Posts Tagged ‘Linguistica’

:: L’Etichettario – Dizionario di alternative italiane a 1800 parole inglesi di Antonio Zoppetti (Franco Cesati Editore 2018) a cura di Giulietta Iannone

13 dicembre 2018
antonio-zoppetti-etichettario-anglicismi

Clicca sulla cover per l’acquisto

Facciamo un gioco: prendete un quotidiano cartaceo o in rete, scegliete un articolo a caso ed evidenziate quanti anglicismi o pseudo anglicismi trovate.
Fatto?
Ora contateli e magari circolettateli con il pennarello giallo.
Quanti ce ne sono? Nessuno? Meno di cinque? Più di cinque? Conoscete di ogni termine il reale significato, anche di quei termini economici da cui dipendono le sorti della nostra vita? Conoscete parole italiane che li equivalgono?
Antonio Zoppetti, già autore di Diciamolo in italiano: l’abuso dell’inglese nel lessico dell’Italia e incolla (Hoepli 2017), deve aver fatto un gioco simile, e deve essersi spaventato. Certo sì usiamo parole straniere (non c’è niente di male in questo) se non c’è un’alternativa nella nostra lingua, ma se invece questa alternativa c’è, e pure con maggiori sfumature di significato, perché ostinarci a usare termini stranieri o pseudo tali (ammettiamolo certe parole sono davvero tremende: perché usare appetizer? quando c’è stuzzichino o antipasto) dei quali, forse, non ne conosciamo nemmeno appieno il significato?
E così il nostro simpatico Zoppetti, ormai paladino di questa crociata per la difesa della lingua italiana, ha fatto una specie di contro guida, di dizionario dei sinonimi (se scrivete per lavoro o per svago usateli, sono fantastici per arricchire lessico e precisione di termini) e l’ha intitolata L’Etichettario – Dizionario di alternative italiane a 1800 parole inglesi. Un testo divertente, di agile lettura e nello stesso tempo serio e completo, impaginato in maniera molto originale e ricco di aneddoti, curiosità, precisazioni linguistiche e culturali.
Se avete in mente di fare come regalo di Natale per un vostro figlio o nipote che studia al Liceo o all’Università, un regalo utile e non banale, beh con questo libro andate sul sicuro. Ha una copertina vivace e colorata ed anche un oggetto libro assai piacevole.
L’utilizzo di sinonimi arricchisce il nostro lessico e il nostro linguaggio, e più pensiamo bene, più parliamo bene, più scriviamo bene migliorando le nostre capacità intellettive e di interazione con gli altri.
L’appiattimento dell’utilizzo acritico di questi termini stranieri o finto stranieri coniati ad hoc può avere ripercussioni anche negative sulla comprensione del narrato, o sull’annacquamento di certi termini che invece hanno valenze molto gravi e serie.
Pensiamo solo al termine offshore, quando lo si usa c’è quasi un intento ironico, alla moda, neutro quando in realtà si parla di società con sedi in paradisi fiscali, che svolgono azioni fraudolente evadendo le tasse. Detto in italiano non vi dà maggiore senso della gravità del problema?
E prendiamo un altro termine come hacker, usato in italiano quasi sempre con valenze negative e dispregiative, quando può averne anche di positive nel senso di esperto informatico, mago del computer, quando l’etica e la filosofia hacker non prevede il danneggiamento, il furto di dati, lo sfruttamento personale per ottenere guadagni illeciti, in questo caso c’è il termine cracker a definire il vero pirata il ladro o criminale informatico.
Lascio a voi scoprire la grande ricchezza di questo testo, che vi consiglio di tenere sempre a portata di mano.

Antonio Zoppetti si occupa di lingua italiana come redattore, autore e insegnante. Nel 1993 ha curato il riversamento digitale del Devoto-Oli, il primo dizionario elettronico italiano. Nel 2004 ha vinto il Premio “Alberto Manzi” per la comunicazione educativa. Ha scritto vari libri di linguistica e alcuni manuali di italiano pubblicati da Hoepli.

Source: libro inviato dall’ editore. Si ringrazia l’ Ufficio Stampa Cesati.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il linguaggio mafioso. Scritto, parlato, non detto di Giuseppe Paternostro (AutAut Edizioni, 2017) a cura di Irma Loredana Galgano

