Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Comunità e società del consumo di Gianfrancesco Caputo (L’Argolibro editore 2017) a cura di Nicola Vacca

5 marzo 2018

Comunità e società del consumoIl disfacimento di una comunità valoriale ha portato la nostra società a un’involuzione che ha permesso l’affermazione di un’omologazione culturale e della globalizzazione.
Questa è la tesi di fondo di Comunità e società del consumo (L’Argolibro editore, largolibro@gmail.com, 3395876415) un pamphlet di Gianfrancesco Caputo.
L’autore muove una critica argomentata al consumismo e al liberismo economico che hanno condotto la società e l’uomo a essere schiavi dei bisogni.
Caputo ha le idee chiare quando sostiene che il sistema di connessione tra plus valore e bisogni indotti incrementa un antagonismo sociale intriso di competitività individualista che penalizza nei fatti la difesa dei diritti e mette in pericolo il sistema delle garanzie sociali.
L’affermazione del pensiero unico e dell’ideologia materialista e contrattualistica hanno instaurato un sistema di antagonismo sociale e economico e hanno svuotato del suo progetto esistenziale il concetto di umanità.
Non siamo più una comunità sociale e solidale.
Da comunitarista convinto, tutti i problemi morali del nostro tempo scaturiscono dal fatto che si assiste alla perdita del concetto di comunità.
Dal tramonto della comunità alla decadenza il passo è stato breve.

«La comunità, nella sua forma più alta, è un’associazione di persone unite dal comune accordo di norme etiche. Una comunità autentica, quindi può essere definita come un’associazione di persone unite dal senso della giustizia, nel rispetto di norme che trascendono gli interessi materiali e i cui scopi egoistici sono temperati dall’interesse per il bene comune».

Così Gianfrancesco Caputo inquadra il senso comunitario che si è smarrito e allo stesso tempo muove una critica severa alla nostra civiltà che ha smesso di pensare nel momento in cui ha anteposto gli interessi di pochi al bene comune.
Davanti alla disgregazione della comunità, l’autore propone le sue considerazioni inattuali rilanciando la riscoperta delle idee comunitarie che hanno nella tradizione l’asse portante della cultura.
Lo sviluppo culturale di una comunità, e quindi di una società, passa per la tradizione, ovverosia sulla capacità di creare simboli per tramandare conoscenza.
In una società in cui si è affermato il capitale finanziario e l’eccessivo consumismo ha creato solo bisogni, le tradizioni, che preservano le identità dei popoli, sono state assassinate perché ritenute un ostacolo ingombrante dal super mercato globale e mondiale.
Le posizioni critiche dell’autore sono chiare. Partendo da Aristotele, in questo libro si propone un ritorno alla polis e in maniera più ampia una riscoperta del pensiero comunitario, e dell’idea originaria di comunità, e un rilancio dei suoi valori necessari per rimettere al centro di tutto l’uomo.
Perché l’uomo comunitario, – sostiene Caputo nelle conclusioni – agganciato alla tradizione, è l’unico capace di battersi contro il Leviatano, l’insondabile mega macchina mercantile che riduce uomini e donne ad atomi sociali.

Gianfrancesco Caputo, nato a Brindisi nel 1966 , si interessa di problemi di lavoro e di prassi politica attraverso l’approfondimento e l’indagine di una prospettiva di analisi filosofica e sociologica.

Source: libro inviato dall’Ufficio stampa al recensore.

:: Cargo di Georges Simenon (Adelphi 2017) a cura di Daniela Distefano

5 marzo 2018
CARGO - SIMENON

Clicca sulla cover per l’acquisto

Sulla costa del Pacifico splendeva un sole opprimente, che non brillava, un sole senza allegria.

Scordiamoci per un attimo del commissario Maigret, trasferiamoci nel mondo di Conrad e respiriamo a pieni polmoni l’aria truce delle ambientazioni così care a Simenon. No. Non è un tentativo fallito, bensì lo sfondo di un libro davvero magnetico: “Cargo”, scritto dal genio di Georges Simenon a Parigi nel 1935 e apparso a stampa l’anno seguente. Un viaggio avventuroso e fatale, dalla Francia a Panama, dalla Colombia a Tahiti.
Fin dall’inizio tutto accade come in un incubo. E proprio come in un incubo Joseph Mittel viene travolto da eventi che non controlla, e il cui senso gli è oscuro: prima la fuga da Parigi insieme a Charlotte, la sua compagna, che in nome dell’ ”Idea” ha ucciso il commerciante che la manteneva e che le aveva rifiutato il denaro per finanziare il loro mensile anarchico; poi l’arrivo a Dieppe, dove Mittel precipita “in un universo incoerente, buio e fradicio”; e per finire l’imbarco, in piena notte, sul Croix-de-Vie, che nella stiva trasporta un carico di mitragliatrici destinate a un gruppo rivoluzionario ecuadoriano. Qui al ragazzo toccherà lavorare come fuochista, mentre il comandante Mopps fa di Charlotte la propria amante.
Ma questo sarà, appunto, solo l’inizio: a Panama, Mittel e Charlotte scopriranno che la donna è stata colpita da un mandato di cattura internazionale e saranno quindi costretti a proseguire il viaggio verso il Sudamerica, dove nel frattempo la rivoluzione è fallita e delle mitragliatrici del comandante Mopps nessuno ha più bisogno – mentre lui, Mopps, non riesce più a fare a meno di Charlotte. Joseph Mittel si lascerà così trascinare da un continente all’altro nella costante, illusoria speranza che da qualche parte le cose possano assumere un senso, che lui stesso possa finalmente non essere più soltanto il gracile, solitario figlio del grande Mittelhauser, il “martire” anarchico che si era tagliato le vene in carcere quando lui aveva due anni e la cui ombra gigantesca lo ha sovrastato per tutta la vita.
Un romanzo abissale, una discesa nella bolgia più profonda, un intrico di circostanze infernali; tutto è sordido: le giornate appiccicose, il caldo asfissiante, la permanenza in un pianeta lontano dal mondo, e poi l’analisi spietata della psicologia dei personaggi. Non se ne esce facilmente, è un libro che rimane nello stomaco, che fa sudare le pagine, che corrode i nostri sensi. Simenon dà il meglio di sé in un racconto che sembra baciato da una scrittura impeccabile. Uno stato di grazia perenne tra fuochi di sentimenti che implodono perché non riescono mai a trovare l’uscita agognata.

