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:: Don Lorenzo Milani – L’esilio di Barbiana di Michele Gesualdi (Edizioni San Paolo 2016) a cura di Daniela Distefano

21 dicembre 2017
DON LORENZO MILANI

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Il Natale che ci accingiamo a festeggiare con più o meno gioia non sarà ricco e opulento come negli anni d’oro della nostra età moderna, ma dovrebbe essere celebrato con uno sguardo al Cielo riflesso sul pianeta, assimilando il buono che il Creatore ha seminato nel cuore degli uomini. Questo libro è un regalo perfetto sotto l’albero, benefico per chi lo fa e per chi lo riceve. Grazie ad esso sappiamo che a volte la parabola di una vita si misura e comprende dal suo finale. Non solo – quindi – un libro di ricordi, scritto da chi fu un “ragazzo” vicino a don Lorenzo Milani e un testimone, ma qualcosa di più profondo come se l’autore scrivesse nel linguaggio di Barbiana, questo piccolo mondo ormai scomparso, una montagna in cui sopravviveva un’Italia marginale e povera negli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi Barbiana è legata per sempre alla memoria di don Lorenzo, evocata anche sulla sua tomba, dove oltre al nome e cognome, la data di nascita e morte, è scritto: “Priore di Barbiana”.
Don Milani, un vero simbolo, un’icona, non un semplice educatore ma anche un pedagogista rivoluzionario, un attivista sociale (infatti il suo scritto più eclatante, “Lettera a una professoressa”, ha avuto una funzione molto importante nel ’68, un testo di denuncia delle disuguaglianze scolastiche). Don Milani accettò l’esilio all’età di trentuno anni perché cristiano che ha scelto i poveri e il Vangelo.
Egli veniva da una famiglia ricca e colta con i genitori di diversa formazione religiosa.
Però da giovanissimo percepì un turbamento interiore che lo portò a rifiutare il mondo privilegiato della sua famiglia per intraprendere un’altra strada, quella che gli consentì di camminare fra i poveri e gli ultimi.
Da dove traeva questa forza interna? Perché si prodigò così tanto da spremersi per educare ragazzi dal destino monco?
Egli intuiva una verità ineluttabile, cioè che la vera supremazia del forte sul debole sta nel possesso della cultura, per chi ne è dotato tutto è libera scelta, per gli altri solo cieca fatalità.
La sua morte ne sancì l’immortalità: egli sapeva che “Dio non toglie nulla, e, se toglie, è solo per far posto a qualcosa di più grande”.
Buon Natale.

Michele Gesualdi è stato uno dei primi sei “ragazzi” per i quali Don Lorenzo Milani organizza in canonica di Barbiana la scuola nel 1956. Dopo Barbiana Gesualdi ha fatto il sindacalista a Milano e a Firenze come segretario generale CISL. Per due legislature è stato presidente della Provincia di Firenze dal 1995 al 2004.
Al termine dei mandati amministrativi è ritornato sulle sue colline di Barbiana in Mugello.
Oggi è presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani.
Da sempre porta avanti la sua opera di ricerca, raccolta e tutela della documentazione riguardante don Milani e la sua scuola che ha curato e ordinato in diverse pubblicazioni.
Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato le “Lettere di don Lorenzo Milani Priore di Barbiana” (2007) e “Perché mi hai chiamato?” (2013).

Source: libro inviato al recensore dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

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:: Partagas di Gianluca D’Aquino (Eden Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

21 dicembre 2017

partagasSpesso si accusa il fantasy di essere svincolato dalla realtà: questo ovviamente non è vero, sono tanti i libri che dimostrano il contrario, ma per chi continuasse a perseverare in quest’idea si può consigliare la lettura di un titolo uscito per l’editore romano indipendente Eden Edizioni, Pàrtagas, dell’autore alessandrino Gianluca d’Aquino.
Con uno stile che ricorda molto quello di uno dei nuovi nomi del fantasy internazionale, Joe Abercrombie, Gianluca d’Aquino immerge in un universo parallelo molto simile al Medio Evo reale europeo, con al centro di tutto uno scontro tra regni, civiltà e religioni.
Il Pàrtagas del titolo è infatti un microcosmo suddiviso in nove regni, ognuno con le sue caratteristiche, a cui si aggiunge un decimo territorio, “le Terre di Nessuno”, abitato da popolazioni nomadi. Il romanzo racconta come i rapporti tra Paesi culture diversi tra di loro siano minati dai mutamenti nell’assetto politico di alcune di queste terre, dove sono giunti al potere persone immigrate dalle Terre di Nessuno, un luogo dove si pratica una religione particolare e diversa, la fede lisimaca, monoteista, totalitaria a tratti e che può quindi cambiare profondamente la società, gli equilibri, le abitudini.
Sullo sfondo di questo evento, metafora di come si espanse la religione musulmana dopo la predicazione di Maometto (ma non ci sono richiami reali), si intrecciano varie storie e vicende, senza buoni e cattivi assoluti, solo gente che si trova a dover vivere un momento storico particolare e non certo indolore.
Del resto il tema dello scontro tra culture e religioni è quanto mai attuale, e vederlo con lo specchio deformato del fantastico aiuta anche ad esorcizzarlo e forse pian piano a capirlo meglio, come accade da sempre con la buona letteratura fantasy e fantascientifica, che racconta la realtà in maniera all’apparenza irreale.
Non bisogna però pensare che Pàrtagas sia un noioso romanzo moraleggiante: ci sono avventure, ci sono intrighi, ci sono colpi di scena, con toni comunque mai troppo crudi, a differenza per esempio di un George R. R. Martin, tanto che è una lettura interessante per tutte le età, per chi cerca una storia curiosa e non già tanto letta con cui appassionarsi riconducibile al fantastico ma che faccia riflettere.
Da segnalare che il libro conta una bella prefazione del grande Sergio “Alan D.” Altieri, uno dei numi del fantastico che ci ha lasciati quest’anno, come sempre attento ai nuovi talenti in un genere in cui lui stesso ha dato molto.

Gianluca d’Aquino, alessandrino, classe 1978, è autore di romanzi, sceneggiature e racconti, alcuni dei quali apparsi nei Gialli Mondadori (Lettera dall’Eritrea, Il rumore del vento, La casa sul lago, La quintessenza, Il tempo delle risposte, Omicidio alla festa medievale) e nelle antologie e collane Delos Books (Quel che non è dato sapere, e la serie di Extinction e la novella Torino 1835, sul capoluogo sabaudo alle prese con il colera.

