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:: Tredici giorni a Natale di Rocco Ballacchino (Fratelli Frilli Editori 2017)

7 dicembre 2017
tredici giorni a Natale

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Torna la strana coppia del giallo italiano composta dal critico cinematografico Mario Bernardini e dal commissario di polizia Sergio Crema, protagonisti di Tredici giorni a Natale nuovo romanzo dello scrittore torinese Rocco Ballacchino. La Fratelli Frilli Editore di questo autore ha già pubblicato Trappola a Porta Nuova, Scena del crimine, Trama imperfetta e Torino obiettivo finale, e come i precedenti anche questo romanzo è una piacevole lettura, e il quarto appuntamento ormai fisso con una serie che si è conquistata ormai numerosi estimatori. Se vi piace il giallo, solo leggermente screziato di noir, con molto umorismo e qualche attinenza con l’attualità, è una serie che consiglio.
Ballacchino è a suo agio nella sua Torino invernale, e ha creato una coppia di personaggi sicuramente riusciti e affiatati, che davvero prendono vita dalle pagine, acquistando profondità, soprattutto lo scorbutico Mario Bernardini che più invecchia, saranno anche le prove che deve affrontare, più perde cinismo e misantropia in favore di una più calda umanità. Il commissario è un buffo comprimario, buffo per le sue debolezze (la buona cucina e la passione per la bella collega Bonamico) ma tenace e perspicace come investigatore e poliziotto.
Siamo a Torino, mancano pochi giorni al Natale e il commissario Crema riceve una telefonata. All’ apparecchio c’è il primario di terapia intensiva del Mauriziano, che lo convoca in tutta fretta al capezzale di una donna morente, la signora Giraudo. Crema piuttosto riluttante si reca all’ospedale a bordo della Grande Punto assieme all’ispettore Quadrini, e raccoglie le ultime parole della donna: “Non è stato… Lui”.
L’arrivo del marito, il signor Cerutti, il giorno dopo in Questura fa luce sull’avvenimento insolito. L’uomo racconta una lunga storia risalente al 24 giugno del 1990, 26 anni prima. La figlia Sonia, studentessa in Lettere presso l’Ateneo torinese, dopo aver avuto un colloquio con il relatore della sua tesi si diresse verso gli ascensori di Palazzo Nuovo segnando il suo destino. La polizia ne rinvenne il giorno dopo il corpo in uno degli ascensori. Era stata strangolata.
Del delitto fu incolpato il custode di Palazzo Nuovo, Luigi Merlino, sempre professatosi innocente. Ed è proprio il custode, il lui a cui si riferiva la donna nelle sue ultime drammatiche parole, non avendo mai creduto alla sua colpevolezza.
Pur avendo altri casi, ben più recenti a cui pensare, il tarlo del dubbio e della curiosità si insinua nella mente del commissario, tanto che inizia raccogliere da internet tutte le notizie che trova sull’ omicidio della ragazza, denominato al tempo dai giornali il delitto di Palazzo Nuovo.
E così scopre che il presunto colpevole Luigi Merlino è morto alcuno anni prima per infarto. Il mistero si infittisce e il commissario Crema non riesce a capire perché la madre della ragazza abbia chiamato proprio lui in punto di morte per confidargli la certezza dell’ innocenza di Merlino.
Quando entra in scena Mario Bernardini, al tempo del processo testimone chiave, ormai non c’è più scelta bisogna fare luce sulla morte della ragazza, scoprire come andarono veramente le cose, nonostante sia quasi Natale e sarebbe preferibile pensare alle proprie compagne, ai regali, ai figli, alla famiglia.
In un susseguirsi di colpi di scena Ballacchino ci accompagna in un’ indagine ufficialmente chiusa, ma ancora piena di misteri e strane coincidenze, che condurrà a una vigilia di Natale difficile da dimenticare. Forse è proprio vero come filosoficamente pensa Crema che il passato dovrebbe essere lasciato in pace. Ma a volte la cocciutaggine di un poliziotto può portare anche ad effetti indesiderati, non solo allo svelamento del colpevole.
Con il suo ricorrente stile semplice e lineare Ballacchino ci narra una storia investigativa in cui passato e presente si intrecciano, in una Torino imbiancata dalla neve, una gran scocciatura per il nostro commissario che ha il buffo fascino di un personaggio di una commedia agro dolce anni ’70.
L’uso di capitoli brevi è funzionale al crescere della suspense. In ogni capitolo un pezzo del puzzle, un nuovo indizio, una nuova ipotesi alternata a parentesi più leggere come la battaglia a palle di neve in famiglia. Se vogliamo in questa indagine il personaggio di Mario Bernardini, testimone riluttante, passa sullo sfondo dando più spazio al commissario Crema, vero protagonista del romanzo. Questa scelta narrativa è interessante ma indebolisce un po’ l’originalità della serie, dove punto cardine era vedere le indagini di un critico cinematografico sui generis. Spero che Ballacchino non faccia sparire questo personaggio dalle sue indagini, nonostante un po’ il dubbio ce l’abbia avuto. Ma si sa un autore decide le sue scelte narrative ed è anche sbagliato da parte di un lettore forzarle.
In conclusione è una serie che amo, che leggo sempre con piacere, un po’ perchè ambientata nella mia città, un po’ perché parla di cinema (molte sono le citazioni cinematografiche). Una lettura che consiglio e senza volere apparire una indovina, credo avrà ancora lunga vita.

