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Un’intervista a Sandra Newman per Aspettando il Salone a Torino a cura di Elena Romanello

9 ottobre 2019

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Il Circolo dei lettori di Torino ha ospitato un appuntamento della rassegna Aspettando il Salone, l’incontro con l’autrice Sandra Newman, il cui primo romanzo tradotto in italiano, I cieli, è appena uscito per Ponte alle Grazie.
Abbiamo seguito questo incontro, molto interessante e stimolante, condotto da Francesco Pacifico e scoperto una voce senz’altro importante, nella letteratura fantastica e non di oggi.
I cieli racconta la storia di Kate, agiata newyorkese poco prima dell’11 settembre, che ogni notte in sogno diventa Emilia, nobildonna dell’Inghilterra shakesperiana, vivendo due vite che man mano si influenzano tra di loro.

E’ consapevole che il suo libro sembra una commedia romantica di genere fantastico?

Sì, lo so, l’idea per questo romanzo è partita da una battuta con mio marito, partendo dalla serie di romanzi diventati poi serial di successo di Outlander, una storia romantica che parla di viaggi nel tempo, e pensando a come sarebbe stata una storia simile in chiave shakesperiana. Inizialmente non volevo scrivere questa storia, poi l’idea iniziale si è ampliata, del resto possono nascere libri interessanti da qualsiasi spunto o idea.

I cieli è un libro dove la trama è molto importante, ma allo stesso tempo colpisce lo stile di scrittura, poetico: come sono stati messi insieme questi due aspetti?

Il mio lavoro di scrittura si è concentrato nelle due direzioni dello stile e della trama: tutti gli scrittori amano la trama quando sono lettori e la detestano quando scrivono. Ho cercato di lavorare sulla tessitura delle trame nei miei libri, rendendole sempre più complesse, costruendo un mio stile nella forma della narrazione.

Nel libro le azioni del mondo dei sogni nell’epoca del Cinquecento cambiano poco il presente, ma si creano tante possibilità in un multiverso. Kate potrebbe anche avere problemi mentali, come ha gestito questo?

Il mondo in cui viviamo cambia in continuazione sotto i nostri occhi ma a causa della nostra tendenza a rassicurarci non lo vediamo. Nel libro ci sono multiversi migliori e peggiori, esplorati da Kate, sì si può anche interpretare la sua vicenda come provocata da una malattia, ma è una chiave di lettura.

Come si è documentata sull’Inghilterra di Shakespeare?

Il XVI secolo è molto strano come periodo storico, una delle cose divertenti è che i letterati dell’epoca, Shakespeare compreso, rivoluzionarono la lingua inventando loro molte parole, un gioco straordinario praticato a corte. Non ci sono però molti libri su questo periodo, stranamente, anche Mark Haddock ha scritto un romanzo su quest’epoca, dai toni molto diversi dal mio e dando un’idea completamente divergente dalla mia sul XVI secolo, e la sua bibliografia è uguale alla mia. In realtà noi immaginiamo il passato, ma non avendolo vissuto non sappiamo come era veramente.

Nel tuo romanzo precedente, The Country of Ice Cream Stars, una storia di fantascienza, avevi inventato un linguaggio di un futuro, che rapporto c’è tra le due storie, dove le lingue sono importanti?

Ho sempre letto molti romanzi di fantascienza, mio padre era appassionato del genere, e ho sempre voluto cimentarmi in questo ambito. Scrivere di un mondo avanti di centinaia di anni mi ha reso impossibile usare l’inglese standard di oggi e ho voluto creare una nuova lingua, tenendo conto che il libro parla di un gruppo di protagonisti che hanno al massimo 18 anni, in un mondo in cui sono rimasti vivi solo i giovanissimi. Ne I cieli sono tornati ad una lingua più standard, guardando però anche all’inglese che si usava nel passato.

Quali sono i suoi romanzi di fantascienza preferiti?

Da ragazzina amavo molto Robert Heinlein, autore non certo per ragazzine, e anche Clark Ashton Smith e James Tiptree jr, per fare altri due nomi: questo che mi ha sempre colpito è la loro visione del mondo particolare e a tratti disturbante e il loro aprire gli occhi su nuovi universi.

I cieli mette insieme due romanzi storici: uno ambientato all’inizio del XXI secolo a New York, con l’attentato alle Torri Gemelle, e l’altro nell’Inghilterra del Cinquecento. Ma nel corso del libro ci sono tanti mondi paralleli e possibili per New York, man mano che Kate va avanti nel suo viaggio nel tempo notturno. Cosa l’ha ispirata nella costruzione di una New York così stravagante e alternativa?

La New York dell’inizio della storia è la migliore possibile, poi pian piano le cose cambiano e in questo ho messo qualcosa della mia esperienza di vita.
Ho vissuto a Londra dal 1984 al 2001, e sono tornata poi negli Stati Uniti, dove ho sempre pensato che la qualità della vita fosse peggiore, che la gente fosse meno gentile e generosa. A Londra all’inizio ero abbastanza povera e frequentavo persone della cosiddetta classe operaia, dopo il successo del mio primo romanzo la mia situazione economica è migliorata e ho iniziato a frequentare esponenti della classe media e benestante, scoprendo che avevano il privilegio di poter amare arti e bellezza, un qualcosa che la classe operaia non può permettersi. Se si ha maggiore accesso a cultura, bellezza e gentilezza la vita migliora: sono cose che possono anche non interessare ma che aiutano ma è possibile solo per certi ceti sociali, e me ne sono resa conto nel corso della mia vita.

