:: Propizio è avere ove recarsi di Emmanuel Carrère (Adelphi 2017) a cura di Nicola Vacca

27 settembre 2017 by

propizio è avere ove recarsiEmmanuel Carrère è uno dei pochi scrittori contemporanei che nei suoi libri si mette completamente a nudo, raccontando il suo vissuto e soprattutto ciò che conosce, e tutto questo materiale diventa letteratura. E che letteratura.
È appena uscito da Adelphi Propizio è avere ove recarsi (il titolo viene da I Ching, esagramma 57).
Un tassello importante nella produzione dello scrittore francese: quattrocentoventotto pagine in cui Carrère racconta tutto il suo mondo, e lo fa attraverso una serie di testi (reportage, articoli, interventi pubblicate su riviste e quotidiani recensioni, elzeviri) nei quali è contenuto l’embrione dei libri che ha scritto, ma anche le esperienze di un vissuto intenso e significativo che scaturisce dagli incontri che ha fatto andando in giro per il mondo.
Fatti di cronaca nera che rimandano a La settimana bianca e a L’avversario, interviste, progetti di film, resoconti, questo è il materiale che esce dalla penna fertile e intraprendente di Carrère, scrittore che in ogni rigo soprattutto racconta una parte essenziale di sé, in cui è sempre aperto un duello con il mondo.
Propizio è avere ove recarsi è il libro in cui lo scrittore francese mette tutto il suo mondo e lo consegna ai suoi lettori, racconta come dalla sua vita sono nati tutti i suoi libri, avendo cura di non omettere nulla del suo infinito viaggiare.
Un libro – autoritratto in cui Carrère non rinuncia mai alla prima persona. Il giornalismo si fa letteratura e viceversa in una tensione narrativa in cui viene fuori un’unica opera ininterrotta: il modo di stare al mondo di uno scrittore che ha deciso di fare della sua esistenza la meravigliosa non – fiction da raccontare.
Entrare nelle vite di grandi personaggi (Alan Turing e Limonov), raccontare gli scrittori che ha letto e amato (Capote, Leo Perutz, Balzac, Philip K.Dick), rivelare al lettore le sue pagine segrete di amori e incontri con le donne che ha amato e con la donna che ama ( nelle Nove cronache per una rivista italiana senza alcuna inibizione lo scrittore mette insieme i pezzi dei suoi personali e intimi frammenti di un discorso amoroso).
Carrère, scrittore di storie vere che sente di avere delle responsabilità morali e, quindi, quando scrive ritiene vano contrapporre giornalismo e letteratura.

«Tutto ciò costituisce una cronaca, una galleria di ritratti, di bozzetti, non ancora una storia. Perché ci sia una storia, ci vorrebbe una crisi che metta a rischio quell’equilibrio…».

Lo stile Carrère continuerà ad appassionarci e siamo sicuri che le sue narrazioni non ci deluderanno mai.
Propizio è avere ove recarsi è il punto di vista di uno scrittore sulle cose come le vede e alle pagine dei suoi libri si rimane aggrappati perché l’immanente immersione nella realtà diventa la nostra.
Emmanuel Carrère quando scrive non gioca a nascondino con la sua vita e con quella degli altri.
Questo fa di lui un grande e unico scrittore sempre pronto a giocarsi la partita dell’esistenza con una verità da raccontare e da testimoniare.

Emmanuel Carrère è nato a Parigi nel 1957. È scrittore, sceneggiatore e regista. Nel 2011 ha pubblicato Vite che non sono la mia, che in Francia ha conquistato classifiche e premi (edito in Italia da Einaudi). Nel catalogo Einaudi è disponibile anche La vita come un romanzo russo. Presso Adelphi ha pubblicato Limonov e L’avversario.

Source: inviato dalla casa editrice al recensore.

:: L’ultimo segreto di Lady Diana. Il mistero del rapporto tra la principessa più amata e Madre Teresa di Luciano Regolo (San Paolo, 2017) a cura di Daniela Distefano

