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:: Chi tutela questi bambini? Bellissime – Baby Miss giovani modelli e aspiranti lolite – l’inchiesta-faro di Flavia Piccinni (Fandango 2017) a cura di Irma Loredana Galgano

18 settembre 2017
bellissime

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Stendhal affermava che «la bellezza non è che una promessa di felicità». Già, semplicemente una promessa.

Con le parole del noto scrittore francese si apre al lettore il libro di Flavia Piccinni Bellissime. Baby Miss, giovani modelli e aspiranti lolite, edito quest’anno da Fandango Libri. Un “documentario” di parole che racchiude più di quanto ci si aspetti, che racconta più di quello che si vorrebbe sapere e vedere, che lascia poco spazio a fraintendimenti e ipocrisie. Insomma, un libro necessario.

La Piccinni condensa nelle pagine di Bellissime il risultato delle sue ricerche sul campo, delle sue ricerche documentarie, delle sue esperienze dirette, il racconto di testimoni e testimonianze varie nonché i suoi personali ricordi d’infanzia… al punto da conferire all’intero testo un’impostazione che non è quella del saggio tecnico in senso stretto, piuttosto di un dettagliato reportage giornalistico. La scrittura rimane sempre semplice, lineare, quasi colloquiale.

Va riconosciuto anche all’autrice il merito di essere riuscita, nonostante la costante personalizzazione del racconto, a far rimanere le sue opinioni e le sue esperienze marginali rispetto al racconto principale del testo. E così Bellissime permette al lettore di «guardare oltre la superficie» glitterata e “sorridente” del mondo della moda-bimbi, emblema e simbolo, come il campo della moda in generale, del «culto della grazia e della necessità di piacere». Il che non sarebbe neanche così tanto da recriminare se la bellezza fosse «fine a se stessa», invece «diventa espediente per arrivare a qualcosa».

Questo, associato al fatto che parliamo di minori, di piccoli che non superano il metro e venti di altezza e i dodici anni di età, inizia già a rendere chiaro quanto pericoloso sia il quadro che si delinea in questo “universo” nel quale scarsissima importanza viene data al «labirinto emotivo» della «necessità di piacere agli altri» e alle conseguenza cui vanno o possono andare incontro questi cuccioli, necessari e sacrificabili a quanto pare in nome del marketing e della pubblicità.

Leggendo Bellissime si viene catapultati in un mondo pressoché sconosciuto a chi non segue molto la moda, le sfilate, le tendenze, gli eventi… un mondo di finzione, come il cinema, i film e le serie tv, dove i “modelli” e le “modelle” vengono travestiti per apparire altro rispetto a quello che sono fuori dai set e dalle passerelle. Dove questa finzione però arriva finanche a prendere il sopravvento sulla realtà e sulla reale necessità dei bambini a cui, a volte, viene negato anche di bere e andare in bagno. Per rispettare i tempi. Non si può non chiedersi: ma di cosa stiamo parlando?!

Il lettore più volte si chiede, insieme alla Piccinni, quando i genitori hanno «smesso di fantasticare su figli medici o avvocati, per cominciare a vaneggiare sullo showbiz».

La situazione è molto più complessa, è vero, e l’autrice la analizza da svariate angolazioni portando avanti un gran bel lavoro di ricerca e sintesi, entrando in punta di piedi in questo mondo pieno di paillettes e lustrini, mossa forse da un innato e assolutamente motivato rispetto per l’infanzia che accompagna e vigila sulla scrittura dell’intero libro. Un rispetto che mai andrebbe calpestato o messo in discussione, figuriamoci poi per il mero tornaconto economico di un brand di moda o dell’etichetta sponsorizzata in pubblicità.

Bellissime è un pugno nello stomaco del lettore, il quale all’improvviso realizza, o meglio rammenta, di essere troppo spesso spettatore, osservatore o telespettatore di immagini, video, spot, serie tv, film o spettacoli di vario genere in cui “protagonisti” sono dei minori… e tutto appare sempre talmente normale, ordinario da passare quasi inosservato. La Piccinni ci ricorda tutto quello che c’è dietro. Il delirio. La «retorica dell’apparenza» di questo «mondo adulto miniaturizzato», dove, soprattutto le bambine, subiscono una precocissima sessualizzazione, «giovanissima carne addobbata da donna» e incitata a imitarne gli atteggiamenti più sensuali.

