Giulio De Loiro dà alle stampe la sua ultima fatica Satriano e Don Mimmo Battaglia in un abbraccio d’amore, edito da Rubbettino, con la prefazione dell’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace Vincenzo Bertolone. Due storie in una. Quella degli ultimi cinquant’anni di un piccolo borgo. Quella dei primi anni di un grande Vescovo. Un solo abbraccio. Quello tra un paesino e il suo cittadino più illustre. Un legame indissolubile che non può sciogliersi in due diverse pubblicazioni. Quello tra un uomo e la sua terra. Una terra che ancora sporca i piedi di un prete diventato Vescovo. Un Vescovo che, nel suo discorso di investitura, ricorda il suo paese. Satriano e Don Mimmo Battaglia. Figli della Calabria. Quella lasciata in fondo allo Stivale. Per ultima. Come quegli ultimi, invisibili, di cui Don Mimmo si è fatto padre. Con un’attenzione maniacale verso il particolare, l’autore porta sulla pagina quella quotidianità che invade le viuzze e le piazze e le botteghe e le case di un paese nell’ultimo cinquantennio, a cavallo tra due secoli. Attore in scena diventa il sindaco. E con il sindaco le infinite diatribe tra comunisti e democristiani. Il parroco. E con il parroco i credenti, falsi credenti, credenti di prima classe e i dimenticati dalla società. Grazie a tutti loro, De Loiro conduce una serrata inchiesta sui micro-cambiamenti sociali che conducono il paese dal vecchio al nuovo secolo. Una sola voce narrante, implacabilmente partecipe alle vicende di cui essa stessa si è fatta attrice. La voce dell’autore. Corre l’anno 1970 nella prima parte del libro. Un gruppo di giovani è spinto dalla voglia di partecipare alla vita politica del paese. Una vita politica fatta di idee e ideali. Poi l’anno 1995. Modifiche elettorali per le quali il sindaco non sarà più scelto all’interno del gruppo politico, ma dal voto espresso dal cittadino. Così non è solo la legge a mutare. Lo è l’intera società. La politica degli ideali diventa politica fatta di persone. Quelle che eleggono e quelle da eleggere. Uno sguardo indagatore che a metà del racconto viene ad incontrarsi con una nuova realtà presente in quelle stesse viuzze e piazze e botteghe e case. La religiosità. Simbolo estremo ne diventa quello che già nel titolo si prefigura come protagonista del libro. Don Mimmo Battaglia. Il prete di strada. Quel prete che il 24 giugno del 2016, ormai a diversi anni di distanza rispetto all’incipit, viene nominato Vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti. Il lettore si ritrova, così, a lasciare il piatto in tavola, le lenzuola da stendere, la tv accesa, il lavoro in ufficio, la telefonata con l’amico, per correre in strada assieme all’intera Satriano. Ecco l’abbraccio. Quello tra il Vescovo e la sua terra. Quello tra il lettore e la passione viscerale che spinge l’autore a raccontare la pagina più illustre della
storia di Satriano. Lo stile della narrazione mantiene i toni dell’orazione politica quando De Loiro descrive le vicende politiche del borgo. Emerge invece la ricchezza espressiva della lingua quando descrive quei miti ed eroi che sono carne viva nell’immaginario popolare collettivo, resa ancor più concreta dalle numerose foto del Vescovo nella sua Satriano.
Giulio De Loiro è nato a Catanzaro il 6 maggio 1944 ed ha sempre vissuto a Satriano, il paese di cui è stato sindaco e a cui negli ultimi anni sta dedicando le sue ricerche storiche. Laureato in Lettere classiche all’Università di Napoli, ha insegnato per quasi quaranta anni Lettere nelle scuole statali e Latino e Greco all’Istituto Salesiano di Soverato, contribuendo alla formazione di numerosi professionisti del comprensorio soveratese. Ha già pubblicato con Calabria Letteraria Editrice due volumi sulla storia di Satriano: Gente nostra nel 2009 e Satriano nel ‘700 attraverso i dati del Catasto Onciario nel 2011. Da qualche anno collabora con l’Associazione Culturale di Badolato “La Radice”, dove, nel 2015, si è impegnato, assieme ad altri amici, alla pubblicazione de La Platea dello Stato di Badolato, un prezioso volume che offre ai lettori un interessante spaccato della storia medievale dei paesi del basso Ionio catanzarese.
Suorce: libro del recensore.
