L’enigma dell’abate nero di Marcello Simoni (Newton Compton, 2019) a cura di Elena Romanello

27 luglio 2019 by

lenigma-dellabate-nero-x600Newton Compton presenta un nuovo capitolo della Secretum Saga di Marcello Simoni ambientata nel Quattrocento, tra avventura e thriller, con protagonista il giovane ladro Tigrinus: L’enigma dell’abate nero, per raccontare le nuove peripezie del ladro Tigrinus.
Siamo nel 1461, nel Mar Ligure e Angelo Bruni è diventato mercante navale e non disdegna all’occorrenza il contrabbando. Un giorno abborda una nave proveniente da Avignone per saccheggiarla, e sopra trova una spia informata riguardo ad un complotto ai danni del cardinal Bessarione.
Angelo Bruni vuole sfruttare questa informazione a suo vantaggio e pianifica di correre in un apparente soccorso del prelato a Ravenna, in realtà per derubarlo insieme al ladro Tigrinus. Ma le cose non andranno come aveva previsto e Tigrinus arriverà da solo in città.
Qui però un piano che poteva funzionare anche solo per lui fallirà e Tigrinus si troverà bersaglio di attacchi incrociati, sia da parte dei fedeli di Bessarione, convinti che sia un sicario pericolosissimo che quelli di Bianca de’Brancacci, inviata a Ravenna da Cosimo de’ Medici.
Tigrinus, sfumata la possibilità di tirare su un buon bottino, dovrà lottare per la sua vita tra inseguimento, catture, fughe rocambolesche, cercando in parallelo di salvare la Tavola di Smeraldo, un libro pericoloso che tutti vogliono. Mentre lotta per scampare ad una morte che sembra certa, scoprirà anche un pericoloso segreto sull’inquietante Abate Nero, che può fare paura a molti per le conseguenze che comporta.
Marcello Simoni dimostra ancora una volta il suo talento a costruire un mondo che avvince, in un Medio Evo non luogo cupo e lontano da noi, ma vivo, colorato, appassionante, divertente. Mettendo insieme un romanzo storico ben documentato e la gioia del romanzo d’avventura, tra Salgari e Dumas senza dimenticare modelli più recenti, riesce a fare centro anche questa volta, portando il suo lettore in particolare nella città di Ravenna, storico centro d’arte ancora oggi, ma poco noto e frequentato dai romanzieri e dagli storici e per questo motivo ancora più interessante.
L’enigma dell’abate nero va letto ovviamente dopo gli altri libri della serie, del resto l’estate può essere il momento ideale per questo tipo di letture, intriganti e divertenti, senza dimenticare di essere intelligenti, che coniugano interesse e svago. In attesa ovviamente di ulteriori sviluppi, come nelle migliori saghe a puntate.

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, con Il mercante di libri male­detti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acqui­stati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo ca­pitolo della trilogia del famoso mer­cante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei mor­ti; la trilogia Codice Millenarius Saga (L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni) e la Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero, Il patto dell’abate nero, L’enigma dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero e nel 2019 il Premio Jean Coste. La ricetta del successo dei suoi romanzi risiede nel ritmo molto avvincente, in personaggi straordinariamente moderni come eroi contemporanei, e in uno stile narrativo che ha saputo fare propria la lezione di grandi maestri: da  Salgari a Dumas.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Self-made Woman di Valeria Arnaldi (Ultra edizioni, 2019) a cura di Elena Romanello

27 luglio 2019 by

Self-Made-Woman_Ultra-325x475Dopo aver raccontato icone e miti dell’immaginario contemporaneo, stavolta Valeria Arnaldi si confronta con la storia delle donne, nel volume Self-made Woman, sottotitolo Perché dietro una grande donna non c’è nessuno.
Il libro racconta quaranta donne degli ultimi due secoli, che hanno segnato in qualche modo le loro esistenze e quelle altrui, con scelte controcorrente, lotte, idee, tendenze, stili di vita.
L’autrice vuole rovesciare la frase trita e ritrita dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, che identifica le donne solo come spalle e non come protagoniste, e parla di chi ce l’ha fatta da sola, cambiando il mondo intorno a sé, raccontando le vicende di scienziate, imprenditrici, giornaliste, artiste.
Nella galleria di donne presenti emerge un universo poliedrico: alcune donne si distinsero nel settore della moda e della bellezza, come Helena Rubinstein e Elizabeth Arden, le cui marche di cosmetici vengono usate ancora oggi, ma anche Mary Phelps Jacobs, l’inventrice del reggiseno, Coco Chanel, icona di stile e Mary Quant,  che liberò le donne con la minigonna.
Altre furono imprenditrici, come Josephine Cochrane, inventrice della lavastoviglie, Luisa Spagnoli, ideatrice di prodotti dolciari e di abbigliamento, Ruth Handler, la progettista della bambola Barbie, da lei ideata come simbolo non di sottomissione ma di indipendenza.
Non possono mancare le donne in lotta per i diritti civili, come le due ex schiave afroamericane Sojourner Truth e Harriet Tubman, la suffragetta Emmeline Pankhurst, Rosa Parks, il cui gesto simbolico di non alzarsi sull’autobus innescò le lotte per i diritti civili e la giovanissima Malala Yousafzai, che ha quasi pagato con la vita la sua lotta per dare un futuro alle bambine tramite la scuola.
Le donne si sono anche distinte nella scienza e Valeria Arnaldi ricorda Marie Curie, ma anche la dimenticata Lise Meitner, studiosa dell’atomo profondamente pacifista, Hedy Lamarr, non solo bellissima diva ma grande scienziata pronta ad intuire la tecnologia che oggi usiamo per gli smarthone, e ovviamente due grandissime di casa nostra come Rita Levi Montalcini e Margherita Hack.
Molte donne hanno anche voluto andare oltre i limiti che venivano imposti, e a questo proposito nel libro si ritrovano Nellie Bly,  prima giornalista investigativa della Storia che si fece rinchiudere in un manicomio per raccontare gli orrori di quei posti, Isabelle Eberhardt, viaggiatrice in Medio Oriente, Amelia Earhart, la prima aviatrice in solitaria, Gerda Taro, fotografa della Guerra civile spagnola morta sul campo, Valentina Tereskova, prima donna ad andare nello spazio aprendo la strada ad un’avventura che dura fino ad oggi e oltre.
Le donne hanno anche dato un contributo alle arti, e nelle pagine del libro rivivono i destini delle pittrici Suzanne Valadon e Tamara de Lempicka, di Mae West, diva trasgressiva contro la censura e il bigottismo di Hollywood, della ballerina Martha Graham, di Josephine Baker, danzatrice e partigiana, delle cantanti Billie Holiday e Madonna, icona da decenni e delle fumettiste sorelle Giussani inventrici di Diabolik, fumetto che all’epoca scandalizzò e che ancora oggi fa parlare di sé.
Un libro interessante, con progetti di vita in cui ciascuna donna di qualsiasi età può trovare qualche spunto o idea per il suo progetto di vita magari un po’ fuori dagli schemi.

Valeria Arnaldi, laureata in Scienze Politiche, è giornalista professionista. Scrive su quotidiani e mensili italiani e stranieri. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo Gli amori di Frida KahloTina Modotti hermanaChi è Banksy? E perché ha tanto successo?Chi è Obey? E perché fa tanto discutere?Che cos’è la street art? E come sta cambiando il mondo dell’arte. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero: ha collaborato con Commissione Europea, Unar-Presidenza del Consiglio, Regione Lazio, Provincia di Roma, Roma Capitale. Per Ultra ha pubblicato, tra gli altri, Manga Art-Viaggio nell’iperpop contemporaneoBomba Sexy – Storia e mito della femminilità a cavallo del millennioHayao Miyazaki – Un mondo incantatoSelf-made WomanBarbie, la Venere di plasticaMadonna, l’icona del popLady Oscar.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa Ultra che ringraziamo.

:: Color Collera di Emmanuel Trédez e Amandine Piu (Gallucci 2019) a cura di Viviana Filippini

27 luglio 2019 by

colorcollera-200x270Le volte che esco fuori dai gangheri,
divento rossa, più rossa dei gamberi.
I miei genitori non san più che fare:
le provano tutte, ma mi fanno infuriare…

La rabbia è qualcosa che ci tormenta. È un sentimento che quando arriva non riusciamo a controllare. È qualcosa che parte da dentro, dal nostro io profondo, e poi esplode in maniera potente, spesso anche brutale. C’è chi urla, chi tira oggetti, chi rompe cose e, una volta passato l’attacco di rabbia, torna la pace dopo la tempesta. Sì ma a che conseguenze. Ne sa qualcosa la piccola protagonista del libro “Color collera” di Emmanuel Trédez con i disegni di Amandine Piu, edito da Gallucci. Non a caso per la piccola protagonista di queste pagine illustrate basta un non nulla- un semplice piatto di fagiolini- a scatenare la mostruosa rabbia che c’è in lei. La bambina esplode d’ira, sbraita, grida parole e frasi improvvise, senza pensare tanto a quello che dice, lo pronuncia e basta. I suoi capelli si arruffano, la sua faccia diventa una smorfia di fastidio e insofferenza, la sua camera un campo di battaglia dove giocattoli, libri e quello che capita tra le mani volano da una parte all’altra della stanza. Poi, finito lo sfogo, la bimba di “Color collera” si sente stanca, spossata, affranta e terribilmente in colpa per il suo brutto comportamento e per la pessima figuraccia fatta con i genitori. Il libro tradotto da Emanuelle Caillat è per bambini e analizza, attraverso parole, disegni e colori, i sentimenti presenti nell’animo di ogni persona, fin da quando si è piccoli. Tra queste pagine basta davvero poco per scatenare la furia della protagonista che vede poi la sua rabbia diventare nera, rossa, un sentimento che le toglie il respiro tanto è potente. Poi, la piccolina, finito lo sfogo si rende conto di aver dato il peggio di sé con mamma e papà e il pentimento in lei è sincero, come la paura -e anche la consapevolezza – che la rabbia che si scatena in lei tornerà e non sarà facile da controllare e da tenere a bada. “Color collera” è un libro per i piccoli lettori, ma anche per gli adulti, da leggere insieme per comprendere quanto la rabbia a volte si scateni improvvisa e come essa si manifesti in modo brutale, lasciando poi, una volta sfogata, la persona che era arrabbiata avvilita e pentita di essersi infuriata a causa di motivazioni banali e insensate. “Color collera”, edito da Gallucci, cerca quindi di aiutare chi legge a capire quanto il sentimento della rabbia sia qualcosa che caratterizza tutti, ma si deve piano piano imparare a controllarlo e gestirlo, perché gli sfoghi di rabbia sono tremendi e tirano fuori il peggio che è in ognuno di noi facendoci dire e fare quello che mai, da non arrabbiati, metteremmo in atto.

Emmanuel Trédez è nato a Parigi nel 1968 e vive a qualche chilometro dalla capitale, con la moglie e i due figli. Da quindici anni si occupa di letteratura per ragazzi, esercitandosi su diversi formati, dall’albo illustrato al fumetto al romanzo.

Amandine Piu è nata nel 1982 e vive nei pressi di Strasburgo. Dopo il diploma all’Atelier d’Illustration des Arts Décoratifs, ha cominciato l’attività di illustratrice nel campo dell’editoria e delle arti applicate. La sua valigetta da lavoro contiene un pizzico di poesia, una manciata di colori e una grande dose di umorismo.

Source: libro acquistato dal recensore.

:: Il canto di Yi Feng di Shanmei disponibile su Amazon

27 luglio 2019 by

Un lampo azzurro squarciò il cielo notturno e un attimo dopo, come a un segnale convenuto, la pioggia iniziò a cadere con violenza sulla casa del giudice Wang: sui muri esterni cosparsi di muschio che circondavano la proprietà, sulle tegole verdi delle costruzioni principali, sui giardini invernali, sugli alberi secolari, sul laghetto di carpe argentate, sul sentiero di pietra, sul tempio dedicato a Confucio.

Il rumore era assordante, un rombare profondo tipico della stagione estiva delle piogge, non di quell’inverno cupo e isolato alla periferia nord di Yinchuan. Gli dei sembravano arrabbiati, sembrava che in cielo si combattesse una dura battaglia senza esclusione di colpi.

Hǎi yún, serva nella casa del giudice Wang da quando era bambina, osservava il cielo e tremava, ogni tanto squassata dalla tosse. Cercava di soffocare quegli accesi improvvisi, per paura che ne accorgessero, ma ormai stava troppo male, ed era ingenuo pensare che avrebbero pagato un medico per lei. L’avrebbero cacciata, come si caccia un moscerino o una mosca molesta.

📌 disponibile su Amazon

YI FENG COVER

:: I ragazzi che scalarono il futuro di Maurizio Gazzarri (Edizioni ETS, 2018) a cura di Daniela Distefano

25 luglio 2019 by

I RAGAZZI CHE SCALARONO IL FUTUROLa bella stagione degli speranzosi anni ’50 e ’60 fa da sfondo a questo bel libro, cucito su misura dei lettori più esigenti: spalma una storia di passione tecnologica sul pane dei sentimenti puri, della genuinità delle relazioni, della freschezza dell’amicizia imperitura; quei rapporti umani che fanno gridare al miracolo quando producono soluzioni a problemi del futuro. Ma andiamo con ordine e partiamo dal plot. I personaggi principali sono due ventenni, Giorgio e Angela, e le loro vite si incrociano con quelle dei protagonisti della sfida che portò alla realizzazione della prima calcolatrice elettronica italiana a Pisa. La narrazione parte dall’idea iniziale di creare una calcolatrice elettronica, così da arrivare alla effettiva realizzazione della Macchina Ridotta prima e di quella che fu chiamata CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana) poi; tutto questo passando per la fondamentale collaborazione dell’Università con la Olivetti, in particolare con il centro in via del Capannone a Barbaricina, dove fu costruito il prototipo “zero” delle macchine ELEA. Il 13 novembre 1961 la CEP fu presentata al Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi. Si sono gettate in tal modo le basi per il futuro sviluppo dell’informatica in Italia, che ha cambiato radicalmente il nostro modo di scrivere, di comunicare, di lavorare, di stare nel mondo.
Il libro è molto diverso da altre ricostruzioni dell’argomento pubblicate nel passato. Tanto per cominciare, non è un saggio, ma lo si può definire un romanzo storico, perché gli avvenimenti della costruzione della CEP e del primo computer Olivetti a Pisa sono intrecciati con gli eventi della storia della città e dell’Italia di quel periodo.
Nel pieno del fermento avveniristico, la Storia si incontra con la finzione narrativa e nasce la storia di Giorgio e di Angela, lui giovane ingegnere coinvolto nella costruzione della CEP, lei, sua fidanzata, operaia della fabbrica Marzotto e protagonista delle prime lotte delle donne per l’emancipazione. C’è anche una rivale di Angela, Ella, una scienziata americana che Giorgio conosce nel suo viaggio negli USA e che con il suo fascino intellettuale mina le sicurezze di Giorgio sulle sue scelte di cuore. Le due donne, appartenenti a classi sociali e mondi molto diversi, sono entrambe figure intelligenti, tenaci e volitive. In particolare, è molto ben descritta la crescita personale di Angela, che, da ragazza semplice e ingenua, con il passare degli anni e il contatto con gli avvenimenti della fabbrica e le lotte per i diritti delle donne, acquisisce una sempre maggior coscienza del suo ruolo nel mondo.

Giorgio commentò a modo suo:”E’ vero, senza evoluzione non c’è futuro, di nessun tipo”. Angela era visibilmente allegra: le piacevano quei discorsi solo apparentemente leggeri e senza capo né coda. Provò a dire la sua, mettendoci tutta la serietà di cui era capace, intrecciando quei concetti con la sua vita in fabbrica. “La spinta che dà il cambiamento, anche solo come ipotesi, è essenziale per migliorare la condizione degli uomini e delle donne. Noi operaie, per esempio, se non avessimo in testa obiettivi di miglioramento della nostra condizione, faremmo meglio a rinunciare a lavorare in fabbrica. Se voi ingegneri migliorate le macchine, noi rischiamo meno di farci male e possiamo evitare di fare lavori ripetitivi, noiosi e logoranti. Ma anche se noi operaie, se noi sindacaliste, conquistiamo nuovi diritti con le nostre lotte, non migliora soltanto la nostra condizione di lavoro, ma anche quella delle nostre famiglie, dei nostri figli, delle nostre comunità, delle nostre città””.

A tutto fa da sfondo la città di Pisa con i suoi monumenti, le sue strade, le sue luci cangianti e seducenti. Un libro delizioso, scritto sulla scorta di una templare ispirazione. Perfetto ritratto di quel momento d’oro della nostra storia italiana che dopo il supplizio fascista è stata capace di ricominciare da zero per poi proiettarsi in avanti con fiducia e provvidenza. Finalista al premio Biella Letteratura e Industria 2019.

Maurizio Gazzarri è nato a Volterra nel 1971. Nel 1990 si trasferisce a Pisa dove si laurea in Scienze dell’Informazione. Dal 2008 al 2018 ha svolto il ruolo di capogabinetto del Sindaco di Pisa occupandosi di digitalizzazione dei servizi, comunicazione, partecipazione e coordinamento di progetti innovativi. Nel 2018 è uscito questo romanzo d’esordio, “I ragazzi che scalarono il futuro”(Edizioni ETS), che racconta, mescolando realtà e fantasia, la nascita dell’informatica italiana e la realizzazione dalla CEP e della ELEA, le prime calcolatrici elettroniche italiane.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Barbara dell’ Ufficio stampa Edizioni ETS.

Il buio oltre la siepe di Harper Lee e Fred Fordham (Oscar Ink, 2019) a cura di Elena Romanello

24 luglio 2019 by

buio-oltre-siepe-fumetti-670x945Oscar Ink propone l’adattamento a fumetti di quello che è un classico senza tempo della narrativa americana, attualissimo oggi più che mai: Il buio oltre la siepe di Harper Lee, sceneggiato e disegnato da Fred Fordham.
Nel profondo Sud degli Stati Uniti, in quella Alabama che ancora oggi fa passi indietro, a Maycomb, nel 1933, la Depressione ha creato una società senza prospettive e il Ku Klux Klan imperversa facendo giustizia sommaria. Jean Louise Finch, detta Scout, è una bambina anticonformista e ribelle, un maschiaccio che cerca di capire meglio un mondo pieno di preconcetti non solo contro le persone di colore, e cresce con il fratello Jem e il padre Atticus, un avvocato.
Un giorno suo padre decide di prendere la difesa di un afroamericano, Tom Robinson, accusato di un crimine infamante, lo stupro di una ragazza bianca, residente in una periferia degradata, e lei stessa vittima di un sistema spietato.
Le cose non si dimostreranno come erano, ma i pregiudizi saranno troppo forti, mentre nel frattempo Scout scoprirà altre realtà, come quella di Boo, un ragazzo con problemi psichici che vive vicino a lei, anche lui vittima di discriminazioni e cattiverie.
Molti conoscono il bel romanzo di Harper Lee, da cui era stato tratto negli anni Sessanta un buon film che fece vincere a Gregory Peck un meritato Oscar, e questo adattamento a fumetti, che riprende i dialoghi del libro e costruisce in maniera magistrale il piccolo mondo orribile di una cittadina razzista e ipocrita, rende piena giustizia ad una storia non certo datata, anzi attuale, del resto certe cose sembrano prese di pari passo dalla cronaca contemporanea. Senza dimenticare l’aspetto della storia di formazione, Scout e i suoi compagni di gioco sono personaggi eterni, bambini che giocano scoprendo il mondo, un tema che torna fino a Stand by me di Stephen King, a Stranger things e oltre.
Anche nella graphic novel si trovano i temi del libro, le lotte razziali, i conflitti di classe, le ingiustizie, le discriminazioni verso il diverso, che siano le persone di colore, i disabili o le donne che si comportano in maniera ribelle fin da bambine, il crescere, le tradizioni da superare, i cambiamenti da accogliere.
Una lettura per chi ha amato il libro e il film, ma anche per chi vuole confrontarsi con un mondo di ieri che racconta l’oggi, per chi ama le bambine ribelli che cercano il loro posto nel mondo, per chi vuole pensare ad un mondo migliore senza retorica.
Il buio oltre la siepe non è il primo classico a venire trasposto in graphic novel, un’operazione che dà sempre buoni risultati, in particolare in questo caso.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Harper Lee (Monroeville, Alabama, 1926-2016) vinse nel 1960 il Pulitzer con Il buio oltre la siepe, da cui venne tratto l’omonimo film vincitore di tre Oscar. Amica d’infanzia di Truman Capote, collaborò con lui alle ricerche e alla stesura del romanzo-reportage A sangue freddo. Nel 2015 è stato pubblicato il suo secondo romanzo, Va’, metti una sentinella, scritto in realtà prima del Buio oltre la siepe, nel quale si ritrovano gli stessi personaggi e la stessa ambientazione.

Fred Fordham (Londra, 1985) è pittore, specializzato in ritratti e murales, illustratore e autore di fumetti e graphic novel, e anche prima artista di strada. Tra le sue pubblicazioni Nightfall (2013) e The Adventures of John Blake: Mystery of the Ghost Ship (2017)

 

La Luna nell’immaginario: Storia, letteratura e cinema del gruppo Maelstrom e di Michele Tetro (Odoya, 2019) a cura di Elena Romanello

24 luglio 2019 by

LunaCinquant’anni fa l’uomo metteva per la prima volta piede sulla Luna, un grandissimo evento, e per ricordare quello Odoya propone un saggio scritto a più mani dagli autori del gruppo Maelstrom, che indaga il rapporto privilegiato che gli esseri umani hanno sempre avuto con il loro satellite tramite l’immaginario, non dimenticando ovviamente i dati scientifici.
Infatti, fin dall’antichità, ci fu chi immaginava viaggi interplanetari verso la Luna, magari a dorso di un animale mitico come l’ippogrifo, immaginando che esistessero civiltà fantastiche: Luciano di Samostata, Ludovico Ariosto, Jules Verne e gli autori dei racconti pubblicati sulle mitiche riviste pulp sono solo alcuni degli esempi ricordati nelle pagine dei libri, molto prima che il sogno si avverasse e ci si andasse davvero, anche se c’è chi lo nega e il libro esamina anche le divagazioni dei negazionisti.
Il libro racconta mille storie, tra libri, cinema, fumetti, arte, illustrazione, pubblicità, musica e televisione, citando per esempio i romanzi usciti nella collana Urania che hanno raccontato in momenti diversi e a generazioni diverse viaggi sulla Luna. Del resto, oltre a Jules Verne, si sono confrontati con il mito della Luna Herbert G. Wells, Arthur Clarke, Robert Heinlein, Yambo, fino al recente Andy Weir.
Il cinema non è stato da meno a celebrare la Luna, con toni diversi, che possono spaziare dal sognante Viaggio nella Luna di George Méliès del 1902 alle atmosfere epiche di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, uscito un anno prima dello sbarco fino al recente First man che ha raccontato invece l’epopea realistica di Neil Armstrong.
Non sono mancati anche i fumetti, con numeri speciali di note riviste d’epoca come il Corriere dei Piccoli, ma anche le storie di Tin Tin e dei Paperi e Topi disneyani, e non si può dimenticare nemmeno il rapporto tra musica e Luna, da Frank Sinatra con la celebre Fly me to the Moon a ovviamente David Bowie, senza dimenticare gli illustratori, a cominciare da Karel Thole, protagonista di tante copertine Urania.
La televisione sulla Luna ha un posto primario, non solo per la leggendaria cronaca dell’allunaggio con Tito Stagno e Ruggero Orlando, ma anche per serie di culto come Ufo e soprattutto Spazio: 1999, amatissime da chi era bambino e ragazzino negli anni Settanta e ancora oggi ricordate, anche se magari erano implausibili ma non per questo meno affascinanti. Il libro ne ricorda comunque altre da riscoprire meno note, con un taglio a volte anche più realistico.
La Luna nell’immaginario non trascura poi l’aspetto reale, con la storia delle missioni spaziali, uno sguardo sul futuro, il ricordo di quella notte rimasta nel cuore di più generazioni e un’intervista con Umberto Guidoni, uno degli italiani che è andato nello spazio.
La Luna nell’immaginario è un libro per commemorare quel fondamentale evento della Storia umana, uno dei non molti di cui essere fieri, ma anche per confrontarsi con sogni e storie che da sempre il nostro satellite ispira, per chi c’era allora, per chi avrebbe voluto esserci, per chi immagina fin da bambino un giorno di andare anche lui o lei lassù.

Il gruppo Maelström è composto da:

Walter Catalano è redattore delle riviste Carmilla on line e Pulp, collabora regolarmente con varie altre testate tra cui RobotUraniaIf. Ha pubblicato racconti e realizzato cortometraggi anche per la RAI. Per Odoya ha curato la Guida alla letteratura noir.

Roberto Chiavini si occupa di cinema, letteratura fantastica, giochi e insegnamento. Vincitore per cinque volte del premio Italia per la fantascienza, con Odoya ha pubblicato La guerra di Secessione. Storie, battaglie e protagonisti della guerra civile americana.

Luca Ortino ha curato antologie di racconti di genere, soprattutto fantascienza, noir, horror e western.

Gian Filippo Pizzo si occupa da oltre quarant’anni di letteratura e cinema fantastici con articoli su quotidiani e riviste sia specializzate sia generiche e con la curatela di antologie.
Il gruppo Maelström ha curato diverse antologie, pubblicato libri di saggistica e diretto le collane Mellonta Tatua per Fratini di Firenze e Vintage Pulp per La Ponga di Nova Milanese.
Per Odoya ha pubblicato, con l’apporto anche di Michele Tetro: Guida al cinema di fantascienzaGuida alla letteratura horrorGuida al cinema horror e, insieme ad altri saggisti: Guida al cinema fantasyGuida ai narratori italiani del fantastico.

Michele Tetro ha pubblicato racconti sulle riviste OmniFuturaL’EternautaFuturo EuropaYorick Fantasy Magazine. Per Odoya ha pubblicato Robert E. Howard e gli Eroi della Valle oscura. Con Stefano Di Marino ha pubblicato, sempre per Odoya, Guida al cinema western e Guida al cinema bellico.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Evelina di Fanny Burney (Fazi editore, 2019) a cura di Elena Romanello

24 luglio 2019 by

evelina_w600_h913Virginia Woolf definì Fanny Burney la madre della letteratura inglese e Jane Austen la prese come modello per i suoi libri: basterebbero questi requisiti per aver voglia di scoprire la riproposta Fazi di un classico della narrativa inglese del Settecento, Evelina di Fanny Burney, uscito nel 1778 e subito grande successo per l’ironia e la freschezza, oltre che per essere comunque lo specchio della realtà.
Nel Settecento nacque in Inghilterra la letteratura di consumo come la conosciamo oggi, romanzi che dovevano appassionare e conquistare nuovi pubblici, come quello delle donne e quello dei giovani: Evelina è un antesignano di questo, storia forse della prima eroina adolescente della letteratura, non spregiudicata come Moll Flanders e Fanny Hill, ma non per questo meno interessante.
Evelina è la figlia illegittima di lord Belmont ed è cresciuta in campagna sotto le amorevoli cure del reverendo Villars. A 17 anni viene invitata da alcuni amici a Londra, dove scopre un nuovo mondo, molto stimolante ma anche potenzialmente pericoloso.
Durante un ballo la ragazza conosce lord Orville, uomo affascinante e saggio, e pian piano se ne innamora, mentre deve fare i conti con la scelta del suo padre naturale di riconoscerla.
Evelina dovrà faticare per trovare la felicità, ma soprattutto per trovare il suo posto nel mondo, in quella che è stata definita una delle più interessanti rappresentazioni dell’adolescenza.
Scritto sotto forma di romanzo epistolare e pubblicato per la prima volta in forma anonima per gli ovvi problemi che avevano all’epoca le donne a farsi conoscere, Evelina è un ritratto d’epoca, con una forte ironia che smaschera i pregiudizi e le convenzioni di fine Settecento.
Il tutto è mediato dallo sguardo di Evelina, prima protagonista di una nuova avventura letteraria che metterà le donne e le ragazze al centro delle storie, raccontando tante vicende dal loro punto di vista, in cerca di un posto nel mondo.
Un successo allora e un libro da leggere adesso, per scoprire dunque la prima di tante protagoniste che da oltre due secoli raccontano cosa vuol dire crescere e trovare la propria strada in un mondo non sempre facile.

Provenienza:libro del recensore.

Fanny Burney nacque a King’s Lynn nel 1752, Inghilterra, figlia del musicologo Charles Burney. Terza di sei figli, fu educata in casa e iniziò a scrivere a dieci anni. Si sposò a quarantadue anni con un esiliato francese, da cui ebbe un figlio. Dopo una lunga carriera da scrittrice, visse in Francia per oltre dieci anni, poi si stabilì a Bath, dove morì nel 1840. In tutto scrisse quattro romanzi, otto pièce teatrali, una biografia e venti volumi di diari e lettere. A Evelina seguirono Cecilia nel 1782 (Jane Austen si ispirò alle pagine finali di questo romanzo per il titolo Orgoglio e pregiudizio), Camilla nel 1796 e The Wanderer nel 1814.

:: Il Mediterraneo in barca di Georges Simenon (Adelphi 2019) a cura di Nicola Vacca

18 luglio 2019 by

csL’altra faccia di Simenon romanziere è il raccontatore di storie. Così si definisce nei suoi pezzi giornalistici e nei suoi reportage.
Dal 1931 al 1946 lo scrittore è stato un reporter singolare e tutto da scoprire.
Da Adelphi è appena uscito Il Mediterraneo in barca (nella traduzione di Giuseppe Girimonti Greco e Maria Laura Vanorio).
Il volume raccoglie una serie di articoli in cui il grande scrittore racconta storie, persone e fatti durante un viaggio a bordo di una goletta nel bacino del Mediterraneo.
Simenon, spinto da una curiosità morbosa, si avventura in mare e sa che il Mediterraneo è tante di quelle cose, lui con la sua penna in questi articoli si è permesso di filosofeggiare con la consapevolezza di raccontare le storie che accadono sul mare che ha dato al mondo il suo alfabeto.
Con l’inventore di Maigret viaggiamo da Genova, Nizza, passando per Tunisi e Hammamet. Simenon veste i panni del lupo di mare in cerca di storie da raccontare e di immagini da immortalare. (Nel testo sono presenti alcuni scatti che lo stesso Simenon ha fatto forse per dare un volto o una sensazione alle parole che andava scrivendo e che raccontavano la vita di bordo attraverso le persone).
Lo scrittore non è mai scontato nell’inventare le storie o nel raccontare semplicemente quello che accade durante il viaggio.
Anche nella sua attività giornalistica il grande scrittore mostra un volto convincente: quello di chi ha un desiderio di raccontare storie vere e inventate, tutte cullate dal Mediterraneo e dal suo mito.

«Resto così, con la penna a mezz’aria, in seria difficoltà, come quando da bambino, in piedi davanti alla lavagna, spostavo il peso da una gamba all’altra e intanto cercavo con la coda dell’occhio un compagno compassionevole.
Il Mediterraneo è …».

Simenon vorrebbe tanto dare una definizione di Mediterraneo, ma durante questo viaggio sulla goletta subisce tutto il fascino del suo mistero. Lui è uno scrittore.
Non gli resta altro da fare che navigare il mare, affrontarlo e contenerlo nelle parole delle sue storie, raccontarlo senza riserve, mostrargli il suo grande amore, come hanno fatto Stevenson e Conrad.
Il Mediterraneo in barca è il resoconto di un viaggio. Il grande romanziere su mare scopre la sua vocazione di «raccontatore di storie».
Ci piace molto quello che scrive, ma soprattutto ci affascina quello che racconta del Mediterraneo. Ce lo immaginiamo a bordo della sua goletta mentre osserva l’equipaggio e i suoi pensieri ondeggiano sulle onde. Simenon in queste pagine ha raccontato principalmente il Mediterraneo cha vissuto e attraversato e con la sua grande penna ce lo ha raccontato, seguendo i venti e le correnti e soprattutto la direzione che la sua barca di volta in volta ha preso inseguendo rotte tutte da esplorare.

Georges Simenon – Scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 – Losanna 1989). Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, è monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono − per popolarità in tutto il mondo e per salda invenzione − quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano. Dopo il suo primo romanzo, scritto a 17 anni (Au pont des arches, 1921), si trasferì a Parigi dove pubblicò sotto svariati pseudonimi opere di narrativa popolare. Nel 1931 con Pietr le Letton, che uscì sotto il suo nome, inaugurò la fortunatissima serie dei romanzi (circa 102) incentrati sul commissario Maigret, che rinnovarono profondamente il genere poliziesco. Negli USA dal 1944 al 1955, tornò poi in Europa, stabilendosi in Svizzera; nel 1972 smise di scrivere, limitandosi a dettare al magnetofono, e tornò alla scrittura solo per redigere i Mémoires intimes (1981). Autore straordinariamente prolifico, con stile semplice e sobrio ha narrato nei suoi romanzi, caratterizzati da suggestive analisi di ambienti, la solitudine, il disagio esistenziale, il vuoto interiore, l’ossessione, il delitto (La fenêtre des Rouet, 1946; Trois chambres à Manhattan, 1946; La neige était sale, 1948, trad. it. 1952; L’horloger d’Everton, 1954; Le fils, 1957). Gran parte di questa abbondante produzione, che ha ispirato molti film ed è stata tradotta in 55 lingue, è stata riunita nelle Oeuvres complètes (72 voll., 1967-73) e in Tout Simenon (27 voll., 1988-93). Ricordiamo inoltre i racconti e le prose autobiografiche (Je me souviens, 1945; Pedigree, 1948, trad. it. 1987; Quand j’étais vieux, 1970; Lettre à ma mère, 1974, trad. it. 1985; la serie Mes dictées, 21 voll., 1975-85), e le raccolte di articoli À la recherche de l’homme nu (1976), À la decouverte de la France (1976), À la rencontre des autres (1989). Nel 2009, in occasione del ventennale della morte, è stato pubblicato in Francia a cura di P. Assouline il monumentale Autodictionnaire Simenon, lungo le cui voci (in gran parte tratte da interviste, carteggi e appunti dello stesso S.) si snoda un’originalissima e dettagliata biografia dello scrittore.

Source: Libro inviato al recensore dall’Editore, ringraziamo Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

:: Camminare di Henry David Thoreau (Marietti 1820, 2019) a cura di Viviana Filippini

18 luglio 2019 by

Camminare, Henry David Thoreau, Marietti 1820Henry David Thoreau ci ha accompagnato nella vita nei boschi con Walden, ma in realtà lo scrittore americano, nel 1862 ha trascritto le riflessioni emerse dalla sua passione del camminare. L’editore Marietti 1820 ha pubblicato “Camminare” di Thoreau. Il saggio è nato dalle solitarie camminate che lo scrittore ha sperimentato nelle incontaminate terre degli Stati Uniti d’America. Camminare per Thoreau non era un agire qualunque. Il camminare per lui era uno stare a contatto diretto con la natura più pura. Era, ed è, lo stabilire con essa un rapporto profondo e fondamentale che permette all’essere umano di cogliere la dimensione più profonda che anima il mondo naturale e ciò che lo compone. Questo camminare per conoscere meglio il sé e il mondo, è visto da Thoreau come un vero e proprio Camminare Errante, che l’individuo compie per evolversi, per comprendere la bellezza della realtà naturale che lo circonda, per maturare e accrescere le proprie competenze e conoscenze, sempre il relazione al creato più puro e libero. Thoreau parla di arricchimento per l’uomo derivante dal muoversi immerso nella natura, però questa natura deve essere naturale, o meglio deve essere allo stato selvaggio, perché, secondo l’autore, le cose sono davvero buone e sane quando sono libere di essere quello che sono e non hanno costrizioni imposte da altri. Secondo Thoreau per capire al meglio la Natura non solo ci si deve immergere e lascia trasportare da essa, quando si trova nel suo stato più selvaggio. Per avere una massima comprensione di essa e dei suoi elementi, si deve camminare dentro ogni suo elemento, lasciandosi completamente trasportare dal linguaggio oscuro di vibrazioni e suoni che la caratterizza. Elementi che compongono una vera e propria grammatica da interpretare. Il camminare è molto utile secondo l’autore, perché porterebbe ogni singolo individuo ad uscire da una condizione di ignoranza (definita conoscenza negativa) per arricchire la conoscenza vera (definita ignoranza positiva). Il saggio “Camminare”, ha sì poche pagine, ma è un concentrato di riflessioni profonde sull’uomo, sul suo agire e sul modo di porsi nei confronti di quello che lo circonda. Non a caso, Thoreau mette in evidenza anche la chiara e nette differenza tra il mondo civilizzato, dove tutto è imbrigliato in regole, usi, dettami che rendono l’ambiente, la natura e l’uomo stesso poco spontanei e il mondo della Natura pura e rigogliosa. Thoreau ci consiglia di camminare, da soli, in un bosco selvaggio, piuttosto che in un giardino ben curato, perché nel primo si respira la massima libertà della Natura, mentre nel secondo, essa è modellata dalla volontà ed esigenze degli uomini. “Camminare” di Thoreau è un invito che l’autore rivolge ai lettori, a tutti noi esseri umani, per sperimentare il camminare non come un fare meccanico, ma come un’arte che permette ad ogni singola persona di indagare il proprio io in rapporto con la Natura Madre pura e selvaggia, riscoprendo la profonda armonia che anima il rapporto secolare tra queste parti. Il testo presenta una nota di Marina Corradi dedicata alla Gramática parda. Traduzione di Alessandro Pugliese.

Henry David Thoreau (1817-1862), scrittore statunitense, è stato tra i grandi protagonisti del “rinascimento americano”. Il suo capolavoro, “Walden ovvero La vita nei boschi”, è una riflessione sul rapporto che gli individui devono ripristinare con l’armonia del mondo naturale per resistere alla spersonalizzazione della società moderna.

Marina Corradi, giornalista e scrittrice, è editorialista e inviata del quotidiano Avvenire.

Source: richiesto dall’autore all’editore. Grazie ad Anna Ardissone.

:: Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019)

17 luglio 2019 by

camilleri

:: Ilaria Tuti: Ninfa dormiente (Longanesi 2019) a cura di Federica Belleri

15 luglio 2019 by
Ninfa Dormiente di Ilaria Tuti

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Secondo romanzo edito da Longanesi e scritto dall’autrice Ilaria Tuti. Anche questa volta la storia è ambientata in Friuli, terra della scrittrice, illuminata dai colori primaverili e dai profumi legati al risveglio della natura. L’inverno è passato e il commissario Teresa Battaglia deve ricostruire una morte misteriosa, antica, legata a un disegno di una bellissima donna. Che sembra pulsare, uscire dal foglio ed è in grado di catturare lo sguardo di tutti. Lei è la Ninfa Dormiente. Non è facile per Teresa contattare l’autore del disegno e non è facile comunicare con lui. La sua capacità di entrare in empatia con l’altro, la ripagherà. E sarà il punto di partenza.
Non è affatto semplice per me scrivere di questo libro, la paura di svelare è tanta. Mi limiterò all’essenziale che, credetemi, è già immenso. Perché correrei il rischio di aggiungere particolari che invece vanno scoperti man mano. Come la vita e la salute di Teresa, il suo rapporto bellissimo con l’ispettore Marini, la simbiosi avvolgente con la sua squadra. Come i nuovi personaggi creati da Ilaria Tuti, in grado di affascinare e stupire, anche in senso negativo. Come un popolo unico, da proteggere. Come i morti, che forse andrebbero trattati con rispetto.
Ninfa Dormiente parla soprattutto di donne, di tradizione. Di amore e odio, di possesso e gelosia. Di vita e di morte. Di culto e di elementi naturali. Del buio che sta intorno, che ci abbraccia e ci nasconde ciò che non si dovrebbe mai trovare. È una storia completa nei sentimenti, visti da varie angolazioni, anche da lontano. È una storia di segreti ed è ricca di colori e sfumature. Esprime la forza destabilizzante di qualcosa da tramandare, di un’eredità antica, di un dolore che strazia fino ad ammutolire, di una guerra impossibile da dimenticare. Prende il lettore sotto braccio verso una vita nuova, o la fine della vita stessa. Ci fa capire il vero significato della parola “affetto” e del “silenzio”.
In corso di lettura ci si commuove per l’intensità e la cura delle parole usate dall’autrice. Non è sufficiente essere curiosi e desiderare di voltare pagina per sapere come procede il racconto, bisogna farsi portare nel bosco, per mano. Nessuna luce a illuminare il sentiero o il groviglio dei rovi. Ci saranno occhi che vedranno al posto nostro, con una sensibilità incredibile. Bisogna ricucire pian piano il tessuto lacerato e bruciacchiato di chi ha sofferto come non mai, ed è stato succube di qualcosa di troppo grande e difficile da governare. Perché qualcuno osserva Teresa, osserva la Ninfa. Custodisce e protegge. Spaventa quando si mostra. Dal 1945 o forse da prima. Perché il tempo in alcuni luoghi chiusi, non è mai davvero trascorso.
Editing perfetto, trama che non presenta nessun cedimento. Il mio personale complimento alla scrittrice.
Buona lettura.

Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Da ragazzina voleva fare la fotografa, ma ha studiato Economia. Ama il mare, ma vive in montagna. Appassionata di pittura, nel tempo libero ha fatto l’illustratrice per una piccola casa editrice. Il suo romanzo d’esordio, Fiori sopra l’inferno (Longanesi 2018), è stato un vero e proprio caso editoriale in Italia e all’estero, selezionato come Crime Book of the Month dal Times nel marzo 2019. Tra i punti di forza, un’ambientazione suggestiva e inquietante, uno stile fresco e maturo allo stesso tempo, un meccanismo narrativo impeccabile e una protagonista, Teresa Battaglia, da subito indimenticabile.

Fonte: acquisto personale del recensore.

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