:: Un’ intervista con Annalisa Dicataldo blogger di Nali’s shelter

10 novembre 2017 by

annalisa dicataldoBenvenuta Annalisa su Liberi di scrivere, e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo subito con le presentazioni. Parlaci di te. Dei tuoi studi, del tuo lavoro, della tua vita lontana dal blog.

Ciao Giulia e grazie per avermi invitata nel tuo piccolo angolino,è un piacere essere qui oggi!
Non sono molto brava con le presentazioni ma cercherò di farvi un quadro generale del disastro che sono…
Mi chiamo Annalisa, Nali per gli amici e sul blog, e ho 18 anni. Sono attualmente al quinto anno di liceo linguistico e studio Inglese, lingua che conosco molto bene, Spagnolo, anche qui sono abbastanza fluente e il Francese, lingua in cui ho qualche carenza…
Adoro studiare le lingue e penso di iscrivermi all’Orientale per continuare il mio percorso e allargare il mio curriculum con nuove e interessanti lingue come il Giapponese e il Coreano (si, lo so, sono strana).
Sono una persona abbastanza sbadata e dimentico molto spesso le cose (soprattutto i post da scrivere sul blog, mea culpa) ma cerco sempre di essere amichevole e gentile con tutti, anche con chi non mi va’ proprio a genio! Mi ritengo una persona abbastanza divertente, alcuni direbbero buffa, e mi piace intrattenere la gente che sia con una battuta (molte volte stupida) o con un argomento di conversazione pescato dal vasto repertorio di cavolate che ho da dire e diffondere…
Penso di aver detto un po’ tutto su di me, anche se ci sarebbe molto altro da raccontare (soprattutto gaffe…)

Come è nata l’idea di aprire Nali’s shelter? Da dove nasce il suo nome?

Ho aperto il mio blog due anni fa, in un periodo molto felice della mia vita nel quale ho sentito il bisogno di parlare della mia passione per i romanzi. Il tutto è partito partecipando ad un giveaway di un blog molto popolare, dopo aver vinto il giveaway ho deciso che volevo regalare la stessa gioia che avevo provato io ricevendo il libro a qualcun altro, così ho aperto il mio piccolo angolino.
Chi mi segue dall’inizio sa che il blog si chiamava Every Book has its Story ma, visto che volevo ampliare le tematiche affrontate anche al campo del lifestyle e del beauty, ho sentito la necessità di trovare un altro nome e, visto che quel blog è un po’ come un rifugio dove metto tutto ciò che amo e che voglio realizzare, ho deciso di chiamarlo Nali’s Shelter (il rifugio di Nali).

Come è nato il tuo amore per la lettura?

Sin da piccolina ho sempre letto molto. Non ricordo precisamente quando ho iniziato ma ricordo che è stato leggendo la saga di Moony Witcher che la mia passione per la lettura è divenuta concreta e da lì è iniziata la mia mania di collezionare e leggere valanghe di libri! (Male per il portafogli, bene per la mente).

Quale è il titolo del libro aperto sul tuo comodino?

Attualmente sto leggendo più di un romanzo perché preferisco ottimizzare e affiancare più letture così da avere sempre qualcosa di adatto da leggere in base all’umore. I due libri che ho sul comodino sono “L’equinozio di Xipe” di Giovanni Oro e “L’inganno delle tenebre” di Grangè, due romanzi di generi differenti (il primo è Xi-Fi mentre il secondo horror/thriller) che mi tengono compagnia nelle mie giornate!

Il tuo blog è aperto all’invio di libri da parte di autori o editori?

Certo, sin dall’inizio ho sempre accettato richieste di recensioni da entrambi, a patto che le richieste siano fatte a seguito di una lettura della mia bio. E’ ovvio che non accetto richieste da autori/editori che non si siano neanche presi la briga di leggere il mio nome.

Quali generi di libri leggi principalmente?

Leggo un po’ di tutti perché non voglio mettermi paletti nelle letture ma prediligo generi come il fantasy, il paranormal , la narrativa femminile e i romance (qualsiasi sottocategoria di romance è ben accetta).

Ti piace collaborare con le altre blogger? Hai attualmente dei progetti in corso?

Ho attualmente in corso due review party e un blogtour e nel complesso cerco sempre di collaborare con le mie colleghe blogger perché adoro scambiare opinioni e consigli e lo si può fare solo attraverso il confronto e la collaborazione.

Ti occupi di libri e Life style. Come è nata l’idea di abbinare le due cose, libri e lifestyle in un unico blog?

Il tutto è partito dal fatto che amo dare consigli, di qualsiasi genere essi siano. Quindi una volta preso “il volo” con i consigli libreschi ho deciso di dedicarmi anche ai consigli beauty e lifestyle, che si sposano alla grande con i libri, perché essi influenzano la nostra vita e ci danno spunti per viverla al meglio!

Commenti altri blog, ti piace interagire nei commenti con i tuoi lettori o con altri blogger ospiti?

Cerco sempre di tenermi aggiornata sui post delle colleghe e di leggere e commentare con assiduità ma non sempre ci riesco per via dei vari impegni scolastici e sul blog. Comunque mi sono riproposta di diventare più partecipe nella community dei book blogger perché voglio ampliare il mio giro di amicizie per scambiare consigli e pareri con più persone possibili!

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Ho tantissimi progetti per il futuro sia per il blog che per me stessa. Sono una persona a cui piace pensare al futuro e a pianificare quindi sto già provvedendo ad apportare diversi cambiamenti sia al blog che alla mia vita. Prima di tutto voglio organizzare meglio sia me che il blog, farmi un calendario e seguirlo rigorosamente!
Per quanto riguarda il blog ho già in mente alcuni progetti segreti che voglio proporre alle mie colleghe, ma di questo vi parlerò più in là. Voglio ricominciare a fare video per YT e voglio anche farli in inglese, come avevo già iniziato a fare, con scarso successo per mancanza di tempo.

