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:: Free Book #Giveaway: I tre moschettieri di Alexandre Dumas

10 ottobre 2017

dumas

Sono davvero felice di annunciare il libro scelto per il giveaway di ottobre: I tre moschettieri (Les trois mousquetaires) di Alexandre Dumas!

Ho scelto un classico, tra i classici, in formato cartaceo nella bella traduzione di Giuseppe Aventi, BUR Rizzoli aprile 2016. Non tutti l’ hanno letto, o forse è meglio dire non tutti hanno una copia nella loro libreria personale. O ne vogliono semplicemente una copia per regalarla. E’ un giveaway per ragazzi, ma anche gli adulti sono benvenuti.

Come si partecipa?

E’ semplice: commentando questo post con i motivi per cui questo libro dovrebbe essere ancora letto dopo tanto tempo, fu pubblicato nel 1844. E rispondendo (alla mail del blog liberidiscrivere@gmail.com) a questa semplice domanda: quale era il nome di nascita di Milady de Winter? Tra chi risponderà correttamente sarà estratto il vincitore.

Alcune regole:

  • Possono partecipare a questo giveaway tutti i lettori di Liberi (maggiorenni) residenti in Italia (non effettuerò spedizioni all’estero).
  • Si partecipa commentando questo post e rispondendo alla domanda secondo le modalità sopra riportate.
  • Nessun acquisto è necessario. Ogni persona può partecipare con un solo commento.
  • Il libro è un mio acquisto, io mi occuperò della spedizione.
  • Il vincitore non è obbligato a recensire il libro. Ma se poi vuole lasciare un commento, sempre a questo post sarà molto gradito, come una foto che dimostra che l’ ha ricevuto. Se lo recensite sul vostro blog, segnalate che l’avete ricevuto gratuitamente tramite il blog Liberi di scrivere.
  • Il giveaway apre oggi martedì 10 ottobre e termina lunedì 30 ottobre. Il vincitore sarà avvertito per email martedì 31 Ottobre e dovrà fornire un indirizzo valido per la spedizione.
  • C’è una soglia minima di partecipanti: devono partecipare almeno 10 lettori altrimenti il giveaway sarà annullato (e io mi tengo il libro 🙂 )
  • Gradita, ma non obbligatoria, una foto che testimoni il ricevimento del libro.

Ecco è tutto! Partecipate numerosi ed è educhiamo i ragazzi alla lettura già da piccoli, è un dono che li accompagnerà per tutta la vita.

Ecco il vincitore: Antonella Montesanti

:: Vince le prix Violeta Negra 2017: Valerio Varesi con Le fleuve des brumes

10 ottobre 2017
Varesi

actudunoir.wordpress.com

Anche ques’anno si è svolto dal 6 all’ 8 ottobre il premio letterario poliziesco Violeta Negra organizzato da Toulose Polar de Sud, premio che per sua vocazione mette in luce romanzi noir o polizieschi tradotti in francese da una lingua del sud (spagnolo, italiano, greco, turco, portoghese, arabo…).

I sei candidati al premio quest’anno erano:

Santiago Roncagliolo: Peine capitale (Métailié)
Maurizio De Giovanni: Et l’obscurité fut (Fleuve)
Andreu Martin: Société noire (Asphalte)
Valerio Varesi: Le fleuve des brumes (Agullo)
Parker Bilal: Meurtres rituels à Imbaba (Seuil)
Giancarlo De Cataldo & Carlo Bonini: Suburra (Métailié)

con grande piacere segnalo la vittoria di un autore italiano:

Valerio Varesi: Le fleuve des brumes (Agullo) (Il fiume delle nebbie, Frassinelli).

:: Demoni mostri e prodigi – L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico di Giorgio Ieranò (Sonzogno 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

10 ottobre 2017

demoni mostri prodigiDemoni mostri e prodigi. L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico è un libro che unisce saggistica e narrativa in una forma testuale ibrida che ha lo scopo di raggiungere un pubblico più vasto attraverso una prosa accessibile, sebbene ricca di contenuti. Il lettore si ritrova a viaggiare in un mondo antico in balìa degli umori degli dèi e abitato da creature mostruose, affascinanti e quasi sempre mortifere, ma è accompagnato da un vate moderno, Giorgio Ieranò, professore di Letteratura Greca all’Università di Trento. Lo stile narrativo, scorrevole ed intrigante, è imbevuto di riferimenti letterari che aiutano chi legge a diventare più consapevole anche del presente: oggi gli scaffali delle librerie, i film al cinema e le serie tv coinvolgono il soprannaturale in ogni modo. Il fantasy costituito da vampiri, licantropi, fantasmi e streghe non è che l’adattamento del mito antico, delle tradizioni e delle leggende che non muoiono mai perché di generazione in generazione, di secolo in secolo, passano da un uomo all’altro cambiando forma e a volte nome, ma mantenendo la propria essenza.

Se ritroviamo gli stessi rituali e le stesse credenze in uomini che vivono in luoghi e in tempi lontani tra loro è forse perché tutti sentiamo il bisogno di quei rituali e di quelle credenze. Non perché “ereditiamo” qualcosa dagli antichi ma perché siamo pur sempre antichi anche noi, perché c’è una radice primaria dell’umano che ci porta, anche in contesti storici differenti, a cercare le stesse cose e a rappresentarci il mondo con le stesse immagini. (pag.149)

Demoni mostri e prodigi, dunque, affrontando l’irrazionale e il fantastico promuove, in realtà, un’indagine antropologica che ha radici nel mondo antico ma dà ancora frutti abbondanti nel nostro quotidiano. Figlio di Ieranò, sembra quasi che questo libro sia stato immerso da Teti nel fiume Stige con l’unico tallone d’Achille di essere troppo breve.