Rocco Ballacchino è nato a Torino nel 1972, si è laureato, nel 1999, in Scienze della Comunicazione, con una tesi dal titolo “Il personaggio di Totò nell’Italia del dopoguerra” (Semiologia del cinema e degli audiovisivi).
Ha collaborato dal 2009 al 2011, in qualità di sceneggiatore, con la Turin Video Production.Ha al suo attivo numerosi gialli pubblicati tra il 2009 e il 2017, gli ultimi dei quali hanno per protagonisti il commissario Sergio Crema e il critico cinematografico Mario Bernardini.
È tra i soci fondatori del collettivo di scrittori Torinoir, nato a Torino nel 2014.

Suorce: libro inviato dall’editore. Si ringrazia Carlo Frilli.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Rocco Ballacchino

13 marzo 2017

parBenvenuto Rocco su Liberi di scrivere e grazie per aver accettato questa intervista. Raccontaci qualcosa di te. Descriviti ai nostri lettori come se fossi un personaggio dei tuoi libri.

R: Per molti lettori io assomiglio molto al “mio” commissario Crema. Confesso che ci sono diversi riferimenti al mio quotidiano che ho trasferito in questo personaggio. L’ambito familiare è molto simile al mio, moglie e figli compresi, e ho spesso carpito alcuni episodi che ci sono accaduti per riportarli nei miei gialli. Per i più maliziosi confermo però, come spesso mi capita di fare durante le presentazioni, che non c’è nessuna Dottoressa Bonamico, il magistrato del cuore del commissario, nella mia vita.

Negli anni ho recensito parecchi tuoi libri da Crisantemi a Ferragosto, a Appello Mortale, fino a Torino Obbiettivo finale, ma questa è la prima nostra intervista. Parliamo del tuo debutto. Hai fatto fatica a trovare il tuo primo editore?

R: Torino obiettivo finale è il mio settimo romanzo dal 2009. Chi l’avrebbe mai detto, in tutta onestà. Ho iniziato con Crisantemi a ferragosto, edito da Il Punto Piemonte in bancarella che non smetterò mai di ringraziare (specie Patrizia Marra) per aver creduto in me nonostante non avessi particolari raccomandazioni. Mi hanno pubblicato dopo aver letto e apprezzato la prima versione, autoprodotta di quel romanzo, cosa più unica che rara nel panorama editoriale italiano.

Fai parte di Torinoir, ce ne vuoi parlare?

