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:: La rivoluzione sconosciuta a cura di Guido Ceronetti (Adelphi 2019) a cura di Nicola Vacca

23 gennaio 2019

copertina gcNel presentare ai cittadini e agli amici la mostra spettacolo sul terrore micidiale della rivoluzione francese (una raccoglimento intorno al mistero della Storia, il 1789 e le sue propaggini materiali e occulte). Guido Ceronetti, insieme agli attori del Teatro dei Sensibili, decise di porre come epigrafe una frase di Céline tratta dal romanzo Viaggio al termine della notte:

«Tutto quel che è interessante avviene nell’ombra, decisamente. Nulla si sa dell’autentica storia degli uomini».

Il filosofo ignoto, come tutti gli scettici, è un nemico dell’utopia. Il concetto di rivoluzione rappresenta la più tragica variazione di quell’andare in nessun luogo.
Adelphi pubblica postumo La rivoluzione sconosciuta, un volume che raccoglie una scelta di testi curata e tradotta da Guido Ceronetti. Un percorso di pensieri in libertà, un errare in compagnia del pensiero di scrittori e filosofi nei labirinti complessi della rivoluzione francese, che in un certo senso è la madre di tutte le contraddizioni della Storia.
Ceronetti chiama a raccolta, da traduttore e interprete, gli spiriti affini che hanno accompagnato la sua vita di uomo, pensatore e scrittore per mostrare, attraverso il loro pensiero, tutta la forza del disincanto scettico nei confronti degli ideali rivoluzionari che in un certo senso hanno condotto l’umanità al fallimento.
Da George Bataille che in Littérature et le mal scrive:

«Il 14 luglio fu veramente liberatore, ma nella maniera dissimulata di un sogno»

a Guido Piovene che in Verità e menzogna osserva:

«Il male si ha quando comincia la sensazione di bassezza, la nostra, arida e senza correttivi. È una morte spirituale, che conduce alla morte fisica»,

passando per Leopardi che nello Zibaldone annota:

«La rivoluzione francese posto che fosse preparata alla filosofia, non fu eseguita da lei, perché la filosofia specialmente moderna, non è capace per se medesima di operar nulla».

Nel suo percorso Ceronetti non dismette mai i panni dello scettico soprattutto quando demolisce, avvalendosi della parole di François Furet, il genio manicheo di Robespierre.
Il senso drammatico della rivoluzione è di fronte alla volontà meccanizzata del plotone d’esecuzione davanti al quale si consuma la tragedia della volontà inane, dell’impotenza assoluta (Jean Starobinski, 1789 – Les Emblémes de la raison).
Davanti alla rivoluzione che ha scacciato lo spirito del mondo reale, rendendolo troppo orribile (così scrive Joubert), Guido Ceronetti, scettico, disincantato, antiutopico che non crede a nessun paradiso in terra, lascia parlare Charles Baudelaire:

«C’è in ogni mutamento qualche cosa d’infame e di piacevole insieme, che ha dell’infedeltà e del trasloco. Tanto basta a spiegare la rivoluzione francese».

Il filosofo ignoto prende in prestito le parole dei suoi scrittori preferiti e ci serve su un piatto d’argento l’illusione della rivoluzione e tutti i suoi misfatti:

«Ogni giorno muore qualche rivoluzionario. Impedire soltanto che ne nascano».

Così alla fine sposa il pensiero di Joseph Joubert per dirci senza equivoco alcuno (come era nel suo stile) da che parte sta e come la pensa.

:: Messia – Guido Ceronetti (Adelphi 2017) a cura di Nicola Vacca

19 settembre 2017

ceronetti messiaGuido Ceronetti compie novanta anni e quando scrive è ancora lucido sulla catastrofe. Per il suo compleanno a noi suoi lettori affezionati regala un nuovo libro. Ed ecco che Adelphi pubblica Messia in cui lo scrittore torinese si cimenta con il tema del Messia e della sua eterna attesa in un tempo come il nostro da cui davvero non c’è da aspettarsi nulla.

Visto che non c’è altro che il nulla, tanto vale uccidersi nell’illusione di aspettare qualcosa o qualcuno che non verrà.

Ceronetti, che il Messia non l’ha mai aspettato, in questo libro mette insieme alcune poesie che ha dedicato al Messia (siamo felici che in queste pagine torni a parlare anche il suo Angelo sterminatore) e soprattutto nella seconda parte riporta le testimonianze messianiche degli autori che nella sua vita ha amato e tradotto: Eraclito, Isaia, Rimbaud, Kafka e molti altri ancora.

Il filosofo ignoto prende in prestito le parole dei suoi scrittori preferiti per parlarci come sempre del brutto mondo di oggi in cui ci si riduce in maniera consolatoria a pensare messianicamente nella speranza (cieca e delusa) di trovare una via di scampo al nulla che tutto opprime.

«Non l’aspetto, non mi pare di averlo già aspettato. – scrive Ceronetti nella premessa –Resta però nell’armadio delle speranze cieche, le sole che valgano e mai ne butterò via la chiave. Si è nel messianico finché si è nell’umano».

Nell’era del cretinismo assoluto molta gente inebetita aspetta di vederlo comparire.
L’umanità è sull’orlo della disperazione e come reazione non fa altro che scoprire la propria dimensione new age. Ma, scrive Ceronetti, un Messia venuto non trasformato in immediatamente e intemporalmente in venturo è un Meessia bruciato e tradito, votato ad esserlo.

Pensare messianicamente trattiene la mente dal precipitare nell’incretinimento generale oppure serve a formare un esercito numeroso di imbecilli dell’utopia?
Guido Ceronetti da studioso del tragico afferma che se la gente applaude alla parola Messia vuol dire forse che rifiuta di essere morta nei corridoi ciechi dell’obitorio dell’anima.

Morire di attesa, morire all’attesa è il peggior morire, avverte con il suo cinismo intelligente il grande maestro della disillusione Guido Ceronetti.
Siamo sempre in attesa della venuta del Messia. L’illusione che prima o poi venga in mezzo noi ci uccide, ma alla verità preferiamo una consolazione che ogni minuto ci uccide, ma noi facciamo finta di essere felici.

Guido Ceronetti, poeta, filosofo, giornalista, scrittore, traduttore e drammaturgo italiano. Nato a Torino nell’agosto del 1927, Ceronetti, intellettuale di vastissima cultura, cominciò a collaborare con La Stampa nel 1972. Di rilievo la sua opera di traduttore sia dal latino che dall’ ebraico. Nel 1981 Ceronetti introdusse in Italia E.M. Cioran, definendo lo scrittore rumeno-francese “squartatore misericordioso”; a sua volta Cioran dedicò a Ceronetti uno dei suoi Esercizi di ammirazione. Tra le sue opere di narrativa e saggistica ricordiamo La carta è stanca, Pensieri del tè, La lanterna del filosofo. Tra le opere di poesia Compassioni e disperazioni. Tutte le poesie 1946-1986 e Le ballate dell’angelo ferito. Tra le traduzioni Constantinos Kavafis, Un’ombra fuggitiva di piacere, Adelphi 2004 e Cantico dei Cantici, Alberto Tallone Editore, 2011.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa Adelphi.