Tre libri avventurosi da Gallucci tra lupi misteriosi, enormi varani e troll da salvare. A cura di Viviana Filippini

24 Maggio 2021 by

Sono tre i libri editi dall’editore Gallucci dei quali vi voglio parlare oggi qui a Liberi di scrivere. Tre storie per ragazzi dove l’avventura, il coraggio, l’amicizia che unisce e aiuta a superare le difficoltà e i pregiudizi da sconfiggere, sono alcuni degli elementi che tornano in questi tre romanzi. Il primo è “Il lago maledetto” di Gigliola Alvisi e Maurizio Furini (disegni di Fabio Visintin) nel quale la giovane Terri viene spedita dai genitori in baita in montagna nei boschi di Selva di Croda, dove ci sono il nonno Sebastian e il cugino Pietro che avrà l’arduo compito di dare ripetizioni di matematica alla ragazzina. I due sono diversi, lei è iperdinamica, lui è un po’ troppo lento e tranquillo (tipo bradipo), ma Terri e Pietro capiranno subito che la loro permanenza sarà solo in apparenza monotona, perché dovranno risolvere il mistero del lupo che si aggira nel bosco. Spassoso e divertente “Valerio nella tana del varano” di Luca Poldelmengo (disegni di Manola Caprini) ambientato a Roma dove al Bioparco scompare un varano e non molto lontano, da un laboratorio sparisce del materiale radioattivo. Sarà un caso o questi eventi sono collegati tra loro? Ad indagare Valerio e Carlotta, i quali pensano che dietro a tutto ci sia come al solito lo zampino, in questo caso meglio lo zampone, del misterioso e mostruoso Jack Varano. Valerio e i suoi amici dovranno fare il possibile per dipanare l’intricata matassa e fermare il lucertolone. Poi ecco il terzo libro: “Tor e il prigioniero” di Tom Lavachery, che oltre al testo ha curato anche i disegni (traduzione dal francese di Miriam Karam). La storia ha per protagonista il giovane Tor e la sua famiglia che sanno che i troll esistono e non sono spariti nel Medioevo come tanti credono. Anzi dovranno fare il possibile per salvare uno di loro dalle grinfie del crudele Lars Vindson che lo vuole esibire come fenomeno da baraccone nel suo circo. Tor, il babbo e lo zio Einar sfodereranno coraggio e astuzia e per salvare l’amico i troll. La cosa interessante di questi romanzi per ragazzi, ideali anche per un pubblico adulto che vuole ritrovare un po’ del proprio io bambino, è il fatto che accanto alle mirabolanti avventure, i personaggi protagonisti affrontino delle vere e proprie prove, grazie alle quali imparano a conoscere meglio gli altri, il mondo che li circonda e se stessi, svolgendo un percorso di formazione che li porterà ad essere più maturi nel modo di affrontare la vita.

Source: grazie a Marina Fanasca e all’ufficio stampa Gallucci.

:: Flix di Tomi Ungerer (Camelozampa, 2021) a cura di Giulietta Iannone

22 Maggio 2021 by

Camelozampa, casa editrice indipendente del padovano, spacializzata in letteratura per bambini e ragazzi, riporta in Italia dopo vent’anni Flix, uno dei più amati e graffianti classici di Tomi Ungerer. Un picture book satirico, in grande formato, ad alta leggibilità, scritto e illustrato dallo stesso autore e tradotto da Sara Saorin.

Ma chi è Flix? È un cane, un buffo carlino che ha per genitori una coppia di gatti. Cresce a Borgatto, parla fluentemente gattese e dal suo padrino, il dottor Medoro Klops, un bassotto, impara a parlare canino e a nuotare.

Naturalmente per lui la vita non è subito facile, un cane nato da due gatti non si è mai visto, ma grazie alla sua simpatia e al suo coraggio si farà nuovi amici ed entrerà nel cuore di tutti vivendo fantastiche avventure.

Flix ci parla di diversità, di emerginazione anche, ma soprattutto del fatto che non bisogna mai arrendersi e grazie alle doti personali ciò che ci differenzia non è più un ostacolo, anzi diventa un valore aggiuto, perchè ognuno è unico, diverso da tutti gli altri e perciò portatore di valori e qualità tutte proprie.

Un albo dunque con un forte messaggio contro ogni forma di razzismo o esclusione che insegna ai bambini a non farsi spaventare dai pregiudizi e che niente è davvero impossibile, affrontando la questione razziale con umorismo e leggerezza e trasmettendo positività e fiducia nel futuro grazie all’ ironico lieto fine.

Le illustrazioni sono buffe e divertenti, molto colorate, capaci di attirare l’attenzione dei più piccoli e fare riflettere i più grandi.

Copertina cartonata. Stampato su carta ecologica certificata FSC.