R: Torinoir è un’associazione culturale, composta attualmente da 11 scrittori, nata nel 2014 su iniziativa del nostro presidente, Giorgio Ballario. Ci siamo proposti di promuovere la letteratura giallonoir mettendo, per una volta, da parte l’egoismo e l’individualismo che caratterizza solitamente il ruolo dello scrittore. Abbiamo pubblicato una serie di lavori collettivi e abbiamo un sito attraverso cui è possibile seguire ciò che facciamo (www.torinoir.it). Per il prossimo Salone del libro stiamo organizzando un’importante iniziativa, ma per ora non posso dirvi di più…

E’ appena uscito per Frilli editore Torino Obbiettivo finale, il tuo ultimo noir della serie con Sergio Crema e Mario Bernardini. Ce ne vuoi parlare?

R: Questo giallo fa parte di una trilogia, con Scena del crimine e Trama imperfetta, in cui i protagonisti sono il commissario Crema e il critico cinematografico Mario Bernardini, due personaggi agli antipodi che hanno però incontrato il favore del pubblico. Penso che sia proprio la loro diversità, fisica e caratteriale, a favorire questa magica alchimia. Torino obiettivo finale inizia con la riapertura di un caso di omicidio già apparentemente risolto e porterà il commissario a confrontarsi con una storia più grande di lui relativa alla costruzione di un grattacielo a Torino.

L’ambientazione torinese ti è congegnale, definiresti Torino una città noir?

R: È una domanda a cui non è facile rispondere anche se penso che la varietà della sua urbanistica (i lunghi portici, la Mole, le piazze, il fiume, i numerosi parchi) favorisca molto l’ambientazione di trame gialle. Attendo di vivere qualche anno in un’altra città per poterti dare una risposta più attendibile sulla specificità di Torino in tal senso.

Trovi ispirazione per i tuoi romanzi dalla cronaca? Quali fatti ti hanno ispirato questo romanzo?

R: Avevo deciso di ambientare il mio giallo a Torino a novembre del 2015 e di trattare il tema dell’anarchia e del terrorismo. Coincidenza ha voluto che in quel periodo sono avvenuti i drammatici fatti di Parigi allo Stade de France e al Bataclan. Ho perciò ritenuto doveroso inserirli nella mia trama e di raccontare come possano condizionare, anche a distanza, la vita delle persone. La copertina di Torino obiettivo finale, proprio per quello, mostra, una accanto all’altra, la Tour Eiffel e la Mole Antonelliana.

Quale è la tua parte preferita nel processo di scrittura?

R: Apprezzo molto la parte che sta a monte della scrittura stessa e che riguarda l’ideazione del soggetto e le sue varianti che mi vengono in mente in corso d’opera. Forse perché sono un autore dallo stile “cinematografico” (dicono alcuni critici) penso di preferire quest’aspetto a quello, seppur piacevole, della stesura del testo.

Ci sono scrittori esordienti che ti hanno particolarmente colpito?

R: Devo ammettere che non leggo un esordiente da una vita. Ho però scoperto da poco una consumata giallista, Maria Masella, sempre della scuderia Frilli che mi ha particolarmente colpito. Si tratta di un’autrice già affermata, ma che ha esordito tra le mie letture.

Cosa stai leggendo?

R: Sto leggendo ZeroK di Don Delillo, confesso con qualche lentezza. Sicuramente è un libro interessante che va giudicato strada facendo…

Cosa pensi dello sdoppiamento Fiera di Torino / Salone di Milano, a breve distanza uno dall’altro. Ci sarà secondo te un arricchimento per entrambi o un indebolimento?

R: Devo confessare che questo duello non mi ha appassionato più di tanto. Penso però che ci sia spazio per entrambi e sia ormai inutile piangere sul latte versato visto che erano anni che si paventava la possibile nascita di una proposta simile a Milano. Spero che il nostro salone sarà un salone innovativo, e non una replica ridotta di quello precedente.

Descrivici il tuo rapporto con la critica. Come affronteresti una recensione totalmente negativa?

R: Da quello che ho notato i recensori anziché stroncare totalmente un libro preferiscono non recensire. Detto ciò ammetto che non la prenderei bene anche se sono dell’idea che, soprattutto nel giudicare i libri, tutto sia opinabile. Vengono giudicati, spesso solo a parole, delle “schifezze” romanzi di autori di grande livello perché dovrei essere esente anch’io da una critica del genere. Magari come consolazione sarei “costretto” a divorare una bella carbonara insieme al mio amico Crema.