Georges Simenon è un romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea.
Grande importanza ha poi all’interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret.
La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database curato dall’UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre.
Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim.
Contemporaneamente collabora con altre riviste e all’età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo.
Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell’arco di 3 anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno.
Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista «Détective», appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Benedetta dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Q502 – 300 anni dopo il grande esodo di Sylvie Freddi (Stampa Alternativa 2018) a cura di Fabio Orrico

5 marzo 2018
Q502

Clicca sulla cover per l’acquisto

Tra i grandi generi popolari, la fantascienza è quello più di tutti capace di forzare i suoi confini per ibridarsi con altre forme e immaginari. Forse per questo, nel corso degli anni, ha tentato scrittori colti e inclini alla metafora come Orwell o Vonnegut, ma anche i nostri Calvino e Luce d’Eramo, quest’ultima autrice di quello spiazzante gioiello che è Partiranno. D’altra parte è proprio nelle pieghe della letteratura weird e tra gli scrittori più fieramente di genere, si pensi a gente come Heinlein e Sheckley, che troviamo formidabili intuizioni, così incisive e pregnanti da offrire, anche oggi, nutrimento a tantissima letteratura (ma anche a cinema e televisione). Tutto questo per dire che la fantascienza difficilmente esaurirà il suo capitale di innovazione, anche in un paese come il nostro in cui, nonostante tutto, il genere (qualunque genere), viene sempre guardato con una certa sufficienza.
Q502 di Sylvie Freddi è un noir calato in un decor fantascientifico in modo profondo e (in)credibile. Per come la vedo io a distinguere la fantascienza autentica dalla più corriva Space opera è la riflessione su un’idea di futuro che, necessariamente, si pone al centro della trama. Sylvie Freddi fa esattamente questo. Q502 mette in scena una società futura, una sorta di medioevo tecnocratico in cui tutto ciò che, a livello tecnologico, potrebbe migliorare la vita dell’uomo viene invece impiegato per innalzare confini e riaffermare antichi pregiudizi. Ecco quindi una nuova forma di collettività che, dopo la fuga dal pianeta terra (300 anni dopo il grande esodo, annuncia il sottotitolo del libro) reinstallatasi su Marte sembra voler confermare le più fosche distopie partorite dall’immaginazione umana.
Dylan, il protagonista della storia, è un detective incaricato di ritrovare Q502, una ragazza molto speciale che costituisce un vero e proprio legame, estremamente concreto, con il Mondo Originario cioè la Terra. Tutto il romanzo è percorso da questo anelito struggente verso il proprio pianeta, ormai perduto e rievocato ostinatamente. Il tema della memoria è d’altra parte centrale per Freddi che organizza gran parte della sua narrazione proprio attorno ad essa, alla possibilità di rubarla, contraffarla, risemantizzarla. In Q502 c’è questa grande intuizione, in fondo elementare ma anche esattissima, di identificare l’essere umano con il suo portato di ricordi e proprio da qui parte la guerra quotidiana in cui sono immersi i protagonisti del romanzo. Un romanzo che non esaurisce i motivi del suo fascino nel cotè distopico perché Q502 è un racconto decisamente mosso, adrenalinico, modernamente spezzato ed ellittico. Una storia cupa ma lucidissima capace di stendere le ombre del nostro presente sul peggior mondo immaginabile e abbastanza coraggiosa da indicare una possibile soluzione: stare dalla parte degli ultimi, sempre.

Sylvie Freddi, romana d’origine e torinese d’adozione, ha pubblicato il suo primo lavoro Caffè Paszkwosky nel 2016 per Stampa Alternativa, una intensa raccolta di venti racconti noir. Del 2018 è il romanzo di fantascienza Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, edito ancora una volta da Stampa Alternativa, nella collana Eretica.

