Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Seme di strega – Una riscrittura della Tempesta di Margaret Atwood (Rizzoli 2017) a cura di Giulietta Iannone

22 dicembre 2017
seme di strega

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Che Margaret Atwood sia la più importante, e significativa, scrittrice canadese della sua generazione, (classe 1939), non è un segreto per nessuno.
Non bisogna essere necessariamente femministe militanti per apprezzare testi come Il racconto dell’ancella o L’altra Grace, forse i suoi libri più famosi, anche tra coloro che non leggono libri e guardano più che altro la tv, per le due trasposizioni televisive di successo.
Margaret Atwood non ha solo il dono di costruire grandi trame dense di coerenza narrativa, ma sonda il suo tempo e l’animo femminile con la stessa grazia.
La sfida di misurarsi con Shakespeare penso l’abbia accolta con divertita curiosità. Non è stata la sola, altri autori contemporanei da Tracy Chevalier, a Jo Nesbo, a Anne Tyler hanno accettato di partecipare all’iniziativa di riscrivere Shakespeare, riadattandolo per le nuove generazioni.
La Hogarth Press ha infatti inaugurato una collana di opere shakespeariane riscritte da autori contemporanei, alcune tradotte in Italia da Rizzoli.
Margaret Atwood ha scelto La Tempesta, e penso in tutta sincerità sia davvero la più adatta al suo stile, alle sue tematiche, al suo concetto del tempo narrativo e psicologico.
Seme di strega, questo è il titolo italiano, è una storia di vendetta, di giustizia, di ricerca di equilibri infranti dall’ arrivismo, dall’ avidità, dalla sete di potere.
Protagonista è un regista teatrale shakespiriano di nome Felix Phillips. Geniale, istrionico, carismatico, con una carriera di successi e gratificazioni, a cui il destino presenta immancabilmente il conto.
Prima la morte della figlia, da cui fatica a riprendersi, poi il tradimento del suo socio in affari Tony, lo portano a perdere tutto e a ritirarsi in una catapecchia in mezzo al nulla. Un eremo dal quale cova la sua inesauribile voglia di vendicarsi di tutti coloro che l’ hanno distrutto.
L’occasione si presenta quando assunto come insegnante di recitazione in un carcere (sotto falso nome) scopre che i sui ex nemici (ora ancora più potenti e riveriti) verranno in visita al carcere per assistere alla sua rappresentazione de La Tempesta. L’ultima opera di Shakespeare che voleva proporre al Makeshiweg Teatre Festival, prima della cacciata, e del pubblico ludibrio.
Riuscirà a ottenere vendetta o meglio farsi giustizia?
E soprattutto cosa ha in mente il terribile Felix?
Il fantasma di sua figlia, che l’ha accompagnato per tutto questo esilio e solo lui può vedere, finalmente troverà pace?
Avere a che fare con attori non professionisti, carcerati, si rivelerà davvero per lui l’esperienza più profonda della sua vita e non solo uno strumento per rimettersi in pari col destino?
A queste e altre domande si troverà puntualmente risposta fino all’immancabile lieto fine che ben si adatta a una storia di riscatto e liberazione.
Niente poteva essere diverso.
Traduzione di Laura Pignatti.
Buona lettura!

Margaret Atwood è autrice di oltre quaranta opere tra romanzi, saggi, raccolte di poesie. È stata cinque volte finalista al Booker Prize, vinto nel 2000 con L’assassino cieco. Le sue opere hanno ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo ed è una delle scrittrici più amate dal pubblico internazionale. Figura ecclettica sul piano artistico, politicamente impegnata soprattutto in seno alle tematiche del femminismo, è considerata tra le scrittrici più importanti in attività ed è stata più volte segnalata per il Premio Nobel per la letteratura.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

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:: È stato breve il nostro lungo viaggio di Elena Mearini (Cairo editore 2017) a cura di Viviana Filippini

