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:: Guest post: JACK di Sara Di Furia (La Corte Editore 2017) di Alessandro Mana

22 marzo 2018

Jack Sara di Furia

Oggi ospitiamo su Liberi un guest post d’ Autore, di Alessandro Mana, ripperologo stimato e conosciuto anche internazionalmente, autore del principale blog in italiano Redjack, interamente dedicato alla figura e ai crimini di Jack the Ripper, nella Londra vittoriana. Ha recensito per noi Jack di Sara Di Furia. Lascio a lui la parola.

Jack lo Squartatore è il nome del più noto serial killer attivo nel distretto di Whitechapel ( Londra) nel 1888.
Gli attacchi attribuiti a Jack riguardarono prostitute che vissero e lavorarono nei bassifondi dell’East End della capitale dell’Impero Britannico. Le loro gole vennero tagliate prima di orrende mutilazioni addominali. La rimozione di organi interni di almeno tre delle vittime portò all’idea che l’assassino avesse conoscenze anatomiche o chirurgiche di qualche genere.
Quando gli omicidi si intensificarono, nel settembre e nell’ottobre del 1888, alcune lettere vennero recapitate ai media e a Scotland Yard da qualcuno che affermò di essere l’assassino. Il nome “Jack lo Squartatore” ebbe origine proprio da una di queste lettere.
Quando George Lusk, presidente del Comitato di Vigilanza di Whitechapel, ricevette la lettera “From Hell” con la metà  di un rene umano conservato – presumibilmente estratto da una delle vittime – il pubblico si convinse sempre di più della presenza di un serial killer sia a causa della natura straordinariamente brutale degli omicidi, che per il trattamento di questi dai media dell’epoca. L’ampia copertura giornalistica conferì infatti una notorietà  internazionale e duratura allo Squartatore.
L’indagine della polizia su undici brutali omicidi avvenuti a Whitechapel fino al 1891 non fu in grado di collegarli tutti in modo definitivo a Jack.
Solo cinque vittime – Mary Ann Nichols, Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly – conosciute come le “cinque canoniche”, e i loro relativi omicidi (tra il 31 agosto e il 9 novembre 1888) vengono spesso considerati i più probabili da imputare a Jack lo Squartatore.
Gli omicidi non furono mai risolti e le leggende che li circondano sono diventati una combinazione di autentica ricerca storica, folklore e pseudo-storia. Oggi ci sono oltre un centinaio di ipotesi sull’identità  dello Squartatore, e gli omicidi hanno ispirato molte opere di finzione.
Una di queste è “Jack” di Sara Di Furia, edito da La Corte Editore.
Nel tentativo di dissolvere le ombre che avvolgono questa serie di efferati omicidi e far luce sulla identità  del misterioso serial killer, l’autrice costruisce una storia tra il thriller ed il paranormale utilizzando elementi storici ed una narrativa avvincente che tiene il lettore incollato alle pagine, fornendo una personale interpretazione dei fatti.
Per rendere al meglio la narrazione di quei tragici eventi utlizza il personaggio di Damon Blake, trasferitosi in Inghilterra dall’ India per sfuggire ad un passato burrascoso di truffe e suicidi.
Sebbene i delitti portino la firma di Jack Lo Squartatore, Blake ne viene coinvolto e travolto finendo nel mezzo di un vero e proprio incubo che, tra visioni notturne e donne misteriose, lo porterà  a dubitare anche delle sue stesse facoltà  mentali, facendolo giungere sull’ orlo della follia.
In qualità  di ripperologo ed autore di Redjack (un blog dedicato allo studio e all’analisi del caso di Jack lo Squartatore), mi sento in obbligo di ricordare al lettore più esigente e/o informato sugli eventi narrati che l’opera della Di Furia è comunque una storia di Fiction.
L’autrice, che tra le righe del suo romanzo dimostra di aver fatto ricerca sugli eventi del 1888 e sulla possibile identità  del serial killer, utilizza tuttavia questi dati per raccontare la sua storia e dipingere le atmosfere di una Londra vittoriana in cui la realtà  storica cede il passo alla fantasia.
Considerato tutto questo, le 256 pagine del romanzo risultano avvincenti, ben scritte e piene di colpi di scena che celano sino all’ultimo la soluzione del mistero.

Sara Di Furia: è nata a Brescia e ha all’ attivo già  diverse pubblicazioni, tra cui LA REGINA ROSSA, con La Corte Editore, che l’ hanno fatta apprezzare da lettori e critica per la sua scrittura intensa e le atmosfere intrise di mistero. E’ membro dell’ associazione EWWA (European Writing Women Association) ed è insegnante nella scuola secondaria di secondo grado. Con questo romanzo la sua scrittura vira decisamente verso tinte più scure, pur mantenendo le sue qualità  intatte.

Guest blogger

Alessandro Mana: orientalista, DJ, promoter, organizzatore eventi e ripperologo originario di Torino, attualmente residente in un piccolo paese rurale della provincia di Asti.
Dal 2013, la passione per il caso irrisolto di Jack lo Squartatore, lo ha condotto allo studio dilettantesco della criminologia e della ricerca storica per contestualizzare il blog Redjack, il principale sito dedicato a Jack lo Squartatore in lingua italiana.
Collabora dal 2014 con la comunità  internazionale di studiosi del caso del Ripper.

:: Al via Book Pride Fiera Nazionale dell’ Editoria Indipendente

22 marzo 2018

Book Pride 2018

Al via domani venerdì 23 marzo 2018 a Milano il BOOK PRIDE, Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente, alla sua quarta edizione, che si svolgerà negli spazi dell’ex Ansaldo fino a domenica 25. Il cuore della fiera si conferma BASE, ormai affermato polo culturale della città di Milano, a cui si affianca il MUDEC, il Museo delle Culture. BOOK PRIDE è organizzato da Odei, Osservatorio degli editori indipendenti, in collaborazione con il Comune di Milano, e diretto per la prima volta da Giorgio Vasta. Ingresso gratuito.