2 febbraio 2018
Linguaggio mafioso -fronte

Clicca sulla cover per l’acquisto

Un saggio, Il linguaggio mafioso di Giuseppe Paternostro, che lo stesso autore definisce non scientifico ma divulgativo, nella accezione più alta, ovvero quella «di diffondere una conoscenza al più vasto pubblico possibile». Un libro che racconta «storie di mafia e di antimafia» ma che, soprattutto, narra degli uomini di mafia chiamandoli, finalmente, come andrebbero sempre appellati: «uomini del disonore». Altro che “onore” e “rispetto”.
Gli strumenti utilizzati da Paternostro per analizzare il fenomeno mafioso sono quelli a lui più consoni, per vocazione e professione. Sociolinguistica, linguistica testuale e pragmatica della comunicazione, «in grado di far luce sulle componenti essenziali della comunicazione umana». L’intera analisi portata avanti dall’autore non perde mai di vista il “vizio” all’origine di un esame di questo tipo, ovvero il fatto che entrambe le comunicazioni mafiose (interna ed esterna) e relativi sottogruppi non sono mai o quasi spontanee, falsate da quello che in realtà gli attori vogliono sia inteso o interpretato.
Il fine prefissosi da Paternostro sembra essere stato raggiunto ottimamente. «Esiste un linguaggio mafioso o piuttosto un linguaggio dei mafiosi o della mafia?», si chiede l’autore cercando le dovute risposte. Il linguaggio esiste come il gruppo che lo definisce e la società che sembra assimilarlo sempre più. Anche per ciò l’autore sottolinea l’importanza di dare più peso «alle questioni legate al rapporto fra usi linguistici e contesto rispetto alle strutture linguistiche in sé». Tenendo sempre presente l’evoluzione costante della mafia come del suo linguaggio.
Un saggio interessante, Il linguaggio mafioso di Giuseppe Paternostro, pensato e scritto davvero per essere quanto più divulgativo e accessibile possibile. Un libro che indaga un fenomeno, quello mafioso, attraverso il suo linguaggio anche perché necessario, visto che ancora oggi una grandissima parte dell’opinione pubblica «ha una percezione distorta» di esso, legata spesso «alla rappresentazione che di esso hanno dato», media cinema e tv in primis ma anche libri videogame e via discorrendo fino ad arrivare alla percezione di sé che trasmettono gli stessi attori e agenti afferenti ai vari clan.

Giuseppe Paternostro: ricercatore di linguistica italiana all’Università di Palermo, dove insegna Analisi dei testi pubblici. Si interessa alla sociolinguistica dell’Italia contemporanea e ai rapporti fra lingua, discorso e identità.

Source: pdf inviato dall’ editore. Ringraziamo l’ufficio stampa AutAut.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Diciamolo in italiano: l’abuso dell’ inglese nel lessico dell’ Italia e incolla di Antonio Zoppetti (Hoepli 2017)

6 novembre 2017

diciamolo in italianoChe cos’è l’itanglese? Una moda? Un segno di provincialismo? Un fatto di pigrizia? Di superficialità? Un espediente per pavoneggiarsi davanti agli interlocutori? Per intimidirli? Per ingannarli? È il latinorum contemporaneo? Un effetto collaterale dell’importare pratiche, discipline e tecnologie nate e sviluppate altrove, senza riuscire a farle davvero nostre? O si tratta del segno che l’italiano di molti italiani è, come afferma in questo libro Antonio Zoppetti, fragile?

[dalla prefazione di Annamaria Testa]

Un interessante e approfondito studio del destino della nostra lingua, partendo dall’ingresso nel nostro vocabolario dei termini inglesi affiancati a quelli francesi nell’ Ottocento, fino ad arrivare alla brusca accelerazione quasi incontrollata degli ultimi decenni.

Il come è avvenuto, il perché ha avuto questo terreno così fertile in Italia, le differenze con gli altri paesi – soprattutto Francia e Spagna dove si sono posti dei limiti più rigidi a questa invasione tanto repentina quanto inarrestabile – sono solo alcuni degli spunti che vengono affrontati durante la lettura di quest’opera che, fatta salva forse un’eccessiva ridondanza di numeri e dati statistici (chiaramente anche necessari a definire la portata di tale evento), contribuisce ad approfondire un fenomeno che è sempre più pervasivo e al tempo stesso anche fastidioso, forse perché indicatore di un senso di inferiorità verso una lingua che appare più avanzata, più prestigiosa e più calzante con la realtà di oggigiorno.

Va tutto bene? Ci sono dei pericoli? L’italiano è destinato a diventare un dialetto d’Europa? Si può ancora intervenire in qualche maniera? Questi ed altri interrogativi sono approfonditi dall’ autore ed alcune possibili soluzioni vengono suggerite in modo che ognuno di noi possa fare una riflessione obiettiva e razionale sul come comunichiamo e su come potremo farlo in futuro senza snaturare la nostra preziosa lingua che dovrebbe essere vista come un punto di forza e un marchio di qualità anziché un idioma in fase di obsolescenza.

Antonio Zoppetti si occupa di lingua italiana come redattore, autore e insegnante. Nel 1993 ha curato il riversamento digitale del Devoto-Oli, il primo dizionario elettronico italiano. Nel 2004 ha vinto il Premio “Alberto Manzi” per la comunicazione educativa. Ha scritto vari libri di linguistica e alcuni manuali di italiano pubblicati da Hoepli.

Source: libro inviato dall’ autore al recensore. Si ringrazia l’ Ufficio Stampa Hoepli.