Durò tutto il tempo di un’estate. L’estate del 1898. In realtà non ci credemmo abbastanza, forse. Non tutti almeno. Ma io ci provai, con tutte le mie forze. Quell’estate abbiamo visto l’alba di una nuova Cina, noi abbiamo creduto possibile vedere nascere una nuova Cina senza alcun spargimento di sangue, senza morti, senza vittime innocenti.
La strada delle riforme era chiara e lucente, iniziava davanti a noi e per un po’ la percorremmo. Ma le forze che si opposero a noi furono troppo forti, e tutto si spense, ogni luce si spense. Ma noi ci provammo, ci provammo davvero.Si vestì lentamente, con molta cura, con semplici abiti neri da lavoro. Emanavano ancora un leggero odore di terra, come se fossero stati usati da poco e riposti in una cassa.
Zaitian si chiese a chi fossero appartenuti. Ma fu un pensiero fugace, privo di reale consistenza. Si mise un copricapo da viaggio e a un cenno il servitore gli fece strada verso un passaggio segreto che dal suo palazzo portava in aperta campagna tramite una serie di cunicoli sotterranei.
Congedò il servitore e proseguì da solo fino all’imbocco dell’uscita.
Doveva vedere con i suoi occhi, non gli bastavano più i resoconti dei suoi informatori, delle mille spie che ormai erano i suoi occhi fuori dalla Città Proibita.
Uscì all’aria aperta e si guardò intorno.
Era inverno, una leggera brina gelava i campi che si perdevano a vista d’occhio. Qualche casupola di fango occhieggiava all’orizzonte. E una leggera pioggia gelida cadeva rada dal cielo scuro.
Doveva vedere con i suoi occhi.
Camminò per un po’ verso nord, sopportando il freddo, mai in vita sua aveva avuto freddo, né fame, né sete, ma ora era un uomo comune, senza privilegi, senza nome. Doveva rendersi conto se la situazione era davvero così grave, se il suo popolo stava davvero morendo.
Raggiunse un sentiero di terra battuta, e proseguì a testa bassa, poi un carro gli diede un passaggio per qualche li. Nessuno l’aveva riconosciuto, nessuno conosceva il volto dell’Imperatore.
A un incrocio saltò giù dal carro, ringraziò e proseguì a piedi.
Stava calando la notte, e ormai non aveva scelta, doveva cercare un riparo.
Scelse una capanna di contadini piuttosto malandata, con un’aia davanti, e bussò alla porta.
Gli aprì una vecchia che lo guardò diffidente. Era vestita di stracci e sembrava non troppo disposta a offrirgli ospitalità.
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La Riforma dei Cento Giorni fu un movimento atto a modernizzare l’apparato politico, sociale, culturale, militare ed educativo della Cina Imperiale tardo Qing, sul modello della modernizzazione avvenuta in Giappone, che iniziò l’11 giugno 1898, ad opera dell’imperatore Guangxu e dei riformisti guidati da Kang Youwei, e finì il 21 settembre dello stesso anno in seguito a un colpo di Stato condotto dall’imperatrice madre Cixi e dai conservatori.
Questa è la storia dell’Imperatore Guangxu.
Per i piccoli lettori amanti del brivido, Gallucci porta in libreria i primi due volumi della serie “Le grandi Storie Horror”. Di recente sono usciti “Nel castello di Dracula” e “Nel laboratorio di Frankenstein”, della scrittrice francese Naïma Murail Zimmermann, corredati dalle illustrazioni di Caroline Hüe.
Tante emozioni e anche qualche intoppo da superare per il ragazzino che, nelle sue avv
La saga thriller di Millenium arriva alla sua conclusione, grazie a David Lagercrantz, subentrato dopo la morte improvvisa di Stieg Larsson: se il quarto capitolo, Quello che non uccide, era risultato un po’ difficoltoso, il quinto, L’uomo che inseguiva la sua ombra, è stato invece all’altezza delle aspettative, e questo chiude alla grande, davvero.
