italiani e stranieri o ad andare a presentazioni di libri a Milano. Il nome del blog, ancora una volta, è nato per caso: stavo leggendo Prima che l’uragano arrivi di James Lee Burke, il cui titolo originale è proprio Pegasus Descending. Mi piacque subito e decisi di intitolare così il blog.

Nel tuo blog si danno appuntamento semplici lettori e traduttori, editori. Sei diventato una sorta di punto di riferimento. Come vivi questo ruolo di maestro di cerimonie?

La cosa mi fa piacere, soprattutto perché è un riconoscimento del mio lavoro, del fatto che qualcosa di buono c’è. Poi credo molto nel creare un punto di contatto tra lettori, editori e tutte quelle altre persone che lavorano nel mondo dell’editoria, traduttori in primis. Credo che, a maggior ragione in questo periodo non splendente per l’editoria, sia fondamentale per gli editori coltivare un proprio pubblico, prestare particolare attenzione alla sua voce e alle sue esigenze che, permettimi di dirlo, sono sempre e solo legate alla qualità del prodotto che viene messo in vendita. Puoi fare una megacampagna pubblicitaria, ma se il libro non è buono lo freghi solo una volta, il lettore. E alla fine io non cerco di fare altro che quello, dire: attenzione, quel libro è buono e quell’altro no, per questo motivo o per quello. Ovviamente sempre e solo secondo me, una recensione è per definizione soggettiva. Ho un gran rispetto per i soldi di chi legge Pegasus Descending – perché, già, i libri sono un prodotto che si paga – e analogamente a quanto detto per gli editori, li potrei fregare una volta sola. Perché tutto si gioca su sincerità e autorevolezza. Nient’altro.

Hai la fama di uno che non le manda a dire, di uno senza peli sulla lingua. Capacissimo di spaccare il culo ai passeri. Iniziamo quindi con le domande difficili. Sei un profondo conoscitore della materia quindi vado sul sicuro. Nel panorama odierno c’è per te un autore sottovalutato, italiano o straniero non importa, chessò perché gli editori non lo promuovono abbastanza, perché è troppo politicamente scorretto per calamitare il grande pubblico, che ti piacerebbe avesse più visibilità e che ne venissero finalmente riconosciuti i meriti?

Una premessa: sono un grande amante dei passeri e non potrei mai fare loro del male. Figurati che quando vivevo in Ossola avevo pure una mangiatoia tutta per loro in giardino, per l’inverno. Era una sorta di Caritas passeriforme. Detto questo veniamo a noi: i sottovalutati sono molti, anche se non sempre per colpa degli editori, a volte ci sono autori straordinari e ben sponsorizzati e promossi che, però, non trovano un analogo riscontro da parte del pubblico. La cosa mi dispiace molto. Se leggi Pegasus Descending sai già di chi parlo: Jim Nisbet, James Lee Burke, Dave Zeltserman sono tre grandi che temo avremo qualche difficoltà a leggere ancora in Italia. La Fanucci aveva fatto un buon lavoro su questi autori, ma evidentemente hanno venduto poco e la loro pubblicazione continua a essere rimandata. Figurati che un lavoro di Zeltserman, Pariah, se non ricordo male, è già anche stato tradotto, la sua pubblicazione era prevista per febbraio 2011 ma se ne sono perse le tracce. Invece si continuano a sfornare thriller nordici solo perché fanno figo, anche se la cosa che non smette di stupirmi è come questi libri vendano più della gente detta sopra. Proprio non capisco. Boh. Per questo, forse, faccio un altro lavoro, invece dell’editor! Eh eh.

Che cosa ti piace e non ti piace dell’editoria italiana?