22 dicembre 2017
È stato breve il nostro lungo viaggio

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Cesare Forti è il protagonista di “È stato breve il nostro lungo viaggio” di Elena Mearini, pubblicato da Cairo. Il protagonista, che ha il nome come gli imperatori romani, ha cinquant’anni e una vita perfetta, dove lui possiede tutto il meglio possibile che si possa immaginare. Non a caso, ha una moglie bella e affascinante (Margherita) e una figlia che i due adorano e coccolano (Maya). Non solo, perché Cesare, sempre a zonzo con la sua sfavillante Bentley, è un asso nel suo lavoro, e tutti lo adorano come se fosse una divinità alla quale dare massimo rispetto e devozione. Cesare è per tutti il ritratto della perfezione e dell’uomo che, come recitava una vecchia pubblicità, “non deve chiedere mai”. Peccato che sotto la superficie di inattaccabilità, della perfezione imposta per volontà altrui e non propria, Cesare Forti, non è così forte come tutti lo credono. A far crollare l’uomo tutto d’un pezzo ci penseranno una affasciante ragazza (Alma), che gli farà perdere completamente la testa trascinandolo in un gioco di bugie e sotterfugi che mai prima di quel momento fatidico, Cesare aveva sciorinato alla moglie. Accanto a lei arriveranno un ragazzo dall’assurdo ciuffo biondo, altri personaggi, e una morte inaspettata, seguita da un mirato ricatto. Tutto questo obbligherà Cesare a fare i conti con la realtà concreta dei fatti e con quel mondo dove lui ha sempre vissuto, ma al quale non ha mai sentito di appartenere per davvero. Il libro della Mearini, inserito nella cinquina dei finalisti dell’edizione 2017 del Premio Scerbanenco 2017, potrebbe sembrare un noir, però allo stesso tempo è un romanzo profondamente piscologico attraverso il quale la scrittrice ci racconta il processo di presa di coscienza di sé di un uomo – Cesare Forti- che solo in questa fase di cambiamenti comincerà a vedersi per come lui è davvero. Tolta la maschera delle regole imposte dal padre, il protagonista comprenderà di essere stato un figlio cresciuto senza la minima briciola di amore, messo in un mondo di bugie e falsità, utilizzate per creare agli occhi altrui l’immagine della famiglia perfetta. Cesare si renderà conto di essere insoddisfatto della vita che ha fatto, perché ha sempre agito per essere come lo volevano gli altri. Un vivere che lo ha portato ad essere un individuo non pienamente maturo, un marito traditore e un padre imperfetto. Dolore, sofferenza fisica ed emotiva, viaggio introspettivo e confronto con la morte –vera e simbolica- sono gli elementi presenti nel romanzo della Mearini e del processo di decostruzione del falso io al quale il protagonista si sottoporrà per comprendere davvero chi è e cosa vuole dalla vita. “È stato breve il nostro lungo viaggio” di Elena Mearini è la storia di un uomo che solo da adulto avrà, perché saranno gli eventi della vita a permetterglielo e imporglielo, il coraggio di guardarsi e di analizzare il proprio vissuto per comprendere, non solo di aver agito sempre nel rispetto delle regole imposte da altri, ma di essere un individuo i cui reali bisogni come quello essere amato, guardato, ascoltato per ciò che era ed è, non sono mai stati presi in considerazione da nessuno.

Elena Mearini si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce il suo primo romanzo Trecentosessanta gradi di rabbia, (Excelsior 1881) con cui vince il premio giovani lettori “Gaia di Manici-Proietti”; nel 2011 pubblica Undicesimo comandamento (Perdisa pop) con cui vince il premio Speciale UNICAM – Università di Camerino e il premio giovani lettori “Gaia di Manici-Proietti”. Nel 2015 pubblica il romanzo A testa in giù (Morellini editore) e firma due raccolte di poesie: “Dilemma di una bottiglia” (Forme Libere editore) e “Per silenzio e voce” (Marco Saya editore). Nel 2016 esce “Bianca da morire” (Cairo Editore).

Source: inviato al recensore. Grazie ad Anna Maria Riva, addetto stampa.

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:: Non ti faccio niente di Paola Barbato (Piemme 2017) a cura di Federica Belleri

22 dicembre 2017
non ti faccio niente

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Gli anni ’80-’90 sono stati sconvolti da misteriosi rapimenti di bambini, tra i sei e gli otto anni. Bambini presi, fatti giocare, divertire. Bambini con vestiti nuovi e un sorriso meraviglioso stampato in viso, quando venivano riportati a casa dopo tre giorni. Bambini trascurati dalle loro famiglie, quasi sempre soli, a giocare per strada. Alcuni avevano dei lividi sul corpo, altri erano sporchi. Lui li avvicinava, loro si fidavano. Lui li coccolava e li faceva sentire importanti, nessuna violenza subita. Lui voleva solo fare del bene.
Anno 2015. Il papà di Greta va a prenderla all’asilo, ma in quell’asilo la bimba non è mai entrata. Il suo corpicino pulito e ricomposto in maniera ordinata verrà ritrovato sulla scrivania d’ufficio del padre.
Chi è Greta, chi è il responsabile della sua morte?
Il thriller di Paola Barbato segue lo scorrere del tempo. Segue un’indagine dimenticata che forse sta tornando a galla con prepotenza. Qualcuno rapiva i bambini e lasciava sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Qualcuno rapisce i bambini, li uccide e lascia sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Perché?
Questa storia scatena angoscia e immediata empatia. Chi si preoccupava all’epoca dei bambini soli era questo rapitore mai identificato. Chi se ne preoccupa ora lo fa per un motivo diverso, o forse identico. È la stessa persona?
La vicenda vede coinvolte un’ispettrice e la sua vice, assorbite dai loro opposti caratteri, difficili da amalgamare, e un commissario in pensione che si era occupato dei casi precedenti. A loro si unisce un gruppo di bambini in un certo senso mai cresciuti, che ostacola le indagini e crea confusione, anche se con buone intenzioni. Nel frattempo spariscono altri bambini, e vengono assassinati. Non sembrano esserci collegamenti fra passato e presente, o forse sembrano essercene troppi. Cosa sta succedendo?
Non ti faccio niente è una storia lunga decenni, attraversata da paura e angoscia, dal desiderio di salvarsi scappando. È la condivisione di un’esperienza traumatica ma positiva, condivisa per poter accedere a un pass verso una vita migliore. È l’osservazione rassegnata del dolore di genitori che perdono i loro figli e che vengono catapultati nel loro passato personale. È la resa dei conti verso le proprie ossessioni e manie, verso il disagio e la solitudine. Perché non ci si può mai fidare di nessuno e si deve sempre rimanere sospesi nella paura.
Lettura assolutamente coinvolgente, ottima la scrittura e la trama. Non sono previsti sconti o bonus per il lettore che si avvicina a questa storia. Tutto è molto chiaro e diretto, anche la morte. Buona lettura.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Don Lorenzo Milani – L’esilio di Barbiana di Michele Gesualdi (Edizioni San Paolo 2016) a cura di Daniela Distefano

