Quarant’anni fa usciva nelle sale cinematografiche Star Wars, o Guerre stellari, uno dei film più importanti di sempre nella costruzione dell’immaginario fantastico e del fandom ad esso legato.
A quattro decenni di distanza, molto si è visto, detto e fatto, e Star Wars sta vivendo una nuova stagione di grande successo, grazie ai nuovi film, realizzati sotto l’egida di casa Disney, nuova proprietaria della Lucas film, ma anche ai fumetti, alle nuove iniziative editoriali e culturali.
Può valere la pena raccontare questi anni, quelli sotto l’impulso creativo di George Lucas, come fa Giorgio E. S. Ghisolfi in Star Wars l’epoca Lucas, un saggio interessante che parla di un’epopea sullo schermo e fuori, quella di un giovane creativo che pian piano, dopo aver tentato varie strade, ideò un universo tra fiaba e tecnologia destinato a rimanere nel cuore di più di una generazione.
Il libro evita i toni nostalgici e racconta una storia vera, attraverso documenti, testimonianze, dettagli tecnici e un lavoro di squadra d’eccezione, svelando anche particolari che anche ai fan restano magari poco noti, perché legati al lavoro in background, fondamentale per il risultato finale.
In particolare, l’autore racconta il ruolo di Omero pop di George Lucas, per come ha reinventato archetipi di sempre in un nuovo contesto, ricorda l’evoluzione degli efffetti speciali, accellerata da un film come Star Wars che ha aperto la strada ad un filone inesauribile, cita l’animazione al computer, oggi la norma ma nel 1977 pura davvero fantascienza, racconta come Lucas e soci hanno introdotto nel cinema la pratica dello storyboard, oggi essenziale anche per i film non di genere fantastico.
Nelle pagine del saggio si parla dei tre film della trilogia cosiddetta classica, usciti tra il 1977 e il 1983, della saga dei prequel, tra 1999 e 2005 in cui si raccontava non una vittoria come nel primo caso ma la caduta agli inferi di Anakin Skywalker, futuro Dark Fener e delle varie serie d’animazione realizzate per la tv. Il tutto è completato da un profilo della Lucasfilm, che realizzò alcuni gioiellini al cinema extra Star Wars come Labyrinth e da un’appendice con i due nuovi film, senza più George Lucas al timone ma nell’universo creato da lui.
Un libro interessantissimo e imperdibile per gli appassionati di tutte le età, per chi c’era per ricordare come si era e come si è diventati, e per chi è arrivato dopo ma ha trovato la sua casa tra Luke, Leia, Han e compagnia. Ma Star Wars l’epoca Lucas è utile per scoprire un mondo di epica contemporanea a chi non conosce questi universi, non certo banalità per gente che non vuole crescere ma molto di più.
Star Wars l’epoca Lucas verrà presentato sabato 30 settembre alle 16 e 30 al Mufant di Torino in via Reiss Romoli 49 bis.
Giorgio E. S. Ghisolfi è regista e docente di discipline attinenti al cinema presso varie istituzioni culturali, come lo IED di Milano, l’Università degli studi dell’Insubria a Varese, il Conservatorio di scienze audiovisive e la Scuola specializzata di Scienze di Arti applicate di Lugano. Ha lavorato con Bruno Bozzetto e Enzo d’Alo, è socio fondatore dell’Asifa Italia e dell’Associazione illustratori e si è già occupato di cultura popolare contemporanea in varie occasioni.
Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.
Lady Diana e Santa Madre Teresa di Calcutta – due icone che non appartengono più al Tempo – sono edere pulsanti nel nostro registro dei ricordi.