Non mi piace che è paracula, cioè, va bene fare soldi e chiudere il bilancio in attivo, ci mancherebbe, e però si potrebbe anche fare, ogni tanto, un lavoro di tipo culturale, puntare su qualche autore e promuoverlo, sbattersi, investire su di lui anche se non vende 50.000 al primo romanzo, ma è in grado di reggere nel tempo e di lasciare qualcosa ai suoi lettori. Poi, sai, parlare di editoria, così, generalizzando, è anche profondamente sbagliato, perché ci sono realtà come la Meridiano Zero – guarda caso realtà medio-piccole – che invece cercano vie alternative, per sfangare il bilancio puntano sulle idee. La necessità, è proprio vero, aguzza l’ingegno. Mi piace che c’è gente come Fazi che ripubblica Caldwell. Comunque non è tutta e solo colpa dell’editoria, ma anche dei lettori. Siamo sempre lì, alle due curve: una della domanda e una dell’offerta.

Quale è la recensione più difficile che hai scritto? Ti è mai capitato di destreggiarti con uno scrittore scontento dopo una tua stroncatura?

Nessuna recensione è mai difficile o, all’opposto, lo sono tutte. Alla fine non sono un recensore o un critico, figuriamoci, sono solo uno a cui piace leggere e scrivere e, allo stesso tempo, discutere con altri appassionati delle cose che legge e scrive. Quindi prendo un libro e ne parlo, cercando di dire perché mi è piaciuto o perché no, motivando quello che dico. Poi, certo, ci sono libri più impegnativi e altri più da cazzeggio e, come forse ti sarai accorta, anche il mio tono, il mio stile – chiamiamolo così – si adegua alla lettura fatta, diventando più o meno seriosa, anche se il mio riferimento stilistico è e rimane Hunter S. Thompson e il suo gonzo journalism, un misto di narrativa, cronaca e impressioni personali. Per quel che riguarda la seconda parte della tua domanda: no, non è mai capitato o, almeno, non sono mai stato insultato. E questo è già un successo. Magari perché scrivo su Pegasus Descending e non sul Corriere della Sera, non sposto migliaia di copie e non decreto il successo o l’insuccesso di nessuno. A me, comunque, piace pensare che gli scrittori siano persone sufficientemente intelligenti da comprendere che le opinioni altrui, quando educate e motivate, anche se negative, sono pur sempre un arricchimento, un guardare la stessa cosa – il proprio lavoro – da un punto di vista diverso. Certo, alcuni autori, con cui sono stato più o meno critico, non mi hanno più chiesto di recensire i loro lavori o con Valerio Varesi  ho avuto uno scambio di mail dopo aver tacciato come “banalità” le sue idee sulla montagna e sul suo sviluppo. Sai, da montagnino mi sono sentito toccato nel vivo su un argomento in cui ho sentito, da ormai quasi trent’anni, una marea di puttanate. E le cose, poi, sono rimaste sempre le stesse e i problemi insoluti. Quindi, quando sento dire che la montagna dovrebbe rimanere territorio da solitudine new age per filosofi in pensione, beh, mi parte l’embolo!

Pensi ci sia in questo momento un serio tentativo di imbavagliare la stampa e limitare il potere di critica? Ti è mai capitato di ricevere pressioni?

No, non credo ci sia questo tentativo e ti spiego il perché: i giornali, anche quelli, sono pieni di paraculi, nani e ballerine che elogiano e stroncano per tutta una serie di motivi che esulano la critica e qualità letteraria. Le case editrici, magari, fanno pure pressione, ma sono i salotti il vero cancro della libertà di pensiero, le chiese e la teoria del partigiano. Il noi e il voi. L’ingroup e l’outgroup. Non c’è un elemento esterno, a mio avviso, che prema per imbavagliare qualcuno, ma sono gli stessi recensori, giornalisti e scrittori a imbavagliarsi da soli, per i motivi appena espressi. Però c’è la rete, ci sono i blog, quelli che non piacciono alla Mastrocola ma che sono la frontiera dell’impegno sociale e culturale del nostro Paese. io, per me, prendo spunto per le mie letture, ormai, solo dai blog e dai blogger di cui mi fido, che so dire pane al pane e vino al vino. Ecco, spero che anche in questa frontiera, però, non entrino i salottini, gli amichetti del quartierino, ma, all’opposto, che i blogger rimangano essenzialmente lettori che sanno anche scrivere e hanno voglia di far risparmiare soldi ad altri lettori o spendere tempo ed energie per invitare a leggere questo o quell’autore. Anche questo è impegno civico. Mi è capitato di ricevere pressioni, sì, anche se nella grande maggioranza dei casi, in questi due anni e più di attività, ho avuto la fortuna oltre che di incontrare scrittori in grado di accettare le critiche, anche uffici stampa e responsabili di case editrici consci che se un libro non piace non equivale a insultare la loro mamma. Però, certo, alcuni non mi hanno più invitato a leggere cose da loro edite. E vabbè, ce ne faremo una ragione, no?