Source: inviato dall’ autore al recensore che ringraziamo.

:: La favola spezzata di Wendy Berry (Mondadori 1996) a cura di Marcello Caccialanza

21 dicembre 2017

favola spezzataMi è capitato di rileggere recentemente “La Favola Spezzata”, testo scritto da Wendy Berry edito dalla casa editrice Mondadori.
Non è l’ennesima ricostruzione puntuale ed ossessiva della tragica scomparsa della compianta Lady D. in quel di Parigi nella tragica sera del 31 Agosto del 1997; bensì una curiosa “collezione” di eventi intimi e privati che fotografano un Carlo e una Diana alla deriva.
Per essere più precisi ci si trova immersi in un diario proibito scritto a due mani dalla governante dei coniugi reali.
Con questo libro Wendy Berry, forte dei suoi otto anni di fedele servizio presso Highgrove, la residenza di campagna dei principi di Galles, ha volutamente disatteso a quel sottile vincolo di segretezza e di rispetto imposto dalla Corte a tutti i suoi collaboratori più stretti.
Highgrove per il primogenito della Regina Elisabetta II rappresenta il luogo più consono dove trovare riparo sicuro, con o senza famiglia, quel luogo ideale in cui avere la possibilità concreta di ricongiungersi con se stesso. Ma soprattutto incarna, a detta dei maligni, l’alcova romantica per consumare, lontano da occhi indiscreti, le sue molteplici scappatelle appassionate con l’amante storica Camilla Parker Bowles, la quale abita a soli venti chilometri di distanza.
Tutti dunque sono a conoscenza di questi intrallazzi amorosi, tutti tranne la povera Diana! Che proprio qui conosce l’istruttore di equitazione James Hewitt, personaggio subdolo e spigoloso che per vile denaro la venderà alla gogna mediatica mondiale con la pubblicazione di lettere tormentate e scandalose.
Carlo per Wendy Berry rivela il suo carattere più infantile con quel logoro orsacchiotto di peluche che si porta perfino a letto. Non si preoccupa minimamente di salvare il suo matrimonio, forse perché da sempre può contare sulla devozione incondizionata di una stagionata Camilla sempre pronta a consolarlo.
Mentre la bella e sconsolata principessa triste appare sempre più nervosa; instabile, ora adorabile, ora perfida ed autoritaria. Sembra un animale ferito ed umiliato dalla stessa vita, sembra arrendersi tacitamente e troppo in fretta alla fine lenta ed inesorabile della sua parabola di donna, senza lottare e tirare fuori gli artigli di moglie innamorata.
Libro asciutto, appassionato e particolarmente intrigante che racconta senza peli sulla lingua delle sconfortanti vicissitudini di una coppia moderna, che potrebbe avere tutto, ma che non riesce a preservare la loro unione neppure per amore dei due figli.
Una favola inevitabilmente spezzata!

Wendy Berry, laureata in letteratura inglese, madre di quattro figli. È stata per otto anni, dal 1985 al 1993, governante a Highgrove, la dimora di campagna dei principi di Galles.

Source: libro del recensore.

:: Letture natalizie a cura di Lucrezia Romussi

21 dicembre 2017

Christmas

Gentili lettori, siete ancora alle prese coi regali natalizi? Niente paura E per Natale regalate un libro è certo una fonte di validi consigli. Se non bastasse Lucrezia Romussi ci parlerà delle sue letture natalizie. Colgo l’occasione di augurare a tutti uno splendido e luminoso Natale ricordandoci di chi è più fragile e più debole. Buone Feste!