E allora ci si chiede perché in un mondo, quello vero, martoriato dalla piaga della pedofilia, si invogliano giovani ragazze e bambine ad attirare l’attenzione su una versione sexi e provocante di se stesse?

Bellissime. Baby Miss, giovani modelli e aspiranti lolite si rivela fin dalle prime pagine una lettura interessante, necessaria che illumina, come un faro, i lati bui di un mondo scintillante ma dal verso sbagliato e che invoglia il lettore a riflettere sui molteplici aspetti di questo fenomeno sociale, come di tutti gli altri ad esso direttamente o indirettamente collegati. A metabolizzare il concetto che la bellezza oggi altro non è che «l’eredità di un mondo fallito».

Flavia Piccinni: Nata a Taranto, è una scrittrice e giornalista italiana. Ha pubblicato numerosi romanzi e un saggio sulla ‘ndrangheta. Collabora con diversi giornali, è autrice di documentari per Rai1 e Radio3 e coordinatrice editoriale della casa editrice Atlantide.

Scheda libro:

Prezzo: € 16, 00 (su Libreria Universitaria € 15, 20)
Ebook: non disponibile
Pagine: 200
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: pdf inviato al recensore, da parte di Simonetta Simonini per conto di Fandango Libri, che ringraziamo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La sfida di Atene Alexis Tsipras contro l’Europa dell’austerità di Dimitri Deliolanes (Fandango, 2015)

1 febbraio 2015

ateneA Patrasso d’estate mi capita di passare di fronte all’enorme scheletro di un’industria dismessa. Ora è un rifugio per poveri immigrati che sperano di attraversare un giorno lo Ionio e approdare in Italia. Una volta questi ruderi si chiamavano Piraiki Patraiki, la più grande industria tessile dei Balcani. Fondata nel 1919 e chiusa definitivamente nel 1996, ma già nazionalizzata da Papandreou subito dopo l’ascesa al potere. Da tempo stava boccheggiando. Il perché va raccontato: è un bell’esempio di come vanno le cose nell’economia greca. Negli anni Settanta l’industria aveva perso 15 milioni di dracme, una cifra enorme all’epoca, sottratti illegalmente dal suo amministratore per devolverli in regali alla sua amante, una famosa attrice e cantante di nome Zozo Sapountzaki. Il responsabile è andato in galera, la Sapountzaki ha avuto un flirt con il figlio di Onassis ma l’industria non ha mai potuto riprendersi dal colpo.