Cosa ne pensi della critica letteraria italiana istituzionale e clandestina (per clandestina intendo quella fatta da noi umili blogger)?

In parte ho già risposto sopra: i blogger sono la frontiera della critica indipendente e credo che la gente, piano piano, se ne stia sempre più accorgendo. Forse non i lettori occasionali, quelli che andando a sbattere contro una pila alta due metri di copie di un romanzo lo comprano quasi per inerzia, ma i lettori forti, quelli che realmente mandano avanti l’industria libraria in Italia, sì. O, almeno, questa è la mia sensazione, anche dai commenti che vengono lasciati su Pegasus Descending o nelle mail che ricevo. L’importante, ribadisco, è che tutti noi blogger continuiamo a essere dei lettori, senza prenderci troppo sul serio ma lavorando seriamente.

Quali sono i siti letterari che segui più spesso?

Tutti quelli che sono nel blogroll di Pegasus Descending. Non sono uno smanettone, uno che passa ore e ore a leggere in mille siti ogni giorno. Ho pochissimo tempo e lo impiego per leggere – altrimenti di che scrivo? – e per scrivere, oltre che a rispondere a chi mi contatta, pubblicamente o in privato. Come potrai vedere scorrendo la breve lista, sono tutti blog o siti personali, di indipendenti, per il discorso fatto pocanzi.

Mi ha molto colpito la tua recensione di Così si muore a God’s Pocket di Pete Dexter. In poche parole cosa diresti per consigliarne la lettura?

Intanto ti ringrazio. Dexter era uno scrittore che non avevo mai letto, nonostante avessi già da anni suoi libri in casa. Come tutti i lettori forti compro dieci e leggo due. Ma se un libro non lo hai, come fai a leggerlo? Su Così si muore a God’s Pocket: beh, per una analisi un po’ più approfondita rimando alla mia recensione su Pegasus Descending. Pete Dexter è un po’ come James Lee Burke: uno che scrive talmente bene da farti venir voglia di piangere.

Un discorso a parte meritano i traduttori. Ancora molto sottovalutati, ma se ci si pensa bene molti autori stranieri sono amati solo grazie al lavoro di questi preziosi più che traduttori, interpreti del pensiero. Quali sono i tuoi traduttori preferiti? Quale è la traduzione più sensazionale che ti viene in mente?

Risposta facile: Luca Conti. E non solo perché con lui credo si sia consolidato un rapporto anche personale, seppur solo via blog. Ho letto decine di lavori da lui tradotti e la sua conoscenza della lingue inglese – e italiana – non ha, al momento, paragoni. Un fuoriclasse. Inoltre Conti traduce una materia, la letteratura di genere e non solo, che destreggia con una competenza eccezionale. Penso che sia realmente uno dei maggiori conoscitori di giallo e affini che abbiamo in Italia. E questa conoscenza si trasmette nelle sue traduzioni, nella voce che è capace di imprimere ai suoi lavori. Se autori di lingua anglosassone come Elmore Leonard – per me un Maestro – possono vantare una nuova giovinezza nel nostro Paese lo si deve anche all’eccezionale lavoro che sta facendo Conti. Basta prendere una vecchia edizione di Leonard e poi una tradotta da Conti per accorgersi della differenza. Ma finché non si fa questo sforzo, vincendo anche una naturale pigrizia, non si capirà mai fino in fondo l’importanza dei traduttori e della loro competenza. E citando Leonard credo anche di aver risposto alla seconda parte della tua domanda. Infine permettimi di citare Giuseppe Manuel Brescia, traduttore di Nic Pizzolatto.

