Dal 1 al 5 novembre torna Lucca Comics and Games, la fiera del fumetto e della cultura geek, nerd, otaku e dell’immaginario che ogni autunno popola la storica e amatissima città toscana e il suo splendido centro storico attorniato dalle mura che diventa la perfetta quinta per celebrare un mondo che non smette di crescere e stupire.
Cinque giorni di incontri, eventi, musica, acquisti, cosplay per quella che è la più importante fiera del settore in Italia e una delle maggiori a livello mondiale, capace di conquistare l’attenzione di più generazioni ormai di appassionati con proposte per ciascuno.
I fumetti e il cinema d’animazione sono e restano due grandi protagonisti dell’evento, ma da tempo sono affiancati da letteratura, cinema, serie cult, gadget, cosplay per creare un mondo fantastico che si articola su più media. Il centro storico di Lucca ospita varie librerie, anche dell’usato, dove si trovano libri in tema con la manifestazione e non solo, e ci sono aree della manifestazione dedicati alla letteratura di genere, come il Padiglione Carducci, che ospita varie case editrici indipendenti e mainstream e lo spazio Luk for fantasy, dedicato al genere dell’immaginario oggi forse più popolare. Le principali case editrici di fumetti e graphic novel sono in piazza Napoleone nel padiglione omonimo, mentre la Japan Town propone manga e anime di ieri e di oggi con i principali editori di fumetti del Paese del Sol levante, un Paese che da quasi quarant’anni ha saputo appassionare anche il pubblico italiano con le sue variegate storie.
Moltissimi gli ospiti, tra autori e autrici di fumetti, scrittori, illustratori, musicisti. Tra i vari nomi ricordiamo l’illustratore Paolo Barbieri, che presenta a Lucca i suoi nuovi due libri sui Draghi (Mondadori) e sui gatti fantastici (Lo Scarabeo), Mirka Andolfo, fumettista prolifica e poliedrica, Enrique Breccia, uno dei maestri delle historietas latinoamericane, il veterano della Disney Giorgio Cavazzano, Glenn Fabry, disegnatore delle graphic novel di Neil Gaiman, Victoria Francés, maestra del gotico per immagini, lo storico e studioso di fumetti Paul Gravett, Igort, voce italiana famoso a livello internazionale, Robert Kirkman, autore del serial cult The walking dead, Julie Maroh, già acclamata autrice de Il blu è un colore caldo con la sua nuova fatica, Siri Pettersen con il suo romanzo La figlia di Odino edito da Multiplayer, Roberto Recchioni sceneggiatore del cult movie Lo chiamavano Jeeg robot, Vanni Santoni che torna al fantasy dopo un romanzo sui giochi di ruolo, Matteo Strukul che parlerà della sua saga storica I Medici, Zerocalcare con un nuovo fumetto e Dario Tonani che festeggia l’uscità dei suoi romanzi di fantascienza in Giappone.
Tra i tanti eventi e presenze, da segnalare Newton Compton che presenta nello stand Tunué la sua nuova linea di graphic novel, Mondadori da poco attiva nel mondo delle graphic novel con la serie Ink Oscar che porta anche l’edizione illustrata de La saga del ghiaccio e del fuoco di Martin, il nuovo contest dedicato all’illustrazione fantastica, l’Overluk Award, la presentazione del libro C’era una volta Goldrake di Massimo Nicora presso La Torre edizioni e lo spazio Back to Hoghwards, dedicato al mondo di Harry Potter, con come ospite Iason Isaacs, interprete di Lucius Malfoy nella saga che parlerà anche del suo nuovo ruolo in Star Trek Discovery.
Il programma completo della manifestazione, con piantine e dislocazione degli stand, elenco dettagliato degli incontri e degli spettacoli sul palco, nonché delle parate cosplay a tema, spazi con eventi e negozi temporanei e norme di sicurezza e accesso è nel sito ufficiale https://www.luccacomicsandgames.com/it/2017/home/
Archivio dell'autore
:: LUCCA COMICS AND GAMES 2017 – La fantasia in tutte le sue forme a cura di Elena Romanello
31 ottobre 2017:: “La forza della necessità. Antologia del radicalismo inglese dei secoli XVIII e XIX” di Mauro Cotone (Rogas Edizioni, 2017) a cura di Irma Loredana Galgano
31 ottobre 2017

Pubblicato con Rogas Edizioni La forza della necessità di Mauro Cotone si presenta proprio come una classica antologia. Dopo la prefazione, curata Adolfo Noto, e una introduzione al periodo storico il testo è strutturato in capitoli, ognuno dei quali dedicato a un singolo autore. L’idea è quella di ripercorrere, attraverso le singole elaborazioni, il pensiero e i movimenti che hanno portato, più o meno pacificamente, alla nascita del radicalismo sociale. Tesi e proposte che «esulino dall’ambito agrario» e che spazino «dalle esigenze del movimento femminile, fino alla condanna dello schiavismo, per arrivare persino alla semplificazione linguistica».
Leggendo il testo di Cotone si ripercorre mentalmente tutta la storia delle travagliate lotte, giurisdizionali e sociali, combattute dalle popolazioni per vedere riconosciuti i propri diritti. I medesimi che oggi, purtroppo, vengono dati per scontati, accantonati o non giustamente considerati.
La forza della necessità, pur trattando argomenti che facilmente possono risultare tediosi o ostici per il grande pubblico, risulta ben strutturato, chiaro e interessante. In diversi punti la narrazione si fa talmente sublime che il lettore quasi dimentica di stare leggendo. Gli sembra di trovarsi in un’aula accademica e di stare ascoltando una lezione o una conferenza sul tema dello «sviluppo di alcune linee di pensiero politico che cominceranno così a definirsi e a essere definite ‘democratiche’».

Source: pdf inviato dall’editore al recenore, ringraziamo l’Ufficio stampa Rogas.
:: L’età d’oro di Joan London (e/o edizioni 2017) a cura di Viviana Filippini
31 ottobre 2017
Frank Gold è il protagonista de “L’età d’oro”, romanzo di Joan London, libraia e scrittrice australiana. La storia è ambientata nella terra dei canguri dopo la Seconda guerra mondiale e ha per protagonista Frank, un ragazzo ebreo ungherese, scampato al conflitto bellico e trasferitosi con la sua famiglia nel nuovo continente. Fin qui tutto bene ma, purtroppo, non sempre le cose vanno bene e allora, scopriamo che Frank è ricoverato al The Golden Age, un sanatorio nel quale ci sono molti ragazzi affetti da poliomielite. Frank, vive in ospedale, perché le sue gambe non sono come tutte quelle degli altri, ma questo non gli impedisce di godere di una sana curiosità che lo spinge a voler conoscere la realtà nella quale si trova. I problemi di salute accomunano Frank a Sullivan e a Elsa. Il primo è un altro paziente ricoverato nella casa di cura anche se, rispetto a Frank, le sue condizioni sono molto più gravi (lui proprio non cammina). I due ragazzi entrano in empatia, perché entrambi hanno una passione comune: la poesia. Per loro creare versi poetici è una sorta di mezzo di salvezza per aver un contatto (anche se solo immaginato) con la realtà esterna che non possono vedere e vivere. Poi c’è Elsa, una ragazzina con la quale Frank lega subito, poiché tra loro c’è empatia e anche una profonda complicità che li unirà sempre più. Sarà proprio la trasformazione della loro amicizia in qualcosa di più simile all’amore a scombinare per sempre le loro esistenze. “L’età d’oro” della London è un romanzo di vita che affronta il senso di spaesamento determinato dalla malattia e il titolo del libro non è solo il nome del sanatorio dove stanno i personaggi principali. È anche la fase dell’età nella quale Frank ed Elsa vivranno esperienze e sentimenti così intensi, da volerli custodire come se fossero dei beni preziosi. Nel caso di Frank e di Elsa, è vero entrambi si rendono contro di essere “diversi” e di vivere in una dimensione tutta loro, ma con la fantasia e con l’immaginazione riescono ad andare avanti giorno per giorno. In verità, la malattia grava molto di più sulle loro madri. Ida, mamma di Frank e pianista, non solo non riesce ad accettare quello che ha il figlio. No. Lei non ce la fa ad amalgamarsi con la nuova casa e nemmeno con la nuova terra nella quale si è trasferita. Dall’altra parte Margaret, la mamma di Elsa, pure lei completamente incapace di accettare la sindrome della figlia e di sperare in una possibile guarigione. La London prende il lettore per mano e lo trascina nell’Australia degli anni Cinquanta, dove ci sono molto immigrati sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale, dove arriva la Regina d’Inghilterra a fare visita alle sue gente e dove impera –purtroppo- la poliomielite. La famiglia di Frank rappresenta il Vecchio continente arrivato in quello Nuovo del tutto sconosciuto (l’Australia con la sua gente). Un mondo del passato che prova, a fatica, a dimenticare e superare i ricordi della sofferenza scatenata dal conflitto. La sfera adulta presente del libro è minata da una sorta di pessimismo che le impedisce di capire che per molti ostacoli esistono i mezzi giusti per superarli. Frank ed Elsa sono sì separati dalla vera realtà, ma la loro capacità di osservare il mondo con curiosa attenzione e sincera meraviglia, saranno gli elementi che daranno a loro, protagonisti di “L’età d’oro”, la forza, il coraggio e la speranza per affrontare il domani e provare a fare ciò che davvero desiderano.
Joan London è libraia e scrittrice, vive a Perth. È autrice di tre raccolte di racconti e tre romanzi tra cui il bestseller internazionale L’età d’oro. Ha vinto il Patrick White Award, il Prime Minister’s Literary Award e il Nita Kibble Literary Award.
Source: libro inviato dall’editore al recenore, ringraziamo l’Ufficio stampa E/O.
:: Dall’ oblio più lontano di Patrick Modiano (Einaudi 2017) a cura di Nicola Vacca
30 ottobre 2017
Einaudi continua la pubblicazione dei libri di Patrick Modiano, premio Nobel per la Letteratura 2014.
Esce in questi giorno Dall’oblio più lontano, un romanzo del 1996 (tradotto da Emanuelle Caillat).
Una nuova indagine nella memoria in cui lo scrittore francese attraversa con i suoi personaggi smarriti il mistero del tempo.
Siamo a Parigi, nei primi anni Sessanta, dove un giovane vive la sua condizione precaria nel cuore del quartiere latino. Sbarca il lunario vendendo vecchi libri. Vuole fare lo scrittore, intanto vive in vecchi alberghi e si aggira per le strade improvvisando la sua vita.
Un giorno, in place Saint –Michel fa la conoscenza di Gérard e Jacqueline. Tra i tre si stabilisce una strana intesa. Il giovane resta affascinato dalla donna misteriosa e per un po’ di tempo accompagna la coppia di nuovi amici nelle loro imprese di perdigiorno.
Tra le strade e i bistrot di Parigi il tempo è sospeso e si rivela al narratore con il peso ingombrante delle rivelazioni mancate.
Anche quando Jacqueline e il nostro protagonista scapperanno, dopo aver rubato dei soldi, a Londra il senso sfuggente della memoria e l’impossibilità di catalogare il ricordo avranno sempre a che fare con un malessere inquietante.
L’orbita misteriosa e malinconica del tempo vissuto non sempre porta al recupero di un tempo ritrovato.
Il protagonista senza nome ha coronato il suo sogno, oggi è uno scrittore affermato. Di passaggio da Parigi, quindici anni dopo aver perso le tracce di Jacqueline, si ritrova a fare i conti con l’oblio lontano dei ricordi e nella sua mente in quei giorni parigini la sua vita è senza presente perché la memoria lo riporta indietro nel tempo ai suoi giorni trascorsi con quella donna misteriosa.
Ma la memoria lascia tracce enigmatiche ed è proprio dall’oblio più lontano che quando meno ce lo aspettiamo ci presenta il suo conto amaro, mettendoci di fronte tutti i nostri limiti.
Durante il suo soggiorno a Parigi, il protagonista si ritrova improvvisamente tutto il suo vissuto davanti e una sera riconosce Jacqueline nel viso di una donna che adesso si fa chiamare Thérese.
Patrick Modiano anche in questo romanzo breve con la sua scrittura poetica e ipnotizzante scrive un altro capitolo del grande libro straordinario della memoria.
Come sempre le sue pagine sono un invito esplicito alla lettura della nostra interiorità in lotta con il tempo.
Dall’oblio più lontano tutto ciò che sopravvive ha il suo nome nella letteratura dei ricordi.
Quello che resta sono le pagine di un libro che raccontano una fuga verso e dalla memoria :
«Poi i quindici anni successivi si sfaldavano: appena qualche volto confuso, qualche vago ricordo, un po’ di cenere… Non provavo alcuna tristezza, anzi un certo sollievo. Sarei ripartito da zero. Del triste susseguirsi di giorni, gli unici che ancora spiccavano erano quelli in cui avevo conosciuto Jacqueline e Van Bever. Perché quell’episodio e non un altro? Forse perché ero rimasto in sospeso».
Modiano è uno scrittore universale della memoria. Quando scrive si sente un annegato che tenta di tornare in superficie. Ogni suo libro è un frammento necessario della nostra identità di esseri umani, ancora capaci di provare emozioni, nonostante il grande freddo della parola e dei sentimenti.
Patrick Modiano,è nato nel 1945 a Boulogne- Billancourt, alle porte di Parigi. Nel 1978 si è aggiudicato il Prix Goncourt e nel 2012 il Premio Bottari Lattes Grinzane. Nel 2014 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: «Per l’arte della memoria con la quale ha evocato il destino umano piú inafferrabile e fatto scoprire il mondo vinto sotto l’occupazione». È autore di numerosi romanzi e racconti, tra cui, tradotti in italiano, Dora Bruder (Guanda) e, pubblicati con Einaudi, Bijou, Un pedigree, Sconosciute, Nel caffè della gioventù perduta, L’orizzonte, L’erba delle notti, Perchè tu non ti perda nel quartiere, Incidente notturno e Dall’oblio più lontano.
Source: libro inviato dall’editore al recenore, ringraziamo l’Ufficio stampa Einaudi.
:: La dieta antiacido – Salvarsi lo stomaco e tornare in forma in 28 giorni di Jonathan E. Aviv (Centauria 2017)
30 ottobre 2017
Il libro di cui vi parlerò oggi è un libro prezioso che davvero può risolvere un problema, molto diffuso, e spesso purtroppo sottovalutato, specialmente se è lieve, ancora nella forma iniziale. Di cosa parlo? del Reflusso Gastroesofageo e dei sintomi ad esso legati. Diagnosticarlo non è semplicissimo, spesso i sintomi sono così vari e insidiosi che difficilmente portano medici e pazienti a intraprendere i giusti passi per curarlo e arginare un problema dalle connotazioni di male sociale. Se soffrite di questo problema, o avete il sospetto di soffrirne, i consigli e le indicazioni di questo libro fanno al caso vostro. Non prescrive medicine, ma anzi tutti gli strumenti necessari sono nelle vostre mani, da un corretto stile di vita, a una corretta somministrazione dei pasti (quando, quanto frequentemente etc…), alla dieta stessa, che eliminando o sospendendo alcuni alimenti per un tempo determinato potrebbe davvero salvarvi la vita.
Ma andiamo con ordine, quali sono i sintomi e disturbi che potrebbero essere determinati da questa malattia. Ve li elenco (c’è anche un test a pag. 14 che vi aiuterà a capire se ne soffrite):
- raucedine
- tosse cronica e insistente
- improvvisi mal di gola
- gola chiusa
- naso che cola
- allergie
- fiato corto
- gonfiori addominali
Fate attenzione questi sintomi possono presentarsi con o senza bruciori di stomaco, sintomo che da sempre viene associato nell’ immaginario comune a questa malattia.
Mio padre ne soffriva, anche a causa della quantità di medicine che prendeva per le malattie più varie. Anche un sovra dosaggio di medicinali può causarlo.
In Europa, sono almeno sessanta milioni i pazienti che soffrono di malattie da reflusso, il disturbo più comune causato dagli acidi. Il totale supera quello delle persone colpite da malattie cardiache, diabete e celichia.
Per darvi un’ idea dell’entità del problema.
Cosa fare? (Sempre in accordo con il vostro medico curante, che deve sempre essere informato qualsiasi passo intraprendete nella variazione della dieta).
Questo volume scritto da Jonathan E. Aviv, medico chirurgo di fama internazionale, docente e conferenziere, nonché esperto di diete e benessere, viene, a oggi, considerato una delle maggiori autorità mondiali sulla diagnosi e il trattamento dei disturbi gastrici e del riflusso acido, docente di otorinolaringoiatria alla Ichan School Of Medicine di Mount Sinai, contiene un programma dietetico, frutto di otto anni di ricerche, che vi aiuterà ad arginare l’eccesso di acido che ingerite coi cibi e con le bevande (spesso gasate) e vi aiuterà a sbarrare la strada al flusso di succhi gastrici che risalgono lo stomaco, danneggiando anche i tessuti del vostro esofago.
Ma in cosa consiste il programma? Il programma è strutturato in due fasi (una di guarigione, e una di mantenimento) ed è arricchito con menù completi con oltre settanta ricette. Vi permetterà di riparare i danni, sia gravi che lievi che questo disturbo arreca, e vi offrirà uno schema necessario per adottare abitudini alimentari corrette a basso contenuto di acidi per il resto della vita. E i benefici correlati sono innumerevoli da un contenimento del diabete, al dimagrimento, alla prevenzione contro il cancro e le infiammazioni sistematiche.
Usare il cibo per guarire dunque si può. Questa è sicuramente la notizia più incoraggiante. Dunque parlavo di due fasi. La prima fase vi porterà alla guarigione e va seguita per 28 giorni. La seconda è la fase del mantenimento, dovrebbe durare minimo due settimane, e reintroduce alcuni cibi vietati e getta basi solide per un stile di vita definitivamente libero dagli acidi.
La fase dei 28 giorni comprende alimenti a basso contenuto di acidi e ricchi di fitochimica rigenerativi per la riparazione dei tessuti. Dovrete utilizzare alimenti caratterizzati da un pH pari o superiore a 5, tra cui proteine animali a basso contenuto di grassi, cereali integrali e una certa quantità di frutta e verdura, sarà così possibile tenere la pepsina sotto controllo e ridurre in modo drastico le lesioni.
In questa fase verranno eliminati alcuni cibi e sostanze:
- bibite gassate
- tabacco
- alcolici
- caffeina
- cioccolato
- menta
- aglio
- e cipolla crudi
La fase di mantenimento, che se estesa a tempo indeterminato vi aiuterà a vivere meglio, vi permetterà di reintrodurre nella vostra dieta la caffeina e alcune bevande alcoliche, aglio e cipolla cotti.
Insomma l’avete capito questo è un libro prezioso, ricco di consigli e suggerimenti e spiegazioni dettagliate, che vi tratta più che da pazienti, come collaboratori informati della vostra guarigione.
La parte terza spiega nel dettaglio il programma dei 28 giorni. E il capitolo 12 contiene una miniera di consigli per restare in forma.
Da segnalare le letture di approfondimento, e le fonti.
E un ultimo consiglio, questo mio, in tutte le cose usate buon senso e adattate il programma alle vostre esigenze, quando si tocca l’alimentazione si incide in una parte importante della propria vita, che non ha solo ripercussioni fisiche ma anche psicologiche. Leggere questi libri serve per conoscere, per vagliare informazioni e scoprire gli ultimi ritrovati legati alle scoperte scientifiche e a gli studi portati avanti. Sono poi necessari esami specifici prima di iniziare questo genere di programmi, e solo il vostro medico potrà indicarveli. Con la salute non si scherza. Ma più si consoce e più ci si può difendere. Quindi ne consiglio la lettura. Io pur non soffrendo di questo disturbo in modo conclamato, ne ho apprezzato molti benefici, soprattutto eliminando la caffeina, (il mio alto consumo mi aveva portato a sentire dolori quando la ingerivo) o perlomeno limitandola (ormai ne bevo una tazzina col latte del mattino, saltuariamente dopo il pasto principale, mai alla sera dopo le 17) in modo netto e notando una lenta ma graduale diminuzione del peso, associata a una più attiva attività fisica.
Jonathan E. Aviv è un medico chirurgo di fama internazionale. Docente e conferenziere, è un esperto di diete e benessere e una delle maggiori autorità mondiali sulla diagnosi e il trattamento dei disturbi gastrici e del reflusso acido. Indicato per undici anni consecutivi tra i Best Doctors in America, è il direttore clinico del Voice and Swallowing Center, il più grande centro medico privato per la cura di orecchie, naso e gola degli USA. Insegna otorinolaringoiatria alla Icahn School of Medicine di Mount Sinai.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa Centuria.
:: Un’ intervista con Alessandro Sola a cura di Elena Romanello
30 ottobre 2017
La giovane ma già attiva casa editrice Pathos edizioni di Torino propone già un buon numero di titoli, tra cui spicca Nel regno di Nunar dell’autore locale Alessandro Sola, una variante interessante sul genere sempre amato del fantasy.
Abbiamo incontrato Alessandro Sola durante un’affollatissima presentazione alla libreria Feltrinelli del Lingotto di Torino ed è stato molto interessante sentire cosa ha raccontato sul suo libro e su se stesso.
Da quanto tempo scrivi?
Ho iniziato a scrivere nel 2011, durante i turni di notte in ambulanza per la Croce Rossa, poi grazie a Pathos edizioni ho potuto vedere il mio libro pubblicato e presentato all’ultimo Salone del libro di Torino.
Perché hai cominciato a scrivere?
Un mio collega di lavoro mi ha detto che avevo tanta fantasia e che sarebbe stato bello che cominciassi a scrivere qualcosa. Io amo molto scrivere di notte, il buio mi ispira molto.
Come mai hai scritto un fantasy?
Perché credo che sognare altri mondi sia una cosa fantastica, noi releghiamo i sogni alla notte, ma ogni momento è giusto per sognare. Nel regno di Nunar nasce dalla mia voglia di fantasticare, raccontando i miei sogni e quindi una parte di me.
Quali autori fantasy e non preferisci?
Adoro il genere thriller e uno dei miei autori preferiti è Ian Mamook, che ambienta le sue storie nell’inedito scenario della Mongolia. Di fantastico mi sento di segnalare un libro poco noto di un maestro come Stephen King, Gli occhi del drago, una storia d’avventura e di creature fantastiche, da lui pensata per la figlia, che non l’ha mai apprezzata e che ho trovato bellissima.
A che pubblico ti rivolgi?
Non penso di scrivere per bambini, anche se il mio libro risulta essere molto amato per le letture serali dei genitori ai figli. Ho voluto scrivere una storia divertente, frizzante, appassionante e per tutti. Molti miei fan sono adolescenti dai 13-14 anni in poi.
Chi è il tuo personaggio preferito?
Re Rospo, mi piace il suo rapporto con la figlia, ci ho messo dentro qualcosa di mio, visto che sono papà di una bambina e presto ne arriverà un’altra.
Perché piacciono le atmosfere fantasy?
Perché è più facile sognare in un mondo di castelli e principesse che in un mondo di altro tipo, soprattutto per costruire mondi fantastici.
Consiglieresti il libro se non fosse tuo?
Sì, perché parla di amicizia, amore, ma anche della capacità di saper cogliere l’attimo per fare le cose: ogni giorno è giusto per fare quello che è giusto voler fare e che ci si sente di fare.
I tuoi prossimi progetti?
Andare avanti con la saga di Nunar, ci sarà senz’altro un seguito su cui sto lavorando per il prossimo Salone del libro e forse anche un terzo capitolo, con anche nuove generazioni di personaggi. Poi un giorno o l’altro scriverò un thriller ambientato qui a Torino.
:: Boulevard de Sébastopol di Nicola Vacca
27 ottobre 2017
Boulevard de Sébastopol – Paris Ier, 2011 Mbzt
Arrivo a Parigi da Milano. È notte fonda quando il Tgv giunge alla gare de Lyon. Mi incammino verso l’uscita e subito mi accorgo che Parigi è una città sotto assedio dopo i recenti attacchi terroristici.
All’inizio del binario trovo militari con i mitra pronti a segnalare qualcosa di sospetto e a intervenire prontamente.
In qualsiasi momento il mio soggiorno nella capitale francese può diventare un incubo. È terribile pensare ciò. Comunque esco tranquillamente dalla stazione e mi dirigo verso i taxi.
Questa volta ho preso per una settimana un piccolo appartamento in boulevard de Sébastopol, nel cuore di Parigi.
Il taxi mi scarica al numero 26. C’è un buio freddo e il grande viale mi inghiotte nella sua lunga e ininterrotta oscurità.
Salgo all’ultimo piano dell’edificio dove trovo la proprietaria che mi consegna le chiavi. Inizia ufficialmente il mio soggiorno parigino. Anche se è quasi mezzanotte, non ho sonno. Esco per fare due passi. Alle mie spalle ho il Centre Pompidou, davanti il mercato restaurato di Les Halles.Vado in direzione Châtelet.
Eccomi sul marciapiede mentre le macchine sfrecciano sul boulevard e le sirene di una macchina della polizia infrangono il silenzio della notte.
Mentre cammino sulla sinistra mi trovo davanti la tour Saint Jacques. Tutto il gotico di quel monumento, nell’oscurità sinistra di quella notte, mi assale e mi turba parecchio.
Quel luogo, in cui Pascal nel 1648 condusse esperimenti sulla pressione atmosferica e la densità dell’aria, immerso nella luce sinistra di una notte parigina mi gela il sangue.
Decido che oggi possiamo finirla qui. La passeggiata finisce, torno nel mio appartamento. La tour Saint Jacques ha dato il colpo di grazia alle mie paure.
Eccomi a letto. Gli occhi si chiudono a fatica. Non riesco a prendere sonno. Mi ha turbato quella torre gotica che si staglia nell’oscurità che inghiotte tutto.
Alla fine mi addormento, o credo di addormentarmi. In quel momento non sono affatto consapevole che avrei passato una delle notti più terribili della mia vita.
2.
È mezzogiorno di una meravigliosa giornata di sole. Sono al jardin du Luxembourg e leggo un libro di Houellebecq quando all’improvviso tutto diventa buio.
Non credo ai miei occhi, ma sta accadendo davvero. Nel bel mezzo di un giorno qualunque, mentre il sole bacia tutto, su Parigi cala improvvisamente la notte fonda.
Non ho mai assistito a un fenomeno del genere e penso non ci sia nemmeno una spiegazione scientifica. È arrivata la notte in pieno giorno. Punto e basta. Da lì a un momento tutto sarebbe cambiato. Sto assistendo al dominio della paura sulla ragione. Per un istante resto incredulo e paralizzato sulla panchina. Non riesco a muovermi e nemmeno a gridare. Intorno a me già sento la gente urlare. Il panico incomincia a impossessarsi dei parigini e anche di me. Non si vede più nulla.
Cosa devo fare? Non posso restare seduto qui tutta la vita ma non vedo nulla qui siamo diventati ciechi, qui ogni cosa è ormai senza vista.
Decido di muovermi confidando in un minimo senso dell’orientamento. Se vado verso sinistra forse guadagnerò l’uscita, anche se non ne sono affatto sicuro.
Lascio cadere il libro e mi alzo. Muovo qualche passo e subito inciampo in un corpo disteso. Mentre sono per terra, allungo le mani e tocco un viso. Percepisco la smorfia di un volto che non dà alcun segno di vita. Ecco, la grande notte in pieno giorno ha fatto la sua prima vittima.
Adesso sono davvero spaventato, ritiro le mani e mi alzo mi metto a correre nel buio per qualche metro. Non è possibile che stia accadendo tutto questo. Non si è mai visto da nessuna parte che la notte arrivasse in pieno giorno per uccidere definitivamente la luce.
Invece sta accadendo qui a Parigi e forse in tutto il resto del mondo. Adesso mi sento proprio perso. Incomincio a pensare che non lascerò mai questo posto.
Non si vede proprio niente, non so quale direzione prendere. Per un momento penso che la fine del mondo stia eseguendo la sua danza macabra. I miei occhi è come se fossero vuoti. Non riesco a vedere che tenebre. Non sento più nessuno intorno a me, eppure sono solo in questo posto.
Provo a chiedere aiuto. Incomincio a urlare ma non mi risponde nessuno. Il buio ha inghiottito uomini, donne e bambini e una città intera che forse non vedrà più il sorgere di un’alba.
Mi muovo lentamente, consapevole della mia nuova condizione di cecità. Brancolo nel buio, ho smarrito l’orientamento e proprio non so quale direzione prendere.
Ci deve essere una spiegazione a tutto questo, mi chiedo mentre alzo i miei occhi che non vedono verso il cielo da cui non arriva nessuna risposta se non una grande e immensa notte che sembra non voler finire più.
Mi sveglio all’improvviso. Sono davvero finito in un sogno che mi ha quasi ucciso. Guardo l’orologio che ho al polso. Sono già le dieci del mattino e ho dormito davvero di merda.
Apro le finestre, fuori è ancora notte e io sono sveglio.
Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista Satisfiction Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Schena,1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani, 2002), Serena musica segreta (Manni, 2003), Civiltà delle anime (Book editore, 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007) Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008) Esperienza degli affanni (Edizioni il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio, 2011), Mattanza dell’incanto ( prefazione di Gian Ruggero Manzoni Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (Galaad edizioni 2014) Luce nera (Marco Saya edizioni 2015, Premio Camaiore 2016), Vite colme di versi (Galaad edizioni 2016), Commedia Ubriaca (Marco Saya 2017).
:: Liberi junior – Teatrini in valigia: La vita nella fattoria e La vita nel castello (Gallucci editore 2017)
27 ottobre 2017
Oggi vi presento due libri – gioco davvero fantastici, capaci di sviluppare la creatività e la fantasia dei vostri bambini. Trasmettono il messaggio che leggere è divertente e lo fanno in modo colorato, originale e intelligente. Sono adatti per i bambini dai 36 mesi in su, per il rischio di ingesione di piccole parti di cartoncino. Ma se giocate assieme ai piccoli potete vigilare che non li mettano in bocca, e soprattutto non si facciano male.
Ma veniamo nel dettaglio i Teatrini in valigia che ho avuto modo di visionare (e di giocarci) sono due: “La vita nella fattoria” e “La vita al castello”. Contengono in una confezione richiudibile e facile da tenere in ordine (che funge da castello o fattoria) 50 sagome ciascuno di cartoncino lucido con base per il piedistallo (cavalieri, dame, il pozzo, animali, l’arrosto etc…), con cui si può giocare e inventarsi tante avventure, un libro, e un disegno da colorare.

Ricordo un bellissimo libro illustrato di quando ero bambina, parlava della vita in un castello medioevale, non immaginate quante storie ho inventato, partendo da quei personaggi: il castellano, la dama, il ponte levatoio, i paggi, il suonatore di liuto. Il bello è cosa il bambino saprà creare partendo dalle forme di cartone ritagliato. Nel libretto che accompagna “La vita al castello” ci sono per esempio alcune tracce per creare episodi di un gioco: un giorno di festa, al servizio del castellano, la caccia, la difesa del castello, giostre e tornei, l’amore cortese e gli stemmi.
Udite udite!
Arnolfo, il castellano, è tornato.
Presto organizzaimo una festa in suo onore!
Si imparano parole nuove come menestrello, stemma, feritoia, balestra tutte accompagnate da figure esplicative.
I colori sono vivaci, piacevoli, i diegni simpatici. Tutto è molto rifinito e curato, i pezzi sono incollati alla perfezione senza anomalie. I disegni sono di Madeleine Brunelet e la traduzione di Cristina Scalabrini. Progettato in Europa (Belgio) e fabbricati in Cina.
:: Prova a fermarmi di Lee Child (Longanesi 2017) a cura di Giulietta Iannone
27 ottobre 2017
Prova a fermarmi, (Make Me, 2015) del maestro indiscusso del thriller d’azione Lee Child, uscito in Italia per Longanesi nella collana La Gaja Scienza (volume 1273) scritto in terza persona e tradotto da Adria Tissoni, è il ventesimo romanzo della serie che vede protagonista assoluto l’iconico Jack Reacher, eroe americano sui generis, qui più cattivo del solito (quando accelera la morte di un cattivo agonizzante ho detto ohibò!) e quando spara in faccia a un criminale ucraino senza un attimo di tentennamento ho detto (ohibò un’ altra volta). Anzi Prova a fermarmi, è un romanzo più cattivo del solito non solo per un incattivimento del protagonista. Innanzitutto quando scoprirete il mistero che tiene solidamente in mano la struttura narrativa del romanzo (per metà vagherete spiazzati senza immaginare letteralmente niente), capirete di cosa parlo.
Lee Child ha una filosofia tutta sua, vuole indagare il male insito nella società americana, nascosto nelle pieghe più rassicuranti di quegli sconfinati scenari fatti di campi di grano, silos, fattorie, e abitati da campagnoli (i classici rednecks e white trash) apparentemente innocui, faccia rassicurante dell’America più profonda che vota Trump.
Naturalmente Lee Child lungi da fare un discorso politico sforna romanzi di evasione, ma ciò non toglie che il ritratto che fa dell’America sua patria di’adozione (lui è britannico), ha nulla dello scontato. Procurarsi armi è la cosa più facile del mondo (Lee Child ci descrive uso, qualità, tipo di proiettili e effetti collaterali di pistole, mitragliette, Uzi con dovizia di particolari) per esempio. E questo più che facilitare la legittima difesa (tiene la pistola in camera da letto?, chiede dubbioso Reacher a un medico che si è armato per difendere la famiglia) da come dire carta bianca ai criminali e alla loro inventiva nel trovare modo per fare soldi sporchi. E ai villici di Mother’s Rest l’inventiva è proprio ciò che non manca.
Ma come ci finisce Jack Reacher a Mother’s Rest, snodo ferroviario e località agricola (affatto una metropoli) tra silos, campi di grano, qualche capannone, qualche casa, un emporio, uffici per i commercianti di sementi e i venditori di fertilizzanti, un veterinario per animali di allevamento, un ufficio che offriva servizi di Western Union, MoneyGram e DHL, un motel e un ristorante? Per curiosità, la dannata curiosità che lo caccia sempre nei guai. Vuole scoprire il significato di Mother’s Rest, perché quel punto della mappa si chiama così. Quale è la storia di quel nome. Naturalmente lo scoprirà ma prima sarà catapultato in una storia nera, brutta e cattiva, disseminata di morti. Non solo uccisi da Jack Reacher.
Qui i cattivi della storia battono davvero ogni record immaginabile, toccano il fondo e scavano, compiendo cose che il peggior ergastolano si rifiuterebbe di fare. Ma l’ avidità e tanta, le occasioni a Mother’s Rest poche e cosa si può fare quando si vuole guadagnare tanti ma tanti soldi?
Ma andiamo con ordine, Jack Reacher scende dal treno e incontra una donna, che lo scambia per stazza e corporatura con un suo collega di cui ha perso le tracce, iniziando ad essere seriamente preoccupata. Michelle Chang:
Era asiatica ma non minuta. Uno e settantacinque, forse anche ottanta. E aveva una corporatura ben proporzionata, non era un’ esile top model pelle e ossa. Aveva una quarantina d’ anni, lunghi capelli neri, jeans, una T-shirt sotto una giacca corta di cotone e ai piedi un paio di scarpe con i lacci.
Così la descrive, ha perso le tracce di Keever, e ormai è certa che abbia fatto una brutta fine, ma vuole capire perché, vuole capire in che indagine si era cacciato. Sia Keever che la bella Chang ex agenti FBI ora lavorano per una compagnia investigativa con filiali in quasi tutto il paese (un ex agente FB o in pensione e un fax).
Cosa spinge Jack Reacher a volerle dare una mano? Innanzitutto lo strano comportamento dei villici del luogo che fanno di tutto perché si tolga dai piedi e non metta il naso nei loro traffici.
Dicevo per metà del romanzo si brancola nel buio, la bravura di Lee Child è di costruire una storia che ci fa intuire delle profondità inaspettate ma non ce le fa vedere. Dopo un po’ vogliamo capire cosa c’è sotto. Sapere che fine ha fatto Keever e su cosa indagava.
E di carne al fuoco ce ne è molta, un giornalista investigativo scientifico, un volontario di una biblioteca di Chicago, sua sorella e la sua famiglia, e una pazza corsa da Chicago a Los Angeles e San Francisco. E Le tracce di tutto nascoste nel Deep Web, il lato oscuro di Internet, terra sconfinata di tutti i traffici criminali più abbietti.
Jack Reacher non si fa impressionare, ne prende tante, tanto da guadagnarsi un mal di testa epocale, ma anche tante ne dà. Scopre tutto, organizza un piano e coi suoi fidi alleati lo porta a termine.
E riprende il suo viaggio, ma che sia che questa volta si sia innamorato davvero? Aspettiamo tutti la prossima avventura, sarà la ventunesima, per scoprirlo. In America è già uscita Night School, anche la 22° No Middle Name. Più l’inedita 23° The Midnight Line, uscirà il 7 novembre per Delacorte Press.
Buona lettura!
Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dal 1977 lavora come autore televisivo, ma nel 1996 perde il lavoro presso una società di produzione televisiva e decide di dedicarsi alla letteratura. Il suo primo romanzo, Zona pericolosa, vince l’Anthony Award per la miglior opera prima; il suo secondo romanzo, Destinazione Inferno, vince il W.H. Smith Thumping Good Read Award.
Nel 1998 si trasferisce negli Stati Uniti. Vive tuttora a New York City.
I suoi romanzi hanno tutti come protagonista il personaggio di Jack Reacher, un ex ufficiale della polizia militare statunitense che, dopo aver lasciato l’esercito, decide di iniziare una vita di vagabondaggi attraverso gli Stati Uniti, libero dai vincoli e dai condizionamenti del “sistema”. Duro come pochi e dotato di un innato senso di giustizia, Reacher si presenta come un cavaliere solitario di altri tempi, che pur non cercando guai è sempre pronto ad aiutare i più deboli e a correre in soccorso degli amici, per poi riprendere il suo cammino senza meta al termine di ogni avventura.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio stampa Longanesi (appassionato di Reacher quanto me).
:: Nasce la linea Newton Comics a cura di Elena Romanello
27 ottobre 2017La casa editrice Newton Compton, da sempre interessata alla cultura geek, nerd e del fantastico lancia una nuova linea, Newton Comics, dedicata al mondo delle graphic novel, con una nuova collana di libri a fumetti.
Si parte proponendo in versione fumettistica i bestseller della casa editrice in forma di fumetto: per l’operazione Newton Compton ha chiesto il valido aiuto della casa editrice Tunué, da anni attiva nel proporre graphic novel per grandi e piccini oltre a saggi di approfondimento sul mondo delle nuvole parlanti di tutto il mondo.
I primi due titoli sono La legione occulta di Roberto Genovesi, un fantasy storico, e il romanzo storico Marathon di Andrea Frediani, con un omaggio quindi a due autori italiani.
L’adattamento di La Legione Occulta è illustrato da Lorenzo Nuti (Coniglio Editore, Tabou Editions, Kleiner Flug) e sceneggiato da Andrea Meucci (Kleiner Flug). Per Marathon le illustrazioni sono di Massimiliano Veltri (Marvel Comics, Gazzetta dello sport, Titan Comics) e la sceneggiatura di Lucio Perrimezzi (Tunué, Noise Press, Passenger Press).
La Legione occulta racconta l’epopea della Legio Sine Nota, mai esistita ufficialmente, costituita da veggenti, auguri, negromanti e arupisci, ex schiavi presi da bambini nelle arene, nei mercati degli schiavi e nei villaggi dati alle fiamme dei popoli conquistati, specializzati ad affrontare spettri e dei, e a lottare nel campo del soprannaturale.
Marathon la battaglia che ha cambiato la Storia racconta la storica battaglia di Maratona, per molti il primo scontro vero tra Occidente e Oriente, tra Greci e impero persiano, attraverso la storia di tre amici, Eucle, Tersippo e Filippide, innamorati della stessa donna e desiderosi di primeggiare in una battaglia e in una corsa che poi entreranno nella Storia e nella leggenda.
I primi due titoli saranno presentati a Lucca Comics and Games 2017 allo stand Tunué, nella tecnostruttura di piazza Napoleone, stand NAP306 e inaugurano quindi un nuovo interesse da parte di un altro editore per una forma narrativa e d’arte su cui ormai non ci sono più dubbi che possa proporre capolavori e opere interessanti, capaci di avvincere come se non a volte di più della pagina scritta.
Noi di Liberi abbiamo avuto modo di visionarli (vi anticipo i disegni sono in b/n con copertina a colori) e presto ne parleremo su queste pagine. Ci sarà anche una piccola sorpresa e un articolo di approfondimento con curiosità, interviste e quant’altro. Che dire ancora, buona lettura!
:: A futura memoria di Leonardo Sciascia (Adelphi 2017) a cura di Nicola Vacca
26 ottobre 2017
Leonardo Sciascia è stato uno scrittore con un grande rispetto per la verità è questo gli procurò molti nemici sia nel mondo politico che in quello della cultura del suo tempo.
Egli è stato uno dei pochi intellettuali liberi e davvero indipendenti. Soprattutto leggendo i suoi scritti civili si evince tutta la sua libertà di pensiero e la sua ostinata volontà a stare sempre dalla parte del giusto e degli infedeli.
Adelphi rimanda in libreria A futura memoria (se la memoria ha un futuro), il volume che raccoglie gli articoli usciti su quotidiani e riviste tra il 1979 e il 1988.
Questo libro apparve la prima volta presso Bompiani nel dicembre del 1989, poco dopo la morte di Sciascia.
Paolo Squillacioti cura questa nuove edizione fornendo al lettore un interessante apparato filologico degli scritti sciasciani.
«A futura memoria è insomma un libro profondamente sciasciano, – scrive Squillacioti – ma realizzato con un apporto limitato dell’Autore».
In questa nuova edizione il volume è stato sottoposto a una cura redazionale indispensabile.
Nell’attività saggistica di Leonardo Sciascia gli scritti civili legati soprattutto all’attività culturale e politica occupano un posto centrale.
Queste pagine, finalmente restituite allo loro precisa definitività, ci consegnano il ritratto di un intellettuale puro, che ha creduto nell’eresia e scritto con il convincimento di dare fastidio.
Le sue invettive hanno colpito sempre nel segno, perché non si è mai piegato al compromesso e all’opportunismo.
Matteo Collura ha giustamente osservato che Sciascia scrittore è un eretico con il culto dell’opposizione, un anticonformista delle idee sempre pronto a dare battaglia, instancabile combattente in un Paese di trasformisti in cui tutti fanno a gara a salire sul carro del vincitore.
In un articolo pubblicato sull’Espresso il 20 febbraio del 1983, discutendo del mondo culturale, se la prende con quegli intellettuali servili che partecipano a una categoria o a una corporazione e affonda la sua penna:
«Conosco persone di astrale cretineria che trovano spalancate le porte delle case editrici e giornali; e presumo ce ne siano in circolazione, da noi, più di quanto una società bene ordinata possa sopportarne senza cadere in collasso».
Soltanto uno scrittore che seve la verità diventa profetico. Leonardo Sciascia lo è stato nella convinzione che le parole devono sempre rivelare il pensiero e mai nasconderlo.
Espressione esemplare della sua vis polemica è il famoso articolo sui professionisti dell’antimafia apparso sul Corriere della Sera del 10 gennaio 1987, che non mancò di attirargli numerose critiche da parte di quella cultura che ama definirsi progressista. L’articolo si scagliava contro chi, nella magistratura, si serviva della lotta alla mafia come strumento di potere. Sciascia non fu per niente tenero con il Coordinamento antimafia, che definì «una frangia fanatica e stupida». Basta pensare alle trattative tra lo Stato e Cosa Nostra che ancora oggi occupano le nostre cronache, per capire come i professionisti dell’antimafia smascherati nel 1987 dallo scrittore siciliano siano ancora in servizio permanente ed effettivo.
Sciascia è stato uno dei primi a denunciare le disfunzioni dell’amministrazione giudiziaria e lo strapotere della casta dei magistrati.
Grande sostenitore dello Stato di diritto, riteneva vergognoso che un magistrato, nel nostro ordinamento, non dovesse rendere conto dei propri errori e, quale che ne fosse l’entità, nemmeno la sua carriera – percorsa automaticamente fino al vertice – dovesse pagarne il prezzo.
Alle sue pagine sul garantismo, grande lezione di civiltà, oggi siamo costretti a guardare dopo gli anni equivoci della stagione giustizialista.
«Tutto è legato, per me, al problema della giustizia: in cui si involge quello della libertà, della dignità umana, del rispetto tra uomo e uomo».
A queste parole (che si leggono in Porte aperte) doveva pensare quando, sul Corriere, sosteneva l’innocenza di Enzo Tortora.
E molto tempo prima che scoppiasse Tangentopoli – siamo nel 1987 – scriveva pagine memorabili in difesa dello Stato di diritto, denunciando coraggiosamente le deviazioni ideologiche del sistema giudiziario e stigmatizzando gli aspetti deteriori della giustizia-spettacolo.
Leonardo Sciascia non solo scrittore corsaro, ma soprattutto uomo di pensiero libero e eretico che non si cura delle critiche dei benpensanti e degli imbecilli. L’unica cosa che ha a cuore è tirare il collo alla retorica e al conformismo non preoccupandosi affatto di risultare scomodo.
Quando i suoi articoli scatenavano polemiche lui con grandissima ironia citava Alberto Savinio:
«avverto gli imbecilli che le loro proteste cadranno ai piedi della mia gelida indifferenza».
Il modo migliore per rendere omaggio alla sua caratura morale è quello di riconoscergli il ruolo indiscusso di intellettuale scomodo che non ha mai rinunciato alla ragione per raggiungere la verità.
Così scrive di sé in un articolo pubblicato su La Stampa il 6 agosto 1988
«Di volta in volta sono stato accusato di diffamare la Sicilia o di difenderla troppo; i fisici mi hanno accusato di vilipendere la scienza, i comunisti di aver scherzato su Stalin, i clericali di essere senza Dio; e così via.
Non sono infallibile; ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità.
Ho sessantasette anni, ho da rimproverarmi e da rimpiangere tante cose; ma nessuna che abbia a che fare con la malafede, la vanità e gli interessi particolari. Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza. Ma si è così come si è».
A noi restano, A futura memoria, le sue argute intuizioni sulle contraddizioni culturali, morali e politiche del nostro Paese. Ci piace pensarlo come un uomo in rivolta che, per amore del vero e della giustizia, ha sopportato la solitudine riservata ai disturbatori e ai pensatori scomodi.
Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto, nell’entroterra agrigentino, l’8 gennaio 1921, primo di tre fratelli. Scrittore, giornalista, saggista, politico, poeta, drammaturgo, e intelletuale “scomodo” di forte impegno civile scrisse nel 1961 capolavori come Il giorno della civetta, romanzo sulla mafia e i mali della Sicilia, che esprime al meglio la sua visione della letteratura in cui fare emergere sia l’impegno civile che la denuncia sociale, oltre a un grande senso etico, civile e politico. Seguirono opere come A ciascuno il suo, Todo modo, Il mare colore del vino, Una storia semplice. Muore a Palermo nel 1989, il suo corpo riposa all’ingresso del cimitero di Racalmuto.
Source: inviato dall’ editore al recensore. Si ringrazia l’ Ufficio stampa Adelphi.


























