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:: Cento parole di Gennaro Guida (L’ArgoLibro editore, 2019) a cura di Nicola Vacca

31 luglio 2019

COP cento parole-page-001Cento parole possono bastare per raccontare ai bambini attraverso il fiabesco il mondo in cui viviamo, il mondo che vorremmo.
Gennaro Guida con originalità e tantissima intuizione scrive piccole favole, avvalendosi della brevità (che sarebbe piaciuta molto a Calvino) per educare i bambini di oggi, che saranno gli adulti di domani, alla bellezza, all’amore, all’amicizia e a tutti quei valori necessari per costruire un modo di vita umano.
In cento parole, Guida scrive favole scomodando diversi registri di scrittura: il surreale si contamina con il reale, il visionario abbraccia l’onirico. Da questo interessante contagio nascono storie davvero belle e edificanti che hanno come uno scopo la crescita morale nel nome della pace, della conoscenza e del dialogo.
L’autore ha un grande debito di riconoscenza nei confronti di Gianni Rodari. Il grande scrittore sosteneva che la fiaba per il bambino ha la stessa verità del gioco. A questa verità di affida anche Guida quando intinge la penna nella sua creatività per raccontare in cento parole storie che diventano favole – metafora di un mondo da cambiare.
Cento parole (L’ArgoLibro editore, pagine 100, euro 14,00) è un piccolo e prezioso libro originale che apre a infiniti mondi con una narrazione semplice in cui l’autore di queste favole brevi suggerisce ai giovani lettori, e non solo, un percorso di vita e di valori sani da trasmettere in forma pedagogica ai bambini, ai quali, come diceva Gaber, non bisogna insegnare la nostra morale peché è cosi stanca e malata, potrebbe far male.

«Guida moderno educatore, – si legge nella nota introduttiva firmata da Raffaele Aragona – è affascinato dagli esperimenti linguistici delle avanguardie storiche o dei ludolinguisti moderni e contemporanei»

Il libro è impreziosito dalle illustrazioni di Rossa Cianciulli, che con un tratto di inchiostri e matite dà un volto alle creature immaginarie uscite dalla penna e dall’invenzione fertile di Gennaro Guida.
Una ricerca estetica, questa della pittrice, che sa scavare nelle parole dell’autore di queste splendide favole e interpretarne la dimensione del gioco e del racconto.
Gennaro Guida invita tutti, adulti e bambini, a avvicinarsi alle parole con i cinque sensi. A sentire attraverso la loro cura quel profumo intenso della fantasia, un dono prezioso che ci permette di essere liberi e umani.

Nota: http://largolibro.blogspot.com/2019/01/gennaro-guida-cento-parole.html

Source: Libro arrivato da ufficio stampa.

:: Liberi junior – Siamo tutti un po’ orsi, un po’ porcospini di Francesca Romano (I Buoni Cugini Editori 2017) a cura di Federica Belleri

24 ottobre 2017

orsi e porcospini

Con le illustrazioni di Dafne Zaffuto, Francesca Romano ci propone una raccolta di favole scritte con amore e attenzione. Favole per bambini, utili anche ai grandi. Leggere, ma non superficiali. Positive e sensibili. Raccontano di animali e del loro mondo, di percorsi fatti per sconfiggere la paura, di prove da superare per acquisire sicurezza. L’amicizia e la diversità sono trattate con delicatezza. Il dolore passa, lasciando posto alla speranza. I personaggi di cui ci parla l’autrice sono presi dal suo quotidiano e trasferiti su carta. Non manca l’ironia, sempre utile per smussare gli angoli. Scrittura precisa e corretta. Piccolo libro che vi consiglio di gustare con serenità, insieme ai vostri figli.
Buona lettura.

Francesca Romano è nata nel 1973 e vive a Brescia. Laureata in scienze dell’educazione, lavora ai Servizi Sociali del Comune di Brescia. Mamma di due ragazzi e sognatrice compulsiva, da sempre fantastica di vivere di parole d’inchiostro. Scrive da tempo immemore nei piccoli ritagli di tempo che la vita frenetica le permette. Ama scrivere favole e si diletta esprimendo il lato oscuro con racconti gialli/thriller.
Diversi suoi racconti, risultati finalisti e vincitori in concorsi letterari nazionali e internazionali, sono stati pubblicati nelle relative antologie, alcune delle quali presentate a Roma, Milano, Chiari, alle fiere dell’editoria. Ha pubblicato per Fabbri editori con racconti collaborativi.
“Siamo tutti un po’ orsi un po’ porcospini” è il suo primo libro.