:: Review Party – Giallo di Mezzanotte di Franco Matteucci (Newton Compton 2018)

22 marzo 2018

RP matteucci

Esce oggi 22 marzo Giallo di Mezzanotte di Franco Matteucci, sesta indagine dell’ispettore Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, in quel di Valdiluce, ameno luogo montano in un immaginario angolo dell’Appennino tosco-emiliano, già teatro dei precedenti romanzi della serie.
Questa volta tutto ruota e prende spunto da un evento folcloristico (reale, leggere le note finali) che ha luogo nella valle, la mitica “Caccia al Daü”, leggendario animale che tutti sanno non esistere, ma che nello stesso tempo raduna una folla festante e goliardica armata di un sacco e di un campanaccio (per la cattura del mitologico animaletto), più intenta a darsi ai piaceri illeciti di un ancestrale rito orgiastico pagano che alla caccia o alla rievocazione storica.
Ma questa volta la festa e funestata da alcune morti. E’ arrivata infatti a Valdiluce a gettare scompiglio una celebre star della televisione, Diana Caselli, tanto bella quanto pericolosa (leggete cosa combina all’inizio al suo fidanzato) e ambigua, come è ambiguo e torbido il rutilante e dorato mondo da cui proviene fatto di ricatti, volgarità e compromessi, quasi sempre penalizzanti per le donne. Tema piuttosto attuale dati gli scandali degli ultimi mesi.
Lei e il suo nuovo amante, il maestro di sci Franz Sitter, non sanno che il pericolo giace nell’ombra ed è ben più grande di quanto immaginano.
Nuovo giallo di ambientazione italiana per il bravo Franco Matteucci, autore e regista televisivo oltre che romanziere, che si diverte a portare le poche luci e le tante ombre dei divi della tv nella amena Valdiluce, costruendo una storia abbastanza nera in cui nulla è come sembra.
I capitoli sono molto brevi, veloci, sì legge davvero in poco tempo. Ci ho messo un pomeriggio, tanto volevo sapere come sarebbe andata a finire. Marzio Santoni è sempre simpatico, affiancato dal suo fido assistente Kristal Beretta, che sgranocchia cioccolatini alla ciliegia, facendomi una certa invidia.
Questa volta i sospettati sono pochi e abbastanza circoscritti, ma un alone di mistero avvolge tutta la storia, con il suo retrogusto di ricatti e gente potente che trama nell’ ombra. Marzio Santoni dovrà portare avanti la sua indagine non proprio sicuro di potere fare giustizia questa volta. Ma così è la vita, anche lontana dalle trame intricate dei libri gialli.

Franco Matteucci, autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Ha scritto i romanzi La neve rossa (premio Crotone opera prima), Il visionario (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), Festa al blu di Prussia (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante), Il profumo della neve (finalista al premio Strega), Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio – Rèpaci). È autore di una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni: Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante, Tre cadaveri sotto la neve, Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco, Delitto con inganno e Giallo di mezzanotte. I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi.

:: Free Book #Giveaway: Tutto un altro mondo di Alessia Mosca

21 marzo 2018

Tutto un altro mondo

Globalizzazione e innovazione tecnologica: la strada europea. Prefazione di Enrico Letta.

Per quanto abbia portato grandi progressi e nonostante abbia plasmato una realtà che, dati alla mano, è generalmente migliore del passato anche recente, la globalizzazione è oggi pesantemente sotto attacco. Questo perché gli effetti della sua evoluzione rapidissima non sono stati tutti positivi e si sono create diseguaglianze. È venuto, dunque, il momento di discutere di come l’apertura del commercio su scala mondiale influisca sulla vita di ciascuno, e di quali siano i pericoli concreti che può causare e quali, invece, le false accuse che le vengono mosse. Ma è anche venuto il momento di rendere conto di come la percezione che la riguarda, spesso negativa, nasconda in realtà molti dei vantaggi che ha introdotto. Alessia Mosca prende il concetto di globalizzazione e lo spezzetta, gettando nuova luce sulle tante ombre che lo attorniano, con onestà e senza sconti, nell’intento positivo di mostrare, in modo semplice, tutte le sfaccettature che lo rendono un argomento tanto complesso e così sfidante per i sistemi tradizionali di rappresentanza democratica. Lo fa concentrandosi in particolar modo sulla prospettiva europea, che in questi ultimi anni, grazie al suo ruolo nella Commissione Commercio internazionale del Parlamento Europeo, ha contribuito a delineare.

Alessia Mosca, Tutto un altro mondo. Globalizzazione e innovazione tecnologica: la strada europea, Edizioni San Paolo 2018, pp. 160, euro 17,00.

ALESSIA MOSCA è deputata al Parlamento Europeo dal 2014. È coordinatrice del Gruppo S&D nella Commissione Commercio internazionale e vice presidente della Delegazione per le relazioni con la Penisola arabica. Si occupa principalmente di tematiche connesse alla globalizzazione e, in modo particolare, segue e ha seguito diversi accordi e negoziati commerciali condotti dall’Unione Europea. Dal 2018 è Invited Professor presso l’Università Sciences-Po di Parigi, dove tiene un corso di EU Trade Policy. Prima di arrivare a Bruxelles, è stata deputata al Parlamento italiano, dal 2008 al 2013, dapprima membro della commissione Lavoro poi capogruppo nella commissione Politiche Europee. Ha dedicato molto del suo impegno alle tematiche di genere e ai temi del lavoro e delle opportunità per i giovani. Sua è la proposta che ha portato alla legge n. 120/2011, conosciuta come legge “Golfo-Mosca”, volta a introdurre quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate.

Ecco il libro scelto per il giveaway in occasione del mio compleanno: una copia cartacea di Tutto un altro mondo di Alessia Mosca messa gentilmente a disposizione dall’editore Gruppo Editoriale San Paolo e da Alessandro che ringraziamo.

Come si partecipa?

E’ semplice: commentando questo post e scrivendo cosa vi viene in mente sentendo parlare di globalizzazione. Tra tutti i partecipanti verrà estratta copia del libro più alcuni adesivi di Liberi.

Alcune regole:

  • Possono partecipare a questo giveaway tutti i lettori di Liberi (maggiorenni) residenti in Italia (non effettuerò spedizioni all’estero).
  • Si partecipa commentando questo post e rispondendo alla domanda secondo le modalità sopra riportate.
  • Nessun acquisto è necessario. Ogni persona può partecipare con un solo commento.
  • Il libro è messo a disposizione dall’editore, io mi occuperò della spedizione.
  • Il vincitore non è obbligato a recensire il libro. Ma se poi vuole lasciare un commento, sempre a questo post sarà molto gradito, come una foto che dimostra che l’ ha ricevuto. Se lo recensite sul vostro blog, segnalate che l’avete ricevuto gratuitamente tramite il blog Liberi di scrivere.
  • Il giveaway apre oggi mercoledì 21 marzo e termina sabato 21 aprile. Il vincitore sarà avvertito per email lunedì 23 aprile e dovrà fornire un indirizzo valido per la spedizione.
  • C’è una soglia minima di partecipanti: devono partecipare almeno 10 lettori altrimenti il giveaway sarà annullato (e io mi tengo il libro 🙂 )
  • Gradita, ma non obbligatoria, una foto che testimoni il ricevimento del libro.

Ecco è tutto! Partecipate numerosi!

Vince: Ippolita Luzzo.

:: Scuola di Cavalieri di Vivian French, illustrazioni di David Melling (Gallucci, 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

21 marzo 2018
Scuola di cavalieri

Foto Credit Maria Anna Cingolo

Caro diario,
La primissima cosa che vorrei fare è cambiare nome.
Questo perché la mia seconda e più importante ambizione è diventare un Nobilissimo Cavaliere e non si è mai sentito di un Nobilissimo Cavaliere che si chiama Tom.