Continua la proficua collaborazione tra lo studioso Giorgio E. S. Ghisolfi e la Mimesis sull’esplorazione degli universi dell’immaginario pop, con un approfondimento inedito sul mondo sempre ricco di spunti dei fumetti, pubblicato nella collana Il caffè dei filosofi, dove si spazia appunto su studi sulla modernità.
Il 18 dicembre è uscito l’atteso ultimo capitolo della saga di Star Wars, L’ascesa di Skywalker, che chiude nel bene e nel male una storia iniziata nel lontano 1977, resuscitando grazie alla computer graphic la compianta Carrie Fisher, la principessa Leia Organa, scomparsa improvvisamente a fine 2016 e che in questo film aveva un ruolo di primo piano, scritto prima della sua triste dipartita.
A oltre vent’anni dalla sua uscita arriva in Italia questa novella lunga scritta da un’autrice giapponese, con l’aggiunta di altri racconti con gli stessi personaggi, arriva finalmente in Italia, portando ai suoi lettori e lettrici una storia solo all’apparenza minimalista, e in realtà ricca di significati.
Per chi non conoscesse ancora Jack Reacher, personaggio nato dalla penna inarrestabile di Lee Child, una raccolta di racconti brevi forse è il modo migliore, a mio parere, per fare la sua conoscenza. Il mio nome è Jack Reacher (No Middle Name, 2017) ne contiene ben otto, tutti inediti in italiano (tranne Identità sconosciuta), tutti accomunati da quello spirito on the road che caratterizza la serie tanto amata dai lettori. Ma chi è Jack Reacher? Bella domanda, forse neppure l’autore ha ancora capito il suo segreto, come mai dal 1997 raccoglie così tanti lettori intenti a seguire le sue gesta. Ex militare, senza fissa dimora, in viaggio da un angolo all’altro dell’America, paladino dei deboli e degli indifesi, con un’allergia congenita verso criminali e tagliagole, Jack Reacher è un eroe anomalo in un mondo che ha davvero bisogno di eroi, di modelli a cui ispirarsi, di persone che antepongano un ideale (di giustizia, lealtà, rettitudine) ai loro meri interessi personali. E Jack Reacher è tutto questo, lo vediamo bene in questi otto racconti, che comprendono Troppo tempo, il già citato Identità sconosciuta, Tutti parlano, Non è un’esercitazione, Magari hanno una tradizione, Un tizio entra in un bar, Nessuna stanza libera al motel, e Il dipinto del diner malinconico. Due dei quali sono molto natalizi, se li leggerete capirete il perchè, soprattutto Nessuna stanza libera al motel, ma non dico di più. Un’altra osservazione che ci tengo a fare riguarda il titolo originale, che suona come ‘Nessun secondo nome’, se ci fate il caso tutti i grandi assassini americani da
La fantascienza intercetta fin dai suoi albori le contraddizioni e le nevrosi della nostra società, ed esistono tanti tipi di fantascienza: oggi va molto la distopia, un futuro prossimo o remoto in cui le cose sono andate peggio di come si poteva pensare, con richiami alla vita di oggi.
L’Editrice La Torre continua a raccontare l’immaginario pop giapponese degli ultimi decenni, affidandosi di nuovo all’inossidabile Massimo Nicora, con Tokusatsu, i telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni Ottanta.
Spesso si sente dire che in Italia non si sanno scrivere o realizzare buoni prodotti di genere fantastico: uno stereotipo duro a morire anche perché falso, visto che sono state tante le storie di genere fantastico italiane che sono uscite negli anni e continuano ad uscire, con vari media.
La collana Fiaschetta di Buendia Books presenta un prezioso libricino, molto più lungo in realtà del suo numero di pagine, vincitore del Concorso Barbera da Leggere 2018, a cui l’autrice ha partecipato cercando di vincere la sua timidezza, e dato il risultato per fortuna.
