27 settembre 2017 by

Senza titolo-7Lady Diana e Santa Madre Teresa di Calcutta – due icone che non appartengono più al Tempo – sono edere pulsanti nel nostro registro dei ricordi.
Se appartennero ad un opposto contesto, la morte di entrambe le avvicinò, l’una fu il puntello dell’altra.
Ma chi era davvero Lady Diana? Quale fu la sua amletica eredità?
Nel suo intimo sgorgarono e crebbero, con costanza, la ricerca spirituale e il bisogno genuino di lenire gli affanni altrui.
Proprio in questa spinta verso l’Oltre, Diana trovava il più autentico conforto al dolore interiore e alle prove per lei inaccettabili.
Anche per Madre Teresa Lady Diana era “una matita nelle mani di Dio”.
Alcuni scettici pensavano che Lady Diana strumentalizzasse la sua figura.
Ecco la risposta della Santa: “Io non ho mai incontrato la principessa Diana. Non ho mai ricevuto la principessa Diana, ma l’infelice Diana, è una cosa molto diversa”.
Per lei principesse o poveri erano la stessa cosa, chiunque avesse bisogno di amore era povero. E Diana aveva bisogno d’amore, Madre Teresa ne aveva avvertito in pieno la sofferenza.
Le sue parole ed il suo esempio lasciarono un solco profondo in Lady Diana e per rendersene conto basta guardare come e quanto cambiò la sua vita dal ’92 in poi o le iniziative in cui si impegnò anche a livello internazionale.
Crebbe in lei la consapevolezza del senso da dare alla sua vita. Sulla sua scrivania bene in evidenza la frase di Madre Teresa che aveva scelto quale motto della sua rinascita: “Una vita non vissuta per altri non è una vita”.
Queste due donne del mondo moderno non operarono metodicamente, come specialiste nell’alleviare l’agonia umana; come soleva dire
Santa Teresa di Calcutta:”Quello che facciamo non è assistenza sociale, ma l’opera di Dio. Non siamo assistenti sociali, siamo anime consacrate, chiamate a compiere l’opera di Dio”.

Luciano Regolo, classe 1966, giornalista, ha lavorato per diverse testate come “Repubblica”, “Oggi” e “Chi”. Ha diretto “Novella 2000”, “Eva Tremila” e “Vip”, il quotidiano “L’Ora della Calabria”, ricevendo a Ischia nel 2014 il premio speciale per la difesa nella libertà di stampa, e poi “Mate”, la prima rivista di divulgazione matematica.
Attualmente è freelance. Ha scritto numerosi libri sulla storia dei Savoia e sul rapporto oscuro tra Corona e fascismo e i best seller: “Natuzza Evolo.
Il miracolo di una vita” (2010), “Natuzza amica mia” (2011), “Il dolore si fa gioia: Padre Pio e Natuzza. Due vite, un messaggio (2013), “Le lacrime della Vergine (2014) e “Dove la Madonna parlò a Natuzza”(2014);
con padre Raffaele Talmelli “Il diavolo. Riconoscere la sua seduzione, difendersi dai suoi attacchi” (2014).

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Alessandro Fuso dell’ ufficio stampa.

Collaborazione con PETER’S TeaHouse

26 settembre 2017 by

main-logoGentili lettori,

da oggi il nostro blog inizia a collaborare con PETER’S TeaHouse. Dire che sono felice è dire poco. E’ una bellissima occasione per parlare di qualcosa che amo almeno quanto i libri. Sorseggiare una tazza di tè mentre si legge i libri credo sia uno dei piaceri più belli e delicati della vita. E bere tè di qualità e tanto importante quanto leggere bei libri. Perciò siamo felici che l’azienda abbia creduto in noi e ci abbia investito, seppure virtualmente, della qualifica di ambasciatori del tè.

La prima PETER’S TeaHouse nasce a Bolzano nel 1994, oggi è presente su tutto il territorio nazionale non solo come negozi specializzati nella vendita del tè, ma è anche come Caffetterie, Tea Room, nell’area relax di Hotel e Centri benessere. E da oggi ha un posticino anche su Liberi di scrivere.

Come è nata l’idea di questa collaborazione? Scherzando sono anni che mi dico con tutto il caffè, il tè, le tisane che bevo mentre leggo dovrei avviare collaborazioni con le aziende che li producono. Ci scherzavo su ma non ho mai intrapreso i passi necessari per avviare queste collaborazioni. Leggendo il blog La sala da tè di una lettrice invece ho visto che si poteva fare davvero. Perciò eccomi qui.

L’azienda mi ha mandato 6 campioncini di tè diversi secondo le mie preferenze (io prediligo i tè neri più forti e corposi), e abbinerò un tè a un libro, e così recensirò sia il tè, che il libro, in tempi diversi, in post diversi, ma uniti da questo sottilissimo fil rouge, se l’iniziativa sarà apprezzata dai miei lettori, la continuo. Vediamo cosa nascerà da tutto ciò.