In effetti, rispetto alla nomenclatura tradizionale dei grandi eroi della Chanson de geste, Tom J. Profitterol, il nome del giovane protagonista delle due nuove divertenti avventure edite da Gallucci, non è un granché come presentazione, soprattutto se la personcina in questione desidera ardentemente diventare un cavaliere. Mentre si impegna a cercare un nome più idoneo alla sua futura professione, Tom soggiorna temporaneamente dagli zii alla Rocca delle Falene, in attesa che i suoi genitori ritornino a prenderlo. La zia Edvige è una donna severa e austera, piuttosto dispotica e puntigliosa, invece lo zio Archibald nasconde un passato da cavaliere e, anche se non gli è permesso rivangare i tempi andati, aiuta sottobanco il piccolo Tom a iniziare questa nuova “carriera”. A Rocca delle Falene c’è anche un’altra inquilina, la cugina Prunella, una ragazzina intelligente ed esuberante che prende lezioni di cornamusa. Inizialmente, Tom e Prunella non vanno molto d’accordo ma ad unirli sarà proprio un’impresa da cavalieri: salvare dal pozzo un simpatico cucciolo di drago che zia Edvige ospita alla Rocca per guadagnare qualche soldo in più. Per diventare cavaliere bisogna seguire delle regole ben precise e una pergamena magica saprà dare le giuste indicazioni ai due bambini sia nel primo (Scuola di cavalieri – La pergamena magica) sia nel secondo e ancora più divertente episodio (Scuola di Cavalieri – Il candido destriero), entrambi ambientati in un ducato immaginario, luogo in cui tutto può succedere.
Nuovi acquisti della collana Baby UAO – Universale d’Avventure e d’Osservazioni, questi due titoli rappresentano prime letture perfette per bambini che iniziano ad affacciarsi al mondo delle parole stampate. Le proposizioni brevi e poco articolate e un lessico accessibile, ma non banale, consentono una lettura autonoma ma stimolante. Anche il formato risulta agevole, appena inferiore alle misure standard, leggero e più adatto a piccole mani. Inoltre, nonostante siano in bianco e nero, le illustrazioni di David Melling donano più colore alla trama, raffigurando i protagonisti delle due avventure e i loro simpatici amici animali, a volte attraverso piccoli disegni decorativi, altre occupando gran parte del foglio, in entrambi i casi polarizzando l’attenzione del bambino. La copertina dei libri e molte pagine interne sembrano macchiate di inchiostro, caratteristica che rimanda sia alla scrittura giornaliera del diario a cui Tom affida i suoi pensieri, sia all’amico più stretto del bambino, Scarabecco, un uccello particolare che schizza inchiostro e il cui nome , infatti, gioca con le parole “scarabocchio” e “becco”. In conclusione, design e grafica di questi volumi sono curati nel particolare, solleticando la curiosità e gli occhi dei bambini.
Chiuso il libro, il giovanissimo lettore rifletterà su come scovare nella quotidianità una prova di coraggio che attesti il proprio valore e trasformare così anche una giornata qualunque in un’ occasione per diventare un ardito cavaliere. Divertimento e immaginazione sono più che assicurati!
Traduzione di Elena Battista.

Autrice: Nella sua lunga carriera Vivian French ha scritto più di 250 libri per bambini, tradotti in tutto il mondo. Dal 2016 è membro dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico per i suoi meriti in ambito artistico ed educativo ed è inoltre nella top 10 degli autori più letti nelle biblioteche del Regno Unito.

Illustratore: David Melling ha cominciato la carriera come dise­gnatore per film di animazione. Finora ha illustrato più di 60 libri, alcuni di ambientazione cavalleresca.

Source: Copie consegnate al recensore dalla casa editrice. Si ringrazia Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Come richiedere una recensione a un blog letterario

21 marzo 2018

bny

A grande richiesta (va beh grande, diciamo di qualcuno) ecco un articolo rivolto a quegli scrittori che mandano tante mail ai blogger e non ricevono risposta, e neppure una recensione. E si chiedono dove sbagliano. A volte non sbagliano neanche, ma certe cose è bene tenerle presente.

Senza pretese di esaustività sull’argomento naturalmente, e senza nulla togliere agli articoli di numerosi colleghi reperibili in rete, scrivo dunque questo post per essere d’aiuto a quegli scrittori che senza ufficio stampa, o in accordo con loro, scrivono direttamente ai blogger letterari proponendo il loro libro affinché venga letto e recensito. Non nego che in 10 anni ne ho viste di richieste bizzarre, o perlomeno formulate in maniera bizzarra, e a parte la maleducazione la cosa che indispone più di tutto un recensore è la trascuratezza e la superficialità. Ma andiamo con ordine.

Ci sono due scuole di pensiero: una prevede che le recensioni non vadano richieste, che siano spontanee. L’altra ammette che si richieda a un recensore di leggere il proprio libro. Badate bene ho detto leggere, la successiva recensione sia per un quotidiano, o per una rivista, o un blog non è mai dovuta, e tanto meno la si può pretendere.

Chiarito questo, non lo dovrei dire, ma il recensore non è una divinità indiana, di un ipotetico pantheon di intoccabili. Fosse anche super influente, super rinomato, super qualificato, esprime sempre un parere, un punto di vista personale delle cose e del mondo, a volte è vittima di preconcetti, e debolezze, come tutti. Per cui se temete il suo giudizio, non sottoponetegli i vostri testi. Se lo fate, aspettatevi di accettare critiche e giudizi a volte anche se non spietati molto sulfurei.

Risentirsi di una stroncatura, criticarla, attaccare il recensore (dopo), è una cosa da non fare mai. Lo dico per voi, nel vostro interesse. I recensori si parlano, i nomi degli scrittori che dopo anche una pur velata critica scatenano la propria orda di fan dietro al critico, fosse anche un giovanissimo blogger alle prime armi, circolano e bene non credo vi sia difficile immaginare, che i blogger poi cestinino le successive richieste, per quieto vivere o per stanchezza.

Se nella mail (breve mi raccomando) specificherete che accettate con educazione le opinioni altrui, vi assicuro questa breve frase aumenterà esponenzialmente le probabilità di essere presi in considerazione. (Poi naturalmente lo dovete fare sul serio, non usarla come frase di circostanza).

Cercate le parole adatte con cura, siete scrittori, non dovrebbe essere difficile. Evitate il linguaggio burocratico (per carità), o quello troppo confidenziale, da amiconi quando a volte manco ci si consoce, o peggio quello di chi pretende un servizio che il blogger non è minimamente tenuto a concedere.

