:: Analisi di Il terzo uomo di Graham Greene

[avviso spoiler]

Il terzo uomo di Graham Greene, pubblicato nel 1950, è una delle opere considerate minori del grande autore inglese, definite appunto come “divertimenti”.
Non è esattamente un romanzo, più che altro può essere considerato un racconto lungo che nacque non per essere pubblicato, ma per servire da soggetto da cui trarre una sceneggiatura cinematografica per un film di Carol Reed. Pur tuttavia sia per la complessità che per la compiutezza è sicuramente un’opera singolare e interessante non a caso considerata forse il suo “romanzo” più famoso.
Come premessa potremo cominciare con identificare tre componenti che si intrecciano dando vita ad una narrazione composita e di “intrattenimento”, come era nell’intenzione dell’autore: la componente più evidente è la struttura poliziesca del racconto, tutta la trama prende infatti la forma di un’ investigazione; secondo elemento è lo stile ironico, e a tratti decisamente divertente; e infine terzo elemento, il più importante a mio avviso, che offre una  struttura solida a tutta la narrazione evitandogli di scivolare nella semplice burla, ovvero il tema centrale che verte sulla trattazione di un argomento delicato come il contrabbando, in tempo di guerra, di medicinali avariati.

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“Non si può mai prevedere la caduta di un colpo. Quando vidi Rollo Martins per la prima volta…”

Il terzo uomo inizia così. La voce narrante in prima persona, l’aspetto razionale e critico è affidato ad un ufficiale di polizia britannico, Calloway, la cui primaria funzione e sorvegliare e indagare, ovvero reggere l’ordine, in un’ allucinata Vienna distrutta del secondo dopoguerra.
La fredda e burocratica opacità di un’ indagine di routine viene increspata dalla simpatia umana che il poliziotto prova per Rollo Martins, il vero protagonista di tutto questo intricato racconto. Già dalle prime righe capiamo che la storia si regge sul rapporto umano che si istaura tra due uomini completamente diversi che incidentalmente seguono le tracce di un terzo uomo, Harry Lime appunto, spettro sfuggente e simbolo di tutto quanto la guerra porta con sè di spregevole e viscido.
Possiamo definire questo racconto un racconto poliziesco con tutte le precisazioni precedentemente fatte. Ha la struttura narrativa di un’ indagine poliziesca, di una ricerca che solo in apparenza può essere considerata avventurosa o satirica. Sullo sfondo c’è una realtà drammatica e ben poco immaginaria. C’è una città, Vienna, molto simile e qualsiasi città durante la Seconda Guerra Mondiale, bombardata, abbandonata, ridotta ad un cumulo di rovine e macerie, divisa in zone di occupazione militare, in cui la desolazione e la difficoltà di sopravvivere accomunano in una contraddittoria, fraterna disumanità tutti i personaggi.
La devastazione non solo materiale della città riflette la vera distruzione operata nelle anime delle ombre che agiscono: agenti più o meno corrotti, pericolosi e spietati approfittatori, vecchi invalidi, spie, sovversivi, ragazze prive di identità e senza passaporto. Il pericolo, lo sbando di queste anime perdute, il disordine, la confusione, la violenza ancora presente come un eco terrificante, tutto questo fa da sfondo alle azioni di un uomo, Rollo Martins,  surrealisticamente irresponsabile, sciocco, sentimentale, romantico, che crede ancora all’amicizia, allampanato, preoccupato, timoroso, scrittore di mediocri libri di evasione e avventura senza impegno come le sue storie sentimentali che colleziona con incoscienza e ingenuità.
Per semplificare la trama verte sulla storia di un’ amicizia che lega  due uomini essenzialmente inadatti ad essere amici. Ciò che irrimediabilmente li separa è il loro modo di porsi di fronte al “male” in questo racconto simbolizzato dal traffico illegale di penicillina. Harry Lime trova in esso un conveniente strumento per arricchirsi, e dare così pieno campo all’avidità umana, vero motore di ogni guerra. Rollo Martins in tutta la sua mediocrità e ingenuità, conserva il suo senso morale e la sua capacità di provare orrore e pietà.
Tutto il racconto è un gioco di specchi, una complicata serie di sdoppiamenti, un lungo labirintico scontro tra il protagonista Rollo Martins e l’antagonista Harry Lime, un lotta impari che porterà all’inevitabile lieto fine reso però amaro dalla certezza che nessuno, neanche chi si pone dalla parte giusta, è un vincitore fino in fondo.
Greene fu invitato ad ideare una storia che descrivesse la Vienna del primo dopoguerra senza farne un’ opera di propaganda, conservando oggettività e “realismo” nel senso più vero del termine. Il fatto che sia un periodo di occupazione è sempre ricordato dall’autore, con riflessioni, digressioni, amare descrizioni di cosa significa avere gente armata straniera che circola per le vie di una città devastata in cui regna il caos.
Greene non si permette di fare facile retorica, si limita a descrivere i fatti senza mai evocare con disprezzo il vero nemico sconfitto, ma semplicemente evocando concretamente i problemi d’ordine, le meschinità personali, la corruzione, la solidarietà quando resta solo il silenzio, più terrificante del rumore di più violenti bombardamenti, il vuoto, e la malinconia della vita che continua, facendo dei sopravvissuti niente altro che degli spettri.
Le riflessioni che l’autore fa sono di una profondità psicologica e di una lucidità che hanno ben poco a che fare con un semplice “svago” come in apparenza tutto il racconto può sembrare. Il tema sensibile che Greene affronta con apparente leggerezza è così pieno di implicazioni morali ed etiche che non permette ad alcun lettore  di non avvertire la sgradevole consapevolezza che ognuno è tenuto a schierarsi e che molte volte l’irresponsabilità di certe nostre azioni ha conseguenze così devastanti di cui non conosciamo neanche la portata.