Giorgio Ieranò, docente di Letteratura Greca all’università di Trento, si occupa in particolare di mitologia e di teatro antico. Tra i suoi libri: Arianna. Storia di un mito (2010) e La tragedia greca. Origini, storie, rinascite (2010). Per Sonzogno ha pubblicato la serie di narrazioni mitologiche composta da Olympos (2011), Eroi (2013) e Gli eroi della guerra di Troia (2015). Collabora con Panorama, La Stampa e Radio2.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: Benvenuti su Liberidiscrivere.com

3 ottobre 2017

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Eccoci, da oggi 3 ottobre 2017 abbiamo finalmente il nostro dominio Liberidiscrivere.com. E voi lettori non avrete più la pubblicità di WP. (Non male no?) Noi avremo qualche giga in più, spazio più che sufficiente per il nostro archivio e per postare più foto e video.

Ha fatto tutto WP, spero non ci siano disagi ma dovrebbe reindirizzare tutti i vecchi post al nuovo indirizzo. Io e la tecnologia non siamo amiconi (sono un po’ come Harry Bosch), ma ben vengano le innovazioni che migliorano il nostro modo di comunicare.

In futuro chissà, ma questo almeno per me è stato il primo passo migliorare il sito, migliorare la fruizione per voi.

Benvenuti su Liberi di scrivere! Noi siamo sempre gli stessi.

:: La ragazza scomparsa di Angela Marsons (Newton Compton 2017) a cura di Federica Belleri

3 ottobre 2017

la-ragazza-scomparsaKim Stone è ispettore di polizia a Black Country. È tenace, efficente, preparata. Ha sofferto una determinante mancanza d’affetto in gioventù, ma è decisa a portare avanti il suo lavoro con passione. Quando Amy e Charlie di nove anni scompaiono, Kim rivive in pochi attimi un caso di qualche tempo prima, difficile e drammatico. Si ritrova ad assistere alle stesse scene: due bambine rapite, felici e molto unite. Due coppie di genitori disperati che vivono nell’angoscia, con effetto immediato. La richiesta urgente del silenzio stampa, per evitare i giornalisti sciacalli. La riunione della sua squadra e la necessità di una base operativa sicura. La Stone inizia a scavare nella vita personale e lavorativa delle due famiglie coinvolte, ed è inevitabile il flusso dei ricordi che comincia a serrarle il respiro. Fino a che punto si sente parte di questa vicenda? Ha il coraggio di affrontare la rabbia e la frustrazione di genitori sofferenti? È in grado di proteggersi e di proteggere le due bambine, evitando loro inutili crudeltà? Con che genere di delinquenti si deve rapportare?
Con La ragazza scomparsa prosegue la vita di Kim Stone, già protagonista dei precedenti romanzi di Angela Marsons. Ancora una volta questa scrittrice inglese si dimostra in grado di costruire una trama agghiacciante, dove i vuoti dell’anima distorcono ogni tipo di sentimento, e lo rendono malato, terribile. Il ritmo è scandito da una sorta di gioco, di sfida tra i rapitori e le famiglie, obbligate a fronteggiarsi e a scontrarsi in modo pesante. Un allucinante scambio di sms sconvolge qualsiasi equilibrio con prepotenza, ma dettando regole precise. Grida di aiuto arrivano dal passato e segreti inconfessabili vengono urlati con rabbia. Una lotta contro il tempo, una trattativa che lascia il lettore in apnea e chiude lo stomaco.
Quanto vale la vita di Amy e Charlie? Chi delle due sarà l’agnello da sacrificare?
Lettura assolutamente consigliata.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male e La ragazza scomparsa. Angela vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 2 milioni di copie. Per informazioni, visitate il sito: http://www.angelamarsons-books.com.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: A Torino torna Portici di Carta – a cura di Elena Romanello

3 ottobre 2017

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Il 7 e 8 ottobre torna a Torino la kermesse libresca autunnale Portici di carta con l’edizione 2017, che quest’anno si estenderà anche in via Nizza e via Sacchi, con spazi sul cibo, i prodotti del Paniere Gastronomico e un bookcrossing.

Siamo all’undicesima stagione di una manifestazione che attira visitatori, turisti e curiosi, per due chilometri e mezzo di estensione, con il suo nucleo tra piazza Carlo Felice, via Roma e piazza San Carlo. Dietro ci sono il Salone internazionale del libro, il sostegno di Comune e Regione e la partecipazione dei librai torinesi coordinati da Rocco Pinto, titolare della libreria Il Ponte sulla Dora in zona Vanchiglia.

In Piazza Carlo Felice tornano i librai dell’usato dell’associazione Il libro ritrovato, che ogni prima domenica del mese danno appuntamento a bibliofili, appassionati e ricercatori con libri e fumetti anche d’epoca. Negli altri portici spazio per librai di Torino e provincia e editori del Piemonte, organizzati in venti aree tematiche, dalla letteratura per ragazzi alla scienza, dalla psicologia al femminismo, dalla narrativa di genere allo sport, dai viaggi all’arte.

Sono oltre venti i librai e editori che partecipano all’evento per la prima volta, tra cui la libreria I sette pazzi, nata da meno di un anno in corso Rosselli e già famosa per i molti eventi di cultura rivolti ai giovani, tra graphic novel e saggi sulla cultura geek.

L’edizione 2017 è dedicata a Paolo Villaggio, autore best-seller con i libri di Fantozzi, nonché innovatore della lingua italiana: verrà ricordato sabato 8 alle 17 all’Oratorio di San Filippo in via Maria Vittoria 5 con Stefano Bartezzaghi, i due figli, letture dei suoi libri a cura di Giuseppe Culicchia e un intervento del regista Mario Sesti che ha dedicato un film intervista a Villaggio presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia.

Gli spazi per gli eventi saranno appunto l’Oratorio di San Filippo, lo Spazio Bambini in piazza San Carlo, il Gazebo Sambuy di piazza Carlo Felice nei giardini, con la collaborazione dell’associazione il Giardino Fiorito e lo Spazio Lux-Fiorfood di Galleria San Federico.