21 dicembre 2017
DON LORENZO MILANI

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Il Natale che ci accingiamo a festeggiare con più o meno gioia non sarà ricco e opulento come negli anni d’oro della nostra età moderna, ma dovrebbe essere celebrato con uno sguardo al Cielo riflesso sul pianeta, assimilando il buono che il Creatore ha seminato nel cuore degli uomini. Questo libro è un regalo perfetto sotto l’albero, benefico per chi lo fa e per chi lo riceve. Grazie ad esso sappiamo che a volte la parabola di una vita si misura e comprende dal suo finale. Non solo – quindi – un libro di ricordi, scritto da chi fu un “ragazzo” vicino a don Lorenzo Milani e un testimone, ma qualcosa di più profondo come se l’autore scrivesse nel linguaggio di Barbiana, questo piccolo mondo ormai scomparso, una montagna in cui sopravviveva un’Italia marginale e povera negli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi Barbiana è legata per sempre alla memoria di don Lorenzo, evocata anche sulla sua tomba, dove oltre al nome e cognome, la data di nascita e morte, è scritto: “Priore di Barbiana”.
Don Milani, un vero simbolo, un’icona, non un semplice educatore ma anche un pedagogista rivoluzionario, un attivista sociale (infatti il suo scritto più eclatante, “Lettera a una professoressa”, ha avuto una funzione molto importante nel ’68, un testo di denuncia delle disuguaglianze scolastiche). Don Milani accettò l’esilio all’età di trentuno anni perché cristiano che ha scelto i poveri e il Vangelo.
Egli veniva da una famiglia ricca e colta con i genitori di diversa formazione religiosa.
Però da giovanissimo percepì un turbamento interiore che lo portò a rifiutare il mondo privilegiato della sua famiglia per intraprendere un’altra strada, quella che gli consentì di camminare fra i poveri e gli ultimi.
Da dove traeva questa forza interna? Perché si prodigò così tanto da spremersi per educare ragazzi dal destino monco?
Egli intuiva una verità ineluttabile, cioè che la vera supremazia del forte sul debole sta nel possesso della cultura, per chi ne è dotato tutto è libera scelta, per gli altri solo cieca fatalità.
La sua morte ne sancì l’immortalità: egli sapeva che “Dio non toglie nulla, e, se toglie, è solo per far posto a qualcosa di più grande”.
Buon Natale.

Michele Gesualdi è stato uno dei primi sei “ragazzi” per i quali Don Lorenzo Milani organizza in canonica di Barbiana la scuola nel 1956. Dopo Barbiana Gesualdi ha fatto il sindacalista a Milano e a Firenze come segretario generale CISL. Per due legislature è stato presidente della Provincia di Firenze dal 1995 al 2004.
Al termine dei mandati amministrativi è ritornato sulle sue colline di Barbiana in Mugello.
Oggi è presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani.
Da sempre porta avanti la sua opera di ricerca, raccolta e tutela della documentazione riguardante don Milani e la sua scuola che ha curato e ordinato in diverse pubblicazioni.
Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato le “Lettere di don Lorenzo Milani Priore di Barbiana” (2007) e “Perché mi hai chiamato?” (2013).

Source: libro inviato al recensore dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

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:: Partagas di Gianluca D’Aquino (Eden Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