Tomi Ungerer (1931-2019) è stato uno dei giganti della letteratura per bambini. Ha vinto l’Hans Christian Andersen Award for Children’s Literature, il Premio Andersen italiano, il National Prize for Graphic Arts in Francia, il Lifetime Achievement Award della Society of Illustrators, USA, lo European Prize for Culture e molti altri riconoscimenti. Inoltre è stato insignito del titolo di Commandeur de la Legion d’Honneur.
Amatissimo autore di oltre 140 libri per bambini, tradotti in 28 lingue, è stato anche uno dei più grandi illustratori satirici contemporanei, impegnato in battaglie politiche e sociali. La sua città natale, Strasburgo, gli ha dedicato un museo. Tra i suoi libri per bambini pubblicati in italiano, Otto. Autobiografia di un orsacchiotto, I tre briganti, La nuvola blu, L’uomo della luna, Emile, Niente baci per la mamma e per Camelozampa è già uscito Allumette.

Sara Saorin, laureata alla Scuola Interpreti e Traduttori di Bologna, è co-fondatrice di Camelozampa, per la quale ha tradotto i romanzi, tra gli altri, di Marie-Aude Murail, Christophe Léon, Christian Bobin, Alexandre Jardin e gli albi di Anthony Browne, Tony Ross, Michael Foreman, Quentin Blake, tra cui Zagazoo, Premio Andersen 2017. La sua traduzione di Meno male che il tempo era bello è finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020.

Source: albo inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

Per strada è la felicità di Ritanna Armeni (Ponte alle Grazie, 2021) a cura di Elena Romanello

21 Maggio 2021 by

9788833315409_0_0_600_0Ritanna Armeni è ritornata in libreria con un nuovo romanzo, Per strada è la felicità, edito da Ponte alle Grazie, una storia di donne di un passato vicino ma a tratti ormai così lontano, fondamentale per gli sviluppi nel futuro di allora che ha avuto.
Dopo aver raccontato varie storie al femminile del mondo reale, come quella delle streghe della notte, le aviatrici russe in lotta contro i nazisti in Una donna può tutto, l’autrice preferisce ora mescolare sapientemente finzione e realtà, per ricordare momenti comunque fondamentali per le donne e non solo.
Siamo a Roma, nella seconda metà degli anni Sessanta, dove arriva Rosa, ragazza di provincia, con il desiderio di studiare all’Università, laurearsi e trovare un lavoro adeguato alla sua preparazione, un qualcosa già di nuovo rispetto alle generazioni precedenti di donne.
Ma il Sessantotto incombe e il fermento della rivolta è ovunque, all’Università, nelle piazze, ai cancelli delle fabbriche e quando il movimento studentesco esplode cambia tutto, anche per Rosa, che affronta un percorso di autocoscienza  a cui non aveva pensato fino a quel momento.
La ragazza si trasforma in una giovane donna, va a vivere in una comune, prende in mano la sua vita, scopre nuovi mondi e nuovi modi pensare, pagandone anche le conseguenze, anche e soprattutto sul piano personale. Tra amori e amicizie, Rosa scopre una sua omonima, Rosa Luxemburg, nume ispiratore del nuovo femminismo vissuta mezzo secolo prima, e con lei intreccia un rapporto di complicità, immedesimandosi con lei ma capendo anche quanto tempo è passato.
Dopo il periodo nel movimento studentesco, Rosa si unisce al femminismo, che conduce lei e le sue compagne verso percorsi sconosciuti, con nuove voci, contro l’ordine e il potere maschile, per diventare se stesse, cambiare la propria vita e quella di chi verrà dopo di loro.
Una storia ambientata in un’epoca mitica e ormai lontana, in cui sono nate molte delle dinamiche di oggi, che parla di libertà, emancipazione, scoperta di sé, oltre che di giovani e donne, grandi assenti dal dibattito oggi e spesso grandi esclusi, soprattutto i primi, dopo i fatti di quest’ultimo anno.
Per strada è la felicità non è un libro né nostalgico né retorico, ma una storia di liberazione e di sguardo al futuro, di una ragazza inventata ma molto simile a tante reali, con un mondo da cambiare e un richiamo ad una grande figura di un passato anteriore a quello, Rosa Luxemburg, esponente del primo femminismo degli anni Dieci del Novecento e ispiratrice di quello degli anni Sessanta.
Ritanna Armeni racconta una vicenda interessante per chi ha vissuto quegli anni ma anche per chi è arrivato dopo, per scoprire da dove si è partiti per giungere qui oggi.

Ritanna Armeni, giornalista e scrittrice, ha lavorato al Manifesto, Il Mondo, Rinascita, l’Unità. È stata portavoce di Fausto Bertinotti e ha condotto la trasmissione Otto e mezzo con Giuliano Ferrara. Attualmente scrive per l’Osservatore romano, Il Foglio, Rocca. Ha pubblicato tra gli altri: La colpa delle donne (2006), Parola di donna (2011),  Di questo amore non si deve sapere (2015), Una donna può tutto (2018), Mara una donna del Novecento (2020).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Nixon e il caso Watergate di Emanuele Federici