Tra gli autori presenti, la vincitrice del Premio Campiello 2017 Donatella di Pietrantonio, Ernesto Ferrero, Sergio Staino, Bruno Gambarotta, Erri De Luca, Massimo Nivelli, Enrico Pandiani. Gli editori ospiti sono Bollati Boringhieri, che festeggia i suoi sessant’anni, e Minibombo, prolifico nel settore dell’editoria per ragazzi, che ha visto i suoi libri tradotti in varie lingue tra cui il cinese.

Quest’anno Portici di carta lancia l’iniziativa Il libro in più. Condividi iil tuo consiglio di lettura, con cui si potranno donare libri alle Biblioteche civiche di Torino condividendo le proprie passioni con uno sticker personalizzato.

Tornano in piazza anche i giovanissimi di Nati per leggere, i ragazzi di Bookblog, il concorso Lingua madre e le Passeggiate letterarie, con proposte che vanno da quella sulle Pietre d’Inciampo, per ricordare le vittime della Shoah a quella sulla Bollati Boringhieri passando per la Torino Noir. Occorre prenotarsi a passeggiate@salonelibro.it

Gli orari di apertura sono sabato dalle 10 alle 24, domenica dalle 10 alle 20, il sito ufficiale con il programma dettagliato è porticidicarta.it

:: Estratti d’Autore: Saggio sulla colpa di Rosario Palazzolo

3 ottobre 2017
anziana donna

Anziana donna tra le rovine di Agrigento, 17-18 luglio 1943 – Photograph by Robert Capa. © International Center of Photography/Magnum – Collection of the Hungarian National Museum