Visitate il sito di riferimento, assicuratevi che il blog accetti libri da recensire, mi raccomando, può sembrare strano e incredibile, ma ci sono anche blogger che non lo fanno. Che vogliono scegliere da soli cosa leggere. Leggete dunque sempre la policy del blog, il genere di libri che il blogger recensore preferisce leggere, i suoi tempi, se ha messo in un cartello (ideale) sono sospese le richieste di recensioni, rispettatelo. Non farà eccezioni perché voi avete scritto un capolavoro. Ha i suoi buoni motivi che siano familiari, di salute, o perché si è stancato. Insomma rispettateli.

Vi confido un segreto, i blogger non stanno tutto il giorno ad aspettare le vostre richieste, fanno altro, a volte anche meno piacevole di dare una scorsa alle mail. E un blogger medio grande, riceve decine e decine di mail simili al giorno e il tempo essendo limitato, non permette di dedicare troppo tempo a questa attività. Se una mail non cattura l’interesse, viene lasciata indietro, vi confesso senza tanti sensi di colpa. E’ più una questione di sopravvivenza, ne convenite?

Quindi scrivete in buon italiano, perlomeno comprensibile, date segno di aver letto la policy e compreso i tratti salienti. Fate capire che ci tenete davvero al parere di quel blogger, e non solo per vendere più copie del vostro libro. Non è il mestiere del blogger fare vendere più libri. Il blogger scrive principalmente alla community dei suoi lettori, a loro deve rendere conto, loro con le loro visite tengono in vita il blog. Ciò non toglie naturalmente che le vendite possano aumentare, come effetto collaterale, se di un libro se ne parla, se ne discute ha più probabilità che circoli, che venga letto, e acquistato.

Infine, sperando di esservi stata utile, e nonostante ci siano tanti altri punti da toccare, ma sempre nel tentativo di essere sintetica ed efficace, nel concludere ricordatevi di ringraziare una volta pubblicata la recensione, che sia con una mail o con due righe sui social. Non è un pagamento in denaro, ma vuol dire molto per il recensore, e non c’è nulla di peggio che sentirsi usato e sfruttato. Un grazie può far miracoli, ve lo assicuro. E non vi sminuisce. I più importanti e famosi scrittori trovano il tempo per ringraziare del tempo dedicato ai propri libri. Gli addetti stampa, subissati di lavoro, trovano il tempo di scrivere due righe anche solo per far sapere che la recensione la si è letta davvero, e non si è solo appiccicato una testa impagliata nella parete del salottino da caccia. Non è solo bon ton, è più solidarietà tra colleghi (che si rispettano) e amici. Alla prossima.

:: Un’ intervista con Antonio Lanzetta a cura di Elena Romanello

21 marzo 2018

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La Corte editore di Torino propone il nuovo romanzo thriller di Antonio Lanzetta, I figli del male, e sotto la Mole l’autore ha incontrato un vasto pubblico di appassionati lettori, raccontandoci un po’ di cose su un libro che promette molto bene.

Quando hai capito che scrivere per te sarebbe stato così importante?

Tutto nasce dal mio amore per i libri, trasmesso dai miei insegnanti, da ragazzino rimasi folgorato da Dieci piccoli indiani di Agatha Christie e in parallelo alla lettura di libri vari, scrivevo recite da far interpretare dai ragazzi del mio condominio.

Tu però hai fatto poi altro nella vita.

Sì, ho studiato economia con indirizzo statistico e ho perso per un po’ di anni il contatto con la scrittura. Io sono e resto un nerd, da ben prima che questa cosa diventasse di moda, sono appassionato di pc e ho passato intere estati a giocare a Dungeons & Dragons e la scrittura fa parte del mio modo di essere.

Hai iniziato con romanzi di letteratura fantastica, come mai sei passato poi al thriller?

Credo che i generi siano etichette che vengano dati ai libri per facilitare il lavoro dei librai. Io amo scrivere di cose che amo, di cose che sento. Ho adorato scrivere narrativa fantasy e di fantascienza rivolta ad un pubblico di ragazzi, ha soddisfatto il mio essere un nerd creativo e ho capito quanto sono vere le parole di Salinger sul fatto che quando leggi un libro diventi amico dello scrittore. Del resto è stato grazie al fantasy che ho conosciuto Gianni La Corte e la sua casa editrice, a Mantova fantasy nel 2012. Ci siamo scelti a vicenda e poi ad un certo punto gli ho detto che volevo cimentarmi con il thriller.

Che tipo di lettore hai in mente quando scrivi?

Nessuno in particolare, scrivo per comunicare, amo molto i lettori non tecnici, che si lasciano trascinare dalla storia.

Qual è per te la cosa più difficile dello scrivere?

La caratterizzazione dei personaggi e trovo molto duro mettermi nei panni dei cattivi, inevitabilmente presenti in un thriller. Credo che un autore debba essere un bravo attore, perché in fondo deve recitare i suoi personaggi per renderli reali. D’altro canto come ho avuto modo di dire anche alle trasmissioni a cui mi invitano come opinionista, ogni singola azione criminale deriva comunque da una patologia.

Come e quando scrivi?

Alberto Moravia diceva che bisogna scrivere almeno due ore al giorno, in realtà non è una cosa sempre possibile e penso che noi scrittori abbiamo sempre una mente dissociata con la realtà, perché viviamo anche nel nostro libro anche quando non ci stiamo lavorando. Comunque ho impiegato un anno a scrivere I figli del male anche se ci pensavo già da veri mesi prima. Mi aiutano molto i miei gatti, che mi svegliano presto così posso scrivere prima di andare al lavoro.

Ne I figli del male tornano alcuni personaggi de Il buio dentro. Sono collegati o possono essere letti in maniera indipendente?

Ci sono dei collegamenti, ma si può leggere anche da solo senza aver letto Il buio dentro, svelo meglio alcuni personaggi del primo romanzo, e poi racconto molto anche il passato, gli anni Cinquanta a Salerno dove tutto è iniziato.

Quanto si nutrono del male reale i tuoi libri?

Io sono appassionato di serie tv, sono Netflix dipendente, ma fin da ragazzino ho sempre amato molto Chi l’ha visto, e quello che mi sconvolge sempre nelle storie reali di morte è come gli assassini riescano a nascondere le loro vere intenzioni fin quando è troppo tardi. Del resto come scrittore penso che la sfida più grande è stata quella di indossare i panni del cattivo, anche se prima di tutto penso che le mie siano storie di formazione, un genere che adoro da sempre.

Nel tuo libro la grande protagonista è la città di Salerno. Che rapporto hai con la tua città?

Io amo raccontare quello che conosco, inoltre i problemi del Meridione non sono un luogo comune, una città come Napoli potrebbe vivere sulla sua Storia e la sua arte, ma non riesce ad andare oltre le etichette e a cambiare. Del resto, Saviano non ha fatto altro che portare alla luce una verità nota ma che si preferiva non ammettere.

Stai avendo successo all’estero, ti hanno definito lo Stephen King italiano. Come vivi questo successo?

