Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Ti amerò di un amore nuovo – Lettere a Lou di Guillaume Apollinaire (L’orma Editore 2016) a cura di Michela Bortoletto

9 gennaio 2018
Spollinaire

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1914, Nizza. Lei è Louise de Coligny-Châtillon, ha trentatré anni, di nobili origini, è divorziata e presta servizio volontario come infermiera all’ospedale militare. Louise, detta Lou, è giovane, maliziosa e intraprendente, brillante e disinibita. Ama la vita, l’amore e gli uomini.
Lui è Guillaime Apollinaire, trentaquattro anni, poeta, scrittore e critico d’arte. Sostenitore delle prime avanguardie, Apollinaire fu un grande amico di Picasso e una delle figure centrali della Francia di inizio Novecento. Guillaume, Gui per Lou, è appassionato e irrequieto. Non è solo un uomo di lettere ma anche di azione: per questo non può star fermo a guardare il conflitto mondiale appena iniziato ma si arruola come volontario nell’esercito.
L’incontro tra queste due anime non può che essere fatidico: Guillaime si innamora all’istante della giovane Lou e dal giorno successivo comincia a scriverle delle lettere.
Ti amerò di un amore nuovo è la raccolta di queste lettere. Lettere appassionate, romantiche, travolgenti, sensuali ma anche sessuali. Sì perché l’amore vissuto tra Gui e Lou è un amore fisico e passionale. Lou non è per Apollinaire una semplice musa ispiratrice. Lou è presente nella sua vita in carne e ossa: i pochi incontri che saranno loro concessi dalle vicende dell’epoca sono ardenti e ricchi di passione e complicità.
E di passione, complicità, ardore e desiderio sono ricche le numerose epistole di Apollinaire spedite prima dal centro di addestramento e poi dal fronte. Ma non solo. Nelle lettere emerge anche la gelosia prima e la rassegnazione poi di Apollinaire. Lou, infatti, non ha un legame solo con Gui ma anche con un artigliere di stanza in Lorena conosciuto con il nome di Toutou. Lou non ha mai nascosto ad Apollinaire di volersi sentire libera e, nonostante Gui sembra inizialmente accettare, questa sua vita libertina e incostante sembra poi pesare sul poeta, il quale inizia a soffrire per la situazione e nelle sue missive recrimina l’assenza e il distacco della ragazza. Ci sarà quindi un ultimo incontro tra i due a Marsiglia il 27 marzo 1915. Incontro durante il quale è la stessa Lou a porre fine al rapporto amoroso con Guillaime proponendo di trasformarlo in amicizia. Da quel giorno Gui cercherà di amarla di un amore nuovo, in modo disincarnato, poetico e lirico. “Ombra del mio amore”, lettera del 31 marzo 1915 ne è un esempio: Ombra bella, tu sei la più bella tra le donne, per il tuo sguardo di voluttà dolente […]. Ma questo registro scelto da Apollinaire durerà ben poco e presto tornerà a dedicare a Lou versi appassionati perché, forse, Gui, non smetterà mai davvero di amare Lou, e in una delle sue ultime lettere le dedica i quattro versi seguenti:

Quando due cuori nobili si son davvero amati
Più della stessa morte è forte il loro amore
Cogliamo ora i ricordi che si son seminati
L’assenza quando si ama non ha nessun valore.

In questo epistolario c’è dunque tutto della storia d’amore tra Gui e Lou: dall’innamoramento iniziale alla semplice amicizia, passando dall’ebbrezza dei primi incontri, dal fuoco della passione, dalla gelosia e dall’incertezza. A far da sfondo alla storia d’amore ci sono gli eventi della Grande Guerra. Ed ecco quindi affiorare tra le righe le descrizioni della vita al campo di addestramento prima e in trincea poi.
Ti amerò di un amore nuovo non è solo la testimonianza di un grande amore ma anche un modo per osservare i primi mesi della Prima Guerra Mondiale attraverso gli occhi di un poeta che si chiude con quella che, a mio parere, è una bellissima dichiarazione a Lou:

Ti auguro begli amori e molta felicità.[…] Insomma, per ora me la cavo senza danni, e dopotutto non è mica male. Gui.

Trad. a cura di Lorenzo Flabbi.

Guillaume Apollinaire, pseudonimo di Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaris de Wąż-Kostrowicki è stato un poeta, scrittore, critico d’arte e drammaturgo francese. Muore a Parigi il 9 novembre 1918.

Source: acquisto del recensore.

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:: Veleno nelle gole di Simona Barba e Gisella Orsini (Riccardo Condò Editore 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

9 gennaio 2018
veleno nelle gole

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Anni ’70. Un incidente nello stabilimento industriale dove lavora come chimico e altri avvenimenti drammatici travolgono la vita di Lorenzo, che non riuscirà più a placare il suo bisogno di giustizia e di conoscenza. Una verità scomoda lo porterà a scontrarsi con la complicità silente di una cittadinanza, che di fronte al rischio della perdita del lavoro, sceglierà di rinunciare persino alla salute. Una lunga lotta contro un moondo avviato allo sviluppo a tutti i costi…