Oggi, l’anniversario
22 febbraio 2007

Mia nonna era stile amandalìr, però più rotta, mezza corta, fatta di una specie che non si capiva se era femmina oppure no, per primo perché c’aveva la voce grossa, a uso canina, che pure mio nonno ci tremava, e poi perché si truccava tutta rossetto e occhi pitturati che io non ce li ho visti mai, gli occhi veri, a mia nonna, e difatti quando camminava per la strada, pure se tutti si abbassavano la testa per la paura, in fondo sghignazzavano sicuro, e lei manco una felicità, c’aveva, nel senso di dimostrarla, e mai una parola bella per nessuno, e soprattutto per me che ero quello venuto male nella famiglia, il fesso di testa, e difatti io, quando ero piccolo io, mi pareva di essere il più sbagliato, l’errore costruito persona, e una cosa che facevo la facevo sempre male, per mia nonna, per mia madre, e capitava, per me, perché loro c’avevano un problema che il mondo era sempre migliore di loro, pure se facevano il tutto per non sembrarlo, era una cosa sviluppata nel femmineo della mia famiglia, e perdipiù in diagonale: suocera e nuora, una specie di germe nel cervello che le faceva proprio sicure che io non sarei riuscito mai a fare un passo senza che la gente pensava che ero scemo, e questo perché me ne stavo sempre in silenzio e per i fatti miei e invece i cugini giocavano tutti assieme nel giardino davanti casa e ridevano e gridavano, e pure quando combinavo danni li combinavo me con me, ché sono sempre stato solitario, io, nell’inguaiarmi, e per esempio mia nonna c’aveva questo cavalluccio a dondola colorato che noi nipoti non ci dovevamo salire perché era stato di mio padre e la nonna ci era affezionata e se lo teneva nella camera da pranzo, che era una camera piena di segreti, per noi piccoli, una camera come se c’era scritto vietato entrare sulla porta della camera, e io invece ci entravo, di nascosto, la domenica, e c’aveva una faccia proprio antipatica, ’sto cavallo, come mia nonna, e in quella casa, la verità, ogni cosa somigliava a lei: le persone dei quadri mia nonna, i cani di porcellana mia nonna e persino i tappeti c’avevano certi ghiricosi con la sembianza sua, e così, durante in pranzo, io, m’infilavo la cotoletta a pezzetti in bocca e la masticavo per bene e me la lasciavo lì, di lato, dentro le guance, e appena finivo mi alzavo finta che andavo in bagno e invece m’infilavo nella stanza segreta e c’avevo fatto un buchino dove c’era la bocca, al cavallo, e piano piano ci ficcavo la carne, ogni domenica una cotoletta, e
Questo cavallo puzza di morte…
disse un giorno mia nonna, a mio padre, e mio padre si girò il cavallo e lo alzò e vide il buco e insomma si scoprì che il cavallo finto era tutto un ripieno di carne vera, e subito vennero a pigliare a me, ché del resto
È una schifezza da scemi,
gridava, mia nonna, e in quella casa l’unico scemo ero io, e di solito però mi stavo fatti miei, in un angolo dell’ingresso perché c’avevo questa mania di costruirmi personaggi di tovaglioli, personaggi inventati che vivevano in case di tovaglioli, dentro stanze di tovaglioli, e li facevo parlare e lavorare e campare…
Fallo controllare, a questo, marì, è strambo,
e marì era mia madre e mia madre
Non fare lo strambo,
mi diceva, ogni domenica che andavamo a pranzo da mia nonna, con la faccia di mummia morta, e io non ce lo sapevo che significava non fare lo strambo, e se non facevo lo strambo sembravo ancora più strambo e difatti
È sempre più strambo…
diceva, mia nonna,
…quand’è che lo fai controllare?
e addirittura mi ero fatto peggiorato, dicevano,
Ora gli è presa pure la mania della lettura…
perché i fumetti di marcello me li leggevo e rileggevo pure a casa della nonna, e così un giorno mia madre mi portò dal dottore della testa e quello mi attaccò tanti serpentelli nella testa e disse
Oh oh, esce strambo, l’esame…
e mia madre sbottò a piangere e
Hai visto, hai visto? aveva ragione mia suocera…
diceva, piano, come la preghiera, e il dottore che ancora controllava l’esame disse
Per caso è stato acchiappato col…
e non mi ricordo che disse il dottore, maledizione, la parola, dico, non me la ricordo, il corpice o corfice, e insomma disse che siccome ero stato acchiappato con questo affare e allora l’esame usciva così corpiciato,
Non si preoccupi, signora, esce strano, l’esame, quando uno viene acchiappato col…
e non era corpice, la parola, buttanissima, e neanche corfice, e mia madre disse a tutti che l’esame era uscito normale e non raccontò a nessuno il fatto dell’acchiappo, epperò, quando stavo nell’angolo, lei, sempre mi guardava con la certezza egizia che ero scemo, e che pianti, mi facevo, la notte, me con me, perché non sapevo che fare, io, per non essere scemo, e sicuramente ero scemo, pensavo, pure se non mi sentivo scemo e capivo le cose, e del resto
Come si sente uno scemo?
mi chiedevo, e magari si sentiva proprio come me, lo scemo, si sentiva che non si sentiva scemo, e un giorno ci furono grida per tutta la casa che mio nonno l’avevano ammazzato e certo mio nonno non era proprio il campione della simpatia, e anzi mi pareva che tutti l’odiavano per il suo modo di comandare l’umanità, e perciò mi stupì questo via vai di parenti che si abbracciavano piangendo e che sbattevano le mani sul muro e io me ne stavo seduto nel mio angolo e non sapevo che fare, se alzarmi e gridare pure io, se abbracciare, e mi sentivo il cervello pazzo e cominciai a fare gridare i personaggi di tovaglioli, a sbattere le loro mani di tovaglioli sopra i muri della stanza di tovaglioli, e mia nonna passò lì vicino e urlò ancora più forte, e proprio le prese una frenesia per colpa mia e cominciò a pestarmi tutte i tovaglioli, gridava e pestava e diceva
Levatemi da qua ’sto cretino, il cretino che è, cretino cretino cretino, il cretino che è!
e mia madre venne a levare il cretino e schiaffeggiò il cretino e mi portò nel gabinetto e nel passaggio a tutti diceva
Scusate, è cretino… scusate, è cretino…
e io facevo scusa con la testa, da vero incretinito, che guarda un po’ avevo fatto impazzire la nonna, e
Povera nonna…
dicevano, tutti,
…già quella sta così,
e nel gabinetto mia madre mi scassò la testa a forza di cazzotti e me la sbatteva sul lavandino addirittura, anche se si capiva che non mi voleva ammazzare ma solo sbattere, come succede con le cose che si sono rotte e se uno le sbatte può essere che ripigliano a funzionare, e niente, io mi sentivo sempre uguale, sempre senza sapere che fare, che dire, sempre scemo… e questa era la mia vita di allora, quella della prima carta, con ogni cosa che c’era sempre qualcuno che la faceva migliore di me, più precisa, e perciò sono cresciuto col pensiero del riscatto, come se dovessi sempre dimostrare di non essere il cretino che sono, epperò purtroppo la voce si era sparsa nel rione e tutti per l’appunto mi chiamavano il cretino che è, e se giocavamo a pallone, mettiamo,
Passa la palla cretino che è!
mi gridavano, ma senza tono peggiorativo, con simpatia, e così a un certo punto diventai la bestia, io, diventai che se c’era da scannarsi volevo essere il migliore scannatore del quartiere, e m’impegnavo, e mi allenavo, e in realtà mica mi piaceva tanto di lanciare cazzotti, e soprattutto mi scocciava il rotolarsi per terra, o il sporcarsi tutto, ma almeno come canaglia volevo essere il migliore, e così col tempo e con la pratica mi ero imparato una tecnica invincibile del salto con schiaffoni a seguire, lo sguizzo col lampo, lo chiamavano tutti nel quartiere, e mi guardavano come se ero un bruslì stampato che nessuno mi avrebbe battuto mai, e difatti, quando c’era una sfida con qualcuno fuori rione, mi presentavo io, e non ero certo un mazingazèta di grossezza e invece gli avversari erano stile superpanza alla badspènzer, e peggio ancora col tempo che si spargeva la voce sempre di più grossissimi ne arrivavano, epperò, ogni volta, prima del comincio della lotta, qualcuno sospirava
Guarda guarda come lo ammazza, ora gli fa lo sguizzo col lampo,
e i badspènzer già cominciavano con la formica dentro all’orecchio della sconfitta, perché la mia mossa segreta era famosa ovunque, e ci facevano addirittura le leggende raccontate, e perciò quelli c’avevano la gamba giacomina dalla paura, e io me li guardavo per un poco giriàndo come la trottola e col mezzo sorriso cattivo e qualche finta di bacino ché mica ce lo facevo subito, lo sguizzo, no no, aspettavo l’istante giusto, giocavo con la loro paura, smussiàvo, e nel momento in cui non ci pensavano più, i bad, ecco che io sguizzavo e lampiavo, con le mani, forte, sulle tempie e quelli cadevano del tipo morte, e pure se magari non c’avevo fatto tanto male loro cascavano uguale, per l’impressione, o forse perché in fondo le leggende piacciono a tutti, e insomma era proprio un teatrino di testa, sicuro, e questo per dire che sono sempre stato bravo, io, col capire le persone, e infatti mi sarebbe piaciuta la scuola di studio, e ci sarei proprio impazzito a impararmi l’umanità, perché sono sempre stato capace con l’infilarmi nella testa delle persone, e sarei diventato uno scienziato sicuro, e avrei scoperto tutti i rompicazzi che s’immagina il cervello per rimanersi sempre attivo, capente, nonostante tutt’intorno si fa la gara della follia, e avrei fatto proprio l’apriscatole del pensiero, credo, nella mia vita, come mestiere, e c’avrei mollato gli schiaffoni con la tecnica della parola, a tutti, e li avrei fregati, gli avrei dimostrato che sono loro, il cretino che sono.