Sarà divertente recensire dei té, naturalmente lo farò a modo mio, con un po’ di storia, un po’ di curiosità, alcuni miei piccoli segreti per la preparazione del tè. Come molti dei miei lettori sono una vera consumatrice di tè, sinceramente appassionata di questa antichissima tradizione orientale. Li colleziono (come le saponette), li bevo, sia caldi che freddi, li uso per fare creme e dolci. Insomma unisco una mia passione a qualcosa che può divertire o essere utile anche a voi lettori. Fatemi sapere cosa ne pensate. Ci tengo.

:: La donna nella pioggia di Marina Visentin (Piemme 2017) a cura di Viviana Filippini

26 settembre 2017 by

la donna nella pioggiaQuella di Stella Romano, protagonista di “La donna nella pioggia”, edito da Piemme, è una vita monotona, ripetitiva, fatta di una quotidianità a tratti quasi sfiancante. La donna si divide tra i viaggi di lavoro del marito Mattia; le diverse attività che praticano Alice e Sofia, le due figlie; Nina, la domestica ucraina che la aiuta nelle faccende di casa e il proprio amato lavoro di illustratrice di libri per bambini. Tutto assomiglia al ritratto della perfezione assoluta, ma in realtà sotto la superficie di belle apparenze, la vita della protagonista nasconde una serie di eventi e cose che le danno il tormento. Tanto per cominciare si scopre che l’infanzia di Stella è stata minata da un evento drammatico: la morte tragica della madre. Fosse solo questo! Stella non ha mai avuto notizie certe su chi fosse suo padre e il cognome che porta, Romano, è quello di Gabriele, il compagno della mamma che la allevata come una figlia. Questi sono i fantasmi del passato, ma nel presente dove tutto sembra perfetto, la caduta del vaso della madre (unico oggetto che manteneva il legame tra le due) e la sua completa rottura lanciano nel panico la donna. Stella si rende conto che non può più tenersi dentro quello che la tormenta e che la fa soffrire, perché solo affrontato ciò che la assilla potrà, forse, trovare un po’ di pace. La protagonista passa dalla calma apparente in una spirale di crescente ansia che le fa rasentare la pazzia, tanto è vero che ad un certo punto la donna inizia a prendere dei medicinali (ansiolitici), e soffre per il fatto che le due amate figlie sono in vacanza con i parenti del marito e lui, Mattia, ecco non è così fedele come vuole fare credere. Ognuno di questi elementi non farà altro che gravare in modo maggiore sulla stabilità psicofisica di Stella che, oltre a sentirsi sempre più oppressa, prova un senso di minaccia incombente. Marina Visentin porta noi lettori a seguire il cammino nella psiche della protagonista, la quale prende coraggio e decide di indagare il suo passato per capire cosa la tormenta, perché ormai lei ha capito che il suo malessere è legato a qualche evento traumatico accaduto tanto tempo prima. Alla Milano del presente, quella dove Stella di divide tra mondo borghese ed editori di qualità, si innesta ad un certo punto il passato. Un tempo andato dal quel emergono gli aspetti cupi e mai del tutto chiari dei tanti delitti violenti e molto spesso inspiegabili che segnarono l’Italia degli Anni di piombo. Stella fa una viaggio alla ricerca delle proprie radici e per compierlo mette in gioco tutta la sua forza in un cammino di ricerca della verità complesso e pieno di difficoltà che la metteranno a dura prova. Questo non importa a lei, perché sono passi vitali da compiere, per dare un senso al proprio vivere. “La donna nella pioggia” di Marina Visentin, attraverso la vicenda personale di Stella, ci presenta mondi diversi, fatti di contraddizioni e contrasti che influiscono sul singolo essere umano e che lo destabilizzano a tal punto da trovare il primordiale istinto di coraggio per mettersi in discussione e ricercare la verità sul proprio passato e sulla propria esistenza.

Marina Visentin è nata a Novara, ma da quasi trent’anni vive e lavora a Milano. Giornalista, traduttrice, consulente editoriale, una laurea in filosofia e un lontano passato da copywriter in un’agenzia di pubblicità. Ha collaborato con varie testate nazionali, scrivendo di cinema e altro; attualmente si interessa di scrittura autobiografica, organizzando laboratori a Milano e dintorni. Ha pubblicato testi di critica cinematografica, saggi sulla storia del cinema, libri di filosofia e psicologia. Dopo la fiaba noir “Biancaneve” (Todaro Editore, 2010), “La donna nella pioggia” è il suo primo thriller psicologico.

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Luigi Scaffidi dell’ ufficio stampa.