Source: copia inviata dall’editore al recensore. Ringraziamo Frank dell’ Ufficio stampa Il Tacquino.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Follia Maggiore di Alessandro Robecchi (Sellerio 2018) a cura di Marcello Caccialanza

2 marzo 2018
Follia maggiore

Clicca sulla cover per l’acquisto

Follia Maggiore” è senza ombra di dubbio un piccolo gioiello di scrittura, pensato e concepito in modo alquanto accattivante dall’autore Alessandro Robecchi ed edito dalla Casa Editrice Sellerio.
Per la sua struttura ben definita e costruita rappresenta a ragione un buon romanzo poliziesco di genere da leggere e da gustare tutto d’un fiato.
Umberto Serrani, il protagonista indiscusso di questa storia, è un uomo attempato che ha fatto fortuna, arricchendosi con affari di dubbia moralità e per questo difficili da confessare.
Ma se lo stesso avesse la facoltà di poter tornare indietro, vorrebbe senza nessuna esitazione vivere in modo totalmente differente, perché si rende lui stesso conto che ciò che ha vissuto fino a quel momento non equivale ad altro che ad una vana e sterile impalpabilità. Niente della sua attuale vita infatti lo può rendere veramente fiero di sé stesso!
Il suo più grande rimpianto ha le sensuali sembianze di una donna a lui davvero tanto cara, il suo nome è Giulia. Giulia ha perso la vita in circostanze misteriose e questo evento è per il medesimo eroe di Robecchi fonte di grande e profondo disagio.
Così Serrani, in preda ad una indomabile disperazione, assolderà due improbabili “Sherlock Holmes”: Carlo Monterossi e Oscar Falcone, a loro l’ingrato e il difficile compito di dipanare l’intera matassa!

Alessandro Robecchi è stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per L’Unità e per Il Mucchio Selvaggio. In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito Urban. Attualmente scrive su Il Fatto Quotidiano, Pagina99 e Micromega. Ha scritto due libri: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011).
Con questa casa editrice ha pubblicato Questa non è una canzone d’amore (2014), Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento (2016), Torto marcio (2017) e Follia maggiore (2018).

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La macchina del tempo • L’uomo invisibile • La guerra dei mondi • L’isola del dottor Moreau di H.G. Wells (Newton compton 2018) a cura di Elena Romanello

1 marzo 2018
H. G. WELLS

Clicca sulla cover per l’acquisto

Tra i padri della fantascienza moderna non si può non citare Herbert George Wells, autore di romanzi che hanno continuato ad ispirare cinema, letteratura e altri media fino ad oggi e che hanno raccontato, spesso per la prima volta, alcuni archetipi del genere, dal viaggio nel tempo all’attacco alieno.
I romanzi di Wells si basano sulle scoperte scientifiche dell’epoca, arricchendole di elementi di fantasia senza dimenticare le basi teoriche che secondo la prospettiva imperante tra Otto e Novecento potevano funzionare: l’autore racconta alla fine dei futuri verosimili, dove si sviluppano le tendenze già emerse all’epoca. Oggi forse certe intuizioni possono sembrare superate, ma in fondo la paura che gli alieni possano attaccare la Terra e trattare i suoi abitanti come loro da secoli trattano animali e civiltà che reputano inferiori continua ad esserci ancora, così come il desiderio di scoprire come sarà il futuro e come è stato il passato e come la scienza può anche alla fine non migliorare la vita di tutti, come si era intuito già in epoca positivista.
Per questo motivo i romanzi di Wells, in un unico volumone dei Mammuth Newton Compton, sono da riprendere in mano, da leggere o rileggere, anche perché sono e restano molto scorrevoli, a differenza di altri della stessa epoca che fanno sentire ormai il peso degli anni.
La macchina del tempo racconta per la prima volta di un mezzo che può trasportare avanti o indietro nel tempo, facendo scoprire che un mondo ideale non è esistito e non esisterà, L’uomo invisibile parla alla fine di solitudine e di distacco dal mondo, oltre che di diversità, La guerra dei mondi mette al centro di tutto l’attacco alieno, che continua a spaventare anche oggi, spiace solo che non sia mai stato trasposto al cinema nell’epoca giusta in cui è ambientato, e la versione più emblematica resta quella del 1938 via radio realizzata da Orson Welles, che terrorizzò gli Stati Uniti. L’isola del dottor Moreau tratta invece il tema attualissimo del rapporto tra scienza e morale, partendo dalla sperimentazione animale, qui portata ad un estremo che oggi sta diventando tragicamente attuabile.
I romanzi di Wells sono quindi ricchi di spunti, oltre che appassionanti, scorrevoli, divertenti, nati in un mondo che sognava con il progresso ma che in qualche modo vedeva già i pericoli che poteva nascondere.