Ti piace partecipare alle presentazioni dei tuoi libri? Raccontaci un aneddoto curioso di uno di questi incontri?

R: Le presentazioni dei libri sono sempre un’incognita perché non sai mai quanta gente arriverà e se arriverà. Una volta superata la fase iniziale le trovo divertenti perché ti permettono di raccontare aneddoti curiosi sulla genesi del tuo libro. Sicuramente cominciano a essere, nella società dell’informazione digitale, un po’ anacronistiche perché le persone “vivono” soprattutto in rete, lettori compresi. Una volta, durante un incontro in cui erano presenti anche altri autori di Torinoir, ho definito, parlando a ruota libera, Dostoevskij “un collega” suscitando l’ilarità del pubblico.

Infine nel ringraziarti per la disponibilità l’ultima domanda: che libro stai scrivendo in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa?

R: Confesso che sto scrivendo, nonostante fosse nata come una trilogia, il quarto episodio della saga Crema-Bernardini. Fatico sempre più a coinvolgere nella trama il critico cinematografico. Prima o poi lo farò fuori, ma le resistenze di alcuni affezionati lettori me l’hanno sinora impedito. Vediamo se sopravviverà anche a questo episodio che inizia con una donna, in fin di vita, che convoca al suo capezzale il commissario per…
Il resto spero lo leggerete a fine anno e grazie della piacevole ospitalità.

:: Torino – Obiettivo Finale, Rocco Ballacchino, (Fratelli Frilli Editore, 2016)

20 febbraio 2017
par

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Sergio Crema e Mario Bernardini, poliziotto il primo, settantenne critico cinematografico il secondo, una strana coppia investigativa, tornano in azione in Torino – Obiettivo Finale, nuovo giallo ambientato a Torino del bravo Rocco Ballacchino, per Fratelli Frilli Editore. I suoi gialli ironici, garbati, screziati di riflessioni sociali, psicologiche, di cronaca, sono davvero simpatici, anche se non mancano delitti e colpevoli.
Questa volta tema centrale del libro è il terrorismo, da poco sono successi i fatti di Parigi e tutti sono tesi e nervosi, e soprattutto spaventati. Mario Bernardini, la cui misantropia sembra un po’ attenuata dalla convivenza con una giovane e bella attrice, nota in un fatto di cronaca delle discrepanze.
Calcolando i tempi è praticamente impossibile che l’ operaio Simone Coralli abbia ucciso la moglie, in un Parco del Valentino alle prime luci dell’alba, e sia poi tornato a casa in tempo manco fosse Superman o Mandrake.
Nonostante il caso sia chiuso, Bernardini sospettando che sia stato messo in carcere un innocente, avvicina il recalcitrante Sergio Crema ed espone i suoi dubbi.
In un primo tempo Crema, alle prese con una dieta dimagrante, non ha nessuna voglia di mettere il naso in un caso di un collega, poi il tarlo del dubbio lo spinge a esporre in procura i suoi dubbi. Il caso viene riaperto e Crema si trova a indagare su un omicidio ben lontano dal semplice delitto passionale.
Umorismo, ironia, vera e propria comicità venano i romanzi di Ballacchino, anche se il tono leggero e disincantato è spesso sporcato da venature tipicamente noir (questa volta il Bernardini dovrà affrontare una prova ben lontana dal caso), in una mescolanza personale, che fa la cifra distintiva di questo autore piemontese.
Sempre al centro Torino, con le sue vie, le sue piazze, i suoi parchi e questa volta i suoi grattacieli. In che modo si collegano alla vicenda i due uomini trovati uccisi alle pendici dell’ imponente Forte di Finestrelle, la cui scena del ritrovamento apre il romanzo? Beh vi toccherà leggerlo per scoprirlo.