21 Maggio 2021 by

Tutto inizió nell’anno 1971. Nel 1971 uscirono infatti sulla prima pagina del New York Times dei documenti segreti che riguardavano l’allora presidente americano Richard Nixon, passati alla storia col nome di “pentagon papers”. La reazione del presidente fu quella di attivare una rete di spionaggio nei confronti dei suoi avversari politici, in particolar modo il Partito Democratico e i giornalisti. Venne quindi formato un gruppo segreto di esperti formato da agenti della CIA e dell’FBI, chiamato “gli Idraulici”, con lo scopo di spiare e in caso scassinare le abitazioni dei potenziali avversari politici. Il 6 giugno 1972 gli “Idraulici” riuscirono a entrare nella notte all’interno dell’edificio Watergate, dove era presente la sede del Partito Democratico, e a collegare microfoni e telecamere, per poter contrallore e gestire la campagna elettorale in corso d’opera. Il caso volle che gli agenti di Nixon furono scoperti da un sorvegliante dell’edificio, il quale avvertí le autoritá credendo ci fosse una rapina in corso. Ancora non si immaginava nemmeno lontanamente cosa stesse facendo Nixon. Per questo motivo la vicenda non diventó, per il momento, uno scandalo, e venne messa in secondo piano tra le pagine di cronaca, tanto che il caso venne affidato ad uno stagista poco esperto: Bob Woodward. Quest’ultimo riuscí a convincere i suoi superiori che si trattava di un evento di primo piano, e non solo di un semplice furto con scasso. Per questo motivo gli venne affiancato, per condurre le indagini, Carl Bernstein, un esperto giornalista investigativo. Dalle indagini fuoriuscivano dei contatti sempre piú espliciti tra gli Idraulici e la Casa Bianca, in particolare vi erano dei collegamenti diretti con il comitato di rielezione di Nixon. Nonostante ció nel 1972 Nixon vinse le elezioni contro il democratico McGovern e venne rieletto presidente degli Stati Uniti. La fortuna di Nixon stava nel fatto che McGovern fu con molta probabilitá il candidato piú a sinistra dell’intera storia elettorale americana, e ció creó non poca preoccupazione nell’opione pubblica. Ma nel frattempo le investigazioni continuano. Mark Felt, vice-direttore dell’FBI, capisce che qualcosa non quadra quando Nixon decide di nominare al vertice dell’FBI un suo collaboratore, Patrick Gray, con l’obiettivo di insabbiare le indagini. Per questo motivo Felt decise di mettersi in contatto con Bob Woodward e gli consiglió di monitorare gli scambi di denaro tra il comitato di rielezione di Nixon e la Casa Bianca. Ció serviva per scoprire se i contatti fossero diretti, e si iniziarono ad individuare questi contatti, con tanto di nomi e cognomi dei diretti interessati. Da questo momento in poi il processo sembró essere in discesa e Nixon fu messo alle corde. Quest’ultimo decise quindi di licenziare il procuratore speciale, e per farlo si rivolse al ministro e al vice-ministro della giustizia, ma questi ultimi si rifiutarono categoricamente, in quanto la democrazia impone al potere esecutivo di rimanere separato da quello giudiziario. Il presidente decretó quindi il licenziamento di entrambi e nominó un avvocato come ministro della giustizia, il quale licenzió il procuratore speciale. Tutto ció avvenne la sera del 23 ottobre 1973, e questo evento passó alla storia col nome di “strage del sabato sera”. Due giorni dopo, il 25 ottobre 1973 arrivarono a Nixon circa un milione di telegrammi di proteste popolari. Il mese successivo il presidente americano cercó di riappacificare le acque attraverso una conferenza stampa, ma risultó essere molto agitato, tanto da pronunciare una parolaccia, e provocó quindi l’effetto opposto di ció che si aspettava da questa conferenza, in quanto gli americani interpretarono la sua agitazione con la volontá di nascondere qualcosa. A questo punto Nixon rimase isolato, e a partire dall’estate del1974 vari ministri si dimisero dal suo governo. Venne a questo punto avviato un processo per messa in stato d’accusa contro di lui (Impeachment). Kissinger, il suo ministro degli esteri, gli consiglió caldamente di dimmettersi in quanto ormai lo scandalo era diventato troppo grande. Quindi il 9 agosto 1974 Nixon decise di dimettersi dal suo ruolo, e fu il primo presidente della storia degli Stati Uniti a compiere tale gesto. L’ormai ex presidente americano lasció il paese in uno stato catastrofico, tanto che si dovette fronteggiare una dilagante crisi economica, che arrivó anche in Europa, la piú grande dopo quella del ’29.

La leonessa di Dordona di Enrico Orlandi e Gaia Cardinali (Tunué, 2021) a cura di Elena Romanello