Quella di Stella Romano, protagonista di “La donna nella pioggia”, edito da Piemme, è una vita monotona, ripetitiva, fatta di una quotidianità a tratti quasi sfiancante. La donna si divide tra i viaggi di lavoro del marito Mattia; le diverse attività che praticano Alice e Sofia, le due figlie; Nina, la domestica ucraina che la aiuta nelle faccende di casa e il proprio amato lavoro di illustratrice di libri per bambini. Tutto assomiglia al ritratto della perfezione assoluta, ma in realtà sotto la superficie di belle apparenze, la vita della protagonista nasconde una serie di eventi e cose che le danno il tormento. Tanto per cominciare si scopre che l’infanzia di Stella è stata minata da un evento drammatico: la morte tragica della madre. Fosse solo questo! Stella non ha mai avuto notizie certe su chi fosse suo padre e il cognome che porta, Romano, è quello di Gabriele, il compagno della mamma che la allevata come una figlia. Questi sono i fantasmi del passato, ma nel presente dove tutto sembra perfetto, la caduta del vaso della madre (unico oggetto che manteneva il legame tra le due) e la sua completa rottura lanciano nel panico la donna. Stella si rende conto che non può più tenersi dentro quello che la tormenta e che la fa soffrire, perché solo affrontato ciò che la assilla potrà, forse, trovare un po’ di pace. La protagonista passa dalla calma apparente in una spirale di crescente ansia che le fa rasentare la pazzia, tanto è vero che ad un certo punto la donna inizia a prendere dei medicinali (ansiolitici), e soffre per il fatto che le due amate figlie sono in vacanza con i parenti del marito e lui, Mattia, ecco non è così fedele come vuole fare credere. Ognuno di questi elementi non farà altro che gravare in modo maggiore sulla stabilità psicofisica di Stella che, oltre a sentirsi sempre più oppressa, prova un senso di minaccia incombente. Marina Visentin porta noi lettori a seguire il cammino nella psiche della protagonista, la quale prende coraggio e decide di indagare il suo passato per capire cosa la tormenta, perché ormai lei ha capito che il suo malessere è legato a qualche evento traumatico accaduto tanto tempo prima. Alla Milano del presente, quella dove Stella di divide tra mondo borghese ed editori di qualità, si innesta ad un certo punto il passato. Un tempo andato dal quel emergono gli aspetti cupi e mai del tutto chiari dei tanti delitti violenti e molto spesso inspiegabili che segnarono l’Italia degli Anni di piombo. Stella fa una viaggio alla ricerca delle proprie radici e per compierlo mette in gioco tutta la sua forza in un cammino di ricerca della verità complesso e pieno di difficoltà che la metteranno a dura prova. Questo non importa a lei, perché sono passi vitali da compiere, per dare un senso al proprio vivere. “La donna nella pioggia” di Marina Visentin, attraverso la vicenda personale di Stella, ci presenta mondi diversi, fatti di contraddizioni e contrasti che influiscono sul singolo essere umano e che lo destabilizzano a tal punto da trovare il primordiale istinto di coraggio per mettersi in discussione e ricercare la verità sul proprio passato e sulla propria esistenza.
Il calcio, almeno quello maschile, è lo sport più popolare in Italia, ma anche il più dibattuto, polemizzato e spesso oggetto di fatti di cronaca non sempre eclatanti. Ed il mondo del calcio fa da sfondo al noir di Andrea Monticone Un assist per morire, rivolto in particolare a chi pensa che non sia tutto oro quello che luccica e che niente e nessuno meriti venerazione come capita spesso nel mondo del pallone.
Guido Ceronetti compie novanta anni e quando scrive è ancora lucido sulla catastrofe. Per il suo compleanno a noi suoi lettori affezionati regala un nuovo libro. Ed ecco che Adelphi pubblica Messia in cui lo scrittore torinese si cimenta con il tema del Messia e della sua eterna attesa in un tempo come il nostro da cui davvero non c’è da aspettarsi nulla.
Firenze, oggi: il PM Amedeo Cantini viene condotto a fare un sopralluogo doveroso dopo il ritrovamento del cadavere di una giovane modella assassinata in un cassonetto nei pressi del Parco delle Cascine.