Un tuffo nel passato, un salto indietro nel tempo di quasi cinquant’anni per presentare al lettore uno spaccato dell’Italia in pieno boom economico, nel clou di quello che veniva indicato come un vero e proprio miracolo in un Paese da poco uscito devastato da ben due conflitti mondiali e in piena ripresa… almeno così si credeva. C’è sempre un prezzo da pagare, per tutto, e quello che simbolicamente hanno pagato i protagonisti della fiction nata dalla fantasia di Simona Barba e Gisella Orsini corrisponde a quello pagato realmente da tutti gli italiani.
Pubblicato nel 2016 con Riccardo Condò Editore, Veleno nelle gole è un libro che, se letto nella giusta prospettiva, fa letteralmente mancare il respiro in chi legge perché, se è vero che la storia è di pura fantasia, sappiamo anche che la realtà troppo spesso la supera questa fantasia. Purtroppo.
Veleno nelle gole è un testo breve con una scrittura lenta, cadenzata sui ritmi di piccole comunità, il cui tempo è scandito dalle sirene della fabbrica, dal suono delle campane, dal peso dei ricordi e dalle incertezze per il futuro. Un libro la cui storia è fiction, frutto della fantasia delle autrici, ma il cui nudo realismo è una cartina tornasole indirizzata verso chi ancora finge di non sapere, di non capire e tenta di nascondere la verità, come polvere sotto il tappeto, come rifiuti nei campi, lungo gli argini dei fiumi, sotto i piloni dei ponti che creano le lunghe vie di comunicazione che hanno finito per far diventare gli angoli del nostro Paese non solo e non tanto più vicini, quanto, solamente, più uguali, simili, soprattutto nel male.
Un libro breve, Veleno nelle gole di Simona Barba e Gisella Orsini, ben scritto e interessante, carico di significati e risvolti interessanti. Un libro da leggere.

Simona Barba: nata a Pescara, ha compiuto studi classici e successivamente conseguito la Laurea in Architettura presso l’Università degli studi di Firenze. Iscritta all’Ordine degli Architetti di Pescara, impegnata nel settore automotive. Autrice di numerosi racconti brevi.

Gisella Orsini: Nata a Ginevra, ha conseguito la Laurea in Filosofia presso l’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti. Atleta professionista per l’atletica leggera. Ha partecipato a varie esperienze di laboratori teatrali e seguito corsi di sceneggiatura.

Source: pdf inviato dalle autrici al recensore.

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:: I Savoia di Claudia Bocca (Newton Compton 2002) a cura di Marcello Caccialanza

8 gennaio 2018
i savoia

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Quando si parla della Famiglia Savoia in Italia , a torto o a ragione, viene “ un mal di pancia generale” e anche in queste ultime settimane questo rito si è manifestato puntualmente in merito alla sepoltura di Vittorio Emanuele III e consorte.
Al di là di polemiche e recriminazioni di vario genere, ho trovato alquanto piacevole in questi interminabili giorni di festa rileggere il libro di Claudia Bocca: “I Savoia”, edito dalla Newton & Compton editori.
Un’opera davvero pregevole e ben concepita, perché in un solo volume di circa 330 pagine si ha una panoramica dei protagonisti che hanno avuto l’onere e l’onore di compiere la storia dei Savoia.
L’evoluzione di questo piccolo Stato, situato tra le montagne, è una sorta di favola “alla Cenerentola”; in quanto il medesimo ha ben saputo districarsi tra le grandi potenze europee, portando così a buon fine l’unificazione della stessa Italia. E l’autrice Claudia Bocca, con grande puntualità e dovizia di particolari e di pregevoli aneddoti, ce la racconta in modo accattivante!
Tutto dunque ha inizio nell’XI° secolo con Umberto Biancamano che, a detta dei più autorevoli storici, è stato il capostipite del casato.
Tra i personaggi più importanti e curiosi possiamo ricordare il Conte Verde e il Conte Rosso; il Duca antipapa Eugenio di Savoia Soisson; il grande Emanuele Filiberto, che è riuscito a cambiare in modo radicale il futuro della stessa dinastia; Carlo Emanuele I e il suo regno lungo ed assai difficile ed infine Vittorio Amedeo II, dalla personalità alquanto prorompente.
I Savoia sono stati fieri ed infaticabili combattenti, sempre presenti in tutti i conflitti scoppiati in Europa ed anche abili nel gestire le alleanze e le strategie di sopravvivenza politica, superando assedi ed invasioni, allargando così i confini del loro Stato.
Non meno importante è stato il ruolo delle tante nobili donne che hanno accompagnato, con accondiscendenza e senso del dovere, l’ascesa di questa celebre Famiglia regnante: dalla madre di Francesco I re di Francia a Maria Cristina, madama reale fino a giungere alle ultime sovrane d’Italia e alla tragica scomparsa della principessa Mafalda.
Questo testo rappresenta una straordinaria occasione per meglio comprendere, senza pregiudizi e prese di posizione antecedenti, una casata, che nel bene e nel male, ha fatto la storia del nostro Paese.

Claudia Bocca è nata a Torino nel 1961. Docente di ruolo in materie letterarie, è tutor di storia nell’ambito del Progetto Storia ‘900. Da anni si occupa di tematiche inerenti alla storia e alla lingua del territorio piemontese. Giornalista e saggista ha pubblicato articoli e numerosi saggi e ha prodotto pacchetti didattici su tematiche a carattere storico.
Ha collaborato alle “ Agende Ambiente” della Regione Piemonte ed ha pubblicato, tra l’altro, il Sentiero dei Franchi (1992); Grandi Battaglie del Piemonte (1993); La Via della Fede attraverso le Alpi (1994); Sulle tracce dei Salassi ( 1995); I Longobardi in Valle di Susa (1997); Saraceni nelle Alpi (1997), anche in collaborazione con altri autori.
Per la Newton & Compton ha scritto insieme con Massimo Centini Breve Storia del Piemonte (1995); Breve Storia di Torino (1997); Piemonte sabaudo (1997); Proverbi e modi di dire piemontesi (1998).

