Bianca, Bart Moeyaert, (Sinnos 2019) A cura di Viviana Filippini

16 dicembre 2019 by

BIANCABianca, dodici anni, perennemente scontrosa, infastidita e intrattabile. Bianca, in tutta questa sua personale complessità, è la protagonista dell’omonimo romanzo scritto dal fiammingo Bart Moeyaert, edito in Italia da Sinnos. La ragazzina vive con la madre e con quel fratello –Alan- che, ogni tanto ha degli improvvisi svenimenti. Crisi che portano la madre a preoccuparsi molto per il figlio, mentre Bianca ha un atteggiamento non ben definito. Da una parte è si preoccupata per il fratello ma, allo stesso tempo, si domanda quanto sia davvero reale quel suo non stare bene. Bianca sta spesso zitta, e nessuno comprende fino in fondo i suoi silenzi e i pensieri che le passano per la testa e lei, da parte sua, si sente del tutto incompresa, non capìta dalla famiglia e da tutto il mondo che la circonda. Tanto è vero che non tollera nemmeno Cruz, la nuova compagna del padre, perché lui, da quando sta con lei, non è più la stessa persona. Poi accade qualcosa di fenomenale e di piacevole per Bianca, perché a casa sua arriva Billie, attrice della  serie tv che lei adora. Il passare un pomeriggio con la propria star preferita, vederla vivere nel quotidiano lontana da telecamere e riflettori, farà capire molte cose alla giovane protagonista. Tanto per cominciare Bianca comprenderà che anche Billie ha una vita sua vera e propria fuori dallo schermo, dove ha un figlio da crescere, amici e amiche reali, ben diversi da quelli narrati nella fiction. Altra cosa che Bianca capisce sempre grazie a Billie, è che quel suo sentirsi in conflitto con il mondo non è così giusto e deve essere in qualche modo risolto. Per cominciare il cambiamento, Bianca ad un certo punto, quando l’attrice le chiede come si chiama, risponde Perdon (perdono) e poi, ascoltando le parole della sua star preferita, la ragazzina sente in lei un profondo pentimento. Bianca inizia a prendere maggiore coscienza di sé, dei propri errori e del suo agire non sempre corretto che la fa sentire arrabbiata e che fa soffrire chi le vuole davvero bene. La ragazzina si pente di essersi ritagliata da tutte le foto di famiglia, del suo chiudersi a riccio nei confronti degli altri e del suo dubitare dei disturbi del fratello Alan. Bianca vede in modo nuovo anche il rapporto con la madre, perché quel lungo abbraccio che le due si danno dopo l’ennesima- e più grave del solito- crisi di Alan, permette all’adolescente di comprende che lei, con i suoi 12 anni, è molto importante per quella donna che le ha dato la vita. “Bianca” di Bart Moeyaert è un romanzo di formazione, nel quale la giovane protagonista matura a piccoli passi, imparando a fare i conti con se stessa, con i propri errori e a comprendere, grazie all’incontro con la sua attrice preferita, che a volte, prima di giudicare e prendere decisioni affrettate, si devono cercare di caprie al meglio le persone che si incontrano nel proprio cammino di vita e se necessario, anche se non è facile, si deve chiedere loro scusa. Traduzione Laura Pignatti.

Bart Moeyaert è l’ALMA 2019 (Astrid Lindgren Memoria Award) ovvero il premio Nobel della letteratura per ragazzi. È tra i più importanti scrittori fiamminghi contemporanei, tradotto in tutto il mondo. Con Sinnos ha già pubblicato Il Club della via lattea, finalista al Premio Cento 2018, e Mangia la foglia (2018).

Source: richiesto all’editore dal recensore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos.

:: Mai portare un orso in classe (il primo giorno) di Mark Sperring e Britta Teckentrup (Gallucci editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

12 dicembre 2019 by

Mai portare un orso in classeOggi vi parlo di un simpatico e colorato albo illustrato dedicato ai più piccoli (dai 3 anni in su) che magari iniziano la scuola dell’infanzia con un po’ di timore. Lasciare la propria casa, separarsi dalla mamma, anche per poche ore, può sembrare difficile, ma tutto diventa allegro e divertente quando c’è un amico Orso ad aspettarci all’uscita.

Perchè la scuola è una magnifica opportunità, si fanno nuovi amici, si imparano tante cose nuove, e non si ha il tempo di annoiarsi.

Questo libro infatti insegna ai bambini il potere della fantasia e della creatività, e a vivere il primo giorno di scuola come un’ avventura, un piccolo passo nel diventare grandi e scoprire il mondo. Tutti i piccoli amano gli orsi, chi non ha avuto da piccolo un orso di peluche da abbracciare prima di dormire, insomma è una figura familiare che li aiuterà nella fase di distacco dai genitori nell’ingresso nel mondo.