A Natale i ritmi frenetici del quotidiano sembrano sparire per qualche giorno, l’atmosfera è allegra e gioiosa, i cuori più sereni, vengono dimenticati anche i problemi e le insoddisfazioni sperando di conoscere un Babbo Natale così buono che possa risolverli tutti; le famiglie si riuniscono e le distanze perdono il loro significato, un abbraccio vale più di un insulto e un gesto altruista sembra essere scontato: questa è la magia del Natale. Per le letture natalizie ho deciso di proporvi testi ambientati proprio in questo periodo dell’anno. Così, guardando attraverso la finestra le luci e le decorazioni potrete riconoscere la stessa ambientazione anche nel romanzo che state leggendo come se foste davvero voi i personaggi della storia. I libri descritti sono tendenzialmente brevi, pensati appositamente per essere apprezzati nel periodo di festa e aggiungere magia dentro la magia del Natale. Il Canto di Natale scritto da Charles Dickens è un romanzo breve di genere fantastico. Dickens nasce a Portsmouth mentre correva l’anno 1812. A causa del padre, incarcerato, per debiti lo scrittore è costretto a interrompere gli studi. Lavora, prima, in un’azienda di lucido per scarpe, poi, in uno studio legale e, infine è impiegato come cronista parlamentare e collaboratore di riviste umoristiche. Questa fase della vita durante la quale regnano povertà, miseria e umiliazione lo segna profondamente sia da un lato personale che artistico. A 26 anni, pubblica “Il circolo Pickwick”, romanzo d’esordio, considerato una tra le opere più importanti della letteratura britannica. A questo seguiranno capolavori come ‘’Le avventure di Oliver Twist’’, ‘’Grandi speranze’’ e ‘’David Copperfield’’. La sua popolarità, quindi, diventa molto estesa. Quel bambino sfortunato e povero era diventato grazie alla sua bravura uno scrittore famoso. La celebrità di Dickens è collegata anche alla consuetudine di emettere sul mercato i testi in dispense mensili, con le conferenze, gli spettacoli teatrali da lui stesso organizzati. Nel 1846 Charles Dickens fonda il quotidiano “Daily News”, dal quale si ispira anche l’odierno ‘’Daily News’’ uno tra i periodici più letti d’ America fondato nel 1919 da Joseph Medill Patterson e Robert R. McDonald. Quasi cinquantenne Charles si innamora perdutamente di Ellen Ternan, attrice con una scarsa vocazione artistica. La relazione occulta tra i due rimane segreta fino al 1934: la notizia è stata per molti scandalosa, il cantore della probità familiare non può aver tradito la moglie per un semplice attricetta, in realtà così è stato. Infine, Charles Dickens muore nel 1870. ‘’Il Canto di Natale’’ racconta di Scrooge, un uomo d’affari, avaro, egoista, ricco senza moglie e figli, trasandato, magro e gobbo. Non tutti sanno che a questo personaggio poco raccomandabile si ispira Barks per il suo ‘’Paperon de’ Paperoni’’ e che la rivista ‘’Forbes’’ famosa rivista americana d’ economia lo pone al 6º posto nella classifica dei personaggi di fantasia più ricchi del mondo con un patrimonio di 8 miliardi di dollari. Durante la notte di Natale, quando le famiglie si riuniscono attorno a una tavola imbandita, i bambini attendono Babbo Natale dalle finestre, i biscotti alla cannella sono i veri protagonisti, e quado il dolce profumo di neve traspare dall’aria, ad Ebenezer Scrooge appare il volto del defunto socio Marley. Il fantasma gli consiglia di cambiare vita se non vuole vagare per l’eternità, portando il macigno della sua aridità come lui. Nella stessa notte, Scrooge incontra tre spiriti: lo Spirito del Natale Passato, Presente e Futuro. Il Natale passato fa rivivere al protagonista la sua infanzia, riportandolo agli anni del collegio, dopo la morte prematura della madre. Il Natale passato a questo punto, cambia scena e mostra un Ebenezer apprendista contabile presso l’anziano e benevolo Fezziwig. Ora, Scrooge, adulto e ricco, è di fronte a Bella, la fidanzata, una ragazza povera che decide di lasciarlo perché la ricchezza lo ha molto cambiato. Lo Spirito del Natale Presente lo risveglia dal sonno tormentato mostrandogli la gioia e l’atmosfera felice del Natale. Concludendo gli incontri metafisici ‘’Lo Spirito del Natale Futuro’’ mostra al protagonista la drammatica morte di un signore ricco che rimane solo, senza né cari nè affetti. Lo spirito personifica, quindi, la morte quando gli sfoggia la sua tomba, nell’ anno successivo. Ebenezer Scrooge è davvero molto turbato. ‘’Luci di Natale’’ scritto da Maria Grazia Deledda è un saggio breve. Grazia Deledda nasce da una famiglia benestante a Nuoro nel 1871. Grazia frequenta le elementari fino alla quarta, poi è seguita privatamente da un maestro che le impartisce lezioni di italiano, latino e francese. In seguito con audacia e determinatezza continua il suo viaggio culturale da autodidatta. Non ancora diciassettenne spedisce a Edoardo Perino, uno tra i rappresentanti più autorevoli dell’editoria di quel periodo, alcuni racconti, ‘’Sangue sardo’’ e ‘’Remigia Helder’’. Pirino apprezzandoli significativamente li fa pubblicare sulla rivista ‘’Ultima moda’’. Grazia, inizia, quindi la sua prolifera carriera letteraria, nascono così ‘’Memorie di Fernanda’’ pubblicato a puntate sullo stesso giornale, ‘’Cenere’’ dal quale è tratto il film con protagonista la dannunziana Eleonora Duse, e molti altri strabilianti romanzi. Grazia nel ‘’99 si trasferisce a Cagliari e qui conosce il marito, funzionario del ministero delle finanze prima e, agente letterario della moglie, poi. Il 1927 è l’anno della svolta: Maria Grazia Deledda riceve il premio Nobel per la letteratura, dimostrando come attraverso caparbietà e capacità nonostante non si abbia avuto l’opportunità di frequentare scuole rinomate si possa arrivare all’apice di un certo settore. Trasformandosi, così, da persona che non ha potuto studiare a materia di studio per i posteri. Nel 1936, la scrittrice muore. ‘’Luci di Natale’’ è ambientato nella terra natale di Grazia. I protagonisti sono Felle e Lia, bambini, vicini di casa e umili d’origine. Durante la Vigilia, a casa di Felle c’è attesa di conoscere il ricco fidanzato della figlia che, insieme al nonno, si unirà a loro per la cena. Felle e i fratelli, usciti dall’ovile per festeggiare il Natale con i parenti, sono trepidanti di conoscere l’uomo che ha rubato il cuore all’unica sorella. Nella casa accanto, invece, è descritta l’atmosfera nell’abitazione di Lia. La famiglia intera sta aspettando un grande dono e, proprio grazie a Felle, essi saranno in grado di riceverlo. Nel saggio il tema dominante è l’attesa: l’attesa del Natale, l’attesa di un futuro marito, l’attesa di un regalo prezioso, l’attesa la vera felicità, ancor più del momento atteso. ‘’Poesie di Natale’’ scritto da Aleksandrovič Brodskij è una raccolta di poesie. Aleksandrovič Brodskij nasce a Leningrado nel 1940 da una famiglia ebraica. Inizia la sua vita in una fase molto turbolenta della storia. In Russia, infatti, è in corso la seconda guerra mondiale: Leningrado è assediata. La famiglia, quindi, si trasferisce nella lontana Čerepovec per poi far ritorno in patria a guerra finita. A sedici anni Brodskij abbandona definitivamente la scuola per aiutare economicamente la famiglia. Lavora come apprendista tornitore, sezionatore dei cadaveri, fuochista, guardiano di un faro, esploratore geologico. Inizia, così da autodidatta a studiare inglese e polacco. Partecipa al ‘’Torneo dei poeti’’ a Leningrado, leggendo la poesia ‘’Cimitero ebreo’’, inaugura, perciò, la composizione poetica. Successivamente, conosce Marianna Pavlovna Basmanova pittrice e sua futura moglie. Nel 1964 dopo un tentato suicidio, il letterato viene arrestato e poi condannato alla pena massima per parassitismo: 5 anni di lavori forzati in esilio nel distretto di Konoša. Tuttavia, il periodo al confino non è stato triste per Brodskij anzi quelli sono stati per lui anni di estrema felicità. In seguito riesce a entrare nella sezione dei traduttori dell’Unione degli scrittori dell’URSS, evitando, così altre accuse di parassitismo. Nel luglio 1972 Brodskij parte per gli Stati Uniti: insegna storia della letteratura russa e teoria del verso alle Università di Michigan, New York e Columbia. Nel 1973 appare anche la prima raccolta di versi in inglese autorizzata dal poeta, ‘’Selected Poems’’. Nel 1987 i capolavori di Aleksandrovič Brodskij sono ufficializzati dal riconoscimento del Premio Nobel. Nel ’96 del secolo scorso muore e viene sepolto in Italia, a Venezia secondo la sua volontà. ‘’Poesie di Natale’’ contiene 18 poesie comunate tutte dal tema natalizio. Tuttavia esse sono molto diverse tra loro, alcune malinconiche, altre scherzose talune rabbiose ulteriori disperate, né un esempio la prima che si ispira a un’adorazione dei magi. Aleksandrovič Brodskij attraverso questa raccolta racconta svariati modi di vivere il Natale attraverso la poesia. ‘’Fuga dal Natale’’ scritto da John Ray Grisham Jr. è un giallo giudiziario. John Ray Grisham Jr. nato nel 1955 a Jonesboro, in USA, da una modesta famiglia, conseguita la laurea in legge, diventa avvocato. Durante gli anni successivi è eletto per i Democratici alla Camera dei Rappresentanti del Mississippi. A latere di quelle che sono già due impegnative professioni, Jonh riesce a trovare il tempo di scrivere romanzi. Escono così sul mercato ‘’Il momento di uccidere’’, opera d’esordio, ‘’Il rapporto Pelican’’, ‘’Il cliente’’, ‘’ Il professionista’’ ambientato a Parma, attraverso le sue opere colleziona oltre 60 milioni di copie vendute. ‘’Fuga dal Natale’’ è ambientato durante le festività natalizie. Quel periodo nel quale ci sono feste, cenoni, scambi di doni, visite di parenti ma anche quel periodo nel quale il consumismo sembra essere l’unico e vero protagonista. La famiglia Krank che ha da poco subito un esoso esborso di 6100 dollari, proprio per tale tendenza consumistica. Per il primo Natale, però, i Krank devono festeggiare il Natale senza la figlia neolaureata partita per il Perù in missione umanitaria. Il signor Luther Krank allora decide di investire più o meno la somma spesa l’anno precedente per una crociera ai Caraibi, fuggendo, dunque, da addobbi, regali, decorazioni e banchetti. L’impresa risulterà più difficile del previsto: i falsi moralismi e le vere falsità della gente sembreranno prendere il sopravvento, ma il finale sarà davvero inaspettato. ‘’La notte di Natale’’ scritto da Selma Lagerlöf è una raccolta di racconti. Selma Lagerlöf nasce a Mårbacka in Svezia. Terminati gli studi, diventata presto maestra elementare. Scrive successivamente diverse opere di straordinaria bellezza e incanto come la ‘’Saga di Gösta Berling’’ in un primo tempo censurata dalla critica, ‘’Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson’’ grande successo letterario mondiale e ‘’I miracoli dell’Anticristo’’ ambientato in Sicilia. Selma, nel 1909 diventa la prima donna Premio Nobel e, inoltre, diviene la prima donna a essere nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914. Per questo motivo, nel 1958 il regista svedese Hasse Lagerkvist decide di girare un film sulla sua vita, raccontando aneddoti e curiosità riguardo a una tra le tante donne che non solo hanno contribuito in maniera fondamentale alla letteratura internazionale ma che hanno anche fornito un contributo essenziale per l’emancipazione femminile odierna. Selma Lagerlöf nel 1940, agli inizi del secondo conflitto mondiale. ‘’La notte di Natale’’ Contiene undici storie in cui le protagoniste implicite sono semplicità, umiltà, freschezza e bontà d’animo. Esse interpretano poeticamente, proprio in occasione del S. Natale, le leggende legate a Cristo Gesù. Le storie custodiscono in sé importanti messaggi di fratellanza, amore e religione.
Buon Natale e buona lettura.