Source: libro del recensore.

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:: Un romanzo inglese di Stephanie Hochet (Voland 2017) a cura di Giulietta Iannone

6 gennaio 2018
un romanzo inglese

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Un romanzo inglese, di Stephanie Hochet, (Un roman anglais, 2015), edito in Italia da Voland nella collana Amazzoni, e tradotto dal francese da Roberto Lana, è un breve romanzo squisitamente femminista capace di toccare corde profonde del lettore, quasi disabituato a sondare l’animo femminile senza sovrastrutture e preconcetti.
Anna Whig, la protagonista del romanzo, è una donna schietta, intellettualmente indipendente, imprigionata in un matrimonio ormai fatto di apparenze e convenzioni. Cosa ne abbia determinato questo declino non è dato sapere, forse una decadenza insita di per sé in ogni matrimonio borghese, o lo spegnersi di un amore, nato con le migliori intenzioni, per un uomo per cui col passare del tempo è diventato più importante calibrare orologi che vegliare sulla felicità della moglie.
La nascita del piccolo Jack non sembra riaver avvicinato la coppia, che non percepisce la sua profonda infelicità, finché non entra sulla scena George, creduto per un bizzarro gioco di specchi per un po’ la nuova “governante” del bambino. Scoprire che George è un ragazzo, giovane, buono, dallo sguardo limpido, (e non una ragazza con pseudonimo maschile) è per Anna la prima microfrattura da cui si aprirà una voragine.
Siamo in Sussex, Inghilterra, nel 1917, in piena Prima Guerra Mondiale. La famiglia Whig ha lasciato Londra per sfuggire ai bombardamenti e vive tutte le ristrettezze della guerra nel suo eremo, quasi dorato, di campagna.
La volontà di Anna di riprendere a tradurre la porta a cercare una governante per il suo bambino, con tanto di inserzione sul Times.
Tra le risposte è la lettera di George a colpirla nel profondo, a generare una comunanza spirituale e un legame col ragazzo destinati a cambiare per sempre le loro vite. Jack adora George, (amore ricambiato), e se questo viene benvisto da Anna, non altrettanto da Edward che si sente quasi minacciato e scalzato dal giovane insegnante, e forse proprio questa gelosia innescherà anche se involontariamente il dramma.
Il ruolo della donna nella società inglese di primo Novecento, nelle sue vesti di moglie, di madre, ma anche di lavoratrice, (con tutti gli uomini al fronte non era raro che alcuni ruoli precedentemente solo maschili ora venissero ricoperti anche da donne per cui non è così difficile pensare per Anna che George fosse una donna invece che un ragazzo) e il ruolo della guerra nel movimentare le dinamiche sociali e politiche sono forse i due temi principali del romanzo, che si intrecciano a una poetica più legata ai sentimenti e alla vicinanza spirituale dei personaggi.
George è il vero eroe del romanzo e non a caso l’autrice riuscirà a fargli guadagnare una sorta di eternità nelle pagine finali della storia, dove incontreremo un Jack ormai adulto alle prese con i drammi della Seconda Guerra Mondiale. Questo senso di continuità ci accompagna e cadenza piacevolmente la storia, scritta con sensibilità, garbo e misura e densa di bellezza.
Una storia assai piacevole da leggere nonostante le derive assai drammatiche, che tuttavia non si discostano dalle tematiche dei drammi classici di inizio Novecento. Tanti i richiami letterari, gli omaggi e i tributi a molte scrittrici e scrittori del periodo, non a caso proprio una citazione de Le onde di Virginia Woolf troviamo messa in esergo.

Stephanie Hochet nata a Parigi nel 1975, ha esordito nel 2001. Autrice di undici romanzi e un saggio letterario, ha ricevuto il Prix Lilas (2009), il Thyde Monnier de la Société des Gens de Lettres (2010), e più di recente, nel 2017, il Prix Printemps du roman. Ha curato una rubrica per “Le Magazine des Livres” e collaborato con “Libération”. Attualmente scrive per il settimanale “Le Jeudi”.  http://stephaniehochet.net/

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marco dell’Ufficio stampa Voland.

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:: Donna di drago di Ornella Fiorentini (ChiPiùNeArt Edizioni Roma 2017) a cura di Viviana Filippini

