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:: L’ascensore di Daniela Distefano

10 novembre 2017

Foto L'ascensoreSi radeva come tutte le mattine, il caffè gorgogliava sul fornello, Pauline portava la cagnetta Doris a fare i bisognini in giardino. Un giorno come un altro mentre l’autunno avanzava scostando le tende di un’estate scaltra e pervasiva.
Avevano scelto questa stagione umida e incerta per andare in vacanza, le valigie pronte, i documenti a vista, i biglietti dell’aereo in borsa, Pauline era maniaca della precisione e della puntualità.
Ma perché “era”?
Marco non se lo chiese nemmeno, un piccolo rivolo di sangue gli colava da una guancia, la barba non c’era più, e si era ferito.
“Pauline!”
Si aspettava un “Che c’è?”.
Non udì nulla se non il ritorno della sua voce nasale e un suono appena percettibile, forse l’ascensore che annunciava la fine della passeggiatina di Doris, non erano ancora rientrate le sue “femmine”.
Con la schiuma da barba sul mento e i capelli a scienziato pazzo, aprì la porta dell’entrata, era stata appena socchiusa, Pauline non era il tipo da aspettarsi aggressioni, rapine, furti…
Vide la signora Clarissa che saliva le scale con enormi buste della spesa, roba da cucina hard, una zucchina fuoriusciva da un sacchetto, un cavolo sbucava da un contenitore, l’ascensore era occupato e così si era fatta a piedi quella scalinata ottocentesca di uno dei palazzi più antichi della città.
“Se vuole, l’aiuto”.
“Oh, grazie mille, ma sono quasi arrivata, col fiatone però ce l’ho fatta”.
“Come vuole, io…”
“Io”, finì lì. Non poteva finire la frase ” Aspetto mia moglie e la cagnetta Doris che saranno dentro l’ascensore e..”.
Le due “femmine” della sua vita erano effettivamente all’interno dell’ascensore, ma quando questo si aprì Marco capì che la vita non è come un barattolo della nutella, magnifico e previsto, bensì un’insalata in busta, dove puoi trovarci a volte insetti, pesticidi, ed altre spiacevoli sorprese.
Marco Ottoni, trentacinque anni, impiegato in un istituto di credito, ha ucciso la moglie ventisettenne di origini francesi, Pauline Cassel, questa mattina quando la vittima tornava dopo aver portato a spasso la sua cagnolina.
Ancora ignoto il movente. L’assassino era pronto a fuggire.
Nessun testimone, solo una signora anziana dice di aver visto l’uxoricida vicino l’ascensore e di aver scambiato con lui convenevoli, evidentemente per depistare, per non richiamare la sua attenzione.
La vittima è stata pugnalata con dodici coltellate alla schiena, la cagnolina è morta prima. Il marito si dichiara innocente:
“Non stavo fuggendo, dovevamo andare in vacanza!”.
“Non sono stato io, vi state sbagliando, non ci sono impronte! Non ho usato guanti!”.
Spegniamo questo televisore, Cip. Bel pappagallino, adesso ne vedremo delle belle. Domani vado dal parrucchiere perché vengono ad intervistarmi quelli del telegiornale, uh! Che emozione, Cip!
Non doveva partire quella cagna, e nemmeno la sua padrona: gne gne, e non salutano; offri loro un dono prezioso come l’amicizia e ti sporcano il giardino. Il mio Lucio, il mio terzo marito me lo diceva sempre:
“Clarissa sei una donna formidabile ma anche un po’ pericolosa.
Se non ti va a genio qualcuno, non vale nulla per te il manuale dell’amministratore condominiale!!!”.
La odiavo con i suoi ninnoli, con i suoi sorrisi ipocriti, e poi una come lei mi portò via il mio Lucio. Il suo miserabile marito se la pianga pure, io e Cip lo aiuteremo a trovare un altro colpevole.
“Sì, un tizio col berretto scuro”.
“Ne è sicura, signora? E’ proprio certa di aver visto un uomo che usciva di fretta e furia dal portone del palazzo?”.
“Certissima, e sono spaventata adesso anche per me, un’anziana sola sola, col suo pappagallino.. mentre il mondo è cattivo. Sì, è proprio cattivo”.

Daniela Distefano è nata a Catania il 18/12/1976, è giornalista pubblicista dal 2008 e scrive recensioni di libri per il quotidiano “La Sicilia” dal 2007. E’ amante della musica, del Natale, del Vangelo, dei buoni pensieri. Vive a Paternò, ma viaggia spesso col suo Clavilegno un po’ in Occidente,  un po’ in Holy Land.