Personalmente vorrei riuscire ad entrare all’Orientale di Venezia, quindi devo mettermi sotto con lo studio e trasferirmi lì per studiare. Ho tantissimi progetti dei quali spero di potervi rendere partecipi in futuro ma nel frattempo spero che mi sosterrete in questo viaggio che è appena iniziato!
Grazie ancora a Giulia per avermi invitato e grazie a voi che avete letto questa intervista molto prolissa fino alla fine. Ciao lettori, un bacio ❤

I suoi social:

Blog: https://nalisshelter.blogspot.com/
Facebook: https://www.facebook.com/Nalisshelter/?ref=bookmarks
Twitter: https://twitter.com/Nalisshelter
Istagram: https://www.instagram.com/nalisshelter/
Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCCBDU7UvakLvOV0g3JFO71g?view_as=subscriber

:: L’ascensore di Daniela Distefano

10 novembre 2017 by

Foto L'ascensoreSi radeva come tutte le mattine, il caffè gorgogliava sul fornello, Pauline portava la cagnetta Doris a fare i bisognini in giardino. Un giorno come un altro mentre l’autunno avanzava scostando le tende di un’estate scaltra e pervasiva.
Avevano scelto questa stagione umida e incerta per andare in vacanza, le valigie pronte, i documenti a vista, i biglietti dell’aereo in borsa, Pauline era maniaca della precisione e della puntualità.
Ma perché “era”?
Marco non se lo chiese nemmeno, un piccolo rivolo di sangue gli colava da una guancia, la barba non c’era più, e si era ferito.
“Pauline!”
Si aspettava un “Che c’è?”.
Non udì nulla se non il ritorno della sua voce nasale e un suono appena percettibile, forse l’ascensore che annunciava la fine della passeggiatina di Doris, non erano ancora rientrate le sue “femmine”.
Con la schiuma da barba sul mento e i capelli a scienziato pazzo, aprì la porta dell’entrata, era stata appena socchiusa, Pauline non era il tipo da aspettarsi aggressioni, rapine, furti…
Vide la signora Clarissa che saliva le scale con enormi buste della spesa, roba da cucina hard, una zucchina fuoriusciva da un sacchetto, un cavolo sbucava da un contenitore, l’ascensore era occupato e così si era fatta a piedi quella scalinata ottocentesca di uno dei palazzi più antichi della città.
“Se vuole, l’aiuto”.
“Oh, grazie mille, ma sono quasi arrivata, col fiatone però ce l’ho fatta”.
“Come vuole, io…”
“Io”, finì lì. Non poteva finire la frase ” Aspetto mia moglie e la cagnetta Doris che saranno dentro l’ascensore e..”.
Le due “femmine” della sua vita erano effettivamente all’interno dell’ascensore, ma quando questo si aprì Marco capì che la vita non è come un barattolo della nutella, magnifico e previsto, bensì un’insalata in busta, dove puoi trovarci a volte insetti, pesticidi, ed altre spiacevoli sorprese.
Marco Ottoni, trentacinque anni, impiegato in un istituto di credito, ha ucciso la moglie ventisettenne di origini francesi, Pauline Cassel, questa mattina quando la vittima tornava dopo aver portato a spasso la sua cagnolina.
Ancora ignoto il movente. L’assassino era pronto a fuggire.
Nessun testimone, solo una signora anziana dice di aver visto l’uxoricida vicino l’ascensore e di aver scambiato con lui convenevoli, evidentemente per depistare, per non richiamare la sua attenzione.
La vittima è stata pugnalata con dodici coltellate alla schiena, la cagnolina è morta prima. Il marito si dichiara innocente:
“Non stavo fuggendo, dovevamo andare in vacanza!”.
“Non sono stato io, vi state sbagliando, non ci sono impronte! Non ho usato guanti!”.
Spegniamo questo televisore, Cip. Bel pappagallino, adesso ne vedremo delle belle. Domani vado dal parrucchiere perché vengono ad intervistarmi quelli del telegiornale, uh! Che emozione, Cip!
Non doveva partire quella cagna, e nemmeno la sua padrona: gne gne, e non salutano; offri loro un dono prezioso come l’amicizia e ti sporcano il giardino. Il mio Lucio, il mio terzo marito me lo diceva sempre:
“Clarissa sei una donna formidabile ma anche un po’ pericolosa.
Se non ti va a genio qualcuno, non vale nulla per te il manuale dell’amministratore condominiale!!!”.
La odiavo con i suoi ninnoli, con i suoi sorrisi ipocriti, e poi una come lei mi portò via il mio Lucio. Il suo miserabile marito se la pianga pure, io e Cip lo aiuteremo a trovare un altro colpevole.
“Sì, un tizio col berretto scuro”.
“Ne è sicura, signora? E’ proprio certa di aver visto un uomo che usciva di fretta e furia dal portone del palazzo?”.
“Certissima, e sono spaventata adesso anche per me, un’anziana sola sola, col suo pappagallino.. mentre il mondo è cattivo. Sì, è proprio cattivo”.

Daniela Distefano è nata a Catania il 18/12/1976, è giornalista pubblicista dal 2008 e scrive recensioni di libri per il quotidiano “La Sicilia” dal 2007. E’ amante della musica, del Natale, del Vangelo, dei buoni pensieri. Vive a Paternò, ma viaggia spesso col suo Clavilegno un po’ in Occidente,  un po’ in Holy Land.

