:: La società letteraria di Sella di Lepre, Pasi Ilmari Jääskeläinen, (Salani, 2014), a cura di Serena Bertogliatti

9788867159055_la_societa_letteraria_sella_di_lepreVi parlerò di questo libro nel modo e nell’ordine in cui io l’ho conosciuto, perché a volte le aspettative – che siano soddisfatte o deluse – finiscono con il guidare la lettura.

Ero in libreria, in una di quelle mezz’ore libere in cui si decide di perdersi tra i titoli pur sapendo di non avere alcuna intenzione di comprare l’ennesimo romanzo. La pila dei “non ancora letti”, a casa, stava diventando ingombrante. E così mi sono data una scusa: ero in libreria con un’altra persona, e sarebbe stato per lei che avrei girato tra gli scaffali. È stato così, occhiata dopo occhiata, che mi sono imbattuta ne

Il titolo: La società letteraria di Sella di Lepre
I libri che parlano di libri mi sussurrano promesse. Tanto per cominciare, che la lettrice che è in me, leggendoli, si sentirà capita. Ma, osando di più, spero in un libro che mi faccia riflettere sui libri. Perché leggiamo? Perché scriviamo? Quante e quali dinamiche e sfumature sono all’opera nel semplice e quotidiano atto di leggere e di scrivere?

L’autore: Pasi Ilmari Jääskeläinen
Di cui non so pronunciare il nome e di cui in quel momento, preso il libro in mano, ho letto le lettere sufficienti a farmi capire che era finlandese. Una sbirciata alla biografia me l’ha confermato: Pasi Ilmari Jääskeläinen insegna letteratura finlandese al liceo. Non ha mai smesso di amare i vecchi film classici e la letteratura fantastica. Ecco perché quel nome fiabesco, “Sella di Lepre”. Ma il grande catalizzatore di aspettative, una delle parti più incriminate, è venuto subito dopo: I suoi autori preferiti sono Michail Bulgakov, Peter Høeg e Stephen King. Due sue tre sono anche i miei autori preferiti (spiacente, King), e così mi sono ritrovata ad avere un serio problema: il libro mi ispirava abbastanza, ma io non ero lì per comprare romanzi. Per fortuna ero però lì per trovarne per un’altra persona, una persona con una rara e intensa passione per la Finlandia. Segno del destino? Mancava solo una cosa:

La copertina
Imprevedibile e emozionante, un romanzo fantastico travestito da fiaba (Daily Telegraph) – riportava una fascetta color giallo-cattivo-gusto apposta sulla copertina. Sulla copertina in sé, una vecchia macchina da scrivere. Un romanzo dal gusto antiquato? O al dipartimento marketing della Salani sanno che agli italiani piace associare alla lettura questo gusto da “le belle e buone cose di una volta”? Poco importava, ormai la scelta era stata presa.

Ho portato il romanzo all’amante della Finlandia, che l’ha comprato e letto, e che non ha poi saputo spiegarmi perché non ne sia rimasta soddisfatta. Non che il romanzo sia brutto, ma…
E così è venuto il mio turno di lettura.

***

È difficile parlare della traduzione di un romanzo di cui non si conosce la lingua originale. Quanto di quello che non ti sta piacendo è dovuto alla traduzione e quanto al testo originale? Ci si trova a poter dire poco di certo e ad accumulare impressioni confuse.
Non so come sia il finlandese, ma nella versione italiana mi sono trovata a leggere frasi in cui i tempi verbali sembravano essere stati usati un po’ a caso o, meglio, come se passato remoto, imperfetto e trapassato prossimo fossero a volte interscambiabili. Forse è una traccia della struttura del finlandese (le lingue sono diverse tra di loro e tra di loro incomparabili), ma l’impressione generale è che una revisione post-traduzione non sarebbe stata una cattiva idea. Parto dal presupposto che non vi sia stata, perché, nel caso in cui vi sia invece stata, starei offendendo non poco la persona pagata per svolgere questo lavoro.
Una recensione che inizia con una nota alla traduzione non è il massimo a cui auspicherei, ma questo aspetto – la prosa nel micro e nel macro – ha influito non poco su tutta la lettura. Dopo un po’ ci si abitua, ovviamente, ma mi sono chiesta diverse volte se non avrei dovuto leggerlo in inglese.
Ci sono poi scelte stilistiche che non dipendono dalla traduzione, come il decidere di dedicare interi paragrafi alla – permettetemi le virgolette – “spiegazione” di qualcosa. Il cosa varia, nel corso del libro, ma questa caratteristica permane, dando l’impressione di stare leggendo una fiaba. Non una fiaba per adulti, non un romanzo con l’atmosfera delle fiabe, non una narrazione con l’oniricità propria dell’infanzia, no: proprio una fiaba per bambini, ossia per esseri umani che abbisognano ancora di qualche aiutino a dedurre informazioni da un testo scritto. È un bene o un male? A voi e al vostro gusto la scelta.