:: Emilio Salgari al Valentino a Torino a cura di Elena Romanello

26 settembre 2017 by

salgariDal 28 settembre al 18 febbraio del 2018 il Borgo medievale al Valentino a Torino continua il suo viaggio nella letteratura per ragazzi in collaborazione con il MUSLI, Museo della scuola e del libro per l’infanzia, proponendo, dopo Pinocchio e Cuore, l’universo fantasioso e avventuroso di Emilio Salgari, torinese d’adozione.
Un autore che continua ad essere amato, a oltre cent’anni dalla sua tragica morte, e che tornerà d’attualità quest’autunno con una serie a fumetti tutta italiana dedicata a Sandokan e presentata dalla Star Comics in anteprima nel suo giorno di promozioni. La mostra del Valentino mira a raccontare due aspetti della produzione del maestro italiano dell’avventura.
Da un lato si parla dei legami tra Emilio Salgari e Torino, dove lo scrittore si trasferì da Verona nel 1893 e dove visse fino alla morte nel 1911, attirato dagli editori che c’erano, come Speirani e Paravia, per cui scrisse racconti di viaggio e d’avventura, storie naturalistiche e ambientazioni nei paesi del nord, ma anche traduzioni di romanzi francesi, attività che Salgari abbandonò poi completamente.
In parallelo la mostra racconta il successo e la popolarità dei romanzi salgariani, con una selezione di titoli in edizioni spesso rare che raccontano come le avventure del Capitano siano state oggetto di traduzioni in varie lingue (sono state una delle letture preferite di personaggi come il Che Guevara e Isabel Allende) ma anche di adattamenti in altre media. Da Cartagine in fiamme, romanzo storico sulle guerre puniche, che ispirò Cabiria di Pastrone, uno dei primi kolossal della storia del cinema, allo sceneggiato cult anni Settanta Sandokan con Kabir Bedi, emblema di più di una generazione, si scoprono curiosità che testimoniano un successo che alla fine torna periodicamente, tra pirati, corsari, eroi e eroine anche di altre etnie e culture. In mostra ci sono anche le parodie, come il numero dedicato a Salgari della rivista umoristica Il Travaso e materiali legati al musical per ragazzi Giovanna la nonna del Corsaro Nero, di cui non restano che poche clip, oltre a disegni originali, manoscritti della collezione Vittorio Sarti, edizioni di varie epoche, giochi, locandine, manifesti, costumi di scena del mitico Sandokan.
All’interno della mostra sarà proiettato il documentario I miei volumi corrono trionfanti. Con Salgari da Torino nel mondo, realizzato dalla Fondazione Tancredi di Barolo nel 2008.
La mostra apre il 28 settembre alle 17 e sarà aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 ad ingresso libero. Sono inoltre in programma laboratori a pagamento per bambini, scuole e famiglie, per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.borgomedievale.it.

Maggiori info:

BORGO MEDIEVALE
Viale Virgilio 107
Parco del Valentino
10126 Torino

T.+39 011 44 31 701/02
F.+39 011 44 31 719/20

borgomedievale@fondazionetorinomusei.it

#Libriinarrivo #Novità #InLettura #N°2

25 settembre 2017 by

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:: Un assist per morire di Andrea Monticone (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

25 settembre 2017 by

Assist per morireIl calcio, almeno quello maschile, è lo sport più popolare in Italia, ma anche il più dibattuto, polemizzato e spesso oggetto di fatti di cronaca non sempre eclatanti. Ed il mondo del calcio fa da sfondo al noir di Andrea Monticone Un assist per morire, rivolto in particolare a chi pensa che non sia tutto oro quello che luccica e che niente e nessuno meriti venerazione come capita spesso nel mondo del pallone.
A Torino muore, apparentemente suicida, a soli 17 anni un ragazzo trovato ai piedi del palazzo dove abitava: non si tratta di un ragazzo qualsiasi, ma di Mark Andreani, aspirante campione di calcio, cresciuto nella scuderia delle giovani promesse della Juve e ora in forze della Sanpa, piccola realtà cittadina che punta al professionismo con alle spalle forti investitori.
A prima vista sembra una tragica storia di un giovane troppo fragile per andare avanti, come purtroppo capita a quella e ad altre età: ma Massimo Brandi della Squadra mobile non si fida delle apparenze, sembra tutto troppo facile, e il mondo del calcio dilettantistico, luogo di sogni per tanti giovani ma anche di interessi non sempre chiari è tutto tranne che rassicurante.
La storia ha quindi due protagonisti: uno che non c’è più, Mark, e l’altro è chi cerca la verità, Massimo Brandi, che ha anche qualche problema personale, visto che è omosessuale, non ha ancora fatto del tutto i conti con questo e l’ambiente della polizia non è sempre il più tollerante.
Accanto a loro ci sono altri personaggi di questo oscuro viaggio nell’inferno del calcio dilettantistico, non certo più tranquillo di quello ufficiale che riempie giornali e tv, tra cui spicca il vecchio (per la professione) e saggio portiere Pat Fornero, un uomo in bilico tra l’urgenza di crescere e quella di continuare a sognare come quando era ragazzo, nonostante tutto intorno a lui sembri mostrare che la cosa in sé non è opportuna.
Un assist per morire è un libro per chi vuole andare oltre facili stereotipi e idealizzazioni, mescolando attualità, tematiche sociali, non ultima quella omosessuale, trattata in maniera schietta e senza troppi substrati, e una trama thriller di sicuro interesse, in un ambiente poi non così frequentato.