Traduzione dall’inglese di Paola Mazzarelli.

Mark Sperring si è innamorato dei libri da giovanissimo e, dopo aver cominciato a lavorare in una libreria, ha deciso di fare anche lo scrittore.

Britta Teckentrup è un’artista e illustratrice tedesca, ha vissuto e lavorato diversi anni in Inghilterra. Le sue opere sono state esposte alla London Gallery e in diverse fiere d’arte internazionali. È autrice di più di 60 libri per bambini, tra cui numerosi best-seller, pubblicati in oltre venti paesi in tutto il mondo. Vive con la sua famiglia a Berlino.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Gallucci.

Il gattolico praticante di Alberto Mattioli (Garzanti, 2019) a cura di Elena Romanello

12 dicembre 2019 by

alberto-mattioli-il-gattolico-praticante-9788811605249-7-300x462Da anni escono nelle librerie libri sui gatti, i felini più amati dagli esseri umani, che possono essere manuali sulla loro cura, libri di fotografie, fumetti: Il gattolico praticante, dell’esperto di lirica e gattofilo Alberto Mattioli si distingue da tutti questi altri titoli, perché parla del gatto ma in realtà sceglie di parlare degli esseri umani che decidono di vivere con lui, sempre più numerosi secondo le statistiche ma anche l’evidenza.
Dopo un’introduzione in cui parla di come è nato il suo amore per i gatti, l’autore immerge i suoi lettori in una serie di capitoli veloci ma incisivi, in cui racconta curiosità e svela aneddoti, in cui ogni persona che ha vissuto e vive con un gatto si ritrova senz’altro.
Anche perché non si parla del gatto, appunto, ma del suo proprietario, sempre che di proprietà si possa parlare, raccontando un rapporto privilegiato con un animale amato e iconico, protagonista di tante storie e vicende e che in fondo ha dovuto scendere qualche gradino nella scala dell’evoluzione per stare con noi.
Nelle pagine del libro, che ha la rara dote della concisione, viene anche mostrata una possibile via di salvezza, perché il tempo dedicato al gatto è davvero un modo per sottrarsi allo stress e per scoprire la libertà dalle catene che si sono costruire.
Il libro raccoglie anche altre curiosità, come le assurdità che girano sui gatti, tipo quello che si affezionino alle case e non alle persone e i non per dire sì a un gatto, tipo che non abbaia, non parla delle scie chimiche, non è vegano, non è mai ridicolo, non scrive libri, non dice sciocchezze.
Il libro si chiude con la parola data alla sua gatta Isolde, ormai anziana, in cui si affronta il problema spinoso di dover dire addio ai propri compagni felini e come riuscire ad andare avanti nella vita: con altri compagni felini.
Un libro spiritoso, tenero, divertente, commovente e simpatico, per capire qualcosa di più sui gatti ma anche su chi vive con loro.

Alberto Mattioli (Modena 1969) è giornalista del quotidiano «La Stampa». Esperto d’opera, ha collaborato con molti teatri e riviste italiani e internazionali. Ha scritto tre libri, due libretti d’opera e qualche migliaio di articoli.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

:: Non dare la corda ai giocattoli di Nicola Vacca (Marco Saya Editore 2019) a cura di Salvatore Marrazzo

11 dicembre 2019 by

Nicola Vacca (Marco Saya Edizioni 2019)L’ennesimo ultimo libro di Nicola Vacca. Dopo lo splendido Tutti i nomi di un padre, esce per Marco Saya Edizioni Non dare la corda ai giocattoli. Subito viene da chiedersi: a quando una pausa? Oppure, che cos’è questa ragione poetica così impellente? Questa ragione di esistere nelle parole e per le parole? Domande queste che la logica poetica lascia irrisolte come un dolore vile e pur sempre affrontato in uno smarrimento apocalittico sebbene non sempre misurato. La parola è un agguato continuo di miserie e di cadute. Giocattolo del tempo e dell’abisso.

Nicola vacca non trasgredisce il linguaggio. Il suo è un linguaggio dalla banalità a volte esasperante, emotivo e, pur tuttavia, un linguaggio eversivo che fa dello spergiuro e dell’impostura il suo essenziale obiettivo, il nemico dichiarato. Un linguaggio che si accosta e si confronta con l’umiltà del pericolo e della solitudine. Io stesso ci sono arrivato dopo essermi perso. Il linguaggio come topos. Meglio non luogo.