20 Maggio 2021 by

cover_la_leonessa_di_dordona-min-566x800Oggi il fantasy è uno dei generi più amati, eppure molti appassionati non si sono accorti di averne letto gli antenati a scuola nei poemi epici, spesso più una croce che una delizia, anche se c’è chi si ispira anche a loro per nuove storie, per libri e fumetti.
La graphic novel di Tunué La leonessa di Dordona recupera i personaggi dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, in particolare quello di Bradamente, donna guerriera nella tradizione romanzesca che ha prodotto poi in altri tempi Lady Oscar, Mulan, Xena, Buffy, Ripley, Arya Stark e tutte le super eroine.
Orlando e Angelica rimangono come personaggi sullo sfondo, e verrebbe da dire meno male perché non erano così eccelsi e coinvolgenti anche nell’originale: la storia de La leonessa di Dordona è incentrata su Bradamante, fanciulla ribelle ad un matrimonio imposto, che preferisce arruolarsi con i paladini di Carlo Magno, combattendo come un uomo, fino ad innamorarsi di Ruggero, soldato della parte avversa, un amore quindi votato ad una conclusione tragica, o almeno così parrebbe.
Nelle pagine colorate a pastello ma a tratti cupe di una saga trascinante, rivive quindi in una graphic novel ispirata alla letteratura, questa volta all’epica, raccontando uno degli episodi più interessanti e più moderni dell’Orlando Furioso, la storia di una ragazza ribelle e in anticipo sui suoi tempi, più simile alle eroine della modernità che non altri personaggi stereotipati. E tra l’altro, a differenza dell’altra celebre guerriera dell’epica rinascimentale, Clorinda de La Gerusalemme liberata, ha un lieto fine alla sua storia d’amore, anche se non è bello fare spoiler sul finale della graphic novel.
Bradamente è il personaggio centrale della storia, ma al suo fianco emerge un’altra importante figura femminile, la maga Armida, archetipo di un altro filone di protagoniste attualissime, da Melisandre de Il Trono di Spade alle sorelle Halliwell, restituito in un contesto di magia e incanto antico e moderno allo stesso tempo.
La leonessa di Dordona racconta quindi l’attualità ancora oggi dei poemi epici cavallereschi e di certi loro personaggi fuori dagli schemi e si rivolge sia ad un pubblico di appassionati in cerca degli archetipi delle figure eroiche di oggi sia a chi pensa che la letteratura sia sempre tale, disegnata o scritta che sia.
Bradamante, ricordo dei libri di scuola e non solo, rivive in una luce che riprende la sua forza originale ma la porta come icona femminista attuale, con il suo motto di Fiorire o morire per trovare una strada appassionante e unica oltre gli schemi, in una vicenda senza tempo che avvince dalla prima pagina all’ultimo, come ripasso dei tempi che furono ma anche come nuova scoperta.

Enrico Orlandi ha conseguito nel 2015 la laurea all’Accademia di Belle Arti. Ha esordito con il libro Il fiore della strega, pubblicato da Tunué nella collana Tipitondi.

Gaia Cardinali, nata ad Ancona nel 1992, si diploma in Arti Applicate all’ISA di Jesi nel 2010 e inizia il corso di Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Viktoria – pubblicato con Tunué – è stato il suo primo graphic novel.

Provenienza: libro del recensore.

:: da quassù di Cristina Caboni, disegni di Flavia Cuddemi (Edizione Noarte Paese Museo, 2021) a cura di Giulietta Iannone

20 Maggio 2021 by

San Sperate è un paese museo della Sardegna forse unico in Italia, famoso in tutto il mondo, in cui vengono artisti di tutti i paesi per dipingere e colorare i muri delle sue case, ed è questo che vedono le due simpatiche rondini protagoniste dell’albo per bambini da quassù con testi di Cristina Caboni e bellissimi acquarelli di Flavia Cuddemi edito da Edizione Noarte Paese Museo.

Anche l’albo è un’opera d’arte come il paese e ci racconta un mondo in cui la bellezza diventa patrimonio comune di una comunità coesa e solidale aperta ai visitatori piccoli e grandi.

Albo per bambini ma anche da collezionare, perchè no.

I testi sono tradotti anche in sardo e in inglese e nelle note dell’editore viene narrata la storia del Paese Museo di San Sperate, se mai un giorno voleste visitarlo come le simpatiche rondini che lo vedono da lassù, dal cielo.

Il messaggio custodito nell’albo è un messaggio prezioso, di solidarietà, di condivisione e di inclusione, in cui un’opera comune diventa patrimonio di tutti. Perchè la bellezza ha più valore se condivisa. E l’Italia è un paese di tesori spesso sconosciuti che meritano una più attenta valorizzazione. Traduzione in sardo di Salvatore Mossa. Traduzione in inglese di Ellen Pala e Davide Artizzu.

Cristina Caboni vive con il marito e i tre figli in provincia di Cagliari, dove si occupa dell’azienda apistica di famiglia. È l’autrice dei romanzi pubblicati da Garzanti Il sentiero dei profumi – bestseller venduto in tutto il mondo, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere – e il suo seguito, Il profumo sa chi sei, La custode del miele e delle api, Il giardino dei fiori segreti – Premio Selezione Bancarella 2017 – La rilegatrice di storie perdute e La stanza della tessitrice

Flavia Cuddemi nasce a Scicli, in Sicilia, nel 1988. Studia a Pisa ingegneria biomedica e finiti gli studi inizia a lavorare utilizzando la sua formazione. Dopo pochi anni e molte riflessioni lascia il suo lavoro per dedicarsi completamente alla vocazione per il disegno.
Si trasferisce a Roma per studiare illustrazione, e a Roma vive e lavora oggi. 