Andrea Monticone è nato a Torino nel 1972. Giornalista di nera, ha scritto di omicidi e cimiteri, madri assassine e processi. Ha pubblicato il noir-rock Marsiglia blues che definisce con ottime ragioni un libro maledetto e, per Golem Edizioni, il romanzo Ultimo mondo cannibale e il thriller La Gatta e i diamanti, il quarto libro della serie dedicata al capitano Sodano.
Ama il rock e il blues, Londra e l’Arsenal, il bourbon e il buon vino. Se si vuole seguirlo su twitter cercare @AMonticone

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’ufficio stampa.

:: Un’ intervista con Ella Gai – blogger di Ella Gai

25 settembre 2017 by

ella gaiBenvenuta Ella, su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Parlaci di te. Dei tuoi studi, del tuo lavoro, della tua vita lontana dal blog.

Grazie per questa intervista.
Da dove iniziare… Mi chiamo Ella Gai, uno pseudonimo insito nel mio nome, che mi ha subito conquistata. Ho “inventato” questo nome diversi anni fa prima di autopubblicarmi, e da allora non mi ha più lasciato. Sono laureata in cinema e ho una specializzazione in tecniche digitali, sempre inerente al campo dei multimedia. Ovviamente sono una appassionata di cinema. Amo tutti i film, un po’ meno quelli horror, ma anche quelli fanno parte del mondo del cinema, ahimé! Inutile dire che questo tipo di laurea mi ha dato l’opportunità di poter lavorare con alcune produzioni cinematografiche, realizzando delle sceneggiature, che, però, sono firmate con il mio nome completo e quindi non come Ella Gai. Da poco meno di 24 ore ho superato un altro anno di vita. Non dirò quanti anni ho, perché ho stabilito che dopo i trenta, non l’avrei più detto. ^_^ Quando non lavoro, o scrivo, viaggio, se posso. Negli ultimi anni mi è capitata l’occasione di andare all’estero più di un paio di volte l’anno, grazie a un gruppo di amici formidabili. Adoro vedere posti nuovi, scoprire usanze a me lontane, inspirare l’odore di cibo dei posti che visito, e immergermi nella cultura di questi paesi. Fino ad oggi ho visto molto poco, ma non vedo l’ora di preparare la valigia e partire per una nuova metà. Se potessi vivrei nei gate di tutti gli aeroporti del mondo.

Come è nata l’idea di aprire un blog letterario? Sei tu la fondatrice di Ella Gai?

Sì, il blog è il mio. In realtà lo avevo aperto per parlare solo dei miei romanzi, eccop erché porta il mio nome, ma dopo circa un anno, mi sono resa conto che io sono una persona con dei tempi lunghissimi nella scrittura di romanzi; perciò avere questo spazio aperto senza però aggiornarlo mi dispiaceva moltissimo. Così ho deciso di iniziare a parlare dei libri che leggevo, esprimendo sempre il mio pensiero con la massima onestà ed educazione. Una delle mie regole, ancora tutt’ora vigenti, è quella di non lasciare mai voti ai romanzi, come di consueto fanno i blog letterari. Questa regola oggi l’ho imposta anche alle mie collaboratrici. Credo che un conto sia dare il proprio parere, un conto sia dare un voto che influenzerebbe il lettore. Sono dell’idea che se un libro a noi del blog non piace, non vuole dire che non possa piacere al lettore, così come il contrario. Per i primi tempi ho aggiornato il blog quando ne avevo il tempo, poi ho chiesto a un mia lettrice, diventata prima amica e poi collaboratrice se le andava di leggere qualche romanzo e darmi la sua opinione. E così… piano piano sono arrivate le altre collaborazioni. Ci tengo a dire, che tutte le persone che collaborano con me, hanno massima visibilità sul mio sito e ogni loro recensione porta il loro nome, come è giusto che sia.

E’ un blog collettivo, multiautore. Da quanto siete online?