:: Jim Henson’s Labyrinth di A.C.H. Smith (Kappalab 2017) a cura di Elena Romanello

10 novembre 2017 by

labyrinthKappalab, casa editrice nata per iniziativa dei mitici Kappaboys, ha iniziato la sua attività proponendo romanzi legati in qualche modo al mondo dei manga e degli anime. Ora allarga il suo sguardo anche a libri legati a film di culto della stessa generazione che ha amato Goldrake & C.
Uno di questi titoli è Jim Henson’s Labyrinth, la novelizzazione del film fantasy del 1986 con altri contenuti speciali e in un’edizione nuova rispetto al titolo che era uscito nel 1987 per Bompiani e oggi difficilmente reperibile, con una nuova traduzione può fedele all’originale e completa.
Sarah è un’adolescente fantasiosa e che ama rifugiarsi in universi fiabeschi, in casa o fuori: sopporta malvolentieri il piccolo Toby, figlio di suo padre e della seconda moglie, con cui deve vivere perché la madre, attrice teatrale, è sempre in giro. Una sera in cui deve badare al piccolo mentre i suoi genitori sono fuori, esprime esasperata il desiderio che gli gnomi lo rapiscano. E il suo desiderio si avvera.
Sarah ha quindi solo tredici ore di tempo per recuperare Toby dal Labrinto, dove è stato portato dal perfido e affascinante Jareth, re di quel regno, con l’intento di trasformarlo in un goblin. Per raggiungere il castello Sarah deve affrontare trabocchetti, pericoli, inganni e creature fantastiche, non tutte sue alleate, anche se troverà alcuni amici inseparabili, in un luogo dove tutto cambia e tutto può essere possibile.
Una storia magica, tra Alice nel paese delle meraviglie e il mito di Proserpina, un viaggio iniziatico per diventare adulta senza rinunciare ai propri sogni: l’anno scorso è uscita una bella edizione del dvd per festeggiare il trentesimo anniversario e il libro è il suo contraltare, con la storia, basata sulla sceneggiatura di Terry Jones del gruppo Monty Python, arricchita dagli schizzi preparatori, finora inediti, dei folletti e goblin realizzati da Brian Froud, illustatore britannico autore del libro per immagini Fate, da un saggio su Jim Henson, già ideatore dei Muppet, e il suo lavoro su Labyrinth di Karen Falk, direttrice dell’archivio dell’artista, e dagli appunti e disegni dello stesso Henson.
Il film con il grande David Bowie nel ruolo di Jareth e l’allora giovanissima Jennifer Connelly perfetta come Sarah è ancora oggi amatissimo: il libro si rivolge agli appassionati, di qualunque generazione siano, e che vogliano scoprire di più, partendo dai retroscena del lavoro su un classico dell’immaginario.

Anthony Charles Hockley Smith, classe 1935, ha studiato all’Università di Cambridge e nel corso della sua carriera ha diretto il Cheltenham Literature Festival, ha lavorato per la Royal Shakespeare Company, ha fatto ricerca all’Università di Birmingham. È autore di romanzi, di saggi, di novelizzazioni di film, di sceneggiature per la tv, di opere per il teatro e svolge attività giornalistica.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

:: Mentre volavo via – Quattordici racconti tristi che vi faranno stare meglio di Sara Nissoli (Bookabook 2017) a cura di Greta Cherubini

10 novembre 2017 by

copertinaC’è Carla la pigiamaia, che all’insaputa del marito in anni di lavoro ha accumulato un capitale. Diego Betti, quello dello scuolabus. Marta e Giorgio che cercano una casa più grande. E poi Giovanni, La Gatta, Alessandro Passoni della 2a B.
I protagonisti dei racconti di Mentre volavo via di Sara Nissoli sono persone comuni con vite apparentemente ordinarie. Non si conoscono tra loro, non vivono neppure nella stessa città, eppure hanno qualcosa in comune: la voglia di raccontarsi e il bisogno di riscatto.
Con uno sguardo disincantato e malinconico, velato di amara ironia, l’autrice traccia il ritratto di quattordici sconosciuti e delle loro desolate esistenze, lasciando che i personaggi si raccontino da sé. Sarte, impiegati, donne, bambini, porteranno alla luce segreti inconfessabili, frustrazioni, insoddisfazioni e solitudini, con il coraggio disperato di chi ormai non ha più nulla da perdere.
Grazie alla forma lieve e allo stile asciutto e svelto, “Mentre volavo via” vi racconterà storie tristi strappandovi un sorriso; vi stupirà con finali inaspettati che vi lasceranno l’amaro in bocca; vi farà rimanere sospesi per un attimo alla fine di ogni storia prima di precipitarvi a divorare il racconto successivo; e vi farà guardare con occhi nuovi quei volti anonimi che vi circondano ogni mattina al bar o sul tram senza che vi siate mai accorti di loro, lasciandovi fantasticare sulle loro tragicomiche esistenze.

Sara Nissoli è nata a Treviglio (BG) nel 1984. Vive a Milano e quando non scrive per la pubblicità inventa storie. Mentre volavo via è la sua prima raccolta di racconti.

Source: inviato al recensore dall’ editore, si ringrazia Claudia Tanzi di Mara Vitali Comunicazione.

:: Siamo stati nominati al Blogger Recognition Award!

9 novembre 2017 by

Ho messo il punto esclamativo perchè sono davvero felice. Non sono ormai più un blog emergente, ma la segnalazione consente di far conoscere ai miei lettori altri 15 blog letterari, e questo mi fa molto felice.

Per cui per prima cosa ringrazio Sara di Milioni di particelle e accetto con piacere il Blogger Recognition Award a nome di tutta la redazione.

blogger-recognition-awards

Ci sono delle regole? Certo. Sono semplicissime e rendono possibile dimostrare il proprio apprezzamento per il lavoro di colleghe e colleghi che se lo meritano davvero.

