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Il grande albero al centro del mondo di Makiko Futaki (Kappalab, 2020) a cura di Elena Romanello

16 febbraio 2021

Cvr_Albero_OKKappalab propone un nuovo titolo inerente il mondo dei manga e degli anime e la cultura a loro collegati, con un libro a metà strada tra romanzo, fumetto, libro grafico e animazione su carta: Il grande albero al centro del mondo di Makiko Futaki, compianta e poliedrica animatrice dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki e Isao Takahata, oltre che di altri anime per diversi studi d’animazione.
Questa di Kappalab tra l’altro è la prima edizione al di fuori del Giappone in una lingua occidentale, per una fiaba incantata e ricca di significati.
La giovane Sisi vive in un mondo diverso dal nostro, pieno di alberi enormi e lei abita con la nonna ai piedi di uno di questi, in mezzo ad animali e creature sconosciute. Nessuno ha mai raggiunto la cima della pianta e si narra che lassù nidifichi l’onnisciente Uccello d’Oro, un essere che può rispondere ad ogni domanda.
Sisi decide un giorno di scalare il tronco per trovare l’Uccello d’Oro, ma durante il suo viaggio assiste ad un grande sordo degli animali verso terra, per un qualcosa che sta succedendo. Nel corso del viaggio, che la cambierà profondamente, Sisi scoprirà nuovi mondi, farà incontri inaspettati e capirà che quando tutto sembra perduto  l’amicizia e la fiducia sono le forze più grandi dell’universo.
Una storia che riprende molti dei temi dei film dello Studio Ghibli, l’ecologia, l’armonia con gli altri esseri viventi, l’amore per la natura, i rapporti tra generazioni, la collaborazione, che può guarire il mondo, farlo rinascere e far ripartire il tutto. Un inno alla speranza, dove si alternano testo e disegni a colori pastello in cui si ritrovano le atmosfere dei film di Miyazaki, a cominciare da Nausicaa della valle del vento.
Il grande albero al centro del mondo è una fiaba per tutte le età, un libro per i lettori più giovani ma anche per chi è cresciuto per anni con le storie dello Studio Ghibli, un piacere per gli occhi e una storia che resta nel cuore, oltre che un omaggio ad un’artista che purtroppo ci ha lasciati troppo presto.

Makiko Futaki (19 giugno 1957 – 13 maggio 2016) è stata uno dei membri principali dello staff di Hayao Miyazaki fin dagli esordi dello Studio Ghibli, animando per esso capolavori come Il mio vicino TotoroKiki – Consegne a domicilioPrincipessa MononokeLa città incantata e Il castello errante di Howl. Si laurea in Belle Arti all’Università di Aichi, quindi lavora presso Telecom Animation Film e, nel 1991, entra a far parte dello Studio Ghibli. Grazie alla sua particolare abilità nella rappresentazione di animali e piante, si occupa delle animazioni della maggior parte degli iconici film del Premio Oscar Hayao Miyazaki e di Isao Takahata. Tra i suoi libri illustrati figura la serie per bambini di Chiisana Pisuke, ed è stata l’illustratrice ufficiale delle copertine della saga di Moribito scritta da Nahoko Uehashi.
L’opera di Makiko Futaki è già stata apprezzata anche in Italia attraverso numerosi lungometraggi e serial televisivi d’animazione, che comprendono fra gli altri: Le nuove avventure di Lupin III (1980), Space Adventure Cobra (1982), Nausicaä della valle del vento (1984), Il fiuto di Sherlock Holmes (1984), Il castello nel cielo (1986), Le ali di Honneamise (1987), Cara dolce Kyoko (1987), Devilman (1987), Il poema del vento e degli alberi (1987), Il mio vicino Totoro (1988), Akira (1988), Pioggia di ricordi (1991), Porco Rosso (1992), Pom Poko (1994), I sospiri del mio cuore (1995), Principessa Mononoke (1997), I miei vicini Yamada (1999), La città incantata (2001), Il castello errante di Howl (2004), Ponyo sulla scogliera (2008), Arrietty – Il mondo sotto il pavimento (2010), La collina dei papaveri (2011), Si alza il vento (2013) e Quando c’era Marnie (2014).

Provenienza: libro del recensore.