Del luogo dove solo essa, la poesia, può esistere nella sua essenza di difformità e oltraggio. La poesia. Un linguaggio inzuppato. Le scarpe pesanti come il suo cammino. Qui, il poeta supera se stesso in una sorta di evoluto Sisifo. La terra vuole il suo giardiniere. La sua realtà. Ma questa sprofonda e le altalene felici dei bambini diventano oggetti smarriti. Valigie vuote. Sale d’attese. Gabbie dorate d’illusioni. Come se il gioco fosse finito male. Come se il deambulare ossessivo fosse il centro dell’amarezza e della lontananza. Dell’abbandono della vita vera.

Sempre affannosamente cercata dal poeta. Ancora un gioco. La vita. La vita insieme alla poesia. Imprescindibile dalla poesia. Su queste sedie si accomoda l’assenza. Il poeta sparisce. Forse è lui stesso a non esistere. Poesia come spazio dell’esserci e del non esistere. E forse per questo un luogo. Luogo è ciò e dove sembra esserci una possibilità. Dove l’ultimo passante apre l’ombrello o dove i treni non passeranno. Solo le puttane come angeli caduti svendono il loro corpo.

Alla fine, però, si esce. Si ha bisogno di un’impalcatura. È in questo improvviso non rendersi conto che appare la parola. La pioggia che ci impicca ai vetri. E infine il diluvio. Di nuovo una chiusa. E poi di nuovo un avvio. Un guardare cruento in faccia alla realtà prima che essa divori tutto ciò che di umano è restato all’uomo. Prima che i cani divorino i nostri resti. Un linguaggio asciutto. Patibolare. Un linguaggio che perde il suo bianco affinché emerga la ferita. Perché l’inferno sorge dalla calligrafia.

Non dare la corda ai giocattoli è un modo del linguaggio di essere esortativo. Un linguaggio che non nasconde la sua natura utopica. Essenziale? Rifare il mondo è compito di ogni poeta. Ogni poeta si disseta di oscurità fino all’ultimo sorso. Ogni poeta è una voce unica. Un pensiero che ne apre altri. Il poeta è l’ultima possibilità. Nessun elogio per niente. Sul luogo del deserto l’unico cenno di vita è la distruzione. Qui il richiamo a Jabès è d’obbligo.

Il deserto è ancora un luogo di accenno. Un vuoto alveolo del niente. La nostra stessa aridità di non conoscere l’altro. La nascita è offesa al silenzio; la morte, solenne sottomissione, diceva Jabès. La poesia allora è quest’uscita dal silenzio. Questo vegliare sui vivi nati morti. Le crepe non sono gli abissi. Oltre la parola, c’è la sosta. Il riposo. Dio sembra aver perso l’equilibrio. La parola resta l’unico corrimano. Ciò che abitiamo sopra troppe macerie.

Non abbiate paura dei poeti, saranno i primi a scomparire quando essi tradiranno la parola,

ci dice Vacca. Monito e auspicio. Lui stesso sa. Ogni libro è opera di parole. Scialuppe capovolte. E giocattoli rotti.

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista Satisfiction Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Schena,1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani, 2002), Serena musica segreta (Manni, 2003), Civiltà delle anime (Book editore, 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007) Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008) Esperienza degli affanni (Edizioni il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio, 2011), Mattanza dell’incanto ( prefazione di Gian Ruggero Manzoni Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (Galaad edizioni 2014) Luce nera (Marco Saya edizioni 2015, Premio Camaiore 2016), Vite colme di versi (Galaad edizioni 2016), Commedia Ubriaca (Marco Saya 2017).

Source: libro del recensore.