5 gennaio 2018
donna drago

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Ornella Fiorentini ha un scrittura versatile che le permette di passare dai libri per bambini a quelli per adulti. L’ultimo uscito dalla sua penna è “Donna di drago”, pubblicato da ChiPiùNeArt Edizioni di Roma. Protagonista del nuovo scritto, Philip Blue Alberti. Chi è questo uomo del nome mezzo straniero e mezzo italiano? Philip è un avvocato di origine italoamericana che abita nella casa colonica ereditata dal padre, a Ravenna, un luogo per lui tranquillo dove cerca di tenere “buono” quel suo vissuto personale del passato che gli dà il tormento. L’uomo tenta questa impresa, lavorando sodo e giocando al suo sport preferito: il basket. Philip è solo e, a quanto sembra e nonostante l’amante bionda platino Diletta Drei, è pure scapolo, e poiché ai fornelli non è proprio un grande chef, il protagonista va a cena spesso (quasi sempre in realtà) in una trattoria non molto lontana da casa sua. Nel locale, tra una pietanza nostrana e l’altra, incontra Teodora. La donna è una cameriera ipovedente, attorno a lei aleggia una profonda aura di mistero che la rende un po’ inquietante ed enigmatica. A rendere la donna ancora più misteriosa c’è quella strana presenza che vive in lei dandole il tormento e creandole non pochi problemi. Nella cameriera alberga Elizabeth, o meglio il fantasma di una giovane strega arsa al rogo in Cornovaglia nel XVII secolo. L’avvocato ascolta le chiacchiere di Teodora, di come il fantasma del passato la assili ed usi il suo corpo come una sorta di contenitore per le sue comodità, ma tutto si complica quando una serie di tragici eventi, sembrerebbe messi in atto dalla misteriosa Ombra Nera, colpiranno il mondo dove vivono Alberti e la cameriera ipovedente. Ornella Fiorentini crea un intreccio nel quale si mescolano diversi generi letterari e, non a caso, tra le pagine convivono il noir, il romanzo fantasy, quello storico (non mancano i flashback), il fantasy e pure un po’ di velatura realistica. Tutto intrecciato alla perfezione in una storia nella quale il lettore, con i personaggi, si muove avanti e indietro nel tempo. Non a caso dalla contemporanea Ravenna, si passa al mondo dei cavalieri, dall’Italia di viene catapultati in Cornovaglia in un crescendo di suspense ed emozioni che spingono il lettore a cercare di sbrogliare la matassa nella quale Alberti è finito. “Donna di drago” di Ornella Fiorentini è una storia dove vita reale e dimensione fantastica si mescolano alla perfezione dando origine ad una narrazione nella quale i personaggi anche se appartenenti al mondo della fantasia, hanno aspetti comportamentali, paure, gioie e timori simili a quelli dei lettori.

Ornella Fiorentini è laureata in Arte al D.A.M.S. dell’Università di Bologna, vincitrice di numerosi premi letterari, ha pubblicato Fiabe contemporanee (1985), liriche in portoghese (1987) per Shogun Arte di Rio de Janeiro, “Il cuore a fette” (2004), “Cuore d’artista” (2006), “Teodora Degli Innocenti” (2007), “La bambola di Solange” (2009), “Le stelle di San Lorenzo” (2010), “Obiettivo Veronika” (2010), “Niklas e Kimkim” (2010), “Nena del Guadalquivir” (2010), “Si può morire per amore?” (2011), “Erba smeraldo” (2011), “Viola & Cannella” (2011), “La Principessa Virginia” (2011, tradotto in inglese e francese), A bocca chiusa (2011), Martino e il pettirosso (2012), “Sciamana” (2012), “Christine” (2013), “E perché dovrei pentirmi?” (2014), 2Dove si posano gli aironi2 (2015), “Agustin nella Terra del Fuoco” (2015), “Diamanti – Poesie di Resurrezione” (2015), “Matrioska” (2016), “Nello specchio di Alice – Il nonsense in epoca vittoriana” (2016), “Angelica e il Drago” (2017).

Source: inviato dall’autrice al recensore.

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:: Vita del glorioso Padre San Francesco di Paola: La prima biografia sull’Eremita scritta in Calabria di Anonimo Calabrese – Introduzione ed edizione critica a cura di Rocco Benevenuto (Rubbettino 2017) a cura di Daniela Distefano

4 gennaio 2018
SAN FRANCESCO DI PAOLA

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La fausta ricorrenza del VI centenario della nascita di S. Francesco di Paola (1416-2016) patrono principale di Corigliano Calabro e della Calabria, nonché della Gente di mare d’Italia, non poteva – si legge nella Presentazione di questo libro – passare inosservata e ha offerto lo spunto alla Divisione 12 Calabria Magna Grecia del Kiwanis Distretto Italia- San Marino per elaborare un progetto che consentisse di ricordare adeguatamente la figura del Santo Patrono e nello stesso tempo, offrire, soprattutto alle future generazioni una significativa testimonianza del ricco e, ancora, poco conosciuto patrimonio storico-culturale di cui è depositaria anche la città di Corigliano Calabro.

San Francesco di Paola è un Santo carico di 600 anni di vita ma di un’attualità inossidabile: ha impegnato la penna di scrittori, studiosi, ricercatori per le innumerevoli sfaccettature della sua personalità e il fascino della sua storia non smette di sorprenderci. Il suo modus operandi era miracoloso, la sua costanza nel recuperare anime inestirpabile. Accanto alle numerose guarigioni, alcune ottenute con la sola imposizione delle mani o con la preghiera, non mancano le vittoriose cruente lotte con gli spiriti malvagi che si sono impossessati dei corpi di alcuni individui rendendoli succubi del male.
Attento ai segni dei tempi, da Paterno presagisce l’invasione di Otranto da parte dei Turchi e la sua preghiera si fa particolarmente intensa perché la misericordia di Dio soccorra la sua patria. Egli mescolò il prodigioso con l’ordinario, la lievità con la mole umana più gravosa da sostenere. Un esempio è questo episodio che lo avrebbe visto protagonista invincibile:

Un uomo di San Lucido, Giovanni De Franco, andò a trovare il beato Francesco a Paola. Come arrivò in sua presenza disse: “Oh Giovannello vieni per carità, andiamo al fiume a prendere una pietra ciascuno per costruire la chiesa”. Giunti al fiume trovarono un masso che pesava più di un cantaro. A seguito di ciò il beato Francesco disse: “Oh Giovannello porta, per carità, questo masso alla chiesa”. Rispose: “Padre, questa non la possono portare cinque uomini, come posso portarla io?”. Disse:” Prendila, per carità, che ce la farai”. Ci fece sopra il segno della croce e la pose sulle spalle di Giovannello e la portò alla chiesa. Gli sembrava leggera come un pezzo di tavola.