Superato lo scoglio della forma, ho cominciato a godermi il contenuto.
La società letteraria di Sella di Lepre è ambientato in una piccola comunità finlandese che il mondo potrebbe dimenticare se non fosse per, appunto, la società letteraria menzionata nel titolo, che ha tra i propri membri le penne migliori di tutto il Paese. È proprio su questa società iniziatico-misterica che la protagonista del romanzo, Ella Milana, vuole indagare. Non come un’investigatrice da noir, no: come una ricercatrice, quale è, in ambito letterario. Purtroppo per lei e per la felicità di chi legge, Ella si trova catapultata nel suo oggetto di indagine, che le si aggroviglia addosso con tutti i suoi segreti, le sue morbosità e – mai farseli mancare – i suoi crimini.

L’impressione generale che mi è rimasta addosso a libro concluso è che Pasi Ilmari Jääskeläinen, con alcune delle idee usate in La società letteraria di Sella di Lepre, avrebbe potuto scrivere un piccolo capolavoro.
Il potenziale c’è tutto, tutto intuito.
Si intuisce la sua capacità di dare vita a personaggi tridimensionali, veri nel loro essere imperfetti, come caricature più rappresentative del soggetto in carne e ossa che ritraggono. Si intuisce la sua capacità di cogliere il lato grottesco della quotidianità, quella che permette a un autore di ravvivare anche il quadro apparentemente più banale. Uno dei personaggi del romanzo, che parafraso, lo dice esplicitamente: quando s’impara a meravigliarsi dinnanzi alle cose più semplici, non ci si stupisce più di nulla.
Ma Jääskeläinen, durante la lettura, non è riuscito a farmi meravigliare. È riuscito invece a tenermi sempre sul limitare della meraviglia, come se in continuazione mi sussurrasse: ho qui semi che, vedrai, sbocceranno e ti faranno sgranare gli occhi. Fino alla fine. In maniera estenuante. Come una lunghissima serie di preliminari che alla fine, anziché decollare, scemano perché qualcuno dice la cosa sbagliata nel momento sbagliato. E così questo finale, che dovrebbe riunire tutti gli elementi disseminati nel corso della narrazione, mi ha dato più l’impressione di liquidarli.
Gli elementi che l’autore dissemina nel romanzo, come semi che dovrebbero poi sbocciare, sono tanti. La riflessione letteraria su tutti. La società letteraria di Sella di Lepre è uno scritto sugli scrittori. Scrittori si nasce e si diventa, nel pensiero di Laura Lumikko, fondatrice della società. È lei ad averne selezionati, ancora giovani, i membri, ed è sempre lei ad averli cresciuti in un percorso iniziatico che il romanzo descrive e narra come intenso e straziante, ma che tale non mi è risultato. Sapevo, leggendone, che sarebbe dovuto risultarmi estremo, rivelante, ma non sono riuscita ad andare oltre al condizionale.
Più difficile è commentare il lato fiabesco/fantastico del romanzo. La comunità in cui è ambientato è forse una delle cose meglio riuscite: Sella di Lepre, cittadina ai limiti del mondo in cui il confine tra realtà e fantasia sfuma nella testa dei suoi abitanti quanto nella realtà che li circonda. Sella di Lepre, che grazie a Laura Lumikko è diventata famosa come patria di creature tra il fantastico e il mitologico, e che sembra condannata a diventare quello di cui si ammanta: un piccolo regno in cui la pasta che compone giorno e notte, sogni e incubi, è la stessa. È quest’indecidibilità, l’incapacità di distinguere il plausibile dall’implausibile, a rendere magico il romanzo.

Ho chiuso La società letteraria di Sella di Lepre, vi ho rimesso la fascetta color giallo-cattivo-gusto e lo restituirò a breve, sapendo già che non lo rileggerei una seconda volta. Ma un altro romanzo di Jääskeläinen, quello sì: quello che in questo caso – partecipe forse la traduzione – non è riuscito a soddisfare le mie aspettative, nella prossima lettura potrebbe sbocciare e farmi innamorare di questo autore così come amo i suoi amati Bulgakov e Høeg.

Source: libro del recensore.

Info: momentaneamante non disponibile su Libreria Universitaria

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