Quando morì, amandalìr, ci sputai dentro la bara, e del resto oramai c’avevo chiaro che era tutta una fesseria il fatto del sacrocielo: nessuno era arrivato, nessuno mi aveva grattato, e ci sputai davanti a tutti, come un teatro,
È scemo…
disse mia madre,
Scusate, è scemo!
avevo quattordici anni, e mentre lei mi portava al gabinetto, io, che già mi ero imparato a leggere la gente, facevo la faccia più scema che c’è.

Rosario Palazzolo è drammaturgo, scrittore, regista e attore, per il teatro ha scritto, fra gli altri: ‘A Cirimonia (2009), Manichìni (2011), Letizia forever (2013), Lo zompo e Mari/age (2016), primi due capitoli della quadrilogia Santa Samantha Vs – Sciagura in quattro mosse. Vincitore del Fringe al 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano, nel 2016 è stato insignito del Premio Nazionale della Critica per la sua attività di drammaturgo. Recentemente gli è stata dedicata una tesi di laurea (Possibilità Vs. Impossibilità: la drammaturgia di Rosario Palazzolo). Per il 2018 sono previsti approfondimenti monografici sul suo teatro presso alcune università italiane. Per la narrativa ha scritto la novella L’ammazzatore (2007), e i romanzi Concetto al buio (2010) e Cattiverìa (2013). A fine 2016 è uscita per Editoria & Spettacolo una raccolta di suoi testi teatrali: Iddi – Trittico dell’ironia e della disperazione.

:: Un’ intervista con Loredana Lipperini

3 ottobre 2017

Lipperini-cover-DEFBenvenuta Loredana su Liberi di Scrivere e grazie per avere accettato questa intervista. Presentati ai nostri lettori. Raccontaci un particolare della tua infanzia a cui tieni particolarmente.

Sono una donna che legge e che parla di quel che ha letto, e sono una donna che scrive. Se devo retrocedere fino al momento in cui è nato tutto questo, incrocio i miei cinque anni, un libro ricevuto in regalo, e la parola “treno” che di colpo si associa nella mia mente a una locomotiva col pennacchio di fumo. E’ cominciata così.

Giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica, una vita tra i libri, sempre occupata a leggerli o a scriverli, o a parlarne coi lettori o i tuoi radioascoltatori. Come è nato il tuo amore per i libri?

Quando ho capito che nei libri avrei potuto fare tutte le esperienze che desideravo, e vedere luoghi sconosciuti, e dare un nome alle mie emozioni. C’è un passo meraviglioso di Proust, in Dalla parte di Swann, che dice, parlando dei singhiozzi di solitudine del bambino che è stato, che quei singhiozzi non sono mai scomparsi: “ è soltanto perché la vita si è fatta più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore delle città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera”. Un libro, credo, riesce a farti ascoltare quel che sembrava tacere, sia che tu lo legga, sia che tu lo scriva.

La poesia di Fortini che ami di più.

Tutte. E, parlando di prosa, la sua ultima lettera, spietata e ammonitrice verso chi stava già contribuendo alla fine di un mondo. Era il 1994.

Parliamo adesso del tuo nuovo libro L’arrivo di Saturno, edito da Bompiani. Graziella De Palo è esistita davvero, era una giornalista d’inchiesta, come si direbbe oggi, scomparsa a Beirut il 2 settembre 1980, assieme al giornalista Italo Toni. Che ricordo hai di questa donna coraggiosa? Filtrato dai tuoi ricordi personali e da ciò che emerso da giornali e telegiornali, e voci degli amici.

Quel che ricordo è quanto ho scritto nel romanzo: ho inteso restituire l’amica e la ragazza, non semplicemente il “caso”. E spiegare come sia stato possibile che una giovane donna di 24 anni si sia volontariamente infilata in un groviglio di tenebra: perché credeva nella verità, e credeva che quella verità si potesse raccontare.

Conosco il caso di Ilaria Alpi, mentre non conoscevo la storia di Graziella, forse perché ero troppo giovane quando è scomparsa o per una sorta di amnesia collettiva. Come è nata in te l’esigenza di narrare la sua storia, filtrata dalle esigenze di un libro di narrativa, non di un documentario?

Volevo scrivere un romanzo, non una non fiction novel, o un saggio, o un memoir. I saggi ci sono già, e vengono, come spesso avviene, dimenticati. Il desiderio o se credi l’ambizione, è quello di restituire una maggior durata, un tempo più lungo, alla memoria.

Pensi che ci siano ancora ragazze motivate, idealiste come lei al giorno d’oggi o era il periodo, e l’entusiasmo e l’idealismo di allora ormai stanno scomparendo?

Certo che ci sono. Bisogna solo saperle vedere.

C’è ormai molta aggressività su Internet, sui social, soprattutto rivolta contro le donne. Da cosa pensi sia dovuto? Da una contingenza generale, da una frustrazione diffusa, dall’ impunità di colpire chi tollera e non reagisce? Come cerchi di fermare questa follia collettiva?

Dalla rabbia, dal rancore, dall’impotenza. E dall’idea che non esista più una comunità, ma si sia soli. Non si tratta di fare leggi speciali per Internet: si tratta di ricreare una cultura, che era esattamente quello che presagiva Fortini in quell’ultima lettera. Io faccio quel che posso: ovvero, cerco di motivare quello che scrivo sui social, di non cedere alle semplificazioni, di non partecipare ai flame.

Tornando ai libri, quest’estate mi ha detto che stavi leggendo Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. Quali libri hai adesso sul comodino?

Atti umani” di Han Kang.

Quali sono i tuoi maestri letterari? Quegli scrittori che ti hanno dato e insegnato di più sulla scrittura, sulla letteratura, sulla vita?

Uno, soprattutto: Stephen King. Mi ha insegnato la bellezza della storie e l’importanza dello sguardo sui mondi piccoli, che nascondono squarci verso l’universo intero.

Ti avevo promesso poche domande, questa è l’ultima. Parlaci dei tuoi progetti letterari futuri? Stai scrivendo un nuovo libro o hai in programma di iniziarne uno a breve?      