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“Io e Lui”, libro datato 1971, fu accolto dalla critica dell’epoca con un certo snobismo e pregiudizio immotivato, sicuramente a causa di una scabrosità di argomento.
Niente si può comprendere della sua opera se prima non ci rendiamo conto di essere di fronte a una coscienza che non trova mai pace, esasperata da se stessa e tuttavia tenacemente vigile; a uno scrittore, a un uomo, che non si è mai nascosto dietro le sue paure, consapevole che è proprio il pungolo della paura – quando la si affronti a viso aperto- a renderci lucidi, a rivelarci la vera natura delle cose smascherando tutte le convenzioni legate al vivere e al suo perdere terreno.
“ Se si girava a guardare com’erano andate le cose, la risposta era già pronta. Ma valeva la pena guardarsi indietro quando la vita scorreva in avanti ?”
Se a innamorarsi sono capaci tutti, l’arte di coltivare un amore invece richiede impegno e qualità che mettono in gioco davvero gli innamorati a cui nessuno ha insegnato cosa succede dopo il celebre “vissero felici e contenti” delle favole. Di questa arte ci parla La Giusta Mezura, bellissima graphic novel virata al blu di Flavia Biondi, storia di un amore unico, e nello stesso tempo simile a tanti altri, quotidiano, dalle sfumature inaspettate.
Quarto romanzo per Antonio Fusco. Torna l’amato protagonista seriale dei suoi precedenti libri, il commissario Tommaso Casabona. A Valdenza, sulle colline toscane, l’inverno non risparmia temperature rigide e il cielo minaccia neve. Casabona ha una domanda di trasferimento ad altro incarico da inviare. Sua moglie Francesca è malata e lui vuole starle vicino. I figli Alessandro e Chiara stanno crescendo e sono consapevoli di dover dare una mano ai genitori. Il commissario rimane in bilico nella sua decisione di lasciare il lavoro quando Martina scompare. Ha solo tre anni ed è bellissima. La preoccupazione si impossessa di Tommaso e sente di doverla cercare. Il suo letto è rimasto vuoto e i genitori sono angosciati. Questo capitolo della serie ci porta a conoscere i personaggi in modo sfaccettato e complesso. Si fa carico della sofferenza provata quando si è travolti da un destino inaspettato. Scava nel privato portando alla luce i dubbi e le certezze di un’indagine delicata. Nel frattempo della bambina, nessuna traccia. Sembra svanita nel nulla. Valdenza viene travolta da tv e giornalisti, che Casabona cerca di tenere a bada come può. Ci sono sospetti e sospettati, ma tutto appare troppo semplice.
Come sono organizzate le cellule del terrorismo islamico operanti in Italia? Qual è la loro funzione in ambito internazionale? Dove si concentrano i militanti e quali sono i loro contatti con i paesi musulmani? Con questo libro, Stefano Dambruoso, magistrato della procura milanese in prima linea nelle indagini sul terrorismo islamico, e il giornalista Guido Olimpio, esperto di terrorismo internazionale, ci illustrano la reale entità del pericolo e in quali direzioni si stanno muovendo gli inquirenti, quali sono le persone che contano all’interno della rete di moschee e centri di aggregazione musulmana, quali le zone a più alto rischio di attentati in questi mesi. Le indagini condotte negli ultimi anni, soprattutto dopo l’11 settembre, hanno fornito un quadro inquietante. È emersa una rete di specifiche funzioni gerarchiche e parallele, dal predicatore al reclutatore, dal finanziere al capo militare, dal responsabile dell’informazione all’addetto alle relazioni fino allo shahid, l’ultimo anello della catena. Le nazionalità sono diverse e così pure l’estrazione sociale. Diverse sono anche le sigle, intrecciate talora in un groviglio non facilmente districabile, con cambi di ruolo e di alleanze e lotte di potere interne. Un crogiuolo di forze aggreganti insieme a forze disgreganti, dove l’esaltazione massima dell’individualità rappresentata dall’attentatore suicida si affianca alla volontà di riscatto della comune radice islamica. Prende corpo un asse Milano-Bagdad, composto di elementi formati in Europa e federato con i gruppi locali mediorientali, un organismo che si muove nel segno della globalizzazione utilizzando per i suoi scopi l’informatica e la neotecnologia assieme alla strumentazione bellica più primitiva e più accessibile. Sull’altro fronte c’è il lavoro investigativo delle varie procure italiane, collegate con le procure europee, che, fra mille difficoltà, hanno compiuto grandi passi avanti negli ultimi anni. Questo libro è il diario di bordo di un ufficio giudiziario impegnato giorno per giorno contro il terrorismo.