Herbert George Wells nacque a Bromley, nel Kent, nel 1866. Frequentò la Normal School of Science di Londra, e dalle conoscenze scientifiche seppe trarre linfa vitale per i suoi romanzi. È considerato il padre della fantascienza moderna, insieme con Jules Verne. Morì a Londra nel 1946.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Verranno rondini fanciulle di Marcello Buttazzo (I Quaderni del Bardo edizioni 2018) a cura di Nicola Vacca

28 febbraio 2018
Verranno rondini fanciulle

Clicca sulla cover per l’acquisto

Marcello Buttazzo è un poeta salentino. La sua poesia nasce nel cuore di questa terra che è stata fertile di poeti. Salvatore Toma, Vittorio bodini, Claudia Ruggeri, Antonio Verri, questi alcuni nomi che fanno parte della formazione di Marcello e ci sono tutti in Verranno rondini fanciulle, la nuova raccolta appena pubblicata per i tipi de I Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno (iquadernidelbardoed@libero.it).
Il poeta nella declinazione esistenziale delle stagioni scrive versi per raccontare il tempo di un vissuto che dilania e stupisce.
È il tempo il filo rosso che lega le poesie di Marcello Buttazzo. Del tempo il poeta scava gli inganni, della vita coglie i colori forti e intensi:

«Non parlarmi del tempo, / il tempo è un inganno. / Non dirmi più dell’ebbrezza dell’attimo, /ad ogni inatteso momento di gioia / succede inevitabilmente una stagione di travaglio».

La poesia per Marcello Buttazzo è un rosario taciturno di parole, un modo discreto e intimo di indagare il silenzio, incamminarsi lentamente ogni giorno sulla strada inesorabile del tempo, un’ossessione inevitabile di un gioco assurdo e reale chiamato vita.
Buttazzo è un lirico incandescente e la parola sulla pagina si incendia, come la passione che da poeta porta nel cuore quando scrive dalle viscere della sua terra versi essenziali seguendo un volo di «rondini anarchiche e libertarie».
Marcello Buttazzo è un poeta d’amore e di libertà e Verranno rondini fanciulle è un piccolo libro prezioso che tra le sue pagini custodisce l’autenticità di un uomo che si scava dentro fino a toccare con mano e con l’anima il cuore segreto e nascosto delle parole.

«È un viaggio fantastico nel reale. – scrive Vito Antonio Conte nella prefazione – È un viaggio traverso la purezza di un’anima».

Marcello Buttazzo è un poeta che ha una sensibilità spiccata. I suoi versi sono delicati e fragili, e inciampano sempre in quell’inganno del tempo che spezza le corde della memoria, che recide cose e persone.
Allo stesso tempo la sua poesia sa essere una grammatica interiore da respirare a piene mani.
Una esperienza dell’anima che tra detti e non detti scopre, rivela e lancia una bellezza che sa essere pensiero da rincorrere nel sentire di un amore circolare in cui la poesia, prima di tutto, ha le sembianze della libertà che è un volo di rondini fanciulle.

Marcello Buttazzo, poeta e scrittore. È nato a Lecce. Ha pubblicato diversi libri tra cui: Canto intimo, Di rosso tormento, Origami di parole.

Source: inviato al recensore dall’Ufficio stampa, si ringrazia Stefano Donno.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard (Fazi 2015) a cura di Michela Bortoletto

28 febbraio 2018
anni-leggerezza_cazalet

Clicca sulla cover per l’acquisto

Inghilterra 1937, la famiglia Cazalet si appresta a passare l’estate nella dimora di campagna. A prima vista sembra trattarsi di una famiglia come tante: il capofamiglia, chiamato Generale, la moglie detta la Duchessa, i tre figli maschi con mogli e progenie al seguito e la figlia nubile. Una famiglia borghese, numerosa e affiatata. Ma fin dalle prime pagine di questa saga familiare si intuisce che non è tutto oro quello che luccica.
Riga dopo riga Elizabeth Jane Howard ci introduce nella famiglia Cazalet, una famiglia tutt’altro che ordinaria, e ci presenta tutti i suoi protagonisti.
Si parte così alla scoperta del Generale e della Duchessa, una coppia d’altri tempi, l’incarnazione della rigida morale vittoriana: tutto avviene secondo rituali ben precisi come la colazione servita a letto dalle domestiche e le cene rigorosamente in abito da sera.
Segue la famiglia del loro primogenito Hugh, sposato con Sybil e padre di tre figli: Polly, Simon e Willy. Hugh e Sybil, una coppia perfetta. Non fosse che lui porti addosso i segni e le cicatrici fisiche e non della Grande Guerra e che l’uno non abbia consapevolezza dei desideri dell’altra e viceversa.
Poi ci sono Edward e Villy con Luoise, Teddy e Lydia. Lui, affascinante e donnaiolo, lei un’ex ballerina annoiata dalla vita.
L’ultimogenito è Rupert, vedovo e pittore mancato. Dalla prima moglie ha avuto due figli, Clary e Neville, costato la vita alla madre. Rupert si è risposato con la giovane e bellissima Zoe che però fatica ad adattarsi al ruolo di madre.
Infine c’è Rachel, unica figlia femmina. Figlia devota, sembra non essersi mai spostata per dedicare tutta la sua vita alla cura dei genitori. Ma il motivo in realtà è un altro e lo si scoprirà presto.
Intorno agli adulti ci sono i nipoti del Generale e della Duchessa, ognuno con un proprio preciso tratto distintivo, ognuno con aspirazioni e caratteri diversi, ognuno con i proprio problemi.
Nelle pagine di questo primo capitolo della saga la Howard ci traccia i ritratti dei membri della famiglia Cazalet raccontandoci le loro azioni e le loro vicissitudini. A poco a poco si viene introdotti in famiglia e si comincia a conoscere ogni singolo protagonista attraverso punti di vista diversi. Ognuno di loro viene messo a nudo e piccoli e grandi problemi ci introducono in questa ingarbugliata famiglia.
Ma non solo. Quello dei Cazalet, infatti, non è un mondo chiuso in se stesso ed estraneo a tutto. Intorno a loro c’è il mondo reale, quello di un’Europa sull’orlo di una nuova guerra. E la Storia è anch’essa protagonista della saga e le vicende dei Cazalet si intrecciano con essa.
Quelli raccontati dalla Howard in questo primo libro sono gli anni antecedenti la Seconda Guerra Mondiale. Sono gli anni in cui ancora si spera che il conflitto si possa evitare. Gli anni in cui però comincia a farsi strada una nuova consapevolezza in ogni singolo membro della famiglia dei Cazalet. Sono gli ultimi anni della leggerezza.