Sì, è un blog multiautore, ma solo per le recensioni ai romanzi. In realtà sto cercando collaborazioni anche per altri tipi di post, ma è molto più difficile di quello che può sembrare. Non tutte sono disposte a scrivere, molte preferiscono solo leggere.

Come è nato il tuo amore per i libri?

Ho iniziato a leggere perché spronata dalla scuola, ma solo quando mi sono diplomata mi sono avvicinata alla lettura in modo diverso. Ho iniziato a scegliere da me i libri, catturata dalle trame e dalle copertine, ovviamente, e poi, dalle librerie che mi tenevano ostaggio per ore. ^_^ Se dipendesse da me, vivrei a metà tra i gate degli aeroporti e le librerie di tutto il mondo. Mi lascio incantare dall’odore della carta e dalle mille immagini che vedo.

Quali generi leggi principalmente?

Romance, Thriller, qualche volta, e spesso i classici. Ma questi ultimi solo quando ne ho proprio una voglia disperata. Ultimamente mi sto avvicinando a un nuovo sottogenere del romance, che è il dark, e devo dire che mi sta piacendo molto. E’ un genere però, che non è per tutti i palati.

Ti occupi di libri e Life style. Come è nata l’idea di abbinare le due cose?

L’idea di parlare di lifie style è nata perché spesso sul mio profilo facebook, carico foto di vestiti, luoghi, oggetti strani che vedo. Così un giorno mi sono detta: “e se ne parlassi sul blog?” In questo modo darei a tutte le persone di poter vedere gli scatti strani che realizzo e non solo agli amici di facebook. Così ho iniziato… Una cosa di cui vado fiera è parlare del mondo curvy. Io sono una ragazza dal fisico mediterraneo, quindi parlare di qualcosa che mi è molto familiare mi rende felice. Spesso le ragazze curvy non sanno cosa indossare e come indossarlo, soprattutto le teeangers, che vivono la loro esperienza curvy, più come un disagio che una particolarità. Io ci sono passata quindi so cosa vuol dire. Ci tengo a precisare che per curvy io intendo tutte le ragazze che hanno dei chili in più e non la classica bona con il fisico a Clessidra.

Parlaci del progetto legato al blog. E’ solo un hobby o vorresti che diventasse qualcosa di più?

Mi piacerebbe che diventasse “qualcosa di più”. Di sicuro, non potrò parlare di tutto, anche se mi piacerebbe che fosse così, ma credo che parlare delle cose che si conoscono più da vicino sia la scelta migliore. Quindi per il momento mi fermo a libri: life style e cinema.

Cosa hai pensato quando ti ho proposto questa intervista?

Che bello! Rilasciare questa intervista che parla di me, ma soprattutto del mio blog mi ha reso e mi rende molto felice.

Ascolti musica mentre leggi?

Quando leggo no. Preferisco il silenzio, mentre quando scrivo sì. Sia che si tratti di post per il blog, che per me stessa o il mio lavoro. E’ come se la musica mi estraniasse dal mondo e mi permettesse di ascoltare le mie parole. Questo pensiero nasce forse dal fatto che sono mancina, e come saprai, i mancini quando scrivono non leggono ciò che scrivono, perché la mano copre le parole. E se ci fai caso, balbettano con la bocca le parole che stanno scrivendo. La musica, mi aiuta a restare concentrata, mi aiuta a ripetere le parole che scrivo, perché altrimenti perderei il filo del discorso.

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Idee per il blog? Un’infinita. Peccato solo per il tempo che è sempre molto limitato. Vorrei incrementare le mie video recensioni ai film e telefilm che pubblico sul mio canale youtube, vorrei andare più spesso al cinema per poter poi parlarne nel blog, e vorrei altri mille cose, ma so che saranno irraggiungibili. Nel mio futuro ci sarà forse un nuovo libro con la Newton Compton e poi altri romanzi che mi piacerebbe scrivere. Tutto quello che verrà grazie al blog sarà sicuramente bello.
Grazie mille per questa intervista.