Andrea Negri ha i capelli corvini e gli occhi verde smeraldo. È Appuntato dei Carabinieri a Brescia. Donna bellissima, dal fisico tonico e preparato. I suoi turni di pattuglia scorrono uno dopo l’altro, fino al giorno maledetto nel quale un’aggressione brutale le cambia completamente la vita. Il suo fascino subisce la distorsione dettata dal male, le sue sicurezze crollano per lasciare spazio alla pura crudeltà. La sua lucidità subisce un duro colpo e si ritrova scaraventata contro il muro dell’illegalità. Scavalcarlo è un attimo, un breve istante per cambiare rotta e non voltarsi più indietro. Da quel momento il tempo scorre in maniera diversa, i minuti si susseguono fra continue scariche di adrenalina, la sua personale giustizia calpesta quella del popolo. Andrea si circonda di amici particolari, unici e originali. Scopre se stessa e il suo lato buio attraverso un’oscura presenza che la segue ovunque, costringendola a buttare fuori il peggio di sé o il meglio. Dipende dal punto di osservazione. Andrea soffre e sembra alimentare il proprio dolore ogni volta che uccide. Cosa ci si può aspettare da una donna che ha perso tutto, e che ha soltanto bisogno di un po’ di sano calore umano?
Persistenti tracce di antichi dolori di Monica Bartolini è una raccolta di racconti di genere storico, tre per la precisione dal titolo Aes grave, Anno Domini 806 e Autodafè. Con un unico filo conduttore, preziosi manufatti di inestimabile valore (che sono rocambolescamente giunti fino a noi) che hanno nel passato scatenato gli istinti peggiori degli uomini. Le tracce di quegli antichi dolori persistono e ci portano a interrogarci sui misteri che li avvolgono. E questi misteri hanno spinto l’autrice a scavare nella memoria collettiva e nelle sue conoscenze storiche per riportare in vita, almeno sulle pagine, gli uomini e le donne che quelle drammatiche storie vissero. Certo sono personaggi di fantasia, alcuni, altri sono re o santi davvero esistiti, ma ciò che importa e ciò che interessa davvero è la commistione tra storia e fantasia, tra quello che è stato e quello che avrebbe potuto essere. Se amate il genere storico, troverete il gioco affascinante, la storia di Eusto e di sua moglie Alypia vi commuoverà, come i drammi patiti da Gayle, la straniera e le sue brighe per mettere sul trono suo figlio, o la storia di Antoni e degli ultimi Maya sterminati dagli spagnoli. Ma cosa è rimasto di tutto ciò dell’eco delle loro grida, del clangore delle spade delle loro lacrime? Sono rimaste vestigia antiche come l’Asse romano Minerva-Toro, è una moneta, la prima moneta bronzea della Roma repubblicana, custodita ancora oggi presso il Medagliere Capitolino, o Reliquiario di Monymusk, una preziosa teca di argento e pietre dure che conteneva l’osso del braccio di San Columba, il primo evangelizzatore della Scozia antica, ora in mostra presso il National Museum of Scotland di Edimburgo, o il Codex Dresdensis, una meravigliosa pergamena Maya custodita a Dresda presso la SLUB, la Biblioteca Universitaria del Land di Sassonia. Da questi oggetti che racchiudono un magnetismo forse magico, l’autrice ha creato le sue storie portandoci nel 293 a. C. alla vigilia della battaglia di Aquilonia, poi nel 806 d. c. nell’Abbazia di Iona, nelle Isole Ebridi interne, e infine nel 1562 quando si consumò un Autodafè, per ordine del tribunale religioso spagnolo, nello Yucatan ai danni delle ultime vestigia Maya. Storie di sangue, morte, vendetta, dolore, che l’autrice descrive non dimenticandosi del ruolo delle donne, soprattutto la coraggiosa Alypia e la determinata e astuta Gayle eroine di mondo dominato dal potere della forza e della violenza. Sono racconti parimenti belli, forse il primo è quello che mi è rimasto più impresso con la scena finale di grande pathos. Tre popoli dunque Sanniti, Gaelici, Maya spazzati via dalla storia a cui Monica Bartolini dà dignità raccontando le loro storie. Da segnalare la bellissima copertina di Niccolò Pizzorno. Buona lettura!
