Elizabeth Jane Howard  (Londra, 1923 – Bungay, 2014). Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Fazi Editore ha pubblicato il romanzo Il lungo sguardo e i primi quattro capitoli della saga: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione e Allontanarsi.

Source: acquisto del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Scoprirsi down. La storia di Alberto, raccontata da lui stesso di Alberto e Ezio Meroni (Edizioni San Paolo 2018)

27 febbraio 2018
Scoprirsi down_Cover

Clicca sulla cover per l’acquisto

Alberto è un ragazzo come tanti, nato a Desenzano del Garda nel 1994. Un ragazzo che ha deciso, assieme a suo padre Ezio, di farci un grande dono, raccontarci la sua vita. Dalla nascita (il suo era uno spermatozoo molto consapevole) ai giorni nostri, ormai adulto. Dal 2015 con un impiego, lavora infatti come cameriere e cuoco presso il ristorante Hortus di Cusano Milanino.
Una storia di successo la sua, nessun grande eclatante avvenimento, ma tanti piccoli tasselli di una vita che sì possiamo definire felice. Due genitori che l’hanno amato e cresciuto, dandogli la migliore educazione possibile, una grande passione lo sport, la pallavolo, la scuola, le uscite con gli amici, l’oratorio, ripeto una storia simile a quella di tanti e tanti ragazzi che vivono nel nostro paese.
Una storia che comunque andava raccontata, e Alberto con il suo stile limpido e tranquillo, venato anche da una sottile e divertita ironia, lo fa consegnando la sua vita a noi. Di solito chi scrive di sé, e traccia una propria autobiografia non avendo ancora raggiunto la vecchiaia, (Alberto ha ancora tutta la vita davanti), lo fa se è stato protagonista di eventi drammatici rapimenti, aggressioni, tragedie più o meno varie, Alberto invece ci vuole trasmettere la sua felicità di avere avuto il dono della vita, l’amore di una famiglia, di essere riuscito a superarare i piccoli e grandi ostacoli che ha trovato sul suo cammino. Una storia felice, di esempio anche per altri.
Leggendo questo libro si ha la netta sensazione di leggere la storia di un ragazzo normalissimo, comune, con le sue gioie e le sue tristezze, e se non fosse che proprio lui ci ricorda la particolarità con cui è nato, noi non ce ne accorgeremmo assolutamente.
Tutti i ragazzi hanno problemi a scuola, difficoltà con i compagni. Essere vittima di anche velate forme di bullismo è capitato più o meno a tutti. Tutti i ragazzi si possono sentire emarginati, derisi, non capiti, a volte vittime dell’ignoranza o della vera e propria cattiveria. Sono cose che capitano a tutti, anche a chi ha tutti i cromosomi giusti nelle proprie cellule.
E Alberto ne ha qualcuno in più. Ha gli occhi a mandorla, e alcune caratteristiche tipiche di chi ha la Sindrome di Down o Trisomia 21.
Ormai la scienza permette di individuare questa anomalia genetica prima della nascita, e si può scegliere di interrompere la gravidanza. I genitori di Alberto hanno rifiutato l’amniocentesi, e anche se l’avessero scoperto, entrambi credenti, non avrebbero escluso questa vita. Insomma gli hanno dato una possibilità, e Alberto ha fatto di tutto per giocarsela, per conquistare una vita indipendente e normale.
Scoprirsi down, libro narrato in prima persona, parla della sua vita e pone a noi alcune questioni morali che non sono mai semplici. Né per i genitori, né per i medici, né per chi dovrà vivere poi per tutta la sua vita con alcune limitazioni, che indubbiamente ci sono. Ma la Sindrome di Down non pregiudica la vita, non è come nascere senza un organo vitale.
Alberto ha lottato per la sua, e l’ha fatto con grande coraggio e forza.
Non è stato cresciuto come un “poverino”, da due genitori che con grande intelligenza hanno capito che dovevano trattarlo come un ragazzo normale, sgridarlo quando si comportava male, premiarlo per i suoi successi, senza pietismi o sensi di colpa.
Vivere con una disabilità non è facile, ma è proprio vivere che non è facile, e di esseri perfetti non ce ne sono. Poi ognuno compie le sue scelte, ma è interessante per una volta sentire la voce di un diretto interessato. Buona lettura.