L’edizione 2019 di Torino Xmas Comics a cura di Elena Romanello

10 dicembre 2019 by

xmas-comics

Sabato 14 e domenica 15 dicembre torna nel padiglione 3 del Lingotto fiere Torino Xmas Comics, l’edizione natalizia della fiera subalpina dedicata ai fumeti e alla cultura nerd, con anche tante idee regalo per Natale, giunta alla sesta edizione.
I visitatori troveranno una novantina di stand, con fumetti, manga, dvd, gadget, libri, oggetti da collezione, artigianato in tema e costumi per tutte le tasche, con in più attività e eventi inerenti un mondo che continua a piacere e a unire più generazioni.
Nell’area dedicata ai fumetti ci sarà spazio per case editrici, autori e disegnatori, e si segnalano i nomi di Mangasenpai, Lavieri, DZ edizioni, J-pop, Shockdom, Niente da dire, Eris. Hanno già detto gli autori  Dado Caporali, Bigio, il duo Fraffrog e RichardHTT, presenti allo stand Supergulp, Ivan Varano, autore di X2, Francesca Siviero, autrice di Dirtywaters, Pamela Dema, autrice di Tidal lock,  Daniele Rudoni, autore di King of balls, Claudio Sciarrone, celebre per aver disegnato molte storie della saga Disney Pikappa, Irene Buzzi, Roberto Gallaurese, l’attore e autore Valerio Angelucci, Fabio Tonetto, Lorenzo Mo’, Adam Tempesta, Eleonora Antonioni e Francesca Ruggiero.
DZ edizioni, che porta in fiera sia fumetti che libri presenta anche un’iniziativa benefica  a favore di Casa Giglio, associazione torinese che offre uno spazio di 800 metri quadrati dove sono ospitate gratuitamente undici famiglie – di cui dieci con difficoltà economiche e sociali – con bambini ricoverati all’Ospedale Infantile Regina Margherita e una famiglia in emergenza abitativa. Nei due giorni di fiera gli artisti della casa editrice creeranno dal vivo delle opere sul tema della famiglia, che saranno poi devolute in beneficenza a Casa Giglio.
Non mancheranno dunque i disegnatori e pittori, e sono in programma più di trenta workshop dedicati ad argomenti come l’acquerello, il digital painting, l’inchiostrazione dei manga, il vestiario dei personaggi e altro ancora.
Torna anche il movimento artistico GoArtFactory con una serie di iniziative volte a “portare l’arte tra la gente”, fuori dai luoghi convenzionali ad essa adibiti, con l’esposizione in fiera di 100 opere a tema realizzate da una quarantina di artisti e un’area in cui i pittori dipingeranno dal vivo durante i due giorni di evento, utilizzando acrilici, china, aerografo e diverse tecniche,
Ovviamente non possono mancare le competizioni cosplay: Xmas Comics ha stretto i una partnership con la manifestazione svizzera De-To/Destination Tokyo e la relativa gara internazionale Deto Cosplay Crown e durante la gara di domenica a partire dalle 14 saranno selezionati un singolo e una coppia che rappresenteranno l’Italia alle finali mondiali, in programma dal 22 al 25 ottobre 2020 in Svizzera nel Théâtre du Crochetan di Monthey. A giudicare i concorrenti il costume designer francese Naythero,  Carlo Visintini, alias Ormadigatto Cosplay, e la mitica Giorgia Vecchini, in arte Giorgia Cosplay.
Sul palco ci saranno anche nei due giorni il Karacosplay, karaoke in cosplay, il karaoke contest e uno spettacolo di K-pop domenica alle 11 e 15.
Ci saranno poi spazio per tornei di videogames, giochi di ruolo e giochi da tavolo, con due anteprime,  Goulo, un nuovo gioco di ruolo  ambientato in un ucronico Alto Medioevo e Sheol, un gioco da tavolo di genere american ambientato in un futuro non molto lontano da noi.
Spazio anche per film e serie TV cult, in attesa dell’ultimo per ora capitolo di Star Wars, con tra gli altri Jedi Generation, le Escape Room e il Doctor Who Italian Club, che proporrà una caccia al tesoro oltre che in vendita alcuni preziosi volumi in tema, anche in lingua inglese.
Xmas Comics & Games è aperta sabato 14 e domenica 15 dicembre al Lingotto fiere dalle 9 e 30 alle 19 e 30, intero dieci euro, ridotto sette anche per i cosplayer. Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale.

:: Le virtù del nazionalismo di Yoram Hazony (Guerini e Associati 2019)

8 dicembre 2019 by

Le virtù del nazionalismo«Un libro destinato a diventare un classico
National Review
«Dovremo fare una scelta: o un mondo di stati indipendenti, o un rinnovamento dell’ideale dell’impero universale – il che significa, inevitabilmente, l’impero americano. Le virtù del nazionalismo mette a confronto le opzioni che abbiamo di fronte e suggerisce che, se vogliamo la libertà, dovremmo lottare per preservare un mondo di nazioni indipendenti.»

E se il nazionalismo non fosse la piaga che in molti oggi credono, ma piuttosto la migliore speranza per l’umanità? Un libro eterodosso che, sin dal titolo, sa di ispirare sospetto e finanche avversione. Le virtù del nazionalismo, tra i libri più discussi dell’anno negli Stati Uniti, è una riflessione scomoda, meditata e attualissima sulle radici storiche e religiose del nazionalismo. La tesi di Yoram Hazony, insieme audace e controcorrente, è che lo stato-nazione sia la migliore forma di governo che l’uomo abbia sinora mai inventato. E, forse, l’unica opzione davvero percorribile se vogliamo difendere la nostra libertà.
Con un ragionamento pacato ma stringente, l’autore israeliano rovescia la prospettiva e smonta i maggiori tòpoi legati al concetto di nazionalismo così come oggi viene inteso. E così il nazionalismo, lungi dall’essere una deformazione dell’idea di nazione, finisce col coincidere con il concetto stesso di autodeterminazione dei popoli. Perché la nazione è una comunità politica che si riconosce in una certa cultura e in una certa lingua, in un sistema di valori condiviso; i suoi confini costituiscono lo spazio in cui si esercita la libertà di un popolo e in cui anche le minoranze possono e devono essere tutelate.