Nel romanzo Kate sta insieme a Ben, un personaggio che può sembrare noioso: ma cosa c’è di bello in lui?

Ben, ragazzo di origine indiana mentre Kate è di origine iraniana, sa benissimo che la sua fidanzata è più interessante di lui, è un mio personaggio, gli voglio bene e non riesce ad essere meglio di così.

Prossimi progetti?

Sto scrivendo un romanzo di fantascienza su una Terra del futuro in cui di colpo spariscono tutti gli uomini. La società migliora, diventa quasi utopica, ma le mie cinque protagoniste vivono il tema della perdita di mariti, padri, fratelli e vanno in cerca di loro, per scoprire cosa è veramente successo. Un libro che parlerà di perdita e lutto e della gestione di queste due cose.

Aspettando il Salone a Torino a cura di Elena Romanello

6 settembre 2019

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L’autunno letterario a Torino vede grande protagonista la nuova edizione di Aspettando il Salone, con una serie di incontri con autori e autrici a livello internazionale, aperti a tutti e a ingresso gratuito.
Aspettando il Salone è un progetto organizzato dal Circolo dei lettori insieme all’Associazione Torino la Città del libro, con la partecipazione della Scuola Holden, del Consorzio Librai Torinesi Indipendenti, delle Biblioteche civiche, di TorinoReteLibri e delle Case del Quartiere.
La rassegna parte il 10 settembre alle 18, nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale di via Verdi, con Jonathan Sabran Foer che parlerà del suo libro Possiamo salvare il mondo prima di cena (Guanda), insieme a Paolo Giordano.
L’11 settembre, sempre alle 18, il Circolo dei lettori ospiterà Salvatore Scibona, statunitense di origini siciliane, che insieme a Fabio Geda parlerà delle sue esperienza come direttore del Cullman Center for Scholars and Writers della New York Public Library e del suo libro  Il volontario (66thand2nd)  che gli ha permesso di essere inserito nella prestigiosa lista dei 20 Under 40 del New Yorker e di essere uno dei finalisti al National Book Award.
Il giorno dopo, sempre alle 18, la Biblioteca Civica Centrale presenterà Valeria Luiselli, nata in Messico, cresciuta in Sudafrica, collaboratrice del New York Times e autrice di Archivio dei bambini perduti (La Nuova Frontiera), oltre che membro della lista Bogotà39, che raccoglie i migliori autori latinoamericani sotto i quarant’anni.
L’America latina è di nuovo di scena il 23 settembre al Circolo dei lettori, di nuovo alle 18, con Daniel Saldaña París, autore della saga familiare, La linea madre (Chiarelettere, sul Messico di oggi.
L’ultimo appuntamento di settembre è il 25 alle 21 alla Scuola Holden con David Nicholls, che presenterà Un dolore così dolce (Neri Pozza), una storia di formazione dove si parla del primo amore e dell’amicizia.
Ottobre vede arrivare il 21 alle 21 al Circolo dei lettori Bret Easton Ellis, vero scrittore di culto, con la sua prima opera di saggistica, È bianco (Einaudi), mentre il giorno dopo l’autore israeliano Eshkol Nevo presenterà la sua autobiografia L’ultima intervista, di nuovo per Neri Pozza, in un luogo che sarà svelato nelle prossime settimane.
Il 23 ottobre sarà la volta di Samantha Schweblin, autrice di fantascienza, paragonata a Shirley Jackson, a David Lynch e alle atmosfere di culto della serie Black Mirror, che terrà due incontri, al mattino in una scuola e al pomeriggio alle 18 per il pubblico, con i dettagli che verranno svelati in seguito.
Il 25 ottobre ci sarà uno degli incontri forse più attesi della stagione, quello con Isabel Allende, una delle autrici più amate di sempre da più generazioni, che festeggerà con i suoi appassionati italiani l’uscita presso Feltrinelli del suo nuovo libro, alle 18 in un luogo ancora da definire.
Un altro autore di culto arriverà a novembre, il 17: Leiji Matsumoto, mangaka giapponese emblematico se non fosse altro per quello che per molti è il suo capolavoro, Capitan Harlock, che festeggia quest’anno i quarant’anni dalla prima trasmissione in Italia, sarà alle 18 alla Scuola Holden, in un evento  in collaborazione l’Associazione Culturale Leiji Matsumoto, parte di una visita torinese e italiana del maestro.
Novembre non finisce qui: il 18 alle 18 ci sarà Amitav Gosh, autore di potenti saghe storiche sul Sud del mondo e sulla sua terra, l’India, con L’isola dei fucili (Neri Pozza), una storia che intreccia India e Italia raccontando l’epopea di un mercante d’arme.
Sempre il 18 alle 21 incontro con André Aciman, per parlare di Cercami (Neri Pozza), il seguito del fortunato Chiamami col tuo nome, un romanzo diventato film per la regia di Luca Guadagnino, vincendo l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale a James Ivory.
Gli incontri del 2019 si chiudono il 19, con David Grossman, attivista per la questione Israele e Palestina, che parlerà del suo nuovo libro in uscita per Mondadori.
L’ingresso ai singoli incontri è libero fino a esaurimento posti disponibili, con la distribuzione un’ora prima di un tagliando a persona che consente l’ingresso in sala.