I suoi social:

Blog: http://www.ellagai.com
Facebook: https://www.facebook.com/ellagaiautrice
Twitter: https://twitter.com/ellagai
Istagram: @ellagaiautrice

:: Golden days di Shanmei

22 settembre 2017 by
Nouveau Musée National de MonacoVilla Paloma Duane Hanson,

“Casalinga”, 1970 Duane Hanson

Millicent viveva in un mondo fantastico fatto di soap opera e riviste di fotoromanzi a puntate.
Per lei non c’era molta differenza tra la fantasia e la realtà, ma non per questo era una pessima cuoca. Anzi la sua torta di mele era un capolavoro ed ogni fetta, era una fetta di paradiso.
Ultimamente era entrato un nuovo personaggio nella sua soap preferita, una malvagia e intrigante creatura che inveiva di continuo contro i suoi beniamini. La dolce Millicent soffriva realmente nel vederli bistrattati nel quadratino lucente del suo televisore a 24 pollici.
Così prese l’autobus e si recò negli studi dove giravano “Giorni dorati”.
Cercò i camerini e con il suo dolce sorriso inoffensivo riuscì a scivolare tra le comparse, come una vecchia zia vestita di chiffon a fiori. Prese un vassoio con una tazza di caffè con il suo dolce sorriso e senza farsi vedere vi versò dentro della polverina verde, letale come il veleno di un aspide, e con aria materna cercò il camerino giusto.
L’attrice sedeva davanti ad un tavolo bianco pieno di disordine e trucchi di scena. Uno specchio pieno di cartoline e circondato da lampadine accese rifletteva una donna con i gomiti sul tavolo, le mani piene di cleenex. Stava piangendo ma le sorrise.
“Grazie che gentile. Posi pure dove riesce” disse con estrema cortesia e Millicent ebbe una strana sensazione. Dove era l’alterigia, dove era l’arroganza, l’altezzosità del suo personaggio? Le veniva voglia di cercarla sotto il tavolo spostando la tendina di seta chiara.
Si sedette perplessa e fissò ancora più smarrita quella donna in lacrime.
“Non l’ ho mai vista qua. E’ la nuova assistente di Fred?”.
Millicent si tolse il cappellino a fiori, incrostato di pois di velluto, e annuì preoccupata.
“Perché è così infelice?” chiese. Si interessava sempre degli stati d’animo dei suoi beniamini, e anche se lei era la cattiva della storia, ora piangeva.
“A non ci faccia caso. Ho un sacco di guai. Gli indici di ascolto, l’ipoteca sulla casa, i problemi di salute di mio figlio, la paura del domani, la competizione tra colleghi” sorrise e Millicent si irrigidì turbata. Che signora deliziosa, come riusciva a sembrare tanto cattiva?
“I problemi che abbiamo tutti” bisbigliò sempre più meravigliata. La donna in lacrime si soffiò il naso e allungò una mano verso il caffè avvelenato e Millicent gliela colpì con la sua. Lottarono un po’, poi Millicent si impossessò con aria trionfante della tazza e bevve tutto velocemente con un sorriso beato.

:: Il più bel libro di Michael Connelly

22 settembre 2017 by
MConnelly

Credits – Mark Coggins from San Francisco

Per la nostra rubrica Il più bel libro di oggi abbiamo scelto un autore americano molto amato, nato a Filadelfia nel 1956, Michael Connelly. Quale è il suo libro più bello lo stabilirete voi lettori, commentando questo post. Io sono molto curiosa, a dire il vero. Michael poi sarà avvertito, quindi non si sa mai che ci mandi qualche messaggio.

Dunque i suoi romanzi editi sono:

Romanzi con Harry Bosch

La memoria del topo (The Black Echo) 3 VOTI

Ghiaccio nero (The Black Ice)

La bionda di cemento (The Concrete Blonde)

L’ombra del coyote (The Last Coyote) 1 VOTO

Musica dura (Trunk Music)

Il ragno (Angels Flight)

Il buio oltre la notte (A Darkness More Than Night) con Terry McCaleb e Jack McEvoy

La città delle ossa (City of Bones)

Lame di luce (Lost Light)

Il poeta è tornato (The Narrows) – con Rachel Walling e Terry McCaleb

La ragazza di polvere (The Closers)

Il cerchio del lupo (Echo Park) – con Rachel Walling

La città buia (The Overlook) – con Rachel Walling 1 VOTO

Il respiro del drago (Nine Dragons) – con Mickey Haller

La caduta (The Drop)

La scatola nera (The Black Box) – con una piccola apparizione di Rachel Walling

La strategia di Bosch (The Burning Room) – con una piccola apparizione di Rachel Walling

Il Passaggio (The Crossing) – con Mickey Haller 1 VOTO

The Wrong Side Of Goodbye – (2016, ancora inedito in Italia)

Two Kinds Of Truth – (Uscita prevista negli USA Ottobre 2017)

Romanzi con Mickey Haller

Avvocato di difesa (The Lincoln Lawyer) 1 VOTO

La lista (The Brass Verdict) – con Harry Bosch e Jack McEvoy

La svolta (The Reversal) – con Harry Bosch e una piccola apparizione Rachel Walling