Ecco le regole:

  1. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e inserire il link al suo Blog
  2. Scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento
  3. Raccontare la nascita del proprio Blog
  4. Dare consigli ai nuovi blogger
  5. Nominare altri 15 blogger ai quali vuoi passare il segno di riconoscimento
  6. Commentare sul Blog di chi ti ha nominato e fornirgli il link al tuo articolo (anche sulla pagina Fb)

La nascita di Liberi di Scrivere

Nasce su Splinder nell’afosa estate del 2007. Non avevo bene in mente l’idea di fondare un blog letterario che sarebbe durato negli anni. Ma sapete avevo fatto diverse interviste ad autori noir e polizieschi che amavo moltissimo, tra cui il mitico James Lee Burke, pubblicate su un sito ormai scomparso “Word Factory”. Le raccolsi e le pubblicai sul nuovo blog, all’origine su per giù un contenitore per conservare le tracce di quegli articoli. Poi sono venute le recensioni, e da lì tutto il resto. E ora sono 10 anni di blogging continuativo!

Consigli ai nuovi blogger

Innazitutto benvenuti, nel bene e nel male siamo una grande famiglia, ed è bello così. C’è posto per tutti. Siamo quelli buoni, quelli che mettono a disposizione degli altri la loro grande passione per i libri. Consiglio dunque di esserne consapevoli e di non farsi abbattere dalle avversità. E di ostacoli ne incontrerete! Ma incontrerete anche tante belle persone, forse degli amici, o addirittura l’anima gemella (giuro un’ amica blogger si è appena sposata). Quindi andate avanti, pubblicate articoli, non vi fate demoralizzare dalle critiche anche le più feroci. Siate onesti, sinceri e rispettate a amate i vostri lettori. A volte sono davvero persone fantastiche che ci danno la forza e la determinazione di continuare a fare ciò che amiamo.

Ed ora i Quindici blog:

  1. https://radicalging.wordpress.com/
  2. https://lamelasbacata.wordpress.com/
  3. https://bookcoffeesite.wordpress.com/
  4. https://librinellamente.wordpress.com/
  5. https://sweetbooksme.wordpress.com/
  6. https://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/
  7. https://ilmestieredileggereblog.wordpress.com/
  8. https://libriviaggianti.wordpress.com/
  9. https://lasaladatediunalettrice.com/
  10. https://lastanza101.wordpress.com/
  11. https://topedabibliotecablog.wordpress.com/
  12. https://lasiepedimore.wordpress.com/
  13. https://nessuncancellonessunaserratura.wordpress.com/
  14. https://rachelsandmanauthor.wordpress.com/?wref=bif
  15. https://lacampanadivetroblog.wordpress.com/

:: Mortina –Una storia che ti farà morire dal ridere di Barbara Cantini (Mondadori 2017)

9 novembre 2017 by

barbara-cantini-mortinaHalloween è già passato con la sua scia di zucche intagliate, dolci speziati e favole dell’orrore, ma ciò non mi impedisce di parlare di un libro delizioso che solo incidentalmente è ambientato a Halloween. I temi che tratta sono infatti universali e narrati con così tanta delicatezza e umorismo che sarebbe un vero peccato relegare il libro in un unico periodo dell‘anno. Si intitola Mortina –Una storia che ti farà morire dal ridere, è un libro illustrato a colori di 48 pagine, con copertina cartonata e ci parla di una bambina molto speciale: una bambina zombie. Testo e illustrazioni sono della bravissima Barbara Cantini, che caratterizza le sue figure oltre che con una grande originalità di tratto, anche con una simpatia e una verve davvero contagiosa che si trasmetterà sicuramente ai piccoli e grandi lettori che sfoglieranno il libro. Sebbene consigliato dai 6 ai 9 anni, credo sia adatto a tutte le età. E avendo visto il book trailer qui vi assicuro non mi dispiacerebbe se diventasse un cartone. Ma conosciamo meglio Mortina. Mortina è una bambina simpatica e dolcissima dall’aspetto insolito. Non ha il colorito roseo delle altre bambine. Anzi è decisamente bianca. O meglio di un pallore mortale, tendente al grigio- verdognolo. I suoi occhi sono rotondi come palle, e sporgenti, contornati da due livide occhiaie. I suoi arti si possono staccare e ricucire. Vive insieme alla zia Dipartita in una grande casa circondata da un parco. Come unico amico ha un simpatico levriero albino di nome Mesto, ma il suo più grande desiderio è quello di avere per amici bambini della sua età, per poter giocare e non essere costretta a stare sola. Non ostante i divieti della zia che pensa che una bambina come lei non sarebbe mai accettata, la grande occasione arriva a Halloween. Tutti saranno mascherati, non si accorgeranno del suo aspetto insolito e forse spaventoso. Ma sarà davvero così? Cosa succederebbe se i bambini del villaggio scoprissero che lei non si maschera, che lei è una piccola zombie davvero? Non vi anticipo cosa succederà, vi lascio il piacere della scoperta, ma colgo l’occasione per fare alcune riflessioni che il libro mi ha ispirato. Intanto ci si domanda cosa sia la normalità, e se la diversità faccia davvero così paura e non possa anzi arricchire le persone con cui entriamo in contatto. Mortina è diversa dagli altri bambini, ma non per questo peggiore. Anzi è dolce, amichevole, generosa, spiritosa. Non si arrende di fronte alle difficoltà, ma anzi trova soluzioni creative e originali per superarle. Trasmette un messaggio positivo, un invito a fare lo stesso. E a non avere paura delle reazioni degli altri. Molte volte sono davvero capaci di sorprenderci.

Anticipo che Barbara, l’autrice, è simpatica quanto il suo personaggio e ha accettato di rispondere a qualche mia domanda. Le sto scrivendo proprio in queste ore. A prestissimo, dunque.

Barbara Cantini, scrittrice e illustratrice, ha creato per il teatro e per la tv prima di dedicarsi all’illustrazione per ragazzi.

Source: libro inviato dall’ editore, si ringrazia Giulia dell’ Ufficio Stampa Mondadori Ragazzi.