21 dicembre 2017

partagasSpesso si accusa il fantasy di essere svincolato dalla realtà: questo ovviamente non è vero, sono tanti i libri che dimostrano il contrario, ma per chi continuasse a perseverare in quest’idea si può consigliare la lettura di un titolo uscito per l’editore romano indipendente Eden Edizioni, Pàrtagas, dell’autore alessandrino Gianluca d’Aquino.
Con uno stile che ricorda molto quello di uno dei nuovi nomi del fantasy internazionale, Joe Abercrombie, Gianluca d’Aquino immerge in un universo parallelo molto simile al Medio Evo reale europeo, con al centro di tutto uno scontro tra regni, civiltà e religioni.
Il Pàrtagas del titolo è infatti un microcosmo suddiviso in nove regni, ognuno con le sue caratteristiche, a cui si aggiunge un decimo territorio, “le Terre di Nessuno”, abitato da popolazioni nomadi. Il romanzo racconta come i rapporti tra Paesi culture diversi tra di loro siano minati dai mutamenti nell’assetto politico di alcune di queste terre, dove sono giunti al potere persone immigrate dalle Terre di Nessuno, un luogo dove si pratica una religione particolare e diversa, la fede lisimaca, monoteista, totalitaria a tratti e che può quindi cambiare profondamente la società, gli equilibri, le abitudini.
Sullo sfondo di questo evento, metafora di come si espanse la religione musulmana dopo la predicazione di Maometto (ma non ci sono richiami reali), si intrecciano varie storie e vicende, senza buoni e cattivi assoluti, solo gente che si trova a dover vivere un momento storico particolare e non certo indolore.
Del resto il tema dello scontro tra culture e religioni è quanto mai attuale, e vederlo con lo specchio deformato del fantastico aiuta anche ad esorcizzarlo e forse pian piano a capirlo meglio, come accade da sempre con la buona letteratura fantasy e fantascientifica, che racconta la realtà in maniera all’apparenza irreale.
Non bisogna però pensare che Pàrtagas sia un noioso romanzo moraleggiante: ci sono avventure, ci sono intrighi, ci sono colpi di scena, con toni comunque mai troppo crudi, a differenza per esempio di un George R. R. Martin, tanto che è una lettura interessante per tutte le età, per chi cerca una storia curiosa e non già tanto letta con cui appassionarsi riconducibile al fantastico ma che faccia riflettere.
Da segnalare che il libro conta una bella prefazione del grande Sergio “Alan D.” Altieri, uno dei numi del fantastico che ci ha lasciati quest’anno, come sempre attento ai nuovi talenti in un genere in cui lui stesso ha dato molto.

Gianluca d’Aquino, alessandrino, classe 1978, è autore di romanzi, sceneggiature e racconti, alcuni dei quali apparsi nei Gialli Mondadori (Lettera dall’Eritrea, Il rumore del vento, La casa sul lago, La quintessenza, Il tempo delle risposte, Omicidio alla festa medievale) e nelle antologie e collane Delos Books (Quel che non è dato sapere, e la serie di Extinction e la novella Torino 1835, sul capoluogo sabaudo alle prese con il colera.

Source: inviato dall’ autore al recensore che ringraziamo.

:: La favola spezzata di Wendy Berry (Mondadori 1996) a cura di Marcello Caccialanza

21 dicembre 2017

favola spezzataMi è capitato di rileggere recentemente “La Favola Spezzata”, testo scritto da Wendy Berry edito dalla casa editrice Mondadori.
Non è l’ennesima ricostruzione puntuale ed ossessiva della tragica scomparsa della compianta Lady D. in quel di Parigi nella tragica sera del 31 Agosto del 1997; bensì una curiosa “collezione” di eventi intimi e privati che fotografano un Carlo e una Diana alla deriva.
Per essere più precisi ci si trova immersi in un diario proibito scritto a due mani dalla governante dei coniugi reali.
Con questo libro Wendy Berry, forte dei suoi otto anni di fedele servizio presso Highgrove, la residenza di campagna dei principi di Galles, ha volutamente disatteso a quel sottile vincolo di segretezza e di rispetto imposto dalla Corte a tutti i suoi collaboratori più stretti.
Highgrove per il primogenito della Regina Elisabetta II rappresenta il luogo più consono dove trovare riparo sicuro, con o senza famiglia, quel luogo ideale in cui avere la possibilità concreta di ricongiungersi con se stesso. Ma soprattutto incarna, a detta dei maligni, l’alcova romantica per consumare, lontano da occhi indiscreti, le sue molteplici scappatelle appassionate con l’amante storica Camilla Parker Bowles, la quale abita a soli venti chilometri di distanza.
Tutti dunque sono a conoscenza di questi intrallazzi amorosi, tutti tranne la povera Diana! Che proprio qui conosce l’istruttore di equitazione James Hewitt, personaggio subdolo e spigoloso che per vile denaro la venderà alla gogna mediatica mondiale con la pubblicazione di lettere tormentate e scandalose.
Carlo per Wendy Berry rivela il suo carattere più infantile con quel logoro orsacchiotto di peluche che si porta perfino a letto. Non si preoccupa minimamente di salvare il suo matrimonio, forse perché da sempre può contare sulla devozione incondizionata di una stagionata Camilla sempre pronta a consolarlo.
Mentre la bella e sconsolata principessa triste appare sempre più nervosa; instabile, ora adorabile, ora perfida ed autoritaria. Sembra un animale ferito ed umiliato dalla stessa vita, sembra arrendersi tacitamente e troppo in fretta alla fine lenta ed inesorabile della sua parabola di donna, senza lottare e tirare fuori gli artigli di moglie innamorata.
Libro asciutto, appassionato e particolarmente intrigante che racconta senza peli sulla lingua delle sconfortanti vicissitudini di una coppia moderna, che potrebbe avere tutto, ma che non riesce a preservare la loro unione neppure per amore dei due figli.
Una favola inevitabilmente spezzata!

Wendy Berry, laureata in letteratura inglese, madre di quattro figli. È stata per otto anni, dal 1985 al 1993, governante a Highgrove, la dimora di campagna dei principi di Galles.

Source: libro del recensore.