Source: albo inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

:: Ghosting di Alessandro Perissinotto e Fabrizio Fulio Bragoni (Giunti, 2021) a cura di Giulietta Iannone

19 Maggio 2021 by

Alla voce ghosting la Treccani dice:

ghosting (Ghosting) s. m. inv. Comportamento di chi decide di interrompere bruscamente una relazione sentimentale e di scomparire dalla vita del partner, rendendosi irreperibile. ◆  La tecnica del ghosting, del diventare fantasmi di se stessi agli occhi dell’ex pare andare per la maggiore sia nella vita reale sia tra i vip. Di solito per “sparire” si inizia dai social network: via l’amicizia daFacebook, via le foto da Instagram e via ogni tweet che riconduca all’ormai ex. (Barbara Massaro, Panorama.it, 2 luglio 2015, ‘Società’)  La finissima arte del dileguarsi si chiama Ghosting: la persona che ami a un certo punto sparisce, fa perdere le tracce, non risponde alle chiamate, praticamente si smaterializza e con lei anche la fiducia nel rapporto. (Valentina Maran, Elle.it, 10 settembre 2015, blog Sesso).
Dall’ingl. (to) ghost (‘muoversi come un fantasma’).

A chi non è capitato di fare o subire ghosting nella sua vita? È un’esperienza molto dolorosa legata all’immaturità psicologica di chi la pratica, all’autostima, al senso di perdita e di abbandono senza una spiegazione, senza una motivazione con cui venire a patti, per chi ne è vittima.
Chi fa ghosting semplicemente scompare all’improvviso senza dare una spiegazione, dai social, smette di rispondere al telefono, a volte scompare non solo dal mondo virtuale ma anche nel mondo reale, rendendosi irreperibile e lasciando l’abbandonato afflitto da mille dubbi e sensi di colpa.
Fenomeno diffuso tra gli adulti ma anche soprattutto tra i giovani, magari alle prese con le prime esperienze sentimentali, e chi ne è vittima non prova solo dolore psicologico, ma anche fisico. Non potere contestualizzare un abbandono, sia in un rapporto amoroso che di amicizia, rende la perdita molto più ingestibile e traumatizzante.
E proprio di ghosting parla il romanzo dall’omonimo titolo scritto a quattro mani da Alessandro Perissinotto e Fabrizio Fulio Bragoni ed edito da Arya Giunti.
Un young adult contemporaneo ambientato a Torino capace di portarci in un mondo molto spesso sommerso e di difficile decifrazione.
Il “fantasma” della situazione è Khaled, un giovane tunisino a Torino per frequentare l’università, esperto informatico, intelligente, brillante che a una festa di universitari conosce Michela, un po’ più giovane, all’ultimo anno di liceo, e dall’incontro nasce una bella storia d’amore interrotta bruscamente dalla scomparsa del ragazzo.
Michela non sa darsene una ragione, una spiegazione razionale e può solo preoccuparsi temendo che gli sia successo qualcosa. Così aiutata dalla sua migliore amica Carola, e da Nicola il suo ragazzo iniziano a cercare Khaled e più indagano più i segnali sono preoccupanti.
Anche quando decidono di chiedere aiuto alla polizia sembra che finiscano in un vicolo cieco: la scomparsa viene catalogata come volontaria e ai tre amici non resta altro che continuare a seguire da soli le labili tracce che Khaled ha lasciato dietro di sé.
In una Torino labirintica, ormai molto diversa dalla Torino della Fiat delle passate generazioni, che ha imparato a diventare multietnica forse molto prima di altre città italiane, si dipana una trama gialla tra il romanzo avventuroso e la storia di formazione. Le dinamiche giovanili vengono seguite con sensibilità e attenzione rendendo la lettura utile anche agli adulti che vogliono conoscere meglio il mondo dei loro figli.
Non vi anticipo il finale né vi do indizi sulle cause della sparizione di Khaled ma posso dirvi che sarà il forte legame tra i ragazzi a portarli sulla giusta strada, perché spesso le apparenze ingannano e la realtà supera di gran lungo quello che proiettiamo con la nostra immaginazione. Valore aggiunto del romanzo i numerosi rimandi (spiegati in appendice, ma cercate di divertirvi arrivandoci da soli, io mi sono accorta che c’erano dalla anatre a Central Park di pagina n°26) a film, libri canzoni, di stampo postmodernista. E c’è anche la playlist con brani musicali da ascoltare durante la lettura.

Alessnadro Perissinotto è docente di Teorie e tecniche delle scritture all’Università di Torino. È autore di 16 romanzi tradotti in una decina di lingue e vincitori di numerosi premi letterari.

Fabrizio Fulio Bragoni appassionato di noir e di thriller, gestisce “Non solo noir”, uno dei più attivi blog sul genere poliziesco. 

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio stampa Giunti e gli autori. 

