Kentuki di Samanta Schweblin (SUR, 2019) a cura di Elena Romanello

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SURns33_Schweblin_Kentuki_coverLa fantascienza intercetta fin dai suoi albori le contraddizioni e le nevrosi della nostra società, ed esistono tanti tipi di fantascienza: oggi va molto la distopia, un futuro prossimo o remoto in cui le cose sono andate peggio di come si poteva pensare, con richiami alla vita di oggi.
Ma il mondo di cui parla Samanta Schweblin, argentina trapiantata a Berlino, ospite anche della rassegna a Torino Aspettando il Salone, è molto vicino al nostro, quasi identico. Un mondo dove c’è un piccolo gadget tecnologico in più rispetto ai nostri, il kentuki, un animaletto di peluche, corvo, coniglietto, panda o draghetto, con dentro una videocamera collegata con qualcuno dall’altra parte del mondo che spia la vita altrui, per un periodo però limitato, perché dopo un po’ la connessione si scarica e non è più possibile attivarla.
In questo microcosmo molto simile, se non quasi uguale al nostro (la tecnologia per realizzare un qualcosa di simile ai kentuki, a metà strada tra i Tamatgochi e i Furby, esiste) si può quindi scegliere di avere un kentuki o di essere un kentuki, guardando la vita anche imbarazzante e le nevrosi individuali. Ma anche chi ha fisicamente il pupazzo non sta bene, perché non può sapere alla fine chi c’è dietro alla telecamera, ed ecco che emergono istinti di distruzione verso i kentuki. Inoltre c’è chi si arricchisce vendendo le connessioni, per poter scegliere, cosa in teoria impossibile, chi spiare.
I kentuki uniscono vari angoli del mondo: dall’Argentina alla Cina, dall’ex Jugoslavia a Israele, e capita che una pensionata di Lima segua le giornate di una ragazza tedesca, vivendo le sue gioie e i suoi problemi, un ragazzino di Antigua scopra la neve per la prima volta, un uomo appena divorziato si affidi a un kentuki per superare la solitudine, un gruppo di ragazze bulle si trovano minacciate e perseguitate dal loro animaletto dopo aver cercato di fare uno scherzo ad una compagna di classe.
Un libro che si costruisce su varie storie parallele, di solitudine, ossessione, voyeurismo, voglia di rivincita e che racconta un mondo con tutte le nevrosi e le dipendenze della contemporaneità. Una storia di fantascienza, in parte, ma anche una metafora di come si potrebbe finire in un futuro molto prossimo la vita di molti di noi, anzi in parte succede già che si spii attraverso i social le vite degli altri.
Una storia con echi di David Lynch ma anche di serial cult come Black Mirror, che appassiona e inquieta, e con un finale aperto a nuove possibilità.

Samanta Schweblin (Buenos Aires, 1978) è una scrittrice argentina di fama internazionale. Nel 2010 è stata selezionata dalla rivista Granta come una dei 22 migliori scrittori in lingua spagnola sotto i 35 anni, riconoscimento in seguito confermato da numerosi premi letterari. Tra le sue opere: La pesante valigia di Benavides (Fazi, 2010) e Distanza di sicurezza (Rizzoli, 2017).Oltre a Kentuki, SUR pubblicherà due sue raccolte di racconti, Siete casas vacías, che le ha valso il prestigioso Premio Ribera del Duero nel 2015, e Pájaros en la boca, la cui traduzione in inglese è stata candidata al Man Booker International Prize.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

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