Lo sto scrivendo. Con calma. Con tutto il tempo che richiederà.

:: Conosco i miei polli – Margherita d’Amico (Gallucci 2017) a cura di Viviana Filippini

3 ottobre 2017

conosco i miei polliAlla prima lettura “Conosco i miei polli” di Margherita d’Amico potrebbe assomigliare ad uno strambo bestiario, ma ad una lettura approfondita, la sensazione cambia. Il motivo? Il libro della d’Amico, illustrato dai frizzanti disegni di Manuela Leno, è un vero e proprio simpatico dizionario che spiega ai lettori il senso di tante frasi, parole e modi di dire in uso da tempo nel linguaggio comune. Scimiottare, prendere lucciole per lanterne, avere una fame da lupo, governare il popolo bue, sputare il rospo o sentirsi sano come un pesce sono frasi che spesso e volentieri usiamo o abbiamo usato per esprimere un nostro stato emotivo o quello che abbiamo nell’animo. Ma quanti di noi ne sanno il vero significato? Quello che l’autrice compie non è solo riportare queste frasi di uso comune. La d’Amico ne spiega il senso e il valore, usando un tono ironico e un linguaggio semplice e di impatto. Elementi che rendono piacevole la lettura del libro edito da Gallucci sia ai ragazzi, che agli adulti. “Conosco i miei polli” è un libro sempre alla portata di mano, la cui lettura può essere fatta tutta d’un fiato o a brevi sorsi letterari, a seconda della situazione nella quale ci troviamo, perché per ogni modo di dire l’autrice mette una spiegazione. Grazie a questa soluzione con “Conosco i miei polli” di Manuela d’Amico, il fruitore comprende il senso reale del detto di uso comune (e qui cadono molti pregiudizi e interpretazioni non sempre corrette), lo conosce in modo approfondito sino a rendersi conto che queste “frasi fatte”, tanto usate nel nostro parlato, sono elementi fondamentali per la specie umana e per il suo approccio alla vita e alle situazioni- di qualsiasi tipo- che essa ci riserva.

Margherita d’Amico (Roma, 1967), scrittrice e attivista per i diritti degli animali, viene da una famiglia di intellettuali e da sempre usa la scrittura per combattere le proprie battaglie. Ha collaborato con il “Corriere della sera” e con “la Repubblica”; ha pubblicato numerosi libri, anche per ragazzi, e tradotto per il teatro. In tutta la sua attività sono centrali le tematiche animaliste: zoo, caccia e armi, vivisezione, traffici di animali, corse clandestine, canili lager, crimini ambientali.

Manuela Leno Pugliese classe 78, dopo esserci laureata a Roma in Discipline dell’arte musica e spettacolo, Manuela Leno (pseudonimo di Manuela Lenoci) si è avvicinata al mondo dell’illustrazione e alla moda. Ha, infatti, lavorato per anni come fashion designer per importanti aziende italiane senza mai lasciare il mondo dell’illustrazione e dell’infanzia, finché ha deciso di contaminare i due mondi e di dedicarsi completamente all’illustrazione dopo essersi formata da Ars in Fabula e Mimaster. Animalista, da sempre sostiene in prima persona tutte le cause legate all’ambiente e alla tutela dei diritti degli animali sognando un mondo senza più canili.

Sfoglia le prime pagine: qui.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: English Rose tè nero & Il morto in piazza di Ben Pastor

2 ottobre 2017

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Iniziamo questo soleggiato mese di ottobre con un buon tè, davvero ottimo.

Anche i lettori sono golosi, perlomeno io lo sono, amo sorseggiare del buon tè mentre leggo un libro, specie nelle giornate di pioggia c’è un mood tutto particolare.

Il tè di oggi che ho avuto modo di assaggiare e degustare è l’ English Rose tè nero sempre della famiglia dei tè neri che abbiamo conosciuto la scorsa volta. Sono tè robusti, decisi, energizzanti adatti alla prima colazione. Dal profumo intenso e dall’aroma particolare.

English Rose Té neroL’ English Rose tè nero è un tè pregiato e nello stesso tempo delicato, molto femminile. Costa € 5,90 all’etto. E’ composto da una miscela di tè neri di Ceylon e Darjeeling con petali di rosa e di girasole, scorza d’arancia, pezzetti di vaniglia, impreziosita con aromi di frutta. Un bouquet molto raffinato che soddisferà anche i consumatori di tè più esigenti.

L’ English Rose tè nero è un tè in cui sono presenti profumatissimi petali di rosa, che ne determinano l’aroma inconfondibile e prevalente. Il sapore è dolce, fruttato, se volete abituarvi gradualmente a bere un tè non dolcificato questo è l’ideale.

E’ un tè chiaro tra i tè neri, dal colorito caldo, giallo dorato. E’ un tè aromatico intensamente profumato sia fresco che in tazza. Una volta bevuto lascia un persistente e piacevole sapore fruttato in bocca. Anche se non amate gli intensi tè neri questo è molto delicato, lo troverete altrettanto gradevole di tè più morbidi.

Preparazione, tempi e dosi

Per la preparazione del English Rose tè nero è consigliato portare l’acqua a una temperatura di 95 °. (Spegnete il fuoco un  attimo prima della piena bollitura).

Dosi consigliate: 1 cucchiaino di tè per tazza, uno per la teiera.

Tempo di infusione: dai 3 ai 4 minuti (un segreto, se lo volete più carico non aumentate i tempi di infusione, ma maggiorate la quantità di tè).

Per la preparazione di un’ ottimo tè e la conservazione del tè rimando al post precedente: qui

Per l’acquisto, troverete qui la pagina dedicata da PETER’S TeaHouse a questo tè.

Consiglio goloso

English Rose tè nero lo consiglio con i Cantuccini toscani fatti in casa (biscotti alle mandorle), il sapore della mandorla si abbina in modo delizioso all’essenza di rosa.