:: 30 aprile 1993 Bettino Craxi. L’ultimo giorno di una Repubblica e la fine della politica di Filippo Facci (Marsilio 2021) a cura di Nicola Vacca

19 Maggio 2021 by

È una giornata di aprile del 1993. Una folla inferocita, istigata dal tintinnare delle manette scatenata dal circo mediatico – giudiziario di Mani Pulite, aspetta Bettino Craxi davanti all’ Hotel Raphaël, per scagliarli contro insulti e monetine. La Seconda Repubblica inizia con un altro Piazzale Loreto quel momento di barbarie decretò per sempre la fine della politica e l’avvento dell’antipolitica con cui oggi stiamo facendo i conti.
Filippo Facci, scrittore e giornalista, con 30 aprile 1993. Bettino Craxi. L’ultimo giorno di una Repubblica e la fine della politica ricostruisce nei minimi dettagli quei giorni infelici del nostro Paese in cui i lanciatori rossi e neri di monetine, rappresentanti dell’italico popolo bue, inferociti dalla gogna giustizialista disonorarono la democrazia.
Le inchieste giudiziarie del Pool milanese, iniziate ufficialmente nel 1992, che dovevano riguardare la corruzione nel mondo politico italiano sono infine servite a criminalizzare e a cancellare dalla scena parlamentare alcuni partiti, quelli di ispirazione moderata , e garantire un salvacondotto per la sinistra comunista e postcomunista, che ha ricambiato il favore dando sempre e comunque il suo appoggio ai pubblici ministeri politicizzati, fautori del teorema di Tangentopoli che si sono specializzati nell’amministrazione della giustizia dei due pesi e delle due misure.
La giustizia politica e il giustizialismo hanno sempre caratterizzato, fino ai nostri giorni, attraverso il meccanismo del circo mediatico giudiziario, il pericoloso intreccio tra una parte della magistratura e la politica (quella del Pci-Pds-Ds).
Una vera e propria strategia del ragno che ha visto alcuni “magistrati di partito” costituirsi, nel vuoto politico causato dalla loro azione, in “partito di magistrati” è al centro dell’inchiesta di Mani Pulite. Quella stagione, violando le regole sacrosante dello Stato di Diritto ha imposto per un decennio il protagonismo di alcuni Pm che si erano messi in testa, abusando della carcerazione preventiva con il facile tintinnio delle manette, di “rivoltare l’Italia come un calzino”
Facci fotogramma per fotogramma da eccellente cronista torna sui luoghi terribili di quel misfatto e rilegge attraverso la scena del lancio delle monetine tutte le scene di quella falsa rivoluzione che ha cambiato in peggio l’Italia, assassinando lo Stato di diritto.
L’autore ricostruisce il clima del Paese degli inizi degli anni ’90 che annaspava sotto le grinfie della giustizia politica e il clima infernale di Mani Pulite, dove una cultura del sospetto prevaleva sul buon senso della legge: il circo mediatico- giudiziario che calpestava le regole più elementari di vita civile: le sentenze continuavano ad essere comminate, prima che nelle aule di un tribunale, da giornalisti senza scrupoli armati da alcune procure.
Giustizia sommaria e giustizia spettacolo, questi i capisaldi del cosiddetto rito ambrosiano in un tempo in cui il pregiudizio morale assunse valenza politica e il disprezzo morale diventò elemento costitutivo del giudizio sui politici, come dimostra la folla inferocita che si riunì davanti all’Hotel Raphaël per linciare Bettino Craxi.
Il Pool aveva le idee chiare: abbattere la democrazia dei partiti con lo strumento antidemocratico del giustizialismo. Napoleone Colajanni in un libro dedicato a quella stagione (Mani Pulite? Giustizia e politica in Italia, Mondadori, 1996) affermò che tra le cause dell’attuale stato d’incertezza, non solo politica, in cui versa il nostro Paese si debba annoverare anche il modo in cui ha operato la magistratura. È illuminante quanto scrive a proposito dei giudici di Tangentopoli.

Questi uomini avevano però alcune caratteristiche comuni: l’avversione per il sistema dei partiti, che di fatto diveniva avversione per la democrazia così come esiste in Italia; la consapevolezza di disporre di uno strumento formidabile, qualora lo si fosse potuto usare, per operare il cambiamento; un orientamento, che si potrebbe definire fondamentalista, per cui la giustizia è una sorta di macchina inesorabile al cui centro è l’obbligo dell’azione penale, da portare avanti in ogni circostanza, qualunque essa sia”.

Filippo Facci ricostruendo quella stagione maledetta e la grande illusione rivoluzionaria delle toghe rosse di Mani pulite non ha dubbi: in quei giorni era morto il meglio e avanzava il peggio.
Il linciaggio di Bettino Craxi all’Hotel Raphaël resterà per sempre l’emblema del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.
Un passaggio crudele e violento che ha aperto la strada al baratro istituzionale e alla morte definitiva del primato della politica.

Filippo Facci (Milano, 1967), giornalista e scrittore, inizia la sua attività professionale da giovanissimo, collaborando con «L’Unità» e «La Repubblica», e poi approdando all’«Avanti!». Editorialista del «Giornale», collabora con «Il Foglio» e tiene per anni una rubrica su «Grazia». Lavora a «Libero» e, dal 1999 al 2009, a Mediaset. È autore di numerosi libri, tra cui Di Pietro. La storia vera (2009) e Uomini che amano troppo (2015).

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa Marsilio.