:: Detective in poltrona – Come si diventa Sherlock Holmes di Ransom Riggs (Rizzoli 2017)

20 dicembre 2017
detective in poltrona

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Con un certo ritardo, uscì in America nel 2009, stesso anno dell’uscita di Sherlock Holmes di Guy Ritchie, film tratto dai fumetti di Lionel Wigram con Robert Downey Jr. nel ruolo del celebre investigatore Sherlock Holmes e Jude Law nella parte del dottor Watson, a novembre finalmente Rizzoli ha pubblicato in Italia Detective in poltrona – Come si diventa Sherlock Holmes (The Sherlock Holmes Handbook: Methods and Mysteries of the World’s Greatest Detective, 2009) di Ransom Riggs.
E se collezionate tutte le “memorabilia” legate a Sherlock Holmes, un testo che non dovrebbe mancare nelle vostra libreria del mistero.
Ultimamente sto guardando molti film con Basil Rathbone nel ruolo di Sherlock Holmes, e alcune sono chicche che proprio mi mancavano, per cui sono nello spirito giusto per affrontare questo testo che non è un testo apocrifo con nuove avventure del detective consulente di Baker Street, ma un vero e proprio manuale che ha l’ambizione di soddisfare molte curiosità che nel tempo sono venute un po’ a tutti i fan di sir Arthur Conan Doyle e del suo personaggio: dalle tecniche investigative, (come interrogare un sospettato, come decifrare i messaggi in codice, come analizzare le orme, come individuare una stanza segreta, etc…) alle strategie di sopravvivenza (come camuffarsi, come difendersi, come inscenare la propria morte, etc…), alle strategie di vita (come fiutare un imbroglio, come comportarsi con amici e parenti, come comportasi con le donne, come allevare le api, etc…).
Ransom Riggs, divenuto poi famoso con la trilogia fantasy per ragazzi di Miss Peregrine, al tempo era un blogger e collaborava con mental_floss magazine, decise così di raccogliere gli articoli scritti sui vari blog dedicati a Sherlock in un unico volume e da qui nacque Detective in poltrona – Come si diventa Sherlock Holmes.
L’ ho scoperto leggendo un articolo del Guardian, ciò non toglie che ho trovato il testo godibile e ricco di cose che in tutta sincerità non sapevo, a volte anche solo per pigrizia non collegandole le une alle altre.
Riggs ha uno stile ingegnoso e divertente, e dispensa informazioni senza darti l’idea di farlo, anche con una certa eleganza, facendoti insomma passare ore piacevoli in compagnia di uno dei personaggi più singolari della letteratura del mistero, di cui è difficile non ammirare l’ingegno e la versatilità.
E’ senzaltro rilevabile una certa organicità e coerenza narrativa ammirevole data la vastità degli argomenti trattati, se contenga errori non sono in grado di dirlo, ma sfido gli esperti più ferrati di me di trovarli.
Il testo tradotto da Enrica Budetta è impreziosito dalle illustrazioni di Eugene Smith (sono numerose e molto belle, quasi ne fanno un libro illustrato) e in appendice contiene un breve profilo di sir Arthur Conan Doyle e del suo tempo, un’ antologia di citazioni, e il canone completo di tutte le sue opere.