Rocco Ballacchino Laureato in Scienze della comunicazione, ha curato la sceneggiatura dei cortometraggi Poison (2009) e Doppio Inganno (2010). È autore dei gialli, editi da Il Punto – Piemonte in Bancarella, Crisantemi a Ferragosto (2009), Appello mortale (2010) e Favola Nera (2012), quest’ultimo scritto a quattro mani con il giornalista Andrea Monticone. I suo ultimi noir, Trappola a Porta Nuova, Scena del crimine-Torino piazza Vittorio e Trama imperfetta-Torino piazza Carlo Alberto sono stati pubblicati dai Fratelli Frilli Editori (2013-2015). È tra i fondatori del collettivo di scrittori ToriNoir con cui ha pubblicato la MemoNoir2016 e l’antologia di racconti La morte non va in vacanza (2015 Golem Edizioni). Il suo sito è http://www.roccoballacchino.it.

Source: libro inviato dall’editore, si ringrazia l’Ufficio Stampa Fratelli Frilli.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Scena del crimine – Torino, Piazza Vittorio, Rocco Ballacchino (Fratelli Frilli Editori, 2014)

4 marzo 2015

mAmbientato a Torino, Scena del crimine di Rocco Ballacchino è una piacevole sorpresa nel panorama “giallistico” italiano, segno anche che l’autore quando parla di cinema e di “gente” di cinema è nel suo ambiente naturale.
Autore già di alcuni gialli piuttosto convenzionali, Rocco Ballacchino sta dimostrando di saper crescere, e i risultati sono molto felici, grazie anche all’editing di Michela Volpe. Il testo è asciutto, pulito, la trama ben congegnata, i personaggi, specialmente il critico Mario Bernardini, ben caratterizzati e sempre più lontani dalla macchietta o dallo stereotipo. Insomma una lettura piacevole, specie per i cinefili (alla fine del libro c’è un elenco dei film citati con nome del regista e anno di uscita). Una curiosità Arduino Maiuri è stato davvero uno sceneggiatore di film come Totò le Mokò, Napoli milionaria, Barbagia (La società del malessere), Diabolik di Mario Bava e Banditi a Milano di Lizzani. Attenti quindi al gioco paratestuale tra reale e immaginario.
Tornando alla trama, (l’accennerò solamente) il romanzo inizia presentandoci il commissario della Squadra Mobile di Torino, Sergio Crema, intento a suonare un campanello di una abitazione. Un delitto su cui sta indagando presenta alcune peculiarità che gli fanno ritenere che un esperto di cinema sia la persona più indicata come consulente alle indagini, così si rivolge al più eminente critico cinematografico disponibile, autore di una guida (che tanto ricorda il “Morandini”) venerata come un testo sacro dagli addetti ai lavori.
Misantropo, rustico, fin troppo sincero, Mario Bernardini in un primo tempo si lamenta per l’intrusione in casa sua, poi appassionandosi al caso diventa fondamentale per la sua risoluzione.
Deliziosa la scena finale del romanzo, dopo tutto anche i più burberi hanno un cuore.

Rocco Ballacchino laureato in Scienze della comunicazione, ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste. Ha curato la sceneggiatura dei cortometraggi Poison (2009) e Doppio Inganno (2010). È autore dei gialli, editi da Il Punto -Piemonte in Bancarella, Crisantemi a Ferragosto (2009), Appello mortale (2010) e Favola Nera (2012), quest’ultimo scritto a quattro mani con il giornalista Andrea Monticone. Il suo ultimo noir, Trappola a Porta Nuova, è stato pubblicato da Fratelli Frilli Editori nel gennaio 2013. Sempre nello stesso anno ha debuttato come autore teatrale con la commedia Operazione Marito Infedele. La sua ultima opera è l’ebook Le sette vite del capitano (2014), sempre edito da Fratelli Frilli Editori e dedicato alla figura del calciatore Alessandro Del Piero. È tra i fondatori del gruppo di scrittori Torinoir.