Il curatore ha avviato un’indagine nelle principali biblioteche e archivi europei per ritrovare nuove fonti sull’Eremita. Da tale ricognizione sono venute alla luce altre biografie anonime sul Santo, tra cui quella edita in questo volume, ora conservata nella Biblioteca Universitaria di Barcellona, ma copiata nel 1560 nel convento dei Minimi a Corigliano Calabro. Oltre ad essere la più antica biografia scritta in italo-calabrese questa nuova fonte si rivela preziosa per i dati inediti che offre. Corredata da una versione italiana, che facilita la comprensione dei termini in vernacolo ormai desueti, grazie alla Vita dell’Anonimo calabrese si è potuto svelare l’inconsistenza di certe inveterate tradizioni agiografiche e riscoprire la perla di notizie utili per conoscere la società della Calabria sotto gli Aragonesi e approfondire la figura di un Santo che trasmetteva fede all’umanità più dolente della Terra.

Rocco Benvenuto è nato a Corigliano calabro e appartiene all’Ordine dei Frati Minimi, dirige la storica rivista “La Voce del Santuario” (fondata nel 1928). E’ autore di diversi studi e testi su S. Francesco di Paola e i Minimi, tra cui una biografia del Santo tradotta in francese, inglese, spagnolo e portoghese.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Antonio e Maria dell’Ufficio Stampa “Rubbettino”.

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:: Mi manca il Novecento – Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi a cura di Nicola Vacca

3 gennaio 2018

Sostiene Pereira

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi è uno di quei romanzi che difficilmente dimenticheremo.
Il suo autore ne parla come di un libro esistenziale, incentrato su una presa di coscienza individuale. Questo non toglie, sempre secondo Tabucchi, che sia anche un libro politico, la cui lettura è stata influenzata dal momento storico in cui è stato pubblicato.
Nel riprenderlo oggi tra le mani, ci rendiamo conto che le bellissime pagine di Tabucchi parlano anche ai nostri tempi difficili in cui assistiamo alla morte della politica, delle idee e di ogni cosa che ha a che fare con la coscienza.
Sostiene Pereira è un grande romanzo civile che racconto appunto la presa di coscienza e il risveglio nell’estate calda di Lisbona nel 1938 di Pereira, una persona mite che di professione fa il giornalista e dirige la pagina culturale di un quotidiano allineato al regime.
Le giornate di Pereira trascorrono tranquille tra i pomeriggi vuoti in redazione e le chiacchierate domestiche con il ritratto della moglie defunta.
Ma la sua esistenza cambia quando si imbatte in Monteiro Rossi, un giovane che Pereira stesso assume per redigere necrologi di scrittori famosi.
Inizia per il mite Pereira un periodo di forti conflitti interiori e l’amicizia con il giovane giornalista mette in discussione il suo modello di esistenza.
Il giovane è un oppositore del regime di Salazar e l’anziano giornalista si sente all’inizio turbato dalle sue idee. Quando poi sarà direttamente coinvolto da Monteiro Rossi in vicende che hanno a che fare con la lotta al dittatore portoghese, Pereira avrà un forte sussulto di coscienza e si mostrerà sensibile alle idee di libertà e democrazia, abbracciando alla fine la causa di coloro che vogliono riportare la libertà e la democrazia in Portogallo.
Tabucchi racconta il risveglio di coscienza di un uomo e di un giornalista che decide di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di lottare con la sua penna contro l’appiattimento delle coscienze imposto dalla dittatura.
Con Sostiene Pereira Antonio Tabucchi ci dice che è arrivato il tempo in cui dobbiamo chiedere anche alla letteratura di dire la verità.
Ancora oggi questo meraviglioso libro destinato a durare nel tempo urla al mondo, dilaniato dalla prepotenza, dalla violenza e dagli abusi, la sua drammatica attualità: oggi c’è bisogno di intellettuali, di scrittori e di uomini che abbiano il coraggio di offrire la propria «irresponsabilità» al potere o la propria «responsabilità a tutti», come giustamente scriveva Leonardo Sciascia.

Antonio Tabucchi – Scrittore italiano (Pisa 1943 – Lisbona 2012); prof. di letteratura portoghese nell’univ. di Siena. Nel suo primo romanzo Piazza d’Italia (1975), presentato come “favola popolare”, ha coniugato una scanzonata inventiva con un’appassionata ispirazione civile. Ha poi pubblicato volumi di racconti (Il gioco del rovescio, 1981; Piccoli equivoci senza importanza, 1985; L’angelo nero, 1991) e romanzi (Notturno indiano, 1984; Il filo dell’orizzonte, 1986; Requiem, scritto in portoghese, 1991, trad. it. 1992; Sostiene Pereira, 1994; La testa perduta di Damasceno Monteiro, 1997) nei quali è riuscito a condensare sempre meglio storia e fantasia in una sigla inconfondibile di nitore costruttivo e finezza intellettuale. Per il teatro ha scritto I dialoghi mancati (1988). Ha curato un’antologia dell’opera di F. Pessoa (Una sola moltitudine, 2 voll., 1979–84), autore al quale ha dedicato gran parte della propria attività di studioso. Tra le opere successive si ricordano: Gli zingari e il Rinascimento (1999); Si sta facendo sempre più tardi. Romanzo in forma di lettere (2001); Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori (2003); Tristano muore. Una vita (2004); Racconti (2005); L’oca al passo (2006); Il tempo invecchia in fretta (2009); Viaggi e altri viaggi (2010); Racconti con figure (2011). Postumi sono stati pubblicati: il volume Una giornata con Tabucchi (2012), che raccoglie tra gli altri i testi di D. Maraini, U. Riccarelli e P. Di Paolo in ricordo dello scrittore; entrambi nel 2013, Di tutto resta un poco. Letteratura e cinema, raccolta di scritti cui T. lavorava al momento della morte, e il romanzo inedito Per Isabel. Un mandala; L’automobile, la nostalgia e l’infinito (2015), raccolta delle conferenze tenute da T. a Parigi nel 1994 su aspetti fondamentali e inediti della poetica pessoana; l’inedito saggio breve La fine del mito (2016), scritto nel 2011 su ispirazione di un quadro della pittrice portoghese G. Morais. (Enciclopedia Treccani online).

