:: Vita del glorioso Padre San Francesco di Paola: La prima biografia sull’Eremita scritta in Calabria di Anonimo Calabrese – Introduzione ed edizione critica a cura di Rocco Benevenuto (Rubbettino 2017) a cura di Daniela Distefano

4 gennaio 2018 by
SAN FRANCESCO DI PAOLA

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La fausta ricorrenza del VI centenario della nascita di S. Francesco di Paola (1416-2016) patrono principale di Corigliano Calabro e della Calabria, nonché della Gente di mare d’Italia, non poteva – si legge nella Presentazione di questo libro – passare inosservata e ha offerto lo spunto alla Divisione 12 Calabria Magna Grecia del Kiwanis Distretto Italia- San Marino per elaborare un progetto che consentisse di ricordare adeguatamente la figura del Santo Patrono e nello stesso tempo, offrire, soprattutto alle future generazioni una significativa testimonianza del ricco e, ancora, poco conosciuto patrimonio storico-culturale di cui è depositaria anche la città di Corigliano Calabro.

San Francesco di Paola è un Santo carico di 600 anni di vita ma di un’attualità inossidabile: ha impegnato la penna di scrittori, studiosi, ricercatori per le innumerevoli sfaccettature della sua personalità e il fascino della sua storia non smette di sorprenderci. Il suo modus operandi era miracoloso, la sua costanza nel recuperare anime inestirpabile. Accanto alle numerose guarigioni, alcune ottenute con la sola imposizione delle mani o con la preghiera, non mancano le vittoriose cruente lotte con gli spiriti malvagi che si sono impossessati dei corpi di alcuni individui rendendoli succubi del male.
Attento ai segni dei tempi, da Paterno presagisce l’invasione di Otranto da parte dei Turchi e la sua preghiera si fa particolarmente intensa perché la misericordia di Dio soccorra la sua patria. Egli mescolò il prodigioso con l’ordinario, la lievità con la mole umana più gravosa da sostenere. Un esempio è questo episodio che lo avrebbe visto protagonista invincibile:

Un uomo di San Lucido, Giovanni De Franco, andò a trovare il beato Francesco a Paola. Come arrivò in sua presenza disse: “Oh Giovannello vieni per carità, andiamo al fiume a prendere una pietra ciascuno per costruire la chiesa”. Giunti al fiume trovarono un masso che pesava più di un cantaro. A seguito di ciò il beato Francesco disse: “Oh Giovannello porta, per carità, questo masso alla chiesa”. Rispose: “Padre, questa non la possono portare cinque uomini, come posso portarla io?”. Disse:” Prendila, per carità, che ce la farai”. Ci fece sopra il segno della croce e la pose sulle spalle di Giovannello e la portò alla chiesa. Gli sembrava leggera come un pezzo di tavola.

Il curatore ha avviato un’indagine nelle principali biblioteche e archivi europei per ritrovare nuove fonti sull’Eremita. Da tale ricognizione sono venute alla luce altre biografie anonime sul Santo, tra cui quella edita in questo volume, ora conservata nella Biblioteca Universitaria di Barcellona, ma copiata nel 1560 nel convento dei Minimi a Corigliano Calabro. Oltre ad essere la più antica biografia scritta in italo-calabrese questa nuova fonte si rivela preziosa per i dati inediti che offre. Corredata da una versione italiana, che facilita la comprensione dei termini in vernacolo ormai desueti, grazie alla Vita dell’Anonimo calabrese si è potuto svelare l’inconsistenza di certe inveterate tradizioni agiografiche e riscoprire la perla di notizie utili per conoscere la società della Calabria sotto gli Aragonesi e approfondire la figura di un Santo che trasmetteva fede all’umanità più dolente della Terra.

Rocco Benvenuto è nato a Corigliano calabro e appartiene all’Ordine dei Frati Minimi, dirige la storica rivista “La Voce del Santuario” (fondata nel 1928). E’ autore di diversi studi e testi su S. Francesco di Paola e i Minimi, tra cui una biografia del Santo tradotta in francese, inglese, spagnolo e portoghese.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Antonio e Maria dell’Ufficio Stampa “Rubbettino”.

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:: Mi manca il Novecento – Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi a cura di Nicola Vacca

3 gennaio 2018 by

Sostiene Pereira

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi è uno di quei romanzi che difficilmente dimenticheremo.
Il suo autore ne parla come di un libro esistenziale, incentrato su una presa di coscienza individuale. Questo non toglie, sempre secondo Tabucchi, che sia anche un libro politico, la cui lettura è stata influenzata dal momento storico in cui è stato pubblicato.
Nel riprenderlo oggi tra le mani, ci rendiamo conto che le bellissime pagine di Tabucchi parlano anche ai nostri tempi difficili in cui assistiamo alla morte della politica, delle idee e di ogni cosa che ha a che fare con la coscienza.
Sostiene Pereira è un grande romanzo civile che racconto appunto la presa di coscienza e il risveglio nell’estate calda di Lisbona nel 1938 di Pereira, una persona mite che di professione fa il giornalista e dirige la pagina culturale di un quotidiano allineato al regime.
Le giornate di Pereira trascorrono tranquille tra i pomeriggi vuoti in redazione e le chiacchierate domestiche con il ritratto della moglie defunta.
Ma la sua esistenza cambia quando si imbatte in Monteiro Rossi, un giovane che Pereira stesso assume per redigere necrologi di scrittori famosi.
Inizia per il mite Pereira un periodo di forti conflitti interiori e l’amicizia con il giovane giornalista mette in discussione il suo modello di esistenza.
Il giovane è un oppositore del regime di Salazar e l’anziano giornalista si sente all’inizio turbato dalle sue idee. Quando poi sarà direttamente coinvolto da Monteiro Rossi in vicende che hanno a che fare con la lotta al dittatore portoghese, Pereira avrà un forte sussulto di coscienza e si mostrerà sensibile alle idee di libertà e democrazia, abbracciando alla fine la causa di coloro che vogliono riportare la libertà e la democrazia in Portogallo.
Tabucchi racconta il risveglio di coscienza di un uomo e di un giornalista che decide di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di lottare con la sua penna contro l’appiattimento delle coscienze imposto dalla dittatura.
Con Sostiene Pereira Antonio Tabucchi ci dice che è arrivato il tempo in cui dobbiamo chiedere anche alla letteratura di dire la verità.
Ancora oggi questo meraviglioso libro destinato a durare nel tempo urla al mondo, dilaniato dalla prepotenza, dalla violenza e dagli abusi, la sua drammatica attualità: oggi c’è bisogno di intellettuali, di scrittori e di uomini che abbiano il coraggio di offrire la propria «irresponsabilità» al potere o la propria «responsabilità a tutti», come giustamente scriveva Leonardo Sciascia.

Antonio Tabucchi – Scrittore italiano (Pisa 1943 – Lisbona 2012); prof. di letteratura portoghese nell’univ. di Siena. Nel suo primo romanzo Piazza d’Italia (1975), presentato come “favola popolare”, ha coniugato una scanzonata inventiva con un’appassionata ispirazione civile. Ha poi pubblicato volumi di racconti (Il gioco del rovescio, 1981; Piccoli equivoci senza importanza, 1985; L’angelo nero, 1991) e romanzi (Notturno indiano, 1984; Il filo dell’orizzonte, 1986; Requiem, scritto in portoghese, 1991, trad. it. 1992; Sostiene Pereira, 1994; La testa perduta di Damasceno Monteiro, 1997) nei quali è riuscito a condensare sempre meglio storia e fantasia in una sigla inconfondibile di nitore costruttivo e finezza intellettuale. Per il teatro ha scritto I dialoghi mancati (1988). Ha curato un’antologia dell’opera di F. Pessoa (Una sola moltitudine, 2 voll., 1979–84), autore al quale ha dedicato gran parte della propria attività di studioso. Tra le opere successive si ricordano: Gli zingari e il Rinascimento (1999); Si sta facendo sempre più tardi. Romanzo in forma di lettere (2001); Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori (2003); Tristano muore. Una vita (2004); Racconti (2005); L’oca al passo (2006); Il tempo invecchia in fretta (2009); Viaggi e altri viaggi (2010); Racconti con figure (2011). Postumi sono stati pubblicati: il volume Una giornata con Tabucchi (2012), che raccoglie tra gli altri i testi di D. Maraini, U. Riccarelli e P. Di Paolo in ricordo dello scrittore; entrambi nel 2013, Di tutto resta un poco. Letteratura e cinema, raccolta di scritti cui T. lavorava al momento della morte, e il romanzo inedito Per Isabel. Un mandala; L’automobile, la nostalgia e l’infinito (2015), raccolta delle conferenze tenute da T. a Parigi nel 1994 su aspetti fondamentali e inediti della poetica pessoana; l’inedito saggio breve La fine del mito (2016), scritto nel 2011 su ispirazione di un quadro della pittrice portoghese G. Morais. (Enciclopedia Treccani online).

Source: libro del recensore.

:: Thornhill di Pam Smy (uovonero I geodi 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

3 gennaio 2018 by
Thornhill

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La solitudine è il mostro nascosto sotto il letto di ogni essere umano, bambino o adulto che sia, ed è sicuramente il cuore argomentativo di Thornhill. Edito da uovonero nel 2017, questo libro è il primo progetto interamente scritto ed illustrato da Pam Smy, artista il cui talento è riconosciuto in ambito europeo e che compare nel catalogo dell’editrice di Crema in veste di illustratrice.
Thornhill si sviluppa in più di cinquecento pagine attraverso un binario narrativo e parallelo che racconta due storie rispettivamente ambientate nel marzo 2017 e in diversi mesi del 1982, da febbraio ad agosto. Le protagoniste sono due bambine, i cui frammenti di vita sebbene lontani nel tempo sono uniti da uno stesso collante composto da profonda solitudine. Mary è una ragazzina orfana che vive a Thornhill, un edificio adibito ad orfanotrofio, e che non riesce ad essere collocata in una famiglia per via del mutismo selettivo che la rende diversa da tutte le altre residenti della casa e per questo un’emarginata. Mary diventa la vittima prescelta di un’altra bambina orfana che compie atti di bullismo, condotta da un cuore indurito dalla troppa sofferenza. Spinta dall’umano bisogno di sentirsi amata e benvoluta, Mary guarda dalla finestra una mamma con il suo bambino e desidera ardentemente un’amica, di giorno va a scuola, dove spesso è bullizzata sotto gli occhi ignoranti degli insegnanti, e si dedica alla sua attività preferita: costruire con la creta bambole ispirate ai personaggi dei libri che legge e che costituiscono la sua unica compagnia. Altra valvola di sfogo è la stesura giornaliera di un diario, attraverso le cui parole il lettore scopre le dolorose vicende della bambina.
Ella è un ragazzina che si è trasferita da poco nella casa davanti all’ex orfanotrofio di Thornhill e la sua storia è narrata esclusivamente attraverso illustrazioni cupe, con predominazione del nero e del grigio e qualche sprazzo di bianco. Le immagini lasciano trapelare che Ella sia orfana di madre e che viva da sola con suo padre, sempre troppo impegnato a lavorare. Così, la piccola si ritrova schiacciata dalla stessa solitudine che nei decenni precedenti aveva affrontato Mary, proprio nell’edificio che scorge dalla finestra della sua stanza, e le loro esistenze si legano in un finale di grande e sconvolgente intensità.
Gli orfani sono da secoli i protagonisti di romanzi, da Oliver Twist a Tom Sawyer, da Mary Lennox, che l’autrice cita apertamente, al più recente Harry Potter e tutti sono legati dal comune desiderio di essere amati ed avere una famiglia. Mary ed Ella non sono un’eccezione, il loro cuore partecipa di queste stesse fantasie e nostalgie di realtà affettive mai sperimentate, ma il riscatto finale dell’orfano scartato dalla società assume in questa storia colori diversi, sicuramente in scala di grigio.
In una lettura tutt’altro che prevedibile, Pam Smy racconta con sensibilità e giustizia il macigno della solitudine, paradossalmente oggetto di condivisione di numerosissime persone. Leggere Thornhill in questi giorni così vicini al Natale apre gli occhi e muove il pensiero verso chi non ha famiglia o è lontano da essa: perciò, abbracciate, stringete, baciate i vostri cari, ringraziate di non essere soli e siate consapevoli della vostra fortuna!

Pam Smy ha studiato illustrazione alla Anglia Ruskin University dove ha completato un master per l’infanzia nel 2004 e che attualmente dirige. Per uovonero ha illustrato Il riscatto di Dond di Siobhan Dowd.

Source: libro comprato dal recensore.

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:: Mi manca il Novecento: nuova rubrica su Liberi di scrivere a cura del poeta e critico Nicola Vacca

2 gennaio 2018 by

900letterario

Da gennaio parte su Liberi di scrivere una nuova rubrica curata dal poeta e critico Nicola Vacca: Mi manca il Novecento. Voci e luci del Novecento, libri e autori significativi di un’ epoca che ha delineato il nostro presente, a volte ingiustamente dimenticati o proprio banditi. Verranno alternati profili di scrittori a romanzi di quel grande e irripetibile periodo. Si inizia domani con Sostiene pererira di Antonio Tabucchi. Un modo per ricordare la grande letteratura e diffonderla tra i giovani e gli adulti che hanno ancora voglia di conoscere e apprezzare la bellezza dell’arte e della letteratura.

:: L’assassinio di Socrate di Marcos Chicot (Salani editore 2017) a cura di Viviana Filippini

2 gennaio 2018 by
assassino di socrate

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Marcos Chicot è tornato nelle librerie italiane con “L’assassino di Socrate”, edito da Salani. Chicot aveva già utilizzato l’antica Grecia come sfondo narrativo per “L’assassinio di Pitagora” e questa volta è il turno di Socrate. Il tutto parte dalla rivelazione dell’oracolo Cherefonte (tra l’altro amico del filosofo) che annuncia al filosofo la sua morte violenta ad opera di un giovane dagli occhi chiari, un neonato che arriverà presto ad Atene. Con molta probabilità sarà il figlio dell’amico Eurimaco, che ha perso la moglie proprio nel momento del parto. Mentre Socrate scopre questa dolorosa premonizione e, a dire il vero, lui sembra l’unico a non esserne preoccupato, la nuora di Archidamo, diarca di Sparta, diventa madre, ma il marito Aristone (soldato temuto da tutti) stabilisce che il loro figlio non deve vivere e decide di ucciderlo seguendo la legge spartana. Il piccolo però non sarà gettato da una rupe, ma lasciato in balia di belve feroci. Chicot crea un thriller ad alta tensione, ambientato nella Grecia del V secolo a.C. ricco di colpi di scena, dove la trama si concentra sui destini di Socrate, il filosofo che diede importanti contributi alla storia del pensiero e quello di Atene e Sparta, due città tormentate da una guerra che insanguina da troppo tempo la Grecia. Ancora una volta Chicot conferma la sua bravura di scrittore perché la Grecia classica che ci narra è così ben definita che il lettore ne è completamente coinvolto e rapito. Accanto a Socrate ci sono i potenti, i militari pronti al sacrifico per la vittoria, le madri che non esitano a mettere a repentaglio la propria vita per avere salva quella dei figli. Non solo, perché nella grande storia che travolse le due città greche tra loro in conflitto si innesta una minuziosa ricostruzione storica di fatti di guerra, delle modalità di svolgimento delle assemblee o degli spettacoli, delle tradizioni, delle offerte agli dei o dei matrimoni combinati. Il tutto è fatto con una tale precisone che il lettore ha la sensazione di immergersi in un mondo sì del passato antico, reso meno distante dalla scrittura coinvolgente di Chicot. “L’assassinio di Socrate” è un thriller storico dal ritmo coinvolgente nel quale i drammi personali dei singoli personaggi si intrecciano con quelli causati dalla Storia (è qui si fa riferimento alla guerra che per quasi quaranta anni coinvolse Sparta e Atene. La maestria di Chicot è quella di essere riuscito a fare una dettagliata ricostruzione degli eventi e dei personaggi realmente esistiti e di averli fatti convivere alla perfezione con personaggi letterari, dando vita ad una perfetta mescolanza di personalità note e comuni. Questo crea una narrazione verisimile, dove non manca la suspense tipica del thriller e del giallo. Ad un certo punto in “L’assassinio di Socrate” si percepisce un senso di morte incombente, con la distruzione portata dalla malattia e dalla guerra e Socrate e i suoi comprimari sembrano non avere più speranze, ecco però che tutte le carte messe in gioco vengono rimescolate da un imprevedibile colpo di scena che ribalterà in modo completo non solo la narrazione, ma anche, l’ipotetico finale che il lettore si era immaginato. Traduzione di Andrea Carlo Cappi.

Marcos Chicot, nato a Madrid nel 1971, sposato, con due figli, è laureato in Psicologia Clinica e in Economia e Psicologia del Lavoro e ha lavorato come manager in varie aziende. Tra i suoi libri “Il teorema delle menti”, “L’assassinio di Pitagora”, vincitore del Premio per la Cultura Mediterranea 2015 È stato finalista in vari premi letterari, tra cui il prestigioso Planeta.

Source: ufficio stampa editore Salani, grazie a Matteo Columbo.

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:: Greta grintosa di Astrid Lindgren (Iperborea – I Miniborei 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

2 gennaio 2018 by
greta grintosa

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Greta Grintosa è il titolo del secondo energico volumetto della nuova collana di Iperborea ma è anche il titolo del primo dei dieci racconti inediti scritti dalla straordinaria Astrid Lindgren e contenuti nello stesso volume.
Ogni racconto ha come protagonisti bambini genuini, semplici, buoni e generosi che vivono in una Svezia che Lindgren descrive con colori d’incanto, candidi e fantasiosi. Greta sostituisce la nonna per non cancellare il Natale, la principessa Lise Lotta scopre che giocare è divertente, Bertil fa amicizia con Pirolino, un bambino grande come un topo, Göran non può più camminare ma una notte il Signor De Gigliis lo porta a Calasera, Gunnar e Gunnilla scoprono che l’uccellino del cucù conosce mille avventure e non è affatto di legno. Le pagine di questi racconti strabordano di immaginazione, di gioia e di vitalità e rendono la quotidianità magica nei dettagli più minuti. Lo stile della Lindgren è sempre lo stesso: semplice ma acuto e divertente, estremamente piacevole anche per un lettore adulto. Questo volumetto sembra animarsi della stessa magia contenuta nei racconti delle sue pagine ed invita i bambini a chiudere smartphone e tablet perché sotto al letto potrebbe abitare un nuovo amico, perché di notte è possibile guidare il tram nel Paese di chissà dove e perché ogni avventura diventa vera se si crede nella forza dell’immaginazione.
Oggi i bambini appaiono molto diversi dai personaggi di questi racconti, la società cerca di trasformarli in una versione in miniatura degli adulti, privandoli della propria identità. Per questo, la letteratura deve assumersi il compito di preservare la tenerezza, la spontaneità e l’incredibile forza immaginifica di ogni bambino attraverso storie potenti e suggestive che non lascino assopire la loro vera natura. Iperborea con Greta Grintosa procede proprio per questa felice strada.
Traduzione di Laura Cangemi

Astrid Lindgren (1907-2002) è l’autrice delle indimenticabili avventure di Pippi Calzelunghe e di piccoli personaggi ribelli e saggi, modelli di coraggio, indipendenza e creatività. Ha ottenuto il Premio Hans Christian Andersen, il Lewis Carroll Shelf Award, l’International Book Award dell’Unesco e altri numerosi riconoscimenti.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice.

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:: Liberi di Scrivere Award ottava edizione – Le votazioni

1 gennaio 2018 by

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Giunto all’ ottava edizione il Liberi di Scrivere Award permette ai lettori di questo blog di  votare il migliore libro edito nel 2017.

C’ è tempo di votare fino alla mezzanotte di lunedì 15 gennaio.

Vale solo un voto per lettore.

Menzione speciale per la migliore traduzione al traduttore del libro straniero più votato.

Dunque iniziate a votare lasciando un commento a questo post con il titolo prescelto!

La votazione è diretta, a insindacabile giudizio dei lettori di questo blog, potete votare il vostro libro preferito tra tutti quelli editi in Italia nel 2017 qui sotto citando il titolo nei commenti.

Prego i lettori di lasciare un solo commento con il voto, serve a me e al “notaio” Michele Di Marco come verifica per il conteggio dei risultati. Grazie a tutti.

Lasciate i commenti sul blog solo per le votazioni. (Sempre per facilitarci i conteggi). Per problemi tecnici o altre necessità scriveteci sulla pagina del blog su FB o al nostro indirizzo mail. Voti ripetuti saranno cancellati. Grazie.

Traduttori:

Alberto Folin

Alessandro Zabini

Silvia Pareschi

Tessa Bernardi

Sandro Ristori

I libri:

I bastardi dovranno morire – Emmanuel Grand – Neri Pozza – Traduttore Alberto Folin (VOTI 3)

La natura della grazia, di William Kent Krueger- Neri Pozza – traduzione di Alessandro Zabini (VOTI 3)

Sotto una stella crudele. Una vita a Praga, 1941-1968 di Heda Margolius Kovaly – Adelphi – Traduzione di Silvia Pareschi (VOTO 1)

Caravaggio enigma di Alex Connor – Newton Compton Editori – traduzione di Tessa Bernardi (VOTI 7)

La ragazza che dormì con Dio di Val Brelinski – Nutrimenti editore – traduzione di Sandro Ristori (VOTO 1)

Il Settimino di Fabrizio Borgio – Acheron Books (VOTI 2)

Amori regalati di Olimpio Talarico – Compagnia Editoriale Aliberti‎ (VOTO 1)

Il ragazzo ombra. Diario vittoriano Vol. 1 di Laura Costantini, ed. goWare (VOTI 83)

Lois e Luke – Giro di Vite di Annemarie De Carlo (goWare 2017) (VOTI 3)

L’uomo di casa di Romano De Marco Piemme Editore (VOTO 1)

Storia nera di un naso rosso di Alesssandro Morbidelli edito da Todaro (VOTO 1)

Fondamenta Inquietanti di Luca Marchioro – GoWare (VOTO 1)

:: Leggere rende migliori?

29 dicembre 2017 by

reading

Leggere rende persone migliori? Cittadini migliori? Persone più consapevoli delle proprie scelte, più libere, più indipendenti, più difficilmente manipolabili? Dall’ uscita dei dati ISTAT sull’ennesimo calo di lettori in Italia questa è la domanda che maggiormente si sente fare. E voi cosa ne pensate? E’ giusto colpevolizzare chi non legge facendolo sentire una persona a cui manca qualcosa? La lettura indubbiamente ha molti lati positivi: aumenta il numero di vocaboli usati, tiene in esercizio il cervello, allarga gli orizzonti. Ma tutti capiscono sempre quello che leggono? Più si legge e più si combatte l’analfabetismo funzionale? O leggere come scrivere e anche essa una attività “creativa” che mette in moto quella parte del cervello adibita alla creatività? Ogni lettore interpreta e decodifica un libro ovvero la realtà in modo differente? E’ un discorso interessante, non fermatevi alla provocatorietà della domanda. E voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti, sono davvero curiosa, e sarebbe davvero bello generare un dibattito che superi gli stereotipi.

:: Autismo – Pensieri e Parole a cura di Federica Belleri (Historica edizioni 2017)

24 dicembre 2017 by
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L’autismo non è una malattia, è una condizione. La sindrome dello spettro autistico ha una vasta gamma di sintomi e di gravità, per cui mai come in questo caso un bambino autistico è da considerare un caso a sé, come sono singoli e unici tutti i bambini. Un bambino autistico ha una diversa percezione della realtà, un diverso modo di comunicare, di interagire con gli altri, e proprio per questo implica impegno, nel cercare di capire il suo mondo sia da parte dei genitori, degli educatori dei medici che l’hanno in cura. Questo si impara leggendo Autismo – Pensieri e Parole, a cura di Federica Belleri edito da Historica Edizioni. Un percorso fatto di parole in cui genitori, fratelli, amici parlano della loro esperienza a contatto con bambini con questa sindrome. C’è rabbia, dolore, speranza, coraggio, ottimismo, tanti sentimenti che delineano un percorso che inizia con la diagnosi, (per tutti i genitori il momento più traumatico) e prosegue con la cura e il supporto che questi bambini necessitano, che può portare a veri miglioramenti anche se non alla vera e propria guarigione. L’origine della sindrome, la sua evoluzione, la sua diffusione (sembra che ci sia un incremento di questo dato) sono tutti temi dibattuti e complessi, che non prescindono mai dall’ affetto che questi bambini speciali suscitano, e ascoltando le voci di questi genitori, educatori, fratelli si ha un’ idea più veritiera di cosa l’autismo sia e di come si faccia a combatterlo. C’è molta indifferenza per questo tema tra i cosiddetti “sani” e “normali”. Se il problema non ti tocca da vicino insomma è difficile che si voglia approfondire il tema, quando invece per la sua portata sociale, e per la possibilità di poter o dovere interagire con persone autistiche ci dovrebbe portare tutti a volere sapere di cosa si tratta. Anche essere normali è una condizione, quando cosa sia la normalità nessuno lo sa veramente. Questo libro, con coraggio, porta queste voci, voci di genitori, fratelli, amici normali nelle nostre vite, ci fa riflettere, ci fa interrogare su quanta attenzione sensibilità necessitino alcuni bambini. Nulla di più, ma credo sia già tanto. Il volume è impreziosito dai disegni di Niccolò Pizzorno. Segnalo che i diritti d’autore sul venduto saranno devoluti al Centro Francesco Faroni di Brescia. Per effettuare una donazione libera: fo.b.a.p. onlus via michelangelo, 405 – 25124 brescia banco di brescia, ag.17 di via masaccio, 29 – brescia abi: 03500 cab: 11217 iban: it38p0311111217000000009000 causale: donazione centro francesco faroni.

Federica Belleri, è nata a Brescia nel 1970. Diplomata perito aziendale. Due figli. Appassionata lettrice, divoratrice di gialli, noir e thriller. I libri, per lei, non hanno età. Quando ne apre uno lo sradica, cercando le sfumature e i sottintesi. Il suo block notes  è colorato e fitto di appunti. Scrive per diversi blog letterari, tra i quali Sugarpulp di Matteo Strukul.  Ha scritto alcuni racconti, due dei quali sono stati pubblicati sull’antologia Racconti Bresciani (I II III edizione), edita da Historica Edizioni. Entrata da pochi anni in questo mondo bellissimo, ha già al suo attivo alcune presentazioni di autori, che lei ama incontrare per condividere emozioni e parole.

Source: pdf inviato dall’autrice.

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:: Onte il Camaleonte di Viviana Filippini (Edizioni Arpeggio Libero 2017)

23 dicembre 2017 by
camaleonte

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Delicata storia per ragazzi Onte il Camaleonte è l’ultimo libro della nostra Viviana Filippini, che oltre che giornalista è anche autrice di libri sia per adulti che ragazzi. Onte il Camaleonte, edito da Edizioni Arpeggio Libero è una favola con protagonisti piccoli animali che come nella tradizione più antica da Esopo in poi donano ai ragazzi, e a tutti noi, preziosi insegnamenti morali e etici. Tema centrale di questa favola è la diversità, come viene normalmente accolta per i ignoranza o vera cattiveria, e come invece non bisogna averne paura e anzi spesso nasconda capacità e doni sottovalutati. Insegnare ai ragazzi cos’è il bullismo, quanto dolore provochi e quanto sia stupido infierire contro chi molto spesso è solo troppo buono per potersi difendere è una cosa importante e Viviana Filippini veicola questo messaggio nella sua narrazione con grande sensibilità. A Camalandia vivono due fratellini camaleonti Bina e Onte. Onte però non è un camaleonte come tutti gli altri, due escrescenze arancioni sulla schiena, la corporatura piccola, tozza, minuta lo rendono diverso da tutti gli altri e agli occhi degli etranei brutto e sgraziato. I compaesani spettegolano e malignano provocando grande sofferenza al piccolo camaleonte, che però non è certo uno che si arrende e quando conosce Gelsomina la vedova nera inizierà a far luce sul vero significato delle sue gobbette colorate. Non vi anticipo sicuramente il colpo di scena, ma sicuramente sorprenderà i piccoli lettori. Onte il Camaleonte è una storia buffa, tenera curiosa, scritta con uno stile semplice e immediato, con piccoli tocchi di poesia. Le deliziose illustrazioni sono state eseguite da Daisy Romero, una giovane studentessa del Liceo Artistico C. Piazza di Lodi. Consigliato.

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha curato le antologie di “Racconti bresciani”(Vol I e II) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto “Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città”, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi “Furio e la Beata Paola Gambara Costa”, illustrata da Barbara Mancini, progetto realizzato da Radio Basilica di Verolanuova e Parrocchia di Verolanuova, ebm edizioni, Manerbio 2015. “A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude”, Temperino Rosso, Brescia 2016.

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:: Seme di strega – Una riscrittura della Tempesta di Margaret Atwood (Rizzoli 2017) a cura di Giulietta Iannone

22 dicembre 2017 by
seme di strega

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Che Margaret Atwood sia la più importante, e significativa, scrittrice canadese della sua generazione, (classe 1939), non è un segreto per nessuno.
Non bisogna essere necessariamente femministe militanti per apprezzare testi come Il racconto dell’ancella o L’altra Grace, forse i suoi libri più famosi, anche tra coloro che non leggono libri e guardano più che altro la tv, per le due trasposizioni televisive di successo.
Margaret Atwood non ha solo il dono di costruire grandi trame dense di coerenza narrativa, ma sonda il suo tempo e l’animo femminile con la stessa grazia.
La sfida di misurarsi con Shakespeare penso l’abbia accolta con divertita curiosità. Non è stata la sola, altri autori contemporanei da Tracy Chevalier, a Jo Nesbo, a Anne Tyler hanno accettato di partecipare all’iniziativa di riscrivere Shakespeare, riadattandolo per le nuove generazioni.
La Hogarth Press ha infatti inaugurato una collana di opere shakespeariane riscritte da autori contemporanei, alcune tradotte in Italia da Rizzoli.
Margaret Atwood ha scelto La Tempesta, e penso in tutta sincerità sia davvero la più adatta al suo stile, alle sue tematiche, al suo concetto del tempo narrativo e psicologico.
Seme di strega, questo è il titolo italiano, è una storia di vendetta, di giustizia, di ricerca di equilibri infranti dall’ arrivismo, dall’ avidità, dalla sete di potere.
Protagonista è un regista teatrale shakespiriano di nome Felix Phillips. Geniale, istrionico, carismatico, con una carriera di successi e gratificazioni, a cui il destino presenta immancabilmente il conto.
Prima la morte della figlia, da cui fatica a riprendersi, poi il tradimento del suo socio in affari Tony, lo portano a perdere tutto e a ritirarsi in una catapecchia in mezzo al nulla. Un eremo dal quale cova la sua inesauribile voglia di vendicarsi di tutti coloro che l’ hanno distrutto.
L’occasione si presenta quando assunto come insegnante di recitazione in un carcere (sotto falso nome) scopre che i sui ex nemici (ora ancora più potenti e riveriti) verranno in visita al carcere per assistere alla sua rappresentazione de La Tempesta. L’ultima opera di Shakespeare che voleva proporre al Makeshiweg Teatre Festival, prima della cacciata, e del pubblico ludibrio.
Riuscirà a ottenere vendetta o meglio farsi giustizia?
E soprattutto cosa ha in mente il terribile Felix?
Il fantasma di sua figlia, che l’ha accompagnato per tutto questo esilio e solo lui può vedere, finalmente troverà pace?
Avere a che fare con attori non professionisti, carcerati, si rivelerà davvero per lui l’esperienza più profonda della sua vita e non solo uno strumento per rimettersi in pari col destino?
A queste e altre domande si troverà puntualmente risposta fino all’immancabile lieto fine che ben si adatta a una storia di riscatto e liberazione.
Niente poteva essere diverso.
Traduzione di Laura Pignatti.
Buona lettura!

Margaret Atwood è autrice di oltre quaranta opere tra romanzi, saggi, raccolte di poesie. È stata cinque volte finalista al Booker Prize, vinto nel 2000 con L’assassino cieco. Le sue opere hanno ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo ed è una delle scrittrici più amate dal pubblico internazionale. Figura ecclettica sul piano artistico, politicamente impegnata soprattutto in seno alle tematiche del femminismo, è considerata tra le scrittrici più importanti in attività ed è stata più volte segnalata per il Premio Nobel per la letteratura.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un ultimo dell’anno a Parigi di Dianella Bardelli

22 dicembre 2017 by

parigi

La casa era quella di un famoso filosofo francese, uno di quelli alla moda, tutti comprano i loro libri, nessuno li legge ma tutti dicono che bravi che sono. A volte sono persone generose come quello che ci ospitò a Parigi a casa sua. Lui era non ricordo dove all’estero. Immagino a fare cose importantissime per l’umanità. Noi eravamo in tre nella sua bella casa e già lì erano ospitati degli attori vietnamiti che ci guardarono subito storto perchè occupavamo un “loro” posto. Noi ce ne fregammo ignorandoli per il tempo che ci fermammo a Parigi. Pochi giorni in realtà, a cavallo di un ultimo dell’anno. Io mi ero accodata a due amici, Laura e Giorgio che era quello che aveva conosciuto in Italia il filosofo che ci stava ospitando. Laura e Giorgio si stavano stuzzicando in una specie di gioco “forse stiamo un pò insieme, forse un pò no”. Alla fine non stettero insieme anche perchè lei più che altro era lesbica e infatti lì a Parigi doveva incontrare Francesca, una sua amica italiana, che lavoricchiava in un bar per pagarsi un corso alla Sorbona. Io in quella breve vacanza stavo in mezzo a tutti loro, davo loro un pò noia, interferendo sia nel rapporto tra le due ragazze che in quello tra Giorgio e Laura, con cui lui avrebbe voluto scopare e per un pò anche stare.

Francesca ci venne a trovare appena arrivammo. Grandi sorrisi, abbracci tra lei e noi tre. Si portò dietro un’amica dall’aria triste, una ragazza francese che era stata per un periodo in Italia, a Firenze per la precisione e lì aveva amoreggiato con un ragazzo bello e spietato amico anche nostro, che le aveva scritto che sarebbe venuto con noi a Parigi. Invece era rimasto Firenze, perdutamente innamorato di una ragazza americana che studiava qualcosa che aveva a che vedere con l’arte italiana. La ragazza parigina dall’aria triste quando vide che il bello e spietato fiorentino non era con noi ammutolì e poi se ne andò, dicendoci che sarebbe tornata il giorno dopo, ultimo dell’anno, per stare di nuovo con noi. Laura e Giorgio si ritirarono subito nella stanza in cui avevano deciso di dormire, “dobbiamo parlare di cose importanti”, dissero a me e Francesca. Allora noi due decidemmo di uscire insieme. Camminammo un pò per i viali parigini fino al suo mini appartamento all’ultimo piano di una bel palazzo d’epoca. Era un sottotetto, una chambre de bonne, che lei aveva cercato di abbellire con cuscini e stoffe colorate. Ci sedemmo sul suo piccolo letto a chiacchierare. Mi parlò di cosa faceva a Parigi. Lavorare qualche ora in quel bar le piaceva. Lì aveva conosciuto un sacco di gente, giovani con cui passare belle nottate alle feste nelle case o in altri locali. Il corso alla Sorbona, sì lo frequentava, si trattava di antropologia e se voleva avrebbe potuto accodarsi ad un gruppo di ricercatori che tra poco sarebbe partito per la foresta amazzonica a studiare una tribù di indigeni di cui si sapeva poco. Ma non lo avrebbe fatto, era troppo divertente vivere a Parigi, c’erano feste tutti i giorni, si potevano incontrare persone famose, cineasti, attori, scrittori, parlare e cazzeggiare con loro; “magari la mia vita cambierà da un momento all’altro e andrò a vivere con una di queste persone famose e non dovrò più servire café au lait o bicchieri di vino in quel bar, sì carino, ma sempre lavoro è”, disse Francesca. “E Laura?”, chiese io. “Con lei una storia c’è”, mi rispose. “Sono venuta anche a trovarla in Italia proprio per approfondire il nostro rapporto. Ci eravamo conosciute qui a Parigi mesi prima ad un convegno di antropologia cinematografica. A casa sua in Italia abbiamo parlato, parlato nottate intere bevendo litri di caffè, ma di concreto non abbiamo ancora combinato niente. Io non avrei problemi, sono già stata con delle ragazze, ma è Laura che cincischia. Adesso se ne viene a Parigi con Giorgio, che ho conosciuto una sera a casa sua, ora lei è lì con lui e io…”. ” E tu sei qui con me che non c’entro nulla”, dissi. ” Dai”, fece Francesca, ” usciamo, mangiamo qualcosa in una brasserie che conosco qui vicino, poi giriamo per i locali a vedere chi c’è e chi non c’è e infine andiamo ad una festa dove mi hanno invitato”. ” Ma non devi andare a lavorare?”, chiesi. ” Ho lavorato stamattina e riattaccherò dopo capodanno”, rispose. “E Laura e Giorgio?”, chiesi. “Che ne so”, disse Francesca, “faranno senza di noi, così imparano”, aggiunse.

Alla festa facemmo le sceme. Ballavamo sfiorandoci continuamente, guardandoci negli occhi e ridendo; i francesi neanche ci fumavano e questo mi scocciava, volevo provocarli, scandalizzarli forse, flirtando sfacciatamente con Francesca. Ma loro non ci degnarono di uno sguardo. Che stronzi, stì francesi, pensavo, due belle ragazze italiane ballano muovendo tette e culo, scuotendo i loro bei capelli lunghi e loro niente? Continuano a parlare di cinema, teatro, tutte cose noiose, quando invece potrebbero guardarci che davvero ci divertiamo, e chissà come andrà a finire tra noi la serata.

Non andò a finire in nessun modo. A tarda notte tornammo a casa del filosofo e Laura ci stava aspettando alzata e furibonda. Cominciò a discutere con Francesca su dove eravamo state e a fare cosa, una scena di gelosia in piena regola, insomma. Io mi ritirai nella mia stanza. Giorgio dormiva. Cercando di addormentarmi sentii discutere Laura e Francesca per parecchio tempo. Il mattino dopo ognuno di noi fece come niente fosse. Francesca se ne era andata all’alba dicendo a Laura che sarebbe tornata verso sera. Noi tre andammo a fare colazione in un bar vicino e poi passammo il pomeriggio dell’ultimo dell’anno in casa a leggere e dormire. Tra Laura e Giorgio l’intesa era naufragata e io non provai nemmeno a fargli capire che se Laura non c’era più per lui c’ero pur sempre io. Lasciai perdere in attesa di quello che avremmo fatto la notte dell’ultimo dell’anno.

Cenammo a casa mangiando pane e formaggio e bevendo vino rosso comprati nel negozio sotto casa e verso le dieci arrivarono Francesca e la parigina triste.Quest’ultima esordì dicendo: ” C’è un giradischi qui?”. “Sì”, rispose Giorgio, ” è lì in quell’angolo dietro il divano”. Lei senza dire altro staccò la spina del giradischi e se lo mise sotto il braccio insieme ad alcuni dischi di Jacques Brel e Gilbert Becaud. ” Vado ad ascoltare tutta la notte questa musica che mi ricorda l’amore che ho perduto”, disse. ” Ma no”, disse Giorgio, ” vieni con noi, magari ti distrai e ti diverti pure”, aggiunse. “No”, disse lei, ” nulla può farmi divertire. Sono fatta così, devo soffrire molto perchè un innamoramento mi passi”. E se ne andò. Noi quattro ci guardammo e non riuscimmo a non ridere di lei che aveva preso sul serio quel ragazzo fiorentino che si innamorava ogni cinque minuti e altrettanto velocemente si dimenticava di esserci innamorato. Ma la parigina non aveva capito che tipo era. “Almeno noi due non abbiamo mai creduto di fare una cosa seria, qualche incontro, buon sesso allegro e finita lì”, disse Francesca rivolta a Giorgio. Perchè voi siete stati insieme?”, chiesi io. ” Sì, quella volta che venni in Italia a trovare Laura”, rispose. “E tu Laura sei al corrente che loro due si erano messi insieme?”, chiesi. “Ma non si erano messi insieme”, disse Laura. ” Gli uomini si sa sono interscambiabili, con le donne le storie sono più serie”, aggiunse. Giorgio non disse nulla, si limitò a sorridere.

La notte di capodanno la passammo per le strade. I parigini si affollavano in tutte le vie del centro con bottiglie e calici di champagne. C’erano anche un sacco di italiani come noi, che si intristivano nei locali all’aperto non riuscendo a partecipare alla sincera, spontanea euforia parigina. Noi quattro si andava qua e là stupiti anche noi di tutta quella allegria. Parlammo con gli italiani che incontravamo. Io mi immalinconii, come mi succede sempre a capodanno. Tanto è vero che negli ultimi anni lo ignoro.

Il giorno dopo io, Laura e Giorgio eravamo già sul treno per l’Italia. Francesca rimase a Parigi un altro anno. Poi tornò in Italia. Non ha sposato un uomo famoso. In compenso è diventata famosa lei.

Dianella Bardelli per molti anni ha insegnato Lettere presso l’Istituto Tecnico Industriale Aldini Valeriani di Bologna. Nel 2008 ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “ Vado a caccia di sguardi” presso l’editore Raffaelli di Rimini. Nel 2009 un romanzo intitolato “Vicini ma da lontano”, presso la casa editrice Giraldi di Bologna; nel 2010 un altro romanzo dal titolo “ I I pesci altruisti rinascono bambini” sempre per l’editore Giraldi. Nel Gennaio 2011 ha pubblicato un romanzo intitolato Il Bardo psichedelico di Neal presso le edizioni Vololibero ispirato alla vita e alla morte di Neal Cassady, l’eroe beat. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo Verso Kathmandu alla ricerca della felicità per l’editore Ouverture. Appassionata della letteratura americana della beat e hippy generation, accanto alla sua attività di scrittrice guida corsi di Scrittura Creativa secondo il Metodo della poesia e prosa spontanea. Ha da parte vari romanzi inediti e racconti.