:: Recensione di Trappola a Porta Nuova di Rocco Ballacchino (Fratelli Frilli Editore, 2013)

22 febbraio 2013

trappolaTrappola a Porta Nuova di Rocco Ballacchino, edito nella collana Tascabili Noir di Fratelli Frilli Editore, rientra a pieno titolo nella categoria di opere a carattere regionale in cui una città, in questo caso un’ estiva e torrida Torino, assume un’importanza rilevante per l’azione diventando essa stessa personaggio.
Frilli ha seguito questo criterio con un certo entusiasmo facendoci conoscere la Genova di Bruno Morchio, e di Claudio Bo, la Milano di Adele Marini, la Mantova di Antonio Caron, portandoci in somma in giro per l’Italia, un’Italia in noir, in cui attualità, trame poliziesche, e caratterizzazione geografica, costituiscono il carattere distintivo.
L’attualità è anche al centro di questo romanzo torinese, in cui Facebook, popolare social network con cui bene o male tutti abbiamo avuto o abbiamo tuttora a che fare,  assume un ruolo di catalizzatore di eventi.
Le cronache dei nostri giorni sono piene di eventi a volte drammatici legati a questa realtà virtuale che non sempre resta tale. Virtuale e reale si intrecciano e a volte può succedere che si commettano crimini, che vanno dallo stalking all’omicidio.
Se dunque il punto di partenza è interessante o quanto meno di stretta attualità, gli sviluppi sono abbastanza consueti. Rocco Ballacchino utilizza questo spunto come filo conduttore di una vicenda un po’ complicata  che inizia da un incontro tra due utenti di Facebook, Daniele e Marzia, che si danno appuntamento a Porta Nuova un pomeriggio d’estate.
Non si conoscono, se non tramite scambi di messaggi; Daniele non ha mai visto neanche una foto di questa donna ma sogna il possibile grande amore, l’incontro che ti cambia la vita. Marzia “Bambi” Paolini non arriverà mai a Torino, Daniele la aspetterà inutilmente al binario 13, conscio di poter essere anche vittima di uno scherzo, di un innocuo raggiro.
Ma la realtà è molto più drammatica. La donna è stata uccisa a coltellate e di questo delitto il maggior sospettato è lui.
Le domande che si susseguono sono tante. Chi l’ha uccisa? Chi ha ideato un piano così diabolico da scaricare la colpa su di lui? Quale nemico Daniele ha, nascosto nell’ombra, ma così implacabile? Daniele non ha scelta, deve scoprire la verità.
Il protagonista, Daniele, piuttosto sprovveduto all’inizio, con una vita monotona e noiosa trascinata tra casa e lavoro, è il classico uomo qualunque, che l’unica volta in cui tenta qualcosa di non consueto, di diverso dal solito, finisce per cacciarsi in un guaio più grande di lui, in una caccia all’uomo dove la sua ingenuità e la sua inesperienza dovranno essere ben presto messe da parte se vuole avere una speranza di avere ragione del nemico che ha ideato questa trappola a suo danno.
Una certa estraniante irrealtà, dovuta forse anche al tema trattato e alla precisa caratterizzazione psicologica del protagonista, indebolisce un po’ la narrazione anche se lo stile è per lo più scorrevole, descrittivo, venato anche da un certo umorismo, molto torinese, molto understatement. Solo qualche inciampo nell’ utilizzo di vocaboli che sinceramente non avrei utilizzato.