:: Detective in poltrona – Come si diventa Sherlock Holmes di Ransom Riggs (Rizzoli 2017)

20 dicembre 2017
detective in poltrona

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Con un certo ritardo, uscì in America nel 2009, stesso anno dell’uscita di Sherlock Holmes di Guy Ritchie, film tratto dai fumetti di Lionel Wigram con Robert Downey Jr. nel ruolo del celebre investigatore Sherlock Holmes e Jude Law nella parte del dottor Watson, a novembre finalmente Rizzoli ha pubblicato in Italia Detective in poltrona – Come si diventa Sherlock Holmes (The Sherlock Holmes Handbook: Methods and Mysteries of the World’s Greatest Detective, 2009) di Ransom Riggs.
E se collezionate tutte le “memorabilia” legate a Sherlock Holmes, un testo che non dovrebbe mancare nelle vostra libreria del mistero.
Ultimamente sto guardando molti film con Basil Rathbone nel ruolo di Sherlock Holmes, e alcune sono chicche che proprio mi mancavano, per cui sono nello spirito giusto per affrontare questo testo che non è un testo apocrifo con nuove avventure del detective consulente di Baker Street, ma un vero e proprio manuale che ha l’ambizione di soddisfare molte curiosità che nel tempo sono venute un po’ a tutti i fan di sir Arthur Conan Doyle e del suo personaggio: dalle tecniche investigative, (come interrogare un sospettato, come decifrare i messaggi in codice, come analizzare le orme, come individuare una stanza segreta, etc…) alle strategie di sopravvivenza (come camuffarsi, come difendersi, come inscenare la propria morte, etc…), alle strategie di vita (come fiutare un imbroglio, come comportarsi con amici e parenti, come comportasi con le donne, come allevare le api, etc…).
Ransom Riggs, divenuto poi famoso con la trilogia fantasy per ragazzi di Miss Peregrine, al tempo era un blogger e collaborava con mental_floss magazine, decise così di raccogliere gli articoli scritti sui vari blog dedicati a Sherlock in un unico volume e da qui nacque Detective in poltrona – Come si diventa Sherlock Holmes.
L’ ho scoperto leggendo un articolo del Guardian, ciò non toglie che ho trovato il testo godibile e ricco di cose che in tutta sincerità non sapevo, a volte anche solo per pigrizia non collegandole le une alle altre.
Riggs ha uno stile ingegnoso e divertente, e dispensa informazioni senza darti l’idea di farlo, anche con una certa eleganza, facendoti insomma passare ore piacevoli in compagnia di uno dei personaggi più singolari della letteratura del mistero, di cui è difficile non ammirare l’ingegno e la versatilità.
E’ senzaltro rilevabile una certa organicità e coerenza narrativa ammirevole data la vastità degli argomenti trattati, se contenga errori non sono in grado di dirlo, ma sfido gli esperti più ferrati di me di trovarli.
Il testo tradotto da Enrica Budetta è impreziosito dalle illustrazioni di Eugene Smith (sono numerose e molto belle, quasi ne fanno un libro illustrato) e in appendice contiene un breve profilo di sir Arthur Conan Doyle e del suo tempo, un’ antologia di citazioni, e il canone completo di tutte le sue opere.

Ransom Riggs è cresciuto in Florida e oggi vive a Los Angeles con un gatto e la moglie Tahereh Mafi, anche lei scrittrice. È l’autore della trilogia di Miss Peregrine (La casa dei ragazzi speciali, Hollow City, La biblioteca delle anime), bestseller internazionale il cui primo volume ha ispirato Tim Burton per l’omonimo film del 2016. Tutti i suoi libri sono pubblicati in Italia da Rizzoli.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

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:: Lune Nuove di Maria Beatrice Masella (Giraldi Editore 2017) a cura Valeria Gatti

20 dicembre 2017
lune nuove

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“ … Aveva bisogno di essere altrove per guardare il suo dentro dal fuori …”

Un pomeriggio lento e uggioso di fine novembre mi fermai in libreria. Non avevo un’intenzione precisa, mi bastava riscaldare le mani e respirare un soffio di aria dolce. Mi trovai accanto a una signora alta e magra che, come me, vagava tra gli scaffali senza una particolare meta. A un tratto, si rivolse al libraio. «Mi piacerebbe leggere una bella storia di donne. Una di quelle trame nelle quali ti ci ritrovi, non so se mi spiego …» concluse sorridendo. Il libraio la guardò per un istante, sorrise e disse : « Signora sarebbe come cercare un ago in un pagliaio! Voi donne siete sempre le protagoniste assolute dei libri, anche in quelli di impronta maschile! Però venga, mi segua, le posso dare qualche indicazione.»
Leggere “Lune Nuove” di Maria Beatrice Masella, edito da Giraldi, mi ha riportato a quel pomeriggio.
Entrare nella vita di Costanza, nella sua casa affollata di adolescenti e bambini, di vicini di casa da accogliere, di ragazzi in preda a problemi troppo grandi per essere affrontati in solitudine, è stato come essere un ulteriore ospite. Lei è una donna completa, contemporanea, in affanno e in cerca della ricetta per sostenere il peso delle responsabilità che bussano alla sua porta con violenza. Una personalità forte, in continua evoluzione. Costanza è tutte noi, insomma, che ci sforziamo di non arrenderci, di trovare, sempre e comunque, il lato dolce della vita e quella forza che sappiamo di avere.
“Lune Nuove” può essere definito un romanzo corale, in quanto, accanto alla voce di Costanza, si alzano i pensieri profondi e confusionari dei suoi figli, Arturo, Agata e Athena, le vicende di una donna di origini straniere, Jamila che accetta il suo ruolo di donna emigrata, e di Ottavia, la suocera di Costanza, la cui memoria si inceppa tra passato e presente.
La trama, all’apparenza semplice, è invece un susseguirsi di fatti inaspettati che arricchiscono una scrittura elaborata e profonda. I messaggi che giungono sono tutti di spessore : il mondo dell’adolescenza, con le sue infinite sfaccettature, la vita degli adulti, troppo spesso in salita, la semplicità dell’infanzia e i segreti dell’età senile. E poi, l’amore che nasce e che finisce e quello, forse ben più complicato, che resta in vita, nonostante tutto.
I personaggi e le loro vicende arricchite da dialoghi diretti strappano lacrime e sorrisi, e hanno la capacità di suscitare emozioni sopite ma eterne.

