Arriva in libreria la collana dei Miniborei della Iperborea, che raccoglie libri per l’infanzia. Tra i testi pubblicati anche “Sai fischiare, Johanna?” dello svedese Ulf Stark. Protagonisti due amici di sette anni, Ulf e Berra. I ragazzini giocano, si divertono, però Ulf è fortunato perché, a differenza di Berra, lui ha un nonno che lo fa divertire e che gli dà pure la mancia. Berra invece non ha un nonno, lo desidererebbe e sarà proprio grazie all’aiuto dell’inseparabile amico che anche il piccolo Berra troverà un nonno. Chi è? Il signor Nils, ospite di una casa di riposo, che è contento di aver trovato un nipotino. I tre vivono mirabolanti avventure, perché nonno Nils non solo racconta fantastiche storie, ma insegna anche ai due ragazzini a costruire un grande aquilone con uno scialle di seta e una cravatta. Poi, Ulf e Berra si accorgono che il nonno Nils fischietta sempre una canzone e i due incuriositi gli chiedono cosa sia il motivetto e il nonno risponde che è «Sai fischiare, Johanna?», che lui ama tanto perché Johanna era il nome della moglie. Tra nonno Nils e Berra si scatena una grandiosa amicizia, ricca di amore e affetto tra persone che non hanno legami di parentela, a dimostrazione del fatto che a volte può esserci maggiore empatia con le persone che si incontrano sul proprio cammino che con quelle della propria famiglia. “Sai fischiare, Johanna?” dello svedese Ulf Stark è un libro per bambini che dimostra quanto solido e intenso possa essere il legame tra nonni e nipoti ed stato vincitore del prestigioso Premio tedesco per la Letteratura d’infanzia nel 1994. Inoltre ogni anno la tv svedese a Natale trasmette il film che è stato tratto dal libro. Illustrazioni di Olof Landström. Tra le altre uscite del 2017 “Greta Grintosa” di Astrid Lindgren e “Il meraviglioso viaggio di Nills Holgersson” di Selma Lagerlöf.
Ulf Stark (1944-2017) è stato uno dei più importanti scrittori svedesi per l’infanzia e tra i più amati dai giovani lettori. Pubblicato con successo in tutto il mondo, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Astrid Lindgren Award, il Deutsche Jugendliteraturpreis, l’Augustpriset e il Nordic Children Literature Prize.
Source: inviato dall’ Editore. Si ringrazia Silvio Bernardi dell’ Ufficio stampa Iperborea.
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“Cerco chi cerco,/ 



Con uno stile limpido e particolare che sempre si immerge nella lingua della poesia, la Yourcenar nei suoi libri si è occupata dei valori essenziali della vita in cui il dolore, il sentimento religioso senza forme precise e il rapporto tra sogno e realtà sono alcuni dei temi che toccherà essendo sempre essenziale nella sua scrittura che mai ignorerà la vivacità della prosa classica.
A ulteriore riprova che le autrici di thriller se sono brave sanno imporsi (se siano discriminate non lo so, io non credo) e conquistare anche un pubblico che non è tradizionalmente quello che s’immagina. Il thriller familiare non è il mio preferito, ma non sono così stupido da non leggere un romanzo quando ‘annuso’ che è buono. Danielle Thiery, prima donna ‘commissarie divisionnaire’ della polizia francese nonché figura di spicco del polar con un catalogo di titoli impressionante, affronta il filone con piglio e mordente. Da buona sbirra spara col calibro grosso e costruisce una storia complicata senza risparmiare colpi. Segreti di famiglia, incesti, sevizie su bambini, e tutta una serie di altre problematiche che farebbero rizzare i capelli in testa a più di un editor nel timore di suscitare vespai per questioni di correttezza politica. Dall’omosessualità all’ identità razziale di alcuni colpevoli. Dico ‘alcuni’ perché nell’intreccio ce ne sono diversi. Eppure la Thiery lo fa con mano sicura, una scrittura curata ma la capacità di seguire limpidamente una narrazione che spesso mescola le carte. Esperta poliziotta, e narratrice di talento, racconta la vicenda, senza perdersi in inutili psicologismi, tentazioni di fare la bella pagina per riempire l’incapacità di costruire un ‘giallo’, perché questo, alla fine, è il suo libro. Non cade mai nel truculento, nello scabroso gratuito, nell’effettaccio anche se di sangue e morti ce ne sono diversi. Evita così anche la trappola del patetico e del ridicolo. Edwige Marion, la sua protagonista, nei giorni di Natale appare acciaccata dalla sciatica, forse si prepara a lasciare la scena. Ad Alix, giovane psicologa con qualche difficoltà nel rapporto con gli altri, e a Valentine Cara, la ‘capitanne’ della Scientifica che invece conduce una felice vita di coppia con Rose, l’anatomopatologa. Le due (Alix e Cara) non si sopportano ma arrivano in qualche modo a completarsi in un’indagine difficile che parte da un ospedale in cui una giovane donna prima getta la sua bimba in un cassonetto, poi ‘si fa violentare’ da un disgraziato mediorientale e poi sparisce. Letteralmente. E da lì emergono vari quadri poco edificanti della società con altrettanti problemi. Bambini abusati, famiglie disfunzionali, padri padroni, madri consenzienti a ogni nequizia riusciate a immaginare. Il romanzo si intitola Tabous, al plurale, non per caso. Un assassino, una capanna nei boschi, una tempesta. Gli elementi classici si incastrano con quelli più innovativi, meno di filone nel senso classico. In modo omogeneo, sempre chiaro e leggibile. Perché si scrive per essere letti. E con il trascorrere del tempo la storia si compatta, tutto trova una spiegazione, le stesse dicotomie che mettono Eva contro Eva, forniscono una soluzione. Senza sconti, forse con un finale dove arriva una piccola consolazione, ma ci sta benissimo. Un nero da leggere, da studiare. Peccato che il prodotto francese (questa volta sì) sia discriminato nella produzione nostrana, ma Tabous si trova facilmente nella collezione J’ai Lu a un prezzo più che accettabile. Chapeau, madame la Commissaire!


“L’unico modo nel quale l’uomo americano di colore potrà mai essere parte dello stile di vita americana passa attraverso la violenza. Questo è tragico, ma vero.”
