Alberto Meroni è nato a Desenzano del Garda nel 1994 e vive a Cinisello Balsamo. Dopo aver conseguito l’attestato presso l’Istituto Alberghiero Olivetti di Monza, ha svolto un tirocinio lavorativo di due anni seguito dalla Cooperativa Sociale In-Presa di Carate Brianza. Dal luglio 2015 lavora come cameriere e cuoco presso il ristorante Hortus di Cusano Milanino, assunto con un contratto di formazione trasformatosi poi in un rapporto a tempo pieno e indeterminato. Oltre alla cucina ha un’altra grande passione: la pallavolo. Quando gli impegni glielo consentono, segue le partite del Vero Volley Monza con il gruppo degli ultras. Inoltre è assistant coach di una formazione giovanile della medesima società e gioca nella squadra Special Olympics, nata dalla collaborazione tra il Vero Volley e l’Associazione Tremolada. Il sogno nel cassetto? Aprire un ristorante tutto suo sul Lago di Garda.

Ezio Meroni è nato a Cinisello Balsamo nel 1954. Appassionato di storia locale, ha scritto diversi volumi sulla comunità e sulla parrocchiale di Sant’Ambrogio, sull’antica chiesetta di Sant’Eusebio, sul Movimento Cooperativo, sull’antifascismo e sulla Resistenza. Nel 2004 per San Paolo ha pubblicato Sentieri di Libertà e il racconto La Messa partigiana, inserito nella raccolta antologica Misteri di Natale. Successivamente ha dato alle stampe alcune biografie di importanti personaggi nella storia di Cinisello Balsamo. Nel 2011 è uscito il suo romanzo Angela. Una storia d’amore nella guerra partigiana, seguito tre anni dopo dalla ricerca biografica Vittorio Beretta Un segno per la città.

Source: libro inviato dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Cronaca di lei di Alessandro Mari (Feltrinelli 2017) a cura di Viviana Filippini

27 febbraio 2018
Cronaca di lei di Alessandro Mari

Clicca sulla cover per l’acquisto

Cronaca di lei” di Alessandro Mari è un libro che ti trascina nella sua trama dalla prima all’ultima pagina. I protagonisti sono una giovane donna che fa la modella e tanti altri lavoretti per guadagnare un po’ di soldi e Milo One way Montero, un pugile che è stato campione del mondo. Tra i due c’è un legame che dura da tempo, ed è fatto da un continuo tira e molla. Ad un certo punto però la coppia sembra ritrovarsi per dare forma a qualcosa di più stabile, solo che Milo è in crisi. Il romanzo di Mari ha un ritmo cinematografico dove gli eventi si inseguono uno dopo l’altro come se fossero i fotogrammi in rapida successione di un film. In questo scorrere di nomi, fatti cose ed eventi il personaggio più forte che emerge è, dal mio punto di vista, quello di Lei. La ragazza amata da Milo. La giovane ha un fisico esile, mingherlino, con segni incancellabili che fanno capire, senza troppo disvelare, le prove estenuati e stressanti alle quali la giovane donna è stata sottoposta nella vita. Lui – Milo- non solo ha perso lo smalto di campione mondiale, ma è pure stato sottoposto ad un intervento all’occhio e questi eventi non fanno niente altro che renderlo più fragile e simile alla lei che lo ama e lo accudisce. Tra la ragazza e Milo non ci sono molte parole, loro comunicano attraverso i loro copri, con l’olfatto, con il tatto e con gesti che servono al lettore a caprie quanta empatia ci sia tra questi due corpi e anime ferite dalla vita. La loro storia fatta di strappi esistenziali si potrebbe ricucire solo se riuscissero a vivere la loro relazione in santa pace e invece si innesta Irene, la sorella di Milo. La donna è ossessionata dai soldi e dal doverne fare sempre di più. Non a caso è lei che gestisce il patrimonio del fratello, ed è lei che farà tutto il possibile per far venire alla luce la biografia di Milo e farne soldi. Il compito di scrivere è affidato a Leo Ruffo, il giornalista scrittore che vive in una sorta di limbo perché lui, che è stato incaricato di scrivere la biografia di Montero, entra in contatto con tutta la famiglia del pugile e questa vicinanza farà sì scattare in lui il bisogno di raccontare, ma come farlo? Ruffo è in bilico tra l’essere obiettivo, distaccato e raccontare le cose come stanno davvero, e raccontarle come vorrebbero i suoi committenti. Un bel dilemma che metterà a dura prova il giornalista diventato per i Montero, ma soprattutto per Milo, una sorta di confidente e un testimone che conoscete tutto quello che accade al pugile, su e giù dal ring. Leggendo “Cronaca di lei” di Mari ci si trova davanti ad un’umanità messa a dura prova dalla vita, travolta dagli eventi contro i quali i protagonisti vorrebbero combattere come se fossero sul ring per vincere, ma non sempre le cose vanno come loro vorrebbero. Milo, Ruffo e Lei si trovano così segnati da marchi indelebili, da ammaccature esistenziali che mai andranno via e al lettore, che è lì con il libro in mano, viene come la voglia di saltare dentro alle pagine per stare a vicino a questi umani letterari. Le creature che animano “Cronaca di lei” di Alessandro Mari appassionano chi legge, perché dimostrano che in loro vive una fragilità che li rende umani e simili a noi lettori.