:: Rumore Bianco di Don DeLillo (Einaudi, 2014) a cura di Giulietta Iannone

9 novembre 2017 by

donde(Ri)leggere Rumore bianco di Don DeLillo nel 2015 – sono passati trent’anni da quando fu scritto – è un’ esperienza catartica che consiglio nella misura in cui si ha voglia di osservare una foto che ci ritrae giovani e felici, magari con una punta di ingenuità, con la consapevolezza che non siamo più (o forse non siamo mai stati) quelli di allora.
Siamo altro, siamo altrove, in una contemporaneità che forse ci va anche stretta. Siamo meglio, peggio? Questo non è dato sapere, dipende dalle incrostazioni di pessimismo/ottimismo, che si sono sedimentate col tempo.
Ma quello che è certo è che non siamo più nei reaganiani ed edonisti anni 80: ci sono state le Torri gemelle, la crisi dei subprime, l’ impiccagione di Saddam Hussein, l’ISIS, un presidente USA afro-americano, un probabile futuro presidente americano donna.
In Rumore bianco il protagonista è un accademico che studia il regime hitleriano del terrore e la paura della morte, sempre evocata quasi ossessivamente (se contate quante volte la parola morte appare nel libro, avrete una vertigine), ci accompagna per tutto il libro come un brusio di sottofondo, come i lampi sulfurei di una TV (o una radio) sempre accesa, che interrompe lo scorrere del tempo e della narrazione con la sua pioggia di informazioni, quasi sempre superflue, simili a jingle pubblicitari monotoni e petulanti, nati per celebrare il consumismo bulimico e tragicamente inutile di una società in cui predomina l’apparenza, e la futilità, e per questo (forse) condannata irreversibilmente alla sua autocombustione.
Che sia questa la chiave di lettura del romanzo, a patto che una chiave di lettura debba esserci: il terrore come strumento di comunicazione? Se DeLillo avesse scritto Rumore bianco oggi, con l’ingombrante presenza del terrore mediatico sparso a piene mani dall’ISIS, cosa sarebbe cambiato, che toni avrebbe usato, l’avrebbe scritto?

Sì, ipotizzare questo è un gioco squisitamente postmoderno, forse anche sterile, ma ci porta a un’ altra riflessione, un’altra domanda spontanea, questa necessaria: Rumore bianco è un libro profetico? In che misura? Rileggevo proprio ieri alcuni passi che descrivono una fila indiana di gente che fugge a piedi dalla nube chimica, ed è difficile non associarli dolorosamente ai migranti di questi mesi in un aberrante déjà vu.
La bellezza di questo libro, tra le mille bellezze minori che racchiude, è proprio questa, ci parla di noi come siamo oggi, e lo fa in un tempo passato, quando non eravamo ancora così, avvalorando la tesi dello scrittore veggente: “Je dis qu’il faut être voyant, se faire voyant. Le poète se fait voyant par un long, immense et raisonné dérèglement de tous les sens” scriveva Arthur Rimbaud appena sedicenne a Paul Demeny.
Che la narrativa sia una forma altra di poesia è ancora più vero analizzando un testo come questo in cui l’uso funambolico e inaspettato (DeLillo direbbe entusiasta) degli aggettivi spazia toccando tutti i campi del procedimento retorico, con una naturalezza che trasforma l’artificio in esigenza imprescindibile.

Quando facciamo la conoscenza di Jack Gladney, un americano tranquillo, chiuso nel suo rassicurante mondo borghese privilegiato, protetto dal consumistico tran-tran casa, college, supermercato (odierno Tempio dello Spirito, dove tutti i desideri si materializzano in scatole lucenti di cibi, aggeggi per la casa, bulloni, fino ai diversi tipi di carta vetrata), più che paragonarlo a un adulterato esponente del Sogno Americano, sembra di assistere alla sua nemesi. Il professor Gladney e la sua famiglia (dalla nuova moglie Babette, ai figli, naturali e acquisiti) sembrano davvero spettri dell’Incubo Americano, in cui l’inutilità (caratterizzata dai dialoghi, arguti e intelligenti ma quasi mai costruttivi, sempre parte del rumore di fondo che si confonde con il triturare del tritarifiuti, il mulinare della lavatrice, o il rumore elettrico del frigorifero) è la discriminante. Rumore che si assomma a rumore sulle spoglie di una società occidentale pericolosamente in bilico verso la sua fine. La nube letale, chimica, in una società ipertecnologica non può essere altro (se fosse stata radioattiva avrebbe avuto un altro sapore, più dolorosamente maccartiano), emblema dell’ inevitabile in una società dove tutto è programmato, organizzato, predeterminato, ci ricorda l’esistenza del fattore discordante, e l’imponderabile, ecco il termine che faticosamente cercavo, è sempre dietro l’angolo.

Dunque la catastrofe ci sovrasta, il senso di inquietudine e di minaccia ci perseguita, e non bastano i farmaci illegali, l’alcool o la droga (finanche) a fare tacere questo rumore ruminante delle coscienze. Jack Gladney ci proverà, cercherà alternative e vedremo il suo scorato fallimento, quando intraprende la strada sbagliata. Non mancano comunque i momenti di divertimento, non è affatto un libro lugubre, triste o contagiante infelicità, certo bisogna essere sulle stesse lunghezze d’onda dell’umorismo acido e dissacrante dell’autore, amare i paradossi, apprezzare le dissonanze, ma alla descrizione del mancato incidente aereo sfido chiunque a non ridere. DeLillo non si presenta come un fustigatore di costumi, un iconoclasta guru della moralità, quando con velenosa arguzia tesse la sua satira (feroce) su temi sacri come la famiglia o ancor di più il mondo accademico (cos’altro se non visto come un’ istituzione burocratizzata atta a tramandare la memoria), pur tuttavia di moralità parla (il suo colloquio con il lettore è molto morale), sottolineando che è il substrato, la sostanza su cui si basa l’etica, e il senso stesso della vita prima che la ragion d’essere di una società (in questo caso quella occidentale). Il richiamo a una trascendenza quasi dai fatti narrati negata è un altro tema che può apparire sbiadito e marginale quando è fondante nella misura in cui si oppone al materialismo del benessere e dell’accumulo, (non solo di oggetti materiali, specificati per nome, forma e produttore) e si incarna in quella luce che vuol gettare sul quotidiano. Immagini quasi lisergiche, sprazzi di epifanie che acquistano sacralità, speranza di un altrove in cui finalmente si abbia il diritto di esistere felici, lontani dalle radiazioni dagli effetti indeterminabili. E Dylar o non Dylar, è la felicità il grande assente del romanzo, il convitato di pietra, immobile e minaccioso. E solo nel finale, nelle ultimissime righe, la parola «amore» fa timidamente capolino, gettata tra le righe come un abito smesso, sciupato e ordinario. Ma c’è e getta a ritroso la sua luce su tutto il romanzo. Un castello di carte cadute, che si rialza, perfetto, con ogni tassello al suo posto. Bastasse così poco, anche nella vita.