Di’ una cattiveria terribile verso uno scrittore mediocre che si crede Dostoevsky. Puoi anche non fare nomi non vorrei che poi ti trovassi i cortei sottocasa.

Guarda, credo di essere una persona estremamente buona o, comunque, mi impegno ogni giorno per esserlo. Uno dei miei difetti, per esempio o tornando alla tua prima domanda, è che faccio molta fatica a dire “no”, magari caricando di troppo lavoro pur di non voltare le spalle a chi chiede una mano. Mi risulta difficile dire una cattiveria, a maggior ragione su uno scrittore, visto che interpreto la letteratura, lo ribadisco, in una maniera estremamente laica e non personalistica. Però… pensandoci… ihihihi… qualcosa mi sta venendo in mente… Ecco: Omar Di Monopoli assomiglia a Giuliano Ferrara. Tiè. Lo detta!

Secondo te gli scrittori italiani sono penalizzati nel nostro mercato, rispetto agli stranieri rispetto ai generi che segui più assiduamente. O il pulp, il thriller, l’ hard boiled, il noir sono generi poco adatti allo scrittore italico medio?

Bah, Giulia, la storia del fenomeno che viene rifiutato da mille case editrici è un po’ una leggenda metropolitana, secondo me. Se uno non riesce a pubblicare è perché, probabilmente, deve impegnarsi ancora di più, limare, modificare, scrivere e scrivere, riprovare. Invece di lamentarsi e ululare alla luna dovrebbe darsi da dare e giù d’impegno. L’ha detto lo stesso Victor Gischler in un recente incontro milanese: quando sei un esordiente la cosa più difficile è credere che ce la puoi fare, credere nel tuo lavoro. È una salita dietro l’altra. Uno può anche gettare la spugna, ma così non combinerà mai un cazzo nella vita e non solo nel mondo dell’editoria o della letteratura. I nostri scrittori pubblicano e pure tanto, anche se non so quanti hanno una statura internazionale, soprattutto perché vincolati a troppi clichè, troppe seghe mentali, lo scrittore italiano – ma anche il regista – non riesce mai a lavorare rilassato, a raccontare una storia e basta, no, deve sempre insegnarti qualcosa, fare politica, sbraitare contro Berlusconi o fare sociologismo da quattro soldi. E che palle! Per fortuna gente come Al Custerlina, Omar Di Monopoli, Gabriele Reggi, Michael Gregorio, Elisabetta Bucciarelli o Mauro Marcialis, tanto per fare qualche esempio, dimostrano che altre strade sono percorribili. Poi, personalmente, amo moltissimo gli americani, cinematografia compresa, credo che spesso abbiano una marcia in più, una freschezza che ti fa dire cose importanti e serie in modo piacevole, senza mai salire sulla cattedra. Ciò non toglie che pure loro, gli americani, le loro belle cagate le scrivono. Ma hanno pure gente come Elmore Leonard, Pete Dexter, il Premio Nobel in pectore Cormac McCarthy, Philip Roth, James Lee Burke. Poi, certo, purtroppo per loro hanno pure Jonathan Franzen. Ma noi abbiamo Alessandro Baricco. Insomma, non so chi se la passa meglio o peggio. Anzi, no. Lo so.

Un libro imprescindibile che consiglieresti di leggere a tutti non solo agli amanti del thriller?

I tre moschettieri di Alexandre Dumas. È diventato pure il motto di Pegasus Descending: beato colui che deve ancora leggere I tre moschettieri. Anche se forse non ho risposto alla tua domanda: tu mi chiedevi di un libro, io ti ho risposto con la Letteratura!