Nazionalismo contro imperialismo

La lotta tra nazionalismo e imperialismo è il vero punto fondante della tesi di Hazony, che rilegge la storia dei conflitti mondiali alla luce di questo antichissimo dualismo. L’imperialismo è qualsivoglia forma di governo che voglia unire l’umanità sotto l’egida di un unico regime politico, mettendo a repentaglio la libertà dei singoli stati. Imperialista, per Hazony, è stata la Germania nazista. Imperialista fu la politica degli Stati Uniti d’America, dal 1989 in poi, che sino a tempi recenti hanno cercato di imporre una pax americana, ricalcando il modello imperiale della pax romana. E imperialista sarebbe anche l’Unione Europea, rispetto alle singole nazioni membro.
Dalla Bibbia a Locke e alla dottrina liberale, dal pensiero ebraico al protestantesimo, dal Sacro Romano Impero alla nostra travagliata attualità: il libro di Hazony è una rilettura puntuale e controversa dello stallo contemporaneo a cui è giunto il sistema economico-politico occidentale che, comunque la si pensi, non può essere elusa.

YORAM HAZONY è uno dei più vivaci pensatori israeliani contemporanei: filosofo, teorico politico e biblista. Presidente del The Herzl Institute di Gerusalemme, una delle più interessanti nuove istituzioni accademiche israeliane, fondò alcuni anni fa, nel 1994, il prestigioso Shalem Center, un avanzato centro di ricerca e di promozione degli studi umanistici, cercando di integrare tradizione e modernità. Ebreo osservante e sionista, formatosi presso le più insigni università israeliane e statunitensi, è noto in Israele, negli Stati Uniti e nel Commonwealth per i suoi originali contributi agli studi biblici e politici.

:: Antologia premio Gramsci 15ª edizione

8 dicembre 2019 by

Antologia GramsciGli scritti contenuti in questa XV antologia del premio Gramsci di Ales hanno il fine di fornire contributi alla conoscenza del pensiero del nostro grande conterraneo, che non rinnegò mai la sua sardità ma travalicò i confini di ogni regionalismo e nazionalismo per diventare un profondo indagatore su tante “quistioni” di portata universale. La raccolta dei saggi premiati è in perfetta sintonia con lo spirito dei pensieri gramsciani e ne confermano l’attualità. Dalle acute analisi di Piermarco Piu sulle politiche della subalternità, intesa nel modo più pregnante, alla Rivoluzione e controrivoluzione nel mondo intellettuale di Emiliano Alessandroni, all’analisi meridionalista di Michele Marseglia, al pluralismo tra egemonia e democrazia di Mattia Dessì. La qualità dei contributi al premio Gramsci ci invita a continuare su questa strada.

Donne di altre dimensioni, Radu Sergiu Ruba (Marietti 1820, 2019) A cura di Viviana Filippini

8 dicembre 2019 by

LA_Ruba_Donne_DEF.inddLe figure femminili sono il cuore della narrazione di “Donne di altre dimensioni”, l’ultimo lavoro letterario dello scrittore rumeno Radu Sergiu Ruba. Il libro, tradotto da Giuseppe Munarini e stampato da Marietti 1820, ha come protagonisti l’autore narratore, il mondo delle figure femminili che hanno caratterizzato la sua infanzia e le tante altre persone che lui ha incontrato nella sua vita. Lo scrittore di origini rumene narra di sé e del suo essere diventato cieco da bambino. Un perdere la vista progressivo che però non gli ha impedito di coltivare la sua passione per lo studio e per la scrittura. Ruba non vede con gli occhi, ma la sua mente e i suoi sensi sono in continuo movimento e questo ha permesso alla sua creatività di trasformarsi in racconti appassionanti che hanno per protagonista la sua vita e la quotidianità nella quale è cresciuto. Molto importanti sono per Ruba i ricordi, e quelli che lui ci propone vanno dagli anni Cinquanta per arrivare fino ai giorni recenti. Luogo di sviluppo della storia è la Transilvania, in quel piccolo villaggio dove l’autore è nato e dove si parlano tre lingue: rumeno, ungherese e tedesco. Accanto a episodi dell’infanzia, delle marachelle compiute, del rapporto con i compagni di scuola, Ruba mette anche degli spezzoni narrativi che hanno al centro leggende popolari, lupi mannari, figure che assomigliano a delle maghe. Questo crea un’atmosfera un po’ fiabesca, evocativa, controbilanciata dalla presenza di racconti di vita di sua madre e di quei parenti che sono andati negli Stati Uniti d’America nella speranza di un futuro migliore. Qui, nella terra della bandiera a stelle e strisce, emergeranno le difficoltà di questi rumeni parenti dello scrittore di riuscire a farsi capire, perché il loro modo di esprimersi (a volte ironico e comico) a parole è, e resterà, sempre influenzato dalla lingua rumena. Poi arrivano le storie delle tante persone che l’autore ha conosciuto nella sua vita, compresa la vicenda di una sopravvissuta ad Auschwitz con nel corpo e cuore ha ferite incancellabili, pronta ad allontanarsi dal padre unitosi ad una tedesca. Non mancano momenti che ricordano la fine di Ceauşescu e di come certi regimi politici possano limitare la libertà espressiva e di vita delle persone. Pagina dopo pagina, Ruba accompagna noi lettori in un vero e proprio viaggio dentro alla Storia rumena e nella storia delle persone/personaggi che ha incontrato e che animano la sue narrazioni. Uomini e donne caratterizzati da un dire e fare dal quale emergono qualità e anche i gesti inaspettati, messi in atto per poter sopravvivere. Marietti 1820 è un editore indipendente e con la pubblicazione del libro di Ruba, porta nelle librerie e nelle case dei lettori un importante esponente della letteratura rumena contemporanea, un intellettuale e fine traduttore. Il romanzo di Radu Sergiu Ruba è un specchio della realtà rumena, dei sui fatti storici e tradizioni culturali, dove si innestano storie umane, con personaggi dal carattere unico che hanno lasciato un segno incancellabile nella vita dell’autore, che li ha resi i protagonisti di “Donne di altre dimensioni”.