Ci sono due tipi di viaggiatori: quelli che seguono percorsi tracciati da altri, e quelli che inventano i propri. A questa seconda categoria appartengono i flâneur. Amano passeggiare, vagabondare senza meta, perdendosi per strade sconosciute (state tranquilli che alla fine si orientano sempre). Non seguono comitive guidate, non viaggiano in gruppo in viaggi organizzati. Vagano, perlopiù da soli, e ascoltano il rumore della strada, dei parchi, dei giardini. Annusano i profumi, percepiscono i colori. Fanno della loro esperienza di viaggiatori nomadi qualcosa di mistico se vogliamo, una riscoperta di sè.
Abbiamo lasciato Paolo Fiore cinque anni fa quando dava alle stampe Fu chiaro appena oltre lo zenith, il romanzo storico e filosofico ambientato nel cuore dell’intolleranza del Seicento. Intorno alla figura di Giordano Bruno l’autore affronta il tema del rapporto tra conoscenza e libero pensiero alla luce di tutte le eresie asistematiche messe al rogo da una Santa Inquisizione, che in nessun modo tollerava i punti di visti diverso dal suo. E sappiamo come è andata a finire.
Stendhal affermava che «la bellezza non è che una promessa di felicità». Già, semplicemente una promessa.
Nel romanzo La compagnia delle anime finte, edito da Neri Pozza, candidato al LXXI Premio Strega, Wanda Marasco racconta Napoli.
Rebecca è un adolescente tranquilla pacata ed è la protagonista di “Come la Mappa del Cielo”, Lucio Dall’Angelo, (Liberedizioni 2017). La giovane vive con la madre e con le tante domande – non fatte- su quel padre che non ha mai conosciuto. La ragazza va in vacanza dalla nonna, tra le montagne della Valle Camonica, dove conosce Francesco, una ragazzo milanese finito sulla sedia a rotelle a causa di un brutto incidente. Tra i due scatta subito empatia e la loro complicità si rafforza nel momento in cui nel libro “Il Quinto Evangelio” di Mario Pomilio, trovano una vecchia fotografia dove compaiono la madre di Rebecca e un giovanotto. Questa scoperta scatenerà una serie di eventi che trasformeranno la vita dei due amici in un film d’avventura, nel quale i buoni dovranno fare i conti con i cattivi del presente e del passato torbido che torna a bussare alla porta. Rebecca e Francesco cominciano ad indagare e scoprono che il ragazzo della foto è un certo Matteo Riva, un brillante ricercatore dell’Università di Milano, presente nell’agosto del 1996 in Valle Camonica e scomparso, all’improvviso, senza un perché. La coppia di neo investigatori scopre che Riva aveva fatto una importante ritrovamento riguardante i Camuni, un popolo antico e misterioso vissuto in Valle Camonica, i quali avevano l’abitudine di raccontare la propria storia scolpendola sulle pietre della valle. Il tutto attraverso un alfabeto del tutto speciale, collegato ad un decalogo e ad un altare che rendeva cielo e terra molto vicini. Questa era l’intuizione di Riva, ma la sua scomparsa non ha fatto altro che lasciare molte questioni irrisolte, domande alle quali Rebecca e l’inseparabile Francesco cercheranno di dare un senso, senza rendersi conto che questa loro i curiosità e voglia di sapere porterà a galla rancori nascosti. Il libro di Lucio Dall’Angelo è avvincente, perché mette assieme generi e temi diversi. “Come la mappa del Cielo” è un romanzo di formazione perché Rebecca e Francesco sono due ragazzi in fase di crescita che hanno alle spalle un vissuto traumatico. Eventi che hanno segnato le loro vite e famiglie in modo eterno. Cicatrici che solo grazie alle avventure/prove vissute in quella che avrebbe dovuto essere una pacifica vacanza, si tramuteranno in punti di forza dai quali la coppia prenderà l’energia per diventare più maturi e certi delle proprie scelte e sentimenti. Il romanzo di Lucio dall’Angelo è anche un giallo, in quanto la ricerca compiuta dai due protagonisti sulla scia delle scoperte di Matteo Riva, porterà nella scena narrativa personaggi – del presente e del passato-che faranno di tutto per spegnere la voglia di sapere dei due amici. Nel libro, Dall’Angelo ci porta poi a compiere un viaggio nella storia di un popolo antico, i Camuni, che vissero nella Valle Camonica lasciando delle importanti testimonianze del loro vussuto, forme di arte rupestre- i Pitoti- diventati patrimonio dell’Unesco (sito n.94). Il nuovo lavoro del giornalista scrittore bresciano è un romanzo dal ritmo incalzante, dall’intreccio ben costruito dove i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo ma, allo stesso tempo, “Come la Mappa del Cielo” ci invita a scavare – come fanno Rebecca e Francesco- nelle nostre vite e nel mondo che ci circonda non solo per conoscere da dove veniamo, ma per trovare nelle nostre radici i giusti ingredienti per affrontare l’oggi e il domani.