Per la preparazione, (sono facilissimi da preparare) li ha fatti mio fratello seguendo una ricetta molto semplice (li potete vedere qui in foto) per renderli più delicati ha evitato di spennellarli di crema d’uovo (assumerebbero un colorito più giallo) invece sono al naturale.

1 biscotti

Cantuccini di Prato: “Cucina toscana”, Guido Pedrittoni, Giunti 2003, pag. 134

Disponete la farina a fontana sulla spianatoia, setacciatela insieme al bicarbonato. Unitevi progressivamente lo zucchero, un pizzico di sale, la buccia di arancia senza la parte bianca, i semi di anice e le mandorle intere: rompete due uova e impastate con cura, aggiungendo un po’ di latte (noi usiamo quello di soia) se il composto fosse troppo asciutto. Modellate quindi 3 filoncini grossi come due dita, disponeteli sulla piastra del forno unta di burro e spennellateli con il tuorlo dell’uovo (noi non l’abbiamo fatto) che avete tenuto da parte. Poi infornateli per ¼ d’ora a 190 ° C e quindi tagliateli in obliquo ottenendo la classica forma dei cantuccini. Infine ripassateli in forno per 5 minuti.

Ingredienti:

300 g di farina di frumento, 200 g di zucchero, 100 gr di mandorle dolci sgusciate, 3 uova, 1 cucchino di buccia d’arancia grattugiata, 1 cucchino di semi d’anice, latte, 1 pizzico di bicarbonato, 1 pizzico di sale, burro per la piazza del forno.

Curiosità letteraria

Si beve tè anche nei libri, molti scrittori sono insospettabili cultori di questo piccolo rito, oggi vi parlo dell‘ inglese Lewis Carroll, nel suo celeberrimo Le avventure d’Alice nel paese delle meraviglie il capitolo VII è tutto dedicato alla cerimonia del tè, per quanto bislacca e singolare, si intitola Un tè di matti e vede protagonisti la Lepre-marzolina, Alice e il Cappellaio Matto.

tè di matti

Vignette di Giovanni Tenniel edizione Mcmillan e co 1872

Tè del mondo

Oggi vi parlo del tè turco, o çay (pronunciato chai) in lingua turca. Forse non tutti sanno ma la Turchia è un grande esportatore, e produttore di tè, soprattutto nero, ma ne esistono anche altre qualità come il tè verde, alla mela, o l’ earl grey. Il tè si può dire ha un vero valore culturale e simbolico, ed è la vera bevanda tradizionale di questo paese forse più ancora del caffè. Se ne beve davvero tanto, in tutte le ore del giorno. Servire il tè agli ospiti fa parte del cerimoniale legato all’ospitalità e all’amicizia.

Il tè turco è un tè forte, carico, prodotto quasi esclusivamente sulla costa orientale del mar Nero. Anche la sua preparazione avviene in modo tradizionale, viene utilizzato una teiera solitamente di alluminio, ma ce ne sono di ceramica, smalto, vetro, peltro, rame, composta da due teiere messe una sull’altra chiamate çaydanlık.

Nella teiera più piccola, messa in cima, lontana dal fuoco, dove si sprigionerà il vapore, viene messo in infusione il tè sfuso in foglie. Dopo un’ infusione di 20 minuti è pronto. Viene così prodotto un tè molto forte, che può essere diluito con l’acqua della seconda teiera a seconda del gusto. Il colore del tè così ottenuto è di un rosso molto intenso.

Il tè viene servito in appositi bicchieri di vetro a forma di piccoli tulipani, molto caldo con due zollette di zucchero (a volte non dolcificato) e senza latte o limone. Per la pulizia delle teiere ci sono modi naturali e molto efficaci.

Per rimuovere il calcare per esempio è sconsigliato usare detersivi o prodotti chimici, basta riempire le teiere d’acqua e farle bollire con del succo di limone. O se no lasciarle una notte riempite d’aceto. Al mattino scolarle e aggiungere del bicarbonato.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

English Rose tè nero è perfetto leggendo Il morto in piazza di Ben Pastor. Martin Bora sono certa predilige il tè inglese, e raffinato e colto come è sicuramente ama la cerimonia del tè. Abbino questo tè a questo libro per addolcire le asprezze della vita con una nota fruttata.

Source libro: acquisto personale.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: Il corso dell’ amore – Alain De Botton (Guanda, 2016) a cura di Nicola Vacca

2 ottobre 2017

il corso dell'amoreAlain De Botton dopo ventitré anni torna a occuparsi dell’amore. È da poco uscito per i tipi di Guanda il suo nuovo romanzo.
Il corso dell’amore, questo è il titolo, è un libro che non ignora le concrete filosofie del quotidiano. Il suo autore racconta attraverso la storia di Rabih e Kirsten il corso del loro amore alle prese con il realismo disincantato della vita di tutti i giorni con tutte le sue ansie e le sue problematiche.
Cosa succede nella vita coniugale e amorosa dopo la fase esplicita dell’innamoramento? Da questo interrogativo parte lo scrittore svizzero per demolire una volta per tutte l’ideale troppo esaltato dell’amore romantico.
L’amore romantico è la tomba dell’amore, sembra suggerirci De Botton e penso abbia perfettamente ragione.
La storia di Rabih e Kirsten è soprattutto immersa nelle vicende quotidiane. Il corso del loro amore si sporca di realtà e soprattutto ha a che fare con tutto ciò che di non romantico c’è in una relazione matrimoniale.
Le piccole cose di tutti i giorni, essere genitori, le delusioni, i traguardi mancati, le aspettative non corrisposte e anche le incomprensioni che sfociano nell’adulterio.
Alain De Botton smaschera senza alcuna finzione l’amore romantico e paradossalmente ci dice che sarà proprio l’amore non romantico con la sua lucida visione della realtà (non esiste l’anima gemella, la coppia perfetta e altri luoghi comuni del genere) a insegnare al genere umano un nuovo modo di amarsi.
De Botton analizza con una spietata freddezza tutte le fasi dell’amore dei due protagonisti raccontando la terra di mezzo, che è quella che comincia dove le belle storie finiscono.
Lo scrittore del corso dell’amore racconta il normale e non l’eccezionale, che è una fantasia sublime dietro la quale si è sempre nascosto l’inganno dell’amore romantico.