Radu Sergiu Ruba (Ardud, 1954), rumeno, cieco dall’età di undici anni, è giornalista e scrittore. Collabora con quotidiani, riviste ed emittenti radiofoniche e ha tradotto in rumeno Michel Tournier, Gilles Lipovetsky, Olivier Rolin, Nicolas Ancion e Corinne Desarzens. I suoi libri sono tradotti in francese, inglese, bulgaro, tedesco, ungherese, spagnolo e arabo. Nel 1993 è stato premiato per la sua attività di scrittore dal Ministero degli Affari Esteri francese.

Source: richiesto all’editore. Grazie ad Anna Ardissone dell’ufficio stampa.

Il clan dei Poe di Moto Hagio (J-Pop, 2019) a cura di Elena Romanello

7 dicembre 2019 by

Poe_no_Ichizoku-coverMentre sta per uscire un nuovo capitolo di una saga iniziata decenni fa, J-POP ripropone Il clan dei Poe, manga gotico di Moto Hagio, una delle autrici di shojo manga che ha rivoluzionato il genere, proponendo nelle sue opere tematiche nuove e spesso scomode.
Allan Twilight entra in contatto, nella Londra nebbiosa del 1879, con due fratelli eternamente giovani, che nascondono non pochi segreti con cui soggiogheranno il loro nuovo amico e familiare.
Edgar e Marybell Portsnell sono due piccoli orfani che vengono adottati da una casata di vampiri, i Poe, che li rendono come loro, cristalizzandoli per sempre nell’età della prima adolescenza, un segreto che non devono svelare a nessuno. Edgar e Marybell sono costretti a spostarsi spesso, per non insospettire le persone, bellissimi, soli al mondo, imprigionati nell’età in cui si crede all’amore assoluto, anche contro ogni logica. Tutto questo resta immobile finché non arriva Allan, innamoratosi di Marybell senza saperne il segreto, ma pronto ad affascinare anche Edgar, che vedrà in lui il compagno con cui partire per l’Europa in cerca del senso dell’esistenza dopo una tragedia che l’ha diviso dalla sorella amante.
Tra le righe emerge la passione di Moto Hagio per la narrativa gotica occidentale dell’Ottocento: il manga è del 1972, quattro anni prima di Intervista col vampiro di Anne Rice, di cui condivide varie tematiche, la sensualità, la maledizione dell’eterna giovinezza, l’omosessualità, e piacerà comunque a chi ama storie di vampiri tra tradizione e modernità, parlando di solitudine, di ricerca di un’impossibile infelicità, di smarrimento, di discriminazione e odio verso il diverso.
La loro vita insieme sarà lunga, una continua ripetizione di momenti che tornano in anni diversi, una vita fuori dal tempo che affascinò il pubblico giapponese di inizio anni Settanta e che è ancora attualissima oggi, per scoprire appunto cosa possono essere e cosa sono gli shojo manga, tra i fumetti più innovativi e interessanti, soprattutto questo tipo di storie.