Ransom Riggs è cresciuto in Florida e oggi vive a Los Angeles con un gatto e la moglie Tahereh Mafi, anche lei scrittrice. È l’autore della trilogia di Miss Peregrine (La casa dei ragazzi speciali, Hollow City, La biblioteca delle anime), bestseller internazionale il cui primo volume ha ispirato Tim Burton per l’omonimo film del 2016. Tutti i suoi libri sono pubblicati in Italia da Rizzoli.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

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:: Lune Nuove di Maria Beatrice Masella (Giraldi Editore 2017) a cura Valeria Gatti

20 dicembre 2017
lune nuove

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… Aveva bisogno di essere altrove per guardare il suo dentro dal fuori …

Un pomeriggio lento e uggioso di fine novembre mi fermai in libreria. Non avevo un’intenzione precisa, mi bastava riscaldare le mani e respirare un soffio di aria dolce. Mi trovai accanto a una signora alta e magra che, come me, vagava tra gli scaffali senza una particolare meta. A un tratto, si rivolse al libraio. «Mi piacerebbe leggere una bella storia di donne. Una di quelle trame nelle quali ti ci ritrovi, non so se mi spiego …» concluse sorridendo. Il libraio la guardò per un istante, sorrise e disse : « Signora sarebbe come cercare un ago in un pagliaio! Voi donne siete sempre le protagoniste assolute dei libri, anche in quelli di impronta maschile! Però venga, mi segua, le posso dare qualche indicazione.»
Leggere “Lune Nuove” di Maria Beatrice Masella, edito da Giraldi, mi ha riportato a quel pomeriggio.
Entrare nella vita di Costanza, nella sua casa affollata di adolescenti e bambini, di vicini di casa da accogliere, di ragazzi in preda a problemi troppo grandi per essere affrontati in solitudine, è stato come essere un ulteriore ospite. Lei è una donna completa, contemporanea, in affanno e in cerca della ricetta per sostenere il peso delle responsabilità che bussano alla sua porta con violenza. Una personalità forte, in continua evoluzione. Costanza è tutte noi, insomma, che ci sforziamo di non arrenderci, di trovare, sempre e comunque, il lato dolce della vita e quella forza che sappiamo di avere.
Lune Nuove” può essere definito un romanzo corale, in quanto, accanto alla voce di Costanza, si alzano i pensieri profondi e confusionari dei suoi figli, Arturo, Agata e Athena, le vicende di una donna di origini straniere, Jamila che accetta il suo ruolo di donna emigrata, e di Ottavia, la suocera di Costanza, la cui memoria si inceppa tra passato e presente.
La trama, all’apparenza semplice, è invece un susseguirsi di fatti inaspettati che arricchiscono una scrittura elaborata e profonda. I messaggi che giungono sono tutti di spessore : il mondo dell’adolescenza, con le sue infinite sfaccettature, la vita degli adulti, troppo spesso in salita, la semplicità dell’infanzia e i segreti dell’età senile. E poi, l’amore che nasce e che finisce e quello, forse ben più complicato, che resta in vita, nonostante tutto.
I personaggi e le loro vicende arricchite da dialoghi diretti strappano lacrime e sorrisi, e hanno la capacità di suscitare emozioni sopite ma eterne.

Maria Beatrice Masella è nata a Taranto e vive a Bologna dal 1975, dove attualmente lavora come insegnante e pedagogista. Ha pubblicato diversi racconti per l’infanzia e l’adolescenza con le case editrici Bacchilega Junior, Sinnos e Leone Verde. Tra le tante pubblicazioni per ragazzi e adulti ricordiamo i romanzi Compagni di futuro (Giraldi Editore 2006), ambientato a Bologna negli anni ’70, con prefazione di Margherita Hack; il romanzo per adolescenti Respiro (Sinnos editrice 2013, Libro del giorno a Fahrenheit il 16/07/2013), Mare di argilla (Edigrafema, 2014, Libro del giorno a Fahrenheit il 29/07/2014).

Suorce: libro inviato al recensore dall’editore.

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:: La saga di Evermen di James Maxwell a cura di Elena Romanello

20 dicembre 2017

evermenPer gli orfani in attesa dei prossimi romanzi di George R. R. Martin può essere interessante provare a leggere la saga di Evermen di James Maxwell, uscita per Fanucci e composta finora da Evermen L’incantatrice, Evermen La reliquia nascosta, Evermen il sentiero della tempesta e Evermen La tradizione.
Una storia di intrighi, battaglie, magie, guerre, passioni, tradimenti che parte da un fratello e da una sorella, Miro e Ella, rimasti orfani giovanissimi e obbligati a cercare la propria strada. Miro si arruola nell’esercito, per combattere le forze oscure che si sono impossessate della sua terra, mentre Ella scopre di avere poteri magici e inizia a frequentare l’Accademia degli Incantatori. Presto i due ragazzi capiscono che da loro può dipendere il destino del loro mondo, proteggendo una reliquia perduta, in grado di dare il potere massimo e per questo ricercata dal Primate, capo degli invasori. E del resto la pace sarà sempre in pericolo, una pace in cui Miro cerca di iniziare una nuova vita con l’amata Amber, mentre Ella approndisce le arti magiche e di costruzione di manufatti, per contrastare il potere degli Evermen, antico e che può essere scatenato in ogni momento. Miro troverà potere e onore, ma la sua posizione verrà minacciata in ogni momento e sarà Ella a cercare di andare in suo aiuto rivolgendosi al nuovo imperatore Killian, che ha già incrociato la sua strada in altre occasioni.
Ci troviamo di fronte ad un fantasy avvincente, che continuerà con nuovi capitoli, dai toni adulti, con personaggi interessanti, tante sottotrame e tematiche che spaziano dal conflitto tra potere e morale all’importanza della devozione e dell’amicizia, dalla ricerca di un mondo migliore alla lotta contro le ingiustizie. I protagonisti non sono perfetti, non ci sono eroi senza macchia e senza paura, e hanno grande importanza, come è ormai d’obbligo, i personaggi femminili, in particolare Ella, all’inizio una ragazzina che somiglia a tratti a Harry Potter nel suo intraprendere una scuola di magia (più dark di Hogwards, comunque) e poi una donna consapevole del suo potere e dilaniata comunque da mille dubbi.
Tra l’altro, leggendo i libri di Evermen viene anche da pensare che se ne potrebbe trarre un bel serial tv: gli elementi ci sono tutti e il mondo descritto, più cupo di Shannara ma non così estremo come Westeros, avrebbe tutti i requisiti per piacere. Nell’attesa ci sono un bel po’ di pagine in cui immergersi, con nuovi libri in arrivo.