Don DeLillo è nato nel 1936 nel Bronx da una famiglia di origine italiana. Nella sua lunga carriera ha vinto il National Book Award, il PEN/Faulkner Award e il Jerusalem Prize ed è considerato il grande maestro della narrativa postmoderna americana. Presso Einaudi ha pubblicato: Underworld, Libra, Body Art, Valparaiso, Cosmopolis, Mao II, La stanza bianca, Giocatori, Running Dog, Rumore bianco, Love-Lies-Bleeding, I nomi, L’uomo che cade, Americana, Contrappunto, Great Jones Street, Punto omega, La stella di Ratner, L’angelo Esmeralda, End zone e Zero K.

Source: acquisto personale.

Pubblicato per la prima volta su Poetarum Silva

:: Le parole degli amanti di Sergio Marchetta (L’ Argolibro 2017) a cura di Nicola Vacca

9 novembre 2017 by

marchettaQuando si scrive dell’amore il rischio del facile sentimentalismo da baci perugina è sempre in agguato. L’amore è l’argomento su cui si riversa spesso la retorica e la banalità.
Per fortuna oggi sono in grado di smentire questa amara verità. L’occasione me la offre Le parole degli amanti, un piccolo e prezioso libro scritto da Sergio Marchetta pubblicato per i tipi de L’Argolibro (www. largolibro.blogspot.it; largolibro@gmail.com, tel. 3395874615).
Si tratta di un sillabario essenziale sul concetto dell’amore. Dalla A alla Z alfabeto ragionato, ma non troppo, degli amanti.
Lo scrittore senza enfasi e con essenzialità racconta per voci il suo mondo di amore – e anche di disamore- cogliendo tutto l’infinito che c’è nel volersi bene, tra smorfie sudate e sorrisi lenti.
È un breviario essenziale in cui Sergio mette insieme i frammenti del suo discorso amoroso e con una scrittura inclusiva li condivide con i lettori che non possono fare a meno di ritrovarsi nella franchezza dell’autore che si pone nudo nei confronti dell’amore, il più complesso e labirintico dei sentimenti di cui il genere umano dispone.
«Lettera dopo lettera – scrive Maria Antonietta Tortola – nella prefazione – in questo “alfabeto degli amanti”, in un crescendo di sbalordimenti, ti ritrovi a vivere soffi di una vita che è stata anche la tua. O lo sarà. Prima o poi lo sarà».
Sergio Marchetta si avvale della fisica lingua della carne per trovare le parole degli amanti.
Come in una poesia di Prévert, in tutte le voci di questo piccolo dizionario amoroso, l’amore ha a che fare con il magma quotidiano del suo essere sentimento sulla terra.
Gli amanti di Sergio Marchetta sono soprattutto esseri umani con le loro fragilità, testimoni e complici dello stesso misfatto che ha sempre a che fare con l’esistenza.
Bugia: «Che male può esserci? In fondo mentire è pur sempre accartocciare la brutta copia di una verità, una realtà moribonda che puoi resuscitare solo rischiando la faccia»; Dono : Io vorrei vivere di ciò che amo e basta. Ma non basta»; Rancore :« È il segreto femminile: il potere di rendere felici gli uomini con la loro infelicità».
Questi alcuni frammenti del discorso amoroso di Sergio Marchetta, che in sole cinquantadue pagine ha il merito di essere convincente e originale nel dare voce alle parole che gli amanti si dicono avendo un grande rispetto per tutto quel non detto del linguaggio del corpo che fa dell’amore quel grandissimo gesto sui cui vale sempre la pena scommettere.
Dalla A alla Z il cuore e tutte le sue ragioni che la ragione non conosce perché: «Ha tanti letti l’amore. Sempre.».