«Dobbiamo avvicinarci all’amore con più intelligenza e psicologia, e sposarci con più consapevolezza e saggezza. Anzi, diciamo che dobbiamo far sposare il matrimonio alla conoscenza».

Questo è uno dei motivi per cui Alain De Botton è tornato a scrivere sull’amore consigliano ai lettori di tenere sempre i piedi per terra e di allontanarsi una volta per tutta dall’idea romantica del’amore.
La durezza del quotidiano ci dice che non si potrà mai essere felici trovando la persona perfetta, perché in amore non esiste una idea saggia del giusto e nessuno di noi è perfetto.
Dobbiamo imparare ad amare tenendo conto delle nostre imperfezioni, perché per essere felici non abbiamo bisogno di essere perfetti, ma di persone che siano capaci di vivere con le nostre imperfezioni.
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Alain De Botton con Il corso dell’amore racconta la storia di tutti i giorni di due persone che viaggiano insieme per imparare ad amare e ad amarsi affrontando tutto quello che a loro chiederà la vita.
È questa sarà la loro storia d’amore, vera. Perché troppo sappiamo di come comincia l’amore, ma sciaguratamente poco di come potrebbe continuare.

«È un romanzo contro il romanticismo. Contro l’ideale di perfezione. E contro una sorta di ingenuità sull’amore. Volevo andare oltre, raccontare la storia di due persone che si innamorano, si sposano e, con gli anni, imparano ad amarsi. È un viaggio per imparare ad amare, alla fine del quale scoprono che l’amore è una abilità, un talento».

Alain De Botton ha scritto il romanzo più convincente e sorprendente dell’amore non romantico.

Alain de Botton è nato in Svizzera nel 1969, ha studiato a Cambridge e vive attualmente a Londra. I suoi libri, Esercizi d’amore, Il piacere di soffrire, Cos’è una ragazza, Come Proust può cambiarvi la vita, Le consolazioni della filosofia, L’arte di viaggiare, L’importanza di essere amati, Architettura e felicità, Lavorare piace, Una settimana all’aeroporto, Del buon uso della religione, Come pensare (di più) il sesso, L’arte come terapia (insieme a John Armstrong) e News. Le notizie: istruzioni per l’uso, sono pubblicati in Italia da Guanda. Il suo sito internet è: http://www.alaindebotton.com

Sfoglia le prime pagine: qui.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: Variazioni sulle sorelle – Marina Giovannelli (Iacobelli editore, 2017) a cura di Elena Romanello

2 ottobre 2017

sorelleIl rapporto tra sorelle è al centro di molta produzione letteraria di oltre un secolo e alle sorelle è dedicato il viaggio breve, agile ma non superficiale del saggio Variazioni sulle sorelle, che mescola realtà e fantasia, passato e presente, vicende raccontate e storie vere, tra sorelle di sangue, d’elezione, di carta e di lotta, in due secoli di storia attraverso i romanzi e non solo.

Nelle pagine del libro trovano spazio autrici come Simone de Beauvoir, la madre del femminismo occidentale, Emily Dickinson, Jane Austen, Virginia Woolf, Antonia Byatt, che hanno avuto un rapporto d’elezione con le loro sorelle, rimaste sempre nell’ombra ma fondamentali nella costruzione della personalità di queste donne d’eccezione, oltre che nel consolidamento del loro mito. Basti pensare che oggi leggiamo Jane Austen grazie all’opera della sorella, che preservò i manoscritti dopo la morte prematura dell’autrice, distruggendo anche tutta una serie di documenti compromettenti e costruendo la leggenda intorno al personaggio Austen, leggenda che è durata e si è consolidata fino ad oggi.

Variazioni sulle sorelle parla anche delle sorelle letterarie, partendo dalla classicità, dove erano sorelle creature temibili come le Arpie, le Moire, le Gorgoni, ma anche le Grazie, senza dimenticare congiunte celebri come Elena e Clitennestra, la prima la causa scatenante della guerra di Troia, la seconda al centro di una faida familiare, o Antigone e Ismene, le paladine di una nuova morale e di una nuova pietas più moderna, basata su un’interpretazione non rigida di leggi e precetti.

Sono sorelle anche le figlie di Re Lear, che si sbranano all’ombra del trono del padre, con l’unica eccezione dell’eroina dolente Cordelia, prima ripudiata dal re e poi l’unica che gli starà accanto.

Le sorelle letterarie più famose restano forse le Piccole donne di Louisa May Alcott, basate sulla vera storia dell’autrice, tra lacrime e gioie, con forse le prime ragazze che mettono al centro della loro vita la realizzazione come persone, attraverso arte, lavoro e creatività, e non solo come mogli e madri, in un’epoca in cui questo era decisamente rivoluzionario. La saga delle sorelle March ha avuto varie imitazioni, non particolarmente felici come ricorda l’autrice Marina Giovannelli: allora meglio buttarsi sulle care sorelle di Angela Carter, autrice femminista che ha riletto fiaba e mito, dando nuovo spunto al genere fantastico prima purtroppo di morire prematuramente nel 1992.

Un saggio ricco di suggestioni, per ripassare tanti classici e scoprire nuovi aspetti di donne famose, che fa venire voglia di scoprire e riscoprire mondi che spesso restano legati al proprio passato di lettori.

Marina Giovannelli, udinese, è poeta e scrittrice e fa parte del DARS (Donna Ricerca Arte Sperimentazione) e della Sil (Società italiana delle letterate). L’autrice ha scritto numerosi testi di poesia, narrativa, saggistica, insegna scrittura creativa e ha fondato nel 2007 il Gruppo di scrittura Anna Achmatova.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.