:: Parla come mangi – Libri letti in lingua originale: Tabous di Danielle Thiery (Editions J’ai Lu, 2016) a cura di Stefano Di Marino

tabousA ulteriore riprova che le autrici di thriller se sono brave sanno imporsi (se siano discriminate non lo so, io non credo) e conquistare anche un pubblico che non è tradizionalmente quello che s’immagina. Il thriller familiare non è il mio preferito, ma non sono così stupido da non leggere un romanzo quando ‘annuso’ che è buono. Danielle Thiery, prima donna ‘commissarie divisionnaire’ della polizia francese nonché figura di spicco del polar con un catalogo di titoli impressionante, affronta il filone con piglio e mordente. Da buona sbirra spara col calibro grosso e costruisce una storia complicata senza risparmiare colpi. Segreti di famiglia, incesti, sevizie su bambini, e tutta una serie di altre problematiche che farebbero rizzare i capelli in testa a più di un editor nel timore di suscitare vespai per questioni di correttezza politica. Dall’omosessualità all’ identità razziale di alcuni colpevoli. Dico ‘alcuni’ perché nell’intreccio ce ne sono diversi. Eppure la Thiery lo fa con mano sicura, una scrittura curata ma la capacità di seguire limpidamente una narrazione che spesso mescola le carte. Esperta poliziotta, e narratrice di talento, racconta la vicenda, senza perdersi in inutili psicologismi, tentazioni di fare la bella pagina per riempire l’incapacità di costruire un ‘giallo’, perché questo, alla fine, è il suo libro. Non cade mai nel truculento, nello scabroso gratuito, nell’effettaccio anche se di sangue e morti ce ne sono diversi. Evita così anche la trappola del patetico e del ridicolo. Edwige Marion, la sua protagonista, nei giorni di Natale appare acciaccata dalla sciatica, forse si prepara a lasciare la scena. Ad Alix, giovane psicologa con qualche difficoltà nel rapporto con gli altri, e a Valentine Cara, la ‘capitanne’ della Scientifica che invece conduce una felice vita di coppia con Rose, l’anatomopatologa. Le due (Alix e Cara) non si sopportano ma arrivano in qualche modo a completarsi in un’indagine difficile che parte da un ospedale in cui una giovane donna prima getta la sua bimba in un cassonetto, poi ‘si fa violentare’ da un disgraziato mediorientale e poi sparisce. Letteralmente. E da lì emergono vari quadri poco edificanti della società con altrettanti problemi. Bambini abusati, famiglie disfunzionali, padri padroni, madri consenzienti a ogni nequizia riusciate a immaginare. Il romanzo si intitola Tabous, al plurale, non per caso. Un assassino, una capanna nei boschi, una tempesta. Gli elementi classici si incastrano con quelli più innovativi, meno di filone nel senso classico. In modo omogeneo, sempre chiaro e leggibile. Perché si scrive per essere letti. E con il trascorrere del tempo la storia si compatta, tutto trova una spiegazione, le stesse dicotomie che mettono Eva contro Eva, forniscono una soluzione. Senza sconti, forse con un finale dove arriva una piccola consolazione, ma ci sta benissimo. Un nero da leggere, da studiare. Peccato che il prodotto francese (questa volta sì) sia discriminato nella produzione nostrana, ma Tabous si trova facilmente nella collezione J’ai Lu a un prezzo più che accettabile. Chapeau, madame la Commissaire!

Danielle Thiéry est née en 1947 en Bourgogne, dans une ambiance rurale, d’une mère-poule et d’un poulet (papa professeur de judo dans la police).
Après le bac, une formation d’éducatrice spécialisée et un “mai 68” décevant au bout du compte, l’ouverture aux femmes du concours d’officier de police la fait bifurquer vers un nouveau défi : affirmer la place des femmes dans toutes les sphères de la société, surtout celles que l’on disait réservée aux hommes.
Le slogan “la police un métier d’homme” a-t-il vécu ? Pas sûr… Car le chemin n’est pas semé de roses ! Après avoir occupé différents postes : brigade des mineurs, stupéfiants, proxénétisme, brigade territoriale, police aux frontières, police des chemins de fer et passé plusieurs concours, elle est nommée, en 1991, première femme commissaire divisionnaire de l’histoire de la police française.
Un évènement qui fait date car, curieusement, il lui donne le top départ d’une autre carrière, littéraire cette fois, menée en parallèle avec une deuxième vie professionnelle au sein de grandes entreprises (AIr France, France Telecom, La Poste). C’est par la télévision et une grande série diffusée sur France 2 qu’elle s’engage dans l’écriture. Quai N°1 est l’histoire de sa vie et aussi celle de Marie Gare, son aïeule, abandonnée dans … une gare !
Depuis 2008, elle ne se consacre plus qu’à l’écriture. Plusieurs de ses romans ont été traduits à l’étranger et ont reçu des prix dont le prestigieux Prix du quai des Orfèvres en novembre 2012 pour “Des clous dans le coeur”.

Source: romanzo del recensore.

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