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

Articolo già edito su Zona di disagio

:: Come ricevere libri dalle case editrici

8 novembre 2017 by

bny

Scrivo questo post perchè spesso colleghe blogger più giovani mi chiedono come si faccia ad ottenere libri dalle case editrici. Credo sia un tema molto caldo anche se esiste un dibattito a monte sul fatto che alcuni credono sia lecito chiederli altri per motivi perlopiù di indipendenza, no. Naturalmente io ritengo che ricevere una copia di un libro non comporti nessuna onta, nè costringa a scrivere recensioni “sdraiate” per ringraziare dell’ omaggio. Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto sfatiamo una leggenda metropolitana molto diffusa non esistono case editrici che regalano libri perlomeno ai blogger. Sono aziende, devono non andare in perdita e se possibile avere dei ricavi, anche se sono aziende culturali, con tutte le peculiarità del caso. Possono fare iniziative a scopo pubblicitario mettendo in palio dei libri che possono vincere i lettori, senza obblighi particolari, ma sono appunto iniziative pubblicitarie saltuarie e non continuative. Giochi a premio. Giveaway ne fanno pure i blogger per i loro lettori.
I blogger letterari che ricevono libri dalle case editrici siano digitali (ormai prevalentemente sono digitali, anzi gli odiati pdf) o cartacei svolgono un servizio nei loro blog, restituiscono pubblicità, parlando di un determinato libro, recensendolo, intervistando gli autori. Dunque apro “un blog quindi ricevo tanti e tanti libri gratis” è un ragionamento che è meglio dimenticare. C’è tanto lavoro dietro all’ immagine del blogger sorridente che riceve una copia di un libro da una Casa editrice.
Chiarito questo passiamo al passo successivo. Sempre relativamente alla mia esperienza posso darvi dei consigli che saranno a voi utili, ed è questo che voglio fare. Ricevere libri è piacevole, suona il postino e vedere la busta gialla per un blogger letterario è sempre fonte di gioia. Noi book blogger siamo gente strana, i libri sono davvero la nostra droga.
Ma c’è un ma. Serve professionalità. Ricevere una copia non compra il nostro giudizio, non significa automaticamente che il libro che leggeremo sarà bello e interessante, può non piacerci, e le Case editrici serie lo tengono in conto e non istaurano politiche di rappresaglia se mai scrivete che il tal libro non è proprio fantastico, è un po’ noioso, ha difetti o non ne scrivete affatto.
Bene direte voi, e adesso, come faccio a ricevere libri? Non è facile, il meccanismo non è chiedo e ricevo, non è un diritto, non funziona così. Non è un diritto neanche per la casa editrice ricevere una recensione, perlomeno se non c’è una vera retribuzione alle spalle. Gli editori lo sanno, voi soprattutto lo dovete sapere. Ma questo non deve trasformare la ricerca libri in un assalto alla diligenza.
Per prima cosa è necessaria una lunga e seria gavetta. Le blogger che hanno un blog da uno due tre mesi, pubblicano saltuariamente articoli, non hanno nessuna preparazione alle spalle difficilmente ricevono libri dalle CE. Quindi studiate, recensite, fatevi conoscere prima. Ho recensito per anni libri di piccoli se non piccolissimi editori, o mandati da autori prevalentemente esordienti. Oggi i tempi si sono velocizzati, ma tenete in conto che il periodo di gavetta va sempre preventivato. Almeno se volete fare le cose seriamente.
Poi si passa alla ricerca degli indirizzi email degli addetti stampa. E buona cosa rivolgersi a loro, o eventualmente all’addetto stampa preposto al rapporto coi blogger. Consultate i siti online degli editori e cercate la pagina contatti. Se non trovate indirizzi specifici mandate magari una mail per esempio alle info @ tal dei tali. Se sono interessati vi rimbalzeranno all’addetto incaricato. E di norma sono interessati, è pubblicità gratuita, se accettate pdf avrete il 90% di probabilità di ottenere in lettura i libri che chiedete. (Sempre che il vostro blog non abbia aperto ieri).
Io sconsiglio dal mandare richieste a tappeto, selezionate le Ce che volete contattare, spulciate il loro catalogo, e scegliete i primi libri che volete richiedere. Non dieci per volta. Uno o due basteranno.
Alle blogger piace leggere e scrivere, se non fosse così farebbero altro, ma devono difendere il loro tempo e dare la priorità alle collaborazioni retribuite. Recensire libri è per la maggior parte delle blogger poco più che un hobby ricordatevelo sempre. Un hobby che può portarvi tante soddisfazioni, ma quasi mai monetarie, almeno nella mia esperienza. A questo proposito vi rimando al post I blogger se contattati per una recensione a richiesta devono essere pagati? Anche se naturalmente c’è sempre la possibilità che vi assuma un giornale o una rivista, e allora sì sarete pagati per recensire libri.
Chiarito questo ancora uno o due consigli che vi potranno essere preziosi, ricordatevi che gli addetti stampa sono esseri umani, come voi, un giorno possono avere il mal di testa e trattarvi meno gentilmente del solito, o non rispondervi, o gli potete essere cordialmente antipatici. Mettete tutto in conto, e ricordatevi che l’educazione può fare miracoli in certi casi.
Concludo col dire che il comportamento scorretto di uno danneggia tutti, quindi siate responsabili. Date della vostra categoria una buona immagine, difendetevi tra voi, fate squadra. Non vi boicottate. Non parlate male di altre blogger con gli addetti stampa, soprattutto. Le cose si vengono sempre a sapere e vi farete il vuoto intorno, o perlomeno la fama di blogger pestine su cui non fare affidamento. Un buon karma vi aiuterà ad avere una lunga carriera felice. Buona vita a tutti!

Siete d’accordo? Avete altri consigli? Partecipate con la vostra personale esperienza nei commenti.

Forse può interessarti: Come diventare un recensore di libri, (retribuito)

Vuoi saperne di più della mia esperienza di book blogger? Leggi Come diventare una book blogger (felice) un agile e divertente manuale di facile consultazione in cui racconto la mia esperienza di blogger in rete dal 2007.

:: La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea (TEA 2017) a cura di Elena Romanello