Moto Hagio nasce nel 1949 e debutta come mangaka appena ventenne nel 1969 con la storia breve Lulu to Mimi sulla rivista Nakayoshi della Kodansha, realizzando storie brevi anche per la Shogakukan.  Due anni dopo pubblica Juichigatsu no Gimunajiumu (The November Gymnasium) una storia breve che tratta apertamente la storia d’amore tra due ragazzi in collegio.Nel 1974 sviluppa il tema nella storia più lunga Toma no shinzo (Il cuore di Thomas) e insieme ad altre autrici, e cioè Yumiko Ōshima, Ryōko Yamagishi, Keiko Takemiya, Riyoko Ikeda, che verranno poi identificate come Gruppo 24, si fa pioniera di un movimento che ridefinisce il genere shoujo  Nel 1976 Moto Hagio viene premiata con lo Shogakukan Manga Award per il fantascientifico Juichinin Iru! (Siamo in 11!) e Poe no Ichizoku (Il clan dei Poe). Nel corso della sua carriera ha pubblicato molte altre opere, come Terra e… Marginal.

Provenienza: libro del recensore.

Leggere The Witcher di Andrzej Sapkowski in attesa della serie Netflix a cura di Elena Romanello

7 dicembre 2019 by

thewitcherIl 20 dicembre sarà una data molto importante per gli appassionati di fantasy in Italia e non solo: arriva infatti su Netflix, anche in italiano, una delle serie più attese del momento, The Witcher, dalla serie di romanzi e racconti di Andrzej Sapkowski, già chiamata da qualcuno il nuovo Game of thrones, con i dovuti distinguo.
L’attesa è tanta, come si è visto anche a Lucca Comics & Games, affollata di cosplayer ispirati alla serie e con un percorso in tema sotto le mura che ha fatto il tutto esaurito durante i giorni della fiera, con code davvero chilometriche.
Per l’occasione la casa editrice Nord riedita i primi tre volumi di questa appassionante saga e cioè Il guardiano degli innocentiIl sangue degli elfi La spada del destino, per vivere o rivivere in anteprima le avventure di Geralt de Riva, uno strigo, individuo dai poteri sovraumani, che si guadagna da vivere uccidendo creature temibili come demoni, orchi, elfi.
Geralt è stato addestrato fin da bambino a questo, con pozioni e incantesimi ed è temuto anche da chi lo ingaggia, è considerato un male necessario, un mercenario che una volta che è stato pagato va allontanato il più in fretta possibile. Del resto, lo stesso Geralt ha capito che da temere sono innanzitutto tanti esseri umani, spietati e pronti a mettere in giro menzogne per conservare il potere, molto peggio dei mostri che lui deve affrontare.
La prima stagione del serial sarà un po’ diversa dal primo romanzo, ma dal prossimamente promette bene: Andrzej Sapkowski si è detto più che soddisfatto dalla trasposizione dei suoi libri, già da tempo un videogioco, mentre il protagonista Henry Cavill è entusiasta del ruolo.
Per cui non resta che attendere il 20 dicembre e nell’attesa magari leggere i libri, o anche mentre si guarda la serie o dopo: del resto, nel fantasy, le trasposizioni al cinema o in TV aiutano sempre la letteratura…

Gatti di Shifra Horn (Fazi, 2019) a cura di Elena Romanello

5 dicembre 2019 by

gatti_w564_h858Torna in libreria sempre per Fazi un libro che è una vera e propria bibbia per gattofili, Gatti appunto di Shifra Horn, una delle voci più interessanti comunque della narrativa mediorientale e israeliana.
Come suggerisce il titolo, l’autrice, scrittrice, giornalista e attivista, parla dei suoi gatti, compagni della sua vita vagabonda e interessante, forse un po’ caotica, in quello che è un inno al felino domestico che da millenni vive con gli esseri umani e che iniziò a convivere con noi proprio tra Egitto e Medio Oriente.
I gatti di Shifra Horn sanno donare momenti di puro divertimento e avventura, anche solo in casa: nella vita dell’autrice ci sono Zelda, una micia tricolore, Neko-chan, gatta giapponese senza coda, Sheeshee, l’himalaiano dagli occhi blu,  Zizi, nera come il carbone, e Levana, micia bianca  che adora i documentari in televisione.
Shifra Horn vive con i  gatti da quando era bambina, come per ogni gattofilo o gattofila nel corso degli anni e con i gatti ha diviso la sua vita, anche quando ha cambiato casa, andando da Tel Aviv in Giappone e poi di nuovo a Gerusalemme.
Gatti è un po’ un diario e un po’ un racconto, che racconta di gatti e anche di qualche altro animale, cani, pappagalli, topi, ma i felini sono i protagonisti e gli eroi di un amore senza confine, che resiste a tutto, presenza nella vita dell’autrice e ovviamente di tanti altri e altre che si ritroveranno in queste pagine.
Un libro per gattofili, certo, ma anche un modo originale per raccontare il mondo contemporaneo e le vicende di alcuni Paesi sempre nel mirino della Storia e dell’attualità, un libro per sorridere e pensare, da leggere con magari vicino un bel micio che fa le coccole, come i compagni di vita di Shifra Horn.