Source: libro del recensore.

:: Thornhill di Pam Smy (uovonero I geodi 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

3 gennaio 2018
Thornhill

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La solitudine è il mostro nascosto sotto il letto di ogni essere umano, bambino o adulto che sia, ed è sicuramente il cuore argomentativo di Thornhill. Edito da uovonero nel 2017, questo libro è il primo progetto interamente scritto ed illustrato da Pam Smy, artista il cui talento è riconosciuto in ambito europeo e che compare nel catalogo dell’editrice di Crema in veste di illustratrice.
Thornhill si sviluppa in più di cinquecento pagine attraverso un binario narrativo e parallelo che racconta due storie rispettivamente ambientate nel marzo 2017 e in diversi mesi del 1982, da febbraio ad agosto. Le protagoniste sono due bambine, i cui frammenti di vita sebbene lontani nel tempo sono uniti da uno stesso collante composto da profonda solitudine. Mary è una ragazzina orfana che vive a Thornhill, un edificio adibito ad orfanotrofio, e che non riesce ad essere collocata in una famiglia per via del mutismo selettivo che la rende diversa da tutte le altre residenti della casa e per questo un’emarginata. Mary diventa la vittima prescelta di un’altra bambina orfana che compie atti di bullismo, condotta da un cuore indurito dalla troppa sofferenza. Spinta dall’umano bisogno di sentirsi amata e benvoluta, Mary guarda dalla finestra una mamma con il suo bambino e desidera ardentemente un’amica, di giorno va a scuola, dove spesso è bullizzata sotto gli occhi ignoranti degli insegnanti, e si dedica alla sua attività preferita: costruire con la creta bambole ispirate ai personaggi dei libri che legge e che costituiscono la sua unica compagnia. Altra valvola di sfogo è la stesura giornaliera di un diario, attraverso le cui parole il lettore scopre le dolorose vicende della bambina.
Ella è un ragazzina che si è trasferita da poco nella casa davanti all’ex orfanotrofio di Thornhill e la sua storia è narrata esclusivamente attraverso illustrazioni cupe, con predominazione del nero e del grigio e qualche sprazzo di bianco. Le immagini lasciano trapelare che Ella sia orfana di madre e che viva da sola con suo padre, sempre troppo impegnato a lavorare. Così, la piccola si ritrova schiacciata dalla stessa solitudine che nei decenni precedenti aveva affrontato Mary, proprio nell’edificio che scorge dalla finestra della sua stanza, e le loro esistenze si legano in un finale di grande e sconvolgente intensità.
Gli orfani sono da secoli i protagonisti di romanzi, da Oliver Twist a Tom Sawyer, da Mary Lennox, che l’autrice cita apertamente, al più recente Harry Potter e tutti sono legati dal comune desiderio di essere amati ed avere una famiglia. Mary ed Ella non sono un’eccezione, il loro cuore partecipa di queste stesse fantasie e nostalgie di realtà affettive mai sperimentate, ma il riscatto finale dell’orfano scartato dalla società assume in questa storia colori diversi, sicuramente in scala di grigio.
In una lettura tutt’altro che prevedibile, Pam Smy racconta con sensibilità e giustizia il macigno della solitudine, paradossalmente oggetto di condivisione di numerosissime persone. Leggere Thornhill in questi giorni così vicini al Natale apre gli occhi e muove il pensiero verso chi non ha famiglia o è lontano da essa: perciò, abbracciate, stringete, baciate i vostri cari, ringraziate di non essere soli e siate consapevoli della vostra fortuna!

Pam Smy ha studiato illustrazione alla Anglia Ruskin University dove ha completato un master per l’infanzia nel 2004 e che attualmente dirige. Per uovonero ha illustrato Il riscatto di Dond di Siobhan Dowd.

Source: libro comprato dal recensore.

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:: L’assassinio di Socrate di Marcos Chicot (Salani editore 2017) a cura di Viviana Filippini

