:: Favole del morire, Giulio Mozzi, (Laurana Editore, 2015)

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faE’ buffo, o per lo meno bizzarro, leggere e soprattutto recensire un autore che per mestiere legge e valuta la scrittura altrui. Ma vi confesso è stata la curiosità a spingermi verso Favole del morire di Giulio Mozzi e sapere che è dedicato a Valter Binaghi, autore di cui ho molto amato Nome al tavolo Blackjack. (La curiosità uccise il gatto, ma la soddisfazione lo riportò in vita, dice un proverbio inglese).
I libri dopo tutto trovano strane e misteriose vie per raggiungere i lettori, e la curiosità è una ragione non meno nobile di altre.
Giulio Mozzi è uno scrittore dichiaratamente cattolico, per cui la morte, o meglio il morire dovrebbe acquistare valenze etiche e spirituali legate anche al credere a una vita altrove, oltre questa nostra terrena. E Favole del morire, sebbene raccolga pezzi scritti tra il 2003 e il 2014, alcuni su commissione, (“ciò non ne fa scritture occasionali“) per le ragioni più disparate, (certo non prevedeva che sarebbero stati raccolti in un’antologia, o per lo meno non in questa), ha come tema centrale proprio questo destino che accomuna ormai sette miliardi di persone nate per vivere su questa terra. E quindi nel bene o nel male ci interessa tutti, sebbene molti sfuggano questo pensiero come molesto.
E’ così sgradevole, parlare del decadimento, della vecchiaia, della morte, per alcuni è addirittura di cattivo gusto, ma ciò non toglie che anche se nessuno può parlarne per esperienza diretta (il mistero su questo resta assoluto) tutti noi, vedendo morire familiari o amici, ne facciamo un’esperienza perlomeno riflessa. Quindi la morte è cosa nostra, molto più di altre cose più vanesie e marginali.
I sette pezzi facili (che facili non sono) di Giulio Mozzi sono frammenti di scrittura che si compongono di testi in prosa, altri in versi, Emilio delle tigri se n’è andato, è un testo teatrale per esempio, (che l’autore vorrebbe fosse ri-rappresentato).  Insomma difficilmente questo libro potremmo definirlo con un genere, se non ibrido. Tuttavia una strana unità e omogeneità anche stilistica la possiede, e i vari pezzi si possono leggere tranquillamente nell’ordine in cui l’autore li ha posti.
Se abbiamo una concezione edonistica della lettura e il piacere (parente stretto della felicità,) guida le nostre scelte, forse avremo qualche ritrosia iniziale, ma non spaventatevi Mozzi non tratta la morte, ovvero il morire, in modo tragico o peggio macabro. A tratti si sorride, e dopo tutto l’ironia è una delle maggiori difese immunitarie che abbiamo.  

Giulio Mozzi (Camisano Vicentino, 1960) ha pubblicato vari libri tra cui Questo è il giardino (Theoria, 1993), La felicità terrena (Einaudi, 1996), Fantasmi e fughe (Einaudi,1999), Fiction (Einaudi, 2002), Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi (Transeuropa, 2009), Sono l’ultimo a scendere e altre storie credibili (Mondadori, 2009). Consulente editoriale, attualmente per Marsilio, ha maturato anche una solida esperienza come docente di scrittura. Su questo argomento ha pubblicato un fortunato Ricettario di scrittura creativa (con Stefano Brugnolo; Zanichelli, 2000) e da ultimo (Non) un corso di scrittura e narrazione (Terre di Mezzo, 2009). Nel 2009 ha creato la casa editrice in rete Vibrisselibri, che si va ad affiancare all’omonimo bollettino di scritture e letture.

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Una Risposta to “:: Favole del morire, Giulio Mozzi, (Laurana Editore, 2015)”

  1. “A tratti si sorride” | Favole del morire Says:

    […] [Questo articolo – non firmato, ma di Giulietta Iannone: che qui ringrazio – è apparso il 4 marzo 2015 in Liberi di scrivere]. […]

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