Shifra Horn è nata nel 1951 a Tel Aviv da madre sefardita e padre russo e ha trascorso la sua infanzia a Gerusalemme. Dopo aver concluso la Hebrew University laureandosi in Studi biblici e Archeologia, ha proseguito la formazione approfondendo l’ambito della comunicazione di massa. Negli anni universitari è stata funzionario didattico per l’Unione Mondiale degli Studenti Ebrei. In seguito, ha trascorso cinque anni in Giappone come corrispondente dall’Estremo Oriente per il quotidiano «Maariv». Oltre a Gatti, Fazi Editore ha pubblicato La più bella tra le donne (2001), Tamara cammina sull’acqua (2004), Inno alla gioia (2005), Scorpion Dance (2016) e Quattro madri (2018).

Provenienza: libro del recensore.

:: Come una barca sul cemento di Roberto Saporito (Arkadia Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

4 dicembre 2019 by

copertina-saporitoSe Coleman Silk de La macchia umana di Philip Roth veniva allontanato dal suo prestigioso incarico universitario per un’accusa di razzismo, il protagonista de Come una barca sul cemento, nuovo romanzo di Roberto Saporito, il più postmodernista degli autori italiani di questo primo quarto del XXI secolo, vive un’esperienza simile anche se con risvolti del tutto singolari. Forse più simile al Humbert Humbert nabokoviano, il nostro professore di letteratura americana del Novecento è un predatore sessuale che quando viene allontanato dal suo personale parco giochi, inizia a cercare tramite (il temibile e spietato) social network più in voga di questi tempi, le donne del suo passato sfuggite alle sue mire di conquista. Un po’ per passare il tempo, un po’ per sopravvivere alla sua nuova (infelice) vita di guardiano di barche, porta avanti con meticolosa cura la ricerca di queste donne con cui il tempo non è stato sempre benevolo: prima c’è Flavia, vittima di violenze da parte del marito (e qui la storia prende un risvolto noir), poi c’è Linda, scrittrice rampante sempre in giro per l’Italia a fare presentazioni, che gli darà una (inaspettata) seconda occasione. Non voglio dire di più della trama, il romanzo è breve, si legge molto velocemente, i capitoli sono brevi e sincopati, tra autori e libri (da non perdere), riflessioni sul mondo letterario (non solo) italiano, e piccole epifanie su questo nostro mondo ipertecnologico ma ancora ostaggio di un male esistenziale antico che condanna quasi tutti all’infelicità. E l’infelicità sembra essere il convitato di pietra di questa storia in bilico tra l’assurdo e il probabile, tra le occasioni perdute e le ossessioni che sembrano cadenzare un destino tracciato al quale non si può sfuggire. Le storie che ci narra Saporito hanno questa cifra distintiva, sono ritratti amari e straniti di un’umanità inserita in un presente che gli sta stretto. Saporito è un autore elegante e raffinato, colto, dalle molte (buone) letture che trapelano con grazia dalla sua scrittura, conoscitore e appassionato di musica, oltre dell’arte in sé, declinata nelle sue mille facce. Dotato di grande sensibilità, quasi dolorosa, utilizza un registro stilistico rarefatto e minimale, che scolora in una certa universalità che lo rende un cittadino del mondo più che un autore italiano tout court. Molto apprezzata da chi scrive la citazione in esergo di Diario di lavorazione di Sam Shepard, accanto a Don De Lillo, Jay McIrney, Bret Easton Ellis, Jonathan Franzen e il nostro Pier Vittorio Tondelli. Colonna sonora (da ascoltare mentre si legge il romanzo) The Queen Is Dead THE SMITHS.

Roberto Saporito, nato ad Alba nel1962, ha diretto una galleria d’arte contemporanea. Autore prolifico è autore di racconti e romanzi: Harley Davidson (Stampa Alternativa, 1996), che ha venduto quasi trentamila copie, dei romanzi Il rumore della terra che gira (Perdisa Pop, 2010), Il caso editoriale dell’anno (Edizioni Anordest, 2013), Come un film francese (Del Vecchio Editore, 2015), Respira (Miraggi Edizioni) e Jazz, Rock, Venezia (Castelvecchi Editore, 2018). Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e su innumerevoli riviste letterarie. Ha collaborato con “Satisfiction” e, attualmente, scrive per il blog letterario “Zona di Disagio”.

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Tania dell’Ufficio stampa Arkadia Editore.