Fa un certo effetto essere paragonati ad uno dei miei autori preferiti di sempre, Stephen King, anche perché per me It è il romanzo contemporaneo per antonomasia. Anche essere uno dei cinque autori italiani, con nomi come quelli di Donato Carrisi e Massimiliano de Giovanni, presenti al festival Quai de polar ad aprile a Lione è un grandissimo onore, e anche essere stato indicato come uno degli autori non statunitensi di thriller più significativi.

Nei tuoi romanzi torna spesso il tema del cold case, il delitto irrisolto. Come mai?

Penso che non esista l’omicidio perfetto, chiunque fa sbagli anche se crede di poterla fare franca e il far scoprire la verità nonostante tutto, in un microcosmo che si spiega dopo anni come capita ne I figli del male. Del resto io faccio sempre ricerche anche storiche per i miei libri, per raccontare un passato che influenza il presente.

Ti piacerebbe un film o una fiction tratti dai tuoi libri?

Ovviamente sarebbe il mio sogno, per ora mi accontento della lettura da brivido del prologo de I figli del male che ha fatto il grande doppiatore Edoardo Stopacciaro, anche autore fantasy per La Corte.

:: La foresta assassina di Sara Blædel (Fazi 2018) a cura di Micol Borzatta

20 marzo 2018
La foresta assassina

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Per Sune è una notte molto importante. Infatti ha appena compiuto quindici anni e quella sera affronterà il suo rito di passaggio per lasciare la sua fase di bambino ed entrare nel mondo degli adulti.
Sapendo che a Sune piacciono molto i libri e poco la vita sociale, gli uomini del gruppo gli fanno come regalo una ragazza, ma a Sune non interessa fare l’amore con quella donna davanti a tutti, così scappa e si nasconde, e dal suo nascondiglio vede suo padre e tutti gli altri violentare a turno la giovane fino a lasciarla priva di vita.
Da quel momento Sune, spaventato e terrorizzato, decide di rimanere nascosto nella foresta e di non tornare a casa, per paura di cosa potrebbe fargli il padre.
Qualche giorno dopo, mentre la polizia sta cercando Sune, di cui è stata denunciata la scomparsa, viene avvistato da una donna e da alcune telecamere a movimento messe per monitorare i volpacchiotti.
Del caso viene incaricata Louise Rick, che ha appena ripreso servizio dopo una terribile vicenda accaduta mentre indagava su un altro caso.
Louise, nata e cresciuta a Hvalso, conosce perfettamente sia il villaggio, la foresta e la gente del posto, gente che scopre essere molto probabilmente collegata alla morte del suo fidanzato, dichiarato suicidio ma di cui ora si pensa si sia trattato omicidio.
Romanzo molto intrigante che fin dalle sue prime pagine sa tenere il lettore legato alla lettura catturandone l’attenzione grazie a una narrazione molto ben congeniata, come una ragnatela di eventi che ti si stringe addosso e da cui non riesci a liberarti se non a fine romanzo.
Dal primo romanzo dell’autrice, Le bambine dimenticate, possiamo notare una crescita della protagonista molto ben delineata, che ci permette di ritrovare un’amica che abbiamo salutato con la fine dell’altro romanzo, ma con tratti molto più adulti e maturi.
Mi è piaciuta molto anche la scelta di Sara Blædel di raccontare alcuni accenni del primo romanzo, in modo da dare continuità alla storia, in questo modo chi ha letto il primo romanzo si trova con un piccolo riepilogo che risveglia i ricordi del romanzo, mentre chi non lo ha letto ha un’infarinatura di cosa sia successo per cui Louise si ritrova con determinati pensieri e a fare determinate scelte, e la voglia di recuperarlo.
Un romanzo davvero incredibile in cui l’autrice è riuscita a correggere anche quei piccoli errori di narrazione che si erano riscontrati nel primo romanzo.

Sara Blædel nasce nel 1964.
È l’autrice numero uno in Danimarca con i best seller riguardanti la serie con Louise Rick.
Tradotta in trentasei paesi ha anche ricevuto il Golden Laurel, il più prestigioso premio danese per la letteratura.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Cristina dell’ ufficio stampa Fazi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire di Angelo Zabaglio aka Andrea Coffami (e viceversa) (Gorilla Sapiens Edizioni 2016) a cura di Daniela Distefano

19 marzo 2018
Angelo Zabaglio

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Il giocattolaio matto, Oggetti smarriti, La coppia perfetta, Io sono superman, Crash, E’ quasi magia Johnny, Il perdente, Pigiami scandalosi, Pubblicità occulta, Il brodo Star, Dormiamoci sopra, La buona volontà, Il problema igienico, Offerta speciale etc…

Sono solo alcuni dei racconti flash che compongono il volume “L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire” (Gorilla Sapiens) di Angelo Zabaglio – (in arte Andrea Coffami), scrittore, musicista e performer di Latina – una raccolta che per gli argomenti trattati e il linguaggio utilizzato è consigliata a un pubblico insensibile. Si tratta di brevi storie surreali ed esilaranti, umoristiche, amare, gravitanti su un universo di stranezze, pulsioni e trasgressioni dall’ordinario. Lo scrittore ci porge un immaginario bizzarro e grottesco, non ci sono censure, solo il filtro di uno sguardo naïve. A definire lo stile pop di quest’opera contribuiscono il pastiche linguistico di dialetti, gerghi e stile colloquiale e i frequenti riferimenti alla cultura televisiva e cinematografica. Non c’è un filo conduttore che lega questi brandelli della mente, si segue lo sviluppo della stucchevolezza. L’eccesso, l’ironia spinta, lo sboccato stile dell’irriverenza non è un genere nuovo, ma vecchio quanto il sole. Già i latini si trastullavano con le sfacciataggini del riso tra i denti. Oggi la verve letteraria del comico pensante raggiunge livelli di parossismo per catturare le orecchie e gli occhi dei lettori più impressionabili. Questo libro vuole essere un ulteriore declinazione della provocazione, un pugno nello stomaco e un disegno a volte spinto. Ma è l’effetto voluto dalla scrittore, tutto fa parte del copione. Sfogliando le pagine ci si abitua a ricacciare indietro lo sberleffo, ed è allora che si rivela la natura di questi pensieri, di questi scorci, di questo scorrere della vita guardandola da un albero. Come quello del “Barone rampante”. Si sta bene lì in alto, si vedono tutte le piccolezze umane, tutte le impudicizie dello spirito. Non c’è però moralità, non c’è condanna, c’è solo umanità, quella che a volte manca anche negli esseri più eccelsi, e fluisce invece tra i reietti del mondo.