James Maxwell è cresciuto nell’incantevole Bay of Islands, in Nuova Zelanda, e ha studiato in Australia. Fin da piccolo, ha divorato romanzi di fantascienza e classici del fantasy e il suo amore per i libri si è tradotto in una passione per la scrittura, che coltiva da quando ha undici anni. Ventenne, ha deciso di partire alla scoperta del mondo. Ha vissuto a Londra, in Thailandia, Messico, Australia e a Malta. Quando non scrive o non è in viaggio, si diletta tra vela, snowboard, chitarra classica e cucina francese. Sta lavorando alla saga di Evermen di cui sono usciti ormai vari capitoli.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

:: Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori di Maurizio Leo (I Quaderni del Bardo edizioni 2017) a cura di Nicola Vacca

20 dicembre 2017

nella macchina di nealMaurizio Leo scrive versi prestando ascolto a un’essenzialità feroce in cui si trovano tutti gli accenti di una realtà dismessa.
Dal Salento di Salvatore Toma e Antonio Verri, Leo nella sua poesia cerca un lessico nudo in cui ogni cosa appare per quello che è.
Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori ( i Quaderni del bardo edizioni) il poeta senza concedere nulla agli orpelli della lingua affonda la penna nel cuore trafitto del mondo e ne attraversa i paesaggi desolati, racconta senza filtri e abbellimenti la realtà scarna con le sue infinite pochezze.
Le parole che sceglie per scrivere le sue poesie sono dirette, crude e hanno tutta l’intenzione di squartare e non di consolare.

«Maurizio Leo è inadatto alla vita, – scrive Anastasia Leo nella postfazione – un piccolo poeta maledetto tirato malamente fuori dalla sua storia infinita, un eterno Peter Pan scagliato nella realtà della crescita».

Stanze fredde, piogge incessanti che spalancano baratri, paesaggi come pozzanghere inadatti al nostro status di creature immobili, queste sono le coordinate della poesia di Maurizio Leo, che si muove nelle trame postmoderne di questa nuova terra desolata del Terzo Millennio dove colmi di mancanze si sopravvive senza avere alcuna direzione.

«stai attento / questo posto /non mi piace /è troppo buio /e i gatti non miagolano».

Versi essenziali e feroci che non hanno paura alcuna di ferire il nostro tempo.
Il poeta guarda in faccia la realtà e scrive del nostro mondo e delle sue brutture.

«Sono figure superstiti – scrive Antonio Errico nella prefazione – quelle che guardano se stesse in questa poesia di Maurizio Leo che sfilaccia il Novecento e s’insinua nei sotterranei di questo secolo nuovo, di questo nuovo millennio».

Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori è un piccolo libro di versi scritti da un poeta che conosce la fatica di entrare nella parola.

« cosa vuoi mangiare questa sera? / ma non c’è nulla /solo suoni e voci dal cortile / è rimasto solo un ipocrita / non degno del tuo affetto».

Versi che il poeta stringe in un pugno e non nasconde mai la mano dopo averli scagliati come dardi sulla terra dove si consuma ogni giorno la disfatta degli esseri umani.

Suorce: libro inviato al recensore dall’editore.

:: Fantasy Cats di Paolo Barbieri (Lo Scarabeo 2017) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2017
fantasy cats

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I cultori e lettori del fantastico italiani e non solo conoscono lo stile e le immagini di Paolo Barbieri, illustratore di varie copertine di autori e autrici come Herbie Brennan, Licia Troisi, Sergej Luk’janenko, Ursula K. Le Guin, Robert E. Howard, Cornelia Funke, Robert Louis Stevenson, Umberto Eco, George R. R. Martin, Terry Brooks, nonché autore di libri illustrati con le sue creazioni, presenti anche in pubblicazioni come tarocchi, manuali di giochi di ruolo, videogiochi.
Per la casa editrice torinese Lo Scarabeo Paolo Barbieri propone Fantasy cats, tributo in chiave fantastica ad uno degli animali più amati ed emblematici, il gatto, icona di fiabe, leggende e miti dai tempi degli egizi. In parallelo Paolo Barbieri si è occupato di draghi, animali fantastici per antonomasia: i gatti esistono veramente, ma sono talmente circondati di storie e di immaginario da essere creature fantastiche, forse più dei draghi.
Con didascalie in italiano e in inglese Fantasy cats presenta immagini di gatti alati e gatti steampunk, gatti con streghe e gatti con fate, gatti in mondi esotici e gatti che si richiamano alla dea egizia Bastet, gatti in foreste e in regni fantastici, gatti da fiaba e gatti in luoghi quasi reali, gatti con draghi e gatti nello spazio. Tutte le sfumature dei gatti in altri universi, dove si muovono a loro agio, quasi uscendo dalle tavole di Paolo Barbieri, di cui sono presentati anche in diversi casi gli schizzi preparatori.
Un libro per gli amanti del fantastico e per gli amanti dei gatti, sui quali è bene raccontare come continuano a ispirare gli artisti con la loro presenza e la loro bellezza, soprattutto negli ambiti dell’immaginario. Il rapporto di gatti con i creativi del resto è antico e continua a perpetuarsi.
Fantasy cats è anche l’occasione per scoprire o riscoprire l’attività de Lo Scarabeo, casa editrice specializzata in tarocchi e libri illustrati, che al momento sta anche collaborando alla mostra sui tarocchi appunto del MEF, Museo Ettore Fico, di Torino.

