
Stefania Soma, in arte Petunia Ollister, torna in libreria a due anni di distanza da Colazioni d’autore. È passato molto tempo dal primo post di #bookbreakfast, ma Petunia continua a deliziarci sulla sua pagina instagram (@petuniaollister) con le sue colazioni letterarie, offrendoci foto sempre più impeccabili e “invitanti”.
Negli ultimi tempi fra i tavoli dei suoi set, in mezzo a libri e tazze di caffè, hanno iniziato a fare la loro comparsa bottiglie di Campari, limoncello Villa Massa, rum Zacapa e gin Hendrick’s. Queste bottiglie di alcolici sono comunque legate con un fil rouge ai libri che le accompagnano, a volte perché ne richiamano i contenuti o li citano, altre volte perché frutto di collaborazioni (come per esempio quella con lo Zacapa Noir Festival). Queste foto sono state però anche una sorta anticipazione del secondo libro dell’autrice. Cocktail d’autore uscirà infatti il prossimo 16 ottobre, edito sempre da Slow Food Editore. Con questo nuovo volume Petunia Ollister decide di non darci più il buongiorno, ma preferisce accompagnarci all’ora dell’aperitivo o del dopocena, in un tour letterario dei più famosi cocktail.
La struttura di questo nuovo volume ricorda molto il precedente. La pagina di destra è completamente dedicata alla foto, curata esteticamente in tutti i suoi dettagli: oltre al libro e al cocktail (servito ovviamente nel bicchiere più adatto), compaiono ingredienti, strumenti da barman e altri elementi d’arredo che rievocano le atmosfere del libro. La pagina di sinistra invece è divisa quasi in due metà: quella superiore occupata da una citazione o riflessione sul libro scelto, quella inferiore dedicata alla ricetta del cocktail.
I cocktail presentati sono “d’autore” in una doppia accezione: prima di tutto perché vengono citati o sono ispirati alle opere letterarie a cui sono abbinati. I cocktail abbandonano dunque la loro ambientazione evanescente ed effimera e si materializzano sui tavoli in eleganti bicchieri. Tutto ciò è stato possibile, ed ecco il secondo motivo che li rende “d’autore”, grazie alla collaborazione con alcuni professionisti del settore che hanno regalato le loro ricette a questo progetto.
Sfogliando le pagine di questo libro vi troverete quindi a sorseggiare un Gin Rickey rievocando le suggestive atmosfere di Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, brinderete con Charles Bukowski con un bicchiere di Vodka Sour e assaggerete un Gotto Esplosivo Pangalattico chiedendovi se era così che se lo immaginava Douglas Adams. Un libro che inebrierà il vostro corpo e la vostra mente.
Petunia Ollister nasce qualche anno fa come nom de plume di Stefania Soma. Dal gennaio 2015 scatta e pubblica sul suo account Instagram @petuniaollister i #bookbreakfast, foto di libri sul tavolo della colazione, scattate dall’alto, con una grande attenzione per i colori, i materiali, lo styling. Ha lavorato per quindici anni nel campo della conservazione e valorizzazione dei beni culturali, fotografici e librari. Ha collaborato con Radio Rai e tutte le domeniche è su Robinson, inserto culturale di Repubblica. Scrive per “La Stampa” e racconta Torino con gli occhi di una Marziana. Il suo primo libro Colazioni d’autore #bookbreakfast è uscito per Slow Food Editore.
Source: libro inviato al recensore dall’editore, che ringraziamo.
Esce oggi 10 ottobre, nella collana Oro diretta da Davide Bregola di Oligo Editore, la raccolta di racconti Per un pugno di cioccolata e altri specchi rotti di Helga Schneider. 10 racconti, più i due finali strettamente autobiografici, che ci riportano nella Germania degli anni ’30 e ’40, sotto il regime hitleriano, più incursioni in tempi più recenti. Sia per il valore di testimonianza, che per la qualità letteraria del testo, gli scritti di Helga Schneider acquistano sempre una doppia valenza che colpisce nel profondo il lettore. Insomma è difficile restare indifferenti mentre si leggono storie all’apparenza semplici e quotidiane che in realtà racchiudono grumi di sofferenza e disperazione che forse il tempo ha conservato come insetti nell’ambra.



Lo scorso agosto sono stati i 200 anni dalla nascita di Melville, l’autore di Moby Dick e l’editore LiberiLibri per l’importante anniversario ha ripubblicato (seconda edizione riveduta e ampliata rispetto al 1994) “Le lettere a Hawthorne” di Herman Melville, il carteggio tra lui e Hawthorne, due figure magistrali della letteratura americana. Le pagine scritte da Melville permettono a noi lettori di entrare dentro una parte della sua vita, tra il 1851 e il 1852, per conoscerlo nel suo vissuto lavorativo, ma anche in quello privato. Ed è la mescolanza tra queste due dimensioni che ci aiuta ad avere un’immagine più nitida dello scrittore, che in quel biennio visse sulla propria pelle uno dei momenti più intensi della sua evoluzione come autore e della sua produzione letteraria. Quello che emerge da questi testi è la personalità complessa, piena di dubbi, timori emozioni e paure che attanagliavano Melville: uno scrittore dalla creatività in costante fermento. Melville aveva viaggiato molto nella sua esistenza e proprio grazie a questo suo continuo spostarsi, lui era riuscito a trovare lo spunto per molti scritti proprio dal contatto con la realtà vissuta in prima persona e da quello con popolazioni differenti per usi e costumi da quella americana. Molti degli appunti presi dall’autore sono diventati romanzi a tutti gli effetti o rimasti delle bozze da sviluppare. L’autore di “Moby Dick” scrive a Hawthorne, manifestando il suo bisogno di incontrare lui e la sua famiglia, come per avere un contatto diretto con un collega che a tratti sembra essere il migliore amico mentre, in altri momenti, Hawthorne sembra essere non il nemico, ma quel tipo di autore, perfetto, di successo, con una famiglia da cartolina ed equilibrato che Melville avrebbe voluto essere, e che non divenne mai. Quello che emerge da queste pagine è il ritratto di un uomo tormentato, consapevole della sua capacità di scrittura ma, allo stesso tempo, convinto di venir ricordato dai posteri non per i propri romanzi, ma come l’individuo che viveva con i cannibali e che amava scrivere libri con protagonisti dei selvaggi. Nelle lettere lo stesso Melville si concentra su alcuni suoi testi: “Moby Dick” che, in quel periodo, era in revisione e che lo sfiancò psicologicamente ; poi ci sono riferimenti a “Pierre” e alle sue aspirazioni di letterarie e la storia di Agatha, unita agli spunti della vita vissuta che ispirarono Herman alla stesura del soggetto. “Lettere a Hawthorne
La donna è la corona della creazione scrive il grande Gogol’. Questo lo sa sicuramente anche Fabrizio Raccis, giovane scrittore e poeta sardo, che alla donna ha appena dedicato un libro di poesie.


