Alessandro Mari (1980) è narratore e traduttore. Con Troppo umana speranza (Feltrinelli, 2011), suo esordio narrativo, si è imposto all’attenzione di pubblico e critica vincendo il Premio Viareggio-Rèpaci. Ha poi pubblicato Gli alberi hanno il tuo nome (Feltrinelli, 2013), “L’anonima fine di Radice Quadrata” (Bompiani, 2015), “Cronaca di lei” (Feltrinelli, 2017) e la graphic novel “Randagi” (Rizzoli-Lizard, 2016). I suoi lavori sono tradotti in Europa e in Sudamerica. Ha inoltre firmato e condotto programmi di cultura per la televisione.

Source: acquisto del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Una magia a Parigi di Danielle Steel (Sperling & Kupfer 2018) a cura di Marcello Caccialanza

27 febbraio 2018
Una magia a Parigi

Clicca sulla cover per l’acquisto

Una magia a Parigi” è l’ultima fatica letteraria di una scrittrice, alquanto feconda, quale è Danielle Steel.
Il suo romanzo racconta di sei amici di lunga data che ogni anno si danno un appuntamento fisso nella capitale francese, dove si offrono il lusso di una cena speciale, che avviene in una villa da sogno di Parigi, situata proprio vicino ai luoghi simbolo di questa affascinante città.
Tutto,ogni minimo particolare deve essere assolutamente di colore bianco: dall’arredamento sino all’abbigliamento dei singoli ospiti. La serata si conclude in modo romantico, ovvero con il lancio in cielo di centinaia di piccole lanterne volanti, dove ciascun partecipante alla cena racchiude in poche righe un desiderio che vorrebbe vedere realizzato.
Veramente toccante la descrizione che la medesima autrice fa del momento in cui i sei protagonisti alzano gli occhi al cielo e con uno sguardo trasognante si illudono di vederli realizzati da un momento all’altro.
Ma loro non sanno che proprio questo ennesimo incontro nella città dell’amore sarà proprio quello utile perché finalmente nella loro vita avvengano quei grandi e decisivi cambiamenti atti a portare sconvolgimenti esistenziali, dai risvolti inaspettati.

Danielle Steel vive tra gli Stati Uniti e la Francia. È la scrittrice più popolare del mondo, con oltre 650 milioni di copie vendute in 69 Paesi. I suoi romanzi pubblicati in Italia da Sperling & Kupfer sono tutti bestseller internazionali e dal 1981 l’autrice è sempre presente nella classifica del New York Times. Nel 2014 le è stata conferita la più alta onorificenza francese, la Legion d’Onore. http://www.daniellesteel.com

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La cura dell’acqua salata di Antonella Ossorio (Neri Pozza 2018) a cura di Federica Belleri