Paolo Barbieri, mantovano, classe ’71, è l’artista di punta per le copertine di case editrici del calibro di Mondadori. Ha frequentato l’Istituto d’arte di Mantova e l’Accademia di Milano, ed è amato per la raffinata espressività e l’ormai acclamato talento; nel 2011 è stato il primo illustratore italiano a essere Artist Guest of Honor al Lucca Comics & Games, con una mostra antologica che l’ha visto protagonista nelle splendide sale del Palazzo Ducale della città. Partecipa regolarmente a molti eventi sui fumetti e sui libri in varie città italiane. Tra i suoi libri di illustrazioni ricordiamo Le creature del Mondo emerso (Mondadori 2008) sui personaggi dei libri di Licia Troisi, Le guerre del Mondo emerso: Guerrieri e creature (Mondadori, 2010), Favole degli dei (Mondadori, 2011), sulla mitologia, L’inferno di Dante (Mondadori 2012), Fiabe immortali (Mondadori, 2013), sulle fiabe classiche, Sogni (Lo Scarabeo, 2016), Zodiac (Lo Scarabeo, 2016), Draghi e altri animali (Mondadori, 2017) su un altro animale icona, immaginario stavolta.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La rilegatrice di storie perdute di Cristina Caboni (Garzanti 2017) a cura di Valeria Gatti

18 dicembre 2017
La rilegatrice di storie perdute

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L’amore è di chi osa, lo sapevi?”

Il 25 Novembre si è celebrata la giornata nazionale contro la violenza maschile sulle donne, e in tutta Italia, si sono svolte iniziative e manifestazioni che hanno reso, una volta tanto, il paese davvero unito. Da nord a sud, un coro solido e concreto ha urlato la sua rabbia, ha chiesto di interrompere qualsiasi forma di violenza, ha promesso aiuti reali a chi denuncia e vuole ricominciare ad amare. I dati Istat parlano chiaro: sono due milioni le donne che hanno subito violenza domestica da parte del partner e ben cinque milioni quelle che hanno subito violenze al di fuori della propria abitazione. Ma, ancora più allarmante, è il dato che viene rilevato in termini di denuncia degli abusi subiti : solo 10 % delle donne trova il coraggio di parlarne. Non è questa la sede più opportuna per cercare risposte, condannare e/o analizzare un argomento così delicato e inquietante ma, se è vero che i libri “possiedono qualcosa di speciale” l’ultimo lavoro di Cristina Caboni, edito da Garzanti, potrebbe essere un ottimo spunto per una sana riflessione.
Nella copertina, sotto al titolo “ La rilegatrice di storie perdute” e alla fotografia di una giovane donna di rosso vestita che tiene un volume tra le mani, la frase “ Il coraggio può nascondersi tra le pagine di un libro” ci invita a proseguire nella riflessione poc’anzi descritta. Sono d’accordo, qualche volta non servono grandi esempi o notevoli cambi di direzioni per aprirci gli occhi su quanto sbagliata sia la nostra vita. E’ sufficiente un segnale, anche semplice. Basta un libro, una frase, uno sguardo, perché il cambiamento è già avvenuto, solo che noi non lo sappiamo ancora.
Sofia sa bene cosa significa vivere una vita povera di stimoli, priva di fiducia e di amore, ma ricca di perdite e violenze psicologiche. Conosce il significato della parola coraggio, lo ha letto nei molti libri sui quali ha messo le mani, in quelle pagine che lei stessa ha rilegato e restaurato. Ma oggi è lì, in ascolto del suo sconforto, in attesa e troppo stanca per prendere una decisione definitiva. E quando il destino le spinge tra le mani un libro di uno sei suoi scrittori preferiti si accorge subito che quello è il segnale, il campanello che la sveglia, la valanga che spazza via il suo torpore e che la obbliga a guardarsi dentro. È Clarice, la donna che ha inserito un messaggio enigmatico nella copertina del libro, la svolta. È lei, una donna vissuta due secoli fa che attraverso i suoi messaggi enigmatici infonde coraggio e forza, voglia di non arrendersi e di tornare ad amare. Perché dopo una burrasca sorge sempre il sole. E’ naturale, non potrebbe essere altrimenti.
La rilegatrice di storie perdute” è un romanzo a due voci, che da spazio alle vicende complesse e simili delle due protagoniste. Un narratore candido e preciso accompagna il lettore attraverso due secoli, creando intorno a sé un’atmosfera fiabesca, da cartolina. Le descrizioni dei paesaggi sono minuziose, precise, quasi reali. I dialoghi sono efficaci, mai prolissi. Riempire la pagina iniziale del capitolo con una frase a tema, presa in prestito da grandi scrittori, è una raffinatezza che aggiunge magia alla trama. Si carpisce una efficace capacità di elaborare una trama fitta e complessa, studiata nei minimi dettagli, nonché uno strategico uso dei mezzi di scrittura per tradurre in romanzo una storia di violenza, coraggio e speranza a sostegno della forza innata delle donne.

Cristina Caboni vive con il marito e tre figli in provincia di Cagliari, dove si occupa dell’azienda apistica di famiglia. E l’autrice dei romanzi “Il sentiero dei profumi” – bestseller venduto in tutto il mondo, adorato dai lettori e dalla stampa, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere- , “La custode del miele e delle api” e “il giardino dei fiori segreti”, Premio Selezione Bancarella 2017.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Garzanti.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Il dietro le quinte di Diario vittoriano di Laura Costantini