2 gennaio 2018
assassino di socrate

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Marcos Chicot è tornato nelle librerie italiane con “L’assassino di Socrate”, edito da Salani. Chicot aveva già utilizzato l’antica Grecia come sfondo narrativo per “L’assassinio di Pitagora” e questa volta è il turno di Socrate. Il tutto parte dalla rivelazione dell’oracolo Cherefonte (tra l’altro amico del filosofo) che annuncia al filosofo la sua morte violenta ad opera di un giovane dagli occhi chiari, un neonato che arriverà presto ad Atene. Con molta probabilità sarà il figlio dell’amico Eurimaco, che ha perso la moglie proprio nel momento del parto. Mentre Socrate scopre questa dolorosa premonizione e, a dire il vero, lui sembra l’unico a non esserne preoccupato, la nuora di Archidamo, diarca di Sparta, diventa madre, ma il marito Aristone (soldato temuto da tutti) stabilisce che il loro figlio non deve vivere e decide di ucciderlo seguendo la legge spartana. Il piccolo però non sarà gettato da una rupe, ma lasciato in balia di belve feroci. Chicot crea un thriller ad alta tensione, ambientato nella Grecia del V secolo a.C. ricco di colpi di scena, dove la trama si concentra sui destini di Socrate, il filosofo che diede importanti contributi alla storia del pensiero e quello di Atene e Sparta, due città tormentate da una guerra che insanguina da troppo tempo la Grecia. Ancora una volta Chicot conferma la sua bravura di scrittore perché la Grecia classica che ci narra è così ben definita che il lettore ne è completamente coinvolto e rapito. Accanto a Socrate ci sono i potenti, i militari pronti al sacrifico per la vittoria, le madri che non esitano a mettere a repentaglio la propria vita per avere salva quella dei figli. Non solo, perché nella grande storia che travolse le due città greche tra loro in conflitto si innesta una minuziosa ricostruzione storica di fatti di guerra, delle modalità di svolgimento delle assemblee o degli spettacoli, delle tradizioni, delle offerte agli dei o dei matrimoni combinati. Il tutto è fatto con una tale precisone che il lettore ha la sensazione di immergersi in un mondo sì del passato antico, reso meno distante dalla scrittura coinvolgente di Chicot. “L’assassinio di Socrate” è un thriller storico dal ritmo coinvolgente nel quale i drammi personali dei singoli personaggi si intrecciano con quelli causati dalla Storia (è qui si fa riferimento alla guerra che per quasi quaranta anni coinvolse Sparta e Atene. La maestria di Chicot è quella di essere riuscito a fare una dettagliata ricostruzione degli eventi e dei personaggi realmente esistiti e di averli fatti convivere alla perfezione con personaggi letterari, dando vita ad una perfetta mescolanza di personalità note e comuni. Questo crea una narrazione verisimile, dove non manca la suspense tipica del thriller e del giallo. Ad un certo punto in “L’assassinio di Socrate” si percepisce un senso di morte incombente, con la distruzione portata dalla malattia e dalla guerra e Socrate e i suoi comprimari sembrano non avere più speranze, ecco però che tutte le carte messe in gioco vengono rimescolate da un imprevedibile colpo di scena che ribalterà in modo completo non solo la narrazione, ma anche, l’ipotetico finale che il lettore si era immaginato. Traduzione di Andrea Carlo Cappi.

Marcos Chicot, nato a Madrid nel 1971, sposato, con due figli, è laureato in Psicologia Clinica e in Economia e Psicologia del Lavoro e ha lavorato come manager in varie aziende. Tra i suoi libri “Il teorema delle menti”, “L’assassinio di Pitagora”, vincitore del Premio per la Cultura Mediterranea 2015 È stato finalista in vari premi letterari, tra cui il prestigioso Planeta.

Source: ufficio stampa editore Salani, grazie a Matteo Columbo.

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:: Greta grintosa di Astrid Lindgren (Iperborea – I Miniborei 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

2 gennaio 2018
greta grintosa

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Greta Grintosa è il titolo del secondo energico volumetto della nuova collana di Iperborea ma è anche il titolo del primo dei dieci racconti inediti scritti dalla straordinaria Astrid Lindgren e contenuti nello stesso volume.
Ogni racconto ha come protagonisti bambini genuini, semplici, buoni e generosi che vivono in una Svezia che Lindgren descrive con colori d’incanto, candidi e fantasiosi. Greta sostituisce la nonna per non cancellare il Natale, la principessa Lise Lotta scopre che giocare è divertente, Bertil fa amicizia con Pirolino, un bambino grande come un topo, Göran non può più camminare ma una notte il Signor De Gigliis lo porta a Calasera, Gunnar e Gunnilla scoprono che l’uccellino del cucù conosce mille avventure e non è affatto di legno. Le pagine di questi racconti strabordano di immaginazione, di gioia e di vitalità e rendono la quotidianità magica nei dettagli più minuti. Lo stile della Lindgren è sempre lo stesso: semplice ma acuto e divertente, estremamente piacevole anche per un lettore adulto. Questo volumetto sembra animarsi della stessa magia contenuta nei racconti delle sue pagine ed invita i bambini a chiudere smartphone e tablet perché sotto al letto potrebbe abitare un nuovo amico, perché di notte è possibile guidare il tram nel Paese di chissà dove e perché ogni avventura diventa vera se si crede nella forza dell’immaginazione.
Oggi i bambini appaiono molto diversi dai personaggi di questi racconti, la società cerca di trasformarli in una versione in miniatura degli adulti, privandoli della propria identità. Per questo, la letteratura deve assumersi il compito di preservare la tenerezza, la spontaneità e l’incredibile forza immaginifica di ogni bambino attraverso storie potenti e suggestive che non lascino assopire la loro vera natura. Iperborea con Greta Grintosa procede proprio per questa felice strada.
Traduzione di Laura Cangemi

Astrid Lindgren (1907-2002) è l’autrice delle indimenticabili avventure di Pippi Calzelunghe e di piccoli personaggi ribelli e saggi, modelli di coraggio, indipendenza e creatività. Ha ottenuto il Premio Hans Christian Andersen, il Lewis Carroll Shelf Award, l’International Book Award dell’Unesco e altri numerosi riconoscimenti.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice.