First Lady, Dario Salvatori, (Oltre edizioni 2021) A cura di Viviana Filippini

18 Maggio 2021 by

Sono 46 i Presidenti che si sono alternati alla giuda degli Stati Uniti d’America dal 1789 ad oggi.  46 uomini che hanno portato avanti il Paese a stelle e strisce nel corso del tempo, attraversando guerre interne (come non ricordare quella di Secessione dal 1861 al 1865) e mondiali. Questi uomini, in realtà non erano soli e a narrare le esistenze delle loro compagne di vita ci ha pensato Dario Salvatori con “First Lady”, edito da Oltre edizioni. Il volume è un interessante saggio biografico che racconta il vissuto delle mogli di tutti i capi di stato americani, da Martha Washington fino a Jill Biden, moglie dell’ultimo presidente eletto.  Sì, ma nel mezzo ci sono anche Eleanor Roosevelt, Bess Truman, Jackie Kennedy, Nancy Reagan, Michelle Obama e Hillary Rodham Clinton, in quello che, leggendo, è un vero e proprio viaggio nelle vite di donne che forse hanno incarnato e incarnano il lato meno noto del potere americano, ma che sono state e sono ancora le co-protagoniste dello sviluppo della vita degli U.S.A. Per esempio c’è la storia di Florence Harding, first lady dal 1921 al 1923, che venne definita “Nuova donna dell’era progressista” e fu la prima a introdurre la musica Jazz nella Casa Bianca e alla radio, riaprendo poi le porte della “Casa della gente” chiuse con lo scoppio della Prima guerra mondiale. Bird Johnson, first lady dal 1963 al 1969, fu molto attenta all’ambito ambientalistico e alimentare e nonostante le infedeltà del marito, acquistò una stazione radiofonica e divenne una geniale imprenditrice e “la prima donna miliardaria ad aver fatto tutto da sola” e tante altre figure femminili nei panni di first lady che con il loro agire portarono qualcosa di più o meno rivoluzionario per il popolo americano. Un esempio Betty Ford (first lady dal 1974 al 1977) raccontò pubblicamente la sua malattia (cancro al senso) e la tossicodipendenza, portando tutti gli americani a rivalutare le modalità in cui queste due tematiche venivano affrontate. Il libro di Dario Salvatori non si limita a racconta le vite di queste donne che hanno vissuto accanto ai mariti presidenti, ma riesce a far conoscere dettagli, particolarità, interessi e qualità intellettive che evidenziano come queste figure femminili, in passato magari più in disparte rispetto ai mariti, ebbero un ruolo importante nella vita politica americana. Certo è che in “First Lady”, Salvatori dimostra come ognuna di queste donne, in modo maggiore o minore, furono davvero presenti e lasciarono un segno nella vita politica americana nazionale e mondiale.

Dario Salvatori, giornalista, scrittore, conduttore radio-tv. Nel cast di molti programmi di Renzo Arbore (“L’Altra Domenica”, 1976; “Quelli della notte”, 1985; “Meno siamo, meglio stiamo”, 2005). Fra i suoi programmi: “Famosi per 15 minuti”, “Swing!” (con Maurizio Costanzo), “Diario TV”. Ha pubblicato oltre quaranta libri. È al suo terzo libro a carattere americanistico.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: L’uomo del bosco di Mirko Zilahy (Longanesi, 2021) a cura di Federica Belleri

17 Maggio 2021 by

L’attesa per il nuovo libro di Mirko Zilahy ha dato i suoi frutti. Come buoni frutti li ha dati l’Italia centrale, protagonista di questa storia. Con Civita di Bagnoregio, Viterbo, Roma, il lago di Bolsena, per esempio. Ma andiamo con ordine. Zilahy ci propone una narrazione particolare, una scrittura capace di intensità e corpo. La trama è da scoprire pagina dopo pagina. I protagonisti hanno un passato ingombrante, che li trascinerà in un presente difficile. Hanno un lutto incomprensibile da gestire e un desiderio altalenante “voglio capire-mi rifiuto” che farà perdere loro l’orientamento. Cosa voglio dire? Voglio dire che la Terra ha un valore, respira, vive. La sua voce chiama i personaggi per aiutarli a superare l’orrore e trovare finalmente la verità. Intendo, che questo romanzo si affaccia sul baratro dentro ognuno di noi, sempre in bilico tra realtà e immaginazione, studi scientifici e fantasia. L’uomo del bosco non lascia via d’uscita e i protagonisti lo sanno bene. Ecco perché sono spaventati. L’uomo del bosco costringe a sprofondare dentro se stessi, attraversando ossessioni e fragilità enormi. Porta alla follia, una follia primitiva. La storia fa tremare, inghiotte e devasta. Allo stesso modo si comporta l’anima dei personaggi, che vacilla, subisce e crolla. Perché si deve crollare per poter risalire e sopravvivere. L’uomo del bosco è una sequenza di immagini, un intreccio di vita e di morte. È un groviglio di paure orribili e di dubbi che logorano. È un insieme di suggestioni che riportano al “Club dei Perdenti” di Stephen King, al “Ponte per Terabithia“, a “I Guardiani della Galassia“, per arrivare a “Viaggio al centro della terra“. L’uomo del bosco ricorda le morti sul lavoro, l’abuso edilizio, le condizioni disumane vissute in carcere, le torture subite negli ex ospedali psichiatrici. E ancora, la precarietà della vita, stravolta da eventi imprevedibili. O forse no …Entrare un passo dopo l’altro nella vita del professor John Glynn non sarà difficile. Scienziato riconosciuto a livello mondiale, studioso di Geologia, conoscitore della Terra ma attratto e intrappolato nei ricordi e negli incubi che non sa come allontanare.”Se ti metti a scavare, prima o poi trovi qualcosa”. Lettura assolutamente consigliata.