E ora parlami dei tuoi gusti letterari. Parlami dei tuoi autori preferiti, dei libri che ami di più, di quelli che proprio non ti sono piaciuti.

E già, così andiamo avanti per settimane! Su quelli che mi sono piaciuti ho già parlato a sufficienza, ma ti cito solo Cormac McCarthy, perché il Premio Nobel per la letteratura non avrà valore finchè non lo vincerà questo straordinario scrittore. Che non mi sono piaciuti, beh, ce ne sono centinaia. Te ne dico uno, anzi, tre, che mi attirerà gli strali di tutti gli appassionati di noir e affini: la Trilogia USA Underground di James Ellroy, anche se con vari gradi tra un e l’altro. Il peggiore è Sei pezzi da mille. Per quanto riguarda i gusti sono abbastanza onnivoro. Da quando curo Pegasus Descending, necessariamente, leggo quasi solo letteratura di genere, anche se con continue incursioni al di fuori di esso, vedi Erskine Caldwell, tanto per citare il primo che mi viene in mente. Poi leggo molta saggistica, in particolare afferente ai miei interessi culturali e accademici: scienze politiche, biologia, medicina, anche se ultimamente sono concentrato su lavori inerenti le scienze cognitive, la neurologia e la neurobiologia.

Raccontami l’episodio più bizzarro o divertente che ti è successo legato a Pegasus Descending.

Forse quella volta in cui una tizia, o un tizio, neanche mi ricordo più, mi scrisse una mail in cui mi proponeva un suo libro chiedendo la mia parcella per una recensione. Cioè, la recensione on demand! Ringraziai declinando la cosa. Però, ripensandoci, forse non è poi così divertente… per niente proprio… perché la cosa mi fa pensare… non trovi?

Quale è il segreto per una buona recensione alla Pegasus Descending?

Non fare recensioni on demand! Bisogna sempre scrivere quello che si pensa, avendo come principale cura i soldi di chi ti legge e che si spacca la schiena per guadagnarli. Poi non possiamo stare qui a lamentarci se la gente non legge! Se la si prende per il culo, se si spacciano mediocrità per capolavori perché l’ha scritto l’amico dell’amico o perché pubblica per Einaudi ed è andato da Alain Elkan, beh, la capisco. Bisogna leggere, tanto, non perché rende migliori o peggiori, ma perché è divertente ed essere umani significa riflettere, non sfuggire alla complessità del mondo ma cercare di capirla. Leggere significa fare questo. Fine della predica.

Progetti per il futuro?

Impegnarmi affinché i miei figli siano prima dei bambini, poi degli adolescenti e infine degli adulti curiosi e felici. E poi continuare a lavorare su una serie di miei progetti: dalla crescita del blog, ai miei tentativi di scrittura, fino al mio desiderio di poter fare ricerca nei campi di mia competenza. Insomma, continuare a farsi il culo senza mai mollare! Altrimenti, che gusto ci sarebbe?

Tag: ,

4 Risposte to “:: Intervista a Andrea Pelfini boss di Pegasus Descending”

  1. utente anonimo Says:

    gran bella intervista, ma io sono decisamente più figo di Ferrara 🙂
    OMAR DI MONOPOLi

  2. utente anonimo Says:

    Andrea in more than a blogger! Pegasus e liberidi sono due ottimi motivi per non essere troppo pessimisti sul futuro della cultura italiana.

  3. utente anonimo Says:

    @Omar: socio, ovviamente si scherza, sai come sono fatto! 🙂 E poi Giulianone scrive molto meglio di te, quindi non ci sono molti paragoni da fare!

    @Utente anonimo: beh, grazie! Sulla cultura italiana non so, io, per me, do come sempre il massimo per fare un buon lavoro.

  4. labuccia Says:

    😉
    con un abbraccio per AP e per questo sito (che mi diverte molto 🙂
    Liz

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: