:: Prova a fermarmi di Lee Child (Longanesi 2017)

prova a fermarmi

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Prova a fermarmi, (Make Me, 2015) del maestro indiscusso del thriller d’azione Lee Child, uscito in Italia per Longanesi nella collana La Gaja Scienza (volume 1273) scritto in terza persona e tradotto da Adria Tissoni, è il ventesimo romanzo della serie che vede protagonista assoluto l’iconico Jack Reacher, eroe americano sui generis, qui più cattivo del solito (quando accelera la morte di un cattivo agonizzante ho detto ohibò!) e quando spara in faccia a un criminale ucraino senza un attimo di tentennamento ho detto (ohibò un’ altra volta). Anzi Prova a fermarmi, è un romanzo più cattivo del solito non solo per un incattivimento del protagonista. Innanzitutto quando scoprirete il mistero che tiene solidamente in mano la struttura narrativa del romanzo (per metà vagherete spiazzati senza immaginare letteralmente niente), capirete di cosa parlo.
Lee Child ha una filosofia tutta sua, vuole indagare il male insito nella società americana, nascosto nelle pieghe più rassicuranti di quegli sconfinati scenari fatti di campi di grano, silos, fattorie, e abitati da campagnoli (i classici rednecks e white trash) apparentemente innocui, faccia rassicurante dell’America più profonda che vota Trump.
Naturalmente Lee Child lungi da fare un discorso politico sforna romanzi di evasione, ma ciò non toglie che il ritratto che fa dell’America sua patria di’adozione (lui è britannico), ha nulla dello scontato. Procurarsi armi è la cosa più facile del mondo (Lee Child ci descrive uso, qualità, tipo di proiettili e effetti collaterali di pistole, mitragliette, Uzi con dovizia di particolari) per esempio. E questo più che facilitare la legittima difesa (tiene la pistola in camera da letto?, chiede dubbioso Reacher a un medico che si è armato per difendere la famiglia) da come dire carta bianca ai criminali e alla loro inventiva nel trovare modo per fare soldi sporchi. E ai villici di Mother’s Rest l’inventiva è proprio ciò che non manca.
Ma come ci finisce Jack Reacher a Mother’s Rest, snodo ferroviario e località agricola (affatto una metropoli) tra silos, campi di grano, qualche capannone, qualche casa, un emporio, uffici per i commercianti di sementi e i venditori di fertilizzanti, un veterinario per animali di allevamento, un ufficio che offriva servizi di Western Union, MoneyGram e DHL, un motel e un ristorante? Per curiosità, la dannata curiosità che lo caccia sempre nei guai. Vuole scoprire il significato di Mother’s Rest, perché quel punto della mappa si chiama così. Quale è la storia di quel nome. Naturalmente lo scoprirà ma prima sarà catapultato in una storia nera, brutta e cattiva, disseminata di morti. Non solo uccisi da Jack Reacher.
Qui i cattivi della storia battono davvero ogni record immaginabile, toccano il fondo e scavano, compiendo cose che il peggior ergastolano si rifiuterebbe di fare. Ma l’ avidità e tanta, le occasioni a Mother’s Rest poche e cosa si può fare quando si vuole guadagnare tanti ma tanti soldi?
Ma andiamo con ordine, Jack Reacher scende dal treno e incontra una donna, che lo scambia per stazza e corporatura con un suo collega di cui ha perso le tracce, iniziando ad essere seriamente preoccupata. Michelle Chang:

Era asiatica ma non minuta. Uno e settantacinque, forse anche ottanta. E aveva una corporatura ben proporzionata, non era un’ esile top model pelle e ossa. Aveva una quarantina d’ anni, lunghi capelli neri, jeans, una T-shirt sotto una giacca corta di cotone e ai piedi un paio di scarpe con i lacci.

Così la descrive, ha perso le tracce di Keever, e ormai è certa che abbia fatto una brutta fine, ma vuole capire perché, vuole capire in che indagine si era cacciato. Sia Keever che la bella Chang ex agenti FBI ora lavorano per una compagnia investigativa con filiali in quasi tutto il paese (un ex agente FB o in pensione e un fax).
Cosa spinge Jack Reacher a volerle dare una mano? Innanzitutto lo strano comportamento dei villici del luogo che fanno di tutto perché si tolga dai piedi e non metta il naso nei loro traffici.
Dicevo per metà del romanzo si brancola nel buio, la bravura di Lee Child è di costruire una storia che ci fa intuire delle profondità inaspettate ma non ce le fa vedere. Dopo un po’ vogliamo capire cosa c’è sotto. Sapere che fine ha fatto Keever e su cosa indagava.
E di carne al fuoco ce ne è molta, un giornalista investigativo scientifico, un volontario di una biblioteca di Chicago, sua sorella e la sua famiglia, e una pazza corsa da Chicago a Los Angeles e San Francisco. E Le tracce di tutto nascoste nel Deep Web, il lato oscuro di Internet, terra sconfinata di tutti i traffici criminali più abbietti.
Jack Reacher non si fa impressionare, ne prende tante, tanto da guadagnarsi un mal di testa epocale, ma anche tante ne dà. Scopre tutto, organizza un piano e coi suoi fidi alleati lo porta a termine.
E riprende il suo viaggio, ma che sia che questa volta si sia innamorato davvero? Aspettiamo tutti la prossima avventura, sarà la ventunesima, per scoprirlo. In America è già uscita Night School, anche la 22° No Middle Name. Più l’inedita 23° The Midnight Line, uscirà il 7 novembre per Delacorte Press.
Buona lettura!

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dal 1977 lavora come autore televisivo, ma nel 1996 perde il lavoro presso una società di produzione televisiva e decide di dedicarsi alla letteratura. Il suo primo romanzo, Zona pericolosa, vince l’Anthony Award per la miglior opera prima; il suo secondo romanzo, Destinazione Inferno, vince il W.H. Smith Thumping Good Read Award.
Nel 1998 si trasferisce negli Stati Uniti. Vive tuttora a New York City.
I suoi romanzi hanno tutti come protagonista il personaggio di Jack Reacher, un ex ufficiale della polizia militare statunitense che, dopo aver lasciato l’esercito, decide di iniziare una vita di vagabondaggi attraverso gli Stati Uniti, libero dai vincoli e dai condizionamenti del “sistema”. Duro come pochi e dotato di un innato senso di giustizia, Reacher si presenta come un cavaliere solitario di altri tempi, che pur non cercando guai è sempre pronto ad aiutare i più deboli e a correre in soccorso degli amici, per poi riprendere il suo cammino senza meta al termine di ogni avventura.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio stampa Longanesi (appassionato di Reacher quanto me).

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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