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Calloway voce narrante, poliziotto britannico,  alter ego dell’autore, osservatore, indaga su un crimine, – sul traffico illecito di penicillina adulterata -, sorveglia, insegue un delinquente, mantiene l’ordine e rispecchia una voce razionale nel caos. Il suo obbiettivo è risolvere un caso, stilare un dossier. Il suo istinto di poliziotto lo porta ad avvertire che c’è qualcosa di anomalo nella scomparsa del suo principale indiziato Harry Lime, e non ostante l’indagine sia formalmente chiusa, con la morte appunto di Lime, continua ad indagare e si mette ad inseguire Martins che a sua volta segue le tracce del fantasma Lime, spettro sfuggente che per molta parte del racconto, creduto morto fino al colpo di scena finale, vive solo come un’ ombra riflessa, nei ricordi, nelle osservazioni degli altri personaggi nelle cui vite ha creato più o meno danni.
Anche  Calloway, continuando appunto questo gioco di specchi, conosce Lime solo per riflesso, attraverso i rapporti dei suoi diversi agenti, e si è fatto un’ idea abbastanza precisa di chi sia questo enigmatico individuo. che sembra irradiare intorno a se un misterioso potere di devastazione. Per Calloway Martins è il solo collegamento con questo fantasma troppo presente e proprio seguendo i suoi spostamenti per Vienna, inizia a far luce pian piano sul mistero che come una cappa opprimente coinvolge tutti i personaggi.
La consapevolezza che le sue intuizioni sono fondate e i suoi sospetti reali, ovvero che Lime è ancora vivo, e la sua morte è solo una manovra per svincolarsi dalle sue responsabilità e come sempre cavarsela,  si concretizzano sempre di più mentre contemporaneamente Rollo Martins arriva a conoscere che persona è in realtà l’ “amico” che ha sempre idealizzato e venerato .
C’è una patetica ostinazione in Martins nel non credere al poliziotto e nel volere a tutti costi dimostrare l’innocenza di Lime, in nome della loro passata amicizia.  Più Martins scopre e accetta cosa Calloway già sa di Lime, più la figura di questo personaggio prende forma e si delinea come quella di un essere irrimediabilmente corrotto e privo ormai di ogni traccia di umanità.
Tra i personaggi maledetti della storia della letteratura sicuramente il personaggio di Harry Lime ha un posto difficilmente eguagliabile. Il suo utilizzo degli altri, la sua capacità di manipolare persino coloro che lo amano, per i suoi fini, trasmette un cinismo e una freddezza sicuramente esasperata ma inquietante
La descrizione riflessa  di Lime avviene soprattutto per voce di Martins. Lime è un uomo d’azione, agisce per ottenere ciò che vuole a prezzo di qualsiasi sofferenza per gli altri. E’ paziente, razionale, non è il classico delinquente violento e dominato dagli istinti. E’ scaltro, persegue piani precisi che portano al suo arricchimento e alla distruzione degli altri di cui si disinteressa completamente, è privo di alcuna remora morale. E’ furbo, sa come risultare affascinante e simpatico, sa come muoversi nel mondo, sa come sfruttare le debolezze degli altri, e infine vertice della sua perfidia sa farsi amare.