::Recensione di Appello Mortale di Rocco Ballacchino

17 maggio 2010

Il torinese Andrea Corioni è un professore di matematica, un uomo dalla vita tranquilla, schematica, assorbito da un susseguirsi di giorni in cui si alternano lezioni a scuola e solitarie serate a casa. Poi accade l’imprevedibile, viene svegliato nel cuore della notte da una telefonata.
L’amico Ugo gli annuncia che Giovanni Corsi un loro ex compagno di scuola è stato assasinato nel suo appartamento e probabilmente conosceva l’assassino. Non si tratta di un omicidio a scopo di rapina poiché non è scomparso niente a casa della vittima più che altro sembra che sia stato giustiziato.
Andrea a malapena si ricorda il volto di Giovanni, ma è l’occasione per fare un salto nel passato per riesumare da scatoloni impolverati i vecchi diari delle scuole medie.
Ma non è tutto.
Giovanni non è il primo dei loro ex compagni a morire in circostanze alquanto sospette. Ugo gli parla di una maledizione, del fatto che ormai sono rimasti solo dodici alunni su quindici di quell’antica classe.
Come nel celeberrimo Dieci piccoli indiani di Agatha Christie gli alunni iniziano infatti a morire uno ad uno e Ugo e Andrea si trovano costretti, anche per salvare le proprire vite, ad improvvisarsi detective per fermare il diabolico piano dell’assassino.
Appello mortale- Sfida dal passato è un breve giallo strutturato come un’enigma ad incastri dove i delitti si svolgono in un ambiente circoscritto e l’assassino e presumibilmente uno del gruppo come nella migliore tradizione classica in cui detectives dilettanti si mettono sulle tracce dell’assasino, svelandone nel finale il movente, e riportando l’equilibrio.
La concatenazione dei fatti è estremamente consequenziale, logica e rigorosa, non da spazio a sbavature e la suspance è accresciuta dalla scarsità di tempo e dal susseguirsi repentino degli aventi.
Secondo lavoro del torinese Rocco Ballacchino, Appello mortale denota una grande cura per i particolari e una buona dose di ironia. Più complicato del precedente, non disdegna una certa analisi psicologica dei personaggi e soprattutto dell’assassino che fino all’ultimo agisce indisturbato consumando la sua vendetta e solo nelle ultime pagine se ne capirà il motivo.

:: Recensione di Crisantemi a ferragosto di Rocco Ballacchino (Editrice il Punto Piemonte in bancarella 2009)

3 maggio 2010

In una torrida Torino deserta per l’esodo estivo Paolo Volpi un grigio e anonimo impiegato dalla vita noiosa e incolore si trova costretto dalle circostance a rinunciare alle sue vacanze alle Baleari con amici e a mettersi il cuore in pace. Dopo tutto Torino d’agosto ha i suoi vantaggi, poca gente, poco traffico, parcheggi più facili da trovare, più tranquillità se non fosse per quella insopportabile puzza che appesta il palazzo deserto in cui vive.
Dopo un piccolo controllo con l’aiuto di due improbabili poliziotti ne scopre la causa: il suo vicino di casa Valerio Naldi giace morto con accanto sul comodino un po’ d’acqua e alcune confezioni di farmaci semivuote. La causa della morte è lampante: suicidio. Non che sia un avvenimento insolito in questo periodo dell’anno. Molti anziani assaliti dalla solitudine ricorrono al suicidio ma questa volta c’è qualcosa di diverso, l’innocuo e silenzioso Naldi racchiude in sé un mistero e sembra che abbia proprio deciso di affidare a Paolo Volpi una strana eredità.
Incuriosito, irritato, sorpeso Volpi inizia a indagare e viene a conoscenza di una serie di morti di donne avvenute dagli anni 50 in poi in prossimità del Ferragosto, tutte catalogate come suicidi. Ma Valerio Naldi in che modo è collegato a questo ginepraio?
Di colpo la vita grigia e anonima di Volpi si tinge di angoscia e bisognerà arrivare alle ultime pagine del libro per fare piena luce in questa oscura e fosca vicenda che infondo potrebbe capitare ad ognuno di noi.
Crisantemi a ferragosto il romanzo d’esordio di Rocco Ballacchino edito nel 2009 dalla casa editrice Il Punto Piemonte in bancarella, è un giallo anomalo e inquietante non privo di venature noir. Ha per protagonista il classico uomo qualunque coinvolto volente o nolente in una storia più grande di lui, una storia in cui il male ha sfaccetate facce tutte riconducibili al mistero insito nella natura dell’uomo.
Ballacchino ci porta per mano in una storia apparentemente assurda ma nello stesso tempo non del tutto improbabile. Conosciamo infatti davvero chi ci circonda, chi vive magari sullo stesso pianerottolo e con cui scambiamo a volte radi cenni di saluto? Siamo davvero certi che dietro il sorriso mite e un po’ miope del vecchietto che magari incrociamo in ascensore non si nasconda un mistero, la banalità stessa del male?
Ecco la lettura di questo libro porta a porsi domande come questa e non è sempre detto che le risposte ci piaceranno.