Quante volte siamo stati rimproverati da grandi e da bambini per aver detto no? A me è successo una marea di volte, però “Io dico no! Storie di eroica disobbedienza” di Daniele Aristarco, è la dimostrazione che nel corso della millenaria storia del mondo certi “No” sono stati fondamentali. Nel libro edito da Einaudi ragazzi, Aristarco presenta le vicende umane di persone che, durante il loro vivere, hanno detto con forza no. Scelte che hanno scatenato cambiamenti di portata mondiale o che hanno dato il via a piccole trasformazioni civili, diventate certezze col passare del tempo. 35 sono i personaggi scelti da Aristarco, 35 vicende che, nonostante l’esito in alcuni casi non sia stato purtroppo positivo, sono la dimostrazione di come sia possibile agire per cambiare il mondo. Ogni storia può essere letta in relazione alla altre o come episodio a se stante e questo permetterà al piccolo lettore di conoscere anche un po’ delle esistenze di coloro che dissero “no”. Ecco profilarsi tra le pagine Prometeo con il suo no all’obbedienza, o Orfeo con il no alla morte e all’ignoranza. Si arriva poi a Socrate con il suo no all’ingiustizia o all’incoerenza, a Spartaco con il no alla schiavitù e alla matematica Ipazia con il suo no al fanatismo. Il libro di Aristarco fa davvero attraversare i secoli al lettore, dimostrando quanti sono coloro i quali, in nome di una giusta causa, sacrificarono la loro vita per il bene di tutti. Qualche altro no lo possiamo di certo ricordare in tempi a noi più vicini con Abramo Lincoln e il suo no alla schiavitù, Emile Zola con il famoso “J’accuse” e il no all’antisemitismo. Il no delle Suffragette alla discriminazione di genere, quello di Simon Wiesenthal all’impunità dei criminali nazisti. Anche il musicista Arturo Toscanini disse no, e lo affermò con forza in nome di un arte libera, che non si ponesse al servizio del potere. Come non citare Martin Luther King e il suo no al razzismo o Rosa Parks e il no alla disuguaglianza, con loro Nelson Mandela e il no all’apartheid. Tanti no, diversi tra loro, che hanno toccato le varie sfere del vissuto e allora ecco Charles Darwin col suo no all’antropocentrismo, il Dalai Lama con il no alla violenza, l’italiana Franca Viola con il no al matrimonio riparatore, o Anna Politovskaja con il no alla propaganda. Poi si arriva ai recenti casi di Malala Yousafzai e il suo no all’ignoranza o il no, ancora in atto, della poetessa iraniana Mahvash Sabet. I contenuti nel libro di Aristarco “Io dico no!” sono riferiti a coloro che hanno lottato in nome della libertà, perché a volte dire “no” non è essere capricciosi, ma opporsi alle ingiustizie. Illustrazioni di Nicolò Pellizzon. Età 10+.
























