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Emanuele Gentili ci racconta la sua raccolta di poesie:“Dall’altra parte”

19 giugno 2021

Emanuele Gentili, bresciano di Orzinuovi, ama narrare attraverso la poesia quelle che sono le emozioni dell’animo umano e la raccolta “Dall’altra parte”, uscita come self publishing nel 2020, è un vero e proprio viaggio emotivo nella vita di un uomo. Quello che colpisce dei versi scritti da Emanuele è la loro capacità di saper coinvolgere il lettore portandolo a ritrovare se stesso e a condividere emozioni negli scritti poetici di Gentili stesso. Il libro presenta la prefazione del giornalista Tonino Zana e lo si trova sul sito www.emanuelegentili.it

Come è nata la tua passione per la poesia?

Ho sempre letto, da giovane avevo più tempo e divoravo i libri. Mi ricordo di quando mi nascondevo sotto il letto, in camera mia, per leggere Amleto. Come dovesse essere tutto mio. A scuola nei temi, andavo spesso fuori tema. Aprivo in continuazione parentesi e mi perdevo nei miei pensieri. Cominciai a scrivere il diario in quarta superiore, e da allora non ho mai smesso di scrivere. Man mano affinavo la tecnica, ovvero, vestivo i miei sentimenti, e la poesia, cresceva con loro. Poesia perché ho fatto della mia incapacità di andare lontano con i pensieri, una mia peculiarità. Non è una passione, questa. E’ necessità. A tentoni, cerco di far divenire questa nobile arte, virtù.

Quanto è importante per te scrivere e tradurre in parole le tue emozioni?

Tutti noi abbiamo emozioni. Alcuni riescono a dormirci sopra, a fianco, assieme. Altri le fuggono, scappano da loro stessi, in circolo. Altri vivono, come fosse l’ultimo respiro, il loro compagno. Paura, gioia, tristezza, amore, ci rendono fratelli. Se dovessi tenere cl chiuso  tutti i miei pensieri, rischierei di soffocare. A volte vedo un qualcosa che mi emoziona. Lo porto a sera, il pensiero, e lo rendo eterno, scrivendolo. Aiuto la memoria, a non perdersi. Altre volte, ed è una sofferenza, ho qualcosa dentro che grida. Non so bene cosa sia, finché poi non vado a rileggerlo.

Nel libro c’è un elemento che torna in modo costante: il muro, è qualcosa di fisico o metafisico?

Il muro è quel recinto che si costruisce, pensando di preservare il proprio orticello, dai pericoli che vi sono, dall’altra parte. Nessuno nasce, con questa necessità. Con l’educazione, con le letture, con le varie esperienze si posano vari mattoni, ed il muro comincia ad ergersi. Alcuni hanno solo una fila, di mattoni, altri non fanno che aggiungere piani. Si ha paura, del diverso. Il muro è alto tanto quanto manca l’empatia

Secondo te i muri come le barriere e culturali si possono abbattere?

Sono molto combattuto, al riguardo. Penso che ormai è difficile far cambiare idea, a chi è ormai maturo. Ci sono però le nuove generazioni. Dobbiamo investire su di loro. Sin da piccoli, con il nostro esempio. Da genitore abbiamo la responsabilità di educare una nuovo futuro.

Ci racconti un po’ perché Frankenstein di Mary Shelley è stato importante per te e per questo libro?

Ringrazio mia moglie, Martina, per avermi fatto scoprire questo libro. Nonostante la veneranda età e ancora, purtroppo, attuale. Ho sempre voluto creare uno spettacolo a favore di chi sente oppresso, emarginato. Poi ho cambiato prospettiva e con essa quella del libro. Ho visto il mondo con gli occhi del perseguitato, del mostro e mi sono accorto che non sono loro da compiangere, bensì gli aguzzini, che devono essere condannati. Quando la creatura fugge, si nasconde in una casa abbandonata. Vi è un muro che lo separa da vicini. Li ascolta e da loro impara la musica, la lettura, il verbo. Da loro, che sono diversi. Qui il fulmine ha colpito me. La diversità, come ricchezza. D’altronde, senza questa diversità, le mie due creature non sarebbero mai esistite

Nella raccolta di poesie affronti diversi temi la gioia, l’amore, ma anche il dolore e la perdita, come è stato affrontare questi temi in versi poetici?

Molto difficile per un semplice motivo. Quando parli di un sentimento, che sia solo a livello di confidenza con un amico, o con le sembianze di una poesia, lo concretizzi e lì, cominciano i guai perché non puoi più negarne l’esistenza. Dai un nome, questa emozione e dal quel momento, sai che sarà sempre al tuo fianco. Quando una cara amica è venuta a mancare, giovanissima, ho dovuto aprire la porta della paura. Da allora è iniziato un percorso per cercare di convivere con essa, più che di combatterla. In questo senso credo che le emozioni esistano solo se condivide.

Quale è la poesia alla quale sei più legato e perché?

Difficile, io rispetto a Frankestein, amo le mie creature. Ma se devo scegliere opto per “Il cuore altrui”. Mi piace l’idea di vivere la nostra vita, come fosse il sogno di qualcun altro. Trattarla con il rispetto che merita, perché è questione di fortuna, da che parte del muro, si nasce.

Source: inviato dall’autore.