8 novembre 2017 by

La pietra del vecchio pescatoreTea ripropone dopo una trentina d’anni uno dei titoli fantasy che introdusse al genere molti dei ragazzi e ragazze degli anni Ottanta: La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea, uscito sull’onda del successo de La storia infinita di Michael Ende ma non certo un suo clone, anche se c’è un’idea simile di partenza, sviluppata in maniera diversa.
Al di là dell’effetto nostalgia canaglia, che funziona sempre, non si può che essere felici per questo ritorno in libreria, e immergersi in un mondo ambientato in una delle terre iconiche della fantasia per antonomasia, l’Irlanda, perfettamente sospesa tra realtà e immaginazione, dotata di un patrimonio di miti, fiabe, leggende, creature fantastiche tra i più ricchi forse al mondo.
Pidge e Brigit, fratello e sorella, vivono felici in una vallata dell’Isola di Smeraldo, tra giochi, esplorazioni, rimproveri della zia Bina e attese del papà, spesso fuori per lavoro. Un giorno i due ragazzini mettono le mani su un vecchio e malconcio libro e varcano la sottile soglia che separa il mondo reale da quello fantastico. Li aspetta una missione fondamentale per salvare la loro dimensione e l’altra, recuperare, per conto di un’antica divinità irlandese, una pietra macchiata di sangue, prima che cada nelle mani della Morrigan, la Regina del Male a tre teste, dea celtica della guerra.
Nel loro viaggio iniziatico che affonda le sue radici nelle fiabe, Pidge e Brigit incontreranno vari personaggi, animali e non: la somarella Serena, il misterioso Vecchio Pescatore, i due amici Patsy e Boodie, che mostreranno poi chi sono realmente, la volpe Cutu, in un mondo di inganni, labirinti, porte magiche, laghi tenebrosi, creature ostili, incantesimi che hanno intrappolato innocenti e non, in un microcosmo che nasce dalle colline irlandesi per andare oltre e svelare un mondo e un’avventura fantastica.
Una fiaba per tutte le età, da rileggere se la si è letta negli anni Ottanta, magari come prima porta per entrare in mondi fantastici, e da scoprire oggi per chi è nato dopo, e ha scoperto il fantasy grazie magari a Harry Potter.
Tra viaggio fantastico, avventura, folklore irlandese, antiche tradizioni, ironia, La pietra del vecchio pescatore si rivela un classico del genere, capace di avere ancora molto da dire oggi, in qualunque modo lo si legga, con nostalgia, passione, interesse verso un nuovo mondo.

Pat O’Shea (1931-2007) è nata a Galway, in Irlanda, dove è cresciuta in mezzo a storie e personaggi molto simili a quelli che si incontrano nel suo primo romanzo, La Pietra del Vecchio Pescatore, alla cui stesura ha dedicato ben 13 anni: pubblicato nel 1985 e tradotto in numerose lingue, è considerato uno dei grandi classici della letteratura fantastica.

Source: acquisto dell’edizione originale Longanesi negli anni Ottanta.

:: Notizie dai lettori

8 novembre 2017 by

E’ finalmente arrivato a Antonella il libro vinto grazie al Giveaway dedicato ai Tre Moschettieri, di Alexandre Dumas, ne abbiamo le prove!

giveaway Antonella

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: A proposito di Un giorno di festa di Enrico Pandiani

8 novembre 2017 by

enrico-pandiani

Ho cominciato a pensare a questo sesto romanzo di Mordenti il giorno dopo la strage del Bataclan. In quella nefasta occasione, nefasta per i parigini, per l’Europa, per chi ci vive e per coloro che vengono a cercare un futuro qui, arrivando da fuori, in quell’occasione, dicevo, mi trovavo a Parigi e ancora adesso ricordo la doccia fredda delle notizie in televisione. Il giorno seguente, un’amica che vive lì da trentacinque anni, mi ha chiamato per chiedermi di andare a bere un bicchiere. Era evidentemente sconvolta e aveva bisogno di parlare.
Per farla breve, ci siamo trovati entrambi seduti a un tavolino fuori dalla Bonne Bière, uno dei due locali davanti ai quali gli assassini avevano ucciso le prime sei persone. Alle nostre spalle i vetri erano forati dai proiettili e davanti a noi alcune transenne coperte di foto e di fiori erano un segno eloquente del tipo di atmosfera che si respirava in città. Poco più in là, un locale crivellato di colpi era chiuso dai sigilli della Polizia.
In quel momento, mi sono messo a pensare a chi potesse giovare che noi si debba vivere in questo modo. Qui da noi ancora non è successo nulla, ma in Francia, in Germania, in Inghilterra, in Belgio e in Spagna, cose simili te le puoi aspettare da un momento all’altro. A Parigi, per entrare in un qualsiasi negozio di medie dimensioni, devi passare le forche caudine dei metal detector e quelle dei sorveglianti che ti frugano nella borsa. Non parliamo dei musei, dove ormai sono in vigore le stesse procedure degli aeroporti. E tutto questo lo accettiamo supinamente, senza farci alcuna domanda in proposito.
Quindi, a chi giova che la gente debba vivere così? A chi fa gioco che tutte le nostre libertà personali abbiano subito una stretta bestiale? Non ho una risposta certa, ma so che qualcuno tutto questo lo cavalca e lo fa per ottenere attenzione, voti, potere e denaro. O per impedire che le persone possano convivere, raccontarsi le proprie storie e integrarsi fra loro.
Da questi pensieri frustrati, è nato Un giorno di festa. Ciò che succede nel romanzo è naturalmente una metafora, ma tenta in qualche modo di dare una possibile risposta. C’è una sola parte della società che può avere dei benefici da questa situazione e non sono certo i cittadini.
Il romanzo parte da un’uccisione, che coinvolge Leila, una delle donne de les italiens, e prosegue con una corsa contro il tempo che Mordenti e compagni dovranno fare per cercare di impedire una strage.
La sensazione che volevo dare è quella dell’incertezza, la frustrazione in cui ci si può trovare quando non puoi sapere chi siano i tuoi nemici. Quando ogni soluzione potrebbe essere quella giusta, ma, nel contempo, essere sbagliata e chi ti dovrebbe aiutare, ti mette invece i bastoni tra le ruote.
E poi ci sono i luoghi e spesso è ciò che vedi a farti venire in mente storie e situazioni. A volte basta descriverle, altre volte bisogna renderle paradossali. Scrivere Un giorno di festa, come tutte le volte che ho dovuto dar voce a Mordenti, è stato divertente e coinvolgente. Non riesco mai a capire se in lui ci sia una parte di me o se sia piuttosto il contrario. Ma una cosa è certa questa sua corsa forsennata, la sua incertezza, la paura che qualcuno potesse farsi male, sono anche le mie.
Del resto, come dice Pierre a un certo punto, “Il tempo se ne sbatte di te e dei tuoi morti, o gli stai dietro oppure ti attacchi. Tanto, presto o tardi, con lui perdiamo tutti.”