Source: inviato dall’ editore al recensore. Si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: Favole del morire, Giulio Mozzi, (Laurana Editore, 2015)

4 marzo 2015

faE’ buffo, o per lo meno bizzarro, leggere e soprattutto recensire un autore che per mestiere legge e valuta la scrittura altrui. Ma vi confesso è stata la curiosità a spingermi verso Favole del morire di Giulio Mozzi e sapere che è dedicato a Valter Binaghi, autore di cui ho molto amato Nome al tavolo Blackjack. (La curiosità uccise il gatto, ma la soddisfazione lo riportò in vita, dice un proverbio inglese).
I libri dopo tutto trovano strane e misteriose vie per raggiungere i lettori, e la curiosità è una ragione non meno nobile di altre.
Giulio Mozzi è uno scrittore dichiaratamente cattolico, per cui la morte, o meglio il morire dovrebbe acquistare valenze etiche e spirituali legate anche al credere a una vita altrove, oltre questa nostra terrena. E Favole del morire, sebbene raccolga pezzi scritti tra il 2003 e il 2014, alcuni su commissione, (“ciò non ne fa scritture occasionali“) per le ragioni più disparate, (certo non prevedeva che sarebbero stati raccolti in un’antologia, o per lo meno non in questa), ha come tema centrale proprio questo destino che accomuna ormai sette miliardi di persone nate per vivere su questa terra. E quindi nel bene o nel male ci interessa tutti, sebbene molti sfuggano questo pensiero come molesto.
E’ così sgradevole, parlare del decadimento, della vecchiaia, della morte, per alcuni è addirittura di cattivo gusto, ma ciò non toglie che anche se nessuno può parlarne per esperienza diretta (il mistero su questo resta assoluto) tutti noi, vedendo morire familiari o amici, ne facciamo un’esperienza perlomeno riflessa. Quindi la morte è cosa nostra, molto più di altre cose più vanesie e marginali.
I sette pezzi facili (che facili non sono) di Giulio Mozzi sono frammenti di scrittura che si compongono di testi in prosa, altri in versi, Emilio delle tigri se n’è andato, è un testo teatrale per esempio, (che l’autore vorrebbe fosse ri-rappresentato).  Insomma difficilmente questo libro potremmo definirlo con un genere, se non ibrido. Tuttavia una strana unità e omogeneità anche stilistica la possiede, e i vari pezzi si possono leggere tranquillamente nell’ordine in cui l’autore li ha posti.
Se abbiamo una concezione edonistica della lettura e il piacere (parente stretto della felicità,) guida le nostre scelte, forse avremo qualche ritrosia iniziale, ma non spaventatevi Mozzi non tratta la morte, ovvero il morire, in modo tragico o peggio macabro. A tratti si sorride, e dopo tutto l’ironia è una delle maggiori difese immunitarie che abbiamo.  

Giulio Mozzi (Camisano Vicentino, 1960) ha pubblicato vari libri tra cui Questo è il giardino (Theoria, 1993), La felicità terrena (Einaudi, 1996), Fantasmi e fughe (Einaudi,1999), Fiction (Einaudi, 2002), Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi (Transeuropa, 2009), Sono l’ultimo a scendere e altre storie credibili (Mondadori, 2009). Consulente editoriale, attualmente per Marsilio, ha maturato anche una solida esperienza come docente di scrittura. Su questo argomento ha pubblicato un fortunato Ricettario di scrittura creativa (con Stefano Brugnolo; Zanichelli, 2000) e da ultimo (Non) un corso di scrittura e narrazione (Terre di Mezzo, 2009). Nel 2009 ha creato la casa editrice in rete Vibrisselibri, che si va ad affiancare all’omonimo bollettino di scritture e letture.