26 febbraio 2018
La cura dell'acqua salata

Clicca sulla cover per l’acquisto

La seconda tragica guerra è finita e a Napoli ci sono gli americani. La famiglia Romeo è composta da argentieri da generazioni, ma dalla ricchezza è passata alla povertà. Vivono nella stessa casa ultracentenaria, con lo stesso portone che li ha sempre protetti da ladri e intrusi. Portone che oggi non ha quasi più nulla da tenere da conto. Lo sanno bene Caterina e Franco, i loro figli Spina e Enzo, lo zio Eugenio e il nonno Ferdinando. Sanno che in tavola c’è poco, e quel poco dev’essere spartito. Spina sta sbocciando nella prima giovinezza, Enzo ha solo otto anni ma ne osserva incuriosito la trasformazione. Franco trascina la sua gamba poliomielitica e Caterina si è irruvidita dagli eventi e dagli affetti mancati. Lo zio Eugenio scrive le sue memorie di guerra e il nonno vive nel suo mondo perduto.
La vera storia di questa famiglia inizia nel 1766, a causa di un prezioso oggetto, un ciondolo meraviglioso e unico, un sapo gallego. Un elemento decorativo bellissimo che spesso le donne in Galizia usavano indossare. Ma la storia dei Romeo è legata anche alla marusìa, all’inquietudine del mare, alla solitudine, all’ansia e all’angoscia. Da cosa è provocata?
Un sapo, splendido e luminoso, in grado di stravolgere la vita di chi lo possiede, tramandato per generazioni, da custodire con attenzione e gelosia. In grado di provocare allucinazioni e visioni, di far percepire profumi e odori mai sentiti, di far ritrovare nei volti di perfetti sconosciuti qualcosa di familiare.
Un sapo gallego, che provoca tristezza e strane sensazioni. Che conduce il sonno ristoratore verso incubi terribili. Un gioiello che pulsa, sembra avere vita. Che costringe ad abbandonare le certezze e a cedere alle superstizioni.
Porta forse sventura?
È solenne la sua presenza, non si può evitare di ammirarlo almeno una volta al giorno, o di portarlo sulla pelle, a costo di sentirsi bruciare le viscere. È malvagio e insolente, decide la sorte, esige rispetto.
La cura dell’acqua salata, in grado di alleviare la sofferenza e il dolore. Le lacrime, che sfogano lasciando sollievo a chi si è bagnato il viso. Il desiderio di fuggire, attraversando il mare. La marusìa che ritorna e porta tristezza. Le colpe da espiare e la curiosità di un bambino, depositario di una grossa responsabilità.
La cura dell’acqua salata, un cerchio che si chiude, un destino che si compie attraverso l’affetto, l’amore e la passione. Una famiglia, quella dei Romeo, dal sapore antico. Una Napoli speciale, raccontata attraverso i quartieri, la gente, le tradizioni e le credenze popolari e la paura di perdersi o commettere peccato.
E il mare, il vento, la potenza delle onde a fare da sfondo a questo romanzo. Tutto è reale e immaginario. Tutto è vero e verosimile.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Antonella Ossorio è autrice di libri di narrativa per bambini e ragazzi pubblicati da Einaudi, Rizzoli, Giunti, Electa e altre Case Editrici. Nel 2014 è uscito per i Coralli Einaudi il suo romanzo La mammana (Premio Società Lucchese dei Lettori 2015).

Source libro: libro inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio Stampa Neri Pozza.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: So tutto di te di Clare Mackintosh (DeA Planeta Libri 2018) a cura di Marcello Caccialanza

23 febbraio 2018
So tutto di te

Clicca sulla cover per l’acquisto

So tutto di te”, storia mozzafiato scritta con grande maestria da Clare Mackintosh, ha l’innata capacità di trascinare l’ignaro lettore in un turbinio di emozioni a tinte forti, turbinio di emozioni capace di creare un’atmosfera angosciante e quasi gotica per il faraginoso e demoniaco gioco ad incastri della stessa trama.
Zoe Walker, la protagonista di questa storia, è una donna quasi banale, dalla vita semplice e scandita dalla normalità più piatta: ogni santo giorno si sveglia all’alba, prende la metropolitana e si reca al lavoro, dove l’attende un capo dannatamente insopportabile. Poi torna a casa facendo sempre il medesimo tragitto, desiderando solamente di rilassarsi sul divano davanti alla tv in compagnia del suo compagno di sempre e dei suoi due figli.
Ma un terribile venerdì accade il fattaccio! Mentre legge come d’abitudine e distrattamente una copia della “London Gazzette”, si trova di fronte ad un fatto alquanto sconcertante, il suo volto compare in modo evidente in mezzo alle immagini equivoche di un telefono a luci rosse a pagamento.
E seppure i suoi cari tentano di rincuorarla dicendole che con molta probabilità non si tratta d’altro che di un errore o di uno scherzo; Zoe non si sente per nulla tranquilla. La situazione degenera clamorosamente nel momento in cui sullo stesso quotidiano e con il solito indirizzo Internet appare distintamente la foto di una donna che di lì a pochi giorni verrà assassinata nella periferia di Londra.
Nessuno sembra però disposto a credere che tra l’omicidio e gli annunci del fantomatico sito “Findtheone.com” possa esistere un legame. Ma quando il numero delle vittime di crimini aumenta in modo esponenziale, il sospetto che quella di Zoe non sia soltanto una semplice paranoia si insinua come un tarlo nella mente dell’agente Kelly Swift, una detective tosta e dal passato difficile, dal quale cerca ovviamente una sorta di riscatto morale e personale.
Unite e solidali le due donne riusciranno ad intercettare una rete di uomini dai gusti inquietanti, manovrati da un unico ed insospettabile burattinaio.
Clare Mackintosh riesce dunque in questo capolavoro di genere a tessere una trama davvero appassionante e allo stesso tempo verosimile, ricca di notizie di cronaca e di personaggi carichi di umanità.
Non stupisce quindi che la medesima Paula Hawkins, autrice del bestseller “La ragazza del treno” abbia definito questo noir “un romanzo coinvolgente, carico di tensione e di compassione.”

Clare Mackintosh ha lasciato la professione di poliziotta per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Il suo romanzo d’esordio, Scritto sulla sabbia, ha dominato le classifiche internazionali per mesi, collocandola di diritto tra le nuove protagoniste della psychological suspense. Tradotta e premiata in tutto il mondo, ha vinto, tra gli altri, il prestigioso Theakston Old Peculier Award, sbaragliando anche J.K. Rowling. So tutto di te è il suo secondo, vendutissimo e acclamato romanzo.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.