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:: Autismo – Pensieri e Parole a cura di Federica Belleri (Historica edizioni 2017)

24 dicembre 2017
autismo

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L’autismo non è una malattia, è una condizione. La sindrome dello spettro autistico ha una vasta gamma di sintomi e di gravità, per cui mai come in questo caso un bambino autistico è da considerare un caso a sé, come sono singoli e unici tutti i bambini. Un bambino autistico ha una diversa percezione della realtà, un diverso modo di comunicare, di interagire con gli altri, e proprio per questo implica impegno, nel cercare di capire il suo mondo sia da parte dei genitori, degli educatori dei medici che l’hanno in cura. Questo si impara leggendo Autismo – Pensieri e Parole, a cura di Federica Belleri edito da Historica Edizioni. Un percorso fatto di parole in cui genitori, fratelli, amici parlano della loro esperienza a contatto con bambini con questa sindrome. C’è rabbia, dolore, speranza, coraggio, ottimismo, tanti sentimenti che delineano un percorso che inizia con la diagnosi, (per tutti i genitori il momento più traumatico) e prosegue con la cura e il supporto che questi bambini necessitano, che può portare a veri miglioramenti anche se non alla vera e propria guarigione. L’origine della sindrome, la sua evoluzione, la sua diffusione (sembra che ci sia un incremento di questo dato) sono tutti temi dibattuti e complessi, che non prescindono mai dall’ affetto che questi bambini speciali suscitano, e ascoltando le voci di questi genitori, educatori, fratelli si ha un’ idea più veritiera di cosa l’autismo sia e di come si faccia a combatterlo. C’è molta indifferenza per questo tema tra i cosiddetti “sani” e “normali”. Se il problema non ti tocca da vicino insomma è difficile che si voglia approfondire il tema, quando invece per la sua portata sociale, e per la possibilità di poter o dovere interagire con persone autistiche ci dovrebbe portare tutti a volere sapere di cosa si tratta. Anche essere normali è una condizione, quando cosa sia la normalità nessuno lo sa veramente. Questo libro, con coraggio, porta queste voci, voci di genitori, fratelli, amici normali nelle nostre vite, ci fa riflettere, ci fa interrogare su quanta attenzione sensibilità necessitino alcuni bambini. Nulla di più, ma credo sia già tanto. Il volume è impreziosito dai disegni di Niccolò Pizzorno. Segnalo che i diritti d’autore sul venduto saranno devoluti al Centro Francesco Faroni di Brescia. Per effettuare una donazione libera: fo.b.a.p. onlus via michelangelo, 405 – 25124 brescia banco di brescia, ag.17 di via masaccio, 29 – brescia abi: 03500 cab: 11217 iban: it38p0311111217000000009000 causale: donazione centro francesco faroni.

Federica Belleri, è nata a Brescia nel 1970. Diplomata perito aziendale. Due figli. Appassionata lettrice, divoratrice di gialli, noir e thriller. I libri, per lei, non hanno età. Quando ne apre uno lo sradica, cercando le sfumature e i sottintesi. Il suo block notes  è colorato e fitto di appunti. Scrive per diversi blog letterari, tra i quali Sugarpulp di Matteo Strukul.  Ha scritto alcuni racconti, due dei quali sono stati pubblicati sull’antologia Racconti Bresciani (I II III edizione), edita da Historica Edizioni. Entrata da pochi anni in questo mondo bellissimo, ha già al suo attivo alcune presentazioni di autori, che lei ama incontrare per condividere emozioni e parole.

Source: pdf inviato dall’autrice.

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:: Onte il Camaleonte di Viviana Filippini (Edizioni Arpeggio Libero 2017)

23 dicembre 2017
camaleonte

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Delicata storia per ragazzi Onte il Camaleonte è l’ultimo libro della nostra Viviana Filippini, che oltre che giornalista è anche autrice di libri sia per adulti che ragazzi. Onte il Camaleonte, edito da Edizioni Arpeggio Libero è una favola con protagonisti piccoli animali che come nella tradizione più antica da Esopo in poi donano ai ragazzi, e a tutti noi, preziosi insegnamenti morali e etici. Tema centrale di questa favola è la diversità, come viene normalmente accolta per i ignoranza o vera cattiveria, e come invece non bisogna averne paura e anzi spesso nasconda capacità e doni sottovalutati. Insegnare ai ragazzi cos’è il bullismo, quanto dolore provochi e quanto sia stupido infierire contro chi molto spesso è solo troppo buono per potersi difendere è una cosa importante e Viviana Filippini veicola questo messaggio nella sua narrazione con grande sensibilità. A Camalandia vivono due fratellini camaleonti Bina e Onte. Onte però non è un camaleonte come tutti gli altri, due escrescenze arancioni sulla schiena, la corporatura piccola, tozza, minuta lo rendono diverso da tutti gli altri e agli occhi degli etranei brutto e sgraziato. I compaesani spettegolano e malignano provocando grande sofferenza al piccolo camaleonte, che però non è certo uno che si arrende e quando conosce Gelsomina la vedova nera inizierà a far luce sul vero significato delle sue gobbette colorate. Non vi anticipo sicuramente il colpo di scena, ma sicuramente sorprenderà i piccoli lettori. Onte il Camaleonte è una storia buffa, tenera curiosa, scritta con uno stile semplice e immediato, con piccoli tocchi di poesia. Le deliziose illustrazioni sono state eseguite da Daisy Romero, una giovane studentessa del Liceo Artistico C. Piazza di Lodi. Consigliato.

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha curato le antologie di “Racconti bresciani”(Vol I e II) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto “Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città”, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi “Furio e la Beata Paola Gambara Costa”, illustrata da Barbara Mancini, progetto realizzato da Radio Basilica di Verolanuova e Parrocchia di Verolanuova, ebm edizioni, Manerbio 2015. “A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude”, Temperino Rosso, Brescia 2016.

Source: pdf inviato dall’autrice.

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