Chi è Alexis Tsipras? Un Davide greco contro il Golia troika (Commissione Europea, Bce, Fmi)? Sembrerebbe, e dopo la vittoria del 25 gennaio di Syriza, (Coalizione della Sinistra Radicale) il suo partito, un attore politico da prendere in considerazione, con cui fare i conti nei tavoli delle discussioni in cui si decidono i destini dell’Europa. Ma oltre alle parole, ai proclami, agli inviti alla speranza, ha un concreto piano politico, economico, finanziario per portare avanti la sua battaglia contro la crisi umanitaria che ha colpito il suo paese? In ultima analisi dove troverà i soldi per rendere reali suoi progetti, che vedono prioritaria una rinegoziazione del debito con l’Europa e la fine della politica di austerity voluta dalla troika, che in questi quattro anni ha messo la Grecia in ginocchio? Per rispondere a queste domande il giornalista Dimitri Deliolanes, da più di 30 anni corrispondente dall’Italia della Tv pubblica greca ERT, ha pubblicato per Fandango La sfida di Atene Alexis Tsipras contro l’Europa dell’austerità (mi sforzavo di cercare un traduttore, ma questo libro è stato scritto in italiano), un libro necessario per fare luce su una situazione obbiettivamente complessa e di non facile risoluzione.
Innanzitutto se l’Europa dell’austerity è il male, o per lo meno una cura che non porta alla guarigione del malato, per capire come si sia arrivati a questo punto è necessario conoscere le dinamiche e le debolezze interne al paese che hanno radici antiche, se vogliamo riconducibili all’ultimo periodo bellico, alla tormentata storia dei comunisti greci da sempre partito di opposizione (in un ampio capitolo vengono descritti i motivi del suo rifiuto ad azioni di governo, che spiegano la necessità di Syriza di cercare altri alleati per quanto improbabili come i Greci Indipendenti, Anel), e della stessa sinistra con l’ emblematico fallimento dell’esperienza del leader socialista Andreas Papandreou e del suo partito il Pasok, al rafforzarsi di forse di estrema destra apertamente neonaziste come Alba Dorata, alla corruzione, all’affarismo e al clientelismo, alla difesa dei privilegi dei più ricchi in modo sistematico e irragionevole, al sistema finanziario e bancario che praticamente ha fagocitato capitali e fondi Europei come in un pozzo senza fondo in un economia che non prevede crescita. Insomma il nemico non è solo la Merkel, e il suo no categorico a ogni rinegoziazione, ma se vogliamo ci sono ostacoli anche all’interno di Syriza stesso Nell’affrontare la nuova campagna elettorale i greci hanno dimostrato di sapere bene che ci sono anche difficoltà sostanziale, dentro il corpo dirigente di Syriza, divisioni interne, ingenuità e semplificazioni teoriche, inesperienza di governo, mancanza di personale politico preparato. Questo libro lo ha ripetuto fino alla noia: Alexis Tsipras è solo e cammina molte miglia di distanza avanti al suo partito.
Se questi sono i mali e le ombre, ampiamente analizzate da Deliolanes, credo sia doveroso sottolineare che Tsipras sebbene non abbia ancora all’attivo nessuna esperienza di governo, ha un progetto reale, delle reali misure da attuare per risolvere la crisi non solo greca ma europea, e se vogliamo il cuore del suo mandato politico si basa su un unico caposaldo: se c’è una pur minima chance di successo, sarà solo con la solidarietà europea. Le conseguenze dell’austerity non sono quindi un male solo per la Grecia, ma per tutti i paesi prima quelli della periferia, poi gli stessi paesi “ricchi” con bilanci in attivo. Mettere in ginocchio i debitori non è la garanzia migliore per riottenere i debiti concessi. Tsipras auspica un nuovo New Deal che faccia tesoro delle lezioni del 29, e riporti sicuramente la questione morale e l’uomo in primo piano.

“Questo esige azioni coordinate a livello nazionale e a livello europeo. Dal momento che non ci sono risorse nazionali per sostenere la crescita, bisogna farlo con fondi europei. È necessario elaborare un progetto complessivo per tutta la periferia dell’eurozona al fine di finanziare progetti, iniziative e imprese che portano alla crescita. Come? Stiamo cercando di rendere realistiche le nostre proposte. La crisi non è finita, anche negli altri paesi europei le risorse sono estremamente limitate. Quindi non pensiamo di chiedere a nessuno di mettere le mani in tasca. Chiediamo solo di diventare soci della nostra crescita, in modo che anche loro abbiano garanzie di ricevere indietro i capitali prestati. Altrimenti il sistema bancario greco ed europeo continuerà a gettare i soldi in un pozzo senza fondo. Chiediamo un’azione coordinata della Bce e della Banca Europea degli Investimenti sotto il controllo politico della Commissione Europea. La Bce dovrebbe dare grande liquidità alla Bei, comprando suoi titoli al posto di quelli dei paesi europei. Con questa liquidità la Bei sarà in grado di finanziare attività specifiche nei paesi indebitati. Questo è il nostro new deal.”

Dimitri Deliolanes, giornalista professionista, segue il nostro paese da 30 anni come corrispondente della ERT (Radiotelevisione pubblica greca). Ha prodotto documentari sulle relazioni tra Italia e Grecia, ha studiato la strategia della tensione e il terrorismo italiano e ha tradotto in greco diverse opere della letteratura italiana. Per Fandango Libri ha pubblicato Come la Grecia (2011) e Alba Dorata (2013). Suoi articoli sono stati pubblicati da Limesil Manifestoil Foglio e Internazionale.