Maria Beatrice Masella è nata a Taranto e vive a Bologna dal 1975, dove attualmente lavora come insegnante e pedagogista. Ha pubblicato diversi racconti per l’infanzia e l’adolescenza con le case editrici Bacchilega Junior, Sinnos e Leone Verde. Tra le tante pubblicazioni per ragazzi e adulti ricordiamo i romanzi Compagni di futuro (Giraldi Editore 2006), ambientato a Bologna negli anni ’70, con prefazione di Margherita Hack; il romanzo per adolescenti Respiro (Sinnos editrice 2013, Libro del giorno a Fahrenheit il 16/07/2013), Mare di argilla (Edigrafema, 2014, Libro del giorno a Fahrenheit il 29/07/2014).

Suorce: libro inviato al recensore dall’editore.

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:: La saga di Evermen di James Maxwell a cura di Elena Romanello

20 dicembre 2017

evermenPer gli orfani in attesa dei prossimi romanzi di George R. R. Martin può essere interessante provare a leggere la saga di Evermen di James Maxwell, uscita per Fanucci e composta finora da Evermen L’incantatrice, Evermen La reliquia nascosta, Evermen il sentiero della tempesta e Evermen La tradizione.
Una storia di intrighi, battaglie, magie, guerre, passioni, tradimenti che parte da un fratello e da una sorella, Miro e Ella, rimasti orfani giovanissimi e obbligati a cercare la propria strada. Miro si arruola nell’esercito, per combattere le forze oscure che si sono impossessate della sua terra, mentre Ella scopre di avere poteri magici e inizia a frequentare l’Accademia degli Incantatori. Presto i due ragazzi capiscono che da loro può dipendere il destino del loro mondo, proteggendo una reliquia perduta, in grado di dare il potere massimo e per questo ricercata dal Primate, capo degli invasori. E del resto la pace sarà sempre in pericolo, una pace in cui Miro cerca di iniziare una nuova vita con l’amata Amber, mentre Ella approndisce le arti magiche e di costruzione di manufatti, per contrastare il potere degli Evermen, antico e che può essere scatenato in ogni momento. Miro troverà potere e onore, ma la sua posizione verrà minacciata in ogni momento e sarà Ella a cercare di andare in suo aiuto rivolgendosi al nuovo imperatore Killian, che ha già incrociato la sua strada in altre occasioni.
Ci troviamo di fronte ad un fantasy avvincente, che continuerà con nuovi capitoli, dai toni adulti, con personaggi interessanti, tante sottotrame e tematiche che spaziano dal conflitto tra potere e morale all’importanza della devozione e dell’amicizia, dalla ricerca di un mondo migliore alla lotta contro le ingiustizie. I protagonisti non sono perfetti, non ci sono eroi senza macchia e senza paura, e hanno grande importanza, come è ormai d’obbligo, i personaggi femminili, in particolare Ella, all’inizio una ragazzina che somiglia a tratti a Harry Potter nel suo intraprendere una scuola di magia (più dark di Hogwards, comunque) e poi una donna consapevole del suo potere e dilaniata comunque da mille dubbi.
Tra l’altro, leggendo i libri di Evermen viene anche da pensare che se ne potrebbe trarre un bel serial tv: gli elementi ci sono tutti e il mondo descritto, più cupo di Shannara ma non così estremo come Westeros, avrebbe tutti i requisiti per piacere. Nell’attesa ci sono un bel po’ di pagine in cui immergersi, con nuovi libri in arrivo.