Annex - Valli, Alida (Third Man, The)_02Anna Schmidt è il personaggio femminile principale ed è senz’altro un personaggio che ispira simpatia, un’amica, una giovane attrice, con problemi più grandi di quanto sia capace di gestire e questa sue debolezza ne fanno automaticamente una vittima di Lime, che lei sinceramente ama. Il suo oscuro passato, la necessità di documenti falsi, la sua fragilità ne fanno un personaggio enigmatico e inaccessibile forse più ancora dello stesso Lime, le cui motivazioni sono fin troppo ovvie e se non addirittura prosaiche.
Anna Schmidt è un personaggio in fuga, una profuga ungherese con passaporto austriaco, abituata ad indossare maschere non solo per la sua professione. Tutti nel racconto si improvvisano un’ identità, per difendersi, nascondersi, sopravvivere e così fa Anna ma in lei a  differenza dei personaggi maschili coinvolti con Lime non c’è nessuna meschinità, restando in un certo senso “innocente” non ostante la sua vita di espedienti e il suo legame con un delinquente.
Il suo mistero, di cui la sua dolce e delicata sensualità ne accresce il fascino, consiste nella sua capacità di lealtà e di amore. Anna continua ad essere incapace di tradire o fare del male pure ad un uomo come Lime. Restando fedele a se stessa acquista, pur nella sua debolezza, una forza epica ben superiore a quella di tutti gli altri personaggi.
La sua non particolare bellezza, la sua aria quotidiana, la sua non particolare bravura come attrice, tutte queste apparenti non-qualità svaniscono di fronte alla sua incrollabile capacità di non lasciarsi corrompere da niente e da nessuno. La sua dignità, il suo ruolo apparentemente defilato, mai invasivo, la sua tristezza, la sua drammatica compostezza bilanciano in un certo senso in positivo ciò che in Lime c’è di spregevole come in una sorta di “giustizia” ed “equilibrio” che Greene vuole conservare per lasciare una piccola luce di speranza in tutta questa desolazione.

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L’autore, nell’introduzione, spiega la lunga genesi dei dialoghi e di come  presero vita trasformandosi nella sceneggiatura che porterà al film,  lavorando assieme al futuro regista, diventando veri colloqui che i due improvvisavano per renderli più realistici. Nel racconto sono quindi piuttosto abbozzati e non articolati, comunque rivestono un ruolo sicuramente altrettanto importante della descrizione dell’ambientazione su cui più si sofferma.
L’interazione tra i personaggi, ovvero i rapporti che li legano, sono senz’altro determinati dai dialoghi, essenziali in un testo destinato a diventare una sceneggiatura. Il registro linguistico è piuttosto semplice e non formale, teso a sottolineare la difficoltà di comunicazione in una realtà piena di personaggi di nazionalità diversa. L’alternarsi del registro linguistico drammatico e comico crea una singolare sovrapposizione di percezioni che spezza la narrazione e getta inquietudine nel lettore.
I livelli di lettura differenti, non dimentichiamolo che formalmente non è altro che un elegante gioco di specchi, con l’obbiettivo principale di divertire e intrattenere, hanno una funzione specifica di risvegliare la coscienza su temi scomodi e dolorosi che pur sempre fanno parte della vita si può dire di ogni epoca.
L’effetto comico e farsesco dello scambio di persona, i fraintendimenti, lo svelamento improvviso dei ruoli di personaggi che in un primo tempo apparivano sotto un’altra luce, sono tutti espedienti che l’autore usa per spiazzare il lettore e destare la sua attenzione, provocandolo attraverso l’uso del ridicolo, del patetico, del commovente.
L’uso di personaggi come Crabbin, buffi, patetici, alternati ad altri rozzamente violenti, ci porta a percepire la realtà che l’autore vuole trasmetterci come una foresta piena di contraddizioni e imprevisti. Nulla è ciò che sembra e tutto è mutevole e sempre in movimento.  Non c’è spazio per consolanti o rassicuranti bugie per mascherare la verità e mettere tranquilla la nostra coscienza.
La realtà che Greene conosce è terribile e spietata, il più forte vince inevitabilmente il più debole, e a questa regola non c’è scampo. Greene getta dubbi, insinuazioni, che creano allarme e aggiungono un irritante senso di mistero dando la claustrofobia sensazione che il protagonista Rollo Martins stia cadendo in una trappola tesagli soprattutto a causa della sua curiosità.
Le contrastanti versioni sulla morte di Lime, le discrepanze, le mezze verità, le autentiche menzogne e i depistaggi portano Martins su false piste, e nel frattempo la  fitta rete che inizia ad avvilupparlo si infittisce di maglie sempre più resistenti e solo il sorvegliante Calloway, che in un certo senso veglia sulla sua sicurezza, impedisce che questo si trasformi in tragedia. L’ordine viene ristabilito, il colpevole punito, ma l’amarezza per un’amicizia  mancata e tradita, persiste e non consola del tutto.

Temi principali:

Lo spettro della guerra, simbolizzato dal silenzio e dalla neve, fredda e incolore come la morte, è un tema sempre presente sullo sfondo e rende tutto più amaro e più tragico anche se materialmente la guerra è finita e restano solo le sue macerie . La rovina materiale riflesso della rovina morale dei personaggi perdenti, tristi, devastati dal male e a dispetto di tutto vivi.

La solitudine è un altro tema trattato con realismo ed estrema  sensibilità e sempre accompagna lo sbandamento e la desolazione dei personaggi. Il senso di alienazione, estraneità, smarrimento, (non c’è nessuno ad aspettare Martins in albergo).

L’amicizia infine è sicuramente il tema centrale del racconto. Un appuntamento mancato, un lungo addio tra due amici che non ostante siano su due posizioni diametralmente opposte sentono perdurare inaspettatamente il vincolo d’amicizia. L’unica emozione umana che Lime sembra avere conservato è appunto la consapevolezza che l’amicizia è un valore e nell’ inseguimento finale nelle fognature di Vienna, quando sa di essere irrimediabilmente perduto,  e che per lui non c’è salvezza, un senso di rimpianto, stempera il suo cinismo, pur naturalmente non dando spazio a niente altro che a questo e non trasformandolo in pentimento.
Lime non si pente del male fatto, delle centinaia di vittime dei suoi traffici, del dolore recato a Martins o alla ragazza, che amandolo rendono la sua indifferenza ancora più odiosa,  si pente unicamente  di non essere stato abbastanza scaltro e cinico da  cavarsela anche questa volta e nelle sue ultime parole prima di morire, ucciso da Martins, afferma proprio questa sua sconfitta con parole ironicamente derisorie .

L’avidità: questo tema è sicuramente oggetto di numerose riflessioni di Greene. Nella sua valutazione dei fatti e delle circostanze, vede sempre l’avidità a margine dei peggiori comportamenti umani. La corruzione che l’avidità porta con sè lo porta ad aumentare la sua pessimistica analisi dei fatti. L’avidità porta con sè le peggiori rovine perché non ha limite, è un meccanismo spietato che avvolge e avvelena tutto. L’autore sente una istintiva ripugnanza per questo “crimine”  ed enfatizzando i lati negativi della figura dell’ approfittatore Lime cerca di trasmettere al lettore tutto l’orrore e il  disgusto che l’avidità, di cui ha visto di persona le nefaste conseguenze,  gli provoca.

L’amore. In questo clima decisamente angosciante e opprimente, l’autore delinea una delicata storia d’amore tra la ex-ragazza di Lime e Rollo Martins. L’amore che lega questi due personaggi ha un po’ il tono della solidarietà tra naufraghi, ma non ostante tutti i suoi difetti e le sue manchevolezze è la sola realtà che sopravvive e getta una luce di speranza sul futuro. L’autore non ostante il suo estremo pessimismo conserva ferma la fede nel potere salvifico di questo sentimento anche quando apparenterete tutto intorno è perduto.

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Una Risposta to “:: Analisi di Il terzo uomo di Graham Greene”

  1. Il terzo uomo – Giri di boa Says:

    […] film con Orson Wells, ambientato nella Vienna del dopoguerra, occupata, in rovina, stremata, nulla è come […]

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