18 dicembre 2017

È iniziato tutto con Sandokan, quello televisivo di Sergio Sollima e Kabir Bedi. Di mezzo ci si sono messi quasi quarant’anni di vita. Poi c’è stato Sherlock, quello della BBC e una specie di forzato esilio in Molise dove, nel 2014, mi sono trasferita per lavoro. Ah, senza dimenticare la splendida serie Victorian Solstice (sono sei volumi) di Federica Soprani e Vittoria Corella. Ecco, questi sono gli elementi, direi gli ingredienti di base del mio ”Diario vittoriano”. Quattordici mesi di lavoro e di studio partendo da un romanzo molto salgariano iniziato nell’adolescenza e lasciato incompiuto per manifesta inferiorità rispetto all’idea che mi frullava in testa: non avevo la perizia di scrittura e l’esperienza di vita necessarie a portarla avanti. Perché la storia che mi frullava in testa era una storia di amicizia, inizialmente, poi quei due ragazzini avevano cominciato a guardarsi in un modo che… insomma, avete capito, no? Solo che il 1978 non era maturo per una storia lgbt. Di sicuro non lo ero io che, da adolescente, avevo ancora qualche perplessità riguardo un amore omosex. E se vi state chiedendo che ci azzecca Sherlock della BBC, allora non lo avete visto. Perché se aveste presenti certi sguardi e certe espressioni dei due strepitosi protagonisti, sapreste a cosa mi riferisco. La scintilla si accese durante un viaggio in auto tra Roma e Campobasso. Ero lì che ascoltavo la radio, passava “Take me to church” di Ozier, e mi venne in mente una situazione – un processo – e la deposizione di un uomo che iniziava con queste parole: ”Voi mi chiedete se lo amavo…”. Una confessione, una sicura condanna. Un’epoca ipocrita e bigotta, eppure affascinante. Ne avevo avuta la prova appassionandomi ai volumi di Victorian Solstice. Quando arrivai a Campobasso, in un’estate assurda, quella del 2015, ho cominciato a studiare. Usi, costumi, colonie, la vita della regina Victoria, la vita dei nobili dell’epoca. Vi dovessi dire perché la vicenda inizia nel 1881, non lo so. Ma che avrebbe coperto vent’anni era già deciso da tempo. Quindi fino al 1901. Solo dopo mi sono resa conto che è l’anno in cui muore la regina Vittoria. La fine di un’epoca, il momento in cui tutto cambia. Aveva senso. Tutto sembrava collimare. Non so se questa sensazione è nota agli autori che eventualmente leggeranno questo “dietro le quinte”, ma mi capita spesso, anche quando scrivo insieme alla mia socia Loredana Falcone. Le storie si incasellano in un modo misterioso, in cui tutto sembra stabilito prima. E non si sa bene da chi. Comunque è andata così. Ho cominciato a scrivere sul tablet, come se non fossi certa di fare sul serio. La mia scrittura viaggia sempre in coppia, anzi, in simbiosi, con quella di Loredana. Quindi un romanzo solitario, e della mole del “Diario vittoriano”, non era previsto. Ma facevo sul serio. L’ho capito quando raccontare la storia di Robert e Kiran è diventato un appuntamento fisso, un modo per superare la solitudine di Campobasso. E per esorcizzare lo stravolgimento della mia vita. Per questo ho dedicato al Molise il secondo volume, appena uscito. Mentre il primo l’ho dedicato a mia sorella che, all’epoca della prima stesura, si appassionò a questa storia, incoraggiandomi a continuare a scrivere. In tutto i volumi saranno quattro, perché pubblicarlo in un unico libro avrebbe significato un tomo formato vocabolario. Ma è molto meno noioso, così mi dicono.

:: La preda di Irène Némirovsky (Adelphi 2017) a cura di Nicola Vacca

18 dicembre 2017
la preda

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Leggere Irène Némirovsky significa frequentare la grande letteratura. La scrittrice ucraina, tradotta e pubblicata in Italia dal 2005 dall’Adelphi, raggiunge uno straordinario stato di grazia. I suoi romanzi lasciano senza fiato. Conducono il lettore in un vortice avvincente. Una volta che si prende in mano un suo libro, è difficile mollarlo. Si va spediti verso la fine, senza alcuna tregua.
Questo accade anche ne La preda, un vero e proprio gioiello della Némirovsky, che la casa editrice guidata da Roberto Calasso manda in libreria nella collana Gli Adelphi.
Jean –Luc Daguerne conduce una vita disagiata nella periferia parigina. Siamo a metà degli anni’30 e il giovane decide di lasciare la sua famiglia in rovina per cercare fortuna a Parigi.
In fuga da se stesso, nella capitale francese conosce Edith Sarlat, figlia di un facoltoso banchiere che ha interessi nella politica.
Edith è stata promessa al figlio di un uomo ricco per interesse. Jean-Luc non si rassegna, anche se si sente perduto.
Nella sua mente scatta la molla dell’ambizione e improvvisamente si lascia conquistare da un bisogno sfrenato di raggiungere il potere. Così mette incinta Edith e anche contro il parare del ricco padre banchiere riesce a sposarla.
Dopo il matrimonio le, cose cambiano. La vita dell’ambizioso Jean –   Luc subirà cambiamenti radicali. Con la nascita del figlio si accorge di non aver mai amato sua moglie.
Nel frattempo egli diventa intimo di Calixte –Langon, potente uomo politico che ha nelle sue mani il destino del mondo. Diventerà la sua ombra, il suo segretario tuttofare.
Jean – Luc entra nel mondo della politica e del potere, dove ottiene agiatezza e la promessa di una brillante carriera parlamentare.
Il suocero banchiere si uccide, dopo essere stato coinvolto in uno scandalo. Finisce anche il suo matrimonio con Edith.
Resta solo e si accorge che “il successo, quando è lontano, ha la bellezza del sogno, ma non appena si trasferisce su un piano di realtà appare sordido e meschino”.
Jean –Luc ha voluto aggredire la vita ma è stato stritolato dall’accanimento del suo stesso destino.
Alla fine scoprirà la dolcezza. e l’amore in Marìe, l’amante di un suo vecchio amico finito in prigione. La donna non lo ricambierà, e il nostro protagonista cadrà in una crisi fatale. Confesserà di essere stato nella sua vita preda di un amore vile. L’amore di se stesso, di tutto quello che non ha avuto, di tutto quello che ha rifiutato. Jean –Luc non avrà altra scelta che un drammatico punto di non ritorno.
La preda fu pubblicato nel 1938, esattamente negli stesi mesi in cui arrivò in libreria La nausea. Non furono pochi i critici che allo “stile contorto, artificioso, pesante, perfino troppo denso” di Jean – Paul Sartre contrapposero il “talento vigoroso, lucido, veramente creativo” di Irène Némirovsky.

Irène Némirovsky (1903-1942), ebrea di Kiev, si trasferì in Francia. Sebbene convertita al cattolicesimo insieme al marito, fu deportata con lui ad Auschwitz, dove entrambi morirono. Le figlie riuscirono a salvarsi, e a custodire i manoscritti della madre.

Suorce: libro inviato al recensore dall’editore.

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