Mirko Zilahy, nato a Roma nel 1974, ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato Lingua e letteratura italiana. Collabora con il Corriere della Sera ed è stato editor per minimum fax, nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt e il celebre bestseller Mystic River di Dennis Lehane). È così che si uccide, il romanzo con cui ha esordito nel 2016 facendo conoscere ai lettori il personaggio di Enrico Mancini, è stato un grande successo di pubblico e critica. Sono seguiti La forma del buio (2017) e Così crudele è la fine (2018) tutti editi da Longanesi. 

I suoi account social sono: TwitterFacebookInstagram

Fonte: acquisto personale del recensore.

:: Grazie ai lettori di Liberi di Scrivere!

16 Maggio 2021 by

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:: Il ritorno del Samaritano di Michele Venanzi (Marna 2021) a cura di Giulietta Iannone

14 Maggio 2021 by

Chi non conosce la parabola del Buon Samaritano narrata nel Vangelo di Luca 10, 30-35 (se avete un Vangelo sottomano vi consiglio di rileggerla)? Forse tra le parabole usate da Gesù per farsi capire dagli uomini del suo tempo, ma anche da noi oggi, è una delle più radicali e se vogliamo emozionanti, perché ci parla della carità in azione, dei pregiudizi, di cosa possiamo fare noi concretamente nelle nostre vite per essere e non solo apparire buoni, degni dell’amore di Dio e del prossimo e della stima di noi stessi.

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto.”

Così inizia, nella sua essenzialità e drammaticità ci parla della condizione umana, della sua fragilità, di quanto siamo in balia degli altri che possono assalirci e depredarci o tenderci una mano e aiutarci. Ma non solo, quest’uomo si trova ferito, sanguinante, prossimo alla morte in una landa deserta (senza aiuto la morte è certa), prossimo dunque a non perdere solo i beni materiali ma pure la cosa più preziosa, la vita, e cosa succede? Passa un sacerdote, un uomo probo, stimato, un uomo che dovrebbe essere un esempio di rettitudine e di misericordia per la sua comunità e passa oltre. Poi passa un levita, un maestro della legge e anche lui passa oltre.

Chi si ferma invece? Un Samaritano. E qui è bene aprire una parentesi. Al tempo di Gesù i Samaritani erano gente di cattiva fama, disprezzati, giudicati impuri, reietti ai margini della società. Quindi le ultime persone al mondo da cui ci si aspetterebbe qualcosa, tanto meno un atto di misericordia.

E proprio lui invece che fa? Inaspettatamente oltre a fermarsi presta soccorso, si carica in spalle l’uomo ferito, lo cura, lo porta al sicuro nella prima locanda e paga di tasca sua l’assistenza.

Fa insomma un gesto rivoluzionario, si fa garante del suo prossimo, di un estraneo incontrato per strada che può essere un ladro, un assassino, lui non lo conosce appunto, e infatti Gesù alla fine chiede, consapevole che non è una risposta così scontata, chi dei tre si è comportato rettamente, è stato prossimo per l’altro essere umano in difficoltà?

La nostra sensibilità moderna ci fa giungere subito alla giusta risposta, ma allora i pregiudizi erano molto radicati, per cui oggi al Samaritano dovremmo sostituire un drogato, un mafioso, un infedele, un eretico, per dare forte il senso dell’esclusione sociale in cui era relegato il Samaritano della parabola.

E proprio per attualizzare una parabola senza tempo e renderla più fruibile all’uomo di oggi Michele Venanzi ha scritto un racconto dal titolo Il ritorno del Samaritano, edito con Marna edizione, nella collana i Sentieri. Venanzi non è uno scrittore professionista, fa altro di professione, ma proprio la sua vicinanza alla sofferenza e alle problematiche dell’uomo di oggi, il suo interesse a unire psicologia e spiritualità, l’hanno portato ad approfondire questi temi e ad attualizzare la parabola parlandoci di Andrea, Tobia, e Taddeo, perché anche l’oste della locanda merita un posto speciale in questa storia di salvezza, il male ha fatto i suoi danni ma la solidarietà il tendere una mano al prossimo ha prevalso.

La scrittura è piana, semplice, essenziale, come il rimando e l’originale biblico, si legge in un’oretta, fermandosi a meditare e riflettere. È un bel racconto, edificante in senso buono non pedante, se avete modo ve ne consiglio la lettura.

Michele Venanzi è nato a Milano, vive oggi con la famiglia in provincia di Como. Formatosi a partire da studi classici presso i Salesiani, ha approfondito tematiche spirituali e religiose. Psicologo e psicoterapeuta, oggi si interessa di integrare psicologia e spiritualità.

Source: libro inviato dall’autore che ringraziamo.