Il quinto testimone (The Fifth Witness) – con una piccola apparizione per Harry Bosch

Il dio della colpa (The Gods of Guilt) – con una piccola apparizione per Harry Bosch

Altri romanzi

Il poeta (The Poet) – con Jack McEvoy e Rachel Walling 2 VOTI

Debito di sangue (Blood Work) – con Terry McCaleb

Vuoto di luna (Void Moon)

Utente sconosciuto (Chasing the Dime)

L’uomo di paglia (The Scarecrow) – con Jack McEvoy e Rachel Walling

The Late Show – (2017, ancora inedito in Italia)

(fonte Wikipedia)

Allora, aspetto i vostri commenti. Si avrà tutto il weekend per votare, lunedì si stabilirà il vincitore. Piccolo omaggio estratto tra i partecipanti. (Ormai il piccolo segreto è stato svelato, tra chi vota estrarrò un vincitore a cui spedirò gli esclusivissimissimi adesivi di Liberi).

Il libro più bello di Michael Connelly (secondo i lettori di Liberi) è: La memoria del topo (The Black Echo).

Vince gli adesivi: Massimo

#Libriinarrivo #Novità #InLettura #N°1

22 settembre 2017 by

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:: Wonder Woman: L’Amazzone – di Jill Thompson (RW Edizioni – linea Lion 2017) a cura di Elena Romanello

22 settembre 2017 by

WONDER-WOMAN-LAMAZZONEWonder Woman, prima supereroina nella storia dei comics, sta vivendo una nuova stagione di grande successo in seguito al film di alcuni mesi fa diretto da Pat Jenkins con Gal Gadot, di cui è previsto almeno un seguito oltre che comparsate del personaggio in altri fillm ispirati alla Dc Comics, come il prossimo Justice League.

Sono molte le proposte editoriali di fumetti sulla principessa delle Amazzoni diventata supereroina, tenendo conto che ha avuto vari autori e varie vite nei suoi settantacinque anni di presenza: tra i tanti, spicca la graphic novel Wonder Woman l’amazzone di Jill Thompson, collaboratrice di Neil Gaiman e autrice di altre opere fumettistiche e di illustrazione.

La vicenda narrata racconta in maniera nuova le origini della Principessa Amazzone, qui vista non come un’eroina senza macchia e senza paura, cresciuta in un mondo di sole donne e desiderosa di portare giustizia nel mondo, ma come una ragazzina cattiva, capricciosa, lunatica, non certo un modello di comportamento, in una storia poetica e struggente, con uno stile di disegno che mescola vari stili, non ultimo quello di autrici di manga come Akemi Takada, dando nuova e originale linfa ad un’icona dei fumetti.

Del resto i personaggi dei comics vengono inventati ogni volta a seconda dell’autore o autrice che se ne occupa e come ricorda la scrittrice Mariko Tamaki nell’introduzione del volume Diana, prima di diventare una supereroina è stata una maliarda, una campionessa, una combattente contro creature appartenenti al mito, ma anche una ragazza dal carattere non proprio facile.

Da bambina e adolescente era anche peggio, come svela Jill Thompson, che racconta una storia di formazione e di presa di coscienza, come si cambia da ragazzina capricciosa desiderosa di essere amata perché è la figlia della regina Hippolyta e tutto le è dovuto a eroina in cerca di giustizia, per aver fatto una cosa talmente grave e aver scoperto il vero significato della parola verità oltre che nessuno è tenuto ad amarti, ma che devi semmai conquistarti amicizia e affetto altrui, e che gli errori si pagano.

Una storia fantastica ma molto realistica alla fine, che racconta di temi eterni usando il filtro del fantastico, immergendo nel mondo di Themyscira, colorato ma non certo idilliaco e che racconta in un altro modo come mai Diana è diventata Wonder Woman, forse seguendo una strada ancora più dolorosa ma non per questo meno interessante.

Una graphic novel imperdibile per chi ama Wonder Woman in tutte le sue incarnazioni, e magari l’ha scoperta da poco grazie al film, ma anche per chi è interessato

Jill Thompson, classe 1966, ha illustrati numerosi episodi della serie Sandman di Neil Gaiman, e ha collaborato ad altre opere come Books of magic, lo spin off di Sandman su Death, oltre a collaborare con varie testate di supereroi, come Wonder Woman e Batman. Tra le sue opere originali sono da ricordare il libro illustrato Strega madrina e la graphic novel su cani e gatti I segreti di Burden Hill. Ha vinto numerosi Eisner Award, il più importante riconoscimento a livello fumettistico negli Stati Uniti.

Source: acquisto personale del recensore.