:: Un’ intervista con Alessandro Sola a cura di Elena Romanello

il regno di NUNAR - COPERTINA...La giovane ma già attiva casa editrice Pathos edizioni di Torino propone già un buon numero di titoli, tra cui spicca Nel regno di Nunar dell’autore locale Alessandro Sola, una variante interessante sul genere sempre amato del fantasy.

Abbiamo incontrato Alessandro Sola durante un’affollatissima presentazione alla libreria Feltrinelli del Lingotto di Torino ed è stato molto interessante sentire cosa ha raccontato sul suo libro e su se stesso.

Da quanto tempo scrivi?

Ho iniziato a scrivere nel 2011, durante i turni di notte in ambulanza per la Croce Rossa, poi grazie a Pathos edizioni ho potuto vedere il mio libro pubblicato e presentato all’ultimo Salone del libro di Torino.

Perché hai cominciato a scrivere?

Un mio collega di lavoro mi ha detto che avevo tanta fantasia e che sarebbe stato bello che cominciassi a scrivere qualcosa. Io amo molto scrivere di notte, il buio mi ispira molto.

Come mai hai scritto un fantasy?

Perché credo che sognare altri mondi sia una cosa fantastica, noi releghiamo i sogni alla notte, ma ogni momento è giusto per sognare. Nel regno di Nunar nasce dalla mia voglia di fantasticare, raccontando i miei sogni e quindi una parte di me.

Quali autori fantasy e non preferisci?

Adoro il genere thriller e uno dei miei autori preferiti è Ian Mamook, che ambienta le sue storie nell’inedito scenario della Mongolia. Di fantastico mi sento di segnalare un libro poco noto di un maestro come Stephen King, Gli occhi del drago, una storia d’avventura e di creature fantastiche, da lui pensata per la figlia, che non l’ha mai apprezzata e che ho trovato bellissima.

A che pubblico ti rivolgi?

Non penso di scrivere per bambini, anche se il mio libro risulta essere molto amato per le letture serali dei genitori ai figli. Ho voluto scrivere una storia divertente, frizzante, appassionante e per tutti. Molti miei fan sono adolescenti dai 13-14 anni in poi.

Chi è il tuo personaggio preferito?

Re Rospo, mi piace il suo rapporto con la figlia, ci ho messo dentro qualcosa di mio, visto che sono papà di una bambina e presto ne arriverà un’altra.

Perché piacciono le atmosfere fantasy?

Perché è più facile sognare in un mondo di castelli e principesse che in un mondo di altro tipo, soprattutto per costruire mondi fantastici.

Consiglieresti il libro se non fosse tuo?

Sì, perché parla di amicizia, amore, ma anche della capacità di saper cogliere l’attimo per fare le cose: ogni giorno è giusto per fare quello che è giusto voler fare e che ci si sente di fare.

I tuoi prossimi progetti?

Andare avanti con la saga di Nunar, ci sarà senz’altro un seguito su cui sto lavorando per il prossimo Salone del libro e forse anche un terzo capitolo, con anche nuove generazioni di personaggi. Poi un giorno o l’altro scriverò un thriller ambientato qui a Torino.

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