Il romanzo di Candy Candy per Kappalab a cura di Elena Romanello

23 dicembre 2020

candysmallQuarant’anni fa arrivava sulle reti italiane quello che è stato uno degli anime più amati da un’intera generazione: Candy Candy, di Yumiko Igarashi e Kyoko Mizuki, pseudonimo di  Keiko Nagita. Purtroppo, le limitazioni dovute alla pandemia con la cancellazione di vari eventi hanno impedito di organizzare quest’anno una serie di eventi per celebrare questo personaggio ispirato anche all’immaginario europeo, amatissimo e ricordato anche dai non otaku e al centro di un vero e proprio fenomeno di costume.
Va detto che Candy, dopo anni di repliche, è sparita dai nostri teleschermi a metà anni Novanta, a causa di una lite che ha contrapposto Yumiko Igarashi e Keiko Nagita, mai risolta. Per lo stesso motivo, il manga non è mai più stato pubblicato, a differenza di altri dello stesso periodo.
Per ovviare a questo e festeggiare i quarant’anni di questa importante protagonista dell’immaginario, Kappalab propone Candy Candy; il romanzo completo, edizione riveduta e allungata in un unico volume di due libri usciti in precedenza presso lo stesso editore.
Il libro è scritto in prima persona e ripercorre tutta la vicenda di Candy, dall’infanzia presso la gioiosa Casa di Pony, l’incontro con il Principe della Collina, lo sfortunato soggiorno dai Legan, l’incontro con Anthony e i due cugini Archie e Stair, il collegio inglese dove si innamora di Terence, la ricerca di una sua strada, fino alla conclusione. Certo, perché Keiko Nagita conclude una vicenda rimasta per tanto tempo con un punto interrogativo, facendo capire con chi la bionda protagonista è finita, una cosa che i fan aspettavano appunto da quarant’anni, almeno qui in Italia.
Il libro è completato da un intervento di Keiko Nagita che racconta come è nata Candy e come è arrivata a scrivere il libro e da una sua prefazione, in cui rievoca anche il premio Kodansha vinto con Yumiko Igarashi per il manga e il Golden Disc come autrice del testo della sigla della versione animata.
Un’occasione quindi per rivivere una storia ormai di culto, in attesa magari di un suo ritorno, molto difficile ma non impossibile, in anime o in manga.

:: Jim Henson’s Labyrinth di A.C.H. Smith (Kappalab 2017) a cura di Elena Romanello

10 novembre 2017

labyrinthKappalab, casa editrice nata per iniziativa dei mitici Kappaboys, ha iniziato la sua attività proponendo romanzi legati in qualche modo al mondo dei manga e degli anime. Ora allarga il suo sguardo anche a libri legati a film di culto della stessa generazione che ha amato Goldrake & C.
Uno di questi titoli è Jim Henson’s Labyrinth, la novelizzazione del film fantasy del 1986 con altri contenuti speciali e in un’edizione nuova rispetto al titolo che era uscito nel 1987 per Bompiani e oggi difficilmente reperibile, con una nuova traduzione può fedele all’originale e completa.
Sarah è un’adolescente fantasiosa e che ama rifugiarsi in universi fiabeschi, in casa o fuori: sopporta malvolentieri il piccolo Toby, figlio di suo padre e della seconda moglie, con cui deve vivere perché la madre, attrice teatrale, è sempre in giro. Una sera in cui deve badare al piccolo mentre i suoi genitori sono fuori, esprime esasperata il desiderio che gli gnomi lo rapiscano. E il suo desiderio si avvera.
Sarah ha quindi solo tredici ore di tempo per recuperare Toby dal Labrinto, dove è stato portato dal perfido e affascinante Jareth, re di quel regno, con l’intento di trasformarlo in un goblin. Per raggiungere il castello Sarah deve affrontare trabocchetti, pericoli, inganni e creature fantastiche, non tutte sue alleate, anche se troverà alcuni amici inseparabili, in un luogo dove tutto cambia e tutto può essere possibile.
Una storia magica, tra Alice nel paese delle meraviglie e il mito di Proserpina, un viaggio iniziatico per diventare adulta senza rinunciare ai propri sogni: l’anno scorso è uscita una bella edizione del dvd per festeggiare il trentesimo anniversario e il libro è il suo contraltare, con la storia, basata sulla sceneggiatura di Terry Jones del gruppo Monty Python, arricchita dagli schizzi preparatori, finora inediti, dei folletti e goblin realizzati da Brian Froud, illustatore britannico autore del libro per immagini Fate, da un saggio su Jim Henson, già ideatore dei Muppet, e il suo lavoro su Labyrinth di Karen Falk, direttrice dell’archivio dell’artista, e dagli appunti e disegni dello stesso Henson.
Il film con il grande David Bowie nel ruolo di Jareth e l’allora giovanissima Jennifer Connelly perfetta come Sarah è ancora oggi amatissimo: il libro si rivolge agli appassionati, di qualunque generazione siano, e che vogliano scoprire di più, partendo dai retroscena del lavoro su un classico dell’immaginario.

Anthony Charles Hockley Smith, classe 1935, ha studiato all’Università di Cambridge e nel corso della sua carriera ha diretto il Cheltenham Literature Festival, ha lavorato per la Royal Shakespeare Company, ha fatto ricerca all’Università di Birmingham. È autore di romanzi, di saggi, di novelizzazioni di film, di sceneggiature per la tv, di opere per il teatro e svolge attività giornalistica.

Provenienza: acquisto personale del recensore.