Newton Compton presenta un nuovo capitolo della Secretum Saga di Marcello Simoni ambientata nel Quattrocento, tra avventura e thriller, con protagonista il giovane ladro Tigrinus: L’enigma dell’abate nero, per raccontare le nuove peripezie del ladro Tigrinus.
Siamo nel 1461, nel Mar Ligure e Angelo Bruni è diventato mercante navale e non disdegna all’occorrenza il contrabbando. Un giorno abborda una nave proveniente da Avignone per saccheggiarla, e sopra trova una spia informata riguardo ad un complotto ai danni del cardinal Bessarione.
Angelo Bruni vuole sfruttare questa informazione a suo vantaggio e pianifica di correre in un apparente soccorso del prelato a Ravenna, in realtà per derubarlo insieme al ladro Tigrinus. Ma le cose non andranno come aveva previsto e Tigrinus arriverà da solo in città.
Qui però un piano che poteva funzionare anche solo per lui fallirà e Tigrinus si troverà bersaglio di attacchi incrociati, sia da parte dei fedeli di Bessarione, convinti che sia un sicario pericolosissimo che quelli di Bianca de’Brancacci, inviata a Ravenna da Cosimo de’ Medici.
Tigrinus, sfumata la possibilità di tirare su un buon bottino, dovrà lottare per la sua vita tra inseguimento, catture, fughe rocambolesche, cercando in parallelo di salvare la Tavola di Smeraldo, un libro pericoloso che tutti vogliono. Mentre lotta per scampare ad una morte che sembra certa, scoprirà anche un pericoloso segreto sull’inquietante Abate Nero, che può fare paura a molti per le conseguenze che comporta.
Marcello Simoni dimostra ancora una volta il suo talento a costruire un mondo che avvince, in un Medio Evo non luogo cupo e lontano da noi, ma vivo, colorato, appassionante, divertente. Mettendo insieme un romanzo storico ben documentato e la gioia del romanzo d’avventura, tra Salgari e Dumas senza dimenticare modelli più recenti, riesce a fare centro anche questa volta, portando il suo lettore in particolare nella città di Ravenna, storico centro d’arte ancora oggi, ma poco noto e frequentato dai romanzieri e dagli storici e per questo motivo ancora più interessante.
L’enigma dell’abate nero va letto ovviamente dopo gli altri libri della serie, del resto l’estate può essere il momento ideale per questo tipo di letture, intriganti e divertenti, senza dimenticare di essere intelligenti, che coniugano interesse e svago. In attesa ovviamente di ulteriori sviluppi, come nelle migliori saghe a puntate.
Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei morti; la trilogia Codice Millenarius Saga (L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni) e la Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero, Il patto dell’abate nero, L’enigma dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero e nel 2019 il Premio Jean Coste. La ricetta del successo dei suoi romanzi risiede nel ritmo molto avvincente, in personaggi straordinariamente moderni come eroi contemporanei, e in uno stile narrativo che ha saputo fare propria la lezione di grandi maestri: da Salgari a Dumas.
Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.
Dopo aver raccontato icone e miti dell’immaginario contemporaneo, stavolta Valeria Arnaldi si confronta con la storia delle donne, nel volume Self-made Woman, sottotitolo Perché dietro una grande donna non c’è nessuno.
“Le volte che esco fuori dai gangheri, 
La bella stagione degli speranzosi anni ’50 e ’60 fa da sfondo a questo bel libro, cucito su misura dei lettori più esigenti: spalma una storia di passione tecnologica sul pane dei sentimenti puri, della genuinità delle relazioni, della freschezza dell’amicizia imperitura; quei rapporti umani che fanno gridare al miracolo quando producono soluzioni a problemi del futuro. Ma andiamo con ordine e partiamo dal plot. I personaggi principali sono due ventenni, Giorgio e Angela, e le loro vite si incrociano con quelle dei protagonisti della sfida che portò alla realizzazione della prima calcolatrice elettronica italiana a Pisa. La narrazione parte dall’idea iniziale di creare una calcolatrice elettronica, così da arrivare alla effettiva realizzazione della Macchina Ridotta prima e di quella che fu chiamata CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana) poi; tutto questo passando per la fondamentale collaborazione dell’Università con la Olivetti, in particolare con il centro in via del Capannone a Barbaricina, dove fu costruito il prototipo “zero” delle macchine ELEA. Il 13 novembre 1961 la CEP fu presentata al Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi. Si sono gettate in tal modo le basi per il futuro sviluppo dell’informatica in Italia, che ha cambiato radicalmente il nostro modo di scrivere, di comunicare, di lavorare, di stare nel mondo.