James Maxwell è cresciuto nell’incantevole Bay of Islands, in Nuova Zelanda, e ha studiato in Australia. Fin da piccolo, ha divorato romanzi di fantascienza e classici del fantasy e il suo amore per i libri si è tradotto in una passione per la scrittura, che coltiva da quando ha undici anni. Ventenne, ha deciso di partire alla scoperta del mondo. Ha vissuto a Londra, in Thailandia, Messico, Australia e a Malta. Quando non scrive o non è in viaggio, si diletta tra vela, snowboard, chitarra classica e cucina francese. Sta lavorando alla saga di Evermen di cui sono usciti ormai vari capitoli.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

:: Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori di Maurizio Leo (I Quaderni del Bardo edizioni 2017) a cura di Nicola Vacca

20 dicembre 2017

nella macchina di nealMaurizio Leo scrive versi prestando ascolto a un’essenzialità feroce in cui si trovano tutti gli accenti di una realtà dismessa.
Dal Salento di Salvatore Toma e Antonio Verri, Leo nella sua poesia cerca un lessico nudo in cui ogni cosa appare per quello che è.
Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori ( i Quaderni del bardo edizioni) il poeta senza concedere nulla agli orpelli della lingua affonda la penna nel cuore trafitto del mondo e ne attraversa i paesaggi desolati, racconta senza filtri e abbellimenti la realtà scarna con le sue infinite pochezze.
Le parole che sceglie per scrivere le sue poesie sono dirette, crude e hanno tutta l’intenzione di squartare e non di consolare.

«Maurizio Leo è inadatto alla vita, – scrive Anastasia Leo nella postfazione – un piccolo poeta maledetto tirato malamente fuori dalla sua storia infinita, un eterno Peter Pan scagliato nella realtà della crescita».

Stanze fredde, piogge incessanti che spalancano baratri, paesaggi come pozzanghere inadatti al nostro status di creature immobili, queste sono le coordinate della poesia di Maurizio Leo, che si muove nelle trame postmoderne di questa nuova terra desolata del Terzo Millennio dove colmi di mancanze si sopravvive senza avere alcuna direzione.

«stai attento / questo posto /non mi piace /è troppo buio /e i gatti non miagolano».

Versi essenziali e feroci che non hanno paura alcuna di ferire il nostro tempo.
Il poeta guarda in faccia la realtà e scrive del nostro mondo e delle sue brutture.

«Sono figure superstiti – scrive Antonio Errico nella prefazione – quelle che guardano se stesse in questa poesia di Maurizio Leo che sfilaccia il Novecento e s’insinua nei sotterranei di questo secolo nuovo, di questo nuovo millennio».

Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori è un piccolo libro di versi scritti da un poeta che conosce la fatica di entrare nella parola.

« cosa vuoi mangiare questa sera? / ma non c’è nulla /solo suoni e voci dal cortile / è rimasto solo un ipocrita / non degno del tuo affetto».

Versi che il poeta stringe in un pugno e non nasconde mai la mano dopo averli scagliati come dardi sulla terra dove si consuma ogni giorno la disfatta degli esseri umani.

Suorce: libro inviato al recensore dall’editore.

:: Fantasy Cats di Paolo Barbieri (Lo Scarabeo 2017) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2017
fantasy cats

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I cultori e lettori del fantastico italiani e non solo conoscono lo stile e le immagini di Paolo Barbieri, illustratore di varie copertine di autori e autrici come Herbie Brennan, Licia Troisi, Sergej Luk’janenko, Ursula K. Le Guin, Robert E. Howard, Cornelia Funke, Robert Louis Stevenson, Umberto Eco, George R. R. Martin, Terry Brooks, nonché autore di libri illustrati con le sue creazioni, presenti anche in pubblicazioni come tarocchi, manuali di giochi di ruolo, videogiochi.
Per la casa editrice torinese Lo Scarabeo Paolo Barbieri propone Fantasy cats, tributo in chiave fantastica ad uno degli animali più amati ed emblematici, il gatto, icona di fiabe, leggende e miti dai tempi degli egizi. In parallelo Paolo Barbieri si è occupato di draghi, animali fantastici per antonomasia: i gatti esistono veramente, ma sono talmente circondati di storie e di immaginario da essere creature fantastiche, forse più dei draghi.
Con didascalie in italiano e in inglese Fantasy cats presenta immagini di gatti alati e gatti steampunk, gatti con streghe e gatti con fate, gatti in mondi esotici e gatti che si richiamano alla dea egizia Bastet, gatti in foreste e in regni fantastici, gatti da fiaba e gatti in luoghi quasi reali, gatti con draghi e gatti nello spazio. Tutte le sfumature dei gatti in altri universi, dove si muovono a loro agio, quasi uscendo dalle tavole di Paolo Barbieri, di cui sono presentati anche in diversi casi gli schizzi preparatori.
Un libro per gli amanti del fantastico e per gli amanti dei gatti, sui quali è bene raccontare come continuano a ispirare gli artisti con la loro presenza e la loro bellezza, soprattutto negli ambiti dell’immaginario. Il rapporto di gatti con i creativi del resto è antico e continua a perpetuarsi.
Fantasy cats è anche l’occasione per scoprire o riscoprire l’attività de Lo Scarabeo, casa editrice specializzata in tarocchi e libri illustrati, che al momento sta anche collaborando alla mostra sui tarocchi appunto del MEF, Museo Ettore Fico, di Torino.

