Le Edizioni NPE continuano la collana dedicata al maestro del fumetto Dino Battaglia proponendo uno dei suoi titoli più interessanti e insoliti, Gargantua e Pantagruel, dal ciclo di romanzi cinquecenteschi di François Rabelais.
Dino Battaglia, morto a soli sessant’anni nel 1983, era all’apice della sua non lunga ma interessante carriera, quando nel 1979 su Il Giornalino, il popolare ora chiuso da tempo purtroppo settimanale per ragazzi delle Edizioni Paoline, realizzò questo adattamento di un capolavoro della letteratura francese, irriverente, ironico, parodico, trasposto negli anni anche in opera lirica.
Un’opera complessa da trasporre in fumetto, Battaglia sceglie di selezionare gli episodi più rappresentativi e dinamici, facendo comunque conoscere ai più giovani la grandezza di un classico e mettendo in luce la gioia di vivere dell’autore, e la sua straordinaria modernità, nella sua denuncia della stupidità e della faziosità del popolo in tutte le sue forme.
Il volume di Edizioni NPE raccoglie tutti gli episodi del fumetto, tra feste e battaglie, ricordando come l’opera fu anche molto valorizzata dalla colorizzazione a cura di Laura De Vescovi, moglie di Dino Battaglia. Una graphic novel rivolta ovviamente ai nostalgici che lessero l’opera su Il Giornalino allora, ma anche per gli amanti della letteratura e dei classici in tutte le forme in cui vengono raccontati, con un messaggio attualissimo, condensato in frasi come Ai vinti dirò che preferisco conquistarmi i loro cuori piuttosto che i loro beni. Quindi andate liberi e padroni di voi come nel passato.
Gargantua e Pantagruel di Dino Battaglia per Edizioni NPE a cura di Elena Romanello
28 giugno 2021:: Festival de littérature Le Printemps Italien #2
26 giugno 2021
Si terrà in Francia tra il 1° e il 4 luglio 2021 nelle città di Bordeaux e Talence la seconda edizione del Festival letterario Le Printemps Italien, dedicato alla letteratura e cultura italiana. Quattro giorni fitti di incontri per parlare di lettertura, arte, musica, e cinema per rinsaldare i rapporti di amicizia tra i nostri due paesi. Organizzato dall’associazione Notre Italie e soprattutto grazie all’impegno di Stefania Graziano, presidente del Festival, e del comitato orgazizzativo, il Festival ha l’intento di portare la lingua e la letteratura italiana in Francia grazie alla partecipazione di numerosi scrittori come Rosella Postorino, Gabriele Dadati, Filippo Tapparelli, Paola Cereda, Laura Pugno e molti altri. Quest’anno cade anche il 700 anniversario della morte di Dante Alighieri e si è voluto festeggiarlo con diversi incontri in suo onore. Il principale sostegno finanziario proviene dal dipartimento della Gironda, sarà tuttavia una manifestazione partecipativa, chi vuole contribuire alle spese di trasporto e ospitalità dei partecipanti puo fare una donazione libera al crowdfunding indetto.
Sito del Festival (in francese): qui
Huck Finn nel West, Robert Coover, (NNeditore 2021) A cura di Viviana Filippini
26 giugno 2021
“Huck Finn nel West” è il romanzo di Robert Coover con protagonista Huckleberry Finn, il personaggio nato dalla penna di Mark Twain, pubblicato in Italia da NN editore. Coover lo riprende e ce lo mostra adulto e quasi maturo alle prese con lo sviluppo della sua vita nel West. In questa nuova avventura esistenziale Huck è solo, perché Tom Sawyer, suo inseparabile amico, compare per poi defilarsi dalla dura vita del west e sposare la fidanzata di sempre (Becky Thatcher) e orientarsi verso uno stile di vita per lui nuovo, cittadino e diretto al successo. Huck invece è solitario come il classico personaggio dei romanzi o film western, e non sempre è accompagnato nel suo cavalcare in quella che è una terra dove compaiono cavalli selvaggi da domare, dove sullo sfondo riecheggiano gli spari della Guerra di Secessione e si intravedono diligenze in fase di attraversamento della terra americana. Tra i suoi amici (pochi e veri) ci sono le tribù di nativi americani – in particolare la figura di Eeteh- con i quali Huck instaurerà relazioni sempre più solide che gli permetteranno di conoscere la loro cultura, andando oltre le barriere e i pregiudizi che spesso hanno creato – e lo fanno ancora- conflitti. Coover porta il lettore a compiere un vero e proprio passo indietro nel tempo, in un’America in fase di evoluzione e trasformazione, nella quale il progresso e il “più forte” hanno la meglio su quelle che sono le minoranze. Altro aspetto interessante del libro è il modo in cui la vicenda è narrata, nel senso che è lo stesso Huckleberry Finn a raccontare a noi lettori il suo vissuto e il colpo di genio dell’autore è quello di riprodurre nello scritto la parlata sgrammatica del protagonista che sbaglia verbi, travisa e trasforma le parole inventandosi termini personali e del tutto originali che rendono strampalata la lettura del romanzo. Un esempio? Per Huck Finn “paradosso” diventa “para d’osso” o “apocalisse” diventa “poca lisse”. Coover recupera una figura delle letteratura mondiale nata dalla penna di Twain e gli dona nuova vita, mostrando il suo protagonista alle prese con cambiamenti epocali. Huck è attento osservatore e uditore e questo gli permette di comprendere quella che è la vera natura delle persone che incontra e di andare oltre le apparenze raggiungendo la vera sembianza dei fatti e delle cose spesso- come scoprirà lui stesso- carichi di contraddizioni. “Huck Finn nel West” di Robert Coover racconta in modo avventuroso -e a tratti crudo- l’America del passato (siamo nella seconda metà del XIX secolo) nella quale però si scorgono elementi di quella contemporanea dove gli americani vivono e provano a sopravvivere alle prove di un mondo in evoluzione. Traduzione di Riccardo Duranti.
Robert Coover (1932) è autore di romanzi e raccolte di racconti, ed è considerato uno dei padri del postmoderno americano. Ha insegnato per più di trent’anni alla Brown University, dove ha fondato l’International Writers Project, un programma rivolto a scrittori internazionali perseguitati per le loro idee e i loro scritti. Con il suo primo romanzo, The Origin of the Brunists, ha ricevuto il William Faulkner Foundation First Novel Award, e con The Public Burning (1977) è stato finalista al National Book Award. NNE pubblicherà anche il suo romanzo Huck Out West.
Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa NN editore.
:: Viaggio nel Giappone Sconosciuto di Massimo Soumaré (Edizioni Lindau 2021) a cura di Davide Mana
19 giugno 2021
La passione per l’Oriente è qualcosa che da sempre solletica la cultura Europea, stimolata da resoconti di viaggiatori, storie e leggende trasportate sulla Via della Seta, fantasie e pregiudizi costruiti sull’effetto che il passaparola ha di distorcere parole, idee e concetti, come in un lungo gioco di telefono senza fili, lungo i secoli ed i chilometri. E poi certo, romanzi, film, fumetti, cartoni animati.
Di questa disorganizzata immaginazione dell’Oriente, e di questa curiosità che non accenna a placarsi, si nutre una ricca letteratura di divulgazione, ma è raro imbattersi in un lavoro che riesce a coniugare erudizione e divertimento, e che anziché limitarsi a raccontare le stesse storie da capo, riesce davvero a sorprendere anche i vecchi “addetti ai lavori”.
Viaggio nel Giappone Sconosciuto, di Massimo Soumaré (Lindau, 2021) è un esattamente questo – è accessibile ma non semplicistico, colto ma non serioso, approfondito ma non inutilmente nozionistico, e ci presenta davvero aspetti sconosciuti del Giappone.
È una lettura piacevole che potrebbe sorprendere chi si considera già un esperto sulla cultura del Sol Levante – e potrebbe risvegliare l’interesse di coloro che si sono visti ri-presentare le solite quattro idee (di solito “soffiate” a Lafcadio Hearn) negli ultimi trent’anni, e cominciano a provare una certa stanchezza. È al contempo anche un libro eccellente per chi volesse avvicinarsi alla cultura giapponese essendone completamente a digiuno – e costituisce un ottimo punto di partenza per future esplorazioni. Il volume di Soumaré (che è un apprezzato traduttore e divulgatore con una conoscenza di prima mano del Giappone) tocca la cultura giapponese tradizionale e le tendenze del Giappone contemporaneo, la storia e la letteratura, l’archeologia ed il folklore, fino ad arrivare a quella cosa che i pedanti chiamano “cultura pop”. Lo fa con leggerezza, restando in poco più di 250 pagine, e con un ricco apparato iconografico – e questo significa che non ci offre solo un bel libro, ma anche un libro bello. Una piacevole aggiunta per lo scaffale di orientalistica, e consigliato a chiunque abbia un interesse per la cultura giapponese, e sia stanco delle solite storie.
Massimo Soumaré è traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Ha collaborato con riviste specializzate sulle culture orientali e con riviste di cultura letteraria americane, giapponesi, irlandesi e italiane. Ha inoltre tradotto numerose opere di romanzieri giapponesi. Come autore, suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie e riviste, e tradotti e pubblicati in Cina, Giappone, Scozia, Spagna e USA. Suoi scritti e traduzioni sono stati pubblicati da Asahi Shinbun Shuppan, Atmosphere Libri, Bietti, De Agostini, Kadokawa, Kōbunsha, Kurodahan Press, Mimesis, Mondadori, Tōkyō Sōgensha, Utet. Per le edizioni Lindau ha tradotto Storie del negozio di bambole di Tsuhara Yasumi e due manga.
Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Lindau.
Il ritorno di Gen di Hiroshima per Hikari edizioni, a cura di Elena Romanello
19 giugno 2021
Torna in fumetteria e libreria per Hikari edizioni, la divisione di 001 Edizioni che si occupa di manga, un classico senza tempo come Gen di Hiroshima, disponibile sia in volumi singoli che in un cofanetto. Anche il cofanetto può essere acquistato a parte vuoto e poi riempito.
Scritto e disegnato da Keiji Nakazawa, il manga racconta dell’esperienza personale dell’autore, un bambino il 6 agosto 1945 quando la sua città Hiroshima fu distrutta da una bomba atomica, nella tragica conclusione della Seconda Guerra mondiale.
L’idea per la storia venne all’autore quando la madre morì di cancro negli anni Sessanta, non lasciando intere nemmeno le sue ossa dopo la cremazione per effetto ancora delle radiazioni. L’autore perse nell’esplosione tutta la sua famiglia, a cominciare dal padre, un pittore che era stato in galera perché era contro il regime militare giapponese.
Gen di Hiroshima racconta la storia di Gen, che vive con la sua famiglia e vede morire nell’esplosione padre, fratello e sorella, rimanendo solo con la mamma incinta e affrontando il dramma del dopo bomba, ripensandoci per tutta la vita e ispirandosi per le sue opere. Paragonato a Maus di Art Spiegelman per la lucida testimonianza di una delle massime tragedie della storia, Gen di Hiroshima è un’opera da leggere e su cui meditare, un classico struggente per non dimenticare.
Keiji Nakazawa è morto nel 2012 di cancro, dopo aver lottato tutta la vita con problemi di salute dovuti all’essere stato esposto alle radiazioni.
Emanuele Gentili ci racconta la sua raccolta di poesie:“Dall’altra parte”
19 giugno 2021

Emanuele Gentili, bresciano di Orzinuovi, ama narrare attraverso la poesia quelle che sono le emozioni dell’animo umano e la raccolta “Dall’altra parte”, uscita come self publishing nel 2020, è un vero e proprio viaggio emotivo nella vita di un uomo. Quello che colpisce dei versi scritti da Emanuele è la loro capacità di saper coinvolgere il lettore portandolo a ritrovare se stesso e a condividere emozioni negli scritti poetici di Gentili stesso. Il libro presenta la prefazione del giornalista Tonino Zana e lo si trova sul sito www.emanuelegentili.it
Come è nata la tua passione per la poesia?
Ho sempre letto, da giovane avevo più tempo e divoravo i libri. Mi ricordo di quando mi nascondevo sotto il letto, in camera mia, per leggere Amleto. Come dovesse essere tutto mio. A scuola nei temi, andavo spesso fuori tema. Aprivo in continuazione parentesi e mi perdevo nei miei pensieri. Cominciai a scrivere il diario in quarta superiore, e da allora non ho mai smesso di scrivere. Man mano affinavo la tecnica, ovvero, vestivo i miei sentimenti, e la poesia, cresceva con loro. Poesia perché ho fatto della mia incapacità di andare lontano con i pensieri, una mia peculiarità. Non è una passione, questa. E’ necessità. A tentoni, cerco di far divenire questa nobile arte, virtù.
Quanto è importante per te scrivere e tradurre in parole le tue emozioni?
Tutti noi abbiamo emozioni. Alcuni riescono a dormirci sopra, a fianco, assieme. Altri le fuggono, scappano da loro stessi, in circolo. Altri vivono, come fosse l’ultimo respiro, il loro compagno. Paura, gioia, tristezza, amore, ci rendono fratelli. Se dovessi tenere cl chiuso tutti i miei pensieri, rischierei di soffocare. A volte vedo un qualcosa che mi emoziona. Lo porto a sera, il pensiero, e lo rendo eterno, scrivendolo. Aiuto la memoria, a non perdersi. Altre volte, ed è una sofferenza, ho qualcosa dentro che grida. Non so bene cosa sia, finché poi non vado a rileggerlo.
Nel libro c’è un elemento che torna in modo costante: il muro, è qualcosa di fisico o metafisico?
Il muro è quel recinto che si costruisce, pensando di preservare il proprio orticello, dai pericoli che vi sono, dall’altra parte. Nessuno nasce, con questa necessità. Con l’educazione, con le letture, con le varie esperienze si posano vari mattoni, ed il muro comincia ad ergersi. Alcuni hanno solo una fila, di mattoni, altri non fanno che aggiungere piani. Si ha paura, del diverso. Il muro è alto tanto quanto manca l’empatia
Secondo te i muri come le barriere e culturali si possono abbattere?
Sono molto combattuto, al riguardo. Penso che ormai è difficile far cambiare idea, a chi è ormai maturo. Ci sono però le nuove generazioni. Dobbiamo investire su di loro. Sin da piccoli, con il nostro esempio. Da genitore abbiamo la responsabilità di educare una nuovo futuro.
Ci racconti un po’ perché Frankenstein di Mary Shelley è stato importante per te e per questo libro?
Ringrazio mia moglie, Martina, per avermi fatto scoprire questo libro. Nonostante la veneranda età e ancora, purtroppo, attuale. Ho sempre voluto creare uno spettacolo a favore di chi sente oppresso, emarginato. Poi ho cambiato prospettiva e con essa quella del libro. Ho visto il mondo con gli occhi del perseguitato, del mostro e mi sono accorto che non sono loro da compiangere, bensì gli aguzzini, che devono essere condannati. Quando la creatura fugge, si nasconde in una casa abbandonata. Vi è un muro che lo separa da vicini. Li ascolta e da loro impara la musica, la lettura, il verbo. Da loro, che sono diversi. Qui il fulmine ha colpito me. La diversità, come ricchezza. D’altronde, senza questa diversità, le mie due creature non sarebbero mai esistite
Nella raccolta di poesie affronti diversi temi la gioia, l’amore, ma anche il dolore e la perdita, come è stato affrontare questi temi in versi poetici?
Molto difficile per un semplice motivo. Quando parli di un sentimento, che sia solo a livello di confidenza con un amico, o con le sembianze di una poesia, lo concretizzi e lì, cominciano i guai perché non puoi più negarne l’esistenza. Dai un nome, questa emozione e dal quel momento, sai che sarà sempre al tuo fianco. Quando una cara amica è venuta a mancare, giovanissima, ho dovuto aprire la porta della paura. Da allora è iniziato un percorso per cercare di convivere con essa, più che di combatterla. In questo senso credo che le emozioni esistano solo se condivide.
Quale è la poesia alla quale sei più legato e perché?
Difficile, io rispetto a Frankestein, amo le mie creature. Ma se devo scegliere opto per “Il cuore altrui”. Mi piace l’idea di vivere la nostra vita, come fosse il sogno di qualcun altro. Trattarla con il rispetto che merita, perché è questione di fortuna, da che parte del muro, si nasce.
Source: inviato dall’autore.
:: Merrion Square by Shanmei
19 giugno 2021
Che giornata lunga è stata
James Joyce
Le ragnatele del tempo avevano ormai ricoperto come un velo di polvere le iridescenti ombre della memoria ma sebbene un vetro opaco avesse distorto per sempre le struggenti immagini di un mondo svanito nelle ombre del passato, Mr Edward O ’Neil non poteva smettere di pensare a quella mattina d’estate in cui sua moglie era entrata nella sua vita. Certo ormai i contorni delle cose avevano perso ogni nitidezza, ondeggiando come la superficie di un lago increspato dal vento, ma la sola cosa completamente immobile e ferma nella sua mente era la creatura fluttuante fasciata di bianco alla stazione di Westland Row.
Era l’estate del 1907.
La nebbia del primo mattino stava lentamente diradandosi da Dublino mentre i raggi di un pallido sole filtravano a fatica attraverso le nuvole perlacee. Era una giornata importante per Edward e per l’occasione aveva messo più cura del solito nel vestire. Non che fosse un uomo trasandato, ma quel giorno si sentiva in dovere di tralasciare gli abiti cupi e scuri che costituivano il suo abbigliamento abituale in favore di un completo grigio. Niente poteva fare per abolire i rigidi colletti inamidati ma in onore della circostanza aveva scelto una cravatta di seta azzurra e fissandone i riflessi sorrise.
Era un professore di letteratura inglese al Trinity College e questo conferiva a tutta la sua persona una severità che traspariva da ogni suo gesto e da ogni sua sfumata espressione. Quella mattina però la sua imperturbabilità e leggendaria calma era come svanita e si sorprendeva di controllare l’ora ogni cinque minuti.
Edward abitava in un elegante casa in mattoni con il candido ingresso a colonne e la porta splendeva di un brillante blu elettrico e si affacciava sulla tranquilla e alberata Merrion Square. Edward amava quella zona di Dublino, ornata di dimore georgiane e di lampioni in ferro battuto e passava ore in silenziosa meditazione vagabondando attraverso i parchi e le vie traverse in cerca di vecchie librerie piene di tesori ai suoi occhi inestimabili.
La vita di Edward scorreva all’insegna della tranquillità, senza imprevisti e totalmente priva di forti emozioni. Edward aborriva tutto ciò che anche minimamente avrebbe potuto scalfire la sua pace.
Il suo volto emanava severità e rigore, forse per via della durezza degli occhi di un azzurro troppo cupo o per l’asprezza conferita dagli zigomi. La sua vita era una proiezione del suo carattere e come lui era monotona e piatta come un mare senza onde e unicamente scandita dal ritmo lieve delle sessioni estive che si alternavano a quelle invernali.
Edward odiava le novità, sotto qualsiasi forma si presentassero, e il suo unico passatempo oltre il lavoro che occupava la maggior parte del suo tempo, era passeggiare per le strade affollate con il suo passo sicuro e il suo inseparabile bastone da passeggio con il manico d’argento finemente cesellato.
Sebbene passasse principalmente il suo tempo a parlare ai suoi studenti di geni immortali come Shakespeare, Woodsworth o Blake, la poesia non era mai entrata nella sua vita. Non aveva amici, nè hobby, nè passioni che trascendessero l’ordine rigoroso che si era imposto.
Edward viveva la sua vita da estraneo in un mondo di estranei. Non che fosse infelice, al contrario, un profondo senso di dignità lo rassicurava e gli faceva sentire quanto fosse fortunato e privilegiato a poter osservare la vita con tale superiore distacco.
Il suo rigore intellettuale, la sua riservatezza, il mistero che avvolgeva la sua vita, faceva si che anche i colleghi prendessero da lui una sorta di distanza non priva di rispetto. Il professor O ’Neil era un’ istituzione, una sorta di curioso esemplare in via di estinzione perennemente truce e silenzioso.
Poi in primavera, era successo un fatto straordinario: si era sposato.
Tutto era nato per una sorta di equivoco, un sovrapporsi di circostanze che gli avevano impedito di ritirarsi dignitosamente. Era rimasto intrappolato in una spessa rete di equivoci e fraintendimenti che l’avevano portato al passo fatidico. Tutti i suoi conoscenti erano esterrefatti a partire dalla sua cuoca Mrs Deidre Ryan che ormai era rassegnata a considerarlo un caso senza speranza. Il professor O ‘Neil si era recato in un’ agenzia di Dublino che organizzava dignitosi matrimoni con signorine di buona famiglia per ricambiare un favore ad un certo Mr Gandon che effettivamente cercava moglie. L’impiegata che si occupava del suo caso aveva sbadatamente registrato a suo nome la pratica così l’avveduto e prudente Mr O ‘Neil si era trovato fidanzato ad una certa Miss Aurore Connelly di Waterville. Il tutto era avvenuto in pieno semestre in corso con gli esami alle porte e le file di studenti disperati in crisi con le proprie tesi. Mai Mr O ‘Neil si era ritrovato in una situazione più imbarazzante. L’unica cosa da fare in un caso simile era chiedere al rettore una licenza e recarsi personalmente a Waterville per chiarire tutto.
Sfortunatamente il gesto venne mal interpretato dai parenti della fidanzata che si affrettarono ad organizzare in tutta fretta la cerimonia. Fu così che l’assennato e giudizioso Mr O ’Neil, senza neanche capire come, si trovò davanti all’altare al fianco di una perfetta sconosciuta.
Per Edward era stata la fine del suo mondo.
Aurore era una creatura strana e misteriosa e quasi cupa con un vago senso di sofferenza riflesso nei delicati tratti del volto. Come la vittima sacrificale di un antico rito pagano aveva accettato rassegnata quel matrimonio per accontentare la folla dei parenti. In tutta quella confusione Edward aveva provato la snervante sensazione che da un momento all’altro Aurore avrebbe potuto frantumarsi in un minutissimi frammenti come un cristallo.
La ragazza non era esattamente il tipo di donna che lui immaginava come compagna ideale della sua vita. Più che altro gli ricordava una bianca farfalla impigliata in un rovo. Edward si era sentito esattamente come quei crudeli naturalisti che collezionano farfalle, catturandole con buffi retini e infilzandole vive a spilloni per non rovinare la brillantezza delle ali e poterle così conservare dietro bacheche di cristallo.
La fragilità e la timidezza di Aurore riusciva solo a farlo sentire costantemente a disagio. La sua sola presenza, silenziosa come un’ ombra, gli causava un’ansia crescente e un fastidioso sudore freddo alle mani e così aveva accettato quasi con sollievo il fatto che la sposa l’avrebbe raggiunto a Dublino solo all’inizio dell’estate.
Il tempo comunque era passato e a mezzogiorno, alla stazione di Westland Row, Edward sarebbe andato a prendere sua moglie. Era una bella mattina di prima estate e dalle finestre aperte entrava una lieve aria fresca che gonfiava le tende dolcemente. La casa era silenziosa e Mrs Ryan era chiusa in cucina alle prese con un elaborato pranzo degno delle grandi occasioni. Salumi affumicati, crostacei, trote, carne di manzo, e le migliori verdure che aveva conteso, con ruvida cortesia, con le altre massaie al mercato di Moore Street. Mrs Ryan era una donna brusca con i capelli grigi raccolti in una stretta crocchia sulla nuca e la riga in mezzo. Era sempre di fretta e trattava Edward con aspra durezza, cosa che ormai era divenuta una tale abitudine che aveva assunto i contorni della normalità.
Aurore aspettava con ai piedi i suoi pochi bagagli in mezzo alla folla ondeggiante della stazione. L’alto orologio a caratteri romani segnava mezzogiorno e dieci e Aurore si sentiva assalita dalla disperazione in quella vociante folla di sconosciuti.
Dublino era una grande città e mai Aurore aveva visto tanta gente assiepata in una stazione. Perdersi in quella folla sarebbe stato così facile. Il viaggio era stato stancante. La monotonia del paesaggio fuori dal finestrino del treno l’aveva poi reso interminabile. Mai in vita sua si era allontanata così tanto da Waterville e certo mai da sola.
Ma ora Aurore era sola. Sola e affidata ad uno sconosciuto che non ostante tutto era suo marito. Ai piedi aveva il suo bagaglio. Il suo corredo ricamato a mano con le sue iniziali in ogni angolo delle candide lenzuola, nei fazzoletti, nelle federe, negli asciugamani di spugna bianca con le frange.
Tutto ciò che aveva al mondo era ai suoi piedi. Poi all’improvviso vide Edward tra la folla e tracce di contentezza sul suo volto solenne e austero. Il sollievo di non essere più sola fu subito sommerso dall’ansia di non essere gradita. Molto compitamente Edward si avvicinò a sua moglie e si irrigidì in un inchino.
“Benvenuta a Dublino” disse e tese una mano verso di lei e Aurore la strinse con un sorriso lieve. Edward fece cenno ad un facchino di occuparsi dei bagagli e, sebbene Merrion Square fosse solo a pochi passi dalla stazione, noleggiò una vettura. Per tutto il breve tragitto, Aurore non disse una parola, con gli occhi spaventati incollati oltre il vetro schizzato di pioggia e rigida sulla punta del sedile con le mani in grembo.
La vettura si fermò davanti alla scalinata di pietra grigia circondata da due ali di nera ringhiera di ferro battuto. La pietra era un po’ lucida per la pioggia ed Edward si affrettò a scendere e ad aprire l’ombrello. Per un attimo fu certo che Mrs Ryan sbirciasse da dietro una tenda del secondo piano ma si limitò ad aiutare Aurore a scendere dal predellino. Aurore osservò stupita l’ingresso e l’edera rampicante che ricopriva buona parte della facciata. D’autunno l’effetto sarebbe stato ancora più intenso con le foglie rosseggianti che avvolgevano il muro come le fiamme di un incendio. Aurore rimase tragicamente immobile davanti alla porta chiusa. Poi entrò e fu assalita come in tutti i posti nuovi da un odore diverso da quello di casa sua.
A Torino torna Portici di carta a cura di Elena Romanello
18 giugno 2021Dopo una lunga attesa, mitigata solo la prima domenica del mese da qualche tempo dal Libro
ritrovato in piazza Carlo Felice, tornano a Torino gli eventi legati ai libri, con un’edizione fuori stagione di Portici di carta, la kermesse che di solito ravviva l’autunno e che quest’anno arriva invece con l’estate.
Il 24 giugno, giorno di San Giovanni, santo patrono della città sabauda, il centro di Torino, da piazza Carlo Felice a piazza Castello, si ravviverà con le bancarelle dei libri, divise in vari settori, con anche la partecipazione del Libro ritrovato, dei remainders e degli editori piemontesi.
Spazio per vari aspetti della lettura, quindi, con librerie vecchie e nuove, in un momento in cui i libri sono stati e sono un’ancora di salvezza: viaggi, culture orientali, fantasy, narrativa, gialli, spiritualità, fumetti, lingue, arte, storia locale, società e altro ancora, tra novità e classici da scoprire e riscoprire, per arricchire la propria biblioteca e le proprie letture.
La kermesse però occuperà anche i giorni precedenti, dal 21 al 23 giugno, con incontri presso librerie e luoghi simbolo, come il Lingotto, con scrittori e studiosi come Carlo Greppi, Alessandro Barbero, Margherita Oggero, Massimo Novelli, Ester Armanino, Enrico Pandiani, Massimo Tallone.
Il 24, in parallelo all’esposizione e vendita di libri davvero per tutti i gusti, ci sarà in piazza San Carlo Mini Portici di Carta per i bambini, e invece per ogni lettore sarà disponibile il Bibliobus con le proposte delle Biblioteche civiche torinesi. Sono anche previste azioni di pittura in omaggio a Luis Sepulveda, mentre Firenze si unirà a Portici di carta, nel giorno anche per loro del santo patrono, con letture dantesche.
Per ulteriori informazioni su modalità di partecipazione, orari e eventuali prenotazioni, si può visitare il sito ufficiale della kermesse.
:: Premio Biella Letteratura e Industria XX edizione – Annuncio finalisti
16 giugno 2021
Ed ecco i 5 finalisti:
Giancarlo Liviano D’Arcangelo, con L.O.V.E Libertà, Odio, Vendetta, Eternità (Il Saggiatore) dà vita a un’epopea romanzesca contemporanea che esplora gli abissi della società globale: l’inquietante negativo di un mondo in putrescenza, in cui un impero che crolla può fare meno rumore di una coscienza che muore.
Sara Loffredi, con Fronte di scavo (Einaudi) guida il lettore nella profondità della montagna (il Monte Bianco) e degli uomini, e ci mostra una pagina epica della nostra storia, scritta da un’Europa appena uscita dalla guerra, ma capace di guardare con fiducia al futuro.
Paolo Malaguti, con Se l’acqua ride (Einaudi), racconta l’avventura al tramonto di un mondo che corre sull’acqua osservato dagli occhi più curiosi che ci siano, quelli di un ragazzino che vuole diventare grande.
Giancarlo Michellone, con Una Fiat che fu. Quando con i calzoni corti facevamo l’antiskid (Guerini Next) condensa in questo suo primo libro vicende professionali ed esistenziali all’insegna di tecnologia e brevetti innovativi.
Gabriele Sassone, con Uccidi l’unicorno. Epoca del lavoro culturale interiore (Il Saggiatore) offre un racconto in prima persona sul potere delle immagini e sulla macchina infernale che le produce.
Cinque opere di narrativa, scelte tra quaranta opere candidate, che concorreranno per un premio del valore di 6mila euro che verrà consegnato durante la cerimonia conclusiva di sabato 20 novembre 2021 a Città Studi, Biella.
La Giuria, presieduta dallo scrittore Pier Francesco Gasparetto, è composta da: Claudio Bermond (docente universitario), Paola Borgna (docente universitaria), Paolo Bricco (giornalista e saggista), Loredana Lipperini (scrittrice, giornalista e conduttrice radiofonica), Paola Mastrocola (scrittrice) Sergio Pent (scrittore), Alberto Sinigaglia (giornalista) e Tiziano Toracca (docente universitario) ha assegnato un Premio Speciale a:
Alberto Albertini, La classe avversa, Hacca editore
:: Un’intervista con Stefano Di Marino a cura di Giulietta Iannone
15 giugno 2021
LDS: Bentornato Stefano sulle pagine di Liberi di Scrivere e grazie per questa nuova intervista. Allora la tua prolificità non viene smentita è appena uscito il Professionista di giugno, un volume con ben due episodi: Campi di morte e Fiesta di piombo. Ce ne vuoi parlare?
SDM: Campi di morte è forse una delle avventure più amate del Professionista. Fu pubblicata per la prima volta nel 2009. È una avventura di spionaggio ma anche di guerra. Le missioni di combattimento in Africa (qui siamo nel Congo in un territorio devastato dalla guerriglia e da una epidemia micidiale) sono sempre le preferite da chi ama l’avventura a forti tinte. Ma c’è anche molto spionaggio avventuroso, azione e investigazione quindi. Ci sono anche alcuni tra i personaggi più amati della serie, sia trai “buoni “ che tra i “cattivi”: Antonia Lake, una donna davvero fuori dal comune e Raven che molti ricorderanno da “L’Ombra del corvo”. Una storia che ha anche riferimenti magici, nel senso dell’atmosfera perché è una vicenda realistica, un collegamento con la magia africana e la leggenda del bandito Cobra verde. Magia, sempre sullo sfondo perché l’azione è realistica, anche per “Fiesta di piombo” che si svolge nell’immaginaria isola di San Pedro. Qui il Professionista avrà molte sorprese, la principale sarà l’incontro con un vecchio amore. Uccide più il cuore delle pallottole, a volte.
LDS: Se il Professionista è la tua serie storica, vedo che è stata bene accolta anche la tua nuova serie dedicata a Max Costello, alias Mezzanotte; quando leggeremo su Segretissimo il prossimo episodio? E puoi farci qualche anticipazione?
SDM: La serie Killer Élite, che è stata concepita per essere molto diversa da quella del Professionista, tornerà a novembre con il romanzo “Bersaglio di notte” che ho già consegnato. Sto scrivendo in questi giorni il terso episodio. È una serie con meno episodi, più legata a suggestioni come i romanzi di Peréz Reverte e i vecchi film noir con Alain Delon.
LDS: Oltre ai romanzi ci saranno anche racconti?
SDM: Come sempre quando posso cerco di affiancare ai romanzi lunghi anche dei racconti. A luglio per esempio insieme al Professionista intitolato “Pistola in vendita” ci sarà un racconto di Killer Élite.
LDS: E di Bas Salieri puoi dirci qualcosa, leggeremo presto anche qualcosa di suo?
SDM: Ho già scritto un quarto Bas ambientato tutto a Bologna che ho proposto al direttore dei Gialli. Spero che lo leggerete presto.
LDS: Sei il re incontrastato dell’action thriller italiano, i tuoi volumi sono i bestseller di Segretissimo si può dire. Quale è il tuo segreto? Come hai fatto negli anni a fidelizzare i tuoi lettori, c’è qualche ingrediente magico che metti nei tuoi romanzi?
SDM: Io credo che sia perché mi diverto molto a scrivere queste storie. Certo le preparo, cerco sempre uno spunto nuovo, ma credo che il pubblico mi segua perché sa che come lui ho bene in mente cosa voglio leggere… Poi cerco di essere sempre presente e mantenere il contatto con i lettori.
LDS: Forse non tutti sanno ma sei anche uno stimato traduttore. Ti hanno proposto qualche traduzione interessante negli ultimi tempi?
SDM: L’anno scorso ho ritradotto alcuni Gerard de Villiers della serie SAS che amo moltissimo. Al momento non sto traducendo nulla ma spero presto di potermi cimentare ancora con questa forma di narrativa, per interposta persona…
LDS: Quanto ha inciso l’immaginario cinematografico nella tua narrativa? In cosa ritieni i tuoi romanzi siano debitori ai grandi classici dell’azione e dell’avventura? Quali sono per te i capisaldi del genere?
SDM: Sin da ragazzino, scrivendo ho sempre fatto il “mio” cinema, con la fantasia. In effetti ho un strettissimo legame con il cinema di genere. Come sai per Odoya ho curato volumi su tutti i generi principali cinematografici. Devo indicare tre film capitali per la mia fantasia? Il Mucchio selvaggio, Operazione Tuono, Apocalypse Now.
LDS: Guardando all’estero in Francia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, quali sono i titoli e gli autori da tenere d’occhio per gli amanti dell’action thriller e dell’avventura?
SDM: In Francia a mio parere si trovano i titoli migliori nel campo del thriller: Grangé, Thillez, Minier e Chattam sono gli autori guida nel genere thriller che a volte sconfina nell’horror. Per l’action internazionale invece consiglio Barry Eisler e Mark Greaney che dopo aver fatto ‘da spalla’ a Clancy per anni, sta avendo un buon successo con la sua serie Gray Man.
LDS: E in Italia, c’è qualche autore da tenere d’occhio, anche esordiente?
SDM: A parte il mio collega e amico Andrea Carlo Cappi, consiglierei Pasquale Ruju e naturalmente Massimo Carlotto ed Enrico Pandiani.
LDS: Grazie davvero di questa chiacchierata, come ultima domanda ti chiederei di anticiparci un po’ i tuoi progetti futuri.
SDM: In questo momento sto affrontando un periodo un po’ difficile a causa della salute dei miei genitori che mi tengono molto occupato. Per fortuna ho il programma per Segretissimo e Odoya già fissato. Sono abbastanza avanti con i lavori. A luglio dovrebbe uscire un altro volume sulla storia del West intitolato “Comanche, vivere e morire nel West”.
Milano, giugno 2021
:: La congiura delle passioni di Pietro De Sarlo (Altramedia Editore, 2021) a cura di Giulietta Iannone
13 giugno 2021
“Se vogliamo che tutto rimanga com‘è, bisogna che tutto cambi” diceva fatalisticamente Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo (1958), uno dei romanzi sul Risorgimento italiano più caustici e in netta polemica con l’euforia postunitaria, che contrabbandava molto spesso come atti di puro eroismo, violenze, saccheggi, corruzioni e brogli che sembrano aver caratterizzato quel periodo così controverso e nello stesso tempo determinante della storia italiana, dallo Sbarco dei Mille alla fine del Regno borbonico e all’Unità d’Italia. Che il Risorgimento sia un punto nodale, non ancora risolto, della nostra storia è una verità che ha ispirato molti ingegni letterari tesi a far luce sul quel periodo deprivandolo di tutta la mitologia edulcorata e agiografica che spesso l’ha accompagnato. Che una Questione Meridionale ancora esista (a cui si è tentato di ovviare con blande politiche di puro assistenzialismo), che un divario economico contrapponga tuttora Nord e Sud, sono dati di fatto, ma c’è un grumo ancora più oscuro più insidioso. Il Sud dopo più di 100 anni si sente ancora espropriato dal Nord e ha conservato un certo desiderio di rivalsa e un senso di recriminazione che fece dire “Arrivano i Piemontesi” in maniera certo ironica e bonaria ma significativa a un mio nobile parente quando i miei genitori dal Piemonte scesero al Sud in visita. Insomma fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani, e ripristinare la verità storica è un buon balsamo e una forma di equa compensazione, in attesa di mosse più concrete, per appianare le controversie sociali e morali ancora in atto. Pietro De Sarlo ha provato a ripristinare quella verità, per molti versi ancora taciuta e non compresa, non con un saggio ma con un romanzo storico dal titolo La congiura delle passioni, edito da Altramedia editore. Conscio che al Sud manca un’epica condivisa ha provato a contribuire con il suo talento creativo pur basandosi su un attento studio delle fonti e dei documenti. Da meridionale può essere accusato di essere di parte, ma leggendo attentamente il suo libro si nota un sincero sforzo nel mediare e nel mantenere un atteggiamento equo e obiettivo distinguendo i fatti storici certi, dalle mere supposizioni. Da un punto di vista creativo è un interessante esperimento linguistico: sembra scritto da un autore ottocentesco, dall’uso delle parole, in parte in dialetto, in parte in latino segno distintivo delle classi alte, alla struttura stessa delle frasi. Comprensibile da un lettore contemporaneo e pur capace di conservare un eco antico che ci riporta in quegli anni come spettatori attivi dei fatti narrati. La storia minima quotidiana dei personaggi acquista un’epicità accanto alla Storia alta fatta dai potenti e finita sui libri di storia. Dal brigantaggio (ma furono briganti o patrioti? molto spesso le cose cambiano dal punto di vista da cui le si osserva) alla divisione delle terre promesse ai contadini con promesse senza fondamento, tutto si snoda sotto i nostri occhi, senza retorica. Che il personaggio della A Masciara diventi un simbolo del Sud stesso, indomito, orgoglioso, coraggioso è un’altra caratteristica del romanzo che raccoglie gli echi di un sapere popolare che si tramanda oralmente da generazioni. Il borgo montano di Monte Saraceno, nome di fantasia di un paese sugli Appennini Lucani, diventa il fulcro della storia, concreto e capace di evocare i mille borghi e paesi meridionali che costellavano le terre divise dai latifondisti. Insomma un’interessante lettura se si vuole capire meglio la nostra storia e le ragioni perchè certe criticità non sembrano risolvibili. Ammettere che le ragioni e la verità non si trovano mai da un lato solo è un fatto importante nella composizione dei conflitti, e capire ed ammettere che c’è ancora un conflitto in corso è un primo passo.
Pietro De Sarlo, laureato alla Sapienza in Ingegneria, ha un lungo passato manageriale esercitato ai massimi livelli in società italiane ed estere. In tale ambito, come presidente della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, ha promosso diversi interventi a favore della cultura tra cui le borse di studio per dottorati di ricerca in materie umanistiche. Oltre ad alcuni saggi di natura economica, ha pubblicato il primo romanzo nel novembre 2016, L’Ammerikano (premio della giuria al concorso Argentario 2017 e premio San Salvo-Artese, sempre nel 2017, riservato alle opere prime). Per Altrimedia nel 2020 ha pubblicato Dalla parte dell’assassino (Premio Narrativa Giallo/Thriller nell’ambito della quinta edizione del Concorso Letterario Nazionale Argentario 2020 – sezione Narrativa edita). È appassionato di vela, sci e motociclismo.
Source: libro inviato dall’autore, che ringraziamo.
Dell’acqua e dell’amore, Brunella Caputo (Homo Scrivens, 2020) A cura di Viviana Filippini
13 giugno 2021
“Partire è sempre una fuga, spesso necessaria. Gli eventi negativi della vita ti possono travolgere, invadere e prendere il posto dei pensieri. È necessario partire, allora. La partenza riesce a sciogliere il groviglio di idee strane nella testa, sempre. È così anche adesso”. (dal racconto “Tamandaré”).
Quella di Brunella Caputo intitolata “Dell’acqua e dell’amore” edita da Homo Scrivens è una raccolta di racconti brevi. L’autrice, che vive tra l’Italia e il Brasile, crea delle storie che assumono la natura di frammenti di vita nei quali aleggia un’atmosfera dove italianità e mondo brasiliano si mescolano. Pagina dopo pagina incontriamo personaggi che sono donne a uomini di diverse età, caratterizzati da modi di dire di fare per certi aspetti diversi, ma tutti accomunati dal fatto che l’amore è l’elemento cardine attorno al quale si sviluppano le loro esistenze. I racconti brevi presenti in “Dell’acqua e dell’amore” a tratti sembrano sogni fatti dai diversi personaggi protagonisti della narrazione, mentre in altri momenti della lettura ci si rende conto che quelle visioni oniriche sono veri e propri ricordi ripescati dal passato e fatti vivere di nuovo dalla scrittura dell’autrice salernitana e dalla lettura che l’utente fa della raccolta stessa. “Dell’acqua e dell’amore” raccoglie una trentina di storie nelle quali la Caputo indaga e narra ai lettori l’amore e le sue differenti manifestazioni. L’amore è presentato come un sentimento potente in grado di andare oltre ogni confine, è qualcosa che crea gioia e, allo stesso tempo, anche dolore, ma è presente nella vita di ogni persona letteraria come lo sono i personaggi nati dalla penna della Caputo o reale. Nel libro si alternano vicende d’amore che hanno per protagonisti uomini, donne, la famiglia, amici o luoghi ai quali si è legati sentimenti puri e sinceri. L’amore è vissuto quindi come una sorta di viaggio che si muove tra la dimensione fisico realistica e quella emotiva. Il sentimento che fa battere il cuore appare come portatore di gioie e anche di sofferenze, ma nei racconti della Caputo c’è la presenza anche di un altro importante elemento al quale l’autrice è legata fin da bambina: l’acqua. L’acqua che assume significati e forme diverse, ed è un po’ come l’amore: è qualcosa che protegge e culla, ama che a volte intimorisce. Non solo, perché l’acqua diventa anche altro, essa è la rappresentazione del respiro, del tempo in movimento, della morte e della vita che si intrecciano, e della speranza e della meta da raggiungere per sentirsi amati e protetti. Il libro contiene la prefazione di Maria Concetta Dragonetto e anche un’interessante postfazione di Erminia Pellecchia.
Brunella Caputo è nata a Salerno e vive in Italia e In Brasile. È regista teatrale, attrice, scrittrice. Scrive articoli di teatro e racconti per quotidiani salernitani.
Source: inviato dall’editore al recensore.

