Oscar Ink propone l’adattamento a fumetti di quello che è un classico senza tempo della narrativa americana, attualissimo oggi più che mai: Il buio oltre la siepe di Harper Lee, sceneggiato e disegnato da Fred Fordham.
Cinquant’anni fa l’uomo metteva per la prima volta piede sulla Luna, un grandissimo evento, e per ricordare quello Odoya propone un saggio scritto a più mani dagli autori del gruppo Maelstrom, che indaga il rapporto privilegiato che gli esseri umani hanno sempre avuto con il loro satellite tramite l’immaginario, non dimenticando ovviamente i dati scientifici.
Virginia Woolf definì Fanny Burney la madre della letteratura inglese e Jane Austen la prese come modello per i suoi libri: basterebbero questi requisiti per aver voglia di scoprire la riproposta Fazi di un classico della narrativa inglese del Settecento, Evelina di Fanny Burney, uscito nel 1778 e subito grande successo per l’ironia e la freschezza, oltre che per essere comunque lo specchio della realtà.
L’altra faccia di Simenon romanziere è il raccontatore di storie. Così si definisce nei suoi pezzi giornalistici e nei suoi reportage.
Henry David Thoreau ci ha accompagnato nella vita nei boschi con Walden, ma in realtà lo scrittore americano, nel 1862 ha trascritto le riflessioni emerse dalla sua passione del camminare. L’editore Marietti 1820 ha pubblicato “Camminare” di Thoreau. Il saggio è nato dalle solitarie camminate che lo scrittore ha sperimentato nelle incontaminate terre degli Stati Uniti d’America. Camminare per Thoreau non era un agire qualunque. Il camminare per lui era uno stare a contatto diretto con la natura più pura. Era, ed è, lo stabilire con essa un rapporto profondo e fondamentale che permette all’essere umano di cogliere la dimensione più profonda che anima il mondo naturale e ciò che lo compone. Questo camminare per conoscere meglio il sé e il mondo, è visto da Thoreau come un vero e proprio Camminare Errante, che l’individuo compie per evolversi, per comprendere la bellezza della realtà naturale che lo circonda, per maturare e accrescere le proprie competenze e conoscenze, sempre il relazione al creato più puro e libero. Thoreau parla di arricchimento per l’uomo derivante dal muoversi immerso nella natura, però questa natura deve essere naturale, o meglio deve essere allo stato selvaggio, perché, secondo l’autore, le cose sono davvero buone e sane quando sono libere di essere quello che sono e non hanno costrizioni imposte da altri. Secondo Thoreau per capire al meglio la Natura non solo ci si deve immergere e lascia trasportare da essa, quando si trova nel suo stato più selvaggio. Per avere una massima comprensione di essa e dei suoi elementi, si deve camminare dentro ogni suo elemento, lasciandosi completamente trasportare dal linguaggio oscuro di vibrazioni e suoni che la caratterizza. Elementi che compongono una vera e propria grammatica da interpretare. Il camminare è molto utile secondo l’autore, perché porterebbe ogni singolo individuo ad uscire da una condizione di ignoranza (definita conoscenza negativa) per arricchire la conoscenza vera (definita ignoranza positiva). Il saggio “Camminare”, ha sì poche pagine, ma è un concentrato di riflessioni profonde sull’uomo, sul suo agire e sul modo di porsi nei confronti di quello che lo circonda. Non a caso, Thoreau mette in evidenza anche la chiara e nette differenza tra il mondo civilizzato, dove tutto è imbrigliato in regole, usi, dettami che rendono l’ambiente, la natura e l’uomo stesso poco spontanei e il mondo della Natura pura e rigogliosa. Thoreau ci consiglia di camminare, da soli, in un bosco selvaggio, piuttosto che in un giardino ben curato, perché nel primo si respira la massima libertà della Natura, mentre nel secondo, essa è modellata dalla volontà ed esigenze degli uomini. “Camminare” di Thoreau è un invito che l’autore rivolge ai lettori, a tutti noi esseri umani, per sperimentare il camminare non come un fare meccanico, ma come un’arte che permette ad ogni singola persona di indagare il proprio io in rapporto con la Natura Madre pura e selvaggia, riscoprendo la profonda armonia che anima il rapporto secolare tra queste parti. Il testo presenta una nota di Marina Corradi dedicata alla Gramática parda. Traduzione di Alessandro Pugliese.


