Paolo Barbieri, mantovano, classe ’71, è l’artista di punta per le copertine di case editrici del calibro di Mondadori. Ha frequentato l’Istituto d’arte di Mantova e l’Accademia di Milano, ed è amato per la raffinata espressività e l’ormai acclamato talento; nel 2011 è stato il primo illustratore italiano a essere Artist Guest of Honor al Lucca Comics & Games, con una mostra antologica che l’ha visto protagonista nelle splendide sale del Palazzo Ducale della città. Partecipa regolarmente a molti eventi sui fumetti e sui libri in varie città italiane. Tra i suoi libri di illustrazioni ricordiamo Le creature del Mondo emerso (Mondadori 2008) sui personaggi dei libri di Licia Troisi, Le guerre del Mondo emerso: Guerrieri e creature (Mondadori, 2010), Favole degli dei (Mondadori, 2011), sulla mitologia, L’inferno di Dante (Mondadori 2012), Fiabe immortali (Mondadori, 2013), sulle fiabe classiche, Sogni (Lo Scarabeo, 2016), Zodiac (Lo Scarabeo, 2016), Draghi e altri animali (Mondadori, 2017) su un altro animale icona, immaginario stavolta.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La rilegatrice di storie perdute di Cristina Caboni (Garzanti 2017) a cura di Valeria Gatti

18 dicembre 2017
La rilegatrice di storie perdute

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“ L’amore è di chi osa, lo sapevi?”

Il 25 Novembre si è celebrata la giornata nazionale contro la violenza maschile sulle donne, e in tutta Italia, si sono svolte iniziative e manifestazioni che hanno reso, una volta tanto, il paese davvero unito. Da nord a sud, un coro solido e concreto ha urlato la sua rabbia, ha chiesto di interrompere qualsiasi forma di violenza, ha promesso aiuti reali a chi denuncia e vuole ricominciare ad amare. I dati Istat parlano chiaro: sono due milioni le donne che hanno subito violenza domestica da parte del partner e ben cinque milioni quelle che hanno subito violenze al di fuori della propria abitazione. Ma, ancora più allarmante, è il dato che viene rilevato in termini di denuncia degli abusi subiti : solo 10 % delle donne trova il coraggio di parlarne. Non è questa la sede più opportuna per cercare risposte, condannare e/o analizzare un argomento così delicato e inquietante ma, se è vero che i libri “possiedono qualcosa di speciale” l’ultimo lavoro di Cristina Caboni, edito da Garzanti, potrebbe essere un ottimo spunto per una sana riflessione.
Nella copertina, sotto al titolo “ La rilegatrice di storie perdute” e alla fotografia di una giovane donna di rosso vestita che tiene un volume tra le mani, la frase “ Il coraggio può nascondersi tra le pagine di un libro” ci invita a proseguire nella riflessione poc’anzi descritta. Sono d’accordo, qualche volta non servono grandi esempi o notevoli cambi di direzioni per aprirci gli occhi su quanto sbagliata sia la nostra vita. E’ sufficiente un segnale, anche semplice. Basta un libro, una frase, uno sguardo, perché il cambiamento è già avvenuto, solo che noi non lo sappiamo ancora.
Sofia sa bene cosa significa vivere una vita povera di stimoli, priva di fiducia e di amore, ma ricca di perdite e violenze psicologiche. Conosce il significato della parola coraggio, lo ha letto nei molti libri sui quali ha messo le mani, in quelle pagine che lei stessa ha rilegato e restaurato. Ma oggi è lì, in ascolto del suo sconforto, in attesa e troppo stanca per prendere una decisione definitiva. E quando il destino le spinge tra le mani un libro di uno sei suoi scrittori preferiti si accorge subito che quello è il segnale, il campanello che la sveglia, la valanga che spazza via il suo torpore e che la obbliga a guardarsi dentro. È Clarice, la donna che ha inserito un messaggio enigmatico nella copertina del libro, la svolta. È lei, una donna vissuta due secoli fa che attraverso i suoi messaggi enigmatici infonde coraggio e forza, voglia di non arrendersi e di tornare ad amare. Perché dopo una burrasca sorge sempre il sole. E’ naturale, non potrebbe essere altrimenti.
“La rilegatrice di storie perdute” è un romanzo a due voci, che da spazio alle vicende complesse e simili delle due protagoniste. Un narratore candido e preciso accompagna il lettore attraverso due secoli, creando intorno a sé un’atmosfera fiabesca, da cartolina. Le descrizioni dei paesaggi sono minuziose, precise, quasi reali. I dialoghi sono efficaci, mai prolissi. Riempire la pagina iniziale del capitolo con una frase a tema, presa in prestito da grandi scrittori, è una raffinatezza che aggiunge magia alla trama. Si carpisce una efficace capacità di elaborare una trama fitta e complessa, studiata nei minimi dettagli, nonché uno strategico uso dei mezzi di scrittura per tradurre in romanzo una storia di violenza, coraggio e speranza a sostegno della forza innata delle donne.

Cristina Caboni vive con il marito e tre figli in provincia di Cagliari, dove si occupa dell’azienda apistica di famiglia. E l’autrice dei romanzi “Il sentiero dei profumi” – bestseller venduto in tutto il mondo, adorato dai lettori e dalla stampa, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere- , “La custode del miele e delle api” e “il giardino dei fiori segreti”, Premio Selezione Bancarella 2017.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Garzanti.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.