Chi è Angelo Zabaglio?
“Angelo Zabaglio è nato e già questo potrebbe bastare, ma andiamo oltre… Angelo vendeva i suoi libri per strada e se ne vanta ancora (ora è passato ai marciapiedi). Per un periodo si è esibito nelle metropolitane dove ha fatto amicizia con un sacco di zingari e zingare libere. Angelo è un ragazzo di una simpatia unica al mondo (e di questo siamo tutti grati al Signore). Un giorno decise di suicidarsi ma lasciò perdere. Angelo si drogava pesantemente per sentirsi un vero giovane. Angelo ama la musica e da circa una decina di anni collabora con l’artistoide Vertigo che gli remixa le sue poesie miscelandole con dei suoni elettronici che crea campionando lavori altrui. Le musiche di Vertigo sono scaricabili gratuitamente in rete. Il discorso legato al rap però continua sempre, nei testi dello zabaglione c’è sempre una gradevole sonorità che ricorda la musicalità legata al mondo hip hop. Quando più di una persona gli disse questa cosa (quella che avete appena letto) Angelo prova a partecipare ai vari slam poetry organizzati in giro per il mondo. Qualcuno lo vince, qualcuno lo perde, qualcuno si diverte, qualcuno non ci va perché perde la coincidenza del treno. Ma Angelo è un tipo che in fondo capisce che da soli non si va da nessuna parte intraprende quindi collaborazioni artistiche e sessuali con vari artisti che pian piano conosce durante il suo peregrinare. Il gruppo al quale vuole più bene è l’Anonima Scrittori di Latina, prende poi parte al progetto Folli Tra Fogli di Milano e inizia una bella collaborazione con il maestro esimio compositore illustrissimo Marco Russo. Con il Marco Russo incide il cd Pene che uscirà in allegato gratuito sulla rivista Underground Press (Nicola Pesce Editore). Suoi testi e testicoli sono apparsi sulle riviste Toilet, Underground Press eccetera eccetera. Ha pubblicato pure qualcosa tipo una raccolta di racconti denominata Storie brutali (Ed. Il Foglio) seguito poi dal romanzo breve Ed ora cominciamo (Prospettiva Editrice), dalla raccolta poetica Non tutti i dubbi sono di plastica (Arcipelago Edizione) ed infine dalla raccolta di racconti Lavorare stronca (Casa Editrice Tespi). Ma Angelo non vuole farsi mancare niente e allora entra in redazione del programma Camera car (Mithril Production) e intanto scrive pure per il cinema (o cimena) dai cortometraggi ai video/arte fino alla stesura a più mani del lungometraggio I write (in post-produzione). Poi lo chiamano a fare l’ispettore “Gadget” di produzione per il lungometraggio “Colpevole” di Vincenzo De Carolis e si mette a fare l’assistente alla regia per la commedia “Almeno speriamo che sia domenica”. Di notte, dopo le due ore di prostituzione sulla Salaria, lavora alla stesura di una nuova silloge poetica (in realtà il libro è finito ma non riesce a trovare il titolo giusto); tenta di ultimare con Vertigo il cd “Maniscalco” e scrive sceneggiature che non verranno mai realizzate. Nel tempo libero fuma, ripensa alle cose belle della vita, parla con i suoi amici immaginari… Angelo Zabaglio è affetto da personalità multiple ed ogni personalità ha un suo nome e cognome: Andrea Coffami, Marisa Schifani, Giuseppe Lotrito e Pino Malosi. Ultimamente si firma come Angelo Zabarzotto”.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio stampa di Gorilla Sapiens Edizioni.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Mi manca il Novecento – Gesualdo Bufalino: storia di un grande scrittore dimenticato e rimosso a cura di Nicola Vacca

19 marzo 2018

Bufalino

Quando nel 1981 uscì Diceria dell’untore l’opera prima di Gesualdo Bufalino, fu subito un caso letterario. Un esordio all’età di sessantuno anni che avrebbe segnato la narrativa italiana.
Lo scrittore di Comiso era un uomo di immensa cultura. Sempre affascinato dalla letteratura e dai libri, trascorre la sua infanzia nella biblioteca paterna.
«Ingegnoso nemico di se stesso», così amava definirsi. Bufalino ha letto tutti i libri e ha sempre resistito alla proposta di pubblicarne uno dei suoi.
Grazie all’incoraggiamento del suo grande amico Leonardo Sciascia, all’età di sessantuno anni pubblica da Sellerio Diceria dell’untore, un libro importante sul tema della morte, un romanzo che ancora oggi rappresenta un classico del romanzo italiano di fine Novecento.
Attenzione della critica e un ottimo successo di pubblico per uno scrittore schivo che ama vivere appartato tra i suoi libri e le sue pagine.
A ventidue anni dalla sua scomparsa, Gesualdo Bufalino rischia di scomparire anche dalla memoria letteraria.
Sellerio pubblica i suoi libri più belli (Argo il cieco ovvero i sogni della memoria, Cere perse, La luce e il lutto, Museo d’ombre)
Morto Leonardo Sciascia, i libri di Gesualdo Bufalino inspiegabilmente spariscono dal catalogo della casa editrice siciliana, Nel 1988 Bufalino pubblica da Bompiani Menzogne della notte, romanzo con cui si aggiudicherà lo Strega.
Nel 1996 esce Tommaso e il fotografo cieco. Lo scrittore muore improvvisamente in un incidente stradale il 14 giugno dello stesso anno.
Oggi Bufalino è poco letto, poco pubblicato e poco conosciuto e giace inspiegabilmente in un limbo editoriale. Si trova ai margini di un cono d’ombra che lo ha portato verso l’oblio.
Non riesco a capire perché, a un certo punto, Elvira Sellerio abbia smesso di credere nella sua scrittura. Non riesco a capire perché Gesualdo Bufalino, uno degli scrittori più importanti con cui si è chiuso il Novecento, sia diventato lo scrittore più velocemente dimenticato del nostro Novecento.
Non riesco a capire il perché di questa rimozione. Eppure un grande scrittore come Gesualdo Bufalino è quasi scomparso dalle librerie. Lo scrittore di Comiso dovrebbe avere un posto di riguardo tra i più grandi letterati del nostro tempo.
Ma se guardo oggi per un attimo il catalogo di Sellerio, vedo che un altro siciliano impazza con la sua dozzinale letteratura d’intrattenimento, capisco tutto.

:: Newsletter sì, no, forse

18 marzo 2018

Ci sto riflettendo da mesi: perchè non aprire una newsletter di Liberi?

Ma prima di rispondere a questa domanda, vediamo nei dettagli e in breve cos’è una newsletter:

Newsletter

Insomma è un notiziario o bollettino da inviare a cadenza fissa o saltuaria a coloro che si inscrivono dandoti il proprio indirizzo email. E’ un’ ottima strategia Web Marketing per le aziende che hanno prodotti da vendere, ma funziona allo stesso modo per un blog che al massimo vuole tenere aggiornati i propri lettori sulle pubblicazioni effettuate, e in soldoni aumentare le visite?

Ho pochi dati disponibili al riguardo, anche se c’è da considerare che una cosa che va bene per un blog non è detto che vada bene per un altro. Insomma è una questione molto relativa, che dipende prevalentemente dal tipo di lettori che ti seguono. Tecnicamente, anche se in maniera molto indiretta (tramite parternship) anche noi vendiamo libri, ma non è detto che i lettori vengano su Liberi per effettuare un acquisto. Cercano per la maggior parte informazioni. Notizie, recensioni, raffronti, indicazioni dalle più varie, da un aiuto per scrivere una tesina scolastica, a: ma è davvero bello l’ultimo libro edito da XY autore famoso?

E dunque ha senso una newsletter? E soprattutto, cosa vorrebbero vederci scritto?

  • Un riepilogo dei post usciti nella precedente settimana?
  • Le anticipazioni su cosa uscirà la settimana successiva?
  • Un ibrido tra le due formule (un po’ storico, un po’ anticipazioni)?

La forma più abusata è senz’altro il riepilogo. Tanti link, con magari due righe di spiegazione molto sintetiche, su cosa si è pubblicato. Magari da far uscire la domenica, quando i lettori, liberi da impegni di lavoro, hanno più tempo di vedere cosa si sono persi.

Ma anche il prossimamente ha un suo perchè. Certo il blog deve avere un serio programma editoriale e un calendario almeno a una, due settimane. Cioè deve programmare gli articoli in largo anticipo. Se no in effetti non si ha poi niente da scrivere. Ma funziona questa formula, o è unicamente dispersiva? Torneranno i lettori a cercare quei post di cui avete ventilato la pubbliazione? E soprattutto leggeranno davvero la mail?

Io mi iscrivo a molte newsletter, ma poi lo ammetto, non le leggo. Faranno così anche i miei lettori, con tutta la fatica che comporta scriverle?

C’è poi la formula ibrida, quella che a me pare più interessante. Un po’ di link agli articoli passati, e un bel finale prossimamente con qualche ghiotta anticipazione. Ma anche qui, la leggeranno? Si iscriveranno? Ha senso? Cosa ci guadagna il blog?

Lascio a voi nei commenti dire la vostra.

Vuoi saperne di più della mia esperienza di book blogger? Leggi Come diventare una book blogger (felice) un agile e divertente manuale di facile consultazione in cui racconto la mia esperienza di blogger in rete dal 2007.

:: Angela custode di Filippo Brighina

16 marzo 2018

angela custode

Angela entrò dalla porta grande, anche se tutto era già iniziato, rischiando così di attirare l’attenzione su di sé.
Inaspettatamente, le due enormi ante di legno, solitamente tanto rumorose dato il cronico mancato coincidere delle loro battute, si mossero docilmente alla pressione delle sue mani, anch’esse vissute, ma non vecchie.
Osservò, come per la prima volta, i segni del tempo sul loro dorso, che risaltava bianco e livido sul legno scuro e per un attimo rivide entrare lì una giovane donna piena di speranza e di amore, che a suo modo, aveva dato all’uomo della sua vita.
Si stupì di non vedere alcuna testa volgersi per capire chi stesse arrivando tanto in ritardo e ne approfittò per raggiungere subito un angolo tranquillo, riparato dagli sguardi che non avrebbe comunque voluto subire.
Si fermò lì, in piedi, di fianco ad una delle tante colonne e lo cercò con lo sguardo; ne vedeva la presenza ma non i tratti e si spostò per raggiungerli.
“Eccolo!”. Si disse così, nel silenzio, con un pensiero tanto forte da sembrare solido, visibile.
Era lì, non lo vedeva da ben oltre cinquanta anni, l’uomo della sua vita. Lo scrutò e le venne un pensiero insolito: “Ha il naso molto più lungo di quanto ricordassi”.
Ma era la posizione in cui lui si trovava che ne faceva emergere la sporgenza, il naso era sempre quello, fiero, importante, ma non esattamente “lungo”; la pelle, invece, era apparentemente liscia, insolitamente tesa per un uomo della sua età.
“Gli dona il rosso”, pensò, “il colore dell’amore, della laurea, del sangue e del raso, che spero non gli sia troppo freddo, intorno al suo bel viso”.
Era bello, ed era lì, l’uomo della sua vita.
Circondato da raso rosso, da fiori e da luce tremula di candele, nella sua bara semplice, adatta a lui, uomo semplice, buono, come ti capita di trovarne pochi.
Aveva saputo della sua morte dal giornale, un solo modesto annuncio: “Non è più tra noi: ha vissuto da uomo giusto.” E chi meglio di lei poteva testimoniarlo?
Lo osservava lì, sdraiato, immobile nonostante lo sguardo di lei cercasse disperatamente di farlo muovere, di trovare un battito di ciglia od un resto di respiro, per poter urlare a tutti che era ancora vivo, che si era solo addormentato.
Non lo vedeva da quasi sei decenni e lui non aveva in tutto quel tempo né più visto lei né saputo alcunchè della sua vita: era rimasta per lui un ricordo di gioventù, il primo, il più dolce e tenero.
Il fumo delle candele, confondendo i contorni, la aiutò a ricordare tutto, anche se le immagini nella sua memoria erano nitide, presenti: rivide sé, giovane, bellissima, splendente, unica figlia in una famiglia ricca, con pretese di nobiltà e con tanto pregiudizio, come era normale per l’epoca.
Anni ’50, fidanzamento guardato a vista, con quel ragazzo tanto gentile e carino ma di umili origini e di pochi mezzi: decisamente inadatto per lei e per la sua famiglia, a giudizio dei genitori.
Era il suo primo amore e forse non immaginava che sarebbe rimasto anche l’unico, l’uomo della sua vita; lo sperava in cuor suo quando confidò alla sua migliore amica di portare in grembo, a vent’anni, il segno di quella stessa speranza.
Come spesso accade, però, la migliore amica divenne la peggiore nemica ed i suoi genitori ne vennero informati, non dalla figlia né dalla sua amica, ma dal Parroco, non sempre garante di silenzio, di discrezione da confessionale: una notizia tanto grave avrebbe fatto il giro del paese in pochi attimi, trasformando la reputazione di una giovane ereditiera e dei genitori in un argomento di conversazione da bar, di scherno e rendendo il miglior partito del paese una poco di buono che nessun gentiluomo avrebbe più voluto sposare.
Cercava dai suoi un’assoluzione ed ebbe invece una soluzione, inaspettata, grave. “Avrai il figlio, giacchè siamo una famiglia cristiana, ma non qui: c’è un convento di religiose che ti ospiterà, a Mustair, in Svizzera. Non è lontano ma nessuno ti troverà e, soprattutto, il padre del bambino, che non dovrai mai più vedere. Se non rispetterai il nostro volere non ci vedrai più e sarai del tutto diseredata.”
Sola, senza alcuna possibilità di ribellione, che in quegli anni non usava ancora, schiacciata dalla responsabilità di una gravidanza impossibile, non seppe e non potè fare altro che piegare il capo di fronte alla volontà familiare e partì senza un cenno, sparì dal paese, lasciando il suo amore, ignaro dello stato in cui lei si trovava.
Nacque, suo figlio e venne abbandonato senza nome e destino nel convento che la ospitava.
Non ne avrebbe saputo più nulla.
Partì, lei, andò in America del sud per curare gli interessi del patrimonio di famiglia e, proprio in viaggio, la raggiunse la notizia della morte dei suoi genitori in un terribile incidente; proseguì.
Non sarebbe tornata per loro, le avevano rovinato l’esistenza, fatto sprecare amore e gioventù, sottratto l’uomo della sua vita.
In America trovò la ricchezza; i terreni coltivati a caffè che facevano parte dell’azienda ereditata si rivelarono ricchi di petrolio e, in poco tempo, assunsero un valore di mille volte superiore: vendette tutto e investì il ricavato nel modo più sicuro e redditizio.
Il tempo che le rimaneva dal poter vivere di rendita era molto ed i ricordi le tornavano prepotenti alla memoria, anche perchè non aveva voluto alcun altro uomo accanto a sé.
Tornò in Europa e si stabilì in un paesino nei pressi di Nizza. Era sparita da cinque anni e, sebbene con mille cautele, cercò di avere notizie di lui e ne trovò: si era sposato, aveva due figli, un lavoro modesto come contabile in una grande azienda di trasporti marittimi di Genova, un presente informe ed un futuro grigio ma forse una piccola serenità che lei decise ora e per sempre di non voler stravolgere.
Sentiva però fortissimo in lei il desiderio di rimborsarlo della vita che gli aveva rubato non ribellandosi all’ipocrisia dei suoi genitori, di ridargli ciò che, in cuor suo, era convinta di avergli sottratto: un presente agiato, anche se magari non la felicità che avrebbero potuto costruire insieme.
Tramite una società fiduciaria di Zurigo, nella quale conobbe un giovane gentile di nome Enrico, acquistò il pacchetto di maggioranza delle azioni dell’azienda in cui lui lavorava e, con aumenti di capitale e finanziamenti a fondo perso, dotò la società di grandissimi mezzi, consentendole così di aumentare enormemente clienti e giro d’affari e fece in modo che il merito di queste operazioni fortunate fosse attribuito a lui che, da oscuro ragioniere di un ufficio sul porto, in due anni divenne dapprima consigliere di amministrazione e poi amministratore delegato della società, con apparente ampio merito, con la fiducia di tutti e con partecipazione agli utili, che, nel frattempo erano saliti alle stelle.
Il boom economico era alle porte e le fu facile procurare, con i suoi potenti mezzi economici, clienti e lavoro alla sua società.
Lui cambiò casa, diede alla sua famiglia tutto ciò che potesse esserle necessario, il meglio ma non il superfluo, giacchè in lui agiva sempre l’uomo corretto e modesto di un tempo.
Dopo qualche anno, su istruzioni di lei, la fiduciaria ebbe a disfarsi delle azioni in suo possesso e le vendette nel momento apparentemente meno indicato, al prezzo migliore per l’acquirente: lui le acquistò tutte divenendo così padrone dell’intera partecipazione e della sua esistenza.
Lo aiutò in mille altri modi, sempre nell’ombra, senza mai che lui sospettasse; gli diede una vita piena di fortune e, quindi, di tranquillità, che lui visse con la famiglia, col dolce ricordo lontano di lei, che l’aveva abbandonato senza una parola, di ciò che avrebbe potuto essere e che non è stato.
Ed ora lo rivedeva lì, ora che non aveva più bisogno di alcun aiuto e riconosceva ancora nei suoi tratti, anche se sdraiato, quelli dell’uomo della sua vita, ora che non c’era più in lui la vita del suo uomo.
Non pianse di fronte a lui e, prima della fine della cerimonia, sistemandosi il foulard sui capelli grigi e curati, uscì dalla chiesa e salì sulla sua auto dove l’autista attendeva paziente.
Tornò a Nizza, versando finalmente tutte le lacrime che da sempre tratteneva e che non poteva piangere per nessun altro e pianse fino a che l’autista le aprì lo sportello davanti alla sua casa di fronte al mare e le porse per la prima volta il braccio: il suo passo era stato sempre, fino ad oggi, sicuro, ma oggi non lo era.
Le ritirò la posta, la accompagnò fino in casa e sparì, lasciando la posta sul mobile dell’ingresso.
Lei guardò distrattamente sul mobile ma la colpì una busta del tutto diversa dalle altre, chiusa con ceralacca su cui era impresso il sigillo di un notaio di Genova. Ruppe il sigillo e trasse dalla busta un foglio pesante piegato con lo scritto all’interno; conteneva un testamento che diceva solo così:

“Riconosco, quale mio figlio, Enrico,
nato a Mustair nel 1953,
attualmente dipendente della
Fiduciaria di Zurigo.
Lascio alla mia Angela,
custode di tutta la mia vita,
la gioia di ritrovarlo.
L’uomo della sua vita.”

Filippo Brighina Nato nel cuore della Sicilia, ne partii poco prima dell’età della coppola e mi trovai a compiere tutti gli studi a Gallarate, seguiti dall’Università (Cattolica), facoltà di giurisprudenza, perchè provate Voi a fare diversamente con un padre notaio.
Terzo di quattro figli, con tre sorelle, ho vissuto, imparato, sbagliato, in un piccolo centro di provincia; mal maritato ed infine separato, ma con due splendide figlie di 28 e 25 anni, tra le altre cose, amo Francesca, il tennis e la musica, quella suonata da me.
Ma sempre musica triste, perchè, se sono allegro, esco!
Qualche anno fa ho scoperto, quasi per gioco, di saper cosa fare con una tastiera (che non fosse quella del pianoforte) ed un’idea di partenza in mente ed eccomi qui a provare a scrivere piccole storie.
Non è facile trovare un “fil rouge” che leghi dei brevi racconti, nati in ordine molto sparso e che li possa rappresentare nell’insieme, ma forse la prima cosa che al lettore potrà risultare chiara e che il finale, per me, deve stupire, disorientare, far ricominciare da capo per riconsiderare sotto un’altra visuale quello che si è appena letto.
Trovo più facile cominciare a scrivere un racconto, piuttosto che portarlo a compimento e forse il colpo di scena mi viene naturale, per poter dare una chiusura sconcertante, forse emozionante, sicuramente imprevista.
Così come spesso succede nelle nostre vite, almeno in quelle più interessanti.
Perciò il cappello dei miei scritti potrebbe essere: “Non è mai come sembra